Basilica di Santa Maria Maggiore

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Coordinate: 41°53′51″N 12°29′55″E / 41.8975°N 12.498611°E41.8975; 12.498611

Basilica di Santa Maria Maggiore
La facciata della basilica
La facciata della basilica
Stato Italia Italia
Regione Lazio
Località Roma
Religione Cristiana cattolica di rito romano
Titolare Santa Maria Maggiore
Diocesi Diocesi di Roma
Consacrazione V secolo
Stile architettonico Paleocristiano, barocco
Sito web Official Website

La papale basilica patriarcale maggiore arcipretale liberiana di Santa Maria Maggiore, conosciuta semplicemente con il nome di "basilica di Santa Maria Maggiore", è una delle quattro basiliche papali di Roma. Collocata sulla sommità del colle Esquilino, è la sola ad aver conservato la primitiva struttura paleocristiana, sia pure arricchita da successive aggiunte.

L'arciprete della basilica è il cardinale Santos Abril y Castelló, mentre il protocanonico onorario è di diritto il re di Spagna.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Fu fatta erigere da papa Sisto III (432-440), che la dedicò al culto della Madonna, la cui divina maternità era appena stata riconosciuta dal concilio di Efeso (431).[1]

Veduta dell'abside (Carlo Rainaldi)

La costruzione avvenne su una chiesa precedente, che una diffusa tradizione vuole sia stata la Madonna stessa ad ispirare apparendo in sogno a papa Liberio e al patrizio Giovanni e suggerendo che il luogo adatto sarebbe stato indicato miracolosamente. Così quando la mattina del 5 agosto un'insolita nevicata imbiancò l'Esquilino papa Liberio avrebbe tracciato nella neve il perimetro della nuova basilica, costruita poi grazie al finanziamento di Giovanni. Di questo antico edificio rimane il ricordo solo in un passo del Liber pontificalis che afferma che Liberio «fecit basilicam nomini suo iuxta Macellum Liviae».

Ad ogni modo il 5 agosto di ogni anno, in ricordo della Madonna della Neve, avviene la rievocazione del cosiddetto "miracolo della nevicata": durante una suggestiva celebrazione viene fatta scendere dalla cupola della cappella Paolina una cascata di petali bianchi.

Storicamente parlando, la chiesa precedente era dedicata alla fede nel Credo proclamato dal primo concilio di Nicea.[1]

Descrizione[modifica | modifica sorgente]

Pianta della basilica originaria
La basilica in una pubblicazione del 1842

La basilica costruita da papa Sisto III a partire dall'anno 432 si presentava a tre navate, divise da 21 colonne di spoglio per lato, sormontate da capitelli ionici, sopra le quali correva un architrave continuo. La navata centrale era illuminata da 21 finestre per lato (la metà delle quali furono successivamente tamponate) ed era sormontata da una copertura lignea con capriate a vista.

I mosaici[modifica | modifica sorgente]

La navata venne decorata sempre in età sistina da splendidi mosaici, entro pannelli collocati sotto le finestre, in origine racchiusi da edicolette, con un ciclo di storie del Vecchio Testamento: storie di Abramo, Giacobbe, Isacco sul lato sinistro, Mosè e Giosuè su quello destro. Degli originari 42 riquadri, molti dei quali presentavano due scene sovrapposte, ne restano 27 (12 sulla parete sinistra e 15 sulla destra) dopo le distruzioni dovute alle aperture laterali settecentesche. Si tratta certamente del primo ciclo figurativo apparso in una chiesa romana. Le storie veterotestamentarie mostrano indubbie tangenze stilistiche con il cosiddetto "Virgilio Vaticano", manoscritto dell'Eneide conservato nella Biblioteca Vaticana, e con la Bibbia detta Itala di Quedlinburg, ma sono stati notati anche legami con l'iconografia imperiale, secondo un processo di appropriazione dell'immagine e degli attributi visivi imperiali tipico dell'arte paleocristiana. Questi rapporti, nonché la disposizione non sempre cronologica delle scene e del tutto funzionale a ogni singolo episodio e a rispondenze ritmiche all'interno della serie, sottendono l'utilizzo di un piano figurativo appositamente studiato, forse addirittura dal giovanissimo Leone non ancora papa[2]. Queste storie presentano caratteri stilistici legati alla pittura tardoantica (una tradizione seicentesca che inizia con Ciampini voleva addirittura che fossero state realizzate nel IV secolo): ombreggiature, sfumature con passaggi di colore graduali, realistica raffigurazione dello spazio e dei volumi, macchie di colore, fondo cangiante in relazione al contrasto con le figure.

Più ieratiche e ritmicamente dilatate sono le scene dei mosaici dell'arco trionfale, rappresentanti alcuni momenti dell’Infanzia di Cristo, alcune delle quali tratte da Vangeli Apocrifi (Annunciazione, Presentazione al tempio, Adorazione dei Magi, Incontro con il governatore Afrodisio, Strage degli Innocenti, Re Magi presso Erode). In particolare, l'incontro con il governatore egiziano Afrodisio davanti alla città di Sotine, oltre ad essere un pendant visivo all'adorazione dei Magi sul lato opposto, è un episodio attestato solo in Santa Maria Maggiore, e tratto dai Vangeli apocrifi: Gesù, durante la fuga in Egitto, entra con i genitori nella città di Sotine, gli idoli pagani immediatamente cadono a terra e Afrodisio saluta il Bambino come Redentore. Alla sommità dell'arco, il Trono dell'Etimasia con una Croce, affiancato dai santi Pietro e Paolo, e sormontato dal Tetramorfo. Sotto, compare un pannello con l'iscrizione Xystus episcopus plebi Dei. Ai lati, le due città sante, Gerusalemme e Betlemme, all'interno delle quali si prolungano illusionisticamente i colonnati della basilica, a indicare in essa quasi un preludio alla Gerusalemme celeste.

Il disegno programmatico di questa decorazione sistina intendeva perciò riaffermare la divinità del Cristo incarnato nella Vergine, come ribadito nel recente Concilio di Efeso (431), e allo stesso tempo il primato della Chiesa romana nell'ecumene cristiano. La disposizione stessa delle scene veterotestamentarie, la scelta degli episodi dell'arco trionfale, la priorità delle rispondenze visive rispetto a quelle cronologiche, tutto converge nell'individuazione di una sorta di teologia visiva, di manifesto simbolico figurativo, che rappresentava una novità nel quadro della Roma di quegli anni cruciali del V secolo.

Gli interventi dal XII al XIV secolo: nuova abside e mosaici[modifica | modifica sorgente]

Risalivano alla metà del XII secolo, al tempo di papa Eugenio III, il pavimento cosmatesco, rifatto nei restauri del Fuga, e un portico addossato alla facciata (rimaneggiato sotto Gregorio XIII e poi distrutto nel Settecento per far posto alla nuova fronte barocca del Fuga).

La basilica fu oggetto di importanti interventi in vista del primo giubileo dell'anno 1300; in particolare durante il pontificato di Niccolò IV venne aggiunto il transetto e fu creata una nuova abside che venne decorata con ricchi mosaici realizzati da Jacopo Torriti (Incoronazione di Maria e Storie di Maria). Alla stessa epoca risalgono i mosaici della facciata, opera di Filippo Rusuti, la cui commissione è da riferire al cardinale Pietro Colonna, e la realizzazione della cappella del Presepe di Arnolfo di Cambio (distrutta per far posto alla Cappella Sistina). Le figure superstiti del presepe sono oggi esposte nel museo della basilica (vedi avanti).

Gli interventi del XV secolo: il soffitto d'oro della navata[modifica | modifica sorgente]

Nel Quattrocento il cardinale Guglielmo d'Estouteville (1443-83) fece coprire con volte le navate laterali, mentre la navata centrale fu decorata da un ricco soffitto a cassettoni realizzato su progetto attribuito all'architetto Giuliano da Sangallo, su commissione del cardinale Rodrigo Borgia, salito al soglio pontificio col nome di Alessandro VI. Il soffitto cassettonato, riccamente intagliato, presenta al centro lo stemma araldico del pontefice, riconoscibile per la presenza del toro. Ogni elemento scolpito ha dorature a foglia d'oro che, secondo la tradizione, furono realizzate con il primo oro giunto dal Perù e donato dal sovrano spagnolo alla Chiesa.

L'interno

Gli interventi del XVI secolo: la Cappella Sistina[modifica | modifica sorgente]

La cappella Sistina

Sisto V Peretti, grande protagonista della trasformazione urbanistica di Roma alla fine del XVI secolo, scelse la basilica come sede di fastosa sepoltura per sé medesimo, per la propria famiglia e per il suo grande protettore Pio V Ghislieri. A questo scopo incaricò il suo architetto Domenico Fontana, nel 1585, di erigere una nuova cappella monumentale, dedicata al Santissimo Sacramento, memorabile - oltre che per gli arredi e i materiali impiegati - perché integrava in sé l'antico oratorio del Presepe, con le sculture di Arnolfo e le connesse reliquie della mangiatoia. L'intero piccolo ambiente venne così spostato dalla sua posizione originaria (come annesso della navata destra) al centro della nuova cappella sotto l'altare, in una nuova cripta dotata di deambulatorio, come una vera e propria confessione. Per l'ornamentazione della cappella furono fra l'altro utilizzati marmi policromi e colonne provenienti dal Septizodium, mentre la decorazione cosmatesca dell'antica cappella venne trasferita a rivestire l'altare della nuova confessione sotto l'altare papale, il quale è sormontato da un prezioso ciborio, in cui sono scolpiti angeli in bronzo dorato che sostengono il modello della cappella medesima. Sisto V fece anche eseguire un ciclo di affreschi sulle murature che tamponarono alcune delle finestre paleocristiane.

Alla fine del secolo risale la Cappella Sforza eseguita su disegno di Michelangelo Buonarroti.

Gli interventi del XVII secolo: la Cappella Paolina[modifica | modifica sorgente]

L'immagine della Salus populi romani

Nel giugno 1605 papa Paolo V Borghese decise di edificare in basilica la cappella di famiglia, a croce greca e delle dimensioni di una piccola chiesa. La parte architettonica venne affidata a Flaminio Ponzio, vincolato nella pianta dalla speculare cappella di Sisto V. Completata la struttura nel 1611, la parte decorativa, con marmi colorati, ori e pietre preziose, venne terminata alla fine del 1616. Alle Pareti laterali sono poste le due tombe dei papi Clemente VIII e Paolo V, racchiuse in un'architettura ad arco trionfale con al centro la loro statua e bassorilievi pittorici.

La parte scultorea venne realizzata tra il 1608 e il 1615 da un eterogeneo gruppo di artisti: Silla Longhi da Viggiù, che ebbe la parte maggiore del lavoro realizzando le due statue papali, Ambrogio Buonvicino, Giacomo Paracca detto il Valsoldo, Cristoforo Stati, Nicolas Cordier, Ippolito Buzio, Camillo Mariani, Pietro Bernini, Stefano Maderno e Francesco Mochi.

La direzione del lavoro pittorico venne affidata al Cavalier d'Arpino che realizzò i pennacchi della cupola e la lunetta sopra l'altare. Ludovico Cigoli realizzò la cupola mentre Guido Reni fu l'autore principale delle singole figure di santi alle quali posero mano anche il Passignano, Giovanni Baglione e Baldassarre Croce; successivamente il Lanfranco, secondo il Bellori, intervenne trasformando un angelo nella Vergine.

Sull'altare della cappella è l'icona della Salus populi romani, immagine dipinta della Vergine del tipo romano orientalizzante (secoli XII-XIII)[3].

L'esterno dell'abside, rivolto verso piazza dell'Esquilino, è opera di Carlo Rainaldi, che presentò a papa Clemente IX un progetto meno dispendioso di quello del contemporaneo Bernini. Questo avrebbe fra l'altro comportato la distruzione dei mosaici dell'abside, che nel nuovo assetto sarebbe arrivata quasi all'altezza dell'obelisco retrostante.

Gli interventi dal XVIII secolo ai nostri giorni[modifica | modifica sorgente]

Gli ultimi interventi di grande rilievo sull'esterno della basilica furono realizzati durante il pontificato di Benedetto XIV, che commissionò a Ferdinando Fuga il rifacimento della facciata principale, caratterizzata da un portico e da una loggia per le benedizioni, che fu eseguito tra il 1741 e il 1743. Al Fuga si deve anche il baldacchino della confessione, eretto su colonne di porfido.

La Confessione sotto l'altar maggiore fu voluta da Pio IX e realizzata dal suo architetto preferito, Virginio Vespignani. Qui, in un reliquiario di cristallo realizzato da Luigi Valadier sono state riposte le reliquie della culla della natività.

Risale poi al 2001 la benedizione da parte di Giovanni Paolo II della Porta Santa, opera dello scultore contemporaneo Luigi Enzo Mattei[4].

In Santa Maria Maggiore è sepolto Gian Lorenzo Bernini, nella tomba di famiglia.

L'edificio della Basilica, comprese le scalinate esterne, costituisce area extraterritoriale a favore della Santa Sede. Non è cioè territorio del Vaticano, come comunemente si crede, ma territorio italiano con il privilegio del diritto di extraterritorialità. Essendo l'ampia scalinata posta ai piedi dell'abside anch'essa extraterritoriale, è oggi delimitata da una cancellata metallica, allo scopo di impedire che vi sostino dei passanti. Infatti, nel caso si rendesse necessario l'intervento di forze dell'ordine italiane, ciò creerebbe difficoltà giuridiche, poiché le autorità italiane hanno il divieto assoluto di accesso all'area.

Il museo della basilica[modifica | modifica sorgente]

La scultura del presepio[modifica | modifica sorgente]

"Sacra culla", reliquia

Nel museo della basilica di Santa Maria Maggiore è attualmente conservata l'opera scultorea che per tanto tempo è stata considerata il presepio più antico fatto con statue. Si tratta di un'Adorazione dei Magi in pietra, comprensiva delle parziali figure del bue e dell'asino.

Tuttavia un'attenta osservazione dei gruppi scultorei denota che in realtà non si tratta di vere statue a tutto tondo, bensì di altorilievi scolpiti da blocchi di pietra, il cui dorso è visibilmente rimasto piatto, eccettuata la figura del Mago inginocchiato, che risulta essere stata completata successivamente a tutto tondo (cioè scolpendo anche il dorso) da un autore successivo ad Arnolfo di Cambio, così come è accaduto alla figura della Vergine col Bambino, che non è l'originale scolpita da Arnolfo. Le più recenti indagini, infatti, hanno evidenziato che essa sarebbe stata modificata in epoca rinascimentale, scolpendo e modificando la figura originale della Vergine di Arnolfo[5].

Fu il papa Niccolò IV che nel 1288 commissionò ad Arnolfo di Cambio una raffigurazione della "Natività", che egli terminò di scolpire in pietra nel 1291. La tradizione di questa rappresentazione sacra ha origini sin dal 432 quando papa Sisto III (432-440) creò nella primitiva basilica una "grotta della Natività" simile a Betlemme. La basilica prese la denominazione di Santa Maria ad praesepem (dal latino: praesepium = mangiatoia)[6]. I numerosi pellegrini che tornavano a Roma dalla Terra Santa, portarono in dono preziosi frammenti del legno della Sacra Culla (cunabulum) oggi custoditi nella teca dorata della Confessione.[7]

Organi[modifica | modifica sorgente]

Organo maggiore[modifica | modifica sorgente]

L'organo della basilica è collocato nelle due testate del transetto ed è opera della famiglia Mascioni. Realizzato nel 1955 su commissione di papa Pio XII, sostituisce un più antico organo, collocato sulla cantoria destra del transetto, realizzato nel 1716 dal sublacense Cesare Catarinozzi ed ampliato nell'Ottocento da una pedaliera scavezza a leggio di 18 tasti (DO1-LA2). L'organo non fu demolito, ma rimosso dalla sua collocazione originaria nel 1911 e spostato nella Parrocchiale di Aliforni (frazione di San Severino Marche, MC), ove si trova tuttora (2011).

Disposizione fonica dell'organo Catarinozzi
  • Flauto in XII (Soprani)
  • Principale (8' Soprani)
  • Principale (8' Bassi)
  • Ottava (4')
  • XV
  • XIX
  • XXII
  • XXVI
  • XXIX
  • Tiratutti

L'organo Mascioni conta tre tastiere (Positivo, Grand'Organo e Espressivo) ed è a trasmissione elettro-pneumatica. Lo strumento è privo di cassa e i due prospetti sono esclusivamente composti dalle canne di facciata. L'attuale organista titolare è Juan Paradell Solé, che ricopre questa carica dal 1989.

Disposizione fonica dell'organo Mascioni[8]

Prima tastiera - Positivo

in Cornu Epistulae, aperto

  • Principale 8’
  • Flauto Aperto 8’
  • Corno di Camoscio 4’
  • XV 2’
  • Ripieno 4 file
  • Tromba Dolce 8’
  • Unda Maris 8’

in Cornu Evangeli, espressivo

  • Principale 8’
  • Corno di Notte 8’
  • Viola 8’
  • Flauto a Camino 4’
  • Nazardo 2’2/3’
  • Flagioletto 2’
  • Terza 1’3/5’
  • Cornetto Combinato
  • Cromorno 8’
  • Tremolo

Seconda tastiera - Grand'Organo

in Cornu Epistulae, aperto

  • Principale 16’
  • Principale I 8’
  • Principale II 8’
  • Flauto Cuneiforme 8’
  • Dulciana 8’
  • Ottava 4’
  • Flauto a Cuspide 4’
  • XII 2’2/3’
  • XV 2’
  • Ripieno 4 file
  • Ripieno 5 file
  • Controfagotto 16’
  • Tromba 8’
  • Voce Umana 8'

Terza tastiera - Espressivo

in Cornu Evangeli, espressivo

  • Bordone 16’
  • Principale Stentor 8’
  • Principale 8’
  • Bordone 8’
  • Viola Gamba 8’
  • Salicionale 8’
  • Ottava 4’
  • Flauto Armonico 4’
  • Flauto in XII 2’2/3’
  • Silvestre 2’
  • XV 2’
  • Decimino 1’3/5’
  • Ripieno 4 file
  • Sesquialtera Combinata
  • Tuba Forte a Squillo 8’
  • Tromba Armonica 8’
  • Oboe 8’
  • Clarinetto 8’
  • Voce Celeste 8’
  • Coro Viole 3 file 8’
  • Voce Corale 8’
  • Tremolo

Pedaliera

in Cornu Epistulae

  • Acustico 32’
  • Contrabbasso 16’
  • Subbasso 16’
  • Quinta 10’2/3’
  • Basso 8’
  • Corno Camoscio 8’
  • Quinta 5’1/3’
  • Ottava 4’
  • Ripieno 6 file
  • Bombarda 16’
  • Trombone 8’
  • Clarone 4’

in Cornu Evangeli

  • Violone 16’
  • Bordone 16’
  • Principale 8’
  • Bordoncino 8’
  • Violoncello 8’
  • Flauto 4’
  • Ottavino 2

Unioni ed accoppiamenti

  • I 8’ Ped
  • II 8’ Ped
  • III 8’ Ped
  • I 4’ Ped
  • II 4’ Ped
  • III 4’ Ped
  • I 16’ I
  • III 16’ I
  • III 8’ I
  • I 4’ I
  • III 4’ I
  • I 16’ II
  • III 16’ II
  • I 8’ II
  • III 8’ II
  • I 4’ II
  • II 4’ II
  • III 4’ II
  • III 16’ III
  • III 4’ III

Annulli

  • Ance I Man.
  • Ance II Man.
  • Ance III Man.
  • Ance Ped
  • Ance Generali
  • Ripieni
  • Mutazioni
  • Fondi 16’ ai Manuali
  • Accoppiamenti
  • Unioni dei Manuali al Pedale
  • Unioni dei Manuali

Organo della cappella Sforza[modifica | modifica sorgente]

L'organo della Cappella Sforza[9] fu realizzato nell'anno 1900 dalla ditta Anneessens & Ruyssers e collocato entro una cassa in stile barocco posta sopra la porta d'accesso alla cappella nell'apposita cantoria. Durante i restauri della basilica in vista del Giubileo del 2000, la cantoria è stata demolita e l'organo ricostruito soltanto nel 2005 da Francesco Zanin, recuperando le parti rimaste dallo strumento originario e collocandolo in una nicchia sulla parete destra. L'attuale (2011) strumento, a trasmissione elettronica, ha una tastiera di 56 note ed una pedaliera di 27 ed ha la seguente disposizione fonica:

Disposizione fonica dell'organo Anneessens & Ruyssers

Manuale

  • Montre 8'
  • Prestant 4'
  • Doublette 2'
  • Forniture
  • Violon
  • Bourdon

Pedale

  • Susbasse 16'

Unioni e accessori

  • Unione manuale-pedale
  • Tremolo

Organo della cappella Paolina[modifica | modifica sorgente]

Nella cappella Paolina, si trova un organo a canne costruito da Natale Balbiani nel 1910.[9] Lo strumento, collocato sopra una cantoria alla destra dell'ingresso della cappella, ha una tastiera unica di 56 note ed una pedaliera di 27. A trasmissione pneumatica tubolare, ha la seguente disposizione fonica:

Disposizione fonica dell'organo Balbiani

Manuale

  • Principale 8'
  • Viola 8'
  • Celeste 8'
  • Ottava 4'
  • Flauto 4'
  • Pieno 3-5 file

Pedale

  • Subbasso 16'

Unioni e accessori

  • Unione manuale-pedale
  • Tutti

Organo Corale[modifica | modifica sorgente]

L'organo corale della Basilica, costruito nel 1932 da Giuseppe Migliorini, ricoprì, fino alla costruzione dell'organo Mascioni nel 1956, il ruolo di organo per l'accompagnamento delle liturgie. Collocato alla sinistra del presbiterio maggiore ed interamente espressivo, è a trasmissione elettrica e conta un'unica tastiera di 58 note ed una pedaliera di 30. La sua disposizione fonica è la seguente:

Disposizione fonica dell'organo corale

Manuale

  • Principale 8'
  • Ottava 4'
  • Pieno 3-5 file
  • Viola 8'
  • Coro Viole 8'
  • Flauto 4'

Pedale

  • Bordone 16'

Unioni e accoppiamenti

  • Unione manuale-pedale
  • Ottava acuta manuale-pedale
  • Ottava acuta manuale

Il campanile, le campane e la storia della "Sperduta"[modifica | modifica sorgente]

Il campanile romanico di S. Maria Maggiore è alto 75 metri[10], il più alto di Roma[10]. Costruito tra il 1375-1376[11], è stato, nei secoli, rialzato e completato sotto il cardinale Guglielmo d'Estouteville, arciprete della basilica fra il 1445 e il 1483, a cui si deve anche, per fini statici, la grossa volta a crociera di divisione tra la parte inferiore e il primo piano. Nei primi anni dell'Ottocento fu munito di un orologio. Vi troviamo ordini di doppie monofore e, nei piani successivi bifore. Il campanile contiene 5 antiche campane che emettono le seguenti note musicali:

  • Do#3 calante
  • Do#3
  • Re3
  • Fa#3
  • Sol3

La campana più grande conservata nella cella campanaria è del 1289, fusa da Guidotto Pisano per interessamento dei Savelli; le altre campane risalgono ai secoli XVI-XIX. Il campanile conservava anche la campana donata da Alfano, camerlengo di Callisto II (1119-1124), che, rimossa sotto Leone XIII, si conserva oggi nei Musei Vaticani. Una delle campane è detta "La Sperduta" e suona appena dopo le 21 in merito ad un fatto (o leggenda?) che risale al XVI secolo: quella della pastorella (pare cieca) che si era persa nei prati intorno all'Esquilino, pascolando il suo gregge; era ormai sera e la pastorella non tornava, furono fatte suonare le campane della Basilica di Santa Maria Maggiore perché i rintocchi la guidassero a casa. Sembra poi che effettivamente lei non tornò mai più ma le campane continuino a chiamarla. Da qui il rito serale detto appunto della "Sperduta". Altra storia simile, ambientata nello stesso periodo, narra che, invece di una pastorella, si fosse sperduta una pellegrina che, venendo a Roma a piedi, avesse appunto perso la strada e pertanto si fosse raccomandata alla Vergine per essere aiutata. Subito udì i rintocchi della campana, seguendo i quali raggiunse la Basilica di Santa Maria Maggiore e quindi la salvezza. In ricordo del fatto la pellegrina lasciò una rendita affinché alle 2 di notte (trasformate alle 9 di sera nei tempi recenti) venisse perpetuamente suonata la campana.[12][10]

Gli scavi sotto la basilica[modifica | modifica sorgente]

Pianta degli scavi

Tra il 1966 e il 1971, per risolvere problemi di umidità, venne effettuata una campagna di scavi sotto il pavimento della basilica, condotta esclusivamente lungo le navate laterali. Rimosso l'interro che li colmava, vennero rinvenuti numerosi ambienti di II e III secolo, attualmente musealizzati ed accessibili dal museo della basilica.

Il complesso, sulla cui destinazione originaria sono state fatte varie ipotesi, ma nulla che avesse attinenza con la basilica liberiana, si presume privato e quindi non da identificare con il Macellum Liviae, nelle cui prossimità le fonti attestano la primitiva basilica liberiana. Esso si compone di molti ambienti articolati attorno ad un vasto cortile, a vari livelli e di non facile interpretazione, anche perché ascrivibili a diversi periodi e variamente obliterati da successive murature realizzate in tempi diversi. Lungo il percorso si incontrano: tracce di un piccolo stabilimento termale, con mosaici e intercapedini per il riscaldamento; l'esposizione delle tegole antiche; tracce ben conservate di affreschi geometrici decorativi; tracce di affreschi relativi ad un calendario agricolo (che costituiscono forse il reperto più noto del sito); un piccolo ambiente semicircolare con nicchie, resti di affreschi e di un pavimento in opus sectile su suspensurae, presumibilmente pertinente all'impianto termale.

Arcipreti della Basilica di Santa Maria Maggiore[modifica | modifica sorgente]

Masolino da Panicale Fondazione di Santa Maria Maggiore a Roma

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Sede Vacante (1553-1564)
Sede Vacante (1684-1686)
Sede Vacante (1717-1724)

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Opere già in Santa Maria Maggiore[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti[modifica | modifica sorgente]

È raggiungibile dalla fermata Napoleone III del tram Rete_tranviaria_di_Roma
È raggiungibile dalla fermata Napoleone III del tram Rete_tranviaria_di_Roma

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Alfredo Cattabiani, Calendario, Milano, Rusconi libri, 1994, ISBN 88-18-70080-4. p. 280
  2. ^ Ernst Kitzinger, All'origine dell'arte bizantina, Milano, 2005
  3. ^ In questa cappella, nel 1974, è stata tumulata la salma del principe Junio Valerio Borghese, noto ai più per essere stato il fondatore del Fronte nazionale e l'organizzatore dell'abortito golpe Borghese (7-8 dicembre 1970), dopo il quale si era rifugiato in Spagna, sotto la protezione del dittatore Francisco Franco.
  4. ^ Basilica papale di Santa Maria Maggiore.
  5. ^ In realtà in Italia vi sono opere scultoree più antiche di questa con il tema del Presepio o dell'Adorazione dei Magi, che sono ugualmente altorilievi e non sono mai state considerate presepi di statue per la ragione che le figure sono sempre state cementate insieme, anche se sono state scolpite da blocchi di marmo separati. Uno di questi antichissimi gruppi è quello situato nella lunetta del portale nord del battistero di Parma, scolpito da Benedetto Antelami nel 1196. Un altro gruppo si trova a Forlì nella lunetta del portale dell'abbazia di San Mercuriale, scolpito dal Maestro dei Mesi di Ferrara nel 1230, anch'esso raffigurante l'Adorazione dei Magi. Entrambi sono più antichi del gruppo di Arnolfo, il primo addirittura antecedente al presepio vivente ideato da san Francesco d'Assisi nel 1223. Inoltre, il più antico presepio composto da statue a tutto tondo staccate fra loro è conservato a Bologna, nella basilica di Santo Stefano e fu scolpito in legno nel 1291 circa da un anonimo scultore bolognese.
  6. ^ Elsa Bragaglia, et al., Quaderno di religione, Bologna, Ed Dehoniane, 2005, ISBN 88-10-61229-9.
  7. ^ Il "Presepio" di Arnolfo di Cambio, Basilica Patriarcale Santa Maria Maggiore. URL consultato il 10 dicembre 2006.
  8. ^ fonte
  9. ^ a b G. Fronzuto, Organi di Roma. Gli organi delle quattro basiliche maggiori, Leo S. Olschki Editore, Firenze 2007, pp. 34-38.
  10. ^ a b c Basilica Papale - Santa Maria Maggiore - Interno
  11. ^ Medioevo.Roma - Campanili medioevali di Roma
  12. ^ http://perlesparse.splinder.com/post/20623022

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Sante Guido, Il presepio di Arnolfo di Cambio, Città del Vaticano 2005.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]