Aglianico del Vulture

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Aglianico del Vulture
Dettagli
Stato Italia Italia
Resa (uva/ettaro) 100 q
Resa massima dell'uva 70,0%
Titolo alcolometrico
naturale dell'uva
11,5%
Titolo alcolometrico
minimo del vino
11,5%
Estratto secco
netto minimo
22,0‰
Riconoscimento
Tipo DOC
Istituito con
decreto del
18/02/1971  
Gazzetta Ufficiale del 22/05/1971,
n 129
Vitigni con cui è consentito produrlo
[senza fonte]
« Da noi l`aglianico cresce in collina, popolando un territorio poco vasto, da Acerenza a Rionero a Melfi. Si sviluppa in una vite modesta, sistemata a spalliera e se il sole gli fa visita produce pigne d'uva, nera come la tentazione, con acini duri, più duri della testa degli asini raglioni. [...] »
(Raffaele Nigro[1])

L'Aglianico del Vulture è un vino DOC del vitigno Aglianico, la cui produzione è consentita nella zona del Vulture, in provincia di Potenza (Basilicata). Con oltre 1500 ettari di superficie iscritta all'Albo dei vigneti e dei vini DOC, è annoverato tra i più grandi vini rossi d'Italia.[2] Le aziende del settore nel territorio del Vulture sono circa quaranta e producono, annualmente, circa due milioni e mezzo di bottiglie. Da alcuni è definito il Barolo del Sud, date varie caratteristiche in comune con il vitigno piemontese.[3]

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Monte Vulture

L'Aglianico del Vulture (come tutti i vitigni appartenenti all'Aglianico) ha origini molto remote e si ritiene che sia stato introdotto dai greci nel sud Italia tra il VII-VI secolo a.C. Altre fonti storiche che certificano l'antichità di questo vitigno sono costituite dai resti di un torchio dell'età romana ritrovati nella zona di Rionero in Vulture e da una moneta bronzea raffigurante l'agreste divinità di Dionisio, il cui culto fu poi ricondotto a quello di Bacco, coniata nella zona di Venosa nel IV secolo a.C.

Gli antichi romani lo ribattezzarono poi "Vitis Ellenica" e sfruttarono l'Aglianico per produrre il vino Falerno. L'origine del suo nome è incerta, c'è chi sostiene che sia ispirato all'antica città di Elea (Eleanico), sulla costa tirrenica della Lucania, e chi lo considera una semplice storpiatura della parola Ellenico. Una delle testimonianze storico-letterarie sulla storia di questo vitigno sono state lasciate da Orazio, scrittore e poeta latino originario di Venosa che esaltò le bellezze della sua terra e il vino in questione.

Nel Medioevo, l'Aglianico del Vulture fu un vino apprezzato, tanto che il sovrano Carlo I d'Angiò ordinava spesso la fornitura di 400 some.[4] Successivamente si ebbe un notevole incremento della viticultura, legato anche ai “nuovi” impieghi del vino, come nella celebrazione della messa e nella medicina, fino al punto di modificare profondamente il paesaggio delle campagne. Nel XV secolo i vigneti occupavano interamente le pendici del Monte Vulture tra Melfi, Rapolla e Barile. Le fonti di quel periodo citano il “vino rosso di Melfi” (che secondo Michele Carlucci doveva essere Aglianico). Le cantine erano spesso ricavate nelle grotte (a Melfi, un inventario del 1589 ne registrava 110). Ancora oggi le cantine di molte importanti case vinicole, sono sistemate nelle vecchie grotte.[5]

Il nome originario (che sia stato Elleanico o Ellenico) fu cambiato nell'attuale Aglianico durante la dominazione aragonese nel corso del XV secolo, a causa della doppia 'l' pronunciata 'gl' nell'uso fonetico spagnolo.

Dagli inizi del 900 inizia l’era moderna dell’Aglianico del Vulture. All’Esposizione Internazionale di Milano del 1906 partecipano anche dieci campioni di vino del Vulture. Pierre Viala e Victor Vermorel, i curatori di Ampélographie. Traité général de viticulture, citano l’Aglianico in questo famoso trattato di ampelografia parigino, a cui avevano collaborato una équipe internazionale di 70 ampelografi.

Nell'edizione Vinitaly del 2010, ha ricevuto undici gran menzioni ed una medaglia d’oro.[6] Nell'agosto 2010 la tipologia "Superiore" è divenuta DOCG.[7]

Il 24 marzo 2012, Poste Italiane ha emesso francobolli raffiguranti i vini di 15 Regioni d'Italia, tra questi uno è dedicato all'Aglianico del Vulture.[8]

Descrizione[modifica | modifica wikitesto]

Zona di produzione dell'Aglianico del Vulture.

L'Aglianico del Vulture è ottenuto dalla vinificazione in purezza delle uve appartenenti al vitigno omonimo, che si trova nei vigneti ubicati ai piedi del Monte Vulture, un vulcano spento da millenni. In questa zona l'Aglianico viene coltivato fino a 800 metri di altitudine, ma trova le condizioni più propizie fra i 200 e i 600 metri. Esistono due diciture per indicare il tempo di invecchiamento: Vecchio, per un minimo tre anni, e Riserva cinque anni. Il suo grado alcolico va dagli 11,5 ai 14 gradi. La resa delle uve in vino non deve essere superiore al 70%.

Non può essere messo in commercio prima di un anno dalla vendemmia ed è preferibile consumarlo a partire dal terzo anno di età, giacché regge bene diversi anni di invecchiamento. Trova buoni accostamenti sia con carni bianche che rosse cotte allo spiedo, selvaggina e formaggi molto stagionati. A questo vino è dedicato l'Aglianica, evento che si svolge annualmente in uno dei comuni coinvolti nella sua produzione (Rionero, Barile, Melfi e Venosa sono degli esempi), ove, oltre alla degustazione dei vini, vengono offerti assaggi di prodotti tipici del Vulture, come salumi, miele e formaggi. I seminari sono guidati da esperti di livello nazionale.

Caratteristiche organolettiche[modifica | modifica wikitesto]

  • colore: rosso rubino, con l'invecchiamento assume riflessi aranciati
  • odore: armonico e cresce in intensità e gradevolezza con l'età
  • sapore: asciutto, sapido, caldo, armonico, giustamente tannico, con l'invecchiamento diventa sempre più vellutato.

Comuni che producono Aglianico[modifica | modifica wikitesto]

Secondo l'articolo 3 del Decreto del Presidente della Repubblica in data 18 febbraio 1971, che conferisce il marchio DOC al vitigno, i comuni interessati alla produzione dell'Aglianico del Vulture sono Rionero in Vulture, Barile, Rapolla, Ripacandida, Ginestra, Maschito, Forenza, Acerenza, Melfi, Atella, Venosa, Lavello, Palazzo San Gervasio, Banzi, Genzano di Lucania, Montemilone escluse le tre isole amministrative di Sant'Ilario, Riparossa e Macchia del comune di Atella. [9] [10]

Produzione[modifica | modifica wikitesto]

Provincia, stagione, volume in ettolitri

  • Potenza (1990/91) 8294,32
  • Potenza (1991/92) 15442,37
  • Potenza (1992/93) 13258,0
  • Potenza (1993/94) 9400,0
  • Potenza (1994/95) 7720,0
  • Potenza (1995/96) 9760,91
  • Potenza (1996/97) 9835,6

Dal 2005 al 2009 Fonte:FEDERDOC

  • Potenza (2005) 30.250
  • Potenza (2006) 27.509
  • Potenza (2007) 22.556
  • Potenza (2008) 25.178
  • Potenza (2009) 24.376

Immagini[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Raffaele Nigro, fotografia di Nicola Amato, Un bagno di Aglianico in Viaggio in Basilicata, Bari, Mario Adda, 1996, p.209, ISBN 88-8082-253-5.
  2. ^ Gambero Rosso, Il libro del vino. Manuale teorico & pratico, 2004, G.R.H. S.p.A., pag. 167 ISBN 88-87180-79-2
  3. ^ Gaetano Cappelli, Storia controversa dell'inarrestabile fortuna del vino Aglianico nel mondo, 2007, Marsilio, pag. 41, ISBN 88-317-9244-X
  4. ^ Giuseppe Coria, Il libro d'oro dei vini d'Italia, 1981, Mursia, pag. 102
  5. ^ [1] Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali - Disciplinari di produzione vini
  6. ^ Vinitaly 2010. Ecco i vini campani, calabri e lucani premiati dal concorso in Luciano Pignataro Wine Blog.
  7. ^ {(D.M. 2/8/2010 - G.U. n.188 del 13/8/2010)}
  8. ^ Francobollo Aglianico del Vulture Superiore DOCG in aglianicodelvulture.net.
  9. ^ Disciplinare DOC in www.aglianicodelvulture.net.
  10. ^ Disciplinare DOCG in www.aglianicodelvulture.net.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Gambero Rosso, Il libro del vino. Manuale teorico & pratico, G.R.H. S.p.A., 2004, ISBN 88-87180-79-2.
  • Dizionario Larousse, I vini del mondo, Gremese Editore, 1998, ISBN 88-7742-220-3.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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