Palazzo San Gervasio

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Palazzo San Gervasio
comune
Palazzo San Gervasio – Stemma Palazzo San Gervasio – Bandiera
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Basilicata-Stemma.svg Basilicata
Provincia Provincia di Potenza-Stemma.png Potenza
Amministrazione
Sindaco Michele Mastro (lista civica) dal 09/05/2012
Territorio
Coordinate 40°55′56″N 15°58′53″E / 40.932222°N 15.981389°E40.932222; 15.981389 (Palazzo San Gervasio)Coordinate: 40°55′56″N 15°58′53″E / 40.932222°N 15.981389°E40.932222; 15.981389 (Palazzo San Gervasio)
Altitudine 485 m s.l.m.
Superficie 62,26 km²
Abitanti 6 719[1] (settembre 2012)
Densità 107,92 ab./km²
Comuni confinanti Spinazzola (BT), Lavello, Montemilone, Venosa, Banzi, Genzano di Lucania, Maschito, Acerenza, Forenza
Altre informazioni
Cod. postale 85026
Prefisso 0972
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 076057
Cod. catastale G261
Targa PZ
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Nome abitanti palazzesi
Patrono Sant'Antonio da Padova
Giorno festivo 13 giugno
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Palazzo San Gervasio
Palazzo San Gervasio – Mappa
Sito istituzionale

Palazzo San Gervasio (Palàzze in dialetto locale, fino al 1863 chiamata Palazzo) è un comune italiano di 6.719 abitanti[2] della provincia di Potenza in Basilicata.

Geografia e clima[modifica | modifica wikitesto]

Palazzo San Gervasio, cittadina situata nel nord-est della Basilicata su un altopiano compreso tra due valli, è circondata da una rigogliosa vegetazione e da numerose alture. Si trova a 482 m s.l.m.

Il clima è di tipo temperato-sublitoraneo con estati calde e secche ed inverni piuttosto freddi e umidi. Non è raro superare i 40° in estate ed andare al di sotto dello zero in inverno. La media pluviometrica si aggira intorno ai 700mm annui, con i picchi precipitativi nel periodo autunnale ed invernale. I mesi estivi, invece, sono quelli più secchi. La neve fa la sua comparsa ogni inverno con una media di 20 cm/anno circa.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Lo studioso Bozza afferma che Palazzo San Gervasio sorse quando i saraceni distrussero Banzi e cita la Fonte Bandusia, che, secondo i suoi studi, pare sorgesse ad un chilometro circa dal paese.

Le origini di Palazzo San Gervasio sono imprescindibilmente connesse a quelle del suo castello normanno-svevo, il Palatium Regium, dal quale il paese prende il nome, così come ne seguì le vicende storiche. Il borgo infatti, si è sviluppato intorno all'XI secolo, proprio a partire dal maniero, con la costruzione delle abitazioni per la gente che prestava i propri servigi ai signori che lo abitavano. Il primo rione fu quello dello Spirito Santo, così denominato perché vi sorgeva una chiesetta, Santo Spirito appunto, che diede il nome a questo originario nucleo abitativo nel quale sorgeva un altro piccolo edificio sacro, la chiesa dei santi Gervasio e Protasio, come si evince da due bolle papali del 1103 e del 1106.

Proprio di un "casale Gervasii" si parla in un documento del 1082 a proposito della donazione del paese da parte del figlio di Roberto il Guiscardo, conte Ruggero, al Monastero della SS. Trinità di Venosa e infine, la bolla pontificia di papa Innocenzo II chiama "Palatium Sancti Gervasii", nel 1201, la cittadina. Durante la dominazione angioina, nel 1267, Carlo I d'Angiò rese il "tenimento di San Gervasio" un avamposto difensivo dell'intera Basilicata, affidando l'incarico di custode a Nicola Frezzano da Venosa.

Alcuni documenti risalenti al 1281 testimoniano come la "marescallia di San Gervasio" fosse la sede delle migliori razze equine, allevate dai sovrani angioini. Sotto Carlo II d'Angiò custode delle foreste di San Gervasio fu Filippo di Grandiprato, che ebbe in affidamento anche il castello. Re Roberto d'Angiò invece, nel 1134 nominò nei territori di San Gervasio e Lagopesole "custode delle foreste e delle difese" Bertranda del Balzo, principe di Altamura. La trasformazione delle regie difese in feudi, iniziata sotto il regno di Giovanna I d'Angiò, proseguì con il suo discendente Carlo III e con suo figlio Ladislao.

Nel 1434 si ha il primo atto di infeudazione. La regina Giovanna II d'Angiò cede infatti il feudo di palazzo San Gervasio alla parente Novella (o Corbella) Ruffo. È il periodo in cui sorge il rione Piano e l'originario Spirito Santo si amplia notevolmente. Agli inizi del XVI secolo il feudo con tutte le sue pertinenze, che rientravano tra i possedimenti regi, vengono dati in concessione a Nicola Maria Caracciolo, marchese di Castellaneta, da Ferdinando il Cattolico. Si hanno dati certi che, nel 1531, il castello fosse in buono stato di conservazione, mentre il paese annoverava una popolazione di 90 fuochi.

Nel 1532 Carlo V d'Asburgo, imperatore d'Austria, concesse in feudo palazzo San Gervasio al barone Ferrante D'Alarcon de Mendoza, inizia per il paese un'epoca di avvicendamenti nella dominazione. Già nel 1544 fu completata l'edificazione della chiesa madre adiacente al castello. Nel 1564 subentra al barone spagnolo Donna Lucrezia della Tolfa, alla quale, nel 1569 seguono i figli Giovannantonio e Girolamo e, nel 1587, Carlo del Tufo. Nel 1595 Casale San Gervasio ottenne il titolo di università. Acquistato nel 1597 dal duca di Acerenza, Galeazzo Pinelli, nel 1600 venne ereditato dal figlio di questi, Cosimo, e poi dal nipote Galeazzo Francesco. Fu ancora venduto dai Pinelli ad Antonio Cattaneo di Genova, nel 1615 e passò alle due sorelle Ippolita e poi Costanza, che aveva sposato il feudatario di Genzano di Lucania, Giovanni De Marinis. Ultimo feudatario fu Giovanni Andrea De Marinis, nei cui possedimenti Palazzo San Gervasio rimase fino al 2 agosto 1806, anno di eversione della feudalità.

All'epoca dei moti partenopei il paese aderì piantando l'albero della libertà in piazza e subendone le conseguenze. Molti patrioti furono assassinati e la cittadina saccheggiata e incendiata per rappresaglia. Il 1809 fu un anno segnato dall'attacco dei briganti, bloccati però prima di arrivare in paese, in via Difesa, dalla Milizia Civile coadiuvata dagli ausiliari e da truppe francesi a cavallo. Un annoso contenzioso tra l'ultimo feudatario, De Marinis, e la popolazione, conclusosi nel 1810 a favore del signorotto che produsse documenti falsi per accaparrarsi la colonia sui Casaleni e sui Castellani, nonché l'uso civico su altre contrade nel bosco, causò gravissimi disagi alla popolazione per trent'anni, mettendone in pericolo la sopravvivenza. Per far fronte alla drammatica situazione furono occupate le terre del latifondo con la violenza e dolosamente incendiate dai palazzesi esasperati.

Principali luoghi di interesse[modifica | modifica wikitesto]

Percorrendo le vie del paese si possono ammirare vari palazzi come Palazzo Mancinelli, Palazzo Lancellotti con la cappella di famiglia, Palazzo Pizzuti e Palazzo D’Errico che costruito intorno al 1800, conserva interessanti affreschi e dipinti.

"Palatium Regium": il castello marchesale[modifica | modifica wikitesto]

Il castello di Palazzo San Gervasio risale all’epoca normanna, mentre il suo riattamento fu quasi certamente fatto eseguire su progetto di Federico II, che oltre ad essere un grande condottiero ed un sagace ed accorto politico, fu pure un valente ingegnere. La sua costruzione, come palatium regium, risale al 1050 circa; esso aveva prima forma quadrata, che è la forma tipica degli edifici militari normanni, con due torrioni ai lati a pianta quadrata e che, con il tempo e l’opera vandalica degli uomini, sono andati del tutto distrutti. Vi erano anche quattro bifore e una trifora centrali simili ad una loggia, che ancor oggi si possono scorgere, anche se murate; in seguito il primitivo disegno architettonico fu completamente modificato.

Il castello fu prima destinato a residenza di campagna dei principi normanni e come luogo di caccia e di svago degli Svevi: domus solatiorum; in seguito come posto di vedetta e di difesa del territorio ricco di boschi e di pascoli contro i Saraceni che scorrazzavano ancora nella vicina Puglia o contro i Bizantini o Greci che combattevano contro i Normanni, i quali volevano a qualsiasi costo soppiantarli, come attestano i cronisti coevi.

Intorno e vicino all’ostello vennero costruite di poi delle casette per il personale dipendente, le quali cominciarono a formare quel rione che si chiamò Santo Spirito e che aveva al suo centro una chiesetta, non più esistente sin dalla fine del Cinquecento, costruita probabilmente, ad opera di devoti lombardi, al servizio dei Normanni (altrimenti non si riuscirebbe a spiegare l’intitolazione della chiesa, nel bel sud d’Italia, a martiri cristiani del nord) dedicata ed intitolata ad uno dei santi martiri del cristianesimo: Gervasio fratello gemello di Protasio, di cui si parla in due Bolle pontificie di Pasquale II (1099-1118): datata, dal Laterano, la prima, 22.5.1103, in cui si accenna all’esistenza di detta Chiesa: «Ecclesiam Sanctorum martyrum Gervasii et Protasii in Bandusino fonte apud Venusiam»; la seconda, datata da Albano il 16.6.1106, in cui si pone la stessa alle dipendenze dell’Arcivescovo di Acerenza. L’imperatore Federico Il fece riattare il castello che gli doveva servire prima come luogo di caccia — che era il suo hobby preferito — e dopo come posto ideale — a causa dei ricchi pascoli ivi esistenti — per l’allevamento della razza dei cavalli, cosiddetti murgesi, allora molto richiesti, e specie quella dei cavalli arabi che l’augusto sovrano, tra le altre, preferiva. In queste scuderie venivano anche selezionati, a cura di un magister aratiarum, i superbi stalloni di razza reale che facevano spicco durante i fastosi cortei imperiali.

Ma il castello fu più frequentato e divenne molto più celebre al tempo di re Manfredi (1232-1266), figlio naturale di Federico II e di Bianca, il quale, dopo la vittoria conseguita durante la battaglia di Foggia, nell’estate del 1255, vi soggiornò a lungo.

Infatti il valoroso principe, ancora ventitreenne, in quel castello, dopo la suddetta vittoria sull’esercito pontificio comandato dal cardinale di Santa Maria in Lata, Ottaviano degli Ubaldini, legato del papa Alessandro IV (1254-1261) e considerato a torto dalla opinione pubblica del tempo come il traditore della causa guelfa per aver stipulato, dopo la sconfitta di Foggia, un trattato con Manfredi in cui egli assecondava i disegni del principe a discapito della causa pontificia (la logica delle cose vuole, però, che chi perde deve sottostare alle proposte del vincitore, pena la ripresa delle ostilità che il Cardinale in quel momento non era in grado, in nessun modo, di affrontare), si ritirò con il suo seguito per ristorarsi dalle fatiche della guerra. Il luogo, d’altronde, era ameno per la salubrità dell’aria e per la copiosità delle acque limpide e salutari e venationibus delectabilem — secondo scrive il cronista Jamsilla, ma, tra i sollazzi della caccia al cinghiale, al cervo e al daino e i refrigeri del bosco33 vicino, il giovane principe, aliquantum aegrotavit, si ammalò molto probabilmente di broncopolmonite tanto che fu prossimo alla morte.

Pinacoteca e Biblioteca "Camillo d'Errico"[modifica | modifica wikitesto]

Il 2 novembre 1897, due giorni dopo la sua morte, Camillo d'Errico lasciava alla comunità di Palazzo San Gervasio la più grande raccolta d’arte privata del Meridione: 298 tele del XVII e XVIII sec., 500 stampe dello stesso periodo, 8.000 volumi della sua biblioteca (alcune serie uniche al mondo), più due palazzi prospicienti, alla collettività di questo paese. Camillo d'Errico fu uno dei più illuminati esponenti della sua famiglia, di nobili e antiche origini, proveniente da San Chirico nel Lagonegrese. Sindaco di Palazzo nel periodo postunitario, favorì il miglioramento delle condizioni di vita dei suoi concittadini con una serie di provvedimenti: introdusse l'illuminazione elettrica (uno dei primi comuni del Sud a esserne dotato); sistemò le strade; ampliò il cimitero; fondò una biblioteca comunale nel 1893.

Camillo d'Errico non fu, però, soltanto un brillante amministratore, ma è soprattutto un cultore dell'arte e del sapere. La grande raccolta dei dipinti da lui allestita si arricchiva di quadri provenienti sia dal Castello di Palazzo “Palatium Regium” sia da Napoli. La sua pinacoteca annovera tele tra cui opere della scuola napoletana di Salvator Rosa, Massimo Stanzioni, Luca Giordano, Micco Spadaro; della scuola romana di Guido Reni, Carlo Dolci, Carlo Maratta; della scuola bolognese del Guercino e i fratelli Agostino e Annibale Caracci; della scuola fiamminga di Antonio Van Dick, Pieter Brueghel il Vecchio, Pieter Snayers; della scuola spagnola di Diego Rodriguez de Silva y Velásquez e josé de Ribera detto lo Spagnoletto. Non mancano, infine, dipinti delle scuole francese e tedesca. La biblioteca contiene circa 8.000 volumi, fra cui stampe e cronache antiche, testi letterari, giuridici e storici, appunti sulla storia delle chiese presi; le carte di famiglia ordinate in un archivio ricchissimo. Nel 1939, adducendo ragioni di sicurezza, con legge n.1082 del 13 luglio 1939 cui seguiva Regolamento di esecuzione (R.D. 2 ottobre 1940, n.1588) l’allora Ministero dell’Educazione Nazionale, Giuseppe Bottai, disponeva lo spostamento dell’ingente patrimonio nella città di Matera. Dopo che l'amministrazione comunale di Palazzo San Gervasio, ha completato i lavori di restauro di palazzo d'Errico, dal 2003, ad opera del MIBAC e dell'ente morale Camillo d'Errico, si organizzano mostre tematiche con opere appartenenti alla collezione medesima. Il 5 marzo 2008 l’Ente Morale Camillo d’Errico aderisce alla fondazione Euro mediterranea Anna Lindh per il “Dialogo tra le Culture”, con sede nelle biblioteche Alessandrine in Egitto. Questo primo grande riconoscimento dà lustro non solo a Palazzo San Gervasio ma a tutta la regione Basilicata, il C.d.A. dell’ente morale apre le porte non solo all’Italia, ma a tutto il bacino euro mediterraneo per far visionare il proprio patrimonio artistico nel circuito culturale europeo. Il 24 novembre 2008 il Consiglio Regionale della Basilicata approva all'unanimità la L.R. 29/08, sulle "Norme per la valorizzazione della biblioteca e pinacoteca Camillo d'Errico". Dal 18 luglio 2013 al 20 ottobre 2013, è in atto una mostra di "Capolavori del settecento napoletanto" appartenenti alla collezione d'Errico.

Biblioteca "Joseph and Mary Agostine"[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1978,si destinava la somma di un milione di dollari per l’istituzione in Palazzo San Gervasio, di una biblioteca intestata a “ Joseph and Mary Agostine Memorial Library ”. Ben due testamenti, con uguale contenuto, toccarono, questa collettività nel Nord-Est della Basilicata. Oggi la biblioteca è stata inaugurata presso l’ex piazzetta coperta, in Vico Veglia 1.

Luoghi di culto[modifica | modifica wikitesto]

  • Chiesa madre di "San Nicola" del XIX sec. in stile romanico pugliese.Documenti attestano la sua esistenza già nel 1551.La chiesa è in tufo,a tre navate con la facciata a frontone due spioventi laterali.Il tutto adornato da tre rosoni. L'interno è a tre navate divise da colonne con capitelli in stile corinzio.Al suo interno vi sono statue lignee del XVI secolo e di cartapesta dei maestri cartapestai di Lecce. La chiesa fu ricostruita dopo il crollo della stessa verificatosi il 18 ottobre 1921.
  • Chiesa di "San Rocco" risalente al 1753,fatta costruire dalla famiglia Lacci e poi finita alla famiglia d'Errico. È a pianta ellittica con facciata curvilinea in cui si apre il portale a timpano spezzato.A navata unica,con due cappelle laterali,la chiesa accoglie l'altare in marmo policromo ad intarsio su cui è posta la statua di San Rocco, ad opera dello scultore potentino Michele busciolano. Nel corso del tempo la chiesa è stata trasformata in cappella di famiglia in cui si trovano i monumenti funebri della famiglia d'Errico.
  • Chiesa del "Santissimo Crocifisso" del 1500, a tre navate in stile romanico.Costruita a ridosso delle abitazioni a cui è collegata tramite un arco ribassato,che permette il passaggio nel cortile della chiesa.Presenta un facciata semplice che si rifà al romanico con la particolarità di un portale centrale in pietra lavorata.
  • Chiesa di "San Sebastiano", risalente al XVII sec. è situata a ridosso delle abitazioni,lungo il corso principale.La facciata si presenta di forma rettangolare con il portale in pietra in stile tardo-rinascimentale,chiuso nella parte superiore da elementi decorativi costituiti da racemi e foglie.La chiesa è a navata unica con tre nicchioni laterali per lato,con volta tutto sesto.Al suo interno è ancora possibile ammirare un maestoso organo a mantice.
  • Chiesa del Rosario (XVII secolo)
  • Santuario della Madonna di Francavilla, situato nel bosco e costruito sulla chiesetta di S.Maria di Sala.
  • Chiesa del Purgatorio o Anime Purganti,costruita sui resti di una cappella della prima metà del '700

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Istruzione[modifica | modifica wikitesto]

A Palazzo San Gervasio è presente l'Istituto d'Istruzione Secondaria Superiore "Camillo d'Errico" che comprende il Liceo linguistico e l'Istituto Tecnico Commerciale e per Geometri.

La scuola è dedicata a Camillo d’Errico (1821-1897), rappresentante del popolo palazzese, membro di una delle famiglie borghesi più potenti ed illustri della Basilicata nel periodo compreso tra la fine del ’700 e ’800. Studioso e umanista, fedele alla tradizione dei suoi antenati, collezionò nella sua casa una ricca raccolta di libri, conservati nella Biblioteca provinciale di Matera, ed una interessante pinacoteca, donate nel 1897 al Comune di Palazzo San Gervasio, attraverso l’istituzione di un Ente morale.

Alla metà degli anni ’90, in piena sintonia con la vocazione dell’Istituto ad offrire risposte alle esigenze di una società sempre più complessa, fu istituito il Progetto SIRIO che, in linea con le direttive dell’Unione Europea offre soluzioni per il recupero delle carenze nella formazione di base, per la riconversione professionale e per l’educazione permanente, così da andare incontro alle nuove esigenze di cultura avanzate da strati sempre più vasti della cittadinanza. A Palazzo San Gervasio sono inoltre presenti tre scuole materne, di cui due statali e una privata, la scuola elementare "Don Bosco" e la scuola media "Galileo Galilei".

Dialetto[modifica | modifica wikitesto]

Il dialetto palazzese fa parte dei dialetti dell'area apulo-lucana, riscontrabili nella zona orientale e nord-orientale della Basilicata.Caratteristica del dialetto del Vulture-Melfese è la fonetica composta da vocali, in genere aperte.

Gastronomia[modifica | modifica wikitesto]

Prodotti tipici di Palazzo sono i dolci natalizi come i Couzuncigghjə (calzoncelli,con ripieno di pasta di ceci cotti nel vin cotto di fichi o vino), u' Còzonə (il calzone,con mandorle,noci e fichi secchi), i Crəspegghjə (le crespelle,con vin cotto oppure con miele), i Pèttələ (pettole) ossia frittelle fatte con pasta di farina lievitata e lavorata,che la tradizione vuole per la vigilia di Natale. Sempre tra i dolci, si ricordano la Scarcegghjə (la scarcella), dolce con uovo sodo, della tradizione pasquale che prende forme diverse a seconda che sia preparato per bambini o per bambine e i Laghənə chə məgghieichə lagane con la mollica) tipici delle feste pasquali. Tra le specialità gastronomiche palazzesi troviamo inoltre il Sanguinaccio dolce: crema fatta con sangue di maiale con l'aggiunta di ingredienti come vaniglia e cacao amaro e le Ciambelleinə(ciambelle): una ciambella glassata, tipico dolce nuziale. Fra i primi piatti invece vanno menzionate le orecchiette al sugo di coniglio, e i Capondə (capunti): particolare tipo di pasta fatta in casa. Un'altra specialità caratteristica del paese sono i peperoni cruschi, cioè croccanti(Iavəlicchjə): peperoni rossi essiccati che vengono scottati nell'olio d'oliva, spesso utilizzati come condimento nella pasta o in altri cibi.Un piatto d'onore della Pasquetta è il cosiddetto "vredett" (brodetto) preparato con finocchietto selvatico,brodo e carne d'agnello e con l'aggiunta di uova.

Manifestazioni ed eventi[modifica | modifica wikitesto]

  • 1ª domenica dopo Pasqua - Festa in onore della Madonna di Francavilla (in paese)
  • 13 giugno - Festa patronale in onore di Sant'Antonio da Padova
  • 16 agosto - Festa in onore di San Rocco
  • 1ª domenica di settembre - Festa in onore della Madonna di Francavilla (al Santuario)

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Abitanti censiti[3]

Persone legate a Palazzo San Gervasio[modifica | modifica wikitesto]

Cultura e media[modifica | modifica wikitesto]

A metà degli anni '80 a Palazzo San Gervasio operò un'emittente radiofonica che curiosamente era denominata come una milanese: Radio Peter Flowers. Fondata e diretta da Giuseppe Saponara, l'emittente aveva sede in Via Cuspide 27.

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

-Nel 1963 fra Palazzo San Gervasio e la vicina cittadina di Minervino è stato girato il film I basilischi, per la regia di Lina Wertmüller,film debutto della regista che meritò la "Vela d'argento" al Festival di Locarno del 1963 oltre ad altri premi - in seguito - anche a Londra e a Taormina.

-Nel 1996 è stato invece girato il film Ninfa plebea, sempre per la regia di Lina Wertmuller con Stefania Sandrelli, Raoul Bova, Lorenzo Crespi, musiche di Ennio Morricone,

Trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Ferrovie[modifica | modifica wikitesto]

Autobus[modifica | modifica wikitesto]

Aeroporti[modifica | modifica wikitesto]

  • Aeroporto di Salerno-Pontecagnano a 151 km (circa 1h 52min in auto).
  • Aeroporto Internazionale di Bari-Karol Wojtyla, 89 km (circa 1h in auto).

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Dato Istat - Popolazione residente al 30 settembre 2012.
  2. ^ Dato Istat al 31/08/2011
  3. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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