Papa Pasquale I

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Papa Pasquale I
Pope Paschalis I. in apsis mosaic of Santa Prassede in Rome.gif
98º papa della Chiesa cattolica
Elezione 24 gennaio 817
Consacrazione 25 gennaio 817
Fine pontificato 11 febbraio 824
Cardinali creati vedi categoria
Predecessore papa Stefano IV
Successore papa Eugenio II
Nascita Roma, ?
Morte 11 febbraio 824
Sepoltura Basilica di San Pietro

San Pasquale I (Roma, ... – Roma, 11 febbraio 824) fu il 98º Papa della Chiesa cattolica, che lo venera come santo, dal 25 gennaio 817 alla sua morte.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nato a Roma, abate della basilica di Santo Stefano, venne elevato al pontificato per acclamazione del clero romano poco dopo la morte di papa Stefano IV. Non era trascorso infatti neanche un giorno completo dalla morte del suo predecessore poiché il clero temeva che il tempo favorisse eventuali interferenze da parte dell'imperatore.[1] Come i suoi predecessori Pasquale I si preoccupò di informare prontamente e rendere omaggio all'imperatore carolingio Ludovico il Pio ed informarlo che la celerità della sua nomina, da lui non sollecitata, era dovuta esclusivamente all'esigenza di evitare il formarsi di fazioni in Roma.[2] A tal fine inviò il suo legato pontificio Teodoro che tornò non solo con le felicitazioni dell'imperatore ma anche con un Pactum cum Pashali pontifice con il quale l'imperatore s'impegnava a riconoscere la sovranità papale sui territori dello Stato Pontificio ed a garantire il libero svolgimento delle elezioni del papa.[3] Tale documento fu successivamente contestato da molti storiografi.[4] Le relazioni tra Pasquale I e l'imperatore comunque, non furono mai molto cordiali, così come Pasquale non riuscì mai a conquistarsi le simpatie della nobiltà romana.

Nell'823 Pasquale ricevette Lotario I, figlio di Ludovico il Pio e della sua prima moglie Ermengarda, cui il padre aveva assegnato nell'817 il Regno d'Italia, lo incoronò ungendolo solennemente la domenica di Pasqua e gli consegnò simbolicamente una spada, simbolo di potere di amministrare la giustizia. Questa cerimonia, celebrata per la prima volta, si affermò come diritto del papa di incoronare re ed imperatori e di farlo in Roma.[3] Lotario diede subito esempio di esercizio di potere, accogliendo un'istanza dell'Abbazia di Farfa contro la Curia romana, accusata di essersi indebitamente appropriata di beni dell'Abbazia, ed imponendo la restituzione alla medesima dei beni in questione. La sentenza fu accolta con gran disappunto dal clero romano ma con gioia dalla nobiltà filofranca che interpretò l'evento come un segno di incoraggiamento a ribellarsi all'autorità papale. Fu organizzata una rivolta i cui capi erano il primicerio dei notai romani, Teodoro, già nunzio pontificio presso la corte imperiale nell'821, e suo genero, il nomenclator Leone.

La rivolta fu immediatamente repressa ed i due capi accecati e poi decapitati. L'evento scatenò il sospetto, presso l'imperatore, che dietro la decisione di eliminare i due ci fosse stato lo stesso Pasquale ed inviò due commissari a Roma per accertare i fatti. Il papa si proclamò innocente ma si rifiutò di essere sottoposto a giudizio da giudici imperiali, accettando solo di profferire un giuramento solenne con il quale si dichiarava estraneo all'operazione di esecuzione capitale dei due, pur considerandoli personalmente colpevoli e rei di morte. I commissari rientrarono ad Aquisgrana e Ludovico lasciò cadere la cosa. Il popolo di Roma tuttavia, essendo Pasquale deceduto poco dopo, gli rifiutò l'onore della sepoltura all'interno della Basilica di San Pietro[5] ed il suo successore, papa Eugenio II, calmatisi gli animi, lo fece seppellire nella basilica di Santa Prassede.[6]

Opere[modifica | modifica sorgente]

Fece erigere la basilica di Santa Cecilia in Trastevere, quella di Santa Prassede e la chiesa di Santa Maria in Domnica. Fu lui a ritrovare il corpo di santa Cecilia nelle catacombe di San Callisto e farlo esumare nell'omonima chiesa in Trastevere.[7]

Papa Pasquale dovette anche affrontare il problema delle persecuzioni iconoclaste nell'Impero bizantino, iniziate dall'imperatore Leone V ricevendo una richiesta di aiuto da parte di Teodoro Studita, che non poté però esaudire se non scrivendo reprimende all'imperatore. Tuttavia si adoperò per trovare idonea accoglienza ai monaci greci perseguitati ed esiliati perché contrari all'iconoclastia.[3]

Culto[modifica | modifica sorgente]

Oggi i fedeli lo celebrano come santo l'11 febbraio.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, p. 270
  2. ^ Claudio Rendina, I papi, p. 255
  3. ^ a b c John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, p. 271
  4. ^ Claudio Rendina, I papi, p. 256
  5. ^ Claudio Rendina, I papi, p. 258
  6. ^ John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, p. 272
  7. ^ A questo proposito il Liber pontificalis riporta che, quando le ricerche dei resti della Santa erano giunte ad un punto morto, tanto da far pensare a un trafugamento da parte dei longobardi, fu proprio Santa Cecilia ad apparire in sogno al papa, indicandogli dove avrebbe trovato i suoi resti (vedi: Claudio Rendina, I papi, p. 259)

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • John N.D. Kelly, Gran Dizionario Illustrato dei Papi, Edizioni Piemme S.p.A., 1989, Casale Monferrato (AL), ISBN 88-384-1326-6
  • Claudio Rendina, I papi, Ed. Newton Compton, Roma, 1990

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Papa della Chiesa cattolica Successore Emblem of the Papacy SE.svg
Papa Stefano IV 24 gennaio 817 - 11 febbraio 824 Papa Eugenio II

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