Annio da Viterbo

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Una pagina dalle Antichità di Annio, in una ristampa del 1515.

Annio da Viterbo, in lingua latina: Joannes Annius Viterb(i)ensis, nome umanistico di Giovanni Nanni (Viterbo, 5 gennaio 1437[1]Roma, 13 settembre 1502[1]), è stato un religioso e umanista italiano, studioso di teologia e di antichità, erudito e falsario, noto soprattutto per una sua colossale falsificazione storico-archeologia, i 17 volumi delle Antiquitatum variarum. Una sua opera inedita testimonia anche i suoi interessi alchimistici[2].

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Entrato in giovane età nell'Ordine Domenicano, divenne famoso come predicatore e teologo erudito. Molto stimato da papa Sisto IV e da papa Alessandro VI, nel 1499 fu creato da quest'ultimo Maestro del sacro palazzo apostolico. Era ritenuto anche abile nelle lingue orientali e affermava di essere in grado di leggere la lingua etrusca. L'italianista statunitense Walter Stephens ritiene tuttavia che la competenza del Nanni nelle lingue semitiche fosse del tutto inesistente[3].

Antiquitatum variarum[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Antiquitatum variarum.

Annio è noto soprattutto per una raccolta intitolata in 17 volumi Antiquitatum variarum, nota anche come Antichità di Annio; vi sono contenuti scritti attribuiti ad autori molto antichi, come per esempio Berosso, Manetone, Megastene, Archiloco, Mirsilo di Metimna, Fabio Pittore, Catone, ecc. Sull'autenticità di questi scritti nacquero presto dubbi i quali furono poi confermati da Scaligero.

Fu attivo, come falsario, anche in altri campi: a Viterbo si conservano anche alcune sue falsificazioni epigrafiche.

Scritti[modifica | modifica wikitesto]

  • Glossa in Apocalypsin: de statu ecclesiae et de futuria christianorun triumphis in Saracenos. Ad Sixtum Papam IV et Reges, principes ac Senatus Christianos, Impressa Genue[4] per R. Magistrum Baptistam Cavulum Ord. Carmeitanum in domo sanctae Marie Cruciferorum, 1480 die 31 Martii
  • Fratris Ioannis Annii Viterbensis ordinis predicatorum Theologiae professoris: super opera de Antiquitatibus confecta prefatio incipit, Rome in Campo Flore: Impressa per Eucharium Silber als Franck, 1498. Die. iii. mensis Augusti
  • Antiquitatum variarum volumina XVII a venerando & sacrae theologiae: & praedicatorii ordinis professore Io. Annio hac serie declarata. Contentorum in aliis voluminibus, Parigi: venundantur ab Ioanne Paruo & Iodoco Badio (Impressae rursus opera Ascensianaad XV kalendas Feb. 1512)
  • I cinque libri de le antichita de Beroso sacerdote Caldeo. Con lo commento di Giouanni Annio di Viterbo teologo eccellentissimo. Il numero de gli altri autori che trattano de la antichità si legge ne la seguente pagina. Tradotti hora pur in italiano per Pietro Lauro modonese, Venetia: per Baldissera Constantini al segno de San Georgio, 1550 (In Vinegia: per Pietro, e Zuanmaria fratelli de i Nicolini da Sabio: ad instantia da Baldessar de Costantini, à l'insegna di San Georgio)
  • Iohannis Viterbiensis Liber de regimine civitatum; prodit curante Caietano Salvemini, Bononiae: in aedibus Successorum Monti, 1901
  • Opera del R(everen)do padre maestro Giovanni Nano da Viterbo... in alchymia chiamata arte minore o vero pietra, inedito non datato, tramandato da un testimone unico conservato alla Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze, Archivio Buonarroti, busta 125 Misc., pp. 137, cc. 141-206
  • Giovanni Baffioni, Paola Mattiangeli, Annio da Viterbo: documenti e ricerche (curatore: Giovanni Baffioni), Roma: Consiglio nazionale delle ricerche, 1981

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Riccardo Fubini, «NANNI, Giovanni (Annio da Viterbo)», Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 77 (2012)
  2. ^ Giovanni Baffioni, Paola Mattiangeli, Annio da Viterbo: documenti e ricerche, 1981, p. 271
  3. ^ Walter Stephens, Giants in Those Days: Folklore, Ancient History, and Nationalism, University of Nebraska Press, 1989, p. 131
  4. ^ È una delle due sole opere stampate a Genova nel XV secolo. Per un equivoco, il libraio olandese Cornelio van Beughem lesse «Gentie» invece di «Genue», e ritenne che il luogo di stampa della cinquecentina fosse Genzano, località dei Castelli Romani. L'errore venne riportato anche da autori successivi; per esempio, nel 1722 Pellegrino Antonio Orlandi, in Origine e progressi della stampa, pag. 192, spiegò: «Genzano è una terra sullo Stato di Roma, dalla quale, tra le altre cose, si cava un vino abboccato del quale in Roma si fa molta stima». L'Audiffredi a pag. 400, nota 2 dello Specimen historico-criticum del 1794, commentò quest'ultima affermazione: «Verissima annotatio, sed vinosa potius quam bibliographica», ossia: «È un'annotazione verissima, ma per quanto concerne l'enologia, non la bibliografia» (Giacinto Amati, Ricerche storico-critico-scientifiche sulle origini, scoperte, invenzioni e perfezionamenti fatti nelle lettere, nelle arti e nelle scienze, Tomo V, Milano: coi tipi di Giovanni Pirotta, 1830, p. 577, Google libri).

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

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