San Fele

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San Fele
comune
San Fele – Stemma
San Fele – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Basilicata-Stemma.svg Basilicata
Provincia Provincia di Potenza-Stemma.png Potenza
Amministrazione
Sindaco Donato Sperduto (Coalizione di Centrosinistra - PD - SEL - PSI - Realtà Italia) dal 27/05/2014 (III mandato)
Territorio
Coordinate 40°49′00″N 15°32′00″E / 40.816667°N 15.533333°E40.816667; 15.533333 (San Fele)Coordinate: 40°49′00″N 15°32′00″E / 40.816667°N 15.533333°E40.816667; 15.533333 (San Fele)
Altitudine 920 m s.l.m.
Superficie 97,7 km²
Abitanti 3 085[1] (agosto 2014)
Densità 31,58 ab./km²
Frazioni Agrifoglio, Armatieri, Cecci, Cerrito, Difesa, Masone, Montagna, Pierno, Priore, Signorella
Comuni confinanti Atella, Bella, Castelgrande, Filiano, Muro Lucano, Rapone, Ruvo del Monte
Altre informazioni
Cod. postale 85020
Prefisso 0976
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 076076
Cod. catastale H831
Targa PZ
Cl. sismica zona 1 (sismicità alta)
Nome abitanti sanfelesi
Patrono San Sebastiano
Giorno festivo 20 gennaio
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
San Fele
Posizione del comune di San Fele all'interno della provincia di Potenza
Posizione del comune di San Fele all'interno della provincia di Potenza
Sito istituzionale
(LA)
« Tancredus Sancti Felís dixit Sanctum Felem, quem tenet esse feudum... »
(IT)
« Tancredi di Santo Felice, detto Santo Fele, signore del feudo... »
(Attestato degli anni 1150-1168, dal Catalogo dei Baroni[2])

San Fele è un comune italiano di 3.085 abitanti[1] della provincia di Potenza, in Basilicata. È situato nella parte nord-occidentale della Basilicata, tra il Monte Castello e il Monte Torretta e fa parte della Comunità Montana del Vulture. Storicamente proviene dal feudo corrispondente alla Valle di Vitalba, insieme a Rionero in Vulture, Monticchio (Rionero in Vulture), Sant’Andrea, Montemarcone, Castel Lagopesole, Montesirico, Rapone. Il suo nome in origine è riportato come Santo Felice, che per contrazione è mutato prima in Santo Fele ed infine al nome d'oggi. È un comune prettamente rurale. È noto per la nascita di San Giustino de Jacobis e per la presenza di uno dei più antichi e misteriosi santuari della Basilicata: Santa Maria di Pierno.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

In epoca antica, il territorio di San Fele fu abitato dagli Ausoni, che lasciarono diverse testimonianze nel circondario del comune. Il nucleo della città ebbe origine nel 969, con l'edificazione di un castello fortezza, voluto da Ottone I di Sassonia per avvistare e fronteggiare eventuali assedi da parte dei Bizantini e, circa un secolo dopo, iniziarono a sorgere intorno al presidio i primi centri abitati. Il quartiere sviluppatosi lungo le pendici del Monte Castello è stato rinominato "Rione Costa".

San Fele, quartiere Costa

Il castello fortezza era "di forma bislonga e fabricato a guisa di un vascello [...] Federico II lo strinse anchora, e per renderlo del tutto inespugnabile, e lo fiancheggiò di alcune mezze lune e torrioni"; questo è quanto riportato nella relazione di Ardoini del 1674[3], ma al tempo in cui scriveva era "quasi distrutto e con la sola prospettiva di mura".

Nel 1036, alcuni ribelli milanesi che osteggiarono l’arcivescovo di Milano furono confinati a San Fele e, liberati da Corrado II, rimasero ivi a causa dell’epidemia che colpì Milano. Gli esuli milanesi si imparentarono con le popolazioni della vicina valle di Vitalba, formando le prime famiglie della città. Per porre fine allo scontro tra normanni e papato, San Fele ospitò Ruggero II e il papa Onorio II, ove iniziarono a stipulare i primi accordi di pace. Sotto la dominazione angioina, la città fu affidata ai feudatari Giovanni Gaulard, Drogone di Beaumont, Guglielmo di Melun.

Dal 1432 il feudo di San Fele fu amministrato da Troiano Caracciolo, 1º Duca di Melfi, e dai suoi successori fino al 1613, quando subentrò la famiglia Doria, che mantenne la proprietà fino al 1811. Nel 1456, un terribile terremoto sconvolse San Fele, danneggiando la Chiesa di Pierno.

Nel 1799 la popolazione innalzò l'Albero della libertà. L'euforia per la nuova era, la Repubblica Napoletana (1799), svanì presto e molti furono giustiziati.

All'indomani dell'unità d'Italia, tutta la zona fu coinvolta nel brigantaggio e famosi briganti come Giovanni Fortunato, detto "Coppa", Vito Di Gianni, detto "Totaro" e Francesco Fasanella, detto "Tinna", si distinsero come luogotenenti del famigerato capomassa Carmine Crocco.

Come tutti i paesi del Mezzogiorno, San Fele ha subito una forte emigrazione, che si può suddividere in due fasi:

Tuttavia, ulteriori motivazioni che spinsero molti cittadini di San Fele ad abbandonare la propria terra e che presentavano carattere prettamente locale, generarono da due eventi geofisici di particolare gravità:

Rilevante la presenza di Sanfelesi in Australia ed in particolare nella città di Sydney ove si contano ormai più persone (oltre 3000) rispetto al paese di origine.

L'emigrazione degli ultimi anni è costituita da giovani che raggiungono le più importanti città italiane (in particolare Torino, Milano, Firenze, e Roma).

Simboli[modifica | modifica wikitesto]

San Fele-Stemma.png

Questa è la descrizione araldica dello stemma:

« Tre monti e sul medio un genio ignudo alato con un globo nella mano sinistra »

Evoluzione demografica[modifica | modifica wikitesto]

Dem. XVII/XVIII sec [5]
Anno 1656 1668 1732 1795
Abitanti 2795 2853 3200 5800

Abitanti censiti[6]

Sismologia[modifica | modifica wikitesto]

Il comune è classificato dal Dipartimento della Protezione Civile in zona 1[7]), cioè presenta un rischio sismologico molto alto.

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica wikitesto]

San Fele sl.png
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Panoramica del borgo medievale di San Fele

Architetture militari[modifica | modifica wikitesto]

Ruderi del castello fortezza[modifica | modifica wikitesto]

Costruito da Ottone I di Sassonia nel X secolo. In epoca sveva divenne luogo di temporanea prigionia di Enrico VII di Germania, figlio di Federico II. Un altro figlio dell'imperatore, Enrico Carlotto, venne confinato nel castello locale, questa volta per mano del fratello Corrado IV, nuovo regnante, il quale, secondo alcune fonti, l'avrebbe fatto uccidere dal castellano Giovanni Moro. Sotto la dominazione angioina, la città fu affidata ai feudatari Giovanni Gaulard, Drogone di Beaumont, Guglielmo di Melun. È ricordato per essere stato anche il luogo della prigionia di Giovanna I di Napoli. Carlo d'Angiò fece ristrutturare ed ampliare il castello nel 1270.

Architetture civili[modifica | modifica wikitesto]

Pal. Frascella

Palazzo Frascella[modifica | modifica wikitesto]

È un'imponente architettura posta sotto il Monte Castello e si caratterizza per il riuso di materiali da costruzione crollati dopo i terremoti; in particolare qui sono stati usati conci di pietra provenienti dalla fortezza di Ottone I di Sassonia. Una torre in stile normanno incorporata nel palazzo non è altro che ciò che restò in piedi dell'antica chiesa di San Sebastiano, il patrono della città, dopo il terremoto del 1456.

Palazzo Stia[modifica | modifica wikitesto]

Fu la casa del generale dell'esercito italiano postunitario Francesco Stia, chiamato a fermare il fenomeno del brigantaggio.

Palazzo Faggella[modifica | modifica wikitesto]

Uno tra gli edifici principali della città, edificato nel XVII secolo, appartenuto al casato Faggella, che ha generato personaggi famosi in vari campi. Oggi è sede del Comune.

Casa di confino di Manlio Rossi-Doria[modifica | modifica wikitesto]

In pieno centro storico si trova la casa in cui fu confinato dalla dittatura fascista Manlio Rossi-Doria. Per ricordarne il soggiorno, dal giugno al dicembre 1940, il Comune di San Fele ha posto una targa dinanzi all'ingresso dell'edificio.

Architetture religiose[modifica | modifica wikitesto]

Chiesa madre

Chiesa di Santa Maria della Quercia[modifica | modifica wikitesto]

Costruita nel 1514, la Chiesa Madre si trova ai piedi del Monte Castello, nella zona più alta della città. L'impianto principale a tre navate, a croce greca, risale al XVI secolo, mentre la cupola è del XVIII secolo. È stata costruita riutilizzando materiale residuo di crolli del castello e delle mura. All'interno ci sono un antico crocifisso ligneo di gran pregio e una grande tela di ignoto autore del ‘600, raffigurante Santa Rosa da Viterbo. Nella navata sinistra è stata posizionata un'urna contenente le reliquie di San Giustino de Jacobis; mentre all'esterno, sulla scalinata principale, sempre in onore del Santo, è stata eretta una Statua in memoria della sua canonizzazione, avvenuta nel 1975.

Santa Maria di Pierno

Badia di Santa Maria di Pierno[modifica | modifica wikitesto]

Il santuario della Madonna di Pierno, chiesa e resti di un antico monastero, si trova su un altopiano boschivo a circa dieci chilometri dalla città. San Guglielmo da Vercelli volle la costruzione del santuario Mariano. L'impianto dell’architetto Sarolo di Muro, risalente al XII secolo, è stato alterato nel tempo a causa di crolli e successivi rimaneggiamenti. L'ala ovest del monastero è ben conservata e utilizzata come abitazioni private. A monte della chiesa sono stati effettuati scavi archeologici che hanno riportato alla luce i resti dell'antica badia, costruita probabilmente sovrapponendosi a una minore ma analoga struttura di epoca prenormanna.

Casa natale di San Giustino de Jacobis[modifica | modifica wikitesto]

La casa in cui nacque San Giustino de Jacobis, il 9 ottobre 1800, si trova nel centro storico di San Fele. Recentemente restaurata, è meta di pellegrinaggi religiosi.

Turismo[modifica | modifica wikitesto]

Escursionismo[modifica | modifica wikitesto]

Le cascate di San Fele si formano lungo il corso del torrente Bradano (conosciuto anche come Bradanello, per distinguerlo dal Fiume Bradano), che nasce in località Matise, per poi confluire nella Fiumara di Atella. A monte dell'abitato di San Fele il torrente procede con numerose cascate, chiamate localmente anche "U uattenniere", nome dialettale della Gualchiera, macchina utilizzata in passato per follare la lana sfruttando la forza dell'acqua. Ci sono anche resti di antichi mulini ad acqua, i quali hanno cessato di funzionare negli anni '30 del XX secolo. I sentieri che conducono alle Cascate di San Fele si articolano lungo vecchie mulattiere, di cui se ne servivano coloro che abitavano in località Montagna per giungere in paese. Tra questi, il sentiero che parte dal Monte Castello (937 m s.l.m.), dal quale è possibile osservare il Vulture e la Valle di Vitalba. La cascata più alta è detta “U urtone”. Ad oggi sono accessibili al pubblico:

  • cascata U Uattënniérë, da "gualchiera";
  • cascata degli Innamorati, nome attribuito a seguito della miniserie televisiva sul Brigante Carmine Crocco girata a San Fele;
  • cascata U Paradisë, il Paradiso.
  • cascata U Urtonë, che origina da uno degli affluenti del torrente Bradano, nel vallone Corbola

La comunità locale è impegnata in lavori di ripristino di ulteriori aree.

Parchi[modifica | modifica wikitesto]

  • Percorso naturalistico attrezzato del Bosco Santa Croce, la zona quindi del santuario di Santa Maria di Pierno: castagneto, faggeta e abetaie, habitat naturale di lepre selvatica, volpe e cinghiale.
  • Bosco Monte dello Squadro: attrezzato per soste e visite, è abitato dalla stessa fauna del Santa Croce ed è ricco di sorgenti di acqua naturale.

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

Gastronomia[modifica | modifica wikitesto]

La gastronomia sanfelese rientra per molti aspetti in quella regionale e la completa. Ecco alcune specialità.

Acquasale

Antipasti

  • Acquasalë fréddë (pane raffermo ammorbidito con acqua fredda e condito con pomodoro, cipolla, sale e origano)

Primi piatti

  • Cavatiéddè, fusiddë e avrècchjëtèddè (pasta fatta in casa condita con la radice amara cren o rafano, “u rafënë” in dialetto)
  • Laghënë e fasulë (piatto unico composto da tagliatelle fatte in casa e fagioli)
  • Mëgliazze, pizzë dë grandinjë, farënatë (preparati a base di farina di mais)
  • Trëhiddë cu a muddichë (pasta fatta in casa con aggiunta di mollica di pane)

Secondi piatti

  • Cutturriéddë (bollito di carne di pecora o montone con verdure)
  • Marrë (Involtino di interiora di agnello, capretto o maiale)
  • Mugliulatiéddë (Involtini di trippa di agnello o capretto, con ripieno a base di carne)
  • Suffrittë (soffritto di spezzatino di carne)

Dolci

  • Cavëzone d’ cicër e castagnë (dolce natalizio a base di ceci, cioccolato e castagne)
  • Sangunuaccë (impasto di sangue di maiale con uva passa e cioccolata)
  • Scarpèddë cu-r mustë cuòttë (pasta di pane fritta e condita con mosto rappreso sul fuoco)

Religione[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa.

La maggioranza della popolazione è di religione cristiana di rito cattolico appartenenti alla Diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa.

Feste Religiose

San Giustino
  • 20 gennaio: Festa del Patrono San Sebastiano
  • 1ª domenica di maggio: Festa della Madonna di Pierno
  • 30 luglio: Festa di San Giustino de Jacobis
  • 15 agosto: Festa della Madonna di Pierno
  • 8 settembre: Festa della Madonna di Pierno
Soul's events

Spiritualia[modifica | modifica wikitesto]

È un evento di mezz'estate organizzato dal Comune con il patrocinio della Regione che coniuga i temi della spiritualità tanto esternata in Basilicata (a San Fele stessa c'è il culto di San Giustino de Jacobis) ai linguaggi della contemporaneità, in particolare ponendo un tema umanistico a ospiti di caratura nazionale, nel campo delle lettere, dello spettacolo, dell'arte e della cultura. I palchi sono montati nelle suggestive piazze e terrazze del borgo medievale.ù

Curiosità

San Fele è stata uno dei luoghi di ripresa per la miniserie televisiva Il generale dei briganti (2012) di Paolo Poeti.

Persone legate a San Fele[modifica | modifica wikitesto]

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica wikitesto]

Strade[modifica | modifica wikitesto]

Le principali direttrici stradali che interessano San Fele sono:

Mobilità urbana[modifica | modifica wikitesto]

Le principali linee sono:

Amministrazione[modifica | modifica wikitesto]

Gemellaggi[modifica | modifica wikitesto]

San Fele è gemellata con:

Sport[modifica | modifica wikitesto]

Dal 1995 il territorio di San Fele, zona montagna, ospita la Prova Speciale più importante, perché più lunga e selettiva, del Rally Puglia & Lucania che ad ottobre 2013 vedrà la 25ª Edizione; nel Centro Abitato in Località Grave si tiene in Parco Assistenza di questa gara che costituisce il più importante appuntamento sportivo della Basilicata avendo validità per i Campionati Italiani "Trofeo Rally Terra" e "Cross Country Rally" ed il Campionato F.I.A. Central European Zone di quest'ultima specialità riconducibile al modello DAKAR.

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b ISTAT, Bilancio demografico (provvisorio), febbraio 2014.
  2. ^ Catalogus Baronum (aa. 1150-1168) n. 482
  3. ^ "Descrizione dello Stato di Melfi", Pier Battista Ardoini, vice-governatore pro-interim del Feudo di Melfi, nominato dai Doria
  4. ^ http://stefanoduri.altervista.org/frane/frane_ex.php; archivio frane Basilicata
  5. ^ "Il Principato di Melfi - Vicende storiche di un antico stato feudale", Rosanna Ciriello, Basilicata Regione Notizie, 1996.
  6. ^ Statistiche I.Stat - ISTAT;  URL consultato in data 28-12-2012.
  7. ^ Rischio sismico per provincia su protezionecivile.it.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Luigi Martuscelli, Numistrone e Muro Lucano, Napoli, Stabilimento Tipografico Pesole, 1896.
  • Giustino Fortunato, Santa Maria di Vitalba, Trani, V. Vecchi, 1898.
  • Giustino Fortunato, Notizie storiche della Valle di Vitalba, 6 voll., Trani, V. Vecchi, 1898-1904.
  • Pierfrancesco Rescio, Archeologia e storia dei castelli di Basilicata e Puglia, Consiglio Regionale di Basilicata, 1999.
  • L'Unità, Zangheri: <<il paese reggerà la prova>>, di Arturo Giglio, Mercoledì 24 dicembre 1980.
  • Concetta Cirigliano, Donato Di Giacomo il tutor degli emigrati', Mondo Basilicata, 2007

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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