Maratea

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Maratea
Panorama di Maratea
Maratea - Stemma
Stato: bandiera Italia
Regione: Basilicata
Provincia: stemma Potenza
Coordinate: 40°0′0″N 15°43′0″E / 40, 15.71667Coordinate: 40°0′0″N 15°43′0″E / 40, 15.71667
Altitudine: 300 m s.l.m.
Superficie: 67,32 km²
Abitanti:
5.221 31/12/2008
Densità: 77,22 ab./km²
Frazioni: Acquafredda, Brefaro, Castrocucco, Santa Caterina, Cersuta, Fiumicello, Marina, Massa, Porto[1] 
Comuni contigui: Rivello, Sapri (SA), Tortora (CS), Trecchina[2]
CAP: 85046
Pref. telefonico: 0973
Codice ISTAT: 076044
Codice catasto: E919 
Class. sismica: zona 2 (sismicità medio-alta)
Nome abitanti: marateoti 
Santo patrono: San Biagio 
Giorno festivo: dal primo sabato alla seconda domenica di maggio 
Comune
Posizione del comune nell'Italia
Sito istituzionale
Portale:Portali Visita il Portale Italia

Maratea (Marathia in dialetto marateota, pronuncia /'maratìa/) è un comune di 5.221 abitanti[3] della Basilicata, in provincia di Potenza. Per la bellezza dei suoi paesaggi è stata soprannominata la perla del Tirreno, e con le sue spiagge e luoghi di interesse artistico rappresenta una delle principali mete turistiche della regione. Maratea è inoltre l'unico comune della Basilicata ad affacciarsi sul Mar Tirreno.

Indice

[modifica] Geografia

« Forse in Italia non c'è paesaggio e panorama più superbi. Immaginate decine e decine di chilometri di scogliera frastagliata di grotte, faraglioni, strapiombi e morbide spiagge davanti al più spettacoloso dei mari, ora spalancato e aperto, ora chiuso in rade piccole come darsene. »
Tramonto invernale sul golfo di Policastro visto dal centro-storico di Maratea, con l'abitato di Fiumicello e un tratto della costa in basso.

Unico comune della provincia ad affacciarsi sul mare, si estende per circa 32 km sul Mar Tirreno. La sua costa, incastonata in una magnifica posizione geografica ed ambientale, è variegata di insenature e grotte, scogli e secche.

Numerose e caratteristiche le spiagge costiere, di fronte ad una delle quali emerge l'isola di Santo Janni.

Degni di attenzione i piacevoli fondali e le oltre 50 grotte marine e terrestri, delle quali alcune hanno restituito fossili e reperti preistorici. Su tutte spicca la Grotta di Marina con stalattiti e stalagmiti.

In più, le montagne dell'entroterra, arrivando con i loro costoni direttamente sul mare, creano un contrasto mare-monti unico, che da vita a degli scorci visivi e dei panorami bellissimi.

L'incredibile contrasto di mari e monti visto da Marina. Si distingue, al largo, l'isola di Santo Janni.

[modifica] Territorio

La storia della geologia del territorio di Maratea è iniziata durante l'Anisico e il Miocene inferiore. Esso evidenzia diverse zone, che si sono succedute attraverso episodi di metamorfismo durante l'Appiano; i cui depositi terrigeni più antichi si presentano fortemente tettonizzati Questa tettonizzazione è avvenuta fra il Langhiano ed il Tortoniano ed hanno interessato i depositi accostandoli, sovrapponendoli ed elevandoli sino alla formazione della dorsale carbonatica che caratterizza l’area. I depositi presso la costa sono formati da calcilutiti, calcareniti grigie e brune con marne, e calcari conglomeratici. La dorsale è allungata in direzione appenninica, da nord-ovest a sud-est, delimitata verso il mare e verso l’interno da versanti ripidi che dalla costa si innalzano sino a raggiungere i 1505 metri con il monte Coccovello.

L'idrografia si deve considerare in base a una divisione del territorio delimitata dal monte San Biagio: a nord troviamo un reticolo idrografico scarsamente sviluppato in superficie, ma ben presente nel sottosuolo, che nella valle di Maratea dà origine a numerose sorgenti; a sud troviamo piccoli torrenti alluvionali, che scorrono in profondi valloni verso il mare o verso il Noce.

[modifica] Clima

Per approfondire, vedi la voce Stazione meteorologica di Maratea.

Secondo i dati medi del trentennio 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a +8,7 °C, mentre quella del mese più caldo, agosto, è di +23,4 °C [6].

MARATEA Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 12,0 12,2 14,3 17,0 20,9 25,1 28,2 28,5 25,9 21,6 17,0 14,0 12,7 17,4 27,3 21,5 19,7
T. min. mediaC) 5,4 5,3 7,0 8,9 12,2 15,7 18,2 18,2 16,2 12,8 9,6 7,0 5,9 9,4 17,4 12,9 11,4

[modifica] Flora e Fauna

Bosco di ogliastri sulla punta omonima della costa di Maratea, nello sfondo il monte San Biagio, con in cima la statua del Redentore, e l'abitato di Marina.
« È un paese meraviglioso... magnifico... non c'è nessun altro luogo che io conosca che sia valido in me come questo che vedi. I colori soprattutto, sono colori primordiali »

La flora della costa di Maratea è tipica macchia mediterranea: partendo da Acquafredda, troviamo pini, scendendo verso Cersuta si incontrano querce, verso Fiumicello si incontrano ogliastri e i lecci sono dominanti a Marina.

Cespugli di rosmarino, mirto, ginestra e finocchio selvatico si trovano invece ben ditribuiti su tutto il territorio.

In più, a Marina, si trova un endemismo floristico degno di nota: la presenza, sulle rocce di Punta Caina, di una stazione puntiforme (l'unica presente in Basilicata) di Primula di Palinuro (Primula palinuri),[8] un raro e protetto endemismo delle coste tirreniche, il cui fragile areale si presenta estremamente ridotto e puntiforme.

Nella parte montana, tutto il centro-storico è circondato da un grande carpineto, e le frazioni montane Massa e Brefaro ospitano grandi boschi e pascoli.

Per quanto riguarda la fauna, sull'isola di Santo Janni si registra un altro endemismo, di tipo zoologico, unico: il cosiddetto Drago di Santo Janni, una lucertola bruno-azzurra, che vive confinata sugli anfratti rocciosi dell'isolotto, sottoposta a specifiche tutele.[9]

[modifica] Misure di Protezione Ambientale

Per la protezione delle fitocenosi e dei preziosi endemismi sono state istituite nel territorio comunale ben tre aree SIC (Sito di importanza comunitaria), facenti parte della rete europea Natura 2000:

Gli habitat di pregio, di interesse comunitario, sono i seguenti:

  • Praterie di Posidonia (Posidonion oceanicae), habitat prioritario (codice Natura 20001120) rappresentato sui fondali compresi nelle aree SIC
  • Grotte marine sommerse o semisommerse (codice Natura 2000 8330)
  • Scogliere con vegetazione delle coste mediterranee, con Limonium ssp. (codice Natura 2000 1240)
  • Pareti rocciose calcaree con vegetazione casmofitica (codice Natura 2000 8210)
  • Matorral arborescenti di Juniperus ssp. (codice Natura 2000 5210).

[modifica] Storia

[modifica] Preistoria

Le prime frequentazioni umane accertate sul territorio di Maratea risalgono al Paleolitico Medio[10], epoca a cui sono stati datati i ritrovamenti di industria litica delle grotte di Fiumicello e nelle grotte costiere del litorale tra Acquafredda e Sapri. A partire dal I millennio a.C., quando la rivoluzione neolitica si diffonde in tutta la penisola italiana, il piccolo promontorio chiamato Capo la Timpa (posto a ridosso del moderno porto) diventò un centro di scambio e di commercio[10] tra le popolazioni osce e i popoli del mediterraneo, compresi forse i Micenei[11]. Durante l’età eneolitica, l’insediamento primitivo e stagionale di Capo la Timpa commerciava principalmente con le Isole Eolie[10] (da tenere presente che la costa di Maratea e Stromboli distano solo 137 km), ciò è testimoniato dalle grandi quantità di ossidiana che sono state ritrovate sul territorio marateota.

[modifica] Età Antica

Origini del Nome

Diverse sono le interpretazioni date dagli storici all'origine e al significato del toponimo Marathìa, antico nome che ancora oggi è conservato nel dialetto. Molti di questi hanno concordato che il nome è di chiara derivazione greca[12], e oggi è quasi universalmente accettata la tesi di Giacomo Racioppi, che vuole il nome derivante dalla parola greca marathus ("finocchio selvatico") e quindi col significato di «terra del finocchio selvatico»[13].

Altra tesi, che ha riscosso per un certo periodo un discreto seguito, è quella che il nome sia invece il composto delle parole greche màris e théa[12], cioé «dea del mare» o «spettacolo del mare»[12], a seconda del significato attribuibile alla seconda parola.

Il primo insediamento stabile conosciuto sul territorio di Maratea nacque nel XV-XIV secolo a.C., posto sempre sul promotorio Capo la Timpa[14][11]. Questo era costituito da semplici capanne costruite con pavimento a battuto steso e con ciottoli decorativi[15], e forse usufruiva di un approdo naturale situato nella località oggi chiamata Maremorto[11]. Dopo un apparente abbandono di questo insediamento[11], intorno al VI secolo a.C. il territorio di Maratea entrò nell’orbita della Magna Grecia. La tradizione popolare vuole che in questo periodo venne edificato un tempio dedicato a Minerva sull’odierno monte San Biagio[13][12], e pertanto la montagna si chiamò per secoli monte Minerva[12][13]. Il territorio di Maratea venne poi conquistato dai Romani intorno al 281 a.C.[10], in seguito all’espugnazione della roccaforte lucana di Nerulum. Durante quest'epoca si sviluppò un nuovo insediamento, sito nella zona chiamata Santavenere (nome derivato da un tempio dedicato a Venere che verrà poi dedicato al culto Cristiano[13][12]), oggi compreso nella frazione Fiumicello. Nell'epoca romana la vocazione commerciale del sito si concertizzò nelle strutture di produzione di garum site sull’isola di Santo Janni, nei cui fondali sono state ritrovate decine e decine di antiche ancore[11].

[modifica] Alto Medioevo

Alla caduta dell'Impero Romano, il mare Mediterraneo iniziò a essere frequentato dai pirati Saraceni che, con le loro scorribande, rendavano poco sicure le coste. Per contrastare questo pericolo, tra l'VIII-IX secolo la cima del monte San Biagio divenne l’unica cellula abitativa del territorio di Maratea. Per proteggersi ulteriormente dai Saraceni, questo piccolo abitato venne fortificato, tanto che ancora oggi la zona è nota come Castello[13].

Nel 732, una nave che fuggiva dalle persecuzioni iconoclaste di Leone III Isaurico[13], portò a Maratea parte delle spoglie mortali del martire Biagio di Sebaste. Il santo fu eletto a protettore della città e le sue reliquie sono ancora oggi ospitate nella Basilica di San Biagio, sorta sull'antico tempio pagano dedicato a Minerva[12].

Nel 1077 la città cadde sotto il dominio dei Normanni[10]. Intorno al X-XI secolo, il continuo aumento della popolazione delle case del Castello fece si che alcuni contadini, che coltivavano le terre della Valle di Maratea, diedero inizio alla formazione di un nuovo nucleo urbano, detto il Borgo (l’odierno centro-storico)[13]. Per precauzione contro possibili attacchi dei Saraceni, questo abitato venne costruito dietro un declivio del monte San Biagio che lo rende ancora oggi invisibile dal mare.

[modifica] Basso Medioevo

Nel 1282 scoppiò la guerra dei Vespri, che oppose Angioini e Aragonesi per la contesa del Regno di Napoli. Maratea si schierò con gli Angioini, che promisero larghi compensi alla popolazione se avessero resistito al nemico, che il 26 ottobre 1284 aveva conquistato la vicina Scalea[13]. La guerra terminò solo nel 1302, con la pace di Caltabellotta: gli Angioini ebbero Napoli e gli Aragonesi la Sicilia.

Data l'immediata fedeltà dimostrata al re francese, durante il XV secolo vennero ratificati una lunga serie di privilegi, concedenti libertà civili e speciali stati giuridici, che hanno contraddistinto la storia della città[10]: nel 1414 si riconobbe a Maratea una magistratura e fu dichiarata in diretta dipendenza della casa regnante. Il 9 giugno 1428 la regina Giovanna II d'Angiò aggiunse che i cittadini di Maratea non avrebbero dovuto mai pagare nessuna tassa per transitare nei territori del feudo di Lauria[12].

Forse per questo motivo, o per la divisione in fazioni angioine e fazioni aragonesi sempre più crescente all’interno del Regno di Napoli, nel 1441 il conte Sanseverino di Lauria (che patteggiava per gli Aragonesi), oltre che per desiderio di Alfonso d'Aragona, cinse d’assedio per parecchi giorni il Castello di Maratea. Questo resistette brillantemente all'attacco, e non solo il conte di Lauria fu forzato a rinunciare l’azione militare, ma fu poi costretto a risarcire economicamente la popolazione di tutti i danni provocati[16].

Nonostante l'apparente sconfitta della fazione aragonese, nel 1443 gli spagnoli riuscirono a impadronirsi del Regno di Napoli. Maratea, sebbene fosse stata sempre dalla parte degli Angioini, dimostrò subito lo stesso rispettoso atteggiamento verso i nuovi regnanti, e per questo il 18 ottobre 1469 il re Ferdinando I d'Aragona confermò tutti i privilegi dati dai francesi alla città[12]. Nel 1494 gli Angioini tentarono una riconquista disperata del regno, e Carlo VIII d'Angiò, seppure per breve tempo, regnò a Napoli. Non proibendo affatto ai suoi uomini di darsi al saccheggio delle città del regno, il re involontariamente autorizzò un assalto notturno che i suoi uomini tentarono al Castello. L’assalto fu sventato, secondo la tradizione popolare, grazie all’aiuto di San Biagio che, con sonori schiaffi, svegliò le guardie addormentate del Castello e le avvertì della minaccia[13]. Poco tempo dopo gli Aragonesi ripresero il trono di Napoli, e il 22 novembre 1496 Federico II d'Aragona aggiunse ai privilegi di Maratea l’esenzione da ogni tassa di pascolo e di dogana per l’importazione di merci[12].

[modifica] Cinquecento e Seicento

Il 6 aprile 1530 il cardinale Colonna di Policastro ebbe delegazione di vendere Borgo e Castello di Maratea al conte Ettore Carafa per la somma di 10.000 ducati. La popolazione di Maratea protestò vivacemente, e ottennero la rescissione del contratto ricomprando tutti i precedenti diritti per 6.000 ducati. Carlo V approvò il nuovo contratto il 9 marzo 1531 (secondo altre fonti tale approvazione sarebbe avvenuta nel 1536[13]). In segno di ringraziamento, la popolazione incluse nel nuovo stemma comunale l’aquila bicipite, simbolo della famiglia di Carlo V. In questo periodo si andò sviluppando un generale benessere economico, dovuto a nuove e fruottose relazioni commerciali[13]. Questo, unito alla derivante crescita della popolazione, determinarono la nascita di nuovi abitati disseminati sul territorio[12]. Per difendere quelli posti sulla costa da una rinnovata attività saracena, tra il 1566 e il 1595 vennero costruite sei torri di avvistamento. Il 2 maggio 1676[12] (ma altre fonti riportano il 21 maggio 1647[17]) il Borgo di Maratea venne messo in stato d’assedio da centosessanta banditi, che minacciavano sei abitazioni di persone benestanti, con l’intento di saccheggiarle. L’assedio brigantesco fu sedato dall'intervento delle guardie del Castello, e dei banditi solo quattro rimasero in vita[12].

[modifica] Settecento

Gli storici concordano che il XVIII secolo sia stata, in campo economico e politico, l'epoca di massimo splendore di Maratea[18] L'economia era sostenuta da commerci intensi (sopratutto di olio, vino e formaggi di buona qualità[19]); e la considerazione politica della città tocco il suo apice, in quanto Maratea era a capo di uno dei quattro ripartimenti in cui era divisa la Basilicata[13]. La città conservò sino al 1736 la sede della Terza Ripartizione regionale, sede poi soppiantata dalla vicina Lauria.[senza fonte] Tutto questo contibuì a generare anche un grande benessere culturale, poiché in questo periodo Maratea era una delle poche città del Regno delle Due Sicilie a non avere analfabeti tra i suoi amministratori; e in campo artistico si operò per un generale abbellimento di tutte le chiese. Il 12 aprile 1734 il benefattore marateota Giovanni De Lieto fece aprire la prima piccola struttura ospedaliera[12], che per secoli ha rappresentato l'unico ricovero per una vastissima zona circostante Maratea. Alle soglie dell'epoca napoleonica, Maratea fu coinvolta nei moti che portarono all'instaurazione della Repubblica Partenopea: infatti, nel 1799 dei cittadini filo-francesi eressero un albero della libertà, e la città visse una breve esperienza come "libero comune". Poi, il 3 marzo dello stesso anno, il capitano Oronzo Mariociello riportò Maratea sotto l'orbita dei Borbone, che nel frattempo avevano ripreso il potere a Napoli.

[modifica] 1806: La Resistenza di Maratea

Per approfondire, vedi la voce Resistenza di Maratea.

Nell’agosto del 1806 l’esercito francese iniziò a invadere il Regno delle Due Sicilie. La vicina Lauria, ribellatasi ai francesi, venne messa a ferro e a fuoco. Il capitano del Castello Alessandro Mandarini, fedele suddito dei Borbone, organizzò una strenua resitenza per tentare di arginare l'avanzata napoleonica: dopo aver fatto evacuare la popolazione verso la Sicilia, rimase con soli 1000 uomini a difesa del Castello di Maratea, e per tre giorni resistette eroicamente all'assedio di 4000 francesi, comandati dal genarale Jean Maximilien Lamarque[12]. Mandarini fu poi costretto ad accettare una onorevole capitolazione il 10 dicembre, capendo che in caso di sconfitta le truppe napoleoniche avrebbero finito col distruggere l'intera città e fatto strage della popolazione rimasta[12]. I francesi risparmiarono gli insorti, in segno di rispetto per la loro resistenza, ma fecero demolire le mura e i torrioni del Castello, per evitare nuove insurrezioni. Questo decretò la definitiva morte di questo abitato, che finì per spopolarsi del tutto durante il XX secolo.

[modifica] Ottocento e Novecento

Dopo la parentesi napoleonica in Italia, al ritorno dei Borbone sui trono del Regno delle Due Sicilie si diffuse un movimento partigiano di carbonari orientati ad azioni rivoluzionarie, che sfociarono nei moti del luglio 1820. Anche Maratea fu coinvolta e, dopo la tragica fucilazione del cappuccino Carlo da Celle del 12 agosto 1828 (accusato di essere un cospiratore solo perché aveva celebrato messa in pesenza di carbonari[12]), le speranze dei liberali locali naufragarono sulla spiaggia di Acquafredda, dove il 4 luglio 1848 venne catturato dalle milizie borboniche, giunte dal vicino centro di Sapri, il rivoluzionario Costabile Carducci[13]. Nella stessa data, durante il tragitto verso la prigionia, venne ucciso dagli sgherri nella parte montana di Acquafredda, dove sorge l'attuale pineta. Ma l'epoca borbonica finì con la marcia dei mille di Garibaldi, che riuscì a consegnare il Regno delle Due Sicilie ai Savoia, e il 21 ottobre 1860 la Basilicata fu la prima provincia continentale a proclamare l’Unità d'Italia. Ma la Maratea del Regno d'Italia non era più la città dinamica e attiva del ‘700[13]: pur non arrivando mai alle condizioni di povertà del resto dei paesi della Basilicata, i cittadini, all’inizio del XX secolo, dovettero ricorrere all’emigrazione per sostenere le loro famiglie. Mete privilegiate furono gli Stati Uniti d'America e il Venezuela, e, insieme con le rimesse degli esuli, a cavallo dei due secoli Maratea si dotò di una stazione ferroviaria (inaugurata il 30 luglio 1894), dell’acquedotto (1902), della rete elettrica (1921) e di una strada che collegasse i villaggi sulla costa (1930)[20]. La città tuttavia riuscì a riconquistare un suo peso economico grazie all'imprenditore biellese Stefano Rivetti di Val Cervo che, approfittando degli sgravi economici destianti allo sviluppo del Mezzogiorno, nel 1953, aprì a Maratea uno stabilimento tessile e un'azienda agricola[13]. Rivetti poi, capendo per primo le grandi potenzialità turistiche del territorio, contribuì a lanciare Maratea nel circuito delle località turistiche d'Italia, adoperandosi per la costruzione di un grande centro alberghiero (1957) e facendo pressioni per la costruzione di un moderno porto turistico (che fu realizzato nel 1962).

[modifica] Lo Stemma Civico

Lo stemma civico di Maratea.
« Tre torri sovrastate da aquila bicipite su onde del mar. »
(Fonte [21])

L'attuale stemma civico di Maratea fu adottato nel XVI secolo, in sostituzione di uno più antico, che raffigurava una sirena sdraiata nuda sugli scogli[12].

Recentemente, il nuovo e l'antico stemma comunale sono stati sintetizzati in nell'artistica Fontana della Sirena, opera in bronzo dello scultore Alessandro Romano, che troneggia al centro di piazza Vitolo.

La Fontana della Sirena.

Lo stemma è completato dalla scritta sottostante «Regia Civitas, Marisque Dea», che sottolinea lo stato storico di Città Regia goduto da Maratea sin dal XV secolo e ricorda l'antico stemma della sirena (che si può considerare una dea del mare).

Lo stato di Città Regia e ribadito anche dalla corona, e il legame della città con il mare dal fatto che le torri poggiano proprio sulle onde.

Diverse sono invece le interpretazioni sull'identità delle torri. Tutte poste nel centro-storico, secondo alcune fonti sarebbero state costruite nel 1573[12] per difendere l'abitato che era privo di mura difensive, ma questa tesi non mette d'accordo tutti gli storici[13]. Quella centrale è molto probabilmente la torre oggi inglobata nel corpo della Chiesa di Santa Maria Maggiore[12]; quella di destra viene indentificata con la Torre Picòne[13]; mentre quella di sinistra è stata recentemente identificata con la Torre della Galàta, sita nel rione Casalétto[22].

[modifica] Monumenti e Luoghi d’Interesse

[modifica] Le Chiese

Per approfondire, vedi la voce Chiese di Maratea.

Per le sue innumerevoli chiese, cappelle e monasteri, Maratea è detta anche la città delle 44 chiese.

Su tutte spicca la Basilica Pontificia di San Biagio, santo patrono della città. Di grande valore artistico sono poi la Chiesa di Santa Maria Maggiore, la Chiesa del Rosario, la Chiesa dell'Annunziata, la Chiesa dell'Addolorata, la Chiesa di Sant'Antonio, la Chiesa di Maria Santissima Immacolata ad Acquafredda, la Chiesa della Madonna Addolorata a Cersuta e la Chiesa della Madonna del Carmine a Massa.

[modifica] Galleria Fotografica delle Principali Chiese

[modifica] La Statua del Redentore

La Statua del Redentore.
Per approfondire, vedi la voce Redentore di Maratea.

La Statua del Redentore di Maratea è un'opera scolpita in marmo di Carrara da Bruno Innocenti, che raffigura il Cristo Redentore dopo la Resurrezione. Si trova sulla cima monte San Biagio, e fu completata nel 1965.

Posta con un effetto di grande contrasto con i ruderi dell'antica Marathia Superior, vi si accede tramite una scalinata di pietra. Sotto di essa si trova un belvedere da cui si può ammirare tutta la costa di Maratea.

[modifica] Monumenti Religiosi

[modifica] Colonna di San Biagio

L'obelisco dell'Addolorata.

La colonna votiva a San Biagio, posta in fronte alla chiesa dell'Annunziata di Maratea centro-storico, fu eretta per volere di popolo nel 1758. Essa si compone di tre corpi: la base, squadrata, su cui si trova una iscrizione votiva in latino; la colonna, di marmo; e la statua del santo, a figura intera. Sulla base si trova l'iscrizione:

« D.O.M. / DIVO BLASIO MARTYRI INVICTO / MARATHENSIUM CIVITATIS / PATRONO ATQUE OPITULATORI / PRO MERITIS IN SE OMNI INDULGENTHIA / EXMIAQUE LARGITATE COLLATIS / ORDO POPULUSQUE »

[modifica] Obelisco dell'Addolorata

Il piccolo e semplice monumento, eretto nel 1788 dal cittadino Gerardo Laurelli, si trova di fronte alla chiesa dell'Addolorata di Maratea centro-storico. È composto da una guglia su cui trova posto una piccola statua della Madonna Addolorata, raffigurata nella classica iconografia.

Sulla base si trovano incise le parole:

« VIATOR / SI QUICQUAM HUMANITUS IN TE EST / SISTE PAULULUM DONEC / DOLOREM MEUM LUGEAM / NULLUS DOLOR AMARIOR / NAM NULLA PROLES CARIOR / EGO SOLA MAESTAS CELEBRAVI VIGILIAS »

[modifica] Il Castello di Castrocucco

Per approfondire, vedi la voce Castello di Castrocucco.

[modifica] Le Torri Costiere

Sulla costa di Maratea si notano, disposte come fari, sei torri costiere anti-corsare, risalenti al XVI e al XVII secolo.

[modifica] Siti Archeologici

Per approfondire, vedi le voci Area archeologica di Capo la Timpa e Area archeologica dell'isola di Santo Janni.

Maratea ospita numerosi siti di interesse archeologico[23].

Il promontorio detto Capo la Timpa è stato a lungo oggetto di ricerche archeologiche, che hanno riportato alla luce un insediamento che visse, a più riprese, dal XV secolo a.C. fino al III secolo a.C.

I rinvenimenti del periodo romano si concentrano principalmente intorno all'isola di Santo Janni, dove è stato scoperto il più grande giacimento del Mediterraneo di ancore e anfore di questo periodo[13].

Per la storia medioevale i protagonisti sono il sito del Castello e il Castello di Castrocucco, entrambi siti purtroppo non ancora oggetto di ricerche sistematiche. Degne di attenzione sono anche le sei torri costiere presenti sul territorio, di cui tre restaurate.

[modifica] Società

[modifica] Evoluzione Demografica

Abitanti censiti


[modifica] Stranieri

Sebbene i valori siano ancora molto lontani dalla media italiana, gli stranieri regolari sono 85 (23 maschi e 62 femmine) pari al 1,71% della popolazione marateota. Le comunità rappresentate sono[24]:

[modifica] Il Dialetto

Per approfondire, vedi la voce Dialetto di Maratea.

[modifica] Tradizioni e Folklore

[modifica] Festa della Traslazione delle Reliquie di San Biagio

Le manifestazioni più note e diffuse del folklore di Maratea sono legate alle feste religiose. Su tutte spicca la festa dell'anniversario della traslazione delle reliquie di San Biagio, che dura un'intera settimana, dal primo sabato di maggio fino alla seconda domenica del mese.

Arrivo della statua di San Biagio a Capo Casale. Da notare il panno rosso che copre la statua.

Questa festa, che si affianca quella religiosa del 3 febbraio[12], ha origini remote, e vuole celebrare l'arrivo delle reliquie del santo a Maratea, avvenuta (secondo una leggenda) nel mese di maggio del 732[13]. Nel 1695 venne istituito, con il consenso del vescovo della diocesi di Cassano allo Ionio, quello che ancora oggi è il protocollo della manifestazione[12].

La statua di San Biagio dopo la svestizione.

Il primo sabato del mese si tiene la prima processione della statua argentea del santo, detta San Biagio và per la terra, che si svoge per le strade del Castello. Dopo alcuni giorni di preghiera, il secondo giovedì del mese si svolge la seconda processione, detta San Biagio scende dal Castello, in cui la statua viene trasportata, attraverso un antico sentiero, dal Castello al centro-storico. Questa è una processione davvero particolare, in quanto il simulacro del santo viene coperto da un panno rosso fino all'arrivo alla località detta Capo Casale: ciò avviene poiché l'atto del passaggio della statua tra le due parrocchie di Maratea è qualcosa di strettamente privato, come stabilito dalle autorità ecclesiastiche in un documento datato 7 maggio 1819[12][13]: infatti il prete che porta la statua non indossa né cottastola. A Capo Casale la statua viene spogliata e consegnata alla responsabilità del sindaco[12], che qui consegna al santo le chiavi della città, rendendolo simbolicamente la massima autorità di Maratea. Subito dopo la statua viene trasportata nella chiesa di Santa Maria Maggiore. Il secondo sabato di maggio si tiene la terza processione, in cui il busto argenteo di San Biagio attraversa in pompa magna le strade del centro-storico. Arrivati alla domenica che segue, si tiene l'ultima processione, detta San Biagio torna al Castello, in cui la statua (nuovamente coperta dal manto rosso) ripercorre all'indietro l'antico sentiero per ritornare alla Basilica al Castello, sua sede abituale.

[modifica] Sagra del Pesce

La sagra, ripristinata dopo molti anni di silenzio, si svolge nel mese di agosto e richiama turisti e amanti del mare. I pescatori del Porto offrono i frutti della loro pesca in una grande manifestazione popolare, che oggi trova sede a piazza Europa.

[modifica] Leggende Popolari

Note folkloristiche interessanti si trovano nelle leggende popolari, riguardanti creature mitiche come il Mommachicchiu, un dispettosissimo folletto, o le Maghàre, creature di aria calda che minaccerebbero la salute dei neonati[25].

[modifica] Cultura

[modifica] Istruzione

[modifica] Scuole

A Maratea sono presenti quattro scuole elementari e una scuola media. Per l’istruzione superiore figurano un rinomato Istituto Alberghiero, un Liceo Scientifico e un Liceo Artistico. Affianco a queste strutture pubbliche si trova l'antico Istituto De Pino-Matrone-Iannini, scuola privata con sede in un antico convento.

[modifica] Musei e Mostre

[modifica] Mostra Archeologica
Per approfondire, vedi la voce Palazzo De Lieto.

Nel Palazzo De Lieto, sito al centro-storico, sono ad oggi presenti quattro mostre, tra cui:

[modifica] Museo dell'Arte Rurale

Di recentissima istituizione, trova posto nell'ultimo degli antichi mulini che popolavano le vallate di Maratea. Sito nel rione Onda, il piccolo museo ospita antichi attrezzi di lavoro contadini.

[modifica] Biblioteca Comunale

La biblioteca comunale è sita nel cosiddetto Parco Tarantini. La biblioteca conserva molti volumi rari inerenti allo studio della storia di Maratea e ospita l’archivio storico del centro culturale locale.

[modifica] Media

[modifica] Letteratura

Romanzi, racconti e raccolte di poesie ambientati a Maratea:

[modifica] Cinema

Film ambientati o girati a Maratea:

[modifica] La Cucina

La cucina tipica di Maratea è un misto di sapori di frutti della terra e del mare. Le antiche ricette marateote, di cui oggi alcune sono scomparse perché sostituite dalle moderne abitudini alimentari, sono basate su tradizioni che legavano un determinato piatto a un certo periodo dell'anno o a una occasione particolare. Tra le varie pietanze, meritano una menzione particolare le lagàne: queste sono un particolare impasto di farina, olio, sale e uova, tagliato in strisce di 2,5 cm di larghezza. Queste derivano direttamente dalle lagàni degli antichi Romani[13]. Tra le ricette ancora oggi più comuni, troviamo:

  • Lagàne e cicirilagàne e ceci»): dopo aver fatto stare a mollo i ceci per una notte intera con l'aggiunta di un cucchiaio di bicarbonato, si lessano in acqua abbondante e a fuoco lento insieme a del sedano. Successivamente friggere della pancetta con olio, aglio, pomodoro e prezzemolo. Poi unire le lagàne ai ceci e far cuocere per qualche minuto, quindi servire con peperone e pepe. Questo piatto veniva tradizionalmente consumato il mercoledì delle Ceneri.
  • Frittata 'i cipuddine («frittata di cipolline»): si prepara come una frittata con patate fritte, sostuendo alla patate le cipolline. Questo piatto veniva tradizionalmente consumato il giorno di pasquetta.
  • Vermicelli cu' i patedde («vermicelli con le patelle»): preparare il sugo con le patelle ripulite, e poi servire con i vermicelli.
  • Alici a' scapice («alici alla scapece»): friggere le alici fino a che diventino dorate. Succesivamente versare sopra una marinata di olio, aglio, origano e pepe. Dopodiché aggiungere menta fresca e fare riposare per un giorno. Così preparato, il piatto può conservarsi per oltre una settimana. Questo piatto veniva tradizionalmente consumato durante le festività di San Biagio.

[modifica] Personalità legate a Maratea

[modifica] Eventi

Durante la stagione turistica, Maratea offre numerose manifestazioni culturali. Oltre alle mostre d'arte, i principali eventi sono:

  • Marajazz: festival internazionale di musica jazz, che, tra i numerosi partecipanti, nel 2001 vide la partecipazione straordinaria di Pat Metheny[26]
  • Io e Isabella International Film Festival: festival internazionale di cinema "al femminile", cioé rivolto a film fatti o incentrati sulle donne, il cui nome vuole essere un omaggio a Isabella Morra[27]

[modifica] Urbanistica

Maratea non si presenta come un unico agglomerato urbano, ma bensì come un insieme di nuclei abitati sparpagliati sul territorio comunale.

Il centro-storico (anticamente chiamato, in latino Marathia inferior, e in italiano Maratea di Sotto) è arroccato sul versante nord del monte San Biagio (alto 623 m), sulla cui vetta si trova il cosidetto Castello, cioé l'antica e oggi disabitata Marathia Superior (alias Maratea di Sopra), che ospita la Basilica di San Biagio, e la colossale Statua del Redentore.

Sei le frazioni che si trovano sulla costa: Castrocucco, Marina, Fiumicello, Porto, Cersuta ed Acquafredda. Nell'interno, oltre le montagne che si affacciano sul mare, si trovano le frazioni montane Santa Caterina, Massa e Brefaro.

[modifica] Castello di Maratea

« Più antica è la prima Maratea, chiusa con mura per mille passi e munita di inespugnabili bastioni e vari pezzi di artiglieria, con due porte esposte alla furia dei venti, e le case picciole di un sol Quarto, nominandosi volgarmente Castello »
(Giovan Battista Pacichelli, Il Regno di Napoli in Prospettiva, Napoli 1702)

È il centro urbano più antico del territorio di cui si conservano tracce considerevoli, e prima delle recenti ricerche archeologiche veniva considerato anche il più antico in assoluto. Posta sulla cima del monte san Biagio, era una cittadina fortificata, e pertanto viene indicata col nome di Castello, sebbene sul sito non sia mai sorto un castello vero e proprio.[senza fonte]

I ruderi delle case del Castello di Maratea.

La cittadina sorse tra l'VIII e il IX secolo, epoca in cui le incursioni dei Saraceni rendevano malsicure le zone costiere, forse su un preesistente insediamento di epoca classica[28].

Le abitazioni dell'antica Marathia Superior (così chiamata nella toponimia latina), separate le une dalle altre da stretti vicoli e artistici angiporti, presentavano caratteristiche di miniaturizzazione[29], in quanto lo spazio disponibile sulla cima del monte era molto limitato: le case, pur non mancando di nessuna comodità, avevano le stanze più piccole del normale ed erano anche perfettamente autosuffcienti, in quanto la maggior parte di esse disponeva di un piccolo giardino per il pascolo. Alla zona abitata, che sorgeva sul lato sud della cima del monte ed era difesa naturalmente da uno strapiombo di circa 200 metri, si contrapponeva una zona militare, posta sul lato nord e difesa da mura e da torrioni. Nel Castello sorgeva anche un mastio, armato con due cannoni e due spingarde[30].

Per accedere alla cittadina così fortificata vi erano due porte: Porta Santa Maria, che rappresentava l'ingresso principale, posta sul versante meridionale della vetta del monte; e Porta dei Carpini, posta sul versante opposto[29].

Sebbene questo abitato iniziò a decadere d'importanza con la nascita della nuova Maratea di Sotto, e il suo definitivo abbandono ebbe inizio dopo l'assedio francese del 1806, oggi conserva il suo ruolo di cuore religioso di Maratea, in quanto ospita la Basilica di San Biagio. In più, vi si trova anche la colossale Statua del Redentore di Maratea.

[modifica] Il Centro-Storico di Maratea

« È situata alle falde di un monte a settentrione. Gode di un vago orizzonte, e di aria niente insalubre, sebbene da novembre fino a gennaio non gode affatto del sole venendo impedito dall’altezza della montagna »
(Lorenzo Giustiniani, Dizionario Geografico Ragionato del Regno di Napoli, Napoli 1802)

Anticamente chiamato Borgo[12][13], sorge sul versante settentrionale del monte San Biagio, arrocato intorno alla figura della chiesa di Santa Maria Maggiore (detta chiesa madre) e circondato da un fitto carpineto. Oggi è il centro direzionale, amministrativo ed economico del territorio.

Il centro-storico di Maratea. Tra le case si distingue la figura della chiesa madre con il suo campanile.

Questo abitato nacque tra il X secolo d.C. e l'XI secolo a causa di un forte aumento della popolazione di Marathia Superior. Sebbene la parte più antica, detta Capo Casale, conservi un impianto archittetonico molto simile a quello del Castello, caratterizzato da vicoli stretti e angiporti, la zona di epoca rinascimentale ha caratteristiche più cittadine, con larghi e piazze che intervallano scalinate e le stradine, di cui quasi tutte ospitano una chiesa o una piccola cappella. Le piazze più grandi, come piazza Buraglia e piazza Vitolo, sono ancora oggi i principali punti di aggregazione sociale dell'abitato.

Tra gli antichi palazzi che si possono scorgere tra le case si notano il settecentesco Palazzo De Lieto; Palazzo Calderano, sul quale si scorge un bel loggiato; Palazzo D'Orlando, Palazzo De Filippo e Palazzo Gennari. Tutti questi palazzi conservano i sontuosi portali originali, tipici dell'antica tradizione dei lapicidi marateota.

Caratteristiche singolari del centro-storico sono l'assoluta invisibilità dal mare e il fatto che dal mese di novembre al mese di gennaio, soprattutto l'impianto più antico, non riceva mai luce diretta dal Sole: infatti la vetta del sovrastante monte lo impedisce. Questo abitato si può considerare anche il cuore culturale del territorio, in quanto vi si trovano molte delle 44 chiese di Maratea e durante la stagione estiva vi si tengono mostre e varie manifestazioni e attività culturali.

[modifica] Valle di Maratea

La valle di Maratea vista dal centro-storico.

La grande valle compresa tra i monti San Biagio e Cerreta (o Cerrita), anticamente luogo dedicato alla pastorizia e all'agricoltura, negli ultimi cinquant'anni è stata oggetto di una massiccia azione di urbanizzazione. Oggi infatti, la Valle di Maratea è ricolma di una miriade di case sparse che, sebbene rappresentino un unico grande agglomerato senza una precisa identità urbana, sono convenzionalmente divise in rioni:

  • Caìni: si trova nella parte bassa, vicino a Fiumicello. Spesso viene accorpato con Campo Mulìni.
  • il Càmpo: si trova nella zona alta, presso il centro-storico.
  • Campo Mulìni: si trova nella parte centrale della valle, a oriente rispetto a Caìni.
  • il Cùrzo: nella parte più alta, sulla via di Trecchina.
  • i Giardélli: plesso residenziale a poca distanza dal centro-storico.
  • l'Ondàvo: piccolo rione posto al centro della valle.
  • i Profìti: chiamato anche Porto-Scalo, si trova nella parte bassa della valle, a ridosso del Porto. Ospita la stazione ferroviaria centrale.
  • San Basìle: si trova nella zona medio-alta della valle, a poca distanza dai Giadélli.
  • San Francésco: ai piedi del centro-storico, si raggruppa in una piazzetta dove si trova la chiesa omonima.
  • San Nicòla: quasi un unico gruppo di case con San Francésco, ospita l'ospedale e una casa di riposo.
  • Sorgimpiàno: prende il nome da un piccolo torrente, si trova vicino San Basìle.
  • i Trecchinàri: occupa la parte più a nord-ovest della valle.
  • la Vallìna: si trova a ridosso di Fiumicello.

[modifica] Frazioni Costiere

[modifica] Acquafredda

Per approfondire, vedi la voce Acquafredda (Maratea).

[modifica] Cersuta

Per approfondire, vedi la voce Cersuta.

[modifica] Fiumicello

Per approfondire, vedi la voce Fiumicello (Maratea).

[modifica] Porto

Per approfondire, vedi la voce Porto (Maratea).

[modifica] Marina

Per approfondire, vedi la voce Marina di Maratea.

[modifica] Castrocucco

Per approfondire, vedi la voce Castrocucco.

[modifica] Frazioni Montane

[modifica] Santa Caterina

Per approfondire, vedi la voce Santa Caterina (Maratea).

[modifica] Massa

Per approfondire, vedi la voce Massa (Maratea).

[modifica] Bréfaro

Per approfondire, vedi la voce Brefaro.

[modifica] Economia

[modifica] L'Artigianato

Le radici dell'artigianato marateota affandano profonde nella cultura contadina lucana. Si basa principalmente su oggetti di uso quotidiano, come cestini, contenitori per cibi e gratelle di canna, costruiti con diverse qualità di fibre vegetali. La produzione in legno si concentra principalmente su bastoni e strumenti per l'agricoltura e la pastorizia. La ceramica, che oggi sta vivendo una stagione di rinascita grazie a nuovi laboratori artistici, produce oggetti tradizionali e piccoli elementi per l'arredo della casa, come piatti e brocche decorate.

[modifica] Turismo

Turisti in una serata estiva tra le strade di Maratea centro-storico.

Le bellezze artistiche e naturali e l'ampia varietà delle proposte culturali, le infrastrutture alberghiere, spesso con animazione, di cui è dotata,, rendono Maratea una meta turistica attraente ed apprezzata. A partire dalla fine degli anni ’50 del XX secolo, grazie soprattutto all’opera di Stefano Rivetti di Val Cervo, Maratea è diventata una delle principali mete turistiche della Basilicata, sviluppando una grande considerazione nel panorama nazionale. In campo internazionale, il Sunday Times l'ha recentemente indicata come una dei “tesori nascosti” d'Europa[31]. L’attrattiva si concentra principalmente sulla balneazione, ma negli ultimi anni Maratea è stata capace di attrarre turisti anche grazie ai suoi luoghi di interesse artistico. Praticamente inesistente però è il turismo legato ai beni storici, di cui il territorio è molto ricco[32].

[modifica] Infrastrutture e Trasporti

[modifica] Strade

Le principali arterie stradali nel comune di Maratea sono:

[modifica] Ferrovia

Per approfondire, vedi le voci Stazione di Maratea, Stazione di Acquafredda e Stazione di Marina di Maratea.

Sulla linea Napoli-Reggio Calabria si trovano tre stazioni nel comune di Maratea: la stazione centrale, quella di Acquafredda e quella di Marina.

Per gli orari dei treni in arrivo e partenza da Maratea: http://www.marateaturismo.com/trasporti/orario_treni_maratea.htm

[modifica] Porto

Per approfondire, vedi la voce Porto di Maratea.
Il porto di Maratea.

Il porto di Maratea, sito nella frazione omonima, è un apprezzato approdo del Mediterraneo. In posizione strategica nel Golfo di Policastro, può contenere oltre 500 imbarcazioni, ed è dotato di vari servizi.

[modifica] Amministrazione Comunale

Sindaco: Mario Di Trani (lista civica "Per Maratea") dal 8 giugno 2009
Centralino del comune: 0973 874221
Posta elettronica: urp@comune.maratea.pz.it


[modifica] Gemellaggi

[modifica] Note

  1. ^ dati Istat 2001
  2. ^ dati del ministero dell'ambiente
  3. ^ Dati ISTAT a luglio 2008. URL consultato il 24 gennaio 2009.
  4. ^ articolo sul Corriere della Sera del 4 ottobre 1957
  5. ^ Classificazione sismica dei comuni lucani
  6. ^ erg7118.casaccia.enea.it/profili/tabelle/590%20%5BMaratea%5D%20capoluogo.Txt Tabella climatica
  7. ^ Classificazioni climatiche dei comuni lucani
  8. ^ Massimo Ricciardi, Nuove stazioni di Primula palinuri Petagna lungo la costa tirrenica meridionale. Webbia, 28(2): 417-421, 1973.
  9. ^ Allegato II della Convenzione di Berna del 1979 sulla conservazione di fauna selvatica e habitat naturali e Allegato IV della Direttiva Habitat 92/43 CEE (Specie animali e vegetali di interesse comunitario che richiedono una protezione rigorosa). Si veda anche il seguente documento del Dipartimento ambiente della Regione Basilicata.
  10. ^ a b c d e f costadimaratea.
  11. ^ a b c d e Paola Bottini, Maratea: dall’età del Bronzo a quella Romana.
  12. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y Domenico Damiano, Maratea nella storia e nella luce della fede, Sapri 1965.
  13. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v José Cernicchiaro, Conoscere Maratea, Lagonegno 1979.
  14. ^ AA.VV., Greci e Indigeni tra il Noce e il Lao, 1993.
  15. ^ Paola Bottini, Sulla Rotta della Venus, 1993.
  16. ^ Domenico Damiano, Maratea nella storia e nella luce della fede, Sapri 1965.
  17. ^ Giulio Pane, Maratea: quarant'anni, Lagonegro 2000.
  18. ^ Tina Polisciano, Maratea: quando il pane aveva il sapore del mare, Newton Compton, 2005.
  19. ^ Lorenzo Giustiniani, Dizionario Ragionato del Regno di Napoli, Tomo V, Napoli 1802.
  20. ^ Giovanni Lamarca, racconto Fotografico di Maratea.
  21. ^ Descrizione degli stemmi a cura di www.comuni-italiani.it URL consultato il 13-05-2008
  22. ^ José Cernicchiaro, L'antica terra di Maratea nel secolo XVIII, Lagonegro 1992.
  23. ^ P. Bottini, Valenze archeologiche del territorio di Maratea, in Maratea: il mare e la costa da proteggere, Lavello 1996.
  24. ^ Statistiche ISTAT - 31 dicembre 2007. La presenza straniera a Maratea
  25. ^ Tina Polisciano, Maratea: quando il pane aveva il sapore del mare, Newton Compton, 2005.
  26. ^ http://italia.allaboutjazz.com/italy/articles/arti0901_008_it.htm
  27. ^ Sito ufficiale: [1]
  28. ^ AA.VV., A Sud di Velia, Napoli 1990.
  29. ^ a b José Cernicchiaro & Mimmo Longobardi, Pietre nel Cielo: il Castello di Maratea.
  30. ^ Giovan Battista Pacichelli, Il Regno di Napoli in Prospettiva, Napoli 1703.
  31. ^ [2]
  32. ^ Mario Faggella, La «vetusta» Maratea tra turismo e archeologia.

[modifica] Voci correlate

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[modifica] Collegamenti esterni


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