Rosa da Viterbo

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Santa Rosa da Viterbo
Santarosaviterbo.gif
Religiosa
Nascita 9 luglio 1233
Morte 6 marzo 1251
Venerata da Chiesa cattolica
Canonizzazione 1457
Santuario principale Santuario di Santa Rosa a Viterbo
Ricorrenza 4 settembre
Attributi Corona di rose in capo
Patrona di Viterbo, Diocesi di Viterbo (Compatrona), Gioventù Francescana, fiorai, ragazze.

Rosa da Viterbo (Viterbo, 9 luglio 1233Viterbo, 6 marzo 1251) è stata una terziaria francescana, venerata come santa dalla Chiesa cattolica.

Agiografia[modifica | modifica sorgente]

Rosa nacque a Viterbo nel 1233 da Giovanni e Caterina; desiderava entrare nelle Clarisse, che la respinsero a causa della sua salute precaria. Dopo una guarigione miracolosa entrò nel terz'ordine francescano. Predicò accanitamente contro i catari, aizzati da Federico II contro il Papa, e prese una forte posizione in difesa del pontefice nella lotta fra Guelfi e ghibellini. Fu mandata in esilio con la sua famiglia per ordine del podestà di Viterbo[1] e si rifugiò prima a Soriano nel Cimino, poi a Vitorchiano. In un'occasione rimase miracolosamente incolume tra le fiamme. Predisse la morte dell'imperatore Federico II e quando questa avvenne, tornò a Viterbo.

Canonizzazione[modifica | modifica sorgente]

Il processo di canonizzazione iniziò l'anno stesso della morte e fu poi ripreso e portato a termine nel 1457, sotto papa Callisto III. A tutt'oggi la canonizzazione non è ancora avvenuta si cerca di finalizzarla entro 2013 -2014.

Il culto a Viterbo[modifica | modifica sorgente]

« Quale grande risposta d'amore troviamo in quella meravigliosa giovinetta che fu la vostra santa Rosa! Essa, pur nella mutazione dei tempi, si presenta ancor oggi come modello per le ragazze e per le giovani, invitandole a comprendere a fondo, nella loro vita, l'assoluto di Dio in una piena donazione d'amore al di là di ogni rispetto umano! »
(Papa Giovanni Paolo II, Omelia durante la visita pastorale a Viterbo, 27 maggio 1984)

La festa di Santa Rosa si celebra il 4 settembre, giorno in cui ricorre l'anniversario della traslazione del corpo della Santa, avvenuta nel 1258. A Viterbo, città di cui è la sola patrona (qualcuno sostiene che il compatrono della città sia San Lorenzo, che in realtà è solo il santo cui è dedicata la Cattedrale, mentre i compatroni secondari della città sono i Santi Valentino e Ilario; inoltre Santa Rosa è compatrona della Diocesi di Viterbo), alla vigilia della festa, la sera del 3 settembre di ogni anno, viene trasportata in processione, sulle spalle di cento robusti portatori, denominati Facchini, la Macchina di Santa Rosa, un campanile artistico illuminato, rinnovato ogni 5 anni, con un'altezza di 28 metri e del peso di circa 50 quintali, sormontato dalla statua della santa.

A Viterbo e nei dintorni si trovano numerose raffigurazioni di Santa Rosa, per lo più in abiti dell'ordine francescano e con una corona di rose sul capo.

Il corpo[modifica | modifica sorgente]

Il corpo, sepolto direttamente nella terra (senza bara), fu ritrovato integro nel 1258 e traslato, per disposizione di papa Alessandro IV, dalla chiesa di Santa Maria in Poggio, detta "della Crocetta" dove si trovava, alla chiesa del monastero di San Damiano, dove oggi sorge il Santuario della santa.[1]

Nel corso degli anni non vennero mai prese particolari precauzioni per la sua conservazione, ma anzi, durante il Rinascimento era permesso ai fedeli toccare la santa attraverso una piccola apertura praticata sull'urna.

Nel 1921 fu eseguita una prima ricognizione durante la quale venne estratto il cuore ancora integro che venne riposto in un reliquiario d'argento.

Nel 1996 una nuova ricognizione ha permesso di effettuare una serie di indagini scientifiche, dalle quali è emerso che santa Rosa aveva un'età compresa tra i 18 e i 20 anni al momento del decesso. Inoltre era affetta da una rara patologia, la sindrome di Cantrell[2], caratterizzata da una mancanza congenita dello sterno, che normalmente porta a morte durante la primissima infanzia. Sul braccio sinistro è stata rilevata una cicatrice, compatibile con una ferita che le fonti storiche riferiscono Rosa abbia subìto durante l'assedio delle truppe di Federico II alla città di Viterbo.[3]

Santa Rosa inoltre doveva avere un'altezza di circa 1,55 m, occhi blu e capelli scuri. Questi dati e quelli tratti dalle radiografie del cranio, hanno permesso di effettuare una ricostruzione grafica del volto. Alla storia di Santa Rosa è stato dedicato uno spazio nella trasmissione di Roberto Giacobbo Voyager andata in onda su Raidue il 21 settembre 2012

Opere musicali ispirate alla Santa[modifica | modifica sorgente]

A tale personaggio s'ispirano i due oratori: Santa Rosa di Viterbo, musica di Francesco Monti, in prima esecuzione ad Ancona per la festa di San Ciriaco nel 1726; Santa Rosa di Viterbo del sacro ordine di San Francesco, a 5 voci, musica di Alessandro Melani, eseguito la prima volta in Firenze alla Congregazione dell'Oratorio di San Filippo Neri nel 1693. La prima esecuzione moderna di quest'ultimo, curato in forma corrente da Saverio Franchi e Massimo Scapin, si diede nella Basilica Cattedrale di Viterbo durante il "Festival barocco" del 2000, nell'interpretazione dell'Orchestra da Camera della Scuola Musicale Comunale di Viterbo, direttore Massimo Scapin.

Il 18 agosto 1932 fu pubblicato l'Inno all'inclita verginella Santa Rosa da Viterbo, del celebre compositore viterbese Cesare Dobici, considerato l'inno liturgico ufficiale della Santa.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Francesco Mecucci, Viterbo, pag. 99
  2. ^ Cause of death of Italian saint uncovered, BBC News
  3. ^ Vita di Santa Rosa dal sito Facchini di santa Rosa

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • P. Ignace BEAUFAYS (O.F.M), Sante Rose de Viterbe: Propagandiste de L'A.C., Bruxelles, Ed. du Chant D’Oiseau, 1937.
  • Frei Urbano PLENS, Santa Rosa de Viterbo, Cadernos Franciscanos: ano VI, n. 1, fascículo 29, Belo Horizonte, 1980.
  • Clarisse del Monastero di Santa Rosa, Santuario di Santa Rosa, Viterbo, s.d.
  • Francesco Mecucci, Viterbo, Ed. laborintus GRAPHICS & EDITORS, Viterbo, 2004
  • Giovanni Faperdue, "La Santa dei Viterbesi", Grotte di Castro (Viterbo),2002

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