Maratea

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Maratea
comune
Maratea – Stemma Maratea – Bandiera
Maratea – Veduta
Localizzazione
Stato Italia Italia
Regione Regione-Basilicata-Stemma.svg Basilicata
Provincia Provincia di Potenza-Stemma.png Potenza
Amministrazione
Sindaco Domenico Cipolla[1][2] (lista civica Maratea viva[2]) dal 25/05/2014[2]
Territorio
Coordinate 40°00′00″N 15°43′00″E / 40°N 15.716667°E40; 15.716667 (Maratea)Coordinate: 40°00′00″N 15°43′00″E / 40°N 15.716667°E40; 15.716667 (Maratea)
Altitudine 300 m s.l.m.
Superficie 67,32 km²
Abitanti 5 137[6] (30-11-2013)
Densità 76,31 ab./km²
Frazioni Acquafredda, Brefaro, Castrocucco, Cersuta, Fiumicello-Santavenere, Marina, Massa, Porto, Santa Caterina[3]
Comuni confinanti Rivello, Sapri (SA), Tortora (CS), Trecchina[4]
Altre informazioni
Cod. postale 85046[5]
Prefisso 0973[5]
Fuso orario UTC+1
Codice ISTAT 076044[5]
Cod. catastale E919[5]
Targa PZ
Cl. sismica zona 2 (sismicità media)
Cl. climatica zona C, 1 325 GG[7]
Nome abitanti marateoti[5]
Patrono san Biagio[5]
Giorno festivo dal primo sabato alla seconda domenica di maggio[5]
Cartografia
Mappa di localizzazione: Italia
Maratea
Posizione del comune di Maratea all'interno della provincia di Potenza
Posizione del comune di Maratea all'interno della provincia di Potenza
Sito istituzionale

Maratea (IPA: [maraˈtɛa][8][9], Marathia in dialetto marateota, [mara'tìa][8]) è un comune italiano di 5 137 abitanti[6] della provincia di Potenza, unico della Basilicata ad affacciarsi sul Mar Tirreno.

Per i suoi pittoreschi paesaggi costieri e montani, e per le peculiarità artistiche e storiche, Maratea è una delle principali mete turistiche della regione, tanto da essere conosciuta anche come "la Perla del Tirreno"[10][11][12][13][14][15].

Viene anche chiamata "la città delle 44 chiese"[16][17][18][19] per le sue numerose chiese, cappelle e monasteri, costruite in epoche e stili diversi, molte delle quali rappresentano un notevole patrimonio artistico-religioso.

Il 10 dicembre 1990 il presidente della Repubblica Francesco Cossiga ha insignito il comune di Maratea con il titolo onorifico di "Città",[20] titolo che la cittadina già vantava dal 1531 per decreto di Carlo V d'Asburgo.

Indice

Geografia fisica[modifica | modifica sorgente]

« Forse in Italia non c'è paesaggio e panorama più superbi. Immaginate decine e decine di chilometri di scogliera frastagliata di grotte, faraglioni, strapiombi e morbide spiagge davanti al più spettacoloso dei mari, ora spalancato e aperto, ora chiuso in rade piccole come darsene. La separa da una catena dolomitica, tutta rocce color carnicino, punteggiata di villaggi semiabbandonati, di castelli diruti e antiche torri saracene, un declivio boscoso rotto da fiumiciattoli e torrenti e sepolto sotto le fronde dei lecci e dei castagni. »
(Indro Montanelli[21])
Tramonto invernale sul golfo di Policastro visto da Maratea, con l'abitato di Fiumicello e un tratto della costa in basso.

Unico comune della provincia ad affacciarsi sul mare, si estende per circa 32 km sul Mar Tirreno. La sua costa, incastonata in una singolare posizione geografica ed ambientale, è variegata di insenature e grotte, scogli e secche.

Numerose e caratteristiche le spiagge costiere, di fronte ad una delle quali emerge l'isola di Santo Janni.

Degni di attenzione sono i fondali e le 131 grotte marine e terrestri, delle quali alcune hanno restituito fossili e reperti preistorici. Su tutte spicca la Grotta di Marina con stalattiti e stalagmiti.

In più, le montagne dell'entroterra, arrivando con i loro costoni direttamente sul mare, creano un forte contrasto visivo di mare e monti, che dà vita a pittoreschi panorami e scorci visivi.

Geologia e morfologia[modifica | modifica sorgente]

Il caratteristico contrasto di mari e monti visto da Marina. Si distingue, al largo, l'isola di Santo Janni.

La storia della geologia del territorio di Maratea è iniziata durante l'Anisico e il Miocene inferiore. Esso evidenzia diverse zone, che si sono succedute attraverso episodi di metamorfismo durante l'Appiano; i cui depositi terrigeni più antichi si presentano fortemente tettonizzati. Questa conformazione si è originata tra il Langhiano ed il Tortoniano e ha interessato i depositi accostandoli, sovrapponendoli ed elevandoli sino alla formazione della dorsale carbonatica che caratterizza l'area.

I depositi presso la costa sono formati da calcilutiti, calcareniti grigie e brune con marne, e calcari conglomeratici.

La dorsale è allungata in direzione appenninica, da nord-ovest a sud-est, delimitata verso il mare e verso l'interno da versanti ripidi che dalla costa si innalzano sino a raggiungere i 1505 metri con il monte Coccovello.[23]

Orografia[modifica | modifica sorgente]

La gran parte del territorio di Maratea è costituito da montagne e colline, essendo l'unica zona pianeggiante quella dove sorge la frazione Castrocucco, in prossimità della foce del fiume Noce.

I rilievi montuosi della zona nord, compresa tra Fiumicello-Santavenere e Acquafredda, presenta episodi orografici plastici e di alto livello paesaggistico, con i versanti montuosi che calano direttamente sul mare. I rilievi sono costituiti per lo più da calcari dolomitici,[24] e le pareti rocciose presentano caratteristiche variazione cromatiche, passando dal verde boschivo al rosso della nuda roccia calcarea. I principali monti di questo sistema sono:[25]

Il monte più alto di Maratea, il Monte Coccovello
  • Monte Coccovello: alto 1505 m, è il rilievo più alto del territorio. Il monte poggia su una vallata con il monte Cerrita, detta I Pozzi, di paesaggio tipicamente montano. Il monte allunga un versante verso il mare, con delle punte dette monte Spina e Serra del Tuono, che sovrastano Acquafredda.
  • Monte Cerrita: alto 1083 m, detto anche Cerreta o Angiuleddi, è un grande rilievo che distende un fianco lungo tutta la vallata del torrente Fiumicello. Il versante meridionale del monte è spoglio di vegetazione, che si riduce a gariga, mentre quello settentrionale ospita qualche piccolo bosco.

La parte centrale del territorio, compresa tra la frazione Fiumicello-Santavenere e il Porto e su cui insistono i rioni della valle di Maratea, è caratterizzata da un sistema montuoso a forma di Y, anch'essi costituiti da formazioni di calcare dolomitico. I rilievi di questo sistema sono:[25]

  • Monte Crivo: alto 1277 m, si distingue per la sua struttura con tre punte, con quella centrale caratterizzata dalla presenza di una croce votiva in ferro battuto. Ai piedi del monte si apre una faglia che con un fenomeno di sackung crea una lenta e costante frana fa scivolare, nel corso dei secoli, la valle sottostante verso il mare.[26]
  • Monte San Biagio: alto 623 m, è il prolungamento sul mare del sistema montuoso del monte Crivo, con la sua caratteristica conformazione allungata verso il mare è l'episodio montuoso più rilevante del territorio di Maratea.[24] Sebbene non altissimo, la sua posizione, al centro del territorio, rende la sua cima un notevole punto panoramico sulla costa e sull'entroterra. Anticamente detto monte Minerva, sulla sua cima ospita le rovine dell'antica Maratea detta «Castello», la grande statua del Redentore e la basilica del santo da cui prende il nome.
  • Serra Capeddera: alta 1067 m, sovrasta il settentrione della frazione Brefaro.
  • Serra Pollino: alta 1099 m, sulla cima ospita il santuario della Madonna di Trecchina.
  • Monte Maiorino: alto 1003 m, si trova a est di Brefaro. Ha dei versanti molto boscosi.

La parte più meridionale del territorio, sulla cui costiera si trovano i villaggi di Marina e Castrocucco e nell'entroterra Massa e Brefaro, apre grandi vallate attraversate da torrenti alluvionali. Le formazioni montuose, di grande valore paesaggistico, costituiscono tre piani di visione: la costa rocciosa, con al largo le isolette della Matrella e di Santo Janni, la zona costiera quasi pianeggiante, caratterizzata da un verde boschivo e le pareti rocciose perpendicolari alla costa.[24] Solo due gli episodi montuosi notevoli:[25]

Bosco di ogliastri sulla punta omonima della costa di Maratea, nello sfondo il monte San Biagio, con in cima la statua del Redentore, e l'abitato di Marina.
  • Monte Rotonda: alto 852 m, si trova tra Massa e Brefaro. La cima del monte ospita un piccolo bosco.
  • Serra di Castrocucco: alta 743 m, ha una caratteristica forma a piramide. Sul lato nord, che ospita per lo più gariga e una solitaria pineta, si posa l'abitato di Marina. Il lato ovest, più boscoso, posa sul mare due promontori: uno ospita un bosco di cedri, l'altro la Torre Caina. Il versante sud ospita, su un costone roccioso, il Castello di Castrocucco. La parte settentrionale del monte si prolunga in piccole vette, che separano la costa di Marina da Massa.

Idrografia[modifica | modifica sorgente]

Nel territorio di Maratea scorre un solo fiume, il Noce, che sfocia nei pressi della frazione Castrocucco.

Molti i torrenti che scorrono tra i monti del territorio, ma solamente quello detto Fiumicello, che sfocia in mare presso l'omonima frazione, non ha carattere stagionale e alluvionale. I più lunghi corsi d'acqua sono di questo tipo sono il canale di Montescuro, che scorre alle falde del Coccovello, e quello del Carròso, che nasce presso Brefaro e sfocia nel Noce.[25]

Il reticolo idrografico della zona a nord del monte San Biagio è scarsamente sviluppato in superficie, ma ben presente nel sottosuolo,[24] che nella valle di Maratea dà origine a numerose sorgenti, tra le quali si ricordano quella di Sorgimpiàno, di San Basile, e di Cavalero.[25]

La zona a sud presenta invece un più evidente reticolo superficiale, con numerosi torrenti alluvionali che scorrono in profondi valloni verso il mare o verso il Noce.

Flora e fauna[modifica | modifica sorgente]

« [...] È un paese meraviglioso, [...] è magnifico. [...] Non c'è nessun altro luogo che io conosca che sia valido in me come questo che vedi. I colori, l'aria di questa terra, il paesaggio così combinato. I colori soprattutto, sono colori primordiali. »
(Cesare Pavese e Bianca Garufi, Fuoco grande, Torino, Giulio Einaudi Editore, 1959,)
Un esemplare di Primula palinuri al giardino botanico di Göteborg. A Maratea è presente un endemismo, in maniera puntiforme, di questo fiore, l'unico in Basilicata.

La flora spontanea del territorio di Maratea è tipica macchia mediterranea. A nord della costa, presso la frazione Acquafredda, si incontra una folta pineta, anche se decimata da due incendi, uno sviluppatosi tra l'8 e il 9 settembre 2009[27] e uno il 9 giugno 2012[28][29]. La tipica vegetazione è costituita prevalentemente da lecci; come presso la frazione Marina, dove si trova il bosco de Ilicini, formato da caratteristici lecci in miniatura resi nani dalla salsedine;[24] insieme a esemplari di fillirea, lentisco, cisti, mirto, carrubo, corbezzolo, carpinella e siliquastro.[30] Sui monti si trovano macchie di arbusti sparsi, accompagnati da carrubi, fichi d'India, ulivi, e viti. I versanti dei monti in parte riparati dall'eccessiva illuminazione del Sole ospitano anche boschi fitti, come tra i due nuclei di Maratea, dove si sviluppa un carpineto.

In più, a Marina, si trova un endemismo floristico degno di nota: la presenza, sulle rocce di Punta Caina, di una stazione puntiforme (l'unica presente in Basilicata) di Primula di Palinuro (Primula palinuri),[31] un raro e protetto endemismo delle coste tirreniche, il cui fragile areale si presenta estremamente ridotto e puntiforme.

Per quanto riguarda la fauna, sull'isola di Santo Janni si registra un altro endemismo, di tipo zoologico, unico: il cosiddetto Drago di Santo Janni, una lucertola bruno-azzurra, che vive confinata sugli anfratti rocciosi dell'isolotto, sottoposta a specifiche tutele.[32]

Nel resto del territorio, oltre alle specie comuni, si possono trovare simpatici cuccioli di cinghiali nei boschi e il grande falco pellegrino che svetta nel cielo sopra la costa.

Misure di protezione ambientale[modifica | modifica sorgente]

Per la protezione delle fitocenosi e dei preziosi endemismi sono state istituite nel territorio comunale di Maratea ben quattro aree SIC (Sito di importanza comunitaria), facenti parte della rete europea Natura 2000:[33]

Gli habitat di pregio, di interesse comunitario, sono i seguenti:

  • Praterie di Posidonia (Posidonion oceanicae), habitat prioritario (codice Natura 20001120) rappresentato sui fondali compresi nelle aree SIC
  • Grotte marine sommerse o semisommerse (codice Natura 2000 8330)
  • Scogliere con vegetazione delle coste mediterranee, con Limonium ssp. (codice Natura 2000 1240)
  • Pareti rocciose calcaree con vegetazione casmofitica (codice Natura 2000 8210)
  • Matorral arborescenti di Juniperus ssp. (codice Natura 2000 5210).

Clima[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione meteorologica di Maratea.

Secondo i dati medi del trentennio 1961-1990, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta a +8,7 °C, mentre quella del mese più caldo, agosto, è di +23,4 °C[34].

MARATEA Mesi Stagioni Anno
Gen Feb Mar Apr Mag Giu Lug Ago Set Ott Nov Dic Inv Pri Est Aut
T. max. mediaC) 12,0 12,2 14,3 17,0 20,9 25,1 28,2 28,5 25,9 21,6 17,0 14,0 12,7 17,4 27,3 21,5 19,7
T. min. mediaC) 5,4 5,3 7,0 8,9 12,2 15,7 18,2 18,2 16,2 12,8 9,6 7,0 5,9 9,4 17,4 12,9 11,4

Storia[modifica | modifica sorgente]

Preistoria[modifica | modifica sorgente]

Le grotte di Fiumicello.

Le prime frequentazioni umane attestate sul territorio di Maratea risalgono al Paleolitico Medio, epoca a cui sono stati datati gli insediamenti delle grotte costiere presso la spiaggia della località Fiumicello, dove sono stati rinvenuti strumenti di industria litica e resti di fauna pleistocenica.[37] Altri insediamenti sono attestati in alcune grotte sul litorale costiero compreso tra la frazione Acquafredda e Sapri, e anche in grotte costiere presso Marina di Maratea.

Nell'epoca eneolitica il promontorio detto Capo la Timpa, posto a ridosso dell'odierno porto turistico, diventa uno scalo di scambio, coinvolto in traffici con le isole Eolie (che distano da Maratea solo 137 km), come attestato dal ritrovamento di ossidiana nella zona delle frazioni Massa e Brefaro.[37]

Età antica[modifica | modifica sorgente]

Origini del Nome

Diverse sono le interpretazioni date dagli storici all'origine e al significato del toponimo Marathìa, antico nome ancora conservato nel dialetto. Molti di questi hanno concordato che il nome è di chiara derivazione greca,[38] ed è quasi universalmente accettata la tesi di Giacomo Racioppi, che vuole il nome derivante dalla parola greca marathus ("finocchio selvatico") e quindi col significato di «terra del finocchio selvatico».[39] Altra tesi, che ha riscosso per un certo periodo un discreto seguito, è quella che il nome sia invece il composto del latino màris e del greco théa,[38] cioè «dea del mare» o «spettacolo del mare»,[38] a seconda del significato attribuibile alla seconda parola.

A partire dal XV-XIV secolo a.C., il promontorio detto Capo la Timpa ospita un insediamento indigeno entro capanne, costruite con un pavimento a battuto steso con ciottoli decorativi e focolare centrale.[40] Questo villaggio, la cui conformazione rientra nei parametri della cosiddetta «cultura appenninica», sopravvive grazie alle relazioni commerciali instauratesi in seguito alle prime navigazione micenee in Italia.[41] Il resto del territorio ospita piccoli insediamenti sparsi.[40]

All'avvento della colonizzazione greca, la vita del villaggio su Capo la Timpa si interrompe; per riprendere nel VI secolo a.C. in seguito alla cosiddetta «colonizzazione indigena della costa»[42] operata da popoli di cultura enotria. La vocazione commerciale del villaggio spinge i traffici dalle colonie magno-greche alla Siritide, fino alla Grecia stessa.[40]

Si suppone che il villaggio fosse fortificato, ma gli scavi archeologici non hanno confermato inequivocabilmente il dato, così come non hanno ancora svelato l'ubicazione della necropoli corrispondente al sito.[40]

Età romana[modifica | modifica sorgente]

Dopo la conquista romana della Lucania, avvenuta tra il III e il II secolo a.C., il promotorio Capo la Timpa viene abbandonato per sempre.[41] È ancora da chiarire il conseguente contesto topografico e modello di insediamento successivo, ma la ricerca storica e archeologica lascia presumere l'esistenza di un vicus nella zona di Fiumicello-Santavenere,[43] dove nel 1840 furono osservati ruderi di età romana tra cui quelli di un tempio dedicato a Venere che la tradizione popolare vuole all'origine del toponimo,[38] o di una area politico-religiosa sul monte San Biagio, anticamente detto monte Minerva in quanto sito designato dalla tradizione di un tempio dedicato alla dea della sapienza, dove sono stati ritrovati reperti di epoca romana.[40]

Il territorio ospita poi altri piccoli nuclei, a cui si affiancano le grandi villae marittimae patrizie della classe agiata romana.[43] È infatti stata ritrovata una villa romana, con annessa pescheria, nella località Secca di Castrocucco, la cui cronologia si estende dal I secolo a.C. al IV secolo d.C.;[40] a cui si accompagna una distante necropoli usata fino all'inizio del Medioevo.[41]

Anche in questo periodo continuano i commerci, avendo come scalo l'Isola di Santo Janni, su cui sono state ritrovate strutture per la produzione di garum e nei cui fondali ospita il più grande giacimento di ancore del Mediterraneo,[41] ripescate ed esposte nella mostra perenne di Palazzo De Lieto. Queste testimoniano traffici che si spingono fino alla Spagna e all'Africa.[40]

Medioevo[modifica | modifica sorgente]

Le invasioni barbariche successive alla caduta dell'Impero romano d'Occidente e le prime incursioni saracene spingono la popolazione presente sul territorio a rifugiarsi sulla cima del monte San Biagio,[44] dove nasce l'antica Marathìa (nome che fa la prima apparizione in documento del 1079).[45]

Questa cittadella, inespugnabile e al sicuro da ogni attacco, riceve le reliquie di San Biagio di Sebaste nell'anno 732, trasportate secondo la tradizione su una nave da parte di uomini armeni.[46]

Nell'850 Maratea entra a far parte del Gastaldato di Laino, per poi passare, forse nel 1077, nei domini Normanni.[44]

Nell'epoca paleo-cristiana, Maratea ospita numerosi eremiti e asceti che conducono vita contemplativa nelle grotte e sui monti del territorio.[47]

Nel 1098 la cittadina viene smembrata dalla diocesi di Policastro e assegnata a quella di Cassano Ionico.[48]

Durante il regno di Federico II di Svevia, la suddivisione in Giustizierati toglie Maratea alla Basilicata e la pone, forse per errore, in Calabria.[44] La collocazione territoriale risulta poi corretta nei documenti redatti dalla successiva dominazione angioina.

Nel 1278 la cittadina fortificata di Maratea conta circa 1.000 abitanti ed è annoverata tra le principali fortezze della Basilicata nei documenti del provisor castrorum Guiard d'Argeneuil.[44]

Nel 1284 Maratea viene coinvolta nella guerra dei Vespri. Rimasta presto l'unica roccaforte angioina della Basilicata, il 26 ottobre dello stesso anno vi viene mandato un capitano in seguito alla conquista di Scalea, da cui partono numerosi attacchi degli aragonesi. Ma Maratea resiste senza mai cedere la piazza ai nemici fino alla fine del conflitto.[49]

Nel 1324 la parrocchia del Santuario di San Biagio è l'arcipretura del territorio.[26] Ma quello sulla cima del monte San Biagio non è più l'unico centro del territorio: durante i secoli se n'è sviluppato un altro, alle pendici dello stesso che lo rende invisibile dal mare e al sicuro dagli attacchi Saraceni.[44] Questa nuova Maratea viene soprannominata con il nome di Borgo, per distinguerla dall'antica che, poiché fortificata, sarà detta Castello.[46]

Quattrocento[modifica | modifica sorgente]

All'inizio del XV secolo Maratea, che secondo la tradizione non fu mai sottoposta al potere di un feudatario,[38] fa parte delle terre alle dipendenze dirette della corona. Alla città vengono anche riconosciuti numerosi privilegi, il più antico documento noto in tal senso è un diploma datato 20 luglio 1404,[26] in cui re Ladislao I assegna dei privilegi che saranno confermati da Giovanna II d'Angiò il 2 settembre 1414. Nel frattempo il Borgo, cresciuto con la popolazione del Castello, nel 1434 viene elevato a parrocchia assestante da quella di San Biagio.[45]

Nel 1440 il Castello viene messo sotto assedio da parte del conte Sanseverino di Lauria,[50] alleato degli Aragonesi che ambivano al trono di Napoli. Ma la fortezza resiste all'attacco, e oltre alla vittoria ottiene il risarcimento dei danni provocati da parte del conte.[38]

Anche dopo l'avvento del dominio spagnolo nel Regno di Napoli, i privilegi di Maratea sono confermati dal re Ferdinando I d'Aragona con un documento datato 20 settembre 1444.[26]

Carlo V concesse a Maratea il titolo di Città Regia nel 1531.

Nel 1495 alcuni soldati angioini al servizio di Carlo VIII di Francia tentano di saccheggiare Maratea, mettendo di nuovo sotto assedio il Castello. Ma anche stavolta la popolazione ha la meglio, grazie, secondo tradizione, all'aiuto miracoloso di San Biagio che si dice abbia svegliato a schiaffi le sentinelle addormentate.[38]

Con un nuovo privilegio, datato 22 novembre 1496, il re Federico I di Napoli concede l'esenzione da dogane e dazi in ogni parte del regno ai marinai di Maratea per i loro commerci.[51]

Cinquecento e Seicento[modifica | modifica sorgente]

Dopo che nel 1506 il re Ferdinando III aveva dichiarato Maratea «feudo della regia corona»,[51] le carenti finanze del Regno di Napoli impongono la vendita delle terre demaniali ai feudatari.

Nel 1530 la città viene quindi venduta al conte di Policastro Ettore Pirro Carafa, che però versa alla corona solo 3.000 dei 10.000 ducati accordati.[50] I marateoti ne approfittano quindi per ricomprare la città e i suoi privilegi dal conte per 6.000 ducati. L'imperatore Carlo V d'Asburgo, dopo aver approvato questa risoluzione il 9 marzo 1531, concede a Maratea il titolo di «città regia», e per questo ringraziato dai marateoti con l'aggiunta dell'aquila bicipite, stemma familiare dell'imperatore, allo stemma comunale.[38]

Nel frattempo, la crescita esponenziale di Maratea Borgo rispetto a Maratea Castello porta alla formazione di un complesso sistema amministrativo sul territorio: nella prima metà del secolo, attraverso la Statua Universitatis, si sancisce la divisione di poteri tra le due popolazioni di Maratea: agli abitanti del Borgo, ossia la Maratea inferiore, spettano i 5/6 delle risorse fiscali, mentre a quelli del Castello, ossia Maratea superiore, prendono il restante 1/6.[52]

Per difendere la costiera del Regno di Napoli dai Saraceni, il viceré Pedro da Toledo ordina la costruzione di oltre trecento torri anti-corsare, di cui sei, costruite tra il 1566 e il 1595, sono dislocate sul litorale di Maratea.[45]

Il 21 maggio 1626[46] il Borgo viene attaccato da una banda di centosessanta banditi, che mettono in assedio le abitazioni delle famiglie più facoltose di Maratea. Dopo tre ore di battaglia urbana, in cui i banditi provocano la morte del cittadino Diego Mari, ucciso a colpi di pugnale, i malviventi vengono messi in fuga dai colpi di cannone che vengono lanciati dal Castello.[38]

« in mezzo di Essi si diresse il Cannone, che si sparò per la seconda volta; ed oh portento! La palla del Cannone, diede in un grosso sasso, e lo stesso nel frangersi, ne infranse degli altri; e si venne a formare come una mitraglia, di tanta violenza, che fece de' Banditi un gran macello; de' quali i superstiti sempreppiù fuggendo, siccome camin facevano, così si andavano spogliando di ogni senso di Umanità. Sulle prime scannarono que' loro compagni, che non si fidavano di proseguire la marcia, perché feriti. Indi da tale barbarie, accaniti tra di loro, ne' luoghi più deserti, e cavernosi si trucidarono vicendevolmente. »
(Carmine Iannini, Di S. Biase e di Maratea. Discorso Istorico. Libri II., Napoli, Istituto Grafico Italiano, 1985.)

Durante la rovinosa fuga, i quattro banditi sopravvissuti ai colpi del Castello rapiscono tre cittadini, che però vengono liberati incolumi dopo pochi giorni.[46]

Settecento[modifica | modifica sorgente]

Il XVIII secolo è un'epoca molto fortunata per Maratea. Trovandosi a capo di uno dei quattro Ripartimenti regionali all'inizio della dominazione borbonica, nel 1734 viene aperto il primo vero ospedale, a opera del benefattore Giovanni De Lieto.[38]

Sebbene la sede del Terzo Ripartimento venga spostata nel 1736 nella vicina Lauria[53], la continua crescita economica di Maratea la porta a diventare uno dei paesi più agiati della Basilicata.[45] Dopo la fioritura di nuovi piccoli villaggi sul territorio, come Massa, Acquafredda, Cersuta e Porto, resa possibile anche dal trattato della Porta Ottomana del 1740,[52] la cittadina commercia ed esporta vari generi in ogni parte del regno.

Il viaggiatore Lorenzo Giustiniani, sulla fine del secolo, descrive le attività produttive di Maratea nel suo Dizionario Geografico Ragionato del Regno di Napoli, edito nel 1802:

« Gli abitanti ascendono al numero di circa 3800 addetti all'agricoltura, alla pastorizia, facendosi de' buoni formaggi, ed hanno ancora l'industria de' bachi da seta, e di fare calze di cotone, e di filo, che vendono ad altri paesi della provincia. Le donne son molto dedite alla fatica si' della campagna; che a quella del trasporto di varj generi. In Napoli quelli, che hanno le botteghe di formaggio per lo più sono di Maratea, come anche i pizzicagnoli. »
(Lorenzo Giustiniani, Dizionario Geografico Ragionato del Regno di Napoli, Napoli 1802.)

Riguardo alle produzioni e ai commerci, Giustiniani specifica:

« Il territorio di questa città non è molto fertile, perché assai petroso, nulla di meno fa del buon vino, specialmente in alcuni luoghi, ed ogni altra produzione ancora per forza d'industria. È abbondante di acqua, e vi sono molti molini, gualchiere, che recano del guadagno a quella popolazione. Il massimo prodotto è quello dell'olio. Il detto territorio abbonda di mortelle, le quali ridotte in polvere vendono altrove per la concia de' cuoj. Gli ortaggi vi si coltivano con successo e similmente gli agrumi, e i fichi d'India, che ne' mesi estivi serve per alimento della povera gente, come anche le carrube. Vi è la caccia di lepri, volpi, lupi, e di più specie di pennuti, e il mare dà abbondante pesca. »
(Lorenzo Giustiniani, Dizionario Geografico Ragionato del Regno di Napoli, Napoli 1802.)

Ma la ricchezza di Maratea sta principalmente nel suo porto, o meglio dagli approdi sparsi sulla costa, che diviene il naturale sbocco dei traffici della cittadina e delle zone circostanti. Il viaggiatore Giuseppe Alfano scrive infatti di Maratea:[54]

« Ella è molto ricca, e frequentata per cagione del traffico, giacché avendo un piccol Porto commodo per legni minuti nel mar Tirreno, da cui è un miglio lontana fa sì che la Basilicata in buona parte da quivi incamina le sue merci per Napoli, onde molti i quei Cittadini, applicando alla Negoziazione sono divenuti assai ricchi. »
(Giuseppe Maria Alfano, Istorica descrizione del Regno di Napoli, Napoli, 1797.)

Dopo una dura protesta della popolazione, nel 1792, per il controllo dell'amministrazione locale, nel 1799 Maratea viene coinvolta nei moti che portarono alla costituzione della Repubblica Napoletana. L'11 febbraio dello stesso anno i cittadini Biase Ginnari, Pietro Maria Aloise e Gaetano Siciliani recingono a colpi d'ascia l'albero della libertà innalzato dai repubblicani capeggiati da don Giuseppe d'Alitti, Gennaro Rascio, Angelo d'Albi e il frate Giambattista Basile[45]. Durante il breve governo repubblicano, il comune, ancora diviso in Moratice sopra e Moratice sotto, rientrò nell'ordinamento amministrativo del dipartimento del Crati e, a livello più strettamente locale, del cantone di Lauria[55].

Assedio francese[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Assedio di Maratea e Insurrezione calabrese (1806-1809).
Il colonnello Alessandro Mandarini.

Nell'agosto del 1806 l'esercito francese inizia l'invasione del Regno di Napoli. Dopo l'insurrezione calabrese, la vicina cittadina di Lauria, ribellatasi ai francesi, viene messa a ferro e a fuoco.

Nominato governatore di Maratea, Alessandro Mandarini, riceve ordine da re Ferdinando IV di Borbone di organizzare una resistenza contro l'avanzata dei francesi. Dopo aver riunito 600 irregolari armati, rimane a difesa del Castello, e per diversi giorni riesce a resistere all'assedio condotto da parte del generale Jean Maximilien Lamarque, al comando di 4500 uomini.[38]

Costretto infine ad accettare una onorevole capitolazione, Mandarini il 10 dicembre consegna la fortezza, capendo che in caso di sconfitta le truppe napoleoniche avrebbero distrutto l'intera città e fatto strage della popolazione.[38]

I francesi, accettate le condizioni di Mandarini di non nuocere alla popolazione, demoliscono parte delle mura e i torrioni del Castello, per evitare nuove insurrezioni. Questo evento accelera la spopolazione dell'antico nucleo di Maratea, la cui municipalità viene soppressa nel 1808, per essere accorpata a quella di Maratea inferiore,[46] dopo quasi trecento anni di doppia municipalità sul territorio.

Ottocento[modifica | modifica sorgente]

Anche nella prima parte del XIX secolo, e dopo la Restaurazione, perdura la condizione di discreto benessere della cittadina, che è per breve periodo a capo di un circondario regionale.[46] Maratea produce ed esporta lino, cotone e lana, usata per fare calze e tele;[45] conta ancora diversi mulini, e può vantare ottimi calderai che lavorano il rame spingendosi nel resto d'Italia e in Europa.[56]

Apertasi la stagione delle vendite carbonare, si consuma il 19 luglio 1820 quella organizzata dal cittadino Nicola Ginnari, capo della vendita carbonara locale, in cui alla presenza della parroco Giuseppe D’Alitti, si giura fedeltà alla Costituzione Nazionale.[45]

Maratea rimane però estranea ai successivi moti rivoluzionari del Cilento, sebbene sia costretta ad assistere alla ingiustificata fucilazione del frate cappuccino Carlo Da Celle, giustiziato di fronte al suo convento dalla milizia borbonica il 12 agosto 1828, perché sospettato di essere un cospiratore.[38]

Moltissimi sono i cittadini di Maratea iscritti nei registri del «rei di stato» per i moti rivoluzionari del 1848,[57] ma i liberali marateoti vedono naufragare le loro aspirazioni sulla spiaggia di Acquafredda, dove il 4 luglio dello stesso anno il patriota Costabile Carducci viene catturato da alcuni sicari borbonici. La notte seguente Carducci viene portato in catene sui monti sopra la frazione e lì assassinato a tradimento con un colpo di pistola in testa[58].

Nel terremoto del 16 dicembre 1857 la città conta una sola vittima, mentre sono danneggiate molte abitazioni e la Chiesa Madre di Santa Maria Maggiore.[59]

Nel 1860 anche a Maratea si costituisce un comitato insurrezionale per l'azione lucana per l'unità d'Italia; organizzato, tra gli altri, dal cittadino Raffaele Ginnari.[57] Il 3 settembre dello stesso anno Garibaldi attraversa in barca la costa della cittadina, diretto a Sapri, dopo aver sostato, ospite dei baroni Labanchi, nel Palazzo Baronale alla Secca di Castroucco.[45][60] Nella battaglia del Volturno perde la vita il cittadino marateota Carlo Mazzei.[57]

Al contrario del resto della regione, Maratea non viene mai coinvolta nel fenomeno del brigantaggio. Nella cittadina non è ricordata alcuna rivolta, probabilmente a causa dell'adozione di un moderno sistema di distribuzione delle terre, frammentario e completamente privo di latifondi.[45]

Nei primi anni del Regno d'Italia l'economia di Maratea è molto diversa dal resto della Basilicata, che per lo più vive nella miseria. La cittadina sopravvive dignitosamente, e anzi può vantare una Società Operaia di Mutuo Soccorso, fondata il 21 agosto 1881,[45] nonché pochi ma significati commerci marittimi.[51]

Il 30 luglio 1894 per la prima volta il treno attraversa il territorio di Maratea.[61]

Novecento[modifica | modifica sorgente]

All'inizio del XX secolo anche i cittadini di Maratea sono costretti a sostenersi grazie all'emigrazione. Principali mete per i marateoti sono il Venezuela, la Colombia, il Brasile e gli Stati Uniti d'America.[62]

La statua del Redentore, scolpita da Bruno Innocenti, donata alla comunità marateota da Stefano Rivetti di Val Cervo nel 1965.

Mantenuta con le rimesse degli esuli, nel 1902 Maratea si dota dell'acquedotto;[61] poi, nel 1921, del primo impianto elettrico pubblico;[61] e nel 1929 viene aperta al traffico la SS 18 che attraversa la costa.[63]

Durante la seconda guerra mondiale, la sera del 15 agosto 1943 Maratea viene bombardata da un aereo americano con 17 bombe.[64] Queste colpiscono prevalentemente la valle, e non ci sono feriti. L'8 settembre dello stesso anno Maratea viene occupata dagli Alleati.[61]

Sebbene i primi tentativi di pubblicizzare la città come stazione balneare risalgano a prima delle guerre mondiali,[65] le bellezze di Maratea acquistano grande visibilità su campo nazionale solo dopo il 1953, quando l'industriale Stefano Rivetti di Val Cervo installa uno stabilimento tessile e una azienda agricola,[63] che riescono a frenare il flusso migratorio della popolazione. Rivetti costruisce poi un hotel di lusso che avvia l'attività turistica. In questo periodo si sviluppa anche il villaggio di Fiumicello-Santavenere, che si unisce a Marina, Brefaro e Castrocucco, formatisi nel secolo precedente[66].

Nel 1962 viene costruito il porto turistico.[63]

Nel 1965 Rivetti dona alla popolazione di Maratea, con cui aveva un rapporto non sempre felice,[63] una colossale statua del Cristo Redentore, scolpita dallo scultore Bruno Innocenti.

Ma tra il 1967 e il 1973 le industrie di Rivetti vanno in bancarotta, e da allora l'economia di Maratea si imposta principalmente sul turismo.[63]

Dopo la lunga ascesa di Maratea nel panorama delle località turistiche italiane, il 21 marzo 1982 la città è colpita da un violento terremoto, che danneggia molte abitazioni e alcune chiese, poi restaurate, e il 12 gennaio 1987 il porto viene quasi completamente distrutto da una eccezionale mareggiata.

Stemma civico[modifica | modifica sorgente]

« Tre torri sovrastate da aquila bicipite su onde del mar.[67] »
Il gonfalone civico di Maratea
« D'azzurro alla torre castellata di tre pezzi d'argento, movente da un mare in punta dello stesso, fluttuoso del campo; al capo dell'impero, d'oro all'aquila bicipite spiegata di nero.[68] »
(Giuseppe Gattini, Delle armi de' comuni della provincia di Basilicata, Matera 1910)
« D'azzurro di cielo, alle tre torri di argento, murate di nero, merlate alla guelfa di quattro, finestrate di due, di nero, chiuse dello stesso, munite di due forti marcapiani, fondate sulla pianura di azzurro, mareggiata di argento, la torre centrale cimata dall'aquila bicipite, di nero. Ornamenti esteriori da Città.[69] »
(Blasonatura dello stemma comunale secondo la Repubblica Italiana)

Lo stemma civico di Maratea fu adottato nel XVI secolo, in sostituzione di uno più antico, che raffigurava una sirena sdraiata nuda sugli scogli.[38]

La Sirena di Romano.

Il nuovo e l'antico stemma comunale sono stati sintetizzati nell'artistica fontana de La Sirena, opera in bronzo dello scultore Alessandro Romano, che troneggia al centro di piazza Vitolo.

Blasonatura del gonfalone:

« Drappo di bianco con la bordatura di azzurro recante lo scudo comunale »

Lo stemma è completato dalla scritta sottostante «Regia Civitas, Marisque Dea», che ricorda lo stato storico di Città Regia goduto da Maratea sin dal XV secolo e ricorda l'antico stemma della sirena (che si può considerare una dea del mare).

Lo stato di Città Regia è ribadito anche dalla corona, e il legame della città con il mare dal fatto che le torri poggiano proprio sulle onde.

Diverse sono invece le interpretazioni sull'identità delle torri. Tutte poste nel Borgo, secondo alcune fonti sarebbero state costruite nel 1573[38] per difendere l'abitato che era privo di mura difensive, ma questa tesi non mette d'accordo tutti gli storici.[45] Quella centrale è molto probabilmente la torre inglobata nel corpo della Chiesa di Santa Maria Maggiore,[38] quella di destra viene identificata con la torre del Palazzo Eredi Picone, mentre quella di sinistra è stata identificata con la Torre d'Alitto, posta nel rione Galata, ai piedi dell'abitato.[45]

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Titolo di Città. - nastrino per uniforme ordinaria Titolo di Città.
«Antico diritto[38][70]»
— Maratea, 10 dicembre 1990

Il comune di Maratea si fregia del titolo di città ottenuto con D.P.R. n. 6529 del 10 dicembre 1990, titolo che la cittadina già vantava dal 1531 per decreto di Carlo V d'Asburgo[38].

Monumenti e luoghi d'interesse[modifica | modifica sorgente]

Architetture religiose[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Chiese di Maratea.

Per le sue numerose chiese, cappelle e monasteri, Maratea è detta anche la città delle 44 chiese. Costruite in epoche e stili diversi, molte di esse rappresentano un notevole patrimonio artistico-religioso.

La Basilica di San Biagio
Basilica di San Biagio
È il santuario del santo patrono, si trova in cima al monte San Biagio, dove sorgono i resti dell'antica Maratea, che i marateoti chiamano popolarmente il Castello. Il 10 agosto 1940 fu elevato a Basilica Pontificia. La tradizione vuole che la chiesa sia sorta su un antico tempio dedicato alla dea Minerva[71]. La chiesa fu originariamente intitolata alla Madonna delle Grazie[72], ma quando nel 732 ricevette le reliquie di San Biagio divenne il santuario del santo[73]. Niente di certo si conosce dell'aspetto originale della chiesa, che probabilmente consisteva in principio solo dell'attuale presbiterio[74]. Nel XVI secolo la chiesa subì alcuni lavori di restauro[75]. Nel 1618 venne costruita la regia cappella che custodisce le reliquie e la statua del santo[76]. Nel 1620 la chiesa subì nuovi lavori di restauro e probabile ampliamento, portato definitivamente a termine nel XVIII secolo, quando assunse l'attuale dimensioni[77]. Nel 1741 fu costruito il campanile[78]. Nel 1878 il parroco Buraglia abbellì ancora la chiesa e la regia cappella[79]. Tra il 1963 e il 1969 è stata totalmente ristrutturata nel tentativo di riportare la struttura all'aspetto originale, spogliando la chiesa di tutti gli abbellimenti e le decorazioni, che sono stati parzialmente ricollocati a partire dal 1978[80]. Nella facciata principale si nota una statua in marmo del XVIII secolo raffigurante San Biagio, ubicata nella nicchia al centro del timpano. Come la maggior parte delle chiese marateote, l'interno della chiesa fu ristrutturato nel XVIII secolo secondo lo stile del barocco: fu aggiunto alla facciata principale un portico a tre arcate, mentre le parti interne furono abbellite con altari e decorazioni. Sebbene questi abbellimenti settecenteschi siano stati cancellati durante i lavori di restauro avvenuti tra il 1963 e il 1969, all’interno si possono ancora ammirare l’altare della Madonna delle Grazie del XVIII secolo, il tabernacolo in marmo del 1519 proveniente dalla bottega di Jacopo della Pila, un affresco del XV secolo della Madonna con Bambino (chiamato Madonna del Melograno), la pietra tombale della famiglia Deodato del 1540, un bassorilievo in marmo dell’Annunciazione del XVII secolo, il dipinto di San Macario del XVIII secolo, un bassorilievo della cosiddetta Madonna della Sapienza del XVIII secolo, e il dipinto chiamato San Biagio in Gloria del XVIII secolo. Di pregevole fattura è anche l’organo del XVII secolo, sito nella parte alta della navata di destra. Il sacello che contiene l’urna con le reliquie di San Biagio fu costruito nel XVII secolo, e dichiarato regia cappella dal re Filippo IV d’Asburgo nel 1629[81]. Il sacello fu poi abbellito il 1878 dal monsignor Buraglia, che commissionò allo scultore Domenico Oglia da Napoli un medaglione in marmo raffigurante il santo. All’interno del sacello si trova il busto argenteo di San Biagio, scolpito nel 1979 da Romano Vio[82] sul modello dell’originale simulacro del 1706 scolpito a Napoli da Domenico De Blasio[79] e trafugato da ladri ignoti il 28 ottobre 1976.
Chiesa di Santa Maria Maggiore
Chiamata anche dell'Assunta[83], è la chiesa parrocchiale del Borgo di Maratea, perciò viene chiamata semplicemente chiesa madre. Nel mese di agosto vi viene celebrata la festività dell'Assunta. Il nucleo originario nacque nel XII-XIV secolo, riprendendo l'intitolazione della chiesa di Santa Maria al Castello. Nel 1434 si separò dalla parrocchia della Basilica di San Biagio[84], e da allora costituisce la principale parrocchia di Maratea. Nel 1505 furono eseguiti i lavori di ampliamento che hanno portato la chiesa, a gradi linee, alle attuali dimensioni. Risale forse a questo periodo anche il grande campanile, a base rettangolare con sopraelevazione ottagonale, di chiaro stile romanico. Durante il XVIII secolo fu incorporata al coro della chiesa una torre, che costituisce il presbiterio. La chiesa subì notevoli danni nel terremoto del 1857[83]. Sopra l’entrata della chiesa si trovano due angeli oranti, scolpiti nel XVI secolo. All’interno, a navata unica (decorato da stucchi, archi, lesene, con volute e motivi floreali di tipo barocco), si trovano numerose opere: sulla parte sinistra vi sono una statua lignea della Madonna con Bambino del XVIII secolo, un altare in marmo bianco e marmi policromi, un altare in marmo nero e marmi policromi del XVII secolo e un altro altare del XVII secolo, adornato da decorazioni della Vergine e dei Santi. Sulla parete destra si trovano un olio su tavola raffigurante l’Immacolata del 1690, un’altra tavola simile rappresentante la Trinità, dipinta da Francesco d'Oliva nel 1760, il dipinto su tela raffigurante l’Adorazione dei pastori e Santi del XVIII secolo, la scultura raffigurante l’Ecce Homo in legno dipinto del XVII secolo e la scultura in legno di San Michele Arcangelo del 1890. Sempre sulla parete destra, adagiate in un altare, si trovano le sacre reliquie di San Donato Martire, donate da una famiglia di Maratea nel 1827. Dietro l’altare maggiore, del XVII secolo, lavorato in marmi policromi si trova un coro ligneo del XV secolo, rifinito da Marco de Sanctis nel 1721. Sopra il presbiterio è collocata l’artistica statua della Madonna degli Angeli del XVII secolo. È infine degno di nota l'organo del 1866.
La Chiesa dell'Annunziata, con di fronte la colonna votiva di San Biagio
Chiesa dell'Annunziata
La chiesa fu realizzata come ampliamento di una cappella del XVI secolo[85], e le dimensioni attuali furono raggiunte nel 1748. I frequenti lavori delle epoche successive hanno cancellato l'aspetto originale[86], per far posto all'attuale disegno barocco, consoffitto a botte con crociere a triplice diramazione[84]. All'interno si trovano l’altare maggiore in marmi policromi, un dipinto del martirio di San Lorenzo del XVIII secolo e un altro di Santa Lucia del 1775. Sopra l’altare è stata collocata una finissima Annunciazione del XVI secolo, attribuita a Simone da Firenze. Di grande importanza storica è il busto in legno (dipinto d’argento) di San Biagio, che fu usato per il giuramento di armistizio da Alessandro Mandarini e Jean Maximilien Lamarque nel 1806. Il portale della chiesa, barocco, è delineato tra due antichissimi leoni in pietra[84], ed è sormontato da un affresco dell’Annunciazione del XVII secolo. Poco più in là del portale si trova l'obelisco in pietra di San Biagio, eretto a spese di tutta la cittadinanza nel 1758.
La chiesa dell'Addolorata con l'obelisco
Chiesa dell'Addolorata
La chiesa fu realizzata come ampliamento di una cappella del XVI secolo, e le dimensioni attuali furono raggiunte nel 1748. I frequenti lavori delle epoche successive hanno cancellato l'aspetto originale, per far posto all'attuale disegno barocco, controsoffitto a botte con crociere a triplice diramazione. All'interno si trovano l’altare maggiore in marmi policromi, un dipinto del martirio di San Lorenzo del XVIII secolo e un altro di Santa Lucia del 1775. Sopra l’altare è stata collocata una finissima Annunciazione del XVI secolo, attribuita a Simone da Firenze. Di grande importanza storica è il busto in legno (dipinto d’argento) di San Biagio, che fu usato per il giuramento di armistizio da Alessandro Mandarini e Jean Maximilien Lamarque nel 1806. Il portale della chiesa, barocco, è delineato tra due antichissimi leoni in pietra, ed è sormontato da un affresco dell’Annunciazione del XVII secolo. Poco più in là del portale si trova l'obelisco in pietra di San Biagio, eretto a spesa di tutta la cittadinanza nel 1758.
La chiesa dell'Immacolata. Nella cripta ospita l'antica chiesa di San Pietro.
Chiesa dell'Immacolata
Edificata nel XVIII secolo[87] sulla chiesa di San Pietro[85], la chiesa ha una navata, sormontata da un soffitto a piccole crociere riquadrate, al cui centro si trova un affresco dell’Immacolata del 1923. All’interno della chiesa si trovano una statua di Santa Rita, una di San Luigi Gonzaga e una, del XVIII secolo, della Madonna Immacolata, affiancata da due dipinti, del XVIII secolo, raffiguranti San Biagio e San Pietro. Al centro della facciata esterna si trovano un rosone a stucco e una statuetta della Vergine Immacolata del 1904. Durante dei lavori di restauro, è stata ritrovata sotto la chiesa dell'Immacolata, l'antica Chiesa di San Pietro, risalente all'XIV secolo, che si credeva fosse andata perduta. Vi si trova un interessante affresco dell’Ascensione del XIV-XV secolo, probabilmente di un allievo di Giotto[87].
La chiesa e il convento di Sant'Antonio.
Chiesa di Sant'Antonio Abate
Viene chiamata anche chiesa dei Cappuccini, in quanto fa parte di un antico convento dei Cappuccini (abbandonato nel 1866). Fu edificata nel 1615, la chiesa ha tutte le caratteristiche di sobrietà dell’ordine: non ci sono tracce dei virtuosismi artistici del barocco, il soffitto è realizzato a botte con crociere riquadrate e le navate sono separate da archi a tutto sesto. Ai lati delle navate sono disposti altari e nicchie vetrate contenenti statue, tra cui quella in legno di San Rocco del XIX secolo. L’altare maggiore, rivestito in marmo nero levigato, è sovrastato da una tavola in olio del XVII secolo, raffigurante la Madonna in Gloria, tra Sant'Antonio Abate e Sant'Antonio da Padova, ai due lati del dipinto principale ce sono altri, raffiguranti Santa Rosa e Santa Chiara (dipinti su tavola), San Francesco, San Domenico, l’Eterno Padre, Sant’Agostino e San Michele Arcangelo (dipinti su tela). I dipinti secondari sono separati da lesene aggettanti, riccamente lavorate in legno.
La chiesa di San Vito, al limitare del bosco de I Carpini.
Chiesa di San Vito
Costruita nel X-XI secolo è la chiesa più antica del Borgo. Fu restaurata nel 1883. Ha una sola navata, in cui si trovano degli antichi sedili lavorati in pietra. All’interno si trovano un altare maggiore e un presbitero del XVI secolo, un affresco di San Rocco, uno di San Biagio e un altro di San Vito anch'essi del XVI secolo. Nel catino absidale si trova invece un affresco della Madonna in trono con Bambino del XIV secolo.
La chiesa del Rosario.
Chiesa della Madonna del Rosario
Fu costruita nel 1575 con il contributo di tutti i cittadini di Maratea, come ricorda una lapide all'interno. Ubicata nel Largo Monastero, la chiesa ha un’unica grande navata, finemente lavorata in stile tardo barocco. Le pareti sono state finemente lavorate in bassorilievo (si possono contare ben 100 visi di angeli e altre finezze artistiche) nel XVIII secolo. Nella navata destra della chiesa sono presenti un quadro di San Francesco del 1670 di Joseph Trombadore e un olio su tavola della Madonna dei Misteri del Rosario del XVII secolo. Sulla navata sinistra invece troviamo una rappresentazione della Madonna Addolorata del 1730, una Madonna del Soccorso con Santi del XVI secolo e una statua della Madonna del Carmine del 1695. Sul soffitto si trova un affresco di Santa Caterina di Bologna del 1715, a opera di Gaetano Cusati e di Casadoglio. Sul paliotto dell’altare è raffigurata una Pietà, l’altare stesso è rivestito di marmo nero decorato con marmi policromi. Il coro in legno retrostante è del XVII secolo. Sopra il presbitero, la cupola è affrescata con immagini degli evangelisti, opera di Angelo Galtieri del 1721. Nella parte posteriore della chiesa si trovano un organo finemente dipinto del XVII secolo e le pietre tombali, del XVI secolo, di alcune nobili famiglie di Maratea.
Facciata della chiesa di San Francesco di Paola.
Chiesa di San Francesco di Paola
Si trova nel rione omonimo, ai piedi del Borgo. Fu costruita nei primi anni del XVII secolo, è una chiesa a una navata e ha subito sostanziosi rifacimenti, in stile barocco, verso la fine del secolo stesso. Nel piccolo esterno si trovano un portale in pietra con decorazioni in bassorilievi di cherubini e festoni, e un affresco di San Francesco al centro della volta a botte. All'interno tutte le opere sono del tardo XVIII secolo: nel dipinto della Pietà, sull'altare maggiore, sono rappresentati anche, oltre alla Madonna e il Cristo nella tradizionale iconografia della scena, le figure di San Biagio, San Filippo Neri e San Francesco. Di ottima fattura è anche la statua di San Biagio in legno a tutto tondo, le cui vesti sono colorate in oro. La chiesa fa parte dell’antico convento dei Paolotti, sede dell’Istituto Alberghiero.

Architetture civili[modifica | modifica sorgente]

Palazzi e residenze nobiliari[modifica | modifica sorgente]

Palazzo De Lieto. Si distingue la terrazza arcata.
Palazzo De Lieto
Donato alla comunità nel 1734 da Giovanni De Lieto, divenne il primo vero e proprio ospedale di Maratea. Mantenne questa funzione fino all'inizio del XX secolo, quando il nosocomio cittadino fu trasferito nell'ex-convento di San Francesco di Paola.[38] Posto sotto la tutela del Ministro dei Beni Culturali nel 1979,[88] è stato restaurato ed ospita mostre perenni ed eventi museali. La struttura presenta una terrazza con tre arcate.
Palazzo Calderano
Si trova nel rione più antico del Borgo di Maratea, detto Capo Casale. Il palazzo del XVIII secolo, posto sotto la tutela del Ministro dei Beni Culturali nel 1990,[88] presenta una bella loggia con colonne e un grande portale in pietra quarzitica. Sulla doppia facciata, traforata, si innesta un sistema di scale e ponti volanti.[24]
La «torre» di Palazzo Eredi Picòne.
Palazzo Eredi Picone
Sul ciglio del rione Pietra del Pesce, il palazzo si distingue per la caratteristica loggia a forma di torre, tradizionalmente identificata come una di quelle presenti nello stemma comunale.[45] La struttura, di proprietà privata, è stata posta sotto la tutela del Ministro dei Beni Culturali nel 1981,[88] ma non ancora restaurata.
Palazzo Marini-D'Armenia

Sito nel rione Casaletto, ha un bel portale, sopra cui si trova un bassorilievo raffigurante un angelo. Sottoposto alla tutela del Ministro dei Beni Culturali nel 1991,[88] ha un caratteristico angiporto che permette il passaggio sotto un piano.

Palazzo baronale Labanchi

Si trova in località Secca di Castrocucco. Fu costruito nel XVI secolo,[24] e, nel 1860, ospitò per una notte Giuseppe Garibaldi, di passaggio durante la spedizione dei Mille.[45] L'edificio si distingue per la presenza di due massicce torri circolari, che rendono l'aspetto di una fortificazione. Il palazzo è sotto la tutela del Ministro dei Beni Culturali dal 1979.[88]

Villa Nitti ad Acquafredda.
Villa Nitti
È una struttura di grande valore storico, in quanto casa del presidente Francesco Saverio Nitti, e architettonico, in quanto rivisitazione neogotica-decò di una tipica casa rurale, ad opera di Vincenzo Rinaldo, architetto veneziano. È situata in posizione panoramica, presso il litorale della frazione Acquafredda.
Villa comunale Casimiro Gennari
È la villa comunale intitolata al cardinale Casimiro Gennari fu voluta dal sindaco Biagio Vitolo e realizzata grazie a una donazione territoriale dello stesso cardinale. Fu inaugurata il 16 agosto 1953[89] con una grande partecipazione popolare. La villa, più volte restaurata e ri-valorizzata, ospita un busto marmoreo del cardinale e uno di Alessandro Mandarini, nonché una scultura che rappresenta lo stemma comunale corredata di laghetto artificiale. Dalla villa si apre un belvedere verso la valle e il centro storico.
Rudere di una torre tra le case del Castello.

Architetture militari[modifica | modifica sorgente]

Mura, torri e porte del Castello[modifica | modifica sorgente]

L'antica Maratea, posta sulla cima del monte San Biagio, è soprannominata dai marateoti Castello perché era un tempo fortificata con mura, bastioni e torri.[46]

Questi elementi non sono più ben distinguibili nell'ammasso di rovine che costituisce il sito, ma sono ancora presenti resti di alcune di queste strutture, di cui fu ordinata la distruzione dopo l'assedio napoleonico del 1806.[38] Nulla rimane delle due porte d'accesso alla cittadina,[26] mentre i tratti delle antiche mura sono ancora esistenti.

Di fronte alla basilica di S. Biagio, sono presenti due torri diroccate, originariamente poste a guardia di una delle due porte.[26] Un'altra struttura simile si può scorgere nella parte alta dell'antico nucleo urbano, mentre nei pressi dell'attuale asse viario si vede chiaramente il rudere di una torre quadrangolare con una grande feritoia sul lato esterno.

Castello di Castrocucco[modifica | modifica sorgente]

Il castello di Castrocucco.

Sito nei pressi della frazione omonima, si trova su un grande costone di roccia sospeso sopra la SS 18. Nel 2005 è stato sottoposto a tutela dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali.[88] e proclamato monumento nazionale.[90] Tutta l'area circostante è stata anche individuata quale Sito di Interesse Comunitario dall'Unione europea. Il castello fu abbandonato nel XVII secolo, e pertanto presenta un pessimo stato di conservazione. Sono comunque ancora distinguibili alcuni elementi, come la porta, i bastioni e alcuni tratti della mura.[24]

Torri Costiere[modifica | modifica sorgente]

Sulla costa di Maratea si notano, disposte come fari, sei torri costiere anti-corsare, risalenti alla fine del XVI secolo.[45]

Torre dei Crivi
Si trova a nord di Acquafredda, su un costone di roccia sopra il 221,5 km della SS 18. È in stato di rudere, sebbene ben conservatasi nella sua forma esterna.
La torre dei Crivi, posta su una roccia sopra il mare, nei pressi di Acquafredda.
Torre di Acquafredda
Si trova ad Acquafredda, sul promontorio della Rotondella, presso il 225,5 km della SS 18. È la torre peggio conservata.
Torre Apprezzami l'Asino
Si trova a nord della frazione Cersuta, su un costone di roccia sopra il 229 km della SS 18. Ha subito un intervento di restauro,[91] e deve il suo nome a un episodio della tradizione popolare, che racconta di quando, nell'unica e strettissima strada che passa sotto la torre, due contadini si incrociarono con i loro asini nel punto dove non c'era lo spazio materiale per far passare tutti e due gli animali. Non restò altro che apprezzare quale animale avesse minor valore e, per fare strada libera all'altro, precipitarlo in mare.[45]
Torre Santavenere
Giudicata da Giovan Battista Pacichelli la più bella torre del Regno di Napoli,[92] si trova nella frazione Fiumicello-Santavenere. È stata riadattata come abitazione nel XX secolo, ma questo intervento ne ha modificato radicalmente la struttura.
Torre di Filocaio
Era la torre a guardia del porto. È stata restaurata nel XX secolo e adattata ad abitazione privata.
Torre Caina
Si trova in posizione pittoresca su un grande promontorio a picco sul mare, presso il 240 km della SS 18, a sud della frazione Marina.

Altro[modifica | modifica sorgente]

Statua del Redentore[modifica | modifica sorgente]

La Statua del Redentore.

Si trova sulla vetta più alta del monte San Biagio, sovrastante il centro storico di Maratea. È stata completata nel 1965, con un impasto di cemento misto a marmo di Carrara, da Bruno Innocenti, scultore fiorentino, su idea di Stefano Rivetti. Con i suoi 22 metri di altezza circa, è la statua più alta d'Italia e la sessantaseiesima più alta del mondo, nonché il più famoso monumento di Maratea. Raffigura il Cristo Redentore, dopo la Resurrezione, in una iconografia molto distante da quella tradizionale. In più, un particolare effetto ottico fa sì che osservandola da lontano pare guardare il mare, mentre invece ha lo sguardo rivolto verso i monti della Lucania.

La colonna di San Biagio, eretta nel 1758 dalla popolazione di Maratea.

Colonna di San Biagio[modifica | modifica sorgente]

La colonna votiva a San Biagio, posta in fronte alla chiesa dell'Annunziata nella piazza di Maratea, fu eretta per volere di popolo nel 1758.[38] Essa si compone di tre corpi: una base squadrata, un'antica colonna di marmo (che tradizione vuole essere stata ripescata a largo della costa presso Marina[46]) e la statua del santo a figura intera. Sulla base si trova l'iscrizione:

D.O.M. / DIVO BLASIO MARTYRI INVICTO / MARATHENSIUM CIVITATIS / PATRONO ATQUE OPITULATORI / PRO MERITIS IN SE OMNI INDULGENTHIA / EXMIAQUE LARGITATE COLLATIS / ORDO POPULUSQUE

Obelisco dell'Addolorata[modifica | modifica sorgente]

L'obelisco dell'Addolorata.

Il piccolo e semplice monumento, eretto nel 1788 dal cittadino Gerardo Laurelli a memoria della scomparsa di uno dei suoi figli,[51] si trova di fronte alla chiesa dell'Addolorata. È composto da una guglia su cui trova posto una piccola statua della Madonna Addolorata, raffigurata nella classica iconografia.

Sulla base si trovano incise le parole:

VIATOR / SI QUICQUAM HUMANITUS IN TE EST / SISTE PAULULUM DONEC / DOLOREM MEUM LUGEAM / NULLUS DOLOR AMARIOR / NAM NULLA PROLES CARIOR / EGO SOLA MAESTAS CELEBRAVI VIGILIAS

Croce commemorativa[modifica | modifica sorgente]

Il semplice monumento, in pietra e cemento, fu costruito nel 1941 per iniziativa del podestà Biagio Vitolo sulla cima del monte San Biagio. Nel 1963 la croce fu smontata per far posto al cantiere del monumento al Redentore e ricostruita, insieme all'annesso belvedere, su un'altura nella valle di Maratea, nei pressi del cimitero centrale.

Siti archeologici[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Area archeologica di Capo la Timpa, Area archeologica dell'isola di Santo Janni e Area archeologica della Secca di Castrocucco.

Maratea ospita numerosi siti di interesse archeologico.[93]

Il promontorio detto Capo la Timpa è stato a lungo oggetto di ricerche archeologiche, che hanno riportato alla luce un insediamento indigeno in capanne che visse, a più riprese, dal XV secolo a.C. fino al III secolo a.C.. I rinvenimenti del periodo romano si concentrano principalmente intorno all'isola di Santo Janni, dove è stato scoperto il più grande giacimento del Mediterraneo di ancore e anfore di questo periodo.[40] Altro sito dello stesso periodo storico è quello presso la Secca di Castrocucco, dove è stata rinvenuta una villa marittima romana. Per la storia medioevale i protagonisti sono il sito del Castello e il Castello di Castrocucco, entrambi siti non ancora oggetto di ricerche sistematiche. Degne di attenzione sono anche le sei torri costiere presenti sul territorio, di cui tre restaurate.

Società[modifica | modifica sorgente]

Evoluzione demografica[modifica | modifica sorgente]

Abitanti censiti[94]

Etnie e minoranze straniere[modifica | modifica sorgente]

Sebbene la presenza straniera sia ridotta rispetto alla media nazionale, i residenti di nazionalità non italiana sono 114, pari al 2,18% della popolazione marateota. L'unica comunità nazionale numericamente significativa è quella rumena con 68 residenti.[95]

Dialetto[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Dialetto di Maratea.

Il dialetto di Maratea, pur appartenente alla famiglia dei dialetti lucani, si discosta sensibilmente da quelli dei paesi circostanti per fonetica che per grammatica.[45] I vocaboli derivano principalmente dal greco antico e dal latino, da cui il dialetto prende in blocco le desinenze nella coniugazione dei verbi. Inoltre non mancano etimologie spagnole, osche e addirittura arabe.

Tradizioni e folklore[modifica | modifica sorgente]

Festa della traslazione delle reliquie di San Biagio[modifica | modifica sorgente]

Le manifestazioni più note e diffuse del folklore di Maratea sono legate alle feste religiose. Su tutte spicca la festa dell'anniversario della traslazione delle reliquie di San Biagio, che dura un'intera settimana, dal primo sabato di maggio fino alla seconda domenica del mese.

Arrivo della statua di San Biagio a Capo Casale. Da notare il panno rosso che copre la statua.

Questa festa, che si affianca quella religiosa del 3 febbraio,[38] ha origini remote, e vuole celebrare l'arrivo delle reliquie del santo a Maratea, avvenuta, secondo alcuni, nel mese di maggio del 732.[45] Nel 1695 venne istituito, con il consenso del vescovo della diocesi di Cassano allo Ionio, il protocollo della manifestazione.[38]

La statua di San Biagio dopo la svestizione.

Il primo sabato del mese si tiene la prima processione della statua argentea del santo, detta San Biagio va per la terra, che si svolge per le strade del Castello. Dopo alcuni giorni di preghiera, il secondo giovedì del mese si svolge la seconda processione, detta San Biagio scende dal Castello, in cui la statua viene trasportata, attraverso un antico sentiero, dal Castello al Borgo. Questa è una processione davvero particolare, in quanto il simulacro del santo viene coperto da un panno rosso fino all'arrivo alla località detta Capo Casale: ciò avviene poiché l'atto del passaggio della statua tra le due parrocchie di Maratea è qualcosa di strettamente privato, come stabilito nel 1781 dopo una lite tra i due parroci,[46] infatti il prete che porta la statua non indossa né cottastola. A Capo Casale la statua viene spogliata e consegnata alla responsabilità del sindaco,[38] che qui consegna al santo le chiavi della città, rendendolo simbolicamente la massima autorità di Maratea. Subito dopo la statua viene trasportata nella chiesa di Santa Maria Maggiore. Il secondo sabato di maggio si tiene la terza processione, in cui il busto argenteo di San Biagio attraversa in pompa magna le strade del Borgo. Arrivati alla domenica che segue, si tiene l'ultima processione, detta San Biagio torna al Castello, in cui la statua, nuovamente coperta dal manto rosso, ripercorre all'indietro l'antico sentiero per ritornare alla Basilica al Castello, sua sede abituale. In seguito alla ricollocazione della statua nella Basilica, avviene saltuariamente il fenomeno della Manna, certificato già in una bolla papale del 1562.

Sagra del pesce[modifica | modifica sorgente]

La sagra, ripristinata dopo molti anni di silenzio, si svolge nel mese di agosto e richiama turisti e amanti dei sapori del mare. I pescatori del Porto offrono i frutti della loro pesca in una grande manifestazione popolare, che trova sede a piazza Europa.

Leggende popolari[modifica | modifica sorgente]

Note folkloristiche interessanti si trovano nelle leggende popolari, riguardanti creature mitiche come il Mommachicchiu, un dispettosissimo folletto, o le Mahàre, creature di aria calda che minaccerebbero la salute dei neonati.[62]

Istituzioni, enti e associazioni[modifica | modifica sorgente]

Sanità[modifica | modifica sorgente]

Il plesso ospedaliero e l'ex convento dei Paolotti.

L'ospedale civile di Maratea fu fondato per volere di Giovanni Di Lieto, che il 12 aprile 1734 lasciò in testamento una rendita e un palazzo per dare il via alla primitiva struttura. Ripristinato dopo esser stato soppresso per motivi poco chiari durante il decennio francese, nel 1831 il re Ferdinando II delle Due Sicilie lo proclamò ospedale distrettuale per tutta l'area del Lagonegrese.[38] Nei primi anni del Novecento fu spostato nell'ex convento dei Paolotti e li rimase fino agli anni settanta del secolo. Nel 2001 molti reparti furono chiusi, con il progetto di far trasformare l'ospedale in un polo multispecialistico per la riabilitazione da parte dell'INAIL. Tale progetto fu duramente contestato dalla popolazione e, in parte, dall'amministrazione comunale scaturita dalle elezioni di quell'anno. Negli ultimi tempi tale progetto è stato rivalutato ed è ampiamente sostenuto: negli incontri tra comune e regione tenutisi il 23 agosto 2009 e il 3 febbraio 2010 ne venne assicurata la messa in opera,[96][97] con una gara di bando conclusasi il 22 giugno 2012.[98] Nell'ospedale marateota sono funzionanti i reparti e i laboratori di chirurgia oculistica, Residenza Sanitaria Assistenziale e fisioterapia[99] oltre ai servizi di pronto soccorso, radiologia, dialisi e farmacia.[100]

Dal 1965 esiste anche una casa di riposo intitolata a "Maria Consolatrice". Edificio più nuovo ma di certo molto importante per la sanità di Maratea è l'RSA (Residenza Sanitaria Assistita) che rappresenta un'eccellenza nel territorio ed ospita molti pazienti (ragazzi con disturbi intellettivi) lungodegenti.

Associazioni culturali[modifica | modifica sorgente]

Esistono nella cittadina numerose associazioni culturali, tra cui si ricordano:

  • Centro Culturale "José Mario Cernicchiaro", fondato nel 1976;
  • Associazione «Amici di Maratea», nata nel 1996, promuove la valorizzazione della cittadina e il suo sviluppo culturale;[101]
  • Associazione «Le Tre Torri», nata nel 2009, che si occupa di creare e promuovere eventi culturali durante la stagione estiva;[102]
  • Gruppo Fly Maratea, nato nel 2009, si occupa di valorizzare l'entroterra con escursioni e attività di parapendio;[103]
  • Associazione «Scuola e Vita», che opera principalmente nella frazione Acquafredda.

Qualità della vita[modifica | modifica sorgente]

  • 5 Vele: Legambiente ha attribuito a Maratea tre volte, per gli anni 2011, 2012 e 2013, le "5 Vele" della sua Guida Blu. Sono stati premiati per l'anno 2012 lo stato di conservazione del territorio (4 “petali” su 5), la qualità dell’accoglienza e la sostenibilità turistica (4 “stelle” su 5), la pulizia del mare e delle spiagge (bollino “Mare e spiagge”), la gestione sostenibile (bollino “Sostenibilità ambientale”), la presenza di fondali interessanti per l'attività subacquea (bollino “Sub”), i servizi per disabili motori (bollino "Servizi per disabili") e di luoghi d’interesse storico-culturale (bollino “Non solo mare”).[104][105]
  • Bandiera Blu: a Maratea è stata assegnata numerose volte la Bandiera Blu Fee - nell'ultimo decennio è risultata vincitrice del riconoscimento nel 2001, 2002, 2003, 2004, 2007, 2008, 2009, 2010, 2011, 2012, 2013 e 2014[106] - che premia la qualità delle acque di balneazione, le spiagge e i servizi offerti.
  • Bandiera verde: la quale premia le località balneari che dispongono di spiagge adatte ai bambini secondo le indagini redatte da pediatri, è stata vinta per gli anni 2012 e 2013.[107][108]

Cultura[modifica | modifica sorgente]

Istruzione[modifica | modifica sorgente]

Scuole[modifica | modifica sorgente]

Fino a poco tempo fa in Maratea figuravano ben quattro plessi di scuola elementare, dislocati dislocate nel capoluogo comunale e nelle frazioni Acquafredda, Porto e Massa. A partire dal 16 settembre 2010 queste sono state riunite in un'unica scuola elementare, che per la prima volta raccoglie gli scolari di tutto il comune. Altra scuola elementare è quella del Sacro Cuore, scuola parificata dell'antico istituto di educazione De Pino.[109]

La locale scuola media statale, invece, fu avviata nel 1952 ed è intitolata al cardinale Casimiro Gennari.

Per l'istruzione superiore figurano:

Esiste, in oltre, una scuola di alti studi sullo sviluppo gestita dalla Fondazione Francesco Saverio Nitti - associazione compartecipata dalla Regione Basilicata, dal Comune di Maratea e da quello di Melfi - con sede nella villa dello statista lucano nella frazione Acquafredda. Questa scuola, aperta il 4 marzo 2012, offre per tre mesi a trenta allievi (giovani studenti laureati, preferibilmente in possesso di master o dottorato, paganti retta o borsisti) 360 ore di formazione su temi inerenti allo sviluppo del Mezzogiorno, ed ha acquisito presto un certo prestigio grazie alla presenza, nel corpo docenti e comitato scientifico, di personalità come Giuseppe Galasso, Antonio Lerra e Fabrizio Barca.[113]

Musei[modifica | modifica sorgente]

Nel Palazzo De Lieto è presente una mostra archeologica subacquea dove si possono ammirare le ancore e le anfore di epoca romana ritrovate nei fondali di Maratea. Inoltre il palazzo viene utilizzato come sede di eventi espositivi.

Biblioteca comunale[modifica | modifica sorgente]

La biblioteca comunale è sita nel cosiddetto Parco Tarantini. La biblioteca conserva molti volumi rari inerenti allo studio della storia di Maratea e ospita l'archivio storico del centro culturale locale. Nel dicembre 2011 è stata aggiunta anche una sezione per i bambini.

Media[modifica | modifica sorgente]

Letteratura[modifica | modifica sorgente]

Romanzi, racconti e raccolte di poesie ambientati a Maratea:[114]

Cinema[modifica | modifica sorgente]

Film ambientati o girati a Maratea:[114]

Film indipendenti e cortometraggi:

  • 751 Tommaso Campanella (2008) di Andrea Nuzzi e Marco Zanelli

Radio[modifica | modifica sorgente]

Dal 26 luglio 2010 sono iniziate le trasmissioni di Maratea Web Radio, la prima web radio della Basilicata. Questa emittente ha la particolarità di trasmettere solo musica autoprodotta di giovani o aspiranti artisti.

In passato, a Maratea è nata ed ha prosperato, con grande seguito negli anni ottanta, l'emittente Radio 91 Maratea, una delle prime radio libere lucane. Sorta nella seconda metà degli anni settanta, edita dalla SCM 91, Radio 91 aveva sede in via Casimiro Gennari 21 e trasmetteva su 94,4 mHz, 103 mHz, e 103,7 mHz. Ha cessato l'attività nel 2006, cedendo testata, concessione ed impianti ad una società potentina che però non ha proseguito nell'originario progetto editoriale.

Cucina[modifica | modifica sorgente]

La cucina tipica di Maratea è un misto di sapori di frutti della terra e del mare. Le antiche ricette marateote, di cui alcune sono scomparse perché sostituite dalle moderne abitudini alimentari, sono basate su tradizioni che legavano un determinato piatto a un certo periodo dell'anno o a una occasione particolare. Tra le varie pietanze, meritano una menzione particolare le lagàne: queste sono un particolare impasto di farina, olio, sale e uova, tagliato in strisce di 2,5 cm di larghezza. Queste derivano direttamente dalle lagàni degli antichi Romani.[45] Tra le ricette più comuni, troviamo:

  • Lagàne e ciciri («lagàne e ceci»): dopo aver fatto stare a mollo i ceci per una notte intera con l'aggiunta di un cucchiaio di bicarbonato, si lessano in acqua abbondante e a fuoco lento insieme a del sedano. Successivamente friggere della pancetta con olio, aglio, pomodoro e prezzemolo. Poi unire le lagàne ai ceci e far cuocere per qualche minuto, quindi servire con peperone e pepe. Questo piatto veniva tradizionalmente consumato il mercoledì delle Ceneri.
  • Frittata 'i cipuddine («frittata di cipolline»): si prepara come una frittata con patate fritte, sostituendo alla patate le cipolline. Questo piatto veniva tradizionalmente consumato il giorno di pasquetta.
  • Vermicelli cu' i patedde («vermicelli con le patelle»): preparare il sugo con le patelle ripulite, e poi servire con i vermicelli.
  • Alici a' scapice («alici alla scapece»): friggere le alici fino a che diventino dorate. Successivamente versare sopra una marinata di olio, aglio, origano e pepe. Dopodiché aggiungere menta fresca e fare riposare per un giorno. Così preparato, il piatto può conservarsi per oltre una settimana. Questo piatto veniva tradizionalmente consumato durante le festività di San Biagio.

Eventi[modifica | modifica sorgente]

Maratea ospita numerose manifestazioni culturali, che prendono luogo principalmente nella stagione estiva o nelle sue vicinanze. A partire dal 2011, l'insieme degli eventi estivi viene riassunto nel cartellone del «Maratea Scena», il festival di eventi più lungo d'Italia,[115] coordinato da un direttore artistico nominato dal municipio.[116] Gli eventi vertono per lo più nell'ambito culturale, come rassegne letterarie, musicali, teatrali e cinematografiche, ma vengono programmati anche seminari e convegni di studi e manifestazioni organizzate che mirano alla promozione e alla scoperta del patrimonio naturalistico della cittadina.

In ordine di anzianità, le principali manifestazioni sono:

  • Marajazz: festival internazionale di musica jazz nato nel 1998 che prende luogo tra Maratea e Potenza. Tra i numerosi artisti internazionali, nel 2001 vide la partecipazione straordinaria di Pat Metheny.[117]
  • Phonetica Jazz Festival: festival organizzato dal 2008 dall'Associazione Culturale Phonetica con la direzione artistica del musicista barese Aldo Bagnoni. Ricerca nel jazz contemporaneo, della multimedialità e della interdisciplinarità, che ha ospitato concerti e produzioni originali con solisti di primo piano tra cui Michel Godard, Furio Di Castri, Achille Succi, Maria Pia De Vito, Andrea Centazzo, Cristina Zavalloni, Marco Sannini, Antonello Salis, Stefano Pastor, Boris Savoldelli.[118]
  • Maratea International Film Festival: dal 2009 porta a Maratea importanti personalità del mondo del cinema e dello spettacolo in una tre giorni di rassegna cinematografica nazionale ed estera.[119]
  • Maratea Outdoor Festival: dal 2010 offre dieci giorni di manifestazioni naturalistiche tese a far scoprire e valorizzare la natura del territorio di Maratea.

Persone legate a Maratea[modifica | modifica sorgente]

Geografia antropica[modifica | modifica sorgente]

Il territorio comunale di Maratea ospita numerosi nuclei urbani, che spesso tendono addirittura a far identificare il centro come una vera e propria città-territorio con delle realtà urbane estremamente disgregate.

In realtà, Maratea si compone di due nuclei, posti sulla cima e sul fianco del monte San Biagio, a cui fanno capo nove frazioni, dislocate sulla costa e nell’entroterra.

Il nucleo superiore di Maratea è la città antica, chiamata tradizionalmente «Castello» perché fu fortificata con mura e bastioni, mentre quello inferiore è il centro storico, chiamato invece «Borgo» in quanto privo di fortificazioni particolari. Questa duplicità urbana di Maratea era puntualmente notata dai viaggiatori che hanno descritto la città nel corso dei secoli:

« È divisa in due parti: una detta il Borgo, o Maratea inferiore, messa tra due monti, […] l’altra più in alto e in collina detta il Castello, o Maratea superiore, che è la più antica, gode bellissima vista. »
(Gustavo Strafforello, La Patria, vol. XXVII, 1899)

Ai piedi del monte si trova poi una deliziosa valle, popolata di molte contrade.

Al comune di Maratea appartengono poi numerose frazioni. Sei quelle sulla costa: Castrocucco, Marina, Fiumicello-Santavenere, Porto, Cersuta ed Acquafredda. Nell'interno, oltre le montagne che si affacciano sul mare, si trovano le frazioni montane Santa Caterina, Massa e Brefaro.

Suddivisioni storiche[modifica | modifica sorgente]

I due nuclei di Maratea si svilupparono in tempi e modi diversi, non del tutto noti agli storici. La città superiore, posta sulla cima del monte San Biagio, è per immemore tradizione la più antica, e i suoi abitanti fondarono quella inferiore sul versante settentrionale dello stesso monte durante l'età medioevale.

I due appellativi derivano dalle fortificazioni della città antica, così come puntualizzato dalle fonti letterarie:

« la superiore è cinta di mura e bastioni, la dicono Castello, mentre l'altra chiamano Borgo. »
(Attilio Zuccagni-Orlandini, Corografia fisica, storica e statistica dell'Italia e delle sue Isole, vol. XI, Firenze, 1845.)

I due centri presentano notevoli differenze nell'impianto urbano l'una dall'altra, dovuti alle caratteristiche dei loro siti e all'epoca del loro sviluppo. Solo la città inferiore è popolata; mentre la superiore è abbandonata e in rovina.

Il Castello[modifica | modifica sorgente]

« Più antica è la prima Maratea, chiusa con mura per mille passi e munita di inespugnabili bastioni e vari pezzi di artiglieria, con due porte esposte alla furia dei venti, e le case picciole di un sol Quarto, nominandosi volgarmente Castello »
(Giovan Battista Pacichelli, Il Regno di Napoli in Prospettiva, Napoli 1702)

Il Castello è il nome con cui i marateoti indicano colloquialmente la città vecchia di Maratea,[46] sita sui costoni rocciosi della cima del monte san Biagio. Questo antico centro, disabitato e in gran parte ridotto in stato di rudere, nacque probabilmente in età alto-medioevale,[43] sebbene sul sito non manchino tracce archeologiche di un insediamento di età romana.[40] A differenza di altri luoghi lucani con lo stesso appellativo, il soprannome Castello non si deve alla presenza di una fortezza o di un vero e proprio maniero sul sito, ma al fatto che la cittadina fosse posta in cima a una rupe inespugnabile e protetta da mura di cinta, bastioni e torri, che la difesero dagli attacchi subiti del 1440 e del 1495, ma che furono distrutti dopo la resistenza del 1806.

I ruderi delle case del Castello di Maratea.
« quando era circondata di Muraglie, e Torrioni, faceva una bella, luminosa, magnifica comparsa. Non ostante che adesso di Torrioni, e di Muraglie, è priva; pure da lontano bella comparisce; ma al di dentro è deserta »
(Carmine Iannini, Di S. Biase e di Maratea. Discorso Istorico. Libri II., Napoli, Istituto Grafico Italiano, 1985.)

Le abitazioni dell'antica Maratea presentavano caratteristiche di «miniaturizzazione»,[26] completamente sconosciute nel resto del territorio: ogni vano era circa 1/4 più piccolo del normale, per economizzare lo spazio e ridurre al minimo la dispersione del calore, garantito da un forno per la panificazione di cui disponevano tutte le case.[38] In ogni dimora trovava posto anche una cisterna per l'acqua, in quanto sulla cima del monte non vi sono sorgenti. Non mancavano comunque palazzi e residenze più grandi, riservate alle famiglie più agiate, e su tutte spicca Palazzo Ventapane, grandioso edificio di cui si scorge ancora la loggia esagonale.[38]

La viabilità all'interno era costituita da stradine, vicoli, angiporti e scalinate, e solo due porte permettevano l'accesso alla cittadina fortificata: Porta Santa Maria, posta alle mura meridionali, e Porta dei Carpini, posta su quelle settentrionali.[26]

Le difficili condizioni abitative del sito, esposto alle intemperie e alla caduta di fulmini, unite al pendolarismo dei contadini che coltivavano le terre della valle sottostante, furono i presupposti per la nascita della nuova Maratea. Divenute queste città di pari dignità chiamate a governare congiuntamente il territorio nel XVI secolo, la cittadina, chiamata Maratea superiore nei documenti giuridici e sulle mappe, perse rapidamente peso politico in favore della consorella, ma si mantenne sempre cuore religioso della comunità, in quanto custode delle reliquie di San Biagio di Sebaste, patrono di Maratea. Dopo essere stata teatro della resistenza contro i soldati napoleonici, venuti a conquistare il Regno di Napoli, ed essere quindi stata mutilata delle sue fortificazioni artificiali, il processo di spopolamento accrebbe, e già nel 1808 la sua municipalità fu soppressa,[46] e la cittadina incorporata completamente a quella dell'altra Maratea con il nome popolare di Castello.[51]

Il Borgo[modifica | modifica sorgente]

« [...] È situata alle falde di un monte a settentrione. Gode di un vago orizzonte, e di aria niente insalubre, sebbene da novembre fino a gennaio non gode affatto del sole venendo impedito dall'altezza della montagna. [...] »
(Lorenzo Giustiniani, Dizionario Geografico-Ragionato del Regno di Napoli, 1802, Napoli, Tomo V, pag. 357)
Il Borgo, centro storico di Maratea. Tra le case si distingue la figura della chiesa madre con il suo campanile romanico.

Il Borgo[46] (più frequentemente indicato come il Paese) è il centro storico della città di Maratea. Si trova arroccato su un costone di roccia del monte san Biagio che lo rende invisibile dal mare, e quindi, in antichità, al sicuro dalle insidie dei pirati Saraceni. Questa posizione ha il grave svantaggio di isolare la cittadina dai raggi solari nel mese di dicembre e di gennaio, bloccati dalla cima della montagna sovrastate.

Nato come sobborgo dell'antica Maratea, questo è dal 1808 l'unico capoluogo comunale.[46] Fu edificato dagli abitanti del Castello che coltivavano le terre della valle sottostante. Questi, secondo la tradizione

« incominciarono, quando la Stagione lo permetteva, a trattenersi nelle Grotti, alla falda del monte. Ivi costruirono delle capanne: indi delle piccole case: e nello spazio di qualche tempo, queste piccole fabriche formarono un Casale: ed avendovi sperimentato del commodo: ed essendosi più moltiplicati, un altro Casale pure edificarono, non molto lontano dal primo; ma perché più piccolo, lo chiamarono Casaletto, dando al primiero la denominazione di Capo Casale»
(Carmine Iannini, Di S. Biase e di Maratea. Discorso Istorico. Libri II., Napoli, Istituto Grafico Italiano, 1985.)

Espansosi con la costruzione di nuovi casali, nel 1434 il Borgo si emancipò dalla circoscrizione ecclesiastica di San Biagio al Castello, costituendo la chiesa di Santa Maria Maggiore parrocchia autonoma.[120] Nel XVI secolo si elevò a dignità di città, distinguendosi dall'altra con il nome di Maratea inferiore, formando una propria amministrazione che governava congiuntamente con l'antica Maratea il territorio.

Accresciuto ulteriormente, nel 1626 fu teatro di un assalto banditesco, sedato grazie all'intervento dei soldati del Castello.

Il Borgo presenta una struttura urbanistica diseguale e caotica, dovuta all'asperità del sito: i palazzi e le abitazioni più grandi, persino alcune chiese, sono formate con l'unione di piccole case e altre strutture. Oltre agli edifici sacri, tra cui figurano l'antica chiesa di San Vito, la settecentesca chiesa dell'Annunziata, la seicentesca chiesa dell'Addolorata, la chiesa dell'Immacolata e la chiesa di Sant'Antonio; le emergenze architettoniche principali sono gli antichi palazzi della nobiltà marateota: Palazzo De Lieto, che dal 1734 ospitò il primo ospedale di Maratea,[38] Palazzo Calderano, Palazzo D'Orlando, Palazzo De Filippo, Palazzo Eredi Picone e Palazzo Gennari.

La viabilità, chiusa in tortuosi ma pittoreschi vicoli, si apre in un lungo corso, detto la Piazza, alle cui estremità si trovano due colonne votive, ingrandito nel novecento con l'apertura di due piazzali: Piazza Biagio Vitolo e Piazza Gennaro Buraglia.

La valle[modifica | modifica sorgente]

La grande valle compresa tra i monti San Biagio e Cerreta (o Cerrita), anticamente luogo dedicato alla pastorizia e all'agricoltura, negli ultimi cinquant'anni è stata oggetto di una massiccia azione di urbanizzazione. La valle di Maratea è infatti ricolma di una miriade di case sparse che, sebbene rappresentino un unico grande agglomerato senza una precisa identità urbana, sono convenzionalmente divise in rioni:

  • Caìni: si trova nella parte bassa, vicino a Fiumicello. Spesso viene accorpato con Campo Mulìni.
  • il Càmpo: si trova nella zona alta, presso il centro storico.
  • Campo Mulìni: si trova nella parte centrale della valle, a oriente rispetto a Caìni.
  • il Cùrzo: nella parte più alta, sulla via di Trecchina.
  • i Giardélli: plesso residenziale a poca distanza dal centro storico.
  • l'Ondàvo: piccolo rione posto al centro della valle.
  • i Profìti: chiamato anche Porto-Scalo, si trova nella parte bassa della valle, a ridosso del Porto. Ospita la stazione ferroviaria centrale.
  • San Basìle: si trova nella zona medio-alta della valle, a poca distanza dai Giadélli.
  • San Francésco: ai piedi del centro storico, si raggruppa in una piazzetta dove si trova la chiesa omonima.
  • San Nicòla: quasi un unico gruppo di case con San Francésco, ospita l'ospedale e una casa di riposo.
  • Sorgimpiàno: prende il nome da un piccolo torrente, si trova vicino San Basìle.
  • i Trecchinàri: occupa la parte più a nord-ovest della valle.
  • la Vallìna: si trova a ridosso di Fiumicello.
La valle di Maratea.

Frazioni[modifica | modifica sorgente]

Frazioni costiere[modifica | modifica sorgente]

  • Acquafredda, è la frazione più a nord del comune, si trova incastonata tra una corona di monti, coperti da una fitta pineta, che la isolano dalle zone circostanti. Fu residenza estiva di Francesco Saverio Nitti, nonché luogo del martirio di Costabile Carducci nel 1848. Ha una chiesa ottocentesca di pregevole architettura, hotel e lidi balneari. Di fronte a una delle sue spiagge si trova una sorgente marina di acqua dolce, più fredda di quella del mare, donde il nome.
Cersuta
  • Cersuta, la piccola frazione, si sviluppa intorno a una chiesa seicentesca. Prende il nome dalla presenza di querce, in dialetto locale dette «cerse». Ha tre piccole spiagge limpide e incontaminate.
  • Fiumicello-Santavenere, sviluppatasi in tempi recenti con l'aggregazione dei due villaggi da cui prende il nome, è uno dei principali centri del turismo locale. È attraversata da un torrente che convoglia in mare le acque delle principali sorgenti della valle di Maratea.
  • Porto, borgo di pescatori, si sviluppa a forma di anfiteatro intorno alla struttura portuale, realizzata a partire dal 1962. È uno dei centri principali del turismo locale, durante la stagione estiva ospita manifestazioni di vario genere.
Castrocucco
  • Marina, è la frazione più grande per estensione superficiale, ma è composta per lo più da case sparse senza una precisa identità urbana. Il nucleo principale si raggruppa intorno alla stazione ferroviaria. Sul suo tratto di costa, dall'alto valore paesaggistico, ha numerose spiagge. Vi si trova la Grotta di Marina e il grazioso bosco de Ilicini.
  • Castrocucco, à la frazione più a sud, nonché unica zona pianeggiante del territorio comunale. Piccolo borgo, fu nel Novecento sede di molte attività agricole. Su un picco del monte retrostante si trova il grande Castello di Castrocucco, da cui prende il nome.

Frazioni montane[modifica | modifica sorgente]

Massa
  • Massa, è la frazione più popolosa. Frequentata già nell'antichità, nell'alto-medioevo fu sede di masserie, donde il nome.[121] Vi si producono ancora mozzarelle e altri prodotti caserecci.
  • Brefaro, frazione isolata dalle montagne dell'entroterra marateota, si sviluppa intorno a una chiesetta ottocentesca dedicata alla Madonna della Mercede. Vi si produce del vino.

Comuni confinanti[modifica | modifica sorgente]

Maratea confina con quattro comuni, due lucani, uno campano e uno calabrese: Rivello, Trecchina, Sapri e Tortora.

Una delle particolartà di Maratea è quella di avere, a nord e sud, linee di confine che delimitano contemporaneamente provincia e regione.

Il confine nord con Sapri è il cosiddetto Canale di Mezzanotte, attraversato da un piccolo ponte della SS 18 che permette il passaggio dalla Basilicata alla Campania. Il monte Coccovello delimita il confine con Rivello, mentre il passo della Colla segna il passaggio da Maratea a Trecchina, comune con cui confinano anche i monti presso Brefaro. Il confine sud con Tortora è delimitato dal fiume Noce che, sfociando nei pressi di Castrocucco, segna il passaggio dalla Basilicata alla Calabria.

Economia[modifica | modifica sorgente]

Artigianato[modifica | modifica sorgente]

Le radici dell'artigianato marateota affandano profonde nella cultura contadina lucana. Si basa principalmente su oggetti di uso quotidiano, come cestini, contenitori per cibi e gratelle di canna, costruiti con diverse qualità di fibre vegetali. La produzione in legno si concentra principalmente su bastoni e strumenti per l'agricoltura e la pastorizia. La ceramica, che vive una stagione di rinascita grazie a nuovi laboratori artistici, produce oggetti tradizionali e piccoli elementi per l'arredo della casa, come piatti e brocche decorate.

Turismo[modifica | modifica sorgente]

Turisti in una serata estiva tra le strade di Maratea.

Le bellezze artistiche e naturali e l'ampia varietà delle proposte culturali, le infrastrutture alberghiere, spesso con animazione, di cui è dotata, rendono Maratea una meta turistica attraente ed apprezzata. Se i primi tentativi di lanciare la città nel campo turistico risalgono ai primi del secolo, solo a partire dalla fine degli anni cinquanta del XX secolo, grazie all'opera di Stefano Rivetti di Val Cervo, Maratea è diventata una delle principali mete turistiche della Basilicata, sviluppando una grande considerazione nel panorama nazionale.

In campo internazionale, il Sunday Times nel 2003 la indicò come una delle «dieci perle nascoste d'Europa»;[122][123] mentre nel 2006 il Financial Times la definì più semplicemente «una gemma».[124]

L'attrattiva si concentra principalmente sulla balneazione, ma negli ultimi anni Maratea è stata capace di attrarre turisti anche grazie ai suoi luoghi di interesse artistico. Praticamente inesistente però è il turismo legato ai beni storici, di cui il territorio è molto ricco.[125]

Gli arrivi e le presenze turistiche nel comune di Maratea sono quantificabili, per il periodo dal 2001 al 2013, come segue:[126]

2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013
Arrivi 36.082 38.992 45.859 45.235 44.983 43.869 42.732 46.872 47.291 47.858 46.766 48.552 48.263
Presenze 162.876 180.374 191.358 185.944 186.516 155.220 164.143 181.865 197.102 164.546 165.430 214.271 210.189

Infrastrutture e trasporti[modifica | modifica sorgente]

Strade[modifica | modifica sorgente]

Le principali arterie stradali nel comune di Maratea sono:

Ferrovie[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Stazione di Maratea, Stazione di Acquafredda e Stazione di Marina di Maratea.

Sulla linea Napoli-Reggio Calabria si trovano tre stazioni nel comune di Maratea: la stazione centrale, quella di Acquafredda e quella di Marina.

Porti[modifica | modifica sorgente]

Il porto di Maratea
Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Porto di Maratea.

Il porto di Maratea, sito nella frazione omonima, è un approdo turistico.

Amministrazione[modifica | modifica sorgente]

Il municipio di Maratea
Periodo Primo cittadino Partito Carica Note
26 maggio 2014 in carica Domenico Cipolla Lista civica Maratea Viva Sindaco [1][2]
7 giugno 2009 25 maggio 2014 Mario Di Trani Lista civica Per Maratea Sindaco [127]
1º luglio 2008 7 giugno 2009 Luca Rotondi - Commissario prefettizio
3 aprile 2005 30 giugno 2008 Francesco Ambrosio lista civica Alleanza di centro-sinistra Sindaco [128]
1º luglio 2004 4 aprile 2005 Angelo Di Caprio - Commissario straordinario
13 maggio 2001 30 giugno 2004 Giuseppe Schettino centro-destra Sindaco [129]
7 aprile 1997 12 maggio 2001 Mario Di Trani centro-sinistra Sindaco [130]
1º marzo 1997 6 aprile 1997 Alberico Gentile - Commissario prefettizio
24 aprile 1995 28 febbraio 1997 Francesco Sisinni centro-destra Sindaco
5 marzo 1993 23 aprile 1995 Giuseppe Della Morte Sindaco
16 maggio 1987 4 marzo 1993 Antonio Brando coalizione DC-PSI Sindaco
29 luglio 1986 15 maggio 1987 Pietro Limongi Democrazia Cristiana Sindaco
11 dicembre 1975 15 giugno 1986 Fernando Sisinni Democrazia Cristiana Sindaco

Gemellaggi[modifica | modifica sorgente]

Sport[modifica | modifica sorgente]

I principali sport praticati a Maratea sono il calcio e la pallavolo.

La principale squadra di calcio della città è F.C. Maratea 2004 che milita nel girone C potentino di 3ª Categoria. È nato nel 2004.

La squadra di calcio a 5 l'A.S.D. Real Maratea, milita con due squadre in serie C1 e nella categoria juniores.[135] I colori sociali sono il blu e il verde.

Parapendio sulla costa ad Acquafredda.

Maratea è stata scelta più volte per ospitare le gare del campionato nazionale di Beach Volley. A Maratea è stato inoltre stabilito, il 21 settembre 2002, il record mondiale di immersione in apnea, da parte di Alessandro Rignani Lolli.[136]

Sempre legate al mare sono le attività del Circolo Subacqueo Andrea Scopetta, nato nel 2007, che organizza gare di pesca in apnea ed altre competizioni.

Ciclismo[modifica | modifica sorgente]

Tappe del Giro d'Italia con arrivo/partenza a Maratea

Il comune ospita una gara ciclistica nel periodo della festa di San Biagio.

Altri sport[modifica | modifica sorgente]

Nell'agro di Maratea viene praticato il parapendio, che utilizza la particolare orografia del territorio per lanci dai monti e dal mare, promossa in primo luogo dall'associazione Fly Maratea, fondata nel 2009, che si occupa anche di trekking, arrampicata, mountain bike, equitazione, immersioni e canoa.[137]

Nel 2010 è nata l'associazione Special Forces, per la pratica del softair.[138]

Impianti sportivi[modifica | modifica sorgente]

Il comune di Maratea possiede diversi impianti tennistici e di calcetto.

Il principale impianto sportivo è lo Stadio Europa, campo di calcio con pista di atletica, spogliatoi sotterranei e tribuna con copertura.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ a b Sindaco - Comune di Maratea. URL consultato il 10 marzo 2014.
  2. ^ a b c d Comune di Maratea - Basilicata - Elezioni Comunali - 25 maggio 2014 - la Repubblica.it. URL consultato il 26 giugno 2014.
  3. ^ dati Istat 2001
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  8. ^ a b DiPI Online - Dizionario di Pronuncia Italiana. URL consultato il 29 marzo 2013, 14:55 (CET).
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  10. ^ Maratea, la Perla del Tirreno di GranTourItalia. URL consultato il 20 luglio 2013, 15:14 (CEST).
  11. ^ Maratea, la perla del Tirreno - Italia - Europa - Virgilio Viaggi. URL consultato il 20 luglio 2013, 15:14 (CEST).
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  13. ^ Maratea. Perla del Tirreno. URL consultato il 20 luglio 2013, 15:14 (CEST).
  14. ^ L'incantevole Maratea (PZ): la perla del Tirreno. URL consultato il 20 luglio 2013, 15:14 (CEST).
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  20. ^ Decreto n. 6529 del 10/12/1990.
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  71. ^ Damiano, op. cit., pag. 132
  72. ^ Damiano, op. cit., pag. 133
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  76. ^ Cernicchiaro & Perretti, op. cit., pagg. 114-115
  77. ^ D'Alitti, op. cit., pag. 56
  78. ^ Iannini, op. cit., pagg. 150-151
  79. ^ a b Damiano, op. cit., pag. 137
  80. ^ Cernicchiaro, op. cit., pag. 101
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  121. ^ Pasquale Stoppelli, Maratea Greca, Maratea Romana, pubblicato nei Quaderni del Centro Culturale di Maratea.
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Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

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  • José Cernicchiaro, Conoscere Maratea: guida storico-turistica, Napoli, Giude Editore, 1979.
  • Tina Polisciano - José Cernicchiaro, "San Biagio a Maratea", Zaccara Editore 2010
  • Josè Cernicchiaro & Mimmo Longobardi, Pietre nel Cielo: il Castello di Maratea, Lagonegro, Tipografia Zaccara, 1988.
  • Josè Cernicchiaro & Vincenzo Perretti, L'antica "terra" di Maratea nel secolo XVIII: note di storia civile e religiosa, Potenza, Il Salice Editore, 1992.
  • Domenico Damiano, Maratea nella storia e nella luce della fede, Sapri, Tipografia S. Francesco, 1965.
  • Carmine Iannini, Di S. Biase e di Maratea. Discorso Istorico. Libri II, Napoli, Istituto Grafico Italiano, 1985.
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  • Marco Fagioli, Bruno Innocenti: l’anima e la forma, Firenze, Aion, 2006.
  • Gennaro Buraglia, Cenno intorno alla Traslazione del Sacro Torace di San Biagio in Maratea superiore o Castello, Lerida, Tipografia Mariana, 1896.
  • Giuseppe Ferrari, L’insurrezione calabrese e l’assedio di Amantea del 1806, Potenza, Nicola Bruno Editore, 2002.
  • Luigi Maria Greco, Annali di Citeriore Calabria, Roma, Edizioni del Tornese, 1979.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Categoria:Maratea.

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