Papa Pio V
| Papa Pio V | |
|---|---|
San Pio V ritratto da El Greco |
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| 225º papa della Chiesa cattolica | |
| Elezione | 7 gennaio 1566 |
| Insediamento | 17 gennaio 1566 |
| Fine pontificato | 1º maggio 1572 |
| Cardinali creati | vedi categoria |
| Predecessore | papa Pio IV |
| Successore | papa Gregorio XIII |
| Nome | Antonio (Michele) Ghislieri |
| Nascita | Bosco Marengo, 17 gennaio 1504 |
| Morte | Roma, 1º maggio 1572 |
| Sepoltura | Basilica di Santa Maria Maggiore |
| San Pio V | |
|---|---|
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Romano Pontefice |
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| Nascita | Bosco Marengo, 17 gennaio 1504 |
| Morte | Roma, 1° maggio 1572 |
| Venerato da | Chiesa cattolica |
| Beatificazione | 27 aprile 1672 da papa Clemente X |
| Canonizzazione | 22 maggio 1712 da papa Clemente XI |
| Ricorrenza | 30 aprile |
San Pio V, nato Antonio (in religione Michele) Ghislieri (Bosco Marengo, 17 gennaio 1504 – Roma, 1º maggio 1572), fu il 225º papa della Chiesa cattolica e 133º sovrano dello Stato Pontificio (1566 - 1572). Apparteneva all'Ordine dei Frati Predicatori (domenicani). Venne canonizzato da Clemente XI il 22 maggio 1712. La sua memoria liturgica è il 30 aprile.
Indice |
Biografia[modifica]
Nacque a Bosco (oggi Bosco Marengo, in provincia di Alessandria), appartenente all'epoca alla diocesi di Tortona e quindi al ducato di Milano, dalla nobile ma decaduta famiglia Ghislieri (anche se è lecito dubitare che la famiglia Ghislieri di Bosco Marengo fosse realmente imparentata a quella di Bologna, inoltre anche quella Bolognese fu scacciata dalla città ben prima della serrata aristocratica, quando cioè l'aristocrazia urbana era a tutti gli effetti borghesia). All'età di quattordici anni entrò nell'Ordine dei Frati Predicatori a Voghera. Nel 1519 professò i voti solenni a Vigevano, poi completò gli studi presso l'Università di Bologna. Negli anni di preparazione al sacerdozio, insieme a una solida formazione teologica, facilitata da un'intelligenza vivida, manifestò quell'austerità di vita che gli avrebbe meritato tanta stima negli anni successivi. Nel 1528 ricevette l'ordinazione presbiterale a Genova e presto diede prova delle opinioni che avrebbero trovato realizzazione pratica nel corso del suo pontificato, sostenendo a Parma trenta proposte a supporto del seggio pontificio contro le eresie.
Come rettore di vari conventi domenicani si caratterizzò per una rigida disciplina e, in seguito a suo espresso desiderio, ricevette la nomina di inquisitore della città di Como. Tornato a Roma nel 1550, dove proseguì l'attività di inquisitore, fu eletto commissario generale dell'Inquisizione romana. Sotto papa Paolo IV fu consacrato vescovo di Sutri e Nepi nel 1556 e fu successivamente creato cardinale prete con titolo di Santa Maria sopra Minerva nel concistoro del 15 marzo 1557, fu infine nominato Grande Inquisitore nel 1558. Sotto Pio IV divenne vescovo di Mondovì (1560).
Mentre il Ghislieri era Inquisitore generale avvenne la distruzione delle colonie calabre dei valdesi, là chiamati Oltramontani. I frati domenicani Valerio Malvicino e Alfonso Urbino, inquisitori in Calabria, posero i valdesi di Montalto, San Sisto e Guardia di fronte all'alternativa fra l'abiura e la morte. I valdesi senza indugio si dettero alla fuga nei boschi e questo fece scattare l'inseguimento da parte delle autorità politiche della zona governate da don Pedro Afán de Ribera, duca di Alcalá e viceré di Napoli, che fece organizzare nel giugno 1561 una colossale caccia all'uomo nella zona nord-ovest della regione, dov'erano gli insediamenti valdesi di Guardia Fuscalda, San Sisto dei Valdesi, Montalto, San Vincenzo, Argentina, Vaccarizzo e Piano dei Rossi, distruggendo interi villaggi e sterminando le popolazioni. La strage dei Valdesi di Calabria si concluse con la cattura di circa 1.600 persone e l'uccisione di altri 2.200 uomini, donne e bambini di confessione valdese, con modalità raccapriccianti, anche se non risultano in effetti prove documentali di una responsabilità del Ghislieri in queste stragi, che sarebbero in realtà dovute ad una iniziativa autonoma del governatore Afán de Ribera.[1]
Composizione del Conclave del 20 dicembre 1565 - 7 gennaio 1566[modifica]
- Francesco Pisani, vescovo di Ostia e Velletri, Decano del Sacro Collegio
- Giovanni Girolamo Morone, vescovo di Porto e Santa Rufina, Sottodecano del Sacro Collegio
- Alessandro Farnese il Giovane, vescovo di Frascati
- Cristoforo Madruzzo, vescovo di Trento, Bressanone e Palestrina
- Tiberio Crispo, vescovo di Sabina
- Niccolò Caetani, amministratore diocesano di Quimper, Bisignano e Capua
- Ippolito II d'Este, amministratore diocesano di Narbona
- Giacomo Savelli, vescovo di Nicastro, arcivescovo di Benevento
- Giulio della Rovere
- Innocenzo Ciocchi del Monte
- Fulvio Giulio della Corgna, vescovo di Perugia
- Giovanni Michele Saraceni
- Giovanni Ricci
- Giovanni Battista Cicala
- Luigi Cornaro
- Girolamo Simoncelli
- Scipione Rebiba, arcivescovo di Troia
- Jean Suau
- Gianantonio Capizzuchi, vescovo di Lodi
- Michele Ghislieri, vescovo di Mondovì (eletto Papa Pio V)
- Clemente d'Olera, vescovo di Foligno
- Vitellozzo Vitelli
- Giovanni Antonio Serbelloni, vescovo di Novara
- Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano
- Ludovico Simonetta
- Marco Sittico Altemps, vescovo di Costanza
- Francesco Gonzaga, vescovo di Mantova (Morto il 6 gennaio 1566)
- Alfonso Gesualdo, arcivescovo di Conza
- Gianfrancesco Gambara
- Bernardo Salviati, amministratore diocesano di Clermont
- Pierfrancesco Ferrero
- Luigi d'Este, arcivescovo di Auch
- Ludovico Madruzzo
- Innico d'Avalos d'Aragona
- Francisco Pacheco de Villena
- Girolamo da Correggio
- Ferdinando de' Medici
- Marco Antonio Colonna, arcivescovo di Taranto
- Tolomeo Gallio, arcivescovo di Manfredonia
- Angelo Nicolini, arcivescovo di Pisa
- Luigi Pisani, amministratore diocesano di Padova
- Zaccaria Delfino
- Marcantonio Bobba, vescovo di Aosta
- Alessandro Sforza, vescovo di Parma
- Flavio Orsini, vescovo di Spoleto
- Francesco Alciati
- Francesco Abbondio Castiglioni, vescovo di Bobbio
- Guido Luca Ferrero, vescovo di Vercelli
- Benedetto Lomellini, vescovo di Luni-Sarzana
- Guglielmo Sirleto
- Gabriele Paleotti
- Francesco Crasso
Pontificato[modifica]
Alla morte di Pio IV, il 7 gennaio 1566, fu inaspettatamente eletto Papa grazie a un accordo tra i cardinali Borromeo e Farnese e consacrato il giorno del suo 62° compleanno, dieci giorni dopo. La sua elezione fece tremare la curia romana, niente festeggiamenti e sontuosi banchetti per solennizzare l'evento, infatti Pio V era di carattere rigido e intransigente.
Cercò con ogni mezzo di migliorare i costumi della gente emettendo bolle, punendo l'accattonaggio, vietando il dissoluto carnevale, cacciando da Roma le prostitute, condannando i fornicatori e i profanatori dei giorni festivi. Per i bestemmiatori erano previste pene pecuniarie e corporali. Difese strenuamente il vincolo matrimoniale, infliggendo pene severe agli adulteri. Ridusse il costo della corte papale, impose l'obbligo di residenza dei vescovi ed asserì l'importanza del cerimoniale. Egli curò, inoltre, la pubblicazione del catechismo romano, del breviario romano riformato e del messale romano. Rafforzò gli strumenti della Controriforma per combattere l'eresia ed il protestantesimo e diede nuovo impulso all'Inquisizione Romana (condanna a morte per eresia di Pietro Carnesecchi e Aonio Paleario).
Fu rigido oppositore del nepotismo. Ai numerosi parenti accorsi a Roma con la speranza di qualche privilegio, Pio V disse che un parente del papa può considerarsi sufficientemente ricco se non conosce l'indigenza. Siccome i cardinali ritenevano opportuna la presenza di un nipote del papa nel Collegio dei Principi della Chiesa, Pio V si lasciò indurre a dare la porpora a Michele Bonelli, nipote di una sua sorella e domenicano pure lui, purché lo aiutasse nel disbrigo degli affari.[2] A Paolo Ghislieri, figlio di suo fratello, permise invece di entrare nella milizia pontificia, ma lo cacciò persino dallo Stato, appena seppe che coltivava illeciti amori.[2]
Nel 1566 promosse la costruzione del convento domenicano di Santa Croce e Ognissanti a Bosco Marengo, che nelle sue intenzioni avrebbe dovuto costituire il centro di una città di nuova fondazione, nonché suo luogo di sepoltura. Nel 1567 fondò a Pavia un'istituzione caritatevole per studenti meritevoli, il Collegio Ghislieri, che tuttora, tramite concorso pubblico, accoglie alcuni tra i migliori studenti dell'Università di Pavia. L'11 aprile 1567 concesse il titolo di dottore della Chiesa a san Tommaso d'Aquino. Nel 1568 lo stesso titolo fu concesso anche a quattro padri della Chiesa d'Oriente: Sant'Atanasio, San Basilio Magno, San Giovanni Crisostomo e San Gregorio Nazianzeno.
Tra le sue Bolle papali, l'In coena Domini (1568) ricopre un ruolo primario; tra le altre, quelle che più contribuiscono a definire la linea di condotta del suo pontificato - ispirato a ferrea e intransigente difesa della Chiesa cattolica contro qualsiasi nemico - sono: il divieto di questua (febbraio 1567 e gennaio 1570); la condanna di Michele Baio, professore di Lovanio le cui teorie precorrevano il giansenismo (1567); la denuncia del dirum nefas (agosto 1568); la conferma dei privilegi della Società dei Crociati per la protezione dell'Inquisizione (ottobre 1570); il divieto di discussione sul miracolo dell'Immacolata Concezione (novembre 1570); la soppressione dei Fratres Humiliati, accusati di depravazione (febbraio 1571); l'approvazione del nuovo ufficio della Vergine Maria (marzo 1571).
Mediante la bolla Hebraeorum gens (1569), perseguitò di fatto gli Ebrei, con la chiusura di tutti i ghetti dello Stato Pontificio (tranne che a Roma e ad Ancona) e dei domini ecclesiastici transalpini (con la sola eccezione di Avignone). Si distinse anche per la lotta ai cristiani eterodossi e «...perseguitò con furore ancor più sfrenato i protestanti veri e propri...[3]» L'intransigenza, inflessibilità e zelo di cui il Pontefice diede prova anche nelle relazioni con i potenti dell'Europa del tempo, gli procurarono non pochi avversari[4]. Una pasquinata prese in giro il gesto di Pio V di mettere un'epigrafe affissa a una latrina:
| (LA) « Papa Pius Quintus, ventres miseratus onustos, hocce cacatorium nobile fecit opus » |
(IT) « Pio V, avendo compassione per tutto ciò che si ha sullo stomaco , eresse come opera nobile questo cacatoio » |
| (Pasquinate) | |
Niccolò Franco fu accusato di esserne l'autore e nonostante fosse difeso dal cardinale Giovanni Morone, fu impiccato a Roma l'11 marzo 1570.[5] In occasione del rogo per eresia del poeta Aonio Paleario, Pasquino riporta i seguenti versi contro il papa:
| « Quasi che fosse inverno, brucia cristiani Pio siccome legna |
| (Roma, 1570) |
In politica estera Pio V adottò una linea di difesa dei diritti giurisdizionali della Chiesa, entrando in conflitto con Filippo II di Spagna. Durante le guerre di religione in Francia, sostenne i cattolici contro gli ugonotti. Appoggiò la cattolica Maria Stuarda contro Elisabetta I di fede anglicana, che scomunicò nel 1570 con la bolla Regnans in Excelsis: si trattò dell'ultima scomunica inflitta da un papa ad un monarca regnante.[8]
Preoccupato dall'avanzata turca, promosse una lega dei principi cristiani contro i Turchi e con Genova, Venezia e Spagna istituì la Lega Santa. Le forze navali della Lega si scontrarono con la flotta ottomana nelle acque al largo di Lepanto, il 7 ottobre 1571, riportando una vittoria che però non si concretizzò, come il papa avrebbe sperato, nella liberazione del Santo Sepolcro. Tuttavia si narra che ebbe una visione in occasione della vittoria della battaglia di Lepanto ed esclamò «...sono le 12, suonate le campane, abbiamo vinto a Lepanto.» e da quel giorno le campane suonano ogni giorno alle 12. L'anno successivo, nel 1572, il 7 ottobre venne celebrato il primo anniversario della vittoria di Lepanto con l'istituzione della "Festa di Santa Maria della Vittoria", successivamente trasformata nella "Festa del SS. Rosario".
Pio V, spossato da una grave ipertrofia prostatica di cui, per pudicizia, non volle essere neanche visitato[9], si spense la sera del 1º maggio 1572, all'età di 68 anni, dopo aver detto ai cardinali radunati attorno al suo letto: «Vi raccomando la santa Chiesa che ho tanto amato! Cercate di eleggermi un successore zelante, che cerchi soltanto la gloria del Signore, che non abbia altri interessi quaggiù che l'onore della Sede Apostolica e il bene della cristianità». Spesso è riportato erroneamente che egli sia il primo Papa a vestire di bianco, volendo indossare l'abito dei Domenicani anche dopo l'elezione a Sommo Pontefice; in realtà i Papi indossavano già da secoli la talare bianca e papa Pio V si limitò ad indossare il saio bianco del suo Ordine sotto le vesti papali.
Politica antiebraica[modifica]
Gli effetti della bolla Hebraeorum gens e della successiva Caeca et obdurata (emanata peraltro da Clemente VIII) furono devastanti per molte delle comunità ebraiche residenti nello Stato Pontificio. In seguito soprattutto alla bolla di Clemente VIII gli ebrei di Bologna furono costretti a rifugiarsi nel vicino territorio estense, e, in seguito alla distruzione di tutto ciò che potesse avere dei legami con la comunità ebraica, compresi i cimiteri, furono costretti a portare con sé, nell'abbandonare la città, anche i propri morti.[10] Prima della fine del Cinquecento si estinsero definitivamente molte comunità israelitiche situate nello Stato della Chiesa, fra cui quelle di Ravenna, Orvieto, Fano, Viterbo, Spoleto e Terracina. Gli ebrei residenti nei centri più prossimi a Roma emigrarono nel già sovrappopolato ghetto romano.
Concistori tenuti da papa Pio V per la creazione di nuovi cardinali[modifica]
Concistoro del 6 marzo 1566 (I)[modifica]
- Michele Bonelli, pronipote di Sua Santità (m. 1598)
Concistoro del 24 marzo 1568 (II)[modifica]
- Diego Espinosa Arévalo, vescovo di Sigüenza, presidente del Consiglio Reale di Spagna (m. 1572)
- Jérôme Souchier, abate di Clairvaux e di Cîteaux, Superiore generale dell'Ordine dei Cistercensi (m. 1571)
- Gianpaolo Della Chiesa, referendario del Tribunale della Segnatura Apostolica di Giustizia (m. 1575)
- Antonio Carafa, protonotario apostolico, canonico della Basilica patriarcale vaticana (m. 1591)
Concistoro del 17 maggio 1570 (III)[modifica]
- Marcantonio Maffei, arcivescovo di Chieti, datario di Sua Santità (m. 1583)
- Gaspar Cervantes de Gaete, arcivescovo di Tarragona (m. 1575)
- Giulio Antonio Santorio, arcivescovo di Santa Severina (m. 1602)
- Pierdonato Cesi, chierico della Camera Apostolica (m. 1586)
- Carlo Grassi, vescovo di Montefiascone, chierico della Camera Apostolica, governatore di Roma e Vice-camerlengo di Santa Romana Chiesa (m. 1571)
- Charles d'Angennes de Rambouillet, vescovo di Le Mans e ambasciatore di Francia (m. 1587)
- Felice Peretti Montalto, vescovo di Sant'Agata dei Goti (eletto Papa SISTO V nel 1585)
- Giovanni Aldobrandini, vescovo di Imola (m. 1573)
- Girolamo Rusticucci, segretario personale di Sua Santità e protonotario apostolico (m. 1603)
- Giulio Acquaviva d'Aragona, referendario dei Tribunali della Segnatura Apostolica di Giustizia e di Grazia (m. 1574)
- Gaspar de Zúñiga y Avellaneda, arcivescovo di Siviglia (m. 1571)
- Nicolas de Pellevé, arcivescovo di Sens (m. 1594)
- Arcangelo de' Bianchi, vescovo di Teano (m. 1580)
- Paolo Burali d'Arezzo, vescovo di Piacenza (m. 1578) [beatificato nel 1772]
- Vincenzo Giustiniani, Maestro generale dell'Ordine dei Domenicani (m. 1582)
- Gian Girolamo Albani, protonotario apostolico, governatore delle Marche (m. 1591)
Genealogia episcopale[modifica]
| Per approfondire, vedi Genealogia episcopale. |
- Cardinale Guillaume d'Estouteville, O.S.B
- Papa Sisto IV, O.F.M. Conv.
- Papa Giulio II
- Cardinale Raffaele Sansone Riario
- Papa Pio IV
- Papa Gregorio XIII
- Cardinale Antonio Sanseverino
- Cardinal Giovanni Michele Saraceni
- Papa San Pio V, O.P.
Onorificenze[modifica]
| Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo | |
Note[modifica]
- ^ Massacro delle colonie valdesi della Calabria.
- ^ a b Claudio Rendina, I papi, p. 653
- ^ Leopold von Ranke, Storia dei Papi, p. 269
- ^ «...[Pio V] diceva di essere stanco di vivere: procedendo senza rispetti umani si era fatto molti nemici; da quando era Papa subiva soltanto sgarbi e persecuzioni», vedi: Leopold von Ranke, op. cit., p. 260
- ^ Claudio Rendina, I papi, p. 654
- ^ Massimo Firpo, The Cardinal, in Eugenio Garin, Renaissance Characters, The University of Chicago Press, 1991, p. 92, ISBN 0-226-28356-9.
- ^ Giovanni Da Pozzo, Storia letteraria d'Italia, Tomo 3, p. 1657, Casa Editrice Dr. Francesco Vallardi, Milano, 1927.
- ^ John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, p. 648
- ^ Si veda in proposito Fabio Arduino, http://www.santiebeati.it/dettaglio/27000 SAN PIO V
- ^ Si veda in proposito Anna Foa, Ebrei d’Europa. Dalla peste nera all’emancipazione, Laterza, 1992.
Bibliografia[modifica]
- Antonio Graziosi, Riflessioni sopra la <bolla in Coena Domini, in Venezia, MDCCLXIX in Google libri
- Leopold von Ranke, Storia dei Papi, Firenze, Sansoni, 1968 (titolo originale: Die römischen Päpste in den letzten 4 Jahrhunderten, trad. italiana di Claudio Cesa)
- John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, Casale Monferrato (AL), Edizioni Piemme S.p.A., 1989, ISBN 88-384-1326-6
- Claudio Rendina, I papi, Roma, Ed. Newton Compton, 1990
- Maurizio Gattoni, Pio V e la politica iberica dello Stato Pontificio, Roma, Edizioni Studium, 2006
- Roberto Renzetti, Inquisizione. Torture, Bracieri, Roghi e Morte. Parte III: L'Inquisizione romana
- Tommaso M. Minorelli, Vita di san Pio V, a cura di Fabio Gasti, Pavia, Ibis Edizioni, 2012
- Anna Foa, Ebrei d’Europa. Dalla peste nera all’emancipazione, Laterza, 1992
Altri progetti[modifica]
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Voci correlate[modifica]
Collegamenti esterni[modifica]
- Simona Feci, Biografia di Pio V, sulla Enciclopedia Treccani Online
- Scheda su San Pio V in Santi, beati e testimoni - Enciclopedia dei Santi. SantieBeati.it
- (EN) The Cardinals of the Holy Roman Church - Concistories
- Cardinali nominati da Papa Pio V
| Predecessore | Papa della Chiesa cattolica | Successore | |
|---|---|---|---|
| Papa Pio IV | 7 gennaio 1556 - 1º maggio 1572 | Papa Gregorio XIII |
| Predecessore | Vescovo di Sutri e Nepi | Successore | |
|---|---|---|---|
| Antonio Simeoni | 1556 - 1560 | Girolamo Gallarati |
| Predecessore | Cardinale presbitero di Santa Maria sopra Minerva | Successore | |
|---|---|---|---|
| - | 1557 - 1561 | sé stesso |
| Predecessore | Grande Inquisitore della Congregazione della Romana e Universale Inquisizione | Successore | |
|---|---|---|---|
| Gian Pietro Carafa | 1558 - 1566 | Diego Espinosa Arévalo |
| Predecessore | Vescovo di Mondovì | Successore | |
|---|---|---|---|
| Bartolomeo Pipero | 1560 - 1566 | Vincenzo Lauro |
| Predecessore | Cardinale presbitero di Santa Sabina | Successore | |
|---|---|---|---|
| Otto Truchsess von Waldburg | 1561 - 1565 | Simone Pasqua |
| Predecessore | Cardinale presbitero di Santa Maria sopra Minerva per la seconda volta |
Successore | |
|---|---|---|---|
| sé stesso | 1565 - 1566 | Michele Bonelli |