Grammatica latina
La lingua latina deriva direttamente dall'antica lingua indoeuropea comune, pur presentando caratteristiche simili a molti altri idiomi. Essa ha subito notevoli mutamenti morfologici e fonetici che ne hanno modellato la forma del corso dei secoli.
Pur essendo il latino una lingua estinta nel senso strettissimo (anche se è la lingua ufficiale del Vaticano), ad oggi la grammatica latina è studiata in molte parti del mondo e anche in Italia, dove è materia di studio nei licei: classico, scientifico, delle scienze umane e linguistico.
[modifica] Sistema di scrittura
| Per approfondire, vedi Scrittura e pronuncia del latino. |
L'alfabeto latino, che deriva dalle versioni etrusche dell'alfabeto greco, è composto da 24 lettere.
A B C D E F G H I K L M N O P Q R S T U V X Y Z
Sono da farsi alcune osservazioni sulle lettere:
- in epoca arcaica e classica erano in uso solo le lettere maiuscole, così come per il greco antico; le minuscole furono introdotte da Carlo Magno e poi molto utilizzate dagli ecclesiastici; ad ogni modo, bisogna tener presente che vanno maiuscoli, oltre a tutti i nomi propri di persona, animale, divinità, luogo ecc. anche i nomi di popolo (es. Romani, Helvetii, Graeci) con i relativi aggettivi, quelli dei giorni del calendario (Kalendae, Iduus, Nonae) e dei mesi (Ianuarius, Februarius, ecc.), ma rimangono minuscoli i verbi dai nomi propri derivati (graecissare).
- i grafemi U e v furono introdotti nel Cinquecento dall'umanista francese Pietro Ramo (si chiamano infatti lettere ramiste) per distinguere i fonemi /u/ e /w/ dal fonema /v/: nel latino classico esistevano solo i fonemi /u/ e /w/; il fonema /v/, introdotto più tardi, non aveva un suo grafema e veniva scritto V (minuscolo u), proprio come i fonemi /u/ e /w/;
- le lettere Y e Z sono mutuate dal greco.
[modifica] Pronuncia moderna
Esistono varie tradizioni di pronuncia del latino. Le principali sono la pronuncia restituta e quella ecclesiastica. La prima cerca di avvicinarsi alla pronuncia del latino classico, la seconda invece, maggioritaria nel volgo della Penisola già in età tardo-antica, è stata trasmessa ininterrottamente dalla Chiesa di Roma e diffusa in tutta l'Europa di rito latino almeno fino alla Riforma protestante. Attualmente la pronuncia ecclesiastica, oltre ad essere la pronuncia ufficiale della Chiesa Cattolica, è anche quella preferita dai manuali di latino in Italia, mentre negli altri Paesi europei si preferisce spesso adottare la pronuncia restituta. Sono diffuse altresì, almeno in Francia, Germania e Regno Unito, pronunce nazionali originatesi in età moderna a seguito della separazione delle Chiese e delle politiche centraliste degli stati nazionali. In queste pronunce il latino viene letto secondo le regole fonetiche ed ortografiche delle lingue nazionali rispettive. Qui di seguito la tabella riassuntiva delle pronunce delle lettere e dei digrammi secondo le due principali tradizioni di lettura.
| P. restituta | P. ecclesiastica | |
| A | /a/, /aː/ | /a/, /aː/ |
| B | /b/ | /b/ |
| C | /k/ | /k/, /ʧ/ |
| D | /d/ | /d/ |
| E | /e/, /ε/, /eː/, /εː/ | /e/, /ε/, /eː/, /εː/ |
| F | /f/ | /f/ |
| G | /g/ | /g/, /ʤ/ |
| H | /h/ | muta |
| I | /i/, /iː/, /j/ | /i/, /iː/, /j/ |
| K | /k/ | /k/ |
| L | /l/ | /l/ |
| M | /m/ | /m/ |
| N | /n/, [ɱ], /ŋ/ | /n/, [ɱ], [ŋ] |
| O | /o/, /ɔ/, /oː/, /ɔː/ | /o/, /ɔ/, /oː/, /ɔː/ |
| P | /p/ | /p/ |
| Q | /kʷ/ | /kʷ/ |
| R | /r/ | /r/ |
| S | /s/ | /s/, /z/ |
| T | /t/ | /t/ |
| V | /u/, /uː/, /w/ | /u/, /uː/, /w/, /v/ |
| X | /ks/ | /ks/ |
| Y | /y/ | /i/ |
| Z | /ʣ/ | /ʣ/ |
| AE | /ae/ | /eː/, /εː/ |
| OE | /oe/ | /eː/, /εː/ |
| AU | /aw/ | /aw/ |
| CH | /kh/ | /k/ |
| TH | /th/ | /t/ |
| PH | /ph/ /ɸ/ (/f/) | /f/ |
| GN | /gn/ | /ɲ/ |
Alcune precisazioni vanno fatte per le consonanti:
- h si legge con una leggerissima aspirazione (era essa infatti la deformazione della lettera fenicia indicante l'aspirazione), che viene generalmente omessa nel latino ecclesiastico;
- c e g in origine indicavano sempre rispettivamente i suoni velari /k/ (l'italiano casa) e /g/ (gatto), poi nel latino ecclesiastico andarono ad indicare rispettivamente sia /k/ e /g/ sia /ʧ/ (cera) e /ʤ/ (gelo), nei casi previsti anche dall'ortografia italiana, cioè davanti alle lettere e ed i (pronunciata sempre, anche se consonantizzata: dulcia si leggerà /ˈdulkia/ in classico e /ˈdulʧja/ in ecclesiastico, ma non /ˈdulʧa/), oltre che davanti ai dittonghi oe ed ae (vedi poi);
- s in latino classico era sempre /s/, sorda (come nell'italiano sole), poi cominciò, in posizione intervocalica, a mutarsi in /z/, sonora (come l'italiano rosa), pur mantenendo il suo suono originario ad inizio parola e vicino ad altre consonanti (rosa: class. /ˈrɔsa/, eccl. /ˈrɔza/; sol: /sol/ in ambedue le pronunce);
- i digrammi ph, th e ch derivano dalla traslitterazione delle lettere aspirate greche, probabilmente pronunciate come occlusiva seguita da aspirazione; il primo, forse originariamente pronunciato /ph/, poi /ɸ/ (una specie di p "soffiata"), divenne col tempo /f/ (philosophia, in classico /philosoˈphia/ oppure /ɸilosoˈɸia/, in ecclesiastico /filozoˈfia/); il secondo era letto /th/ (come la t iniziale in inglese o tedesco), poi passato alla semplice /t/ (Thule: class. /ˈthule/, eccl. /ˈtule/); il terzo era invece letto /kh/ (come k iniziale in tedesco o inglese), per poi passare semplicemente a /k/ (Christus: class. /ˈkhristus/, eccl. /ˈkristus/).
- ti seguito da vocale si leggeva /ti/ in epoca classica, poi passò a /tj/ e poi ancora a /ʦj/ (come l'italiano dizione; ratio: class. /ˈratio/, eccl. /ˈratsjo/); il ti comunque si legge normalmente quando la i è lunga (vedi poi);
- gn, pronunciato /gn/ in epoca classica, divenne poi /ɲ/ (cioè come l'italiano gnomo; gnosco: class. /ˈgnosko/, eccl. /ˈɲosko/);
- gl è sempre pronunciato /gl/, come l'italiano glicine, glassa.
Per quanto riguarda le vocali, in latino sono 5 (a, e, i, o, u) più la y usata per le parole greche (pronunciata /y/, cioè come la ü francese o norditalica, o come semplice /i/). Il latino distingue tra vocali brevi (contrassegnate dal segno ˘ sovrascritto, esempio: rosă), lunghe (segno ¯, esempio: Romanī) e ancipiti o bifronti, cioè brevi o lunghe a seconda della necessità, (segno _̌, esempio mihi). Le vocali lunghe hanno una durata quasi doppia delle brevi.
Le semivocali, invece, sono tre:
- /j/ (come iena) nel latino classico veniva usato per pronunciare le "i" ad inizio parola seguite da vocale oppure quelle intervocaliche (ius /ˈjus/, Gaius /gaˈjus/); nel latino ecclesiastico spesso si utilizza la lettera j per questo fonema se ad inizio parola (Iulius divenne Julius) oppure si mantiene il grafema i; inoltre nell'ecclesiastico il fonema /j/ viene usato anche per pronunciare le i seguite da vocale ma precedute da consonante, che nel classico erano invece probabilmente lette come /i/ vocaliche (orior, class. /ˈorior/, eccl. /ˈorjor/);
- /w/ era molto frequente nel latino classico, ma man mano, ad inizio parola o intervocalico, mutò in /v/, tanto che si decise di distinguere la lettera v dalla u, un tempo usate indifferentemente (inizialmente V, u; poi V, v e U, u);
- la e semivocale dei dittonghi ae ed oe
I dittonghi sono sempre lunghi.
i dittonghi /j/ + vocale si trovano frequentemente (iam, /ˈjam/); quelli vocale + /j/ nel passaggio dal latino arcaico a quello classico scomparvero: gli arcaici ai (/aj/) ed oi (/oj/) passarono infatti nei classici ae ed oe, mentre quelli residui (ei, ui) non vengono solitamente considerati dittonghi se non nel latino ecclesiastico (class. /ei/, /ui/, eccl. /ej/, /uj/) o in alcune parole derivate dal greco; yi, derivato dal greco, è dittongo nel classico (/yj/), ma non nell'ecclesiastico, dove rimane come /i/ semplice (Arpyia: class. /arˈpyja/, eccl. /arˈpia/).
Con la /w/ i dittonghi sono frequentissimi nel latino classico, soprattutto quelli /w/ + vocale, poi quasi tutti scomparsi nell'ecclesiastico col passaggio /w/ > /v/ (veritas: class. /ˈwεritas/, eccl. /vεritas/); rimangono naturalmente i dittonghi preceduti da q (questus: /ˈkʷestus/ in ambedue le pronunce). Va precisato che se la u è preceduta da consonante e seguita da vocale, generalmente non fa dittongo (metuenda: /metuˈenda/ e non /meˈtwenda/; cornua: /ˈkɔrnua/ e non /ˈkɔrnwa/). Il dittongo principale con /w/ è au (/aw/), che in italiano si è mutato nei fonemi della o. Il digramma eu non sempre è dittongo: se deriva dall'omologo dittongo greco, allora si conserva anche in latino (Europa: /ewˈrɔpa/). Nei nomi come Περσεύς (Perseus) o Οδυσσεύς (Odysseus), appartenenti in latino alla seconda declinazione, il dittongo è trattato in modo altalenante: al nominativo resta dittongo (e infatti, ad esempio, Perseus è bisillabo, Per-seus, e porta l'accento sulla prima sillaba per la legge della baritonesi), negli altri casi invece il dittongo si scinde sostituendo a -us le varie uscite dei casi; la causa risiede probabilmente nel fatto che i Latini, adattando questo tipo di nomi alla loro lingua, hanno associato la terminazione -us al nominativo singolare della seconda declinazione.
I dittonghi più frequenti sono però ae ed oe: in latino classico venivano letti normalmente, mentre in quello ecclesiastico sono letti come /e/ (Aeneades: class. /aeˈnεades/, eccl. /eˈnεades/; caelum, class. /kaelum/, eccl. /ʧelum/).
Se due vocali non formano dittongo è possibile trovare posta sulla seconda lettera la dieresi ˙˙ (esempio: aër /aer/ in ambedue le pronunce).
[modifica] L'accento
L'accento latino, come quello italiano, è di natura tonica (a differenza di quello musicale greco). In latino vigono due leggi in proposito: la baritonesi, secondo cui l'accento non cade mai sull'ultima sillaba, e la legge della terzultima, che dice che l'accento non va mai oltre la terzultima sillaba.
Da queste due regole consegue che l'accento può cadere solo sulla penultima e terzultima sillaba, o, in altri termini, che le parole possono essere o piane o sdrucciole.
La baritonesi ha tuttavia qualche apparente eccezione: un numero minimo di parole derivate da troncamenti conservano l'accento sulla sillaba prima penultima e poi divenuta ultima, oltre ad alcuni nomi di popolo imparisillabi della terza declinazione: illìc, illùc, illàc (lì, verso lì, per di là), in origine illice, illuce, illace; Arpinàs (-atis, Arpinate) e Samnìs (-itis, Sannite).
La posizione dell'accento tonico è determinata secondo la legge della penultima dalla quantità della penultima sillaba: se essa è lunga, avrà l'accento (es: dulcēdo, pronunciato dulcédo /dulˈkeːdoː/, dolcezza); se è breve, l'accento andrà alla terzultima sillaba (esempio nemŏra, pronunciato nèmora /'nemora/, le foreste). Nel raro caso in cui sia ancipite, saranno valide entrambe le opzioni.
[modifica] La trascrizione di parole straniere in latino
| Per approfondire, vedi Scrittura e pronuncia del latino#L'influenza del greco. |
Nel corso del tempo, con il sempre maggior coinvolgimento dei Romani con le popolazioni europee, il latino si arricchì di termini stranieri, che necessitavano di essere trascritti dagli alfabeti originari a quello latino.
Fu particolarmente intenso il flusso di parole greche verso il latino, dato il grande interesse romano per la cultura greca e l'enorme lessico matematico e filosofico della lingua dell'Ellade.
Per i nomi ebraici, entrati in uso con l'avvento del Cristianesimo, le trascrizioni furono fatte soprattutto da altre trascrizioni greche, divenute d'uso già da tempo con la traduzione greca della Bibbia (detta dei Settanta); da notare che la trascrizione dall'ebraico è particolarmente difficoltosa perché le vocali in esso vengono pronunciate ma non scritte.
[modifica] Morfologia
[modifica] Casi
La lingua latina di norma distingue le funzioni logico-grammaticali di sostantivi, aggettivi e pronomi servendosi di sei casi e di cinque declinazioni:
Indica il soggetto della frase, o il complemento predicativo del soggetto (esempio: "Cornelia sembra bella"), o la parte nominale (esempio: "Cornelia è una ragazza"). Parte nominale e complemento predicativo del soggetto sono definiti comunemente doppio nominativo.
Indica il possesso (generalmente), come nella frase "I capelli di Cornelia sono lunghi", svolgendo la funzione di complemento di specificazione. Ci sono anche altre funzioni:
-
- Genitivo soggettivo: L'amore di Giulio per Claudia.
- Genitivo oggettivo: Il desiderio di Claudia possedeva Giulio.
- Genitivo dichiarativo o epesegetico (vero e proprio complemento di specificazione): L'albero del melo.
- Genitivo di qualità: Un uomo di grande coraggio.
- Genitivo partitivo: Diversi dei miei amici sono andati in città.
- Genitivo locativo: Nell'isola di Creta regnava il re Minosse.
Indica un complemento di termine, come nella frase "Ha dato il biscotto al bambino". Altri usi:
-
- dativo di agente: Esprime l'agente quando viene usato con la coniugazione perifrastica passiva: puero opus faciendum est: "Il ragazzo deve fare il lavoro" (letteralmente "Il lavoro dev'essere fatto dal ragazzo").
- Dativo di riferimento spesso usato col dativo di fine o scopo (chiamato comunemente il doppio dativo). Esempio: "Il generale inviò truppe come aiuto (con lo scopo di) all'altro generale".
- Dativo di possesso: Mihi pecunia est, letteralmente "a me è il denaro" vale a dire "possiedo del denaro".
Indica il complemento oggetto (esempio: "Cornelia uccise Marco").
-
- Doppio accusativo: è il complemento predicativo dell'oggetto.
- Caratteristico è l'utilizzo dell'accusativo con i verbi impersonali piget (mi rincresce), pudet (mi vergogno), paenitet (mi pento), taedet (mi annoia), miseret (ho pietà), e con i verbi appellativi, estimativi, effettivi, elettivi e con verbi relativamente impersonali, come fallit, decet e iuvat. L'accusativo è inoltre utilizzato nella costruzione di alcuni verbi (come doceo, posco e flagito) che sono transitivi in latino ma intransitivi in italiano.
- Un particolare utilizzo dell'accusativo è l'accusativo alla greca o "di relazione". Esso viene retto solo da verbi transitivi attivi o deponenti. Esempio: "Puer nudus pedesque umeros apparuit", letteralmente: "apparve un fanciullo nudo i piedi e le spalle", quindi "con i piedi e le spalle nudi".
- Viene inoltre utilizzato per la formazione di vari complementi mediante l'aggiunta di specifiche preposizioni che richiedono questo caso (come in, per, ad, contra, apud...).
- Nelle proposizioni infinitive l'accusativo prende il posto del nominativo assumendone le funzioni di soggetto, di parte nominale del predicato o di complemento predicativo del soggetto.
- L'accusativo può anche indicare estensione di tempo,spazio ed età.
In tutte le declinazioni, i nomi di genere maschile e femminile formano l'accusativo aggiungendo la comune desinenza –m alla vocale tematica.
Svolge la funzione di complemento di vocazione in caso di discorso diretto (esempio: "Cornelia, vai fuori"). Il vocativo ha generalmente le stesse desinenze del nominativo, con l'eccezione (limitatamente al singolare) dei temi in –us e in –ius della seconda declinazione, nei quali il vocativo esce rispettivamente in –e e in –i, e di alcuni nomi propri di derivazione perlopiù greca.
L'ablativo è il caso che svolge le funzioni di più complementi, sia in forma pura (ablativo semplice) sia preceduto da preposizioni. L'ablativo semplice prende la funzione di complemento di tempo, mezzo (per le cose), agente e causa efficiente e altri.
L'ablativo latino assorbe le funzioni di tre casi dell'indoeuropeo: ablativo (con valore di allontanamento, separazione: e allora si parla di ablativo vero e proprio), locativo, strumentale (con valore eminentemente di mezzo, modo e causa: si parla allora di ablativo strumentale).
Mediante l'aggiunta di specifiche preposizioni (come in, ab, ex, de, cum) forma vari complementi (stato in luogo, origine, compagnia, modo, ecc.).
Il caso locativo si pone a parte non essendo presente nella grammatica latina moderna. Esso esprime il complemento di stato in luogo nei nomi di città, piccola isola[1] e villaggio singolari di prima e seconda declinazione, oltre che con un ristretto numero di nomi comuni come rus, domus ed humus. Il locativo ha desinenza -i, cosa che nei nomi di prima e di seconda declinazione lo porta ad avere terminazioni uguali a quelle del genitivo singolare (per la prima declinazione si noti che a+i = ae).
[modifica] Nomi
Come nella lingua italiana, i nomi sono propri o comuni e possono designare persone, animali, cose, entità astratte, azioni, ecc. I generi dei nomi sono tre: maschile, femminile e neutro. Il numero può essere singolare o plurale; diversamente dal greco, non esiste il duale. La principale differenza rispetto all'italiano, che non riguarda solo la morfologia di nomi, aggettivi e pronomi ma anche l'intera sintassi della frase, è il sistema dei casi. Non esiste l'articolo.
[modifica] Declinazioni
Esistono 5 declinazioni (in latino: declinationes, singolare declinatio). Quasi tutti femminili i sostantivi della prima e della quinta declinazione, mentre la maggioranza dei nomi della seconda e della quarta declinazione sono maschili e neutri, distinti fra loro per mezzo di casi retti differenti. La terza declinazione, che comprende in egual numero sostantivi di tutti i generi, è la più numerosa, mentre sono pochi i sostantivi della quinta declinazione, molti dei quali privi di plurale.
Le cinque declinazioni si differenziano fra loro per le diverse uscite del genitivo singolare:
- –ăe per la prima
- –ī per la seconda
- –ĭs per la terza
- –ūs per la quarta
- –ei per la quinta.
Numerose sono le comunanze fra le declinazioni; abbiamo l'uguaglianza fra le terminazioni dei casi retti dei sostantivi neutri (con la comune uscita in –a dei casi retti plurali neutri) e la sopracitata comune uscita in –m dell'accusativo singolare dei sostantivi maschili e femminili. Altre caratteristiche sono comuni a più declinazioni, come l'uscita in –rum (per la prima, la seconda e la quinta) o in –um (per la terza e la quarta) del genitivo plurale, o la terminazione in –is (per le prime due declinazioni) o in –bus (per le altre declinazioni) del dativo e ablativo plurale. È inoltre comune a più declinazioni l'uguaglianza fra la desinenza del genitivo singolare e del nominativo plurale, come avviene per la prima, la seconda e la quarta declinazione.
[modifica] Prima declinazione
| Per approfondire, vedi Prima declinazione latina. |
| singolare | plurale | |
| Nominativo | rosă | rosae |
| Genitivo | rosae | rosārum |
| Dativo | rosae | rosīs |
| Accusativo | rosăm | rosās |
| Vocativo | rosă | rosae |
| Ablativo | rosā | rosīs |
Rosa, rosae; femminile
[modifica] Seconda declinazione
| Per approfondire, vedi Seconda declinazione latina. |
Fanno parte della seconda declinazione nomi maschili, femminili e neutri con il tema vocalico o, che in molti casi varia in altre vocali. Appartengono alla declinazione sostantivi in –us, –er, –ir e in –um.
[modifica] Seconda declinazione: maschili e femminili in -us
| caso | singolare | plurale |
| Nominativo | lupŭs | lupī |
| Genitivo | lupī | lupōrŭm |
| Dativo | lupō | lupīs |
| Accusativo | lupŭm | lupōs |
| Vocativo | lupĕ | lupī |
| Ablativo | lupō | lupīs |
lupus,lupi
[modifica] Seconda declinazione: maschili in -er o -ir
| caso | singolare | plurale |
| Nominativo | puĕr | puerī |
| Genitivo | puerī | puerōrŭm |
| Dativo | puerō | puerīs |
| Accusativo | puerŭm | puerōs |
| Vocativo | puĕr | puerī |
| Ablativo | puerō | puerīs |
puer,pueri
[modifica] Seconda declinazione: sostantivi neutri
| caso | singolare | plurale |
| Nominativo | bellŭm | bellă |
| Genitivo | bellī | bellōrŭm |
| Dativo | bellō | bellīs |
| Accusativo | bellŭm | bellă |
| Vocativo | bellŭm | bellă |
| Ablativo | bellō | bellīs |
bellum,belli
[modifica] Terza declinazione
| Per approfondire, vedi Terza declinazione latina. |
La terza declinazione è formata da tre gruppi di sostantivi, accomunati dalla terminazione in –is del genitivo singolare. Il nominativo ha terminazioni varie:
- tema consonantico vario per il primo gruppo;
- tema vocalico in -i e terminazione del nominativo singolare in –es o –is per il secondo gruppo (eccetto i monosillabi consonantici);
- tema vocalico in –e o consonantico in –ar o –al per il terzo gruppo.
[modifica] 1º gruppo
Comprende sostantivi imparisillabi (ovvero con un diverso numero di sillabe fra nominativo e genitivo singolare) con una sola consonante prima del suffisso del genitivo singolare
Questo primo gruppo di nomi della terza declinazione ha un tema consonantico, l'unico di tutte le declinazioni, e perciò ha ablativo singolare in -ĕ e genitivo plurale in -ŭm, oltre che i casi diretti plurali dei neutri in -ă.
- Maschili e femminili
| singolare | plurale | |
| Nominativo | rex | regēs |
| Genitivo | regĭs | regŭm |
| Dativo | regī | regĭbŭs |
| Accusativo | regĕm | regēs |
| Vocativo | rex | regēs |
| Ablativo | regĕ | regĭbŭs |
Rex, regis; maschile
- Neutri
| singolare | plurale | |
| Nominativo | nōmen | nōmină |
| Genitivo | nōminĭs | nōminŭm |
| Dativo | nōminī | nōminĭbŭs |
| Accusativo | nōmen | nōmină |
| Vocativo | nōmen | nōmină |
| Ablativo | nōminĕ | nōminĭbŭs |
Nomen, nominis
[modifica] 2º gruppo
Comprende sostantivi parisillabi e monosillabi imparisillabi con due consonanti prima del suffisso del genitivo singolare
Questo gruppo della terza declinazione contiene i nomi con tema in i, per cui avrà il genitivo plurale in -ĭŭm, oltre che l'ablativo singolare in -ĕ e i neutri diretti plurali in -ă.
- Nomi maschili e femminili
| singolare | plurale | |
| Nominativo | civĭs | civēs |
| Genitivo | civĭs | civĭŭm |
| Dativo | civī | civĭbŭs |
| Accusativo | civĕm | civēs |
| Vocativo | civĭs | civēs |
| Ablativo | civĕ | civĭbŭs |
Civis, civis; maschile
| singolare | plurale | |
| Nominativo | mons | montēs |
| Genitivo | montĭs | montĭŭm |
| Dativo | montī | montĭbŭs |
| Accusativo | montĕm | montēs |
| Vocativo | mons | montēs |
| Ablativo | montĕ | montĭbŭs |
Mons, montis; maschile
| singolare | plurale | |
| Nominativo | classis | classēs |
| Genitivo | classĭs | classĭŭm |
| Dativo | classī | classĭbŭs |
| Accusativo | classem | classēs |
| Vocativo | classis | classēs |
| Ablativo | classĕ | classĭbŭs |
Classis, classis; femminile
- Neutri
| singolare | plurale | |
| Nominativo | os | ossă |
| Genitivo | ossĭs | ossĭŭm |
| Dativo | ossī | ossĭbŭs |
| Accusativo | os | ossă |
| Vocativo | os | ossă |
| Ablativo | ossĕ | ossĭbŭs |
Os, ossis; neutro
[modifica] 3º gruppo
Comprende sostantivi neutri parisillabi in –e, imparisillabi in –al, –ālis o –ar, –āris, con le stesse desinenze particolari del 2º gruppo eccetto l'ablativo singolare, in –i e i casi diretti del plurale, in –ĭă.
| singolare | plurale | |
| Nominativo | mare | marĭă |
| Genitivo | marĭs | marĭŭm |
| Dativo | marī | marĭbŭs |
| Accusativo | mare | marĭă |
| Vocativo | mare | marĭă |
| Ablativo | marī | marĭbŭs |
Mare, maris
| singolare | plurale | |
| Nominativo | animal | animalĭă |
| Genitivo | animalĭs | animalĭŭm |
| Dativo | animalī | animalĭbŭs |
| Accusativo | animal | animalĭă |
| Vocativo | animal | animalĭă |
| Ablativo | animalī | animalĭbŭs |
Animal, animālis
[modifica] Quarta declinazione
| Per approfondire, vedi Quarta declinazione latina. |
Della quarta declinazione fanno parte nomi maschili e femminili in –us e neutri con il tema vocalico in –ū.
- Maschili e Femminili
| singolare | plurale | |
| Nominativo | spiritŭs | spiritūs |
| Genitivo | spiritūs | spiritŭŭm |
| Dativo | spiritŭī | spiritĭbŭs |
| Accusativo | spiritŭm | spiritūs |
| Vocativo | spiritŭs | spiritūs |
| Ablativo | spiritū | spiritĭbŭs |
Spiritus, spiritus; maschile
- Neutri
Cornu, cornus
| singolare | plurale | |
| Nominativo | cornū | cornŭă |
| Genitivo | cornūs | cornŭŭm |
| Dativo | cornū(i) | cornĭbŭs |
| Accusativo | cornū | cornŭă |
| Vocativo | cornū | cornŭă |
| Ablativo | cornū | cornĭbŭs |
Cornu, cornus
Alcuni nomi della quarta declinazione hanno il dativo e l'ablativo plurale in -ubus; in molti casi è per distinguerli da nomi della terza declinazione che altrimenti risulterebbero omografi (e omofoni): artus, -us, "arto", della quarta, ha dativo artubus per distinguerlo da artibus, da ars, artis. Così anche: arcus, -us, "arco" e partus, -us, "parto" per evitare confusione rispettivamente con arx, arcis, "rocca" e pars, partis, "parte". Inoltre tutti i nomi uscenti in -cus al nominativo fanno -ubus. Per esempio acus, -us f., "ago", lacus, -us m., "lago", portus, -us m., "porto", quercus, -us f., "quercia", specus, -us m., caverna, tribus, -us f., "tribù", ma porticus, -us m., "portico" fa porticibus.
[modifica] Quinta declinazione
| Per approfondire, vedi Quinta declinazione latina. |
La quinta declinazione contiene nomi femminili e due maschili (dies e meridies) col tema vocalico e. Dies è femminile nel singolare quando significa "data", "giorno stabilito".
Da notare che i nomi con la i prima del tema in e (come dies, glacies, ecc.) hanno su genitivo e dativo singolare la "e" lunga (ē), mentre quelli che presentano una consonante prima della e (come res e fides) la hanno a genitivo e dativo singolare breve (ĕ).
Tutti i nomi, eccetto dies e res, sono dei singularia tantum.
- Nomi con la i prima dei suffissi
Dies, diei; maschile/femminile
| singolare | plurale | |
| Nominativo | diēs | diēs |
| Genitivo | diēī | diērŭm |
| Dativo | diēī | diēbŭs |
| Accusativo | diĕm | diēs |
| Vocativo | diēs | diēs |
| Ablativo | diē | diēbŭs |
Dies, diei; maschile/femminile
- Nomi con consonanti prima dei suffissi
| singolare | plurale | |
| Nominativo | rēs | rēs |
| Genitivo | rĕī | rērŭm |
| Dativo | rĕī | rĕbŭs |
| Accusativo | rĕm | rēs |
| Vocativo | rēs | rēs |
| Ablativo | rē | rēbŭs |
Res, rei
[modifica] Gli usi del sostantivo 'res'
Il sostantivo res "cosa" ha un significato generico; a seconda del contesto è preferibile tradurlo con:
- fatto
- vicenda
- situazione
- avvenimento
- realtà
- impresa
- affare
- mezzo
- scopo
Talvolta res è usato in unione con determinati aggettivi - concordati in caso, genere e numero - a formare locuzioni particolari. Le più comuni sono:
- res divina= il sacrificio
- res familiaris= il patrimonio familiare
- res frumentaria= i viveri
- res militaris= l'arte militare
- res publica= lo Stato
L'espressione res publica è assai frequente nella lingua latina; è preferibile evitare di tradurla genericamente con "repubblica", parola che oggi indica solo una specifica forma di governo.
Si usano invece solo al plurale (pluralia tantum)le seguenti locuzioni:
- res adversae= le avversità
- res secundae= le prosperità
- res gestae= le imprese (compiute)
- res novae= le innovazioni
- rerum natura= la natura
- rerum scriptor= lo storico
- summa rerum= il potere
- res Romanae= la potenza di Roma
- res rustica= l'agricoltura
[modifica] I nomi greci
I nomi greci sono molto frequenti tra le parole latine, soprattutto per quanto riguarda nomi di persone o di luoghi geografici. Di solito sono stati assorbiti nelle prime tre declinazioni latine, tuttavia rimangono tracce in alcune terminazioni delle desinenze greche.
Per la prima declinazione vanno ricordati: i maschili uscenti in -ās al nominativo singolare, che hanno accusativo singolare in -ān o -ăm e vocativo singolare in -ā; i maschili col nominativo singolare in -ēs, che hanno accusativo singolare in -ēn, vocativo singolare in -ā/-ē e ablativo singolare in -ē; infine, i femminili uscenti al nominativo singolare in -ē, che hanno genitivo, accusativo, vocativo e ablativo singolari rispettivamente in -ēs, -ēn, -ē, -ē.
Per al seconda declinazione vanno ricordati: i nomi che presentano un'uscita a nominativo e accusativo singolari rispettivamente in -ŏs e -ŏn, accanto alle forme regolari latine; i nomi propri in -eus, che, in alternanza alle forme latine, possono presentare genitivo, accusativo e vocativo singolari rispettivamente in -ĕŏs, -ĕā/ĕă, -eu; i genitivi plurali che possono presentare, con la regolare uscita in -ōrŭm, la forma -on.
Per la terza declinazione vanno ricordate molte particolarità.
- L'accusativo singolare in -ă oltre che in -ĕm per alcuni nomi come aër, aëris; aether, -ĕris; Hector, -ŏris; Lacedemon; -ŏnis.
- Nei nomi terminanti al nominativo singolare in -ĭs o -y̆s, gli accusativi singolari sono rispettivamente -ĭm/-ĭn e -y̆m/-y̆n.
- Il genitivo singolare in -ŏs, accanto al regolare -ĭs, che può essere immediatamente notato nel vocabolario.
- Nei nomi di popolo, o, più raramente, comuni, l'accusativo plurale, accanto al regolare -ēs, in -ās.
- Alcuni genitivi plurali in -on.
- Nei nomi in -ma, mătis, dativo e ablativo plurali in -is.
Alcuni nomi propri greci hanno poi una declinazione particolari: sono quelli che hanno uscita nominativo-genitivo -ō, -ūs, che hanno tutti gli altri casi in -ō.
[modifica] Altri nomi stranieri
I nomi dei popoli gallici presentano l'accusativo plurale in -as.
I nomi propri ebraici sono o indeclinabili o assorbiti in una declinazione regolare latina.
Il nome Iesus presenta la seguente declinazione: Iesus, Iesu, Iesu, Iesum, Iesu, Iesu.
[modifica] I nomi indeclinabili
Molti nomi, alcuni di origine straniera, sono indeclinabili (Abraham, Abramo), ovvero sono usati in una stessa forma per tutti i casi per cui sono usati. Spesso a questi si aggiunge una forma declinabile.
[modifica] Aggettivi
Tutti gli aggettivi devono concordare col nome a cui si riferiscono in numero, caso e genere. Tutti i nomi possono essere maschili, femminili o neutri; i generi sono grammaticali, e non corrispondono necessariamente al sesso dell'oggetto. Gli aggettivi possono essere appartenenti alla prima o alla seconda classe.
[modifica] Prima classe degli aggettivi
| Per approfondire, vedi Aggettivi della I classe latini. |
Gli aggettivi della prima classe hanno tre uscite, una per ogni genere: per il maschile viene usata la seconda declinazione maschile, per il femminile la prima, per i neutri la seconda dei neutri in -um.
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Ad esempio:
- puella bona (femminile) (la buona ragazza)
- puer bonus (maschile) (il buon ragazzo)
- mancupium bonum (neutro) (il buono schiavo)
[modifica] La seconda classe degli aggettivi
| Per approfondire, vedi Aggettivi della II classe latini. |
Gli aggettivi che si declinano invece secondo la terza declinazione, sono detti aggettivi della seconda classe. Da notare che le terminazione di ablativo singolare, genitivo e casi neutri diretti plurali sono rispettivamente ī, ĭŭm e ĭă. Esistono tre gruppi della seconda classe: aggettivi a tre, due o una terminazione al nominativo singolare.
Ad esempio:
- puella fortis (femminile) (la forte ragazza)
- puer fortis (maschile) (il forte ragazzo)
- mancupium forte (neutro) (il forte schiavo)
[modifica] 1º gruppo: aggettivi a tre terminazioni
Sono gli aggettivi della seconda classe che presentano una terminazione diversa al nominativo singolare per tutti e tre i generi. In tutto sono tredici, tutti in -er, -ris, -re. Ad essi si aggiungono i nomi degli ultimi mesi dell'anno (September, October, November, December) perché in latino tutti i nomi dei mesi sono in realtà degli aggettivi.
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[modifica] 2º gruppo: aggettivi a due terminazioni
Sono gli aggettivi della seconda classe, numerosissimi, che presentano al nominativo singolare una sola terminazione per maschile e femminile, in -is e un'altra per il neutro, in -e. Di essi fanno parte i nomi dei mesi Aprilis, Quintilis (luglio) e Sextilis (agosto).
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[modifica] 3º gruppo: aggettivi ad una terminazione
Sono aggettivi della seconda classe cha hanno una sola terminazione per il nominativo dei tre generi.
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[modifica] Comparativo e superlativo degli aggettivi
[modifica] Comparativo di uguaglianza e minoranza
Il comparativo di uguaglianza è reso in latino con l'aggettivo introdotto da tam e il secondo termine di paragone introdotto da quam e nello stesso caso del primo termine. A tam/quam si possono sostituire anche ita/ut o aeque/ac.
Esempio: Ceres tam vafra quam Aurelius est (Cerere è astuta come Aurelio).
Il comparativo di minoranza si forma invece mettendo l'aggettivo introdotto da minus e il secondo termine di paragone dal quam + caso del primo termine, più raramente in ablativo semplice ( senza quam). Esempio: Argentum minus pretiosum est quam aurum ; Argentum minus pretiosum est auro. (L'argento è meno prezioso dell'oro).
Il latino tuttavia preferisce trasformare il comparativo di minoranza in quello di maggioranza, di significato opposto. Esempio: Aurum pretiosius est quam argentum. (L'oro è più prezioso dell'argento).
[modifica] Comparativo di maggioranza
Il comparativo di maggioranza invece implica spesso una modificazione dell'aggettivo. In generale, all'aggettivo va tolto il suffisso del genitivo singolare ( -i per la prima classe e -is per la seconda) e si aggiunge alla radice -ior per maschili e femminili e -ius per i neutri (così per esempio fortis diverrà fortior, fortius, altus diverrà altior, altius, e così via). Il comparativo va poi declinato come gli aggettivi della seconda classe, o, meglio, come i nomi del primo gruppo della terza declinazione, in quanto l'ablativo singolare è in -ĕ, il genitivo plurale in -ŭm e i casi diretti del neutro plurale in -ă.
Esempio: lux velocior est quam sonus (la luce è più veloce del suono).
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[modifica] Il secondo termine di paragone del comparativo di maggioranza
Il secondo termine di paragone è all'ablativo semplice oppure allo stesso caso del primo termine ma introdotto da quam. Questo secondo metodo va sempre applicato se il primo termine è nei casi obliqui (gen., dat. e abl.) o se il secondo è un verbo o una proposizione. Va sempre usato l'ablativo semplice se il secondo termine è un pronome relativo, e preferibilmente se la frase ha senso negativo.
[modifica] Il superlativo
Il superlativo degli aggettivi va invece formato aggiungendo alla radice il suffisso -issimus, -issima, -issimum. Il superlativo va declinato come facente parte della prima classe degli aggettivi. Si noti che in latino il superlativo svolge entrambe le funzioni di assoluto e relativo. Il partitivo, usato dopo il superlativo relativo, può essere espresso con il genitivo, e/ex o de più l'ablativo o, sebbene non riscontrato nel latino classico, inter e l'accusativo. Quando però il gruppo è formato da due persone/cose, si utilizza il comparativo al posto del superlativo. Per esempio: Cesare era il più forte dei consoli. si tradurrà Caesar erat fortior inter consules/consulum/ex consulibus.
[modifica] Comparativi e superlativi irregolari
- Gli aggettivi composti terminanti in -dicus, -ficus, -volus e providus, validus, egenus hanno il comparativo in -entior, -entius e il superlativo in -entissimus, -a, -um.
- Gli aggettivi terminanti in -ius, -eus, -uus della consonante finale non hanno comparativo né superlativo, ma li formano rispettivamente utilizzando magis e maxime. Ad esempio magis dubius o maxime idoneus. Non seguono questa regola gli aggettivi terminanti in -quus; insieme a maxime strenuus possiamo trovare anche strenuissimus e con maxime pius esiste anche piisimus
- Gli aggettivi bonus, malus, parvus, magnus, multus seguono la seguente tabella:
| Positivo | Comparativo | Superlativo |
|---|---|---|
| bonus | melior, melius | optimus, -a, -um |
| malus | peior, peius | pessimus, -a, -um |
| parvus | minor, minus | minimus, -a, -um |
| magnus | maior, maius | maximus, -a, -um |
| multus | plus | plurimus, -a, -um |
- Gli aggettivi facilis, difficilis, similis, dissimilis, humilis, gracilis hanno il superlativo in -illimus, -a, -um quindi si avrà facillimus, facillima, facillimum e via di seguito.
- Gli aggettivi terminanti in -er hanno il superlativo in -errimus quindi da pulcher, pulchra, pulchrum si avrà pulcherrimus, pulcherrima, pulcherrimum.
- Gli aggettivi dives, iuvenis, senex al comparativo avranno rispettivamente ditior, iunior, senior; al superlativo avranno ditissimus, admodum iuvenis(manca del superlativo e si usa allora questa dizione),admodum senex.
[modifica] Pronomi
| Per approfondire, vedi Pronomi latini. |
I pronomi derivati da aggettivi seguono le normali declinazioni aggettivali.
I pronomi personali, dimostrativi, relativi, interrogativi e determinativi hanno declinazioni proprie, parzialemnte coincidenti con quella degli aggettivi della prima classe, ma con particolarità specie al nominativo singolare. Hanno inoltre il genitivo ed il dativo singolare rispettivamente in -ĭus e -ī
Esempi (il vocativo è sempre identico al nominativo): hic, haec, hoc: questo, questa
| singolare | plurale | |
| Nominativo | hic, haec, hoc | hi, hae, haec |
| Genitivo | huius | horum, harum, horum |
| Dativo | huic | his |
| Accusativo | hunc, hanc, hoc | hos, has, haec |
| Ablativo | hoc, hac, hoc | his |
ille, illa, illud: quello, quella
| singolare | plurale | |
| Nominativo | ille, illa, illud | illi, illae, illa |
| Genitivo | illius | illorum, illarum, illorum |
| Dativo | illi | illis |
| Accusativo | illum, illam, illud | illos, illas, illa |
| Ablativo | illo, illa, illo | illis |
alla stessa maniera si declinano iste, ista, istud ("codesto") e ipse, ipsa, ipsum (con -um al posto di -ud!)
qui, quae, quod: che (relativo); quis, quid: chi, che cosa (interrogativo)
| singolare | plurale | |
| Nominativo | qui, quae, quod | qui, quae, quae |
| Genitivo | cuius | quorum, quarum, quorum |
| Dativo | cui | quibus |
| Accusativo | quem, quam, quod | quos, quas, quae |
| Ablativo | quo, qua, quo | quibus |
| singolare | plurale | |
| Nominativo | quis, quid | qui, quae |
| Genitivo | cuius | quorum |
| Dativo | cui | quibus |
| Accusativo | quem, quid | quos, quae |
| Ablativo | quo | quibus |
Nei casi obliqui del genere neutro di quis,quid il pronome si accompagna alla coniugazione di "res,rei". Come qui, quae, quo si declinano l'aggettivo interrogativo "qui, qua e, quod", i pronomi indeterminati quicumque, quaecumque, quodcumque: qualunque (si aggiunge sempre il suffisso invariato -cumque) e quisquis, quaequae, quodquod: qualunque (si raddoppia, in qualunque genere numero e caso)
Il pronome relativo può anche essere utilizzato in funzione di nesso relativo.
[modifica] Verbi
| Per approfondire, vedi Verbi latini. |
Un verbo si compone di tre parti: una radice, che indica il vero e proprio significato del verbo, un tema (la parte centrale), che indica il tempo e il modo grammaticale e una desinenza (la parte terminale) che indica la persona e la diatesi (attiva o passiva). Ad esempio: laudabatur (veniva lodato) si divide in una radice laud-, che indica il vero significato del verbo, lodare; un tema -aba- che indica che il tempo e modo è imperfetto indicativo, mentre la desinenza -tur indica che è una terza persona passiva. Allo stesso modo, capiemus si divide in radice cap- = prendere, tema -ie- = futuro, desinenza -mus = prima persona plurale attiva. Il verbo significa quindi 'prenderemo'. Ogni verbo ha due radici, una del presente e una del perfetto.
Ci sono quattro coniugazioni grammaticali nella lingua latina; la prima coniugazione ha l'uscita dell'infinito presente in -āre, la seconda in -ēre, la terza in -ĕre, la quarta in -īre. Un verbo, se non si coniuga secondo una di queste quattro, è considerato irregolare. Le forme verbali sono tre: attiva, passiva, deponente. I verbi deponenti hanno forma passiva ma significato attivo; vi sono poi i cosiddetti verbi semideponenti: essi hanno significato attivo e forma attiva nei tempi derivati dal presente (ind. e cong. presente e imperfetto, ind. futuro semplice) ma significato attivo e forma passiva nei tempi derivati dal perfetto (ind. e cong. perfetto e piuccheperfetto, ind. futuro anteriore). L'infinito deponente della prima coniugazione esce in -āri, quello della seconda in -ēri, della terza in -i, della quarta in -īri in analogia con l'infinito passivo delle quattro coniugazioni.
[modifica] Morfologia del verbo
Nella lingua latina ci sono sei tempi (tempora):
- presente (praesens) che indica azioni che stanno avvenendo nel momento in cui si parla: Lo schiavo porta la brocca di vino.
- imperfetto (imperfectum): descrive le azioni che stavano accendendo per un periodo di tempo: La folla stava incoraggiando i gladiatori.
- futuro semplice (futurum simplex) usato per azioni che non sono ancora iniziate, ma che lo saranno in un certo momento: Egli scriverà la lettera domani.
- perfetto (perfectum) descrive azioni del passato che sono concluse: Egli insegnò al ragazzo. Corrisponde ai tempi italiani del passato remoto, del passato prossimo e del trapassato remoto: Egli scrisse la lettera, Egli ha scritto la lettera, Egli ebbe scritto la lettera.
- piuccheperfetto (plusquamperfectum) corrisponde al trapassato prossimo italiano: Egli aveva scritto la lettera.
- futuro anteriore (futurum exactum) usato per azioni che saranno completate in un certo momento nel futuro: Per domani, egli avrà inviato la lettera.
Ci sono tre modi (modi):
- indicativo (indicativus) che afferma fatti indiscutibili: Lo schiavo porta le botti di vino
- congiuntivo (coniunctivus) usato per esprimere possibilità, necessità, intenzioni: È necessario che lo schiavo porti le botti di vino.
- imperativo (imperativus) usato per esprimere ordini: Tu, schiavo, porta le botti di vino!.
Non esiste il condizionale in latino: per esso si utilizzano due tempi del congiuntivo: l'imperfetto e il piuccheperfetto che traducono, rispettivamente, il condizionale presente e passato.
Ci sono cinque forme verbali nominali, dette anche modi verbali indefiniti:
- Nomi verbali:
- Aggettivi verbali:
Ci sono due diatesi (genus):
- attiva (activum) in cui il soggetto compie l'azione: Lo schiavo porta le botti.
- passiva (passivum) in cui il soggetto subisce l'azione: La botte è portata dallo schiavo.
[modifica] Desinenze dei verbi
[modifica] Modo indicativo
[modifica] Presente (diatesi attiva)
| 1º Coniugazione | 2º Coniugazione | 3º Coniugazione | 4º Coniugazione |
|---|---|---|---|
| laud-o | mon-e-o | leg-o | aud-ĭo |
| laud-a-s | mon-e-s | leg-i-s | aud-i-s |
| laud-a-t | mon-e-t | leg-i-t | aud-i-t |
| laud-ā-mus | mon-e-mus | leg-ĭ-mus | aud-ī-mus |
| laud-ā-tis | mon-e-tis | leg-ĭ-tis | aud-ī-tis |
| laud-a-nt | mon-e-nt | leg-u-nt | aud-i-u-nt |
[modifica] Presente (diatesi passiva)
| 1º Coniugazione | 2º Coniugazione | 3º Coniugazione | 4º Coniugazione |
|---|---|---|---|
| laud-or | mon-ĕ-or | leg-or | aud-ĭ-or |
| laud-ā-ris | mon-ē-ris | leg-ĕ-ris | aud-ī-ris |
| laud-ā-tur | mon-ē-tur | leg-ĭ-tur | aud-ī-tur |
| laud-ā-mur | mon-ē-mur | leg-ĭ-mur | aud-ī-mur |
| laud-a-mĭni | mon-e-mĭni | leg-i-mĭni | aud-i-mĭni |
| laud-ā-ntur | mon-ē-ntur | leg-ū-ntur | aud-i-ū-ntur |
[modifica] Imperfetto (diatesi attiva)
| 1º Coniugazione | 2º Coniugazione | 3º Coniugazione | 4º Coniugazione |
|---|---|---|---|
| laud-ābam | mon-ēbam | leg-ēbam | aud-iēbam |
| laud-ābas | mon-ēbas | leg-ēbas | aud-iēbas |
| laud-ābat | mon-ēbat | leg-ēbat | aud-iēbat |
| laud-abāmus | mon-ebāmus | leg-ebāmus | aud-iebāmus |
| laud-abātis | mon-ebātis | leg-ebātis | aud-iebātis |
| laud-ābant | mon-ēbant | leg-ēbant | aud-iēbant |
[modifica] Imperfetto (diatesi passiva)
| 1º Coniugazione | 2º Coniugazione | 3º Coniugazione | 4º Coniugazione |
|---|---|---|---|
| laud-ābar | mon-ēbar | leg-ēbar | aud-iēbar |
| laud-abāris | mon-ebāris | leg-ebāris | aud-iebāris |
| laud-abātur | mon-ebātur | leg-ebātur | aud-iebātur |
| laud-abāmur | mon-ebāmur | leg-ebāmur | aud-iebāmur |
| laud-abamĭni | mon-ebamĭni | leg-ebamĭni | aud-iebamĭni |
| laud-abāntur | mon-ebantur | leg-ebāntur | aud-iebāntur |
[modifica] Futuro semplice (diatesi attiva)
| 1º Coniugazione | 2º Coniugazione | 3º Coniugazione | 4º Coniugazione |
|---|---|---|---|
| laud-ābo | mon-ēbo | leg-am | aud-ĭam |
| laud-ābis | mon-ēbis | leg-es | aud-ĭes |
| laud-ābit | mon-ēbit | leg-et | aud-ĭet |
| laud-abĭmus | mon-ebĭmus | leg-ēmus | aud-ĭemus |
| laud-abĭtis | mon-ebĭtis | leg-ētis | aud-iētis |
| laud-ābunt | mon-ēbunt | leg-ent | aud-ĭent |
[modifica] Futuro semplice (diatesi passiva)
| 1º Coniugazione | 2º Coniugazione | 3º Coniugazione | 4º Coniugazione |
|---|---|---|---|
| laud-ābor | mon-ēbor | leg-ar | aud-ĭar |
| laud-abĕris | mon-ebĕris | leg-ēris | aud-iēris |
| laud-abĭtur | mon-ebĭtur | leg-ētur | aud-iētur |
| laud-abĭmur | mon-ebĭmur | leg-ēmur | aud-iēmur |
| laud-abimĭni | mon-ebimĭni | leg-emĭni | aud-iemĭni |
| laud-abūntur | mon-ebūntur | leg-ēntur | aud-iēntur |
[modifica] Perfetto (diatesi attiva)
Per formare l'indicativo perfetto attivo si aggiungono le comuni desinenze al tema del perfetto, la cui formazione è varia. Il tema del perfetto è ricavabile dalla terza voce del paradigma. Come esempio prendiamo il verbo laudo, il cui tema del presente è laud- mentre quello del perfetto è laudav-:
| laudav-i |
| laudav-īsti |
| laudav-it |
| laudav-ĭmus |
| laudav-īstis |
| laudav-ērunt |
La stessa regola vale per la IV coniugazione, ovvero, si aggiunge la lettera "v" e poi le desinenze alla radice della parola.
Lo stesso non si puo' dire per la II coniugazione, dove la lettera usata è la "u":
| Monui | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Monuisti | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Monuit | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Monuimus | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Monuistis | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Monuerunt
- La III coniugazione è colei che fa nascere i problemi per quanto riguarda il perfetto. Infatti, il 90% dei verbi della III sono irregolari. Ad esempio Duco, il quale perfetto e "Duxi". Quando si ricava la prima persona dal paradigma, le desinenze sono le stesse:
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