Nominativo

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Il nominativo è un caso della declinazione di diverse lingue antiche e moderne. Esso viene normalmente usato per indicare il soggetto che compie l'azione, come nella frase "Luigi legge il libro", oppure per indicare una qualità dell'azione, nel caso del verbo essere usato come copula. Esempio: "Il libro di Luigi è bello". Tradizionalmente, nelle lingue che utilizzano i casi, il nominativo è considerato quello fondamentale, e quindi sarà la forma che si trova nei vocabolari, magari affiancata dal genitivo per specificare la declinazione come nel caso del latino o del greco antico.

Il nominativo nella lingua latina[modifica | modifica sorgente]

In latino vi sono anche altri usi del nominativo: per esempio, nella frase Urbs Roma caput mundi vocatur («la città di Roma è chiamata la capitale del mondo») figurano sia un complemento di denominazione (Roma) che un complemento predicativo del soggetto (caput).

Nel passaggio dal latino all'italiano, tuttavia, non fu generalmente conservata la forma del nominativo singolare, ma quella dell'accusativo singolare, a seguito della lenizione e scomparsa della /m/ finale. Tale fenomeno, già ampiamente operante in età classica, non è documentato che molto successivamente nella scrittura, ma era operante con continuità nella poesia, dove la prosodia della lingua permetteva la sinalefe di parole contigue di cui la prima terminante per "m" preceduta da vocale. Non è spiegabile la scansione di versi come

« monstrum horrendum informe ingens cui lumen adempto »
(Virgilio, Eneide, III, 658)

senza presupporre nella pronuncia la lenizione o la scomparsa di /m/ e /h/.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]