Papa Martino V

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Papa Martino V
Martino V
206º papa della Chiesa cattolica
C o a Martino V.svg
Elezione 11 novembre 1417
Incoronazione 21 novembre 1417
Fine pontificato 20 febbraio 1431
Cardinali creati vedi categoria
Predecessore papa Gregorio XII
Successore papa Eugenio IV
Nome Oddone Colonna
Nascita Genazzano, 1368
Morte Roma, 20 febbraio 1431
Sepoltura Basilica di San Giovanni in Laterano

Martino V, nato Ottone (o Oddone) Colonna (Genazzano, 1368Roma, 20 febbraio 1431), fu il 206º Papa della Chiesa cattolica dal 1417 alla morte.

Fu eletto dal concilio di Costanza, che doveva risolvere lo scisma prodottosi all'interno della Chiesa a seguito del trasferimento della curia da Avignone a Roma.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Agapito Colonna signore di Genazzano e di Caterina Conti (a sua volta figlia di Giovanni Conti e di Margherita Colonna), nato a Genazzano "capitale" dello stato feudale paterno non lungi da Roma, nel 1368, apparteneva a una delle più antiche e importanti famiglie di Roma. Studiò all'Università di Perugia. Divenne protonotario apostolico sotto papa Urbano VI; poi uditore papale; quindi fu nominato il 12 giugno 1405 cardinale diacono di San Giorgio in Velabro da papa Innocenzo VII. Fu anche amministratore della sede suburbicaria di Palestrina dal 1401 al 1405 e per un breve periodo nel 1412.

Nell'estate del 1408 abbandonò Gregorio XII e nel 1410 fu uno dei delegati dell'antipapa Alessandro V all'audizione dell'appello portato al papato da Jan Hus. Ebbe sempre parte nell'attività conciliare durante l'elezione dei due papi dell'obbedienza "pisana" Alessandro V e Giovanni XXIII. A quest'ultimo fu sempre fedele, anche a Costanza, fino alla sua sconsiderata fuga.

Egli fu eletto unanimemente papa dopo un conclave di tre giorni, l'11 novembre 1417 nel giorno di San Martino, durante il Concilio di Costanza da un conclave formato da ventitré cardinali e trenta delegati del concilio, che, dopo aver deposto Giovanni XXIII, avevano manifestato molte perplessità sulle rivendicazioni di Gregorio XII nel suo conflitto con Benedetto XIII. Benedetto fu deposto contro la sua volontà mentre Gregorio, riconosciuto ancora come unico e vero papa dai più (ma non da Oddone), fu convinto ad una onorevole abdicazione. L'elezione di Oddone (che scelse il nome Martino in quanto eletto il giorno del santo), che si considerava successore di Giovanni XXIII, mise la parola fine allo Scisma d'Occidente.

Durante il suo pontificato, tentò di riedificare e ripopolare l'antica città di Ferento nella Tuscia viterbese, distrutta dai viterbesi nel 1172. Fu stimato per la sua moderazione, cultura (nel 1425 fondò a Lovanio una delle più antiche università cattoliche tuttora esistenti), rettitudine e abilità nel trattare, ma fallì nell'ottenere, come avrebbe potuto, l'onore di diventare un papa riformatore. Il suo primo atto, dopo l'elezione, fu pubblicare una nota che confermava tutti i regolamenti dei suoi predecessori riguardanti la cancelleria pontificia, regolamenti che erano da tempo oggetto di giuste lamentele. Quando le "nazioni" del concilio spinsero i loro piani di riforma, Martino propose un piano in gran parte alternativo, e alla fine entrò in negoziati per concordati distinti, vaghi e illusori, con Germania, Inghilterra e Francia.

Martino lasciò Costanza alla chiusura del concilio (maggio 1418), ma viaggiò lentamente attraverso l'Italia: Torino, Pavia, Milano, Mantova (ospite di Gianfrancesco Gonzaga e del vescovo Giovanni degli Uberti sino al febbraio 1419), Ferrara, Ravenna, Forlì, Firenze; qui si soffermò quasi un anno e mezzo, e non si avventurò a entrare a Roma fino al settembre 1420, quando il suo primo compito fu cercare di ristabilire la prosperità e l'ordine ai quali la città era diventata estranea. Nel frattempo, si era tenuto a Forlì, nel 1418, un celebre concilio ebraico, che aveva deciso di inviare a Martino V una delegazione con la richiesta di abolire la legislazione anti-giudaica voluta dall'antipapa Benedetto XIII (Etsi doctoribus gentium). Martino ne accolse le richieste.

In accordo con il decreto di Costanza, confermato da lui stesso, che prevedeva che si dovesse tenere un concilio ogni cinque anni, nel 1423 Martino ne convocò uno che si riunì a Pavia e successivamente a Siena; la partecipazione fu abbastanza scarsa, e la circostanza diede al Papa il pretesto per scioglierlo non appena giunse alla conclusione che «l'unione interna della Chiesa per mezzo della riforma deve avere la precedenza sull'unione esterna». Il concilio venne rinviato per sette anni e si riunì infine a Basilea; poco dopo l'apertura Martino morì per un colpo apoplettico, il 20 febbraio 1431.

A Martino V, che secondo il Gregorovius disdegnava il lusso e teneva nel suo palazzo ai Santi Apostoli una piccola corte, venne tuttavia mossa da più parti l'accusa di nepotismo, pratica già comune ad altri pontefici suoi predecessori, per aver favorito senza riserve la propria famiglia, i Colonna, di cui ne aumentò in modo consistente i già cospicui possedimenti particolarmente nel Regno di Napoli e nei pressi dei suoi confini (al fidato fratello Giordano furono infatti concessi il ducato di Amalfi, il ducato di Venosa e promesso il principato di Salerno e numerose signorie soprattutto lungo la valle del fiume Sacco),[1] con cui il papa aveva interesse ad intrattenere solide relazioni diplomatiche, utilizzando quindi a questo scopo, fidandosi di pochi altri, la potenza della propria famiglia per raggiungere gli scopi ritenuti necessari per il bene della Chiesa e del pontificato.

Conclave dall'8 all'11 novembre 1417[modifica | modifica wikitesto]

A questo conclave parteciparono 23 porporati (9 cardinali dell'obbedienza romana, 4 pseudocardinali dell'obbedienza avignonese, 10 pseudocardinali dell'obbedienza pisana) e sei rappresentanti per ognuna delle cinque nazioni del Concilio di Costanza, cioè Inghilterra, Francia, Italia, Spagna e Germania (in cui erano compresi anche i regni di Ungheria, Polonia, Lituania e Scandinavia).

Cardinali seguiti dai nomi, riportati tra parentesi, del papa o dell'antipapa dal quale erano stati creati:

Prelati delle cinque nazioni che si unirono ai cardinali in conclave:

Inghilterra:

  • Richard Clifford, vescovo di Londra.
  • Nicholas Bubbewyth, vescovo di Bath e Wells.
  • John Catterick, vescovo di Coventry e Lichfield.
  • John Wakering, vescovo di Norwich.
  • Thomas, abate del monastero di Saint Mary, York.
  • Thomas, decano di York.

Francia:

Germania:

Italia:

Spagna:

  • Diego de Anaya y Maldonado, vescovo di Cuenca.
  • Nicolás Divitis, Ordine Domenicano, vescovo di Dax.
  • Juan de Villalón, vescovo di Badajoz.
  • Felipe de Medalia, magister.
  • Gonzalo Garsía, arcidiacono di Burgos.
  • Pedro Velasco, dottore in utroque iure.

I seguenti cardinali non parteciparono al conclave:

  • Baldassare Cossa, diacono di Sant'Eustachio, (creato da papa Bonifacio IX), imprigionato, non elettore (era l'antipapa Giovanni XXIII, obbedienza pisana).
  • Louis de Bar, titolare dei Santi XII Apostoli, (creato dall'antipapa Benedetto XIII, obbedienza avignonese).
  • Juan Martínez de Murillo, O.Cist., titolare di San Lorenzo in Damaso, (creato dall'antipapa Benedetto XIII, obbedienza avignonese).
  • Carlos Jordán de Urriés y Pérez Salanova, diacono di San Giorgio in Velabro, (creato dall'antipapa Benedetto XIII, obbedienza avignonese).
  • Alfonso Carrillo, diacono di Sant'Eustachio, (creato dall'antipapa Benedetto XIII, obbedienza avignonese).
  • Pedro Fonseca, diacono di Sant'Angelo in Pescheria, (creato dall'antipapa Benedetto XIII, obbedienza avignonese).
  • Philip Repyngdon (o Repington), C.R.S.A., titolare dei Santi Nereo e Achilleo, vescovo di Lincoln, Inghilterra, (creato da papa Gregorio XII, obbedienza romana).
  • Pietro Morosini, juniore, diacono di Santa Maria in Cosmedin, (creato da papa Gregorio XII, obbedienza romana).
  • Guglielmo Carbone, titolare di Santa Balbina, (creato dall'antipapa Giovanni XXIII, obbedienza pisana).
  • Giacomo Isolani, diacono di Sant'Eustachio, (creato dall'antipapa Giovanni XXIII, obbedienza pisana).

Cardinali creati da Martino V[modifica | modifica wikitesto]

Concistoro del 23 giugno 1419[modifica | modifica wikitesto]

  1. Baldassare Cossa, già antipapa Giovanni XXIII, vescovo di Frascati. + 22 novembre 1419. La sua tomba è nel battistero di Firenze.

Concistoro segreto del 16 marzo 1425[modifica | modifica wikitesto]

  1. Leonardo Dati, maestro generale dell'Ordine dei Frati Predicatori. + 16 marzo 1425[2].

Concistoro del 24 maggio 1426[modifica | modifica wikitesto]

  1. Jean de la Rochetaillée, arcivescovo di Rouen + 24 marzo 1437.
  2. Beato Louis Aleman (o Allemand, o Alamanus, o Alemanus, o Almannus, o Alamandus), arcivescovo di Arles + 16 ottobre 1450. (Scomunicato e privato del cardinalato da papa Eugenio IV l'11 dicembre 1440, beatificato da Clemente VII il 9 aprile 1527)
  3. Henry Beaufort Lancaster, vescovo di Winchester + 11 aprile 1447.
  4. Johann von Bucca, vescovo di Olomouc + 9 ottobre 1430.
  5. Antonio Cassino, vescovo di Siena + 4 febbraio 1439.
  6. Beato Nicola Albergati, Padri dell'Ordine della Carità, vescovo di Bologna + 9 maggio 1443. (Beatificato da Benedetto XIV il 6 ottobre 1741)
  7. Raimond Mairose, vescovo di Castres + 21 ottobre 1427.
  8. Juan Cervantes, arcidiacono di Siviglia + 25 novembre 1453.
  9. Ardicino della Porta, avvocato concistoriale. + 9 aprile 1434.
  10. Hugues de Lusignan, fratello del re di Cipro (?), arcivescovo di Nicosia + prima del 24 agosto 1442.
  11. Prospero Colonna, nipote di Sua Santità, notaio apostolico + 24 marzo 1463[3].
  12. Giuliano Cesarini, uditore della Sacra Rota + 10 novembre 1444[4].
  13. Domingo Ram, vescovo di Lérida + 25 aprile 1445[5].
  14. Domenico Capranica, vescovo di Fermo + 14 agosto 1458[5].

Concistoro dell'8 novembre 1430[modifica | modifica wikitesto]

  1. Juan Casanova, O.P., vescovo di Elne + 1º marzo 1436[5].
  2. Guillaume Ragenel de Montfort, vescovo di Saint-Malo + 27 settembre 1432[5].

Pseudocardinali creati dall'antipapa Clemente VIII[modifica | modifica wikitesto]

  1. Gil Sánchez, nipote dell'antipapa[6]
  2. François de la Rovère[7]

Arte sotto Martino V[modifica | modifica wikitesto]

La testa di principessa attribuita al ciclo di San Giovanni in Laterano di Pisanello e Gentile, Museo di palazzo Venezia, Roma

Martino V fu il primo papa che poté occuparsi di un rilancio di Roma anche in termini monumentali e artistici. Nel 1423 venne indetto un giubileo per celebrare la rinascita cittadina. Il suo piano mirava a ridare quel lustro alla città che aveva anche una precisa finalità politica: recuperando lo splendore della Roma Imperiale egli si proclamava anche il suo continuatore e diretto erede[8].

I primi cantieri a venire aperti riguardarono essenzialmente i due poli del Laterano (con gli affreschi - oggi perduti - nella basilica di San Giovanni dove tra il 1425 e il 1430 lavorarono Gentile da Fabriano e Pisanello) e del Vaticano, dove venne trasferita la residenza papale (pur trascorrendo gran parte della sua vita da Pontefice nel palazzo di famiglia ai Santi Apostoli che provvide a restaurare profondamente), iniziando la trasformazione della zona oltre il Tevere da area periferica a immenso cantiere[8].

Nel frattempo la città aveva iniziato ad essere un polo di attrazione per artisti desiderosi di studiare e confrontarsi con la tradizione classica delle sue rovine. La più antica notizia di un viaggio compiuto da artisti stranieri per cercare e studiare le forme e le tecniche dell'arte romana antica è quella del 1402, quando vi si recarono i fiorentini Brunelleschi e Donatello, che tornarono più volte per trovare ispirazione per quello che fu il Rinascimento nell'arte[9].

Anche Pisanello e i suoi assistenti prendevano frequentemente ispirazioni dai resti antichi, ma il loro approccio era essenzialmente catalogante, interessato ad acquisire i più svariati modelli di repertorio da sfruttare poi in composizioni e accostamenti diversi, senza un interesse a comprendere l'essenza dell'arte antica[10].

Il papa, che aveva soggiornato a Firenze, chiamò a partecipare al suo programma artisti fiorentini, quali Masaccio e Masolino, anche se l'apporto innovativo del primo venne stroncato dalla morte prematura[11]. Nel 1443-1445 Leon Battista Alberti scrisse la Descriptio urbis Romae, dove proponeva un sistema per una sistemazione geometrica della città incentrata sul Campidoglio.

In ogni caso non si può ancora parlare di una "scuola romana", poiché gli interventi degli artisti, quasi esclusivamente stranieri, erano ancora essenzialmente legati alle rispettive matrici culturali, senza elementi di contatto specifici o indirizzi comuni[8].

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo - nastrino per uniforme ordinaria Gran Maestro dell'Ordine Supremo del Cristo

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ v. voce Giordano Colonna in Dizionario Biografico degli Italiani
  2. ^ Creato in segreto, il giorno del suo decesso; non fu mai pubblicato ma i messi papali, inviati per annunciargli la notizia, provvidero ad adornarne la bara con le insegne cardinalizie.
  3. ^ Creato in segreto e pubblicato nel concistoro dell'8 novembre 1430
  4. ^ Creato in segreto e pubblicato nel concistoro dell'8 novembre 1430
  5. ^ a b c d Creato in segreto e pubblicato da papa Eugenio IV
  6. ^ Sottomessosi a Martino V dopo l'abdicazione dell'antipapa Clemente VIII (26 luglio 1429)
  7. ^ Sottomessosi a Martino V dopo l'abdicazione dell'antipapa Clemente VIII (26 luglio 1429)
  8. ^ a b c Zuffi, cit., pag. 200.
  9. ^ Elena Capretti, Brunelleschi, Giunti Editore, Firenze 2003, pagg 22-23. ISBN 88-09-03315-9
  10. ^ De Vecchi-Cerchiari, cit., pag. 13.
  11. ^ John T. Spike, Masaccio, Rizzoli libri illustrati, Milano 2002 ISBN 88-7423-007-9

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Annuaire Pontifical Catholique, Maison de la Bonne Presse, Parigi 1935
  • Pierluigi De Vecchi ed Elda Cerchiari, I tempi dell'arte, volume 2, Bompiani, Milano 1999. ISBN 88-451-7212-0
  • Stefano Zuffi, Il Quattrocento, Electa, Milano 2004. ISBN 88-370-2315-4

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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Papa Gregorio XII 11 novembre 1417 - 20 febbraio 1431 Papa Eugenio IV
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Carlos Jordán de Urriés y Pérez Salanova 1405-1417 Prospero Colonna

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