Papa Eusebio

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Papa Eusebio
San Eusebio papa1.gif
31º papa della Chiesa cattolica
Elezione gennaio/aprile 309
Insediamento 18 aprile 309
Fine pontificato 21 ottobre 309
Predecessore papa Marcello I
Successore papa Milziade
Nascita Sardegna[1], Grecia, Calabria, ?
Morte Sicilia, 21 ottobre 309
Sepoltura Catacombe di San Callisto

Eusebio (Sardegna, ... – Sicilia, 21 ottobre 309) fu il 31° vescovo di Roma e papa della Chiesa cattolica, che lo venera come santo. Fu papa solo per pochi mesi, dal 18 aprile 309 alla sua morte.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

I dettagli del suo pontificato possono essere dedotti dall'epitaffio di otto esametri composto da Papa Damaso I per la sua tomba.

« DAMASO VESCOVO FECE – Eraclio non volle che i Lapsi facessero penitenza dei loro peccati. Eusebio insegnò ai miseri a piangere le loro colpe. Si dividono in parte i fedeli col crescere della passione. Ribellioni, uccisioni, guerre, discordia, liti. D'improvviso son tutti e due espulsi dal ferocissimo tiranno [Massenzio], sebbene il papa serbasse interi i vincoli della pace. Lieto soffrì l'esilio per giudizio del Signore, e sui lidi di Sicilia lasciò il mondo e la vita. AD EUSEBIO VESCOVO E MARTIRE »

È solo grazie ad antiche trascrizioni che questo epitaffio è giunto fino a noi. Alcuni frammenti dell'originale, insieme ad una copia di marmo del VI secolo costruita per sostituire l'originale distrutto, fu trovata da Giovanni Battista de Rossi nella Cappella Papale, delle catacombe di Callisto. Da questo scritto si evince che i gravi dissensi interni alla Chiesa romana sulla riammissione degli apostati (i lapsi) nati durante la persecuzione di Diocleziano, che avevano creato problemi già sotto Marcello, continuarono sotto Eusebio. Questi confermò l'atteggiamento adottato dalla Chiesa romana dopo le persecuzioni di Decio (250-251): gli apostati non sarebbero stati esclusi per sempre dalla comunione ecclesiastica, ma avrebbero potuto essere riammessi solamente dopo avere scontato la giusta penitenza (Eusebius miseros docuit sua crimina flere).

Questo punto di vista fu osteggiato da una fazione di Cristiani capeggiata da un certo Eraclio. Non si sa se quest'ultimo ed i suoi sostenitori appoggiassero un punto di vista più rigido (Novazianisti) o un'interpretazione più clemente della legge. Comunque la seconda ipotesi è di gran lunga la più probabile: Eraclio doveva essere il capo di una fazione di apostati che esigeva la reintegrazione immediata nel corpo della Chiesa. Damaso tratteggiò con termini molto forti il conflitto che ne conseguì (seditcio, cœdes, bellum, discordia, lites). È probabile che Eraclio ed i suoi sostenitori cercassero di agevolare con la forza la loro riammissione ai sacri riti e che i fedeli raggruppati intorno ad Eusebio se ne risentissero. A causa di questi contrasti, che furono caratterizzati anche da episodi di violenza, sia Eusebio che Eraclio furono esiliati dall'Imperatore Massenzio il quale, incurante di qualsiasi scrupolo religioso, soffocò i tumulti nel sangue al solo fine del mantenimento della pubblica quiete. Eusebio, in particolare, fu deportato in Sicilia il 17 agosto, dove morì poco dopo, il 21 ottobre. Il suo corpo fu riportato in seguito a Roma, probabilmente il 26 settembre del 311 (secondo il Depositio Episcoporum contenuto nella "Cronografia" del 354), e deposto in un cubicolo nelle Catacombe di Callisto, vicino al sepolcro di papa Caio.

La sua ferma difesa della disciplina ecclesiastica e l'esilio a cui fu condannato lo fecero venerare come martire, ma non si hanno a proposito notizie certe.

Attualmente il suo corpo, secondo il Panciroli, dovrebbe trovarsi nella Basilica di San Sebastiano fuori le mura, mentre secondo il Piazza alcune reliquie sarebbero conservate nella Chiesa di San Lorenzo in Panisperna.

Culto[modifica | modifica wikitesto]

La sua memeoria liturgica si celebra il 17 agosto, giorno in cui fu deportato.

Dal Martirologio Romano (ed. 2004):

« 17 agosto - In Sicilia, anniversario della morte di sant’Eusebio, papa, che, valoroso testimone di Cristo, fu deportato dall’imperatore Massenzio in quest’isola, da dove esule dalla patria terrena, meritò di raggiungere quella celeste; il suo corpo fu traslato a Roma e deposto nel cimitero di Callisto. »

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Pasquale Tola Dizionario biografico degli uomini illustri di Sardegna, vol. 2, pag.70, Chirio e Mina, Torino, 1838

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Predecessore Papa della Chiesa cattolica Successore Emblem of the Papacy SE.svg
Papa Marcello I 309 Papa Milziade