Rionero in Vulture

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Rionero in Vulture
comune
Rionero in Vulture – Stemma
Rionero in Vulture – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Basilicata-Stemma.svg Basilicata
Provincia Provincia di Potenza-Stemma.png Potenza
Amministrazione
Sindaco Antonio Placido (centro-sinistra) dal 30/05/2006
Territorio
Coordinate 40°55′00″N 15°40′00″E / 40.916667°N 15.666667°E40.916667; 15.666667 (Rionero in Vulture)Coordinate: 40°55′00″N 15°40′00″E / 40.916667°N 15.666667°E40.916667; 15.666667 (Rionero in Vulture)
Altitudine 676 m s.l.m.
Superficie 53 km²
Abitanti 13 349[2] (dicembre 2013)
Densità 251,87 ab./km²
Frazioni Monticchio Bagni, Monticchio Sgarroni[1]
Comuni confinanti Aquilonia (AV), Atella, Barile, Calitri (AV), Melfi, Rapolla, Ripacandida
Altre informazioni
Cod. postale 85028
Prefisso 0972
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 076066
Cod. catastale H307
Targa PZ
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Nome abitanti rioneresi
Patrono San Marco, Madonna del Carmelo
Giorno festivo 25 aprile
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Rionero in Vulture
Posizione del comune di Rionero in Vulture all'interno della provincia di Potenza
Posizione del comune di Rionero in Vulture all'interno della provincia di Potenza
Sito istituzionale

Rionero in Vulture (IPA: [rioˈnerˈoʎnˈvulture][3], Arennìure in dialetto rionerese[4]), chiamato generalmente Rionero, è un comune italiano di 13.349 abitanti[2] della provincia di Potenza. È stato insignito della Medaglia d'argento al merito civile per atti di abnegazione durante il secondo conflitto mondiale. La città di Rionero è conosciuta in Italia anche per la sua ricchezza di acque Minerali. Qui opera l'azienda "Fonti del Vulture", che imbottiglia tra le altre la famosa "Acqua Lilia" ed è luogo di estrazione dell'acqua Gaudianello, azienda con sede legale a Melfi. Inoltre è un rinomato centro produttivo di vini, come l'Aglianico del Vulture, il Moscato bianco e di olio come l'Olio DOP del Vulture. Rionero ospita il CROB, uno dei più importanti centri sulla ricerca oncologica a livello nazionale.

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

Si trova su due colline a sud-est del Vulture, vicino al confine con la Campania e la Puglia, a 676 metri sul livello del mare. Il suo territorio si estende per 53,1 km² ed i suoi abitanti sono divisi tra il centro abitato e le frazioni di Monticchio Bagni e Monticchio Sgarroni.

Clima[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione meteorologica di Monticchio Bagni.

Il clima è rigido d'inverno e caldo temperato d'estate. Secondo i dati medi del trentennio 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a +4,4 °C, mentre quella del mese più caldo, agosto, è di +23,0 °C[5].

MONTICCHIO BAGNI Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 7,7 9,5 12,1 17,1 21,3 26,9 29,7 30,3 25,5 18,4 13,3 10,5 9,2 16,8 29,0 19,1 18,5
T. min. mediaC) 1,1 1,9 3,3 6,4 9,0 14,5 15,7 15,7 13,1 9,2 5,9 3,6 2,2 6,2 15,3 9,4 8,3

Storia[modifica | modifica sorgente]

Le origini del nome

Le origini del nome di questa cittadina non sono del tutto chiare. Secondo alcuni, la sua etimologia deriva da "Rivo Nigro" (ruscello nero) , sorgente affiorante dal tufo vulcanico (pozzolanico) di colore nero che attraversa il paese dividendolo in due parti (fonte ora conglobata nella fontana detta "Grande" o della "Baronessa").

Antichità[modifica | modifica sorgente]

Il territorio era abitato nel IV secolo a.C., come provano le tombe rinvenute nelle località "San Francesco", "Cappella del Priore" e "Padulo". Resti di un acquedotto di epoca romana sono visibili sulla fiumara di Ripacandida, nei pressi dell'attuale abitato. Nel III secolo a.C. entrò a far parte dell'agro di Venusia (l'attuale Venosa).

Scavi archeologici in corrispondenza della "Torre degli Embrici" hanno riportato alla luce nel 2004 un insediamento agricolo-termale, risalente agli ultimi secoli avanti Cristo e proseguito fino al tardo Medioevo. Una bolla di papa Eugenio III datata 1152 diede vita a "Santa Maria di Rivonigro", casale del feudo di Atella, a sua volta appartenente al vescovo di Rapolla.

Medioevo[modifica | modifica sorgente]

Federico II con un falco

Con la caduta dell'impero romano e l'avvento delle invasioni barbariche, il circondario di Rionero vide l'arrivo dei normanni, che si stanziarono soprattutto nella frazione di Monticchio, facendo del castello locale la loro roccaforte, il quale fu probabilmente costruito prima del loro arrivo. La zona divenne in seguito luogo di rifugio per i monaci basiliani, giunti dalla penisola balcanica per evitare le persecuzioni iconoclastiche. Anche l'ordine religioso si stanziò a Monticchio, ove costruirono anche un'abbazzia.

In epoca sveva, si ritiene da alcuni storici che la zona di Rionero fu residenza di caccia di Federico II, ove il sovrano, che trascorreva gran parte del suo tempo libero a Melfi, si recava nei boschi del monte Vulture per esercitare la sua grande passione.[6]

Con la fine del governo svevo, il casale fu colpito da un vertiginoso aumento delle tasse, che compromise già le condizioni abbastanza misere dei suoi abitanti. Nel 1316, in seguito ad un bando di Giovanni d'Angiò che accordava esenzioni e immunità per popolare l'allora neonata Atella, Rionero fu quasi del tutto abbandonata per circa un secolo.

Età moderna[modifica | modifica sorgente]

Il casale di Rionero fu ripopolato nel 1456, quando Atella fu distrutta da un violento terremoto e gran parte degli abitanti furono costretti a ricostruire e ripopolare il vicino casale. In questo periodo giunse anche una comunità di contadini, discendenti degli albanesi emigrati a Melfi. La comunità albanese si stabilì nei pressi della "Chiesa dei Morti", ove professarono il loro culto di rito greco fino al 1627, quando il vescovo Diodato Scaglia li conduce al culto latino.

Durante la dominazione spagnola, la città ebbe un periodo di pace e di prosperità. In data 1º aprile 1502, Rionero ospitò nella chiesa di Sant'Antonio Louis d'Armagnac, duca di Nemours e Consalvo Fernandez di Cordova, rispettivamente comandanti degli eserciti francese e spagnolo, i quali si incontrarono per stipulare accordi sulla spartizione del Regno di Napoli.

Gravemente colpita dal terremoto del 1694, la sua popolazione in quel periodo non superava settecento persone. In seguito la nobile famiglia Caracciolo, ai quali spettava il feudo, concessero il disboscamento, il dissodamento e la coltivazione dei terreni occupati dai boschi della località "Gaudo". Grazie alla sua posizione di frontiera tra Campania e Puglia, Rionero ebbe un certo incremento economico e demografico: nel 1735 gli abitanti erano giunti a circa 3000, nel 1752 a circa 9000.

Durante la Repubblica Napoletana del 1799, Rionero partecipò attivamente ai moti e vi fu piantato l'Albero della libertà. I rioneresi Michele Granata e Giustino Fortunato senior furono importanti esponenti della repubblica partenopea ma, dopo la sua caduta, Granata fu condannato a morte nel dicembre dello stesso anno mentre Fortunato si salvò con la fuga. Quest'ultimo venne poi reintegrato da Gioacchino Murat e, con la seconda restaurazione borbonica, divenne primo ministro del Regno delle Due Sicilie.

Ottocento[modifica | modifica sorgente]

Nel 1811, Rionero avevano superato gli 11000 abitanti e divenne Comune autonomo con decreto di Gioacchino Murat il 4 maggio dello stesso anno, grazie all'impegno di Giustino Fortunato senior.[7] Nell'aprile 1848, in piena rivoluzione agraria sotto il Regno delle Due Sicilie, a Rionero si registrarono forti tumulti contro il latifondismo. I contadini rioneresi, dopo aver costretto con la forza il sindaco ad abolire il dazio sul macinato, invasero il bosco di Lagopesole appartenente alla famiglia Doria, non sopportando il fatto che un famiglia estranea al regno avesse possedimenti che dovrebbero spettare ai contadini.[8]

All'alba dell'unità d'Italia, Nicola Mancusi, sacerdote, patriota e responsabile del comitato insurrezionale di Avigliano, vedendo un solido appoggio da parte delle classi medie, scelse Rionero per installare un altro comitato nel giugno 1860, che avrebbe agevolato la cosiddetta insurrezione lucana in favore di Giuseppe Garibaldi. Il 17 agosto dello stesso anno, l'allora sindaco di Rionero, Giuseppe Michele Giannattasio, con il quadro di Garibaldi in mano, scese in piazza gridando "Viva Garibaldi!" e assieme ad altri sostenitori come Emanuele Brienza, Canio Musio, Nicola Mennella, Achille D'Andrea, Achille Pierro, Francesco Pennella e Costantino Vitelli, al comando di un gruppo di 54 volontari si recano a Potenza.

Con la caduta del Regno delle Due Sicilie e la sua annessione al nuovo regno d'Italia, le speranze però andarono deluse e le promesse di una risoluzione della questione demaniale da parte del nuovo governo non vennero attuate. suscitando un forte malcontento del ceto popolare. Così Rionero divenne uno dei maggiori centri del brigantaggio postunitario e diede i natali al più noto brigante del periodo, Carmine Crocco detto "Donatello", un bracciante che si arruolò come garibaldino durante la spedizione dei Mille e che, dopo la delusione ricevuta per la mancata clemenza per il suo passato da disertore, passò nelle file borboniche per combattere i borghesi e l'esercito unitario, divenendo comandante di un'armata di 2000 uomini.[9] In quattro anni, Crocco sconvolse la zona del Vulture, dell'Irpinia, della Capitanata e le sue scorrerie arrivarono fino al Molise e al Salento.

Un altro noto brigante originario di Rionero fu Michele di Gè, che aderì al brigantaggio quando l'armata di Crocco era stata quasi del tutto debellata. Con la fine del brigantaggio, Rionero fu sconvolta ancor di più da povertà e miseria. Grazie all'impegno del meridionalista Giustino Fortunato, originario di Rionero, le gravose condizioni di vita della città vennero parzialmente alleviate: con la diffusione di vaccini antimalarici, con la costruzione di un asilo dedicato alla madre Antonia Rapolla e della stazione ferroviaria di "Rionero-Atella-Ripacandida", inaugurata il 21 settembre 1897.[10]

Dal novecento ad oggi[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Strage di Rionero in Vulture.

Nel 1902, l'allora primo ministro Giuseppe Zanardelli, in viaggio per conoscere di persona le problematiche dell'Italia Meridionale, fece visita a Rionero accompagnato da Fortunato ed alloggiò nel suo palazzo tra il 26 e il 29 settembre.

Nel settembre 1943, si registrò a Rionero una delle più tristi tragedie della sua storia, ove 18 rioneresi furono trucidati da alcune truppe naziste. Già dal 16 settembre la popolazione rionerese, per paura della distruzione da parte tedesca dei magazzini dei viveri, assalta gli stessi magazzini del Rione Sant'Antonio, portando via sacchi di farina, di riso e altri generi alimentari.

I nazisti spararono sulla folla uccidendo un diciassettenne, Antonio Cardillicchio, e diedero fuoco ai magazzini, ove perì una donna, Elisa Giordano Carrieri. Il 24 settembre, il contadino Pasquale Sibilia, svegliato dalle grida della figlia, esce di casa con un fucile e, vedendo un sergente dei paracadutisti, che sembrava rubargli una gallina, gli spara ferendolo di striscio e il militare risponde al fuoco colpendo Sibilia all'inguine.

A causa del gesto del contadino, il capitano dei paracadutisti, su ordine di un ufficiale tedesco, fece catturare 16 persone che, insieme a Sibilia vengono barbaramente uccisi a colpi di mitragliatrice. Uno soltanto, Stefano Di Mattia, creduto morto perché svenuto, sfugge al massacro giacendo sotto i corpi dei compagni. Una stele eretta sul luogo dell'eccidio ne ricorda la tragedia per la quale la città di Rionero ha ottenuto la Medaglia d'Argento al Merito Civile.

Il 3 ottobre 2009, riceve il presidente della repubblica Giorgio Napolitano, ospitato nel palazzo Fortunato nel convegno "Mezzogiorno e unità nazionale - verso il 150º dell'Unità d'Italia", affrontando la tematica del Risorgimento, del Mezzogiorno e rendendo omaggio alla memoria di Fortunato. I successivi e periodici flussi emigratori fecero diminuire la popolazione sino agli attuali 13.000 abitanti.

Simboli[modifica | modifica sorgente]

Stemma della Città di Rionero

Blasonatura stemma[modifica | modifica sorgente]

« Corona ducale con sottostante una mano impugnante una daga di color ferro, lo scudo è ornato di pampini e rose su campo celeste[11] »

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Medaglia d'argento al merito civile - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'argento al merito civile
«Centro occupato dalle truppe tedesche, durante l'ultimo conflitto mondiale subì violente rappresaglie e rastrellamenti che provocarono la morte di diciotto concittadini inermi. Nobile esempio di spirito di sacrificio ed elette virtù civiche.»
— Rionero in Vulture (PZ), Settembre 1943

Monumenti e luoghi d' interesse[modifica | modifica sorgente]

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

Chiesa di San Marco

Chiesa di San Marco Evangelista[modifica | modifica sorgente]

Detta anche Chiesa Madre e costruita nel 1695, fu dedicata nel 1700 a San Marco Evangelista, patrono di Rionero. Fino al 1728 presentava una navata, ma in seguito venne ricostruita completamente secondo la struttura attuale a croce latina, con la facciata in stile barocco e con tre navate. L'interno è costituito da una cupola, due cappelle laterali, soffitto a cassettoni nella navata centrale. Nel 1798 ebbe il titolo di "Arcipretura collegiata di San Marco Evangelista", retta da un regolamento e da norme molto restrittive. I terremoti del 1851, 1930 e 1980 hanno seriamente danneggiato la struttura, più volte restaurata nel rifacimento del soffitto, del tetto e degli altari.

Chiesa del SS. Sacramento[modifica | modifica sorgente]

Fu edificata ove era situata l'antica chiesa di Santa Maria di Rivonigro, cuore del primitivo nucleo abitato scomparso nella prima metà del Trecento. Fu parrocchia rurale concessa agli albanesi nel 1530, che praticarono il rito greco fino al 1627, quando il vescovo di Melfi, Diodato Scaglia, li indusse al rito latino. In origine l'edificio era formato da un'unica navata e nel 1794 venne ampliato con l'aggiunta di una navata laterale. Nel 1826 la "Confraternita dei Morti" fece sostituire il vecchio campanile con un altro a base quadrata, la cui cuspide è stata ripristinata nel 2004, dopo essere stata danneggiata dal terremoto del 1980. Nella Sacrestia è conservata una tela del XVI secolo, “la Madonna col Bambino e San Giovannino” di Luca Giordano.

Chiesa della SS. Annunziata[modifica | modifica sorgente]

La data di costruzione è piuttosto incerta (si pensa agli inizi del Settecento, analizzando le decorazioni di tardo barocco del soffitto). La chiesa della SS. Annunziata sorse come oratorio privato per conto del nobile di Rionero Marcantonio Di Silvio, che la dedicò alla Beata Vergine Annunziata. Secondo i primi registri di battesimi, matrimoni e defunti, l'edificio divenne parrocchia nel 1780. Dopo i lavori di restauro, la parrocchia, su richiesta dei cittadini, fu spostata nella "Chiesa di Caravaggio" nel rione "Costa" fino al mese di maggio 1831, quando il vescovo Sellitti ne permise il ritorno. A causa del terremoto del 1851, la parrocchia tornò di nuovo nella chiesa di Caravaggio (dopo verrà riportata definitivamente nel suo luogo originario). Dopo il terremoto del 1930, la chiesa venne riaperta nel 1947 dal parroco don Michele Di Sabato. Dopo il terremoto del 23 novembre 1980, il parroco don Domenico Traversi fece apportare altri restauri: i pilastri vennero rinforzati, la torre campanaria venne abbattuta e la porta d'ingresso venne rifatta con decorazioni di lamine bronzee. La chiesa venne definitivamente aperta il 29 giugno 1990 con la riconsacrazione del vescovo della diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa Vincenzo Cozzi. All'interno della chiesa vi sono le statue lignee della Madonna dell'Annunziata e dell'angelo Gabriele, e la statua della Madonna di Caravaggio (trasferita nella chiesa dell'annunziata dopo l'abbattimento della chiesa di caravaggio nel 1930). Oltre alle statue lignee, vi sono diverse statue in cartapesta dell'Ottocento del Sacro Cuore, dell'Immacolata, San Donato vescovo, Sant'Antonio da Padova e il crocifisso. All'inizio del Novecento vi erano le statue della Vergine del Buon Consiglio e dell'Addolorata. Nel 1920 circa, ad opera del parroco, vennero aggiunte le statue dei Santi martiri Cosma e Damiano (Santi Medici).

Chiesa del SS. Sacramento

Chiesa di Sant'Antonio Abate[modifica | modifica sorgente]

Di origini incerte, si pensa sia stata costruita dagli abati benedettini di Monticchio tra la fine del XII secolo e l'inizio del XIII, stando allo stile architettonico dei muri e delle finestre molto simile a quello del castello e della Cattedrale di Santa Maria Assunta di Melfi e dell'Abbazia della SS. Trinità di Venosa. L'edificio ha subito vari restauri dopo i terremoti del 1316, 1651, 1851. La chiesa di Sant'Antonio fu anche luogo di incontro il 1º aprile 1502 tra Louis d'Armagnac, duca di Nemours e Consalvo Fernandez di Cordova, supremi comandanti degli eserciti francese e spagnolo, incontratisi per decidere la spartizione del Regno di Napoli. Una lapide posta all'esterno ricorda questa riunione.

Chiesa di San Nicola[modifica | modifica sorgente]

Cappella privata fatta costruire da don Leonardo De Martinis per la sua famiglia nel 1769 in onore di San Nicola di Bari. In passato esisteva anche la Chiesa di Caravaggio, consacrata dal vescovo Luca Antonio della Gatta, costituita da una navata e da un unico altare alla Madonna di Caravaggio. Venne distrutta dal terremoto del 1930 e non fu più riedificata. Altri edifici religiosi sono la Chiesa del Santissimo, dedicata a San Michele, e la Chiesa di San Pasquale, costruita dai Corona, famiglia agiata del posto, nel 1773.

Architetture civili[modifica | modifica sorgente]

Palazzi[modifica | modifica sorgente]

Palazzo Fortunato
Palazzo Fortunato[modifica | modifica sorgente]

Il più importante degli edifici signorili della città. Fu costruito agli inizi del Settecento, quando Carmelo Fortunato, ascendente di Giustino, lasciò Giffoni Sei Casali per stabilirsi a Rionero. Tra la fine del Settecento e gli inizi dell'Ottocento, il palazzo venne ampliato dal figlio Pasquale e, in seguito, dal nipote Anselmo. Qui l'11 aprile 1807 si fermò il sovrano Giuseppe Bonaparte, durante un viaggio da Venosa a Valva. Il palazzo ospitò anche Ferdinando II di Borbone nel 1846, durante il suo viaggio da Potenza a Melfi e il presidente del consiglio Giuseppe Zanardelli nel 1902. Con Giustino Fortunato, il palazzo divenne punto di incontro di diversi intellettuali tra cui Benedetto Croce, Gaetano Salvemini e Francesco Saverio Nitti. Nel 1970, il Palazzo Fortunato è stato acquistato dall'amministrazione comunale e, attualmente, ospita la Biblioteca Comunale ed è sede di varie manifestazioni culturali.

Palazzo Pierro[modifica | modifica sorgente]

Situato nel centro storico, fu costruito nella seconda metà del XVIII secolo, come attestato dalla data incisa sulla chiave del portale in pietra viva. I proprietari erano persone di spicco della zona, ad esempio l'avvocato Francesco "Ciccio" Pierro è stato sindaco della località per vari anni, oltre che consigliere e deputato provinciale. Dopo il terremoto del 1980, il Palazzo Pierro fu oggetto di ristrutturazione, conservando lo stile architettonico originario.

Altri Palazzi[modifica | modifica sorgente]

  • Palazzo Giannattasio - XVII secolo
  • Palazzo Catena - XVII secolo
  • Palazzo Ciasca - casa natale del senatore Raffaele Ciasca e inagibile a causa del terremoto del 1980
  • Palazzo Rotondo - attuale sede del Municipio.

Altri[modifica | modifica sorgente]

Orologio del Rione Costa
Orologio del "Rione Costa"[modifica | modifica sorgente]

In genere chiamato Orologio della Costa, sorge nel rione omonimo ed offre un suggestivo panorama del comune. Venne costruito su commissione della Giunta comunale (delibera del 21/12/1888) per collocarvi il vecchio orologio. Il progetto venne attuato dal perito Giulio Pallottino, mentre la costruzione venne curata dal muratore Francesco Di Lonardo. La sua posizione strategica garantiva a tutti i cittadini (a quel tempo) di poter osservare l'orario in qualsiasi punto della città, ai tempi in cui l'orologio non era alla portata di tutti.

Monumento ai Caduti della prima guerra mondiale[modifica | modifica sorgente]

Collocato vicino alla Chiesa del SS. Sacramento, per onorare i 180 rioneresi morti durante il conflitto. Inaugurato il 26 giugno 1927, è sormontato da una scultura che rappresenta due giovani soldati e dietro domina la statua della dea Minerva, simbolo della Vittoria.

Stele ai Trucidati della seconda guerra mondiale[modifica | modifica sorgente]

Eretta nel "Rione Sant'Antonio", nello stesso punto in cui 16 rioneresi furono barbaramente uccisi dai soldati nazisti il 24 settembre 1943. Il 29 settembre 2003, l'on. Pier Ferdinando Casini, allora presidente della camera dei deputati, giunse a Rionero per rendere omaggio al loro sacrificio e donare al comune la medaglia al merito civile.

Siti archeologici[modifica | modifica sorgente]

Complesso Archeologico Romano[modifica | modifica sorgente]

Resti della Villa Patrizia

Un insediamento agricolo termale del periodo romano, scoperto in epoca recente, nel 2004. Gli scavi archeologici videro la partecipazione di ricercatori provenienti dalle Università di Alberta (Canada) e Sydney (Australia), e dall'Università Ben Gurion del Negev (Israele).[12] Il complesso ha conosciuto diverse fasi storiche. Il nucleo originario è costituito dai resti di una villa patrizia e di un impianto termale il quale, secondo le ricerche effettuate, risale all'incirca tra il I e il II secolo a.C.; una seconda fase di costruzione sarebbe avvenuta nel II secolo d.C., confermata dal ritrovamento di una moneta dell'imperatore Marco Aurelio Probo. Altre modifiche, come la costruzione di un ninfeo, sono datate IV secolo d.C. e verso la fine del V secolo d.C. fu aggiunta un'abside dotata di circa 11 metri di diametro. Nel VI secolo d.C., le nuove strutture furono dotate di un sistema di forticazione e, nel VII secolo d.C., avvennero le ultime operazioni di ampliamento. Durante le ricerche è stata anche rinvenuta una statua in marmo della dea Afrodite, probabilmente datata I secolo e risalente alla scuola prassitelica. Il simulacro è attualmente conservato presso la biblioteca comunale.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[13]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica sorgente]

Gli stranieri regolari sono 291 (129 maschi e 162 femmine) al 31 dicembre 2008.[14] Le comunità più rappresentate sono:

Tradizioni e folclore[modifica | modifica sorgente]

Feste religiose[modifica | modifica sorgente]

  • 1º gennaio - Festa della Madonna della Misericordia presso la chiesa situata di fronte alla stazione FFSS di Rionero
  • 17 gennaio - Festa in onore di Sant'Antonio Abate presso la chiesa di Sant'Antonio e tradizionale pettolata per l'inizio del carnevale
  • 19 marzo - Tradizionali falò sparsi nei rioni della città
  • 25 marzo - Festa dell'Annunciazione - titolare della chiesa parrocchiale SS. Annunziata
  • 25 aprile - Festa del Santo Patrono San Marco Evangelista
  • 26 maggio - Festa della Madonna di Caravaggio (la statua lignea si trova presso la chiesa SS. Annunziata)
  • Giovedì santo - Sacra Rappresentazione dell'Ultima Cena presso il Palazzo Fortunato
  • Sabato santo - Sacra Rappresentazione della Passione di Cristo. Processione per le vie della città.
  • domenica dell'ottava di Pasqua - Processione della Madonna del Carmelo dalla chiesa di Sant'Antonio Abate fino in chiesa madre
  • 2 maggio - Festa di San Mauro
  • 13 giugno - Processione in onore di Sant'Antonio
  • ultima domenica di giugno - Processione per le vie cittadine del Sacro Cuore di Gesù
  • 2ª domenica di agosto' - Festa in onore della Madonna del Carmelo e processione per le vie del centro storico
  • lunedì dopo la seconda domenica di agosto - processione della Madonna del Carmine dalla chiesa madre fino alla chiesa di Sant'Antonio Abate
  • 26 settembre - Festa dei SS. Medici Cosma e Damiano presso la chiesa SS. Annunziata
  • 24-25 dicembre - Presepe vivente

Miti e Leggende[modifica | modifica sorgente]

In questa cittadina (ma del resto in tutta la zona del Vulture) è conosciuto il mito del "munacidd" (chiamato anche, in maniera meno diffusa, "gravand"). I "munacidd" sono spiriti di bambini morti che non sono stati battezzati e, di conseguenza, non sono andati in Paradiso. Questi si presentano negli orari notturni (secondo la tradizione alle tre del mattino) e disturbano le persone che dormono in posizione supina. Il "munacidd" si posiziona sull'addome del suo bersaglio, facendogli avvertire un forte dolore allo stomaco. Se la persona riesce a svegliarsi, il "munacidd" scompare. Per altri, invece, se il malcapitato riesce ad acchiappare il suo “cuppulin” (il cappello), il giorno dopo riuscirà a trovare dei soldi sotto il cuscino o a farsi dire il sito di un eventuale tesoro. Altra leggenda metropolitana vuole che le massaie possedenti un terreno coltivato in campagna non possono andare a raccogliere verdura durante la controra estiva, altrimenti saranno costrette a subire la collera degli spiriti maligni. Altra tradizione è l'usanza ormai persa di non benedire gli animali ma di utilizzare l'espressione "morb fess" (morbo fesso) altrimenti l'animale potrebbe morire.

Istituzioni, enti e associazioni[modifica | modifica sorgente]

Sanità[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Centro di Riferimento Oncologico di Basilicata.
Ospedale di Rionero

Il Centro di Riferimento Oncologico della Basilicata (CROB) è l'azienda ospedaliera di Rionero e, oltre all'esercizio di assistenza, è uno dei più importanti centri nazionali sulla ricerca delle terapie oncologiche, con un rapporto di cooperazione con l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. Istituito con la Legge Regionale n. 13 del 23 maggio 1989, è nato solamente nel 1997 ed è entrato in attività nel 1998. Gran parte dei medici che vi lavorano si sono formati all'Istituto Nazionale Tumori di Milano, dopo aver ottenuto una borsa di studio con i contributi della regione Basilicata.

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Istruzione[modifica | modifica sorgente]

Biblioteche[modifica | modifica sorgente]

Oltre alle biblioteche scolastiche, a Rionero sono presenti la biblioteca comunale[15] e la biblioteca dedicata a Giustino Fortunato con sede, appunto, nel palazzo Fortunato[16], dotata di un'emeroteca moderna, con circa 11.000 libri, e di una antica, con 4.700 libri pubblicati tra l'800 e i primi del 900.

Ricerca[modifica | modifica sorgente]

Come già detto prima l'IRCCS - CROB[17] è noto principalmente per essere tra i primi centri oncologici in Italia sulla lotta e la ricerca sui tumori[18].

Scuole[modifica | modifica sorgente]

Le scuole principali presenti nel comune sono[19] l'Istituto d'istruzione superiore "Giustino Fortunato" (costituito da un liceo pedagogico e uno scientifico) e l'Istituto tecnico per il turismo "Giuseppe Galliano". Inoltre presso Serra San Francesco vi sono il Liceo Classico "Giustino Fortunato" e il Liceo Artistico "Carlo Levi".

Musei[modifica | modifica sorgente]

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Media[modifica | modifica sorgente]

Cinema[modifica | modifica sorgente]

Rionero è stata scelta come ambientazione dei film:

Arte[modifica | modifica sorgente]

Teatro[modifica | modifica sorgente]

Musica[modifica | modifica sorgente]

Nel comune di Rionero in Vulture esistono due bande musicali:la prima è la "Banda Musicale Giuseppe Verdi" diretta dal Professor Donato Santoro mentre la seconda,più recente,è Gran Concerto Bandistico Giovanni Orsomando. Diretta dal Maestro Giovanni Catena junior

Cucina[modifica | modifica sorgente]

Preparazione del sanguinaccio
  • 'Primi piatti'
    • Lagane e ceci (lag'n e cic'r) - detto anche "Piatto del Brigante",[25] viene preparato con le lagane, un tipo di tagliatelle. Altri ingredienti sono ceci (messi a bagno la sera prima in acqua tiepida e salata), olio d'oliva, sale, pomodori pelati, basilico e aglio.
    • Ravioli con la ricotta (cavzun c'la r'cott) - pasta preparata con un ripieno di ricotta di pecora, uova, zucchero, prezzemolo, menta, cannella. Il condimento consiste in ragù di carne di maiale e formaggio pecorino.
    • Cavatelli e cime di rape (trijidd e tadd' r' rap) - pasta accompagnata con cime di rape, aglio, olio extravergine di oliva, sale e peperoncino.
  • Secondi piatti
    • Maiale con peperoni - varietà di carne suina, rosolata e preparata con strisce di peperoni sott'aceto, sale e olio d'oliva.
    • Peperoni con il pomodoro (Pap'rin c' la pumbro'r) - peperoni freschi tagliati a strisce con pomodorini rossi schiacciati, olio d'oliva, aglio e sale.
    • Peperoni secchi con olive - peperoni secchi con olive nere soffritte. Possono essere gustati con pane casereccio o conditi con il baccalà lessato.
    • Acquasale (Acquasal') - pane casereccio tagliato a pezzi, con l'aggiunta di un preparato a base di olio d'oliva, acqua, aglio, peperoni secchi, peperoncino piccante, sale e uova.
  • Dolci
    • Sanguinaccio - crema di sangue di maiale preparata con latte, zucchero, burro, cioccolato fondente, vaniglia, cacao amaro e cannella. Viene spesso usato per le crostate.
    • Mostacciuoli (Mastazzu'l) - biscotti con zucchero, cannella, caffè in polvere, buccia grattugiata di arancia e vino cotto.
    • Calzoncelli (Cavzunciedd) - varietà di dolce fatta con un impasto di farina, uova, vaniglia, cannella e vino bianco. Vengono fritti e cosparsi con zucchero a velo.
    • Castagnaccio - marmellata elaborata con castagne lessate, zucchero, rhum, vaniglia e succo di cedro. È indicata per i calzoncelli nel periodo natalizio.

Eventi[modifica | modifica sorgente]

Rally Puglia & Lucania[modifica | modifica sorgente]

Dal 1980 il territorio di Rionero in Vulture è interessato dalla Gara Automobilistica, nata come Rally del Vulture, che prende il via dalla vicina Melfi. Diverse le importanti Prove Speciali che hanno risalito le pendici del Monte Vulture o si sono svolte sulle strade e sui tratturi intorno ai Laghi di Monticchio; negli ultimi anni la Prova Speciale più caratteristica parte dalla SS 401 Ofantina e, attraversata la Valle della Fiumara di Atella, condivide tratti dei comuni di Atella e Ruvo del Monte. Il Rally Puglia & Lucania, che nell'ottobre 2013 vedrà la 25ª Edizione, costituisce il più importante appuntamento sportivo della Basilicata avendo validità per i Campionati Italiani "Trofeo Rally Terra" e "Cross Country Rally" ed il Campionato F.I.A. Central European Zone di quest'ultima specialità, riconducibile al modello DAKAR.

Persone legate a Rionero[modifica | modifica sorgente]

Vincenzo Maria Granata[modifica | modifica sorgente]

Prete e poeta dialettale, nato a Rionero il 1º marzo 1828, da Benedetto e Raffaela Raiola. Pronipote di Michele Granata, all'età di 15 anni entrò nel Convento dell'Ordine dei Minori Riformati di Laurenzana, assumendo il nome di Fra' Antonio e nel 1860 si trasferì a Venosa dove aprì una scuola privata. Nel 1865 inaugurò a Rionero una scuola privata di letteratura italiana. Nel 1887, emigrò in Brasile dove insegnò la lingua latina e collaborò con diversi giornali del posto. Nel 1889, fece ritorno a Rionero, dove scrisse poesie in vernacolo, ispirate agli usi e alle consuetudini del suo paese e riprese anche l'insegnamento privato. Morì nel proprio paese natale il 19 aprile 1911, a causa della febbre gialla che contrasse in Brasile.

Michele d'Angelo[modifica | modifica sorgente]

Militare, nato a Rionero il 30 agosto 1868, da Donato ed Elisabetta Giordano. Nell'ottobre del 1888, all'età di 20 anni, inizia a frequentare l'Accademia Militare di Modena e poi quella di Torino. Ricevette il grado di sottotenente d'artiglieria, poi tenente e nel 1907 divenne capitano, assumendo il comando di una batteria del Primo Reggimento da campagna. Partito per la guerra italo-turca, morì a Derna il 3 marzo 1912 durante un combattimento. Dopo la morte gli venne riconosciuta una medaglia d'oro al valor militare e Giustino Fortunato, al quale era legato da lontana parentela, fece realizzare un'epigrafe nella piazza principale del paese.

Giovanni Mecca[modifica | modifica sorgente]

Musicista e direttore d'orchestra, nato a Rionero nel 1897 ed emigrato in Argentina, in cui gli è stata dedicata una scuola di musica chiamata "Institut Musical Juan Mecca". Morì a Santa Rosa il 16 giugno 1970.

Geografia antropica[modifica | modifica sorgente]

Economia[modifica | modifica sorgente]

Rionero è uno rinomato produttore dell'Aglianico del Vulture, vino DOC considerato tra i migliori rossi d'Italia[26] e un ottimo accompagnamento con l'arrosto e i formaggi molto stagionati. Proprio l'aglianico di Rionero ha ricevuto undici gran menzioni ed una medaglia d'oro nell'edizione Vinitaly del 2010.[27] In aggiunta, il comune è un grande esportatore di acque minerali, le cui sorgenti rappresentano da millenni un grande bacino idrominerario. Le aziende Fonti del Vulture (ora parte della Coca Cola Company) e Gaudianello (la cui sede legale è a Melfi, sebbene l'estrazione venga effettuata nella frazione di Monticchio Bagni) negli ultimi anni hanno ricevuto ottimi consensi ed esportano la loro produzione in tutta Italia. Altro prodotto da menzionare è l'olio d'oliva del Vulture, di colore giallo ambrato con riflessi verdi e di sapore fruttato con un lieve tono piccante.

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Strade[modifica | modifica sorgente]

Le principali direttrici stradali che interessano Rionero in Vulture sono:

Ferrovie[modifica | modifica sorgente]

La città di Rionero in Vulture ha una propria stazione ferroviaria, sulla linea Foggia-Potenza.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Il sindaco è Antonio Placido che alle scorse Elezioni amministrative italiane del 2011 ha vinto con il 75,09% (contro il 15,27% di Donato Ramunno del Il Popolo della Libertà e il 9,62% di Vittorio Brienza della lista civica sviluppo e libertà) appoggiato da una lista di centro sinistra. Alle Elezioni politiche italiane del 2013 il sindaco è stato eletto deputato per Sinistra Ecologia Libertà dopo aver vinto le primarie parlamentari per il suo partito.

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Sport[modifica | modifica sorgente]

Calcio[modifica | modifica sorgente]

Lo sport principale della città è il calcio. La maggiore squadra locale è il C.S. Vultur 1921 che milita nel Campionato di Eccellenza della Basilicata. La società fu fondata nel 1921 da alcuni pionieri fra i quali Carlo Sforza e Mauro Corona che la nominarono "Vultur Circolo Sportivo". Agli inizi le discipline sportive praticate furono l'atletica, il pugilato ed il ciclismo. Dal 1923 al 1926 organizzò e partecipò ai Convegni Atletici Lucani con risultati più che soddisfacenti. Dal 1929 al 1930 fece la comparsa il calcio dilettantistico con calciatori locali come Amorosino Angelo ed il fratello Vito, Consiglio Michele, Bocchetti Alfredo, Volonnino Dario, Plastino Giovanni, Argentino Giuseppe, Traficante Renato. Negli anni del secondo conflitto mondiale il calcio rivolse l'attenzione ai vivai giovanili che, alcuni anni dopo, portarono il C.S. Vultur nel campionato semiprofessionistico per la prima volta nella stagione 1958-59, grazie alla passione del suo presidente Pasquale Corona. A lui è intitolato lo stadio comunale di Rionero. La compagine rionerese nella sua storia ha poi militato nei campionati interregionali complessivamente per 8 stagioni. L'altra squadra di Rionero è la Fortitudo San Tarcisio, nata nel 1972 dalla fusione delle due società San Tarcisio, per volere di padre Carlo Palestina e la Fortitudo, nata qualche anno dopo grazie al fondatore Carlo Pesacane. Attualmente la squadra milita nel campionato di Promozione lucana.

Ciclismo[modifica | modifica sorgente]

Raduno della Gran Fondo 2005

Questa disciplina è rappresentata dalla Gran Fondo del Vulture, evento ciclistico a livello nazionale che coinvolge centinaia di ciclisti da tutta Italia, organizzato dalla società sportiva locale "Il Velocifero", la quale coordina anche il "giro dei castelli Federiciani", competizione rivolta e riservata alla categoria Allievi e Juniores. Il settore Mountain Bike è curato invece dalla sezione MTB Vulture della stessa società, che dal 2006 organizza annualmente il "Trofeo MTB Sette Colli", gara di ciclocross appartenente al Circuito Lucano MTB che vede ogni anno la partecipazione di centinaia di atleti provenienti da ogni parte d'Italia. Da ricordare anche che Rionero è stato anche traguardo del Gran Premio della Montagna di terza categoria del 91º Giro d'Italia della Tappa Potenza-Peschici. Il velocifero organizza pure il baby bike vultur cup una gara per bambini dai 4 ai 13 anni.

Altri sport[modifica | modifica sorgente]

Da ricordare ancora in città le due società di basket AICS e Virtus, entrambe partecipanti al campionato Regionale di Serie D. La Rionero Volley, società di pallavolo locale, è una delle migliori società a livello giovanile Regionale, attualmente partecipa al Campionato Regionale di Serie C, ed è formatrice di tante giovani giocatrici. La Strarionero, giunta alla sua XX edizione, è un evento podistico che oggi riservato ai bambini della locale scuola elementare con una notevole partecipazione (circa 450), ma che ha avuto ottime edizioni a livello nazionale con partecipazione di atleti di ottimo livello. Da menzionare ancora, il motoraduno organizzato dal Motoclub "Giacinto Cerviere", da sei anni a livello Nazionale, ma organizzato da circa 12 anni, che prevede la partecipazione dnumerosi centauri.

Impianti sportivi[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Dati Istat 2001. URL consultato il 26 aprile 2010.
  2. ^ a b Bilancio demografico 2013, dati Istat. URL consultato il 18 maggio 2014.
  3. ^ DiPI Online - Dizionario di Pronuncia Italiana. URL consultato il 17 marzo 2013.
  4. ^ AA. VV., Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani, Milano, GARZANTI, 1996, p. 538.
  5. ^ Tabella climatica
  6. ^ Monticchio sul sito del comune di Rionero in Vulture. URL consultato il 23 aprile 2010.
  7. ^ Roberto Pallottino, 2000 , op. cit., p. 26.
  8. ^ Giustino Fortunato, Tommaso Pedio 1968 , op. cit., p. 151.
  9. ^ Recensione del documentario "Carmine Crocco dei briganti il Generale", su www.colombre.it. URL consultato il 16 luglio 2009.
  10. ^ Roberto Pallottino, 2000 , op. cit., p. 33.
  11. ^ Stemma di Rionero in Vulture. URL consultato il 7 agosto 2009.
  12. ^ La frontiera di Lucania in comune.rioneroinvulture.pz.it.
  13. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  14. ^ Dati Istat al 31 dicembre 2008. URL consultato il 24 aprile 2010.
  15. ^ Biblioteca comunale di Rionero in Vulture - Informazioni
  16. ^ Biblioteca G.Fortunato
  17. ^ Sigla di "Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico - Centro Regionale Oncologico Regionale della Basilicata
  18. ^ Rionero: Il Crob Centro D'Eccellenza Lotta Ai Tumori
  19. ^ Comune di Rionero in Vulture
  20. ^ Darsi alla macchia. URL consultato il 7 dicembre 2011.
  21. ^ Mineurs. URL consultato il 21 marzo 2011.
  22. ^ Vultour - Le Tracce del Sacro Territorio e Identità. URL consultato il 6 febbraio 2011.
  23. ^ Carmine Crocco, dei Briganti il Generale. URL consultato il 7 dicembre 2011.
  24. ^ Un Giorno della Vita. URL consultato il 14 gennaio 2011.
  25. ^ Roberto Pallottino, 2000 , op. cit., p. 83.
  26. ^ Gambero Rosso, 2004 , op. cit., p. 167.
  27. ^ Vinitaly 2010. Ecco i vini campani, calabri e lucani premiati dal concorso in Luciano Pignataro Wine Blog.
  28. ^ Tra Settimo e Rionero in Vulture è nata un'amicizia. URL consultato il 15 novembre 2011.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Antonio Canino, Basilicata Calabria, Touring Editore, 1980.
  • AA. VV, Patrimonio Artistico di Rionero in Vulture, Litostampa Ottaviano, 2007.
  • Giustino Fortunato, Tommaso Pedio, Badie, feudi e baroni della Valle di Vitalba: Volumi 1-2, Lacaita Editore, 1968.
  • Roberto Pallottino, Rionero e il Vulture, alla ricerca dell'identità perduta, Calice Editore, 2000, ISBN 88-8458-071-4.
  • Gambero Rosso, Il libro del vino. Manuale teorico & pratico, G.R.H. S.p.A., 2004, ISBN 88-87180-79-2.


Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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