Papa Innocenzo III

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Papa Innocenzo III
Innozenz3.jpg
176º papa della Chiesa cattolica
C o a Innocenzo III.svg
Elezione 8 gennaio 1198
Consacrazione 22 febbraio 1198
Fine pontificato 16 luglio 1216
Cardinali creati vedi categoria
Predecessore papa Celestino III
Successore papa Onorio III
Nome Lotario dei conti di Segni
Nascita Anagni, 22 febbraio 1161
Morte Perugia, 16 luglio 1216
Sepoltura Basilica di San Giovanni in Laterano

Innocenzo III, nato Lotario dei Conti di Segni (Anagni, 22 febbraio 1161Perugia, 16 luglio 1216), fu il 176º papa della Chiesa cattolica dal 1198 alla morte.

Era figlio di Trasimondo dei Conti di Segni e di Claricia, imparentata con la famiglia di papa Clemente III. Suo padre fu membro del famoso casato dei Conti, che alcuni genealogisti congiungono ai conti di Tuscolo e addirittura alla gens Anicia (ciò lo renderebbe lontano parente di svariati papi tra cui Benedetto IX, dei Tuscolani, e Gregorio I, degli Anici); alla stirpe dei conti di Segni furono legati da rapporti di parentela i pontefici Gregorio IX e Alessandro IV, alla loro discendenza appartiene Innocenzo XIII.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Formazione[modifica | modifica sorgente]

Secondo alcuni storici, Innocenzo III nacque probabilmente ad Anagni, un comune del Lazio, nell'attuale provincia di Frosinone, compì i suoi studi a Roma, poi studiò teologia a Parigi (dove ebbe fra i suoi insegnanti Pietro di Corbeil, Pietro Cantore, Pietro di Poitiers, Migliore di Pisa) e quindi diritto canonico a Bologna, dove insegnava Uguccione da Pisa, che fu appunto tra i suoi docenti. In breve tempo Lotario fu considerato uno degli intellettuali più raffinati e tra i maggiori esperti di diritto canonico dei suoi tempi.

Dopo la morte di papa Alessandro III, Lotario tornò a Roma, dove ebbe incarichi durante i brevi pontificati di Lucio III, Urbano III, Gregorio VIII e Clemente III, dal quale nel concistoro del settembre 1190 fu nominato cardinale-diacono con il titolo dei Santi Sergio e Bacco. La sua carriera non fu interrotta nemmeno dall'ascesa al soglio pontificio di Celestino III (1191-1198), benché i familiari di questo papa, gli Orsini, potente e antica famiglia romana, potessero considerarsi "nemici" dei Conti di Segni; durante il suo servizio nella curia pontificia Lotario scrisse una delle sue opere più note: De miseria humanae conditionis, detta anche De contemptu mundi.

Elezione papale[modifica | modifica sorgente]

Gustave Doré: i crociati conquistano Costantinopoli

Celestino III morì l'8 gennaio 1198. Il giorno stesso si riunì il conclave e Lotario dei Conti di Segni venne eletto papa a soli trentasette anni; il nome pontificale di Innocenzo non fu scelto dall'eletto, ma gli fu imposto da Graziano da Pisa, decano dei cardinali-diaconi[1], per eliminare e sostituire il ricordo dell'antipapa Innocenzo III, eletto nel 1179, e condannato all'esilio e internato nell'Abbazia di Cava dei Tirreni (Salerno) dal 1180 al 1183, data della sua morte.[2] Si fece intronizzare il giorno del 37º compleanno. Fu il primo papa a utilizzare uno stemma personale, tradizione che si consolidò arrivando fino ai giorni nostri.

In quel periodo i papi venivano preferibilmente scelti tra i giuristi ecclesiastici, in modo da rafforzare i risultati della riforma, che aveva stabilito il primato della Chiesa sull'Impero, dei chierici sui laici. Inoltre, doveva essere rafforzata anche la supremazia papale, già teorizzata progressivamente sotto il profilo canonistico nei vari secoli, attraverso i teologi di corte, rispetto alle altre sedi vescovili e metropolitane e sul mondo cristiano in generale. Innocenzo III rivendicherà il diritto di nominare i vescovi in tutto l'Occidente (di cui è Patriarca) e che prima venivano eletti dai Sinodi locali. Progressivamente tenterà di avanzare questo primato anche in Oriente, dopo il disastro della IV Crociata e il famigerato sacco di Costantinopoli del 1204, cioè soltanto centocinquant'anni dopo lo scisma che divise Papato Romano e Ortodossi (anno 1054).

Il suo intento di riunificare dopo mezzo secolo la Chiesa di Roma e la Chiesa di Costantinopoli, cioè i latini e i greci (anche di fronte all'avanzata dei musulmani) è naufragato per le atrocità e violenze perpetrate dai crociati, in maggioranza provenienti da Venezia.

Sulla scelta di Lotario dovette pesare, oltre che la sua cultura, anche il suo spirito mistico, manifestato nel trattato del De miseria humanae conditionis dove la miseria dell'uomo veniva contrapposta a una salvezza che può provenire solo dall'alto. Innocenzo III doveva rappresentare un solido caposaldo in grado di dare risposte al fiorire di ordini e gruppi religiosi non sempre fedeli alla Chiesa (come i patarini o i catari). Ma il suo misticismo non era votato al ritiro dal mondo, bensì alla sua dominazione, con il papato inteso come potere spirituale che era in grado di controllare tutti gli altri poteri.

Il precursore del Giubileo: l'Indulgenza dei Cent'anni[modifica | modifica sorgente]

Non esistono documenti del XII o XIII secolo al riguardo, ma fonti del 24 dicembre 1299 riportano come masse di pellegrini, a conoscenza di una leggendaria "Indulgenza Plenaria" che si sarebbe ottenuta al capodanno del secolo nuovo, cioè nel passaggio da un secolo all'altro, muovessero verso Roma fin dentro l'antica basilica di San Pietro per ottenere la remissione completa di tutte le colpe. Né il Papa dell'epoca, Bonifacio VIII, né i prelati sapevano nulla di questa usanza, ma memorie del cardinale Gaetano Stefaneschi nel documento De centesimo sive Jubileo anno liber parlano di un vecchio di 107 anni che, interrogato da Bonifacio, asserì che 100 anni prima, il 1º gennaio 1200, all'età di soli 7 anni, assieme al padre si sarebbe recato innanzi a Innocenzo III per ricevere l'"Indulgenza dei Cent'Anni". Nonostante la testimonianza di questo centenario esista, non abbiamo fonti coeve a Innocenzo o più antiche che testimonino di quest'usanza, né di altre indulgenze simili che abbiano ispirato Celestino V nel decretare la Perdonanza e Bonifacio VIII nell'istituire il Giubileo.[3]

Controllo dell'aristocrazia romana[modifica | modifica sorgente]

Il papato era in balia delle potenti famiglie romane che avevano con il Senato limitato notevolmente l'autorità pontificia.

Innocenzo III dimostrò subito che le cose erano cambiate. L'unico senatore in carica fu rimosso e sostituito da un uomo di sua fiducia. Tale azione che in passato avrebbe causato la rivolta della popolazione romana, in tale circostanza non ebbe nessun ostacolo. Poi sostituì i giudici che erano quasi tutti esponenti dell'aristocrazia romana, sostituendoli con uomini dell'amministrazione ecclesiastica. Emerse subito la concezione fortemente teocratica del pontefice, ancor prima della sua effettiva incoronazione avvenuta il 22 febbraio.

Politica temporale con l'Impero[modifica | modifica sorgente]

Papa Innocenzo III

Sul versante dell'Impero c'era il vantaggio che in quel momento il trono imperiale era vacante dalla morte di Enrico VI di Svevia (1197) e nessun successore era ancora stato individuato. Il Papa approfittò della debolezza di Federico II di Svevia, che all'epoca aveva quattro anni, per ripristinare il potere papale nel Regno di Sicilia, chiedendo e ottenendo dall'imperatrice Costanza, vedova di Enrico VI e madre del piccolo Federico II, la restituzione dei privilegi dei Quattro Capitoli, che Guglielmo I di Sicilia aveva precedentemente ottenuto da papa Adriano IV. Solo allora Innocenzo investì Federico II del titolo di re di Sicilia, nel novembre del 1198.

Inoltre, Innocenzo ottenne da Marcovaldo di Annweiler (Vicario dell'imperatore in Italia) la restituzione alla Chiesa della Provincia Romandiolæ[4] e della Marca di Ancona. In modo simile, i Ducati di Spoleto, Assisi e Sora vennero ripresi al tedesco Corrado di Urslingen.

Nel frattempo in Germania i ghibellini e i guelfi avevano eletto imperatori differenti: Filippo di Svevia e Ottone di Brunswick rispettivamente. Nel 1201 il Papa aveva appoggiato apertamente Ottone, annunciando che era stato approvato come re Romano e minacciando di scomunica tutti coloro che si fossero rifiutati di riconoscerlo. Questo anche perché Ottone aveva promesso di cedere parti italiane dell'impero e anche di rinunciare a certi diritti imperiali, tra cui la corona dell'Italia meridionale, annessa a quella imperiale con il matrimonio tra Enrico VI e Costanza d'Altavilla, che Innocenzo intendeva concedere a Federico II, suo protetto.[5]. Il papa rese chiaro ai principi tedeschi, attraverso il decreto Venerabilem del maggio 1202, come egli considerasse le relazioni tra Impero e Papato (questo decreto venne in seguito incorporato nel Corpus Juris Canonici). I punti principali del decreto erano: i prìncipi dell'Impero potevano eleggere liberamente il loro re ma il diritto di decidere se il re fosse degno della corona imperiale apparteneva al papa; in caso di doppia elezione i principi elettori dovevano chiedere al papa di arbitrare o pronunciarsi in favore di uno dei pretendenti. Questo diritto derivava dall'atto d'incoronazione di Carlo Magno compiuto da Leone III[5].

Federico II di Svevia

Innocenzo III volle poi usare l'autorità papale per riprendere il potere pontificio nell'Italia meridionale: quando Gualtieri III di Brienne, che aveva ricevuto dal defunto imperatore Enrico VI la promessa dei feudi di Taranto e Lecce, nel 1201 si recò a Roma per ottenere dal papa il riconoscimento dei titoli, il pontefice lo nominò Principe di Taranto, Duca di Apulia e Conte di Lecce e inoltre lo scelse come proprio paladino per riportare il controllo nel Regno di Sicilia, messo in pericolo da quando Marcovaldo di Annweiler e Diopoldo di Acerra, col sostegno dell'arcivescovo di Palermo Gualtieri di Palearia, pretendevano il tutoraggio sul piccolo Federico II, affidato invece dalla madre Costanza proprio al Pontefice. Gualtieri, sostenuto dalle lettere del papa e dalle truppe del conte Pietro di Celano, ottenne subito dei parziali successi, ricacciando Diopoldo nel suo feudo di Sarno, ma venne poi sopraffatto dai tedeschi (1205), facendo sfumare le mire del pontefice.

Nel frattempo le sorti dell'accanita guerra civile in Germania sembravano andare a favore di Filippo e così il papa cambiò parere, gli tolse il bando e si dichiarò a suo favore e, nel 1207, inviò dei legati in Germania per indurre Ottone a rinunciare al trono. Otto di Wittelsbach, un nipote del Duca Ottone I di Baviera, uccise Filippo di Svevia il 21 giugno 1208 a Bamberga[5], apparentemente per motivi personali, e alla Dieta di Francoforte, l'11 novembre 1208, Ottone IV venne riconosciuto re. Il Papa lo invitò a Roma per ricevere la corona imperiale e Ottone venne incoronato a Roma il 4 ottobre 1209. Prima dell'incoronazione Ottone promise di lasciare alla Chiesa il possesso di Spoleto e Ancona e di garantire la libertà delle elezioni ecclesiastiche; il diritto di appello illimitato per il papa e la competenza esclusiva sulla gerarchia per questioni spirituali; promise inoltre di aiutare la distruzione dell'eresia (il Patto di Neuss, ripetuto a Spira, nel 1209).

Ma poco dopo essere stato incoronato, Ottone prese Ancona, Spoleto e altre proprietà della Chiesa, dandole poi ai suoi vassalli, inoltre, invase il Regno di Sicilia. Ottone venne scomunicato il 18 novembre 1210.

Il Papa ottenne che la maggioranza dei prìncipi elettori ripudiasse l'Imperatore scomunicato ed eleggesse al suo posto Federico II di Sicilia; ciò che accadde alla Dieta di Norimberga, nel settembre del 1211. Federico fece le stesse promesse di Ottone IV, la sua elezione fu ratificata da Innocenzo e fu incoronato ad Aquisgrana il 12 luglio 1215.[6]

Ottone si alleò con l'Inghilterra (era nipote di Giovanni Senza Terra) per combattere Filippo Augusto di Francia, ma fu sconfitto nella battaglia di Bouvines, nella contea delle Fiandre (ormai in Francia), il 27 luglio 1214, perdendo tutta la sua influenza (morì il 19 maggio 1218) e lasciando Federico II imperatore incontestato.

Innocenzo svolse un ruolo importante, oltre che in Inghilterra, anche nella politica di Francia, Svezia, Bulgaria e Spagna.

La quarta crociata[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Quarta crociata.
I cavalli di san Marco, preda del saccheggio di Costantinopoli

Una delle questioni più care a Innocenzo era la volontà di ricomporre lo Scisma d'Oriente del 1054, per conciliare i latini e greci. In questo senso egli prese più volte i contatti con Manuele Comneno, ma non rinunciò mai al primato di san Pietro impedendo di fatto la riconciliazione.

Nel 1198 Innocenzo iniziò la quarta crociata, rivolgendosi ai cavalieri e ai nobili in Europa piuttosto che ai re (al tempo Riccardo I d'Inghilterra e Filippo II di Francia erano ancora in guerra e diversi principi tedeschi erano nemici del Papa). L'appello fu ignorato fino al 1200, quando nella Champagne venne finalmente organizzata una crociata che i veneziani, dato che i francesi arrivati per l'imbarco erano inferiori al numero concordato, e dato che vi furono altri problemi relativamente al pagamento dei costi sostenuti da Venezia per l'approntamento della flotta, i Veneziani decisero di sfruttare l'occasione per andare a sedare una rivolta scoppiata a Zara nel 1202 e poi a Costantinopoli, dopo aver ricevuto una richiesta del figlio del deposto Imperatore d'oriente (che poi decise di non mantenere fede ai patti), ove per questo misero in atto il sacco di Costantinopoli nel 1204, producendo la fittizia riunificazione delle Chiese greca e latina e la fine dello Scisma d'Oriente. In risposta Innocenzo scomunicò i veneziani di Enrico Dandolo ma, sebbene deplorasse i mezzi, accettò il risultato. L'esito della crociata in realtà non fece altro che acuire le incomprensioni tra cattolici e ortodossi, i quali non avrebbero mai perdonato il saccheggio di Costantinopoli durante il quale andarono perduti una quantità impressionante di preziose reliquie e tesori, in parte confluiti a Venezia come i famosi cavalli di San Marco. L'impero d'oriente fu spartito tra i crociati: a Venezia spettarono un quarto e mezzo (i tre ottavi) dei territori dell'impero d'oriente, tra cui Candia (Creta) e molte altre isole dell'Egeo; a Baldovino IX delle Fiandre, importante feudatario francese, spettò invece la corona di imperatore.[7]

Lotta alle eresie[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Crociata albigese.
Interno del castello di Montségur, ultima piazzaforte degli albigesi

Innocenzo fu uno strenuo avversario delle idee ritenute eretiche che si stavano diffondendo in Europa: i catari (o albigesi) nel sud della Francia avevano fatto presa su gran parte della popolazione, dagli aristocratici ai ceti più umili e l'assassinio del legato pontificio spazientì il papa, che decise di avviare contro gli eretici una vera e propria crociata (fino ad allora usata solo per combattere musulmani e pagani), sotto la guida di Simone IV di Montfort. I feudatari del nord della Francia furono ben lieti di rispondere all'appello, che li autorizzava a depredare e conquistare le ricche contrade del sud del paese, le più prospere.

Fu questo il preludio della legittimazione dell'Inquisizione nel 1233: l'eresia doveva essere punita per il bene spirituale dell'individuo e per la conservazione della Chiesa. Nel 1199 la bolla papale Vergentis in senium aveva equiparato l'eresia al reato di lesa maestà.

La crociata durò più a lungo del previsto, dal 1209 al 1244 (con la caduta dell'ultima piazzaforte sui Pirenei, il castello di Montségur), ma ebbe un risultato di annientamento quasi totale dei catari, anche se si registrano alcuni focolai clandestini superstiti in Lombardia e in Toscana. Il prezzo pagato era però l'essersi assunti, da parte della Chiesa, la responsabilità di massacri di ferocia inaudita, fra cui spicca il massacro di Béziers del 22 luglio 1209, allorquando i crociati massacrarono non meno di 20.000 abitanti fra uomini, donne e bambini. Le uccisioni e le devastazioni crearono il risentimento di intere popolazioni: Innocenzo, già deluso dall'esito della quarta crociata, ebbe una nuova preoccupazione. Solo gli esiti positivi della Reconquista in Spagna sembravano non aver tradito la parola "crociata". Il contrasto stridente era però visibile a tutti: l'eroe spagnolo contro i musulmani, il trionfatore della Battaglia di Las Navas de Tolosa del 1212, Pietro II d'Aragona, fu ucciso infatti nella battaglia di Muret, mentre cercava di difendere la città di Montpellier dalla furia dei crociati.

Gli ordini mendicanti[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Ordini mendicanti.
Francesco d'Assisi in un dipinto di Vittore Crivelli

Nel 1210 Innocenzo III dette un primo assenso orale all'Ordine francescano e nel 1211 anche ai Guglielmiti, inizialmente ordine eremitano, ma poi confluito anch'esso nell'alveo degli ordini mendicanti. Innocenzo aveva capito che l'insoddisfazione e i problemi dei ceti più umili erano facile preda dei predicatori, che senza molte difficoltà potevano diffondere movimenti ereticali in ampie fette della popolazione.

Innocenzo fu il primo a cambiare il tradizionale sospetto verso gli ordini popolari, iniziando una strategia di favore verso quelli che non mettevano in discussione l'autorità gerarchica ecclesiastica.

Il IV concilio lateranense e la quinta crociata[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi IV concilio lateranense e Quinta crociata.

Nel novembre del 1215 Innocenzo convocò il IV concilio lateranense (il dodicesimo concilio ecumenico), che emanò settanta decreti di riforma. Tra questi venne definitivamente dichiarata la superiorità della Chiesa rispetto a qualunque altro potere secolare, quale unica depositaria della Grazia ed esclusiva mediatrice tra Dio e gli uomini. Se da un lato si istituiva il tribunale dell'Inquisizione contro le eresie, dall'altro si incoraggiava la predicazione popolare legittimando gli Ordini mendicanti.[8]. In tal modo la Chiesa da un lato si proclama come l'unica e vera sposa di Cristo, e in quanto tale è suprema e santa, dall'altro lato, riconoscendo gli ordini mendicanti (si veda l'attività apostolica del patrono d'Italia, san Francesco), si riconosce bisognosa di continua purificazione e di più strenui sforzi di evangelizzazione. Si decise, inoltre, una crociata generale in Terra Santa (la quinta crociata): Gerusalemme era infatti sempre nelle mani dei musulmani.

La morte[modifica | modifica sorgente]

Il concilio fu il trionfo di Innocenzo e anche il suo ultimo atto. Morì a Perugia nel 1216 a 55 anni e venne sepolto nella cattedrale di quella città, dove il suo corpo rimase fino a quando Papa Leone XIII lo fece trasferire nella basilica di San Giovanni in Laterano, nel dicembre del 1891.

Dopo la morte[modifica | modifica sorgente]

Santa Lutgarda riferì che il pontefice, subito dopo la morte, le apparve tutto avvolto nelle fiamme: era in Purgatorio, condannato a starci fino al giorno del giudizio, a meno che non fossero state offerte preghiere in suffragio. La santa raccontò che Innocenzo disse d'esser stato punito da Dio per tre colpe: una era non aver mai voluto chinare il capo durante la recita del Credo niceno in segno d'umiltà, le altre due non sono state riportate. Avrebbe meritato l'Inferno, ma la Vergine Maria, cui il papa era devoto, gli ottenne il Purgatorio, nonché la possibilità di ridurre le sue pene. Il cardinale Roberto Bellarmino disse al riguardo: "Se un Papa così degno di encomio e che passa così santo agli occhi degli uomini, si trova sottoposto ai più orribili tormenti fino alla fine del mondo, che cosa sarà mai riserbato agli altri ecclesiastici, religiosi e fedeli?"[9]

Conclavi[modifica | modifica sorgente]

Nel periodo del suo cardinalato Lotario dei Conti di Segni partecipò a due conclavi:

Opere[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Vedi: Federico Hurter, Storia del Sommo Pontefice Innocenzo III e de' suoi contemporanei, Tomo 1, p. 159, nota n. 441, Milano, Giovanni Resnati libraio, 1839. Il testo è consultabile in Google Libri
  2. ^ Il già citato Federico Hurter, nella stessa nota di cui sopra, ipotizza che la scelta volesse piuttosto indicare "ch'era pervenuto a si sublime dignità senza averla ricercata?".
  3. ^ Claudio Rendina, La vita segreta dei Papi, Cap 17. L'invenzione dell'Anno Santo, pag. 87, Mondadori
  4. ^ Costituita dalle odierne Romagna, Bologna e Ferrara.
  5. ^ a b c (DE) Prof. Dr. Gaston Castella: "Papstgeschichte", KOMET MA-Service und Verlaggesellschft mbH, Frechen, Imprimatur Curiae die 17 Decembris 1943, Imprimatur Curiae die 12 Novembris 1965 - ISBN 3-933366-08-9
  6. ^ Franco Cardini e Marina Montesano, Storia Medievale, p. 285
  7. ^ Franco Cardini e Marina Montesano, Storia Medievale, p. 237
  8. ^ Franco Cardini e Marina Montesano, Storia Medievale, p. 272
  9. ^ San Roberto Bellarmino, De gemitu columbae, 1617, libro 2, cap. 9: Si enim tam laudabilis Pontifex [...] abfuit a gehenna, et usque ad diem Iudicji purgatoriis incendiis atrocissimis puniendus est, quis Praelatus non trepidet?

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Papa della Chiesa cattolica Successore Emblem of the Papacy SE.svg
Papa Celestino III 8 gennaio 1198 - 16 luglio 1216 Papa Onorio III
Predecessore Cardinale diacono dei Santi Sergio e Bacco Successore CardinalCoA PioM.svg
Ottaviano Poli dei conti di Segni
1182 - 1189
1190 - 1198 vacante
fino al 1206


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