Glossario delle frasi fatte
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Questo glossario delle frasi fatte contiene le polirematiche e i cliché più frequenti della lingua italiana contemporanea, orale e scritta.
[modifica] Frasi fatte ed espressioni idiomatiche
Nel glossario non sono inclusi i proverbi, che in realtà sono un particolare tipo di frase fatta dotata di contenuto morale. Eric Partridge, massima autorità nel campo, nel suo Dictionary of Clichés afferma che, a differenza dei proverbi, i cliché non esprimono saggezza popolare, non hanno un significato profondo o morale, sono frasi usa-e-getta. Infine, di molti di essi si è perso il significato letterale. Le espressioni idiomatiche sarebbero invece costrutti adattabili secondo il contesto.
Alcuni cliché sono comunque di origine proverbiale: ad esempio Campa cavallo deriva dal proverbio Campa cavallo che l'erba cresce, etc..
In realtà, la differenza tra proverbi e frasi fatte, a volte, può essere molto sottile. In questo glossario si è deciso di escludere come proverbi anche tutte quelle massime di uso comune che conservano un contenuto morale: ad esempio, Tutto è bene quel che finisce bene (Shakespeare) è stata esclusa in quanto assimilabile ad un proverbio: in ogni contesto in cui è usata, infatti, essa esprime sempre lo stesso contenuto (ogni fatto o azione è positiva se ha un esito positivo). Al contrario essere o non essere (ancora Shakespeare!) è stata considerata una frase fatta (e non un proverbio), perché è molto spesso usata al di fuori del contesto originario, ed è all'origine di calchi e parodie che non conservano praticamente traccia del contenuto originale.
[modifica] Forme verbali
Se la frase fatta contiene un verbo, essa è di solito indicizzata con il verbo all'infinito (ad esempio, "andare a ramengo"). A volte però la frase rappresenta un cliché solo in una determinata forma verbale (ad esempio, "me ne frego"). In questi casi abbiamo mantenuto la forma verbale.
[modifica] Altri criteri di esclusione
- In linea di massima abbiamo escluso le voci costituite da una parola sola: in questo caso, più che di "frase fatta", si dovrebbe parlare di slittamento di significato di una parola.
- Abbiamo escluso quelle frasi che, pur frequentissime nella lingua italiana, non mostrano nessuna particolare alterazione retorica o di significato. Per esempio, l'espressione "in poche parole" è molto usata, ma sarebbe comprensibile anche a chi la sentisse per la prima volta. Invece l'espressione "in parole povere" è già in qualche modo una frase fatta: l'espressione contiene un'alterazione retorica (l'aggettivo "povere" riferito alle "parole") che è tipica di questa espressione.
- Sono escluse anche le espressioni idiomatiche dialettali (per le quali bisognerebbe organizzare glossari specifici), tranne quelle oramai italianizzate.
- Sono parimenti escluse le espressioni volgari: anche loro meritano un glossario a parte (il più grande, probabilmente).
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[modifica] A
- A babbo morto
- Abbassare la cresta
- È il gesto con cui i galli, prima o dopo un combattimento, riconoscono la superiorità dell'avversario. Dal mondo contadino l'espressione ci è arrivata con il senso di "calare le proprie pretese", "riconoscere la propria inferiorità".
- In grande abbondanza.
- A bocca asciutta
- Senza il bottino che si prevedeva di ottenere. Restare a bocca asciutta.
- A bocce ferme
- Come nel gioco delle bocce la distanza dal pallino e di conseguenza i punti si assegnano solo a bocce ferme appunto, in certe situazioni è bene attendere che gli eventi in corso siano terminati per procedere ad una valutazione o ad un'ulteriore azione.
- A botta calda
- Nell'immediatezza dell'accadimento.
- A braccia aperte
- In modo accogliente ed affettuoso.
- A braccio
- "Pressapoco" intendendo qualcosa misurato a braccio invece che con il metro. Simile all'espressione "a spanne". Un discorso a braccio, è un discorso non scritto, non preparato.
- A briglia sciolta
- Senza freni. Le briglie, nel caso di un cavallo in corsa, rappresentano i freni ed i comandi in generale.
- A buon mercato
- Con poca spesa, a buon prezzo.
- A calci nel sedere
- Senza alcun riguardo.
- A caldo
- Poco dopo l'accaduto, quando se ne ha ancora viva l'emozione.
- A chi tocca?
- A colpo d'occhio
- Sommariamente, a prima vista.
- A colpo sicuro
- Sapendo di non sbagliare, mossa di cui si conosce l'esito.
- A corpo morto
- Lasciare cadere il proprio corpo senza opporre alcuna resistenza.
- Acqua cheta
- L'espressione proviene da un proverbio: L'acqua cheta (chieta) scava i ponti. Si definisce acqua cheta una persona tranquilla che con costanza è in grado di eliminare ostacoli in apparenza inamovibili. L'espressione deve parte del suo successo alla commedia L'acqua cheta (1908) di Augusto Novelli.
- Acqua e sapone
- Si dice di una ragazza che non fa uso di altro cosmetico che l'igiene personale per valorizzare la propria bellezza. Ragazza sincera.
- Acqua in bocca
- "Non dire niente, non parlare!" Invito esplicito e complice a non parlare di qualcosa con qualcun altro.
- A cuore aperto
- Sinceramente, senza difese o diffidenze.
- A cuor leggero
- Superficialmente, senza pensare alle conseguenze.
- A denti stretti
- Nelle espressioni «una risata a denti stretti», «ridere a denti stretti», detto del ridere procurato da qualcosa che comunque produce anche una certa amarezza e quindi non permette di godere pienamente dell'aspetto ironico.
- A destra e a manca
- Ovunque, dappertutto.
- A destra e a sinistra
- Di qua e di là, un po' ovunque, dappertutto. Non bisogna andarlo a dire a destra e a sinistra
- A Dio piacendo
- Ad ogni morte di Papa
- "Molto raramente". La morte di un Papa è considerata un evento relativamente raro. Ad esempio: In Sicilia nevica ad ogni morte di Papa; in Sicilia nevica molto raramente.
- A doppio taglio
- Detto di cosa che ha degli effetti sia positivi che negativi.
- Ad un certo punto
- A effetto
- A farla corta
- Non dilungandosi nella discussione.
- A fior d'acqua
- Molto vicino alla superficie dell'acqua. Il "fiore" è la parte più sottile e aerea della pianta, metafora di ciò che è più alto e più fine (p.es. il fior di latte, il fior fiore "la parte migliore").
- A fior di pelle
- Molto vicino alla superficie della pelle, epidermico. Un'impressione a fior di pelle "Un'impressione immediata, istintiva, epidermica". Avere i nervi a fior di pelle "Essere molto sensibili, suscettibili".
- Affilare le armi
- Prepararsi ad uno scontro.
- A fondo perduto
- Senza dover restituire l'investimento iniziale
- A forza di
- Mediante l'uso ripetuto di
- A freddo
- A distanza di tempo, quando gli animi si sono calmati
- A frotte
- "In gruppi" quindi "abbondantemente". Detto originariamente di persone. I bambini escono di scuola a frotte.
- Agli sgoccioli
- Vicino al termine, agli ultimi istanti, alle ultime risorse
- A gogò
- "in grandi quantità, a profusione". Dal francese à gogo, attraverso l'inglese a go-go.
- A iosa
- "In grande abbondanza". Secondo il Vocabolario Etimologico di Pianigiani da "chiosa", moneta di gran circolazione e di scarso valore. Secondo L'Etimologico DELI di Cortelazzo l'origine è invece ignota. In alcune parti del Nord Italia si usa, in alternativa, l'espressione "a ioia".
- Ai posteri l'ardua sentenza
- Su certi argomenti, oggi troppo controversi, toccherà ai posteri pronunciarsi. La frase celebre è tratta da due versi del Cinque Maggio, il componimento poetico più celebre di Alessandro Manzoni. Il giudizio che Manzoni rimanda ai posteri è quello sulla vita di Napoleone Bonaparte: Fu vera gloria?
- Ai tempi in cui Berta filava
- Ai tempi antichi. La Berta in questione è Berta la Pia, la beata moglie di Pipino il Breve e madre di Carlo Magno, patrona delle filatrici.
- Al di là del bene e del male
- L'omonima opera di Friedrich Nietzsche (1886) era una requisitoria contro i sistemi filosofici dominanti. L'omonimo film di Liliana Cavani (1977) era a sua volta ispirato alla tormentata biografia di Nietzsche. Oggi a volte si definisce al di là del bene e del male un'opera d'ingegno (libro, film, opera d'arte, ecc. ), talmente bella (o brutta) da meritare una categoria a sé, fuori dai canoni artistici codificati; oppure un personaggio pubblico talmente celebre da far "saltare" le abituali convenzioni morali (Xxx è ormai al di là del bene e del male, etc).
- Al di sopra di ogni sospetto
- Insospettabile
- Alla bell'e meglio
- In maniera approssimativa.
- Alla buona
- Senza particolare puntiglio o precisione.
- Alla buon'ora
- Con ampio ritardo, in senso ironico.
- Alla bersagliera
- Alla carlona
- Significa "alla buona", "senza pretese", "senza cura". Il "re Carlone" dei poemi cavallereschi è in realtà Carlo Magno, che anche dopo l'incoronazione a Sacro Romano Imperatore non rinunciò mai alle sue abitudini e ai suoi abiti un po' grossolani. Il modo di dire è attestato nella letteratura italiana sin dal 1400 (ad esempio, in Pietro Aretino).
- Alla cazzo di cane
- All'acqua di rose
- "Eccessivamente diluito, di debole effetto" (ad es.: Un farmaco all'acqua di rose). Un farmaco blando o che non ha sortito l'effetto desiderato.
- Alla fine della fiera
- Alla resa dei conti.
- Alla fine della giostra
- Alla resa dei conti.
- Alla garibaldina
- Compiere un'azione alla garibaldina significa intraprenderla senza troppi preliminari, improvvisando e affidandosi alla buona sorte. L'espressione è un chiaro riferimento ai metodi di combattimento usati da Giuseppe Garibaldi, e in particolare alla Spedizione dei Mille.
- Alla grande
- Magnificamente.
- All'americana
- Si dice di cosa fatta in grande stile, oppure in un modo inusuale o con gusto grossolano.
- All'arma bianca
- Nelle battaglie campali era l'ordine impartito ai soldati per continuare a combattere con le spade o le baionette una volta che avevano terminato le munizioni dei loro fucili. Le armi da taglio o da punta (pugnali, spade, baionette), sono dette armi bianche. È un calco (medievale?) dal germanico blanch (tedesco moderno blank), che significava anche "splendente": si tratta di armi metalliche, che quindi scintillano al sole.
- A volte l'espressione viene usata, con una sfumatura vagamente parodica, per indicare uno scontro dialettico molto acceso tra due persone: una variante altrettanto diffusa è alla baionetta.
- Viene così definita la modalità di dividere una spesa in parti uguali fra tutti i partecipanti, senza tener conto dell'effettiva fruizione di ciascuno di loro.
- Alle perse
- Quando tutto è perduto, come ultima opzione.
- Alle prime armi
- Si dice di persona con poca esperienza. Probabilmente deriva dall'ambiente militare.
- All'italiana
- In modo poco rigoroso, o secondo lo stile italiano (per altre accezioni).
- Al passo coi tempi
- Alti papaveri
- Persone importanti, generalmente in ambito militare o politico.
- Altro giro altra corsa
- Indica in modo ironico una ripetitività quasi ossessiva di una certa azione. Deriva dall'espressione usata dai giostrai nei luna park.
- Alzare i tacchi
- Andare via
- Alzare il gomito
- Bere alcoolici
- A memoria d'uomo
- A quanto si ricorda, da sempre.
- Amico del giaguaro
- Amico del tuo nemico.
- Ammazzare il tempo
- Trovare espedienti per passare il tempo, in un modo o nell'altro.
- Ammazzarsi di fatica
- Faticare fino allo stremo delle proprie forze.
- Ammazzarsi di lavoro
- Lavorare fino allo stremo delle proprie forze.
- Ammesso e non concesso
- Supposto, per il momento, che le cose stiano così, pur senza riconoscerlo in via definitiva.
- La frase significa "autoumiliarsi, ammettere di avere sbagliato". A Canossa, nell'inverno del 1077, l'imperatore Enrico IV attese per tre giorni e tre notti, scalzo e vestito solo di un saio, di essere ricevuto e perdonato dal Papa Gregorio VII. Ma il conflitto tra i due (la lotta per le investiture) era destinato a riaprirsi di lì a poco.
- Andare a dama
- Arrivare all'obiettivo prefissato.
- Andare / cascare a fagiolo
- Capitare a proposito, al posto e al momento giusto.
- Andare a farsi benedire
- Dicesi di una cosa che va letteralmente a rotoli, che non ha più il suo ruolo.
- Andare a gonfie vele
- L'espressione marinaresca, che significa "navigare sfruttando tutte la forza del vento", è passata nell'italiano colloquiale, dove viene adoperata per descrivere una situazione in cui tutto sta andando per il meglio.
- La locuzione deriva forse dall'analoga espressione latina pleno velo, usata per esempio da Publio Virgilio Marone nell'Eneide (libro I verso 401).
- Di significato simile sono frasi come: andare a vele spiegate, con il vento il poppa.
- Andare a letto con le galline
- Le galline, come molti animali diurni, seguono il sole. Andare a letto con le galline significa dunque letteralmente andare a letto al tramonto, per estensione andare a letto molto presto.
- Andare al massimo
- Andare molto veloce. Utilizzato in campo motociclistico per indicare il raggiungimento della massima escursione della manetta del gas.
- Andare a pennello
- "Star bene indosso". Di abiti e qualunque oggetto adoperabile a proprio uso.
- Andare a quel paese
- Si manda "a quel paese" una persona che ci ha fatto arrabbiare. L'invito ad allontanarsi è un eufemismo, che sostituisce espressioni più forti come Andare al diavolo, all'inferno o più volgari come Andare a fare in culo. È una canzone celebre di Alberto Sordi.
- Andare a ramengo
- Significa perdersi, fallire nei propri scopi. Deriva verosimilmente dalla forma poetica "andare ramingo" (solo, senza una meta, allontanato da tutti, povero e disperato) ereditata probabilmente dall'italiano volgare dell'alto medioevo.
- Andare a rotoli
- Andare a zonzo
- Non si conosce esattamente l'origine etimologica della parola "zonzo", che alcuni vorrebbero derivata dal suono che emettono le mosche durante il loro volo notoriamente irregolare ed imprevedibile. Dovrebbe quindi essere solo una forma onomatopeica. In ogni caso, ha il significato di "girare senza meta", anche solo per divertimento.
- Andare controcorrente
- Essere anticonformisti e diversi dalla massa.
- Andare in bianco
- Significa non raggiungere lo scopo, non ottenere quanto sperato.
- Un pescatore che torna a casa senza pesci "è andato in bianco".
- Un giovanotto che sperava di conquistare una ragazza, ma non conclude nulla ... è "andato in bianco".
- Andare in rosso
- Significa "rimanere senza soldi, sforare il budget". Il "rosso" è un chiaro riferimento al conto bancario. Similare "Essere al verde".
- Andare in tilt
- Andare in tilt significa andare in confusione ed è una frase fatta nata in tempi relativamente recenti, quando cominciarono ad apparire in Italia i flipper. Questi antenati dei videogiochi venivano sollecitati con spinte nel tentativo di dare alla biglia un percorso diverso, ma reagivano a un eccesso di sollecitazioni andando appunto in tilt, ovvero non rispondendo più ai comandi e provocando la perdita della partita.
- Andare (finire) in vacca
- SI dice di qualcosa che va a finire male (sinonimo di andare a puttane).
- Andare / filare liscio
- Andare nel pallone
- Restare confusi dalle troppe sollecitazioni (tali che hanno un pallone da calcio).
- Andare per il sottile
- Usata come negazione, che non va tanto delicatamente alla questione, ma ci arriva in modo crudo e schietto.
- Andare per la maggiore
- Essere alla moda.
- Andarsene alla chetichella
- Andarsene di nascosto, senza far rumore.
- Animale da palcoscenico
- Lo si dice di un cantante o di un attore estremamente a suo agio ed espressivo sul palcoscenico.
- Anni di fango
- Anni di piombo
- A occhio e croce
- All'incirca, più o meno.
- A ogni pié sospinto
- Dappertutto, in ogni dove.
- A onor del vero
- In realtà.
- A palla
- Al massimo delle capacità, tipico del centro Italia.
- A parte gli scherzi
- A piede libero
- A più non posso
- Indica una quantità enorme.
- A portata di mano
- Di comodo reperimento, velocemente raggiungibile.
- Appendere (le scarpe) al chiodo
- L'espressione, usata spesso in ambito sportivo, significa "ritirarsi dall'attività agonistica". Può essere anche estesa al membro di una qualsiasi categoria professionale che decida di ritirarsi. Le "scarpe" in questi casi sono sostiuite da un analogo "ferro del mestiere"; ad esempio, un ciclista appenderà la bicicletta al chiodo; un pattinatore appenderà i pattini; ecc. ecc..
- Si dice di una persona irresponsabile, che facendo uso di strumenti o sistemi che non sa maneggiare, rischia di causare danni irreversibili.
- Apriti Sesamo
- La frase è una esclamazione divenuta proverbiale tratta dalla fiaba Alì Babà e i 40 ladroni, tratta dalla raccolta di fiabe orientali Le mille e una notte, con la quale riusciva ad aprire una caverna coperta da un masso accedendo così ad un favoloso tesoro. La frase è stata poi usata con significato esteso per indicare cose nascoste a cui si può accedere in modo magico.
- A quattro ruote motrici
- Si usa per indicare un modo di agire incredibilmente potente. È utilizzato soprattutto in espressioni denigratorie. Esempio: cretino a quattro ruote motrici!
- A quattro ganasce
- A quattro palmenti
- Si usa per indicare un modo di mangiare veloce e ingordo, sinonimo di abbuffarsi. "Palmento" è un sinonimo di "macina", come quelle usate nei mulini. Quindi triturare in grande quantità, come quattro macine.
- A ragion veduta
- Locuzione avverbiale. "Dopo averne conosciute le ragioni" quindi "oculatamente, opportunamente".
- Argento vivo
- L'argento vivo è il mercurio, che ha il colore uguale all'argento, ma è liquido. Si dice di persone che hanno una vitalità eccezionale: "Ha l'argento vivo addosso!"
- Aria fritta
- Lo si dice di un'idea, un progetto, un discorso, inconcludente, evanescente, privo di sostanza e fondamento.
- A rigor di logica
- Armata Brancaleone
- Un'accozzaglia eterogenea di persone. L'espressione ha origine con l'omonimo film di Mario Monicelli (1966).
- Armiamoci e partite
- La frase, una chiara parodia dello stile militaresco e in particolare mussoliniano, è pronunciata forse la prima volta da Totò nel film Totò contro Maciste (1962). Nel 1971 diventa anche il titolo di un film di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia.
- A rotta di collo
- Riferito quasi sempre ad una corsa, anche in senso metaforico, magari lungo un pendìo, di un un soggetto talmente veloce da rischiare di rompersi il collo in caso di caduta. "Rotta" è una forma antica ricavata direttamente dal participio passato di rompere.
- Arrampicarsi sui vetri / sugli specchi
- "Sforzarsi invano di argomentare l'impossibile". Gli specchi, essendo molto lisci, non lasciano nessun appiglio.
- Arriva la cavalleria
- Simile all'espressione arrivano i nostri.
- Arrivano i nostri
- Si dice solitamente quando arriva qualcuno in soccorso di chi è in difficoltà. La frase ha origine dai film western.
- A sbrega (a sbreghe balòn - frl.)
- in grande abbondanza
- Ascesa e caduta
- Simile all'espressione "vita morte e miracoli".
- L'espressione fa riferimento allo storico asilo milanese (vedi articolo)
- Aspetta e spera
- Faccetta Nera / Bell'abissina / Aspetta e spera / Che già l'ora s'avvicina! / Quando staremo / Vicino a te / Noi ti daremo / Un'altra legge e un altro re!.
- La più conosciuta canzonetta coloniale del regime fascista (scritta nel 1935 da Renato Micheli) ha dato vita a un'espressione che conserva ben poco del suo significato originario. Equivale al più usato campa cavallo.
- A spron battuto
- Letteralmente "Pungolando ripetutamente con lo sperone". Quindi "Forzando l'andatura, a tutt'andare"
- Assalto alla diligenza
- Muoversi per compiere il preponderato obiettivo. Trae origine dai film western.
- Assolutamente no (assolutamente sì)
- Frase che rimarca in modo perentorio una risposta negativa (o positiva).
- Asso nella manica
- Avere una soluzione vincente ancora non svelata ma soprattutto molto inaspettata. L'asso, infatti, in parecchi giochi di carte è la carta con il maggior valore.
- A stecchetto
- "Con poco cibo, a dieta". Mi ha lasciato a stecchetto "Mi ha offerto un magro pasto".
- Astratti furori
- Io ero, quell'inverno, in preda ad astratti furori. Non dirò quali, non di questo mi sono messo a raccontare. Ma bisogna dica ch'erano astratti, non eroici, non vivi; furori, in qualche modo, per il genere umano perduto. Il celebre incipit del romanzo Conversazione in Sicilia di Elio Vittorini ha dato vita a una formula molto usata nella lingua italiana. Essere in preda ad astratti furori può significare perdersi in ragionamenti eccessivamente complessi; oppure (secondo un'interpretazione più prossima a quella del testo di Vittorini), ripiegarsi in una contemplazione indignata dei problemi concreti della società, senza individuare un modo per risolverli.
- Attaccare bottone
- Incominciare in modo improvvisato una conversazione con una persona sconosciuta, spesso usata per indicare l'uomo che ci prova con una donna.
- Attaccarsi al tram
- L'espressione trova la sua origine in una vecchia abitudine dei passeggeri ritardatari, che si aggrappavano alle strutture esterne del tram per non perderlo.
- Oggi l'espressione è utilizzata in senso figurato per indicare la situazione di chi si vede costretto a rinunciare a un obiettivo, per non aver fatto il possibile per raggiungerlo in tempo (per esempio, chi è arrivato tardi ad un impegno ed è costretto a rinunciarvi o perdere il proprio turno).
- Attrazione fatale
- Un rapporto sentimentale - di norma extraconiugale - vissuto con intensità tale da risultare morboso, viene spesso definito nel lessico giornalistico attrazione fatale. Il riferimento è a un film di successo del 1988, Fatal Attraction (Attrazione fatale nella versione italiana), girato da Adrian Lyne e interpretato da Michael Douglas e Glenn Close.
- A tutta birra
- "A tutta velocità". Deriva probabilmente da una traduzione errata dell'espressione francese à toute bride ("a tutta briglia").
- A tutti i costi
- Superando qualsiasi ostacolo si possa presentare.
- A tutto gas
- Variante (più corretta) di a tutta birra.
- A tutto spiano
- Senza limiti di sorta. Lo spiano era la misura della quantità del grano assegnata ai fornai per la panificazione: se non c'erano carestie o particolari scarsità del prodotto la quantità erogata con profusione era appunto quella a "tutto spiano", mentre in caso contrario veniva ridotta a mezzo spiano o anche di meno.
- A ufo
- Auguri e figli maschi
- A un palmo di naso
- "Vicinissimo". Ad un palmo di mano dal proprio naso. Da non confondere con la simile espressione con un palmo di naso.
- A un tiro di schioppo
- Vicinissimo, come la distanza di un colpo di fucile (schioppo).
- Avanti il prossimo
- Avanti popolo
- Attacco della canzone comunista Bandiera Rossa: Avanti popolo / alla riscossa / bandiera rossa / trionferà!
- Avanti tutta
- Locuzione marinaresca, che significa letteralmente "viaggiare dando ai motori della nave (o barca, motoscafo, etc. ) la potenza massima, per andare il più veloce possibile". Si adopera per chiedere a chi ci ascolta di impegnarsi al massimo e nel minor tempo possibile.
- Avere il cuore in gola
- "Essere tanto emozionati da non riuscire a parlare"
- Avere il dente avvelenato
- Essere infuriati.
- Avere i numeri (dei numeri)
- "Essere in grado di fare una determinata cosa" oppure "essere la persona giusta".
- Avere il pelo sullo stomaco
- Essere freddi e cinici.
- Avere la coda di paglia
- "Sapere di aver sbagliato". L'espressione è derivata da un proverbio: "chi ha la coda di paglia, ha sempre paura che gli pigli fuoco". Una persona con "la coda di paglia" si aggira tra gli altri con sospetto, per il timore che qualcuno noti le sue colpe o i suoi difetti.
- Avere la sindrome del genio incompreso
- Reputare di non essere capiti appieno dal prossimo a causa della propria presunta grande intelligenza o a causa della presunta inferiorità degli altri.
- Avere l'acquolina in bocca
- Letteralmente si riferisce alla salivazione che in modo spesso incontrollabile si scatenata alla vista o al pensiero di un cibo particolarmente goloso (Riflesso di Pavlov). Viene utilizzata ad indicare quelle situazioni che attirano la nostra attenzione in quanto offrono la prospettiva di un semplice, immediato e positivo beneficio.
- Avere le carte in regola
- Avere tutti i documenti richiesti; per estensione: tutto ciò che normalmente occorre.
- Avere/sentire le farfalle nello stomaco
- La strana sensazione allo stomaco che sente chi è innamorato.
- Avere le mani bucate
- Essere uno spendaccione.
- Avere un groppo in gola
- Non riuscire a parlare per l'emozione.
- Avere voce in capitolo
- Avere l'autorevolezza per poter parlare in proposito di un certo argomento. Il capitolo in questione è in realtà un calco del latino capitolum, "collegio" o "consiglio".
- Avremmo potuto stupirvi con effetti speciali
- Citazione di uno spot pubblicitario italiano dei televisori Telefunken (1981), penetrato in modo impressionante nella memoria collettiva. L'espressione viene usata di solito (con intenti parodici) per affermare la propria genuinità: non c'è bisogno di "stupirvi con effetti speciali", perché il nostro lavoro concreto parla per noi. Può essere usata anche per schernire qualcuno di qualche opera/lavoro da lui eseguita.
[modifica] B
- Baciamo le mani
- Modo di dire tipico del Sud d'Italia, e in particolare della Sicilia. Risale all'epoca in cui, in segno di rispetto e sottomissione, si baciava effettivamente la mano di chi fosse considerato dalla comunità un personaggio potente, sia economicamente che politicamente. Col tempo si è smesso di baciare realmente la mano, ma la frase è entrata nell'uso comune, come segno di riverenza e rispetto. Può anche assumere un significato ironico, per parodiare il comportamento un po' troppo altezzoso di qualcuno.
- Bagnato come un pulcino
- Completamente bagnato, zuppo, come un pulcino uscito dall'uovo appena schiuso.
- Banalità del male
- Nel 1963 la studiosa tedesco-americana Hannah Arendt pubblicò le sue cronache del processo al criminale nazista Adolf Eichmann col titolo Eichmann in Jerusalem - A Report on the Banality of Evil ("Eichmann a Gerusalemme: rapporto sulla banalità del male"). La scelta dell'editore italiano di intitolarne la traduzione La banalità del male contribuirà al successo di quest'espressione nel lessico giornalistico, politico e scientifico. Per la Arendt il male "può invadere e devastare tutto il mondo perché cresce in superficie come un fungo. Esso sfida il pensiero, perché il pensiero cerca di raggiungere la profondità, andare alla radice, e nel momento in cui cerca il male, è frustrato perché non trova nulla. Questa è la sua "banalità"... solo il bene ha profondità e può essere integrale".
- Bando alle ciance
- Le ciance sono (nel vernacolo toscano) le chiacchiere futili e vane, da cui "andiamo a fare quattro ciance". Per cui "bando alle ciance" può avere il significato "basta con le parole" (e magari passiamo ai fatti).
- Ma ciance significa anche frottole, stupidaggini, fandonie per cui il significato potrebbe essere "basta con le frottole!"
- Basta e avanza
- Bastian contrario
- Chi prende gusto ad opporsi all'opinione altrui, dicendo o facendo il contrario
- Bastone tra le ruote
- un ostacolo molto fastidioso
- Battere cassa
- Esigere il pagamento
- Battere in ritirata
- Ritirarsi frettolosamente
- Batti e ribatti
- Sostantivo. "Discussione serrata". Tra i due era un batti e ribatti di accuse e controaccuse
- Bava di vento
- Vento leggerissimo e continuo, di forza inferiore alla brezza, secondo la Scala di Beaufort.
- Becco di un quattrino
- Vedi Il becco di un quattrino.
- Bei tempi andati
- I tempi che furono.
- Bello/a come il sole
- Bellissimo/a.
- Bello/a e impossibile
- Questa frase indica generalmente una persona (uomo o donna) molto bella e affascinante che viene ritenuta molto difficile da conquistare in senso amoroso. L'espressione trae origine dalla canzone Bello e impossibile, cantata dalla cantante senese Gianna Nannini e scritta nel 1986 che parla della forte attrazione di una donna per un uomo mediterraneo dagli occhi neri.
- Beviamoci su
- Bisbetica domata
- Così viene a volte chiamata una donna dal carattere difficile, che in seguito è stato addolcito dagli eventi. L'espressione è ripresa dal titolo italiano di una commedia di Shakespeare, The Taming of the Shrew (1594).
- Boia chi molla
- Botta di vita
- Inattesto slancio di vivacità.
- Botta e risposta
- Serrato scambio di battute.
- Botte da orbi
- Frase tipicamente toscana che sta a significare picchiarsi menando colpi selvaggiamente e furiosamente. Gli "orbi" stanno a significare i ciechi che, non potendo vedere, menano quindi botte e colpi a casaccio.
- Braccia rubate all'agricoltura
- Motto ironico con cui si apostrofa una persona che svolge un lavoro intellettuale senza sembrarne all'altezza.
- Braccino corto
- Motto ironico con cui si apostrofa una persona avara.
- Bruciare d'impazienza
- Bruciarsi i vascelli alle spalle
- Fare una scelta irrevocabile, o anche arrivare involontariamente in una situazione dalla quale non si può più tornare indietro.
- Brutto anatroccolo
- Il brutto anatroccolo della celebre fiaba omonima di Hans Christian Andersen (nell'originale danese grimme ælling) è in realtà un piccolo cigno, il cui uovo è finito in un nido di anatre: la sua bellezza si rivelerà soltanto nella maturità. Con questa fiaba, Andersen ha creato una potente metafora dell'adolescenza: l'espressione "brutto anatroccolo" è rimasta nella lingua italiana ad indicare una persona apparentemente sgraziata, ma dotato di potenzialità ancora inespresse.
- Brutto come la fame
- Terribilmente brutto.
- Brutto, sporco e cattivo
- Espressione mutuata dalla lingua lombarda "picínin, brüt e catif", di analogo significato. Usata originariamente per indicare quei bambini che non avevano alcun pregio, al punto da essere mingherlini ("picínin"), pestiferi ("catif") e di spiacevole aspetto ("brüt"), è divenuta in seguito una locuzione per indicare, anche ironicamente, persone prive di qualità.
- In italiano è più diffusa la variante Brutti, sporchi e cattivi, adoperata come titolo di un film di Ettore Scola con Nino Manfredi (1975).
- Buco nell'acqua
- Buonanotte ai suonatori
- Buonanotte al secchio
- "Lasciamo perdere, non c'è niente da fare". L'espressione deriva con molta probabilità dal modo di dire quando un secchio slegato cadeva in un pozzo ed era quindi impossibile da recuperare.
- Buono come il pane
- Indiscutibilmente buono.
[modifica] C
- C'è del marcio in Danimarca
- "Something is rotten in the state of Denmark". È una celebre frase pronunciata da Marcellus, ufficiale danese, nell'Amleto di William Shakespeare (Atto I, scena IV), durante la prima apparizione dello spettro. Oggi la frase si usa per suggerire che in un certo ambiente qualcuno stia congiurando ai danni di altri.
- C'è modo e modo
- Le cose si possono fare in diverse maniere (e questa si poteva fare meglio).
- Caccia al ladro / all'uomo
- l'inseguimento di un malvivente da parte delle forze dell'ordine. Si può riferire parodicamente alla ricerca faticosa di una persona molto richiesta.
- Persecuzione spietata e priva di fondamento razionale. L'espressione si riferisce alle pratiche giudiziarie diffuse in Europa tra la fine del Medioevo e l'inizio dell'età moderna, che consentivano ai tribunali di imprigionare, torturare e mandare a morte uomini e donne con la sola accusa di stregoneria o di commercio col diavolo, il più delle volte contestata a membri più o meno irrequieti delle classi popolari.
- Cadere (cascare) a fagiolo
- "Capitare opportunamente, al momento, alla maniera giusta". La crisi di governo casca a fagiolo per gli speculatori finanziari
- Cadere (cascare, scendere) dal pero
- L'espressione potrebbe derivare dall'antica locuzione stare sulle cime degli alberi, adoperata per designare chi parlava in modo troppo difficile o supponente: da cui l'invito a scendere dal pero e a tornare a comunicare coi propri simili.
- Chi invece "casca" dal pero, sperimenta un doloroso impatto con la realtà, dopo essere stato per troppo tempo nel mondo illusorio dei propri pensieri, o della propria infanzia, ecc.
- Cadere (cascare) dalle nuvole
- Un tempo l'espressione aveva due significati:
- "arrivare all'improvviso, senza avvisare".
- "scoprire con incredulità qualcosa di evidente per tutti"
- In entrambi i casi, le "nuvole" rimandono alla divinità: dalle nuvole, ad esempio, proviene la folgore di Zeus, che colpisce senza preavviso. Ma sulle nuvole risiedono anche gli angeli e i santi del paradiso cristiano, che cadendo oggi sulla terra si troverebbero immersi in un mondo del tutto nuovo e stupefacente per loro.
- Dei due significati, oggi ormai resiste solo il secondo: come se la divinità non fosse più in grado di stupire ma solo di farsi stupire.
- Cadere nelle braccia di Morfeo
- Calende greche
- Le calende (Kalendae) erano festività latine, non previste dal calendario greco. Perciò rimandare qualcosa "alle calende greche", significa rimandarlo per sempre. L'espressione è un calco della locuzione latina Ad Kalendas graecas, attribuita da Gaio Svetonio Tranquillo all'imperatore Augusto.
- Calma e gesso
- Si dice quando si esorta alla calma e a non agire troppo in fretta. Deriva dal linguaggio dei giocatori di biliardo, che prima di effettuare tiri difficili danno un ritocco alla punta della stecca, che è appunto ricoperta di gesso.
- Calzare a pennello
- Vedi andare a pennello
- Cambiare i connotati
- Malmenare qualcuno fino a deformargli il volto. I connotati sono i tratti distintivi del viso.
- Campa cavallo
- L'espressione deriva dal proverbio tradizionale "campa cavallo che l'erba cresce", che potremmo parafrasare così: "finché tutto va bene, ci si può permettere di vivere senza troppi pensieri". L'espressione è fondamentalmente ambigua: campa cavallo può essere un augurio, ma può anche celare un fondo d'ironia: non è detto che le cose vadano bene per sempre. Vedi anche: Aspetta e spera
- Campioni del mondo, campioni del mondo, campioni del mondo
- È il controllato grido di esultanza con cui il telecronista RAI Nando Martellini festeggiò il fischio finale di Italia-Germania, al Santiago Bernabeu, l'11 luglio 1982: la Nazionale di calcio italiana aveva vinto il Campionato del Mondo. "Campioni del mondo" è stato volutamente ripetuto tre volte, perché era la terza volta che l'Italia vinceva la coppa. Viene a volte adoperato con intenti parodici o come reminiscenza nostalgica.
- Candido come un giglio
- Purissimo. Il giglio è un fiore bianco, il colore che simboleggia la purezza e la verginità.
- Cane bastonato
- Persona dall'aria depressa.
- Cane sciolto
- Persona anticonformista, che non segue la massa, poco incline a uniformarsi.
- "Ultimo segno di grandezza prima del declino finale": secondo una leggenda, prima di morire il cigno eleva il suo canto più melodioso.
- Capitale morale
- Nel 1864, quando Firenze diventò la nuova capitale del Regno d'Italia, i giornali milanesi coniarono per la loro città la definizione di Capitale morale d'Italia: Milano era considerata infatti la città più ricca e moderna del Regno (oltre che la più popolosa, dopo Napoli.
- Oggi l'espressione viene usata anche in senso parodico, almeno da quando (in seguito all'inchiesta Mani pulite) la società milanese ha dato prova di... dubbia moralità.
- Capitare a tiro
- Essere a portata di mano.
- Capire l'antifona
- "Intendere un'allusione". L'antifona era la parte proemiale della predica religiosa.
- Capro espiatorio
- Carità pelosa
- È detta "pelosa" la carità che si fa per interesse. Il Dizionario moderno (1908) di Panzini e il Dizionario etimologico di Pianigiani (1907) fanno risalire la voce a un aneddoto storico: quando Giuliano il Bastardo chiese aiuto al Papa, questi gli mandò una preziosa reliquia: alcuni peli della barba di San Pietro. Ma Giuliano vinse effettivamente la guerra, e ricompensò il pontefice con "larghe concessioni".
- L'espressione è più probabilmente derivata dal modo di dire, molto popolare nell'Ottocento, avere il pelo sul cuore (essere insensibile).
- Carne da cannone
- La carne da cannone è quella dei soldati (e più precisamente dei fanti), destinati a fronteggiare l'artiglieria come le bestie sono destinate al macello (e carne da macello viene infatti spesso usata con lo stesso significato). La locuzione nasce da una spregiudicata metonimia: gli individui sono raffigurati come carne indistinta.
- Per il suo cinismo, la frase è spesso usata con intenti polemici per criticare le guerre e i guerrafondai. L'originale francese, "le soldat est la chair à cannon" fu attribuito a Napoleone Bonaparte dall'Abate de Pradt, con il chiaro intento di screditare il condottiero. L'espressione fu ripresa e tradotta da Giacomo Leopardi nei suoi Pensieri: "Napoleone fu [...] oggetto per dir così, di culto ai soldati, che egli chiamò carne da cannone e trattò come tali".
- Carne della mia carne
- Figlio. Esprime e sottolinea con forza lo stretto grado di parentela.
- Carneade! Chi era costui?
- È la frase iniziale dell'VIII capitolo dei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni, pronunciata da uno dei personaggi, Don Abbondio, mentre legge il testo di un panegirico in onore di San Carlo Borromeo, all'interno del quale trova menzionato il filosofo Carneade. La fortuna dell'espressione presso i contemporanei di Manzoni fu tale che ancora oggi un personaggio storico o di fantasia poco noto viene chiamato "un carneade".
- L'espressione viene usata (anche nella forma XXX. Chi era costui?) per esprimere o confessare l'ignoranza di un personaggio storico o di fantasia.
- Carta bianca
- Espressione che indica la possibilità conferita a qualcuno di affrontare una situazione o un problema nel modo ritenuto più opportuno, senza vincoli scritti.
- Carta canta
- I documenti parlano chiaro, ciò che è scritto non si può smentire.
- Carta vince carta perde
- Locuzione che accompagna il gioco delle tre carte, prototipo del gioco d'azzardo truffaldino.
- Casa e chiesa
- Persona che non ha altri interessi o attività.
- Casalinga di Voghera
- Cascasse il mondo
- Cercare di raggiungere un obbiettivo col massimo impegno, a fronte anche di ostacoli apparentemente insormontabili. Cascasse il mondo, supererò l'esame!
- Castelli in aria
- Costruire castelli in aria significa progettare senza fondamenta, senza un piano, fantasticando.
- Castello accusatorio
- Cattedrale nel deserto
- Si dice di un grande progetto inutile.
- Cavalcare la tigre
- Cercare di sfruttare un avvenimento potenzialmente pericoloso.
- Cavallo di battaglia
- Espressione usata spesso nel mondo dello spettacolo ed indica il pezzo migliore del repertorio con il quale si ottengono i risultati migliori.
- Cavallo di razza
- Persona dalle doti eccezionali per compiere un certo compito.
- Cavallo di Troia
- Cavar sangue da una rapa
- Cavar sangue dal muro
- Sforzarsi inutilmente, svolgendo un lavoro che non può dare nessun frutto.
- Ce l'abbiamo duro
- Cento di questi giorni
- Espressione augurale utilizzata soprattutto in occasione di compleanni o in generale altre feste ricorrenti (tipicamente ogni anno). Augura a chi se la sente rivolgere di trascorrere altri cento giorni felici come quello che si sta festeggiando quindi, implicitamente, augura una lunga vita al festeggiato.
- Centro di gravità permanente
- Che mangino brioches
- Espressione attribuita alla regina Maria Antonietta D'Austria, pronunciata per rispondere ad un suo suddito che le disse: "il popolo ha fame, non ha più pane". Questa espressione sta ad indicare che l'argomento di cui si parla non interessa molto.
- Che modi (sono questi)?
- Esclamazione rivolta a chi si sta comportando in maniera sgarbata.
- Che ci azzecca
- Espressione dialettale che significa "che c'entra?". Solitamente si usa per interrogarsi sulla relazione che hanno tra loro due fatti e/o due persone, che apparentemente sembrano non avere nessun punto in comune.
- La frase, già adoperata soprattutto nell'Italia centro-meridionale, è diventata di uso comune dopo essere stata adoperata da Antonio Di Pietro in una delle sue prime interviste televisive, ed è ancora oggi associata a lui. Spesso viene scritta nella forma (scorretta) che c'azzecca.
- Che mi venisse un colpo
- Espressione che indica uno stato di incredulità.
- Che palle!
- Che vale un Perù
- Che ha molto valore, usato sia per persone che per cose. Il modo di dire deriva dall'oro che i conquistadores spagnoli trovarono in Perù e portarono in Europa
- Chi c'è c'è (e chi non c'è non c'è)
- Di uso comune, sta a significare che chi parteciperà (ad es. ad una festa o ad una cena o ad un'iniziativa di qualsiasi tipo), sarà ben accetto e potrà godere della compagnia degli altri; chi invece non sarà presente, non sa cosa si è perso, ma nessuno ne sentirà la mancanza.
- Chi di competenza
- Espressione del linguaggio burocratico. "Colui che ne è competente, il responsabile".
- Chi ha orecchie per intendere, intenda
- Chi vuole ascoltare e comprendere ciò che dico, lo faccia. A sottolineare che ci possono essere persone alle quali il discorso può non far piacere o dare fastidio e quindi faranno finta di non ascoltare o di non capire.
- Chi non risica non rosica
- Solo chi si impegna, anche rischiando, riesce ad ottenere qualcosa di veramente importante.
- Chi non salta è
- Coro goliardico gridato ritmicamente mentre si saltella sul posto da parte di un gruppo antagonista per distinguersi dalla fazione opposta. Per esempio, nello stadio Olimpico, i romanisti potrebbero cantare "chi non salta un laziale è, è, chi non salta..." obbligando tutti i romanisti a unirsi al coro e a saltellare per non essere additati come laziali.
- Chi più ne ha più ne metta
- Eccetera eccetera, e si potrebbe continuare.
- Chi ti capisce è bravo
- Chi ti credi di essere?
- Chi va là?!
- Chi vuol esser lieto sia
- Citazione dal ritornello del Trionfo di Bacco e Arianna, di Lorenzo de' Medici: Com'è bella giovinezza / Che si fugge tuttavia / Chi vuol esser lieto sia / Del doman non c'è certezza.
- Chiudere la stalla dopo che sono scappati i buoi
- Fare l'azione giusta, ma ormai con troppo ritardo e quindi inutilmente.
- Chiudersi a riccio
- Chiudersi in se stessi evitando di socializzare con gli altri.
- Chiudi il becco
- Espressione generalmente considerata sconveniente e offensiva, che viene usata per intimare a qualcuno di smettere di parlare immediatamente, specie se lo sta facendo in un momento inadatto. L'uso della parola "becco", invece di "bocca", è dato dal sottinteso paragone tra la persona che sta parlando e le galline (con riferimento al chiocciare). Poiché inoltre si ritiene che le galline siano animali dalla poca intelligenza, per estensione, la frase significa anche che è meglio tacere, poiché si stanno dicendo cose poco serie e/o di poco interesse.
- L'espressione veniva spesso adoperata nei dialoghi cinematografici e televisivi, in luogo di espressioni più volgari (in questo senso, pur esendo chiaramente offensiva, ha un valore eufemistico), a volte come corrispettivo italiano di espressioni analoghe ("shut your mouth", in inglese; "ferme ta gueule" in francese)
- Chiare, fresche, dolci acque
- Inizio dalla canzone 126 del Canzoniere di Francesco Petrarca.
- Ci fai o ci sei?
- Fai finta di essere o di comportarti così, oppure sei proprio così?
- Ci mancherebbe altro
- Ci sei? ce la fai? sei connesso?
- Ci vedremo a Filippi
- In un passo di Plutarco - poi ripreso da Shakespeare nel suo Julius Cesar - Bruto riceve in sogno la visita di un fantasma (probabilmente Cesare) che rivolto a lui pronuncia la celebre frase; la Storia ci dice che proprio nella battaglia di Filippi il Cesaricida morirà per mano di Antonio: questa espressione viene quindi usata per intimare, spavaldamente, a un avversario la certezza della propria vittoria o per annunciare un futuro regolamento di conti.
- Cieco come una talpa
- L'espressione si riferisce al fatto che le talpe, che vivono nel sottosuolo, sarebbero cieche (questo non è tecnicamente esatto). Paragonare qualcuno ad una talpa è come dire che ci vede poco o per nulla; può essere usato sia in senso patologico, per indicare per esempio una persona molto miope, ma anche in senso figurato. In tal caso significa che la persona di cui si parla ha una visione della vita e della realtà molto limitata.
- Ciurlare nel manico
- Ciurla nel manico una persona o cosa che risulti incerta e non affidabile. Se la lama di un coltello non è ben inserita nel manico o se ne è staccata per il lungo uso, l'arnese diventa inservibile, perché la lama perde ogni resistenza girando (ciurlando) nel manico.
- Cogliere in contropiede
- Prendere alla sprovvista qualcuno, che improvvisamente si trova senza difesa. Mutuato dal gergo calcistico, nel quale si definisce contropiede un rovesciamento repentino dell'azione, nella quale chi stava attaccando è costretto a tornare affannosamente in difesa.
- Colpirne uno per educarne cento
- Slogan della lotta armata degli anni settanta.
- Colpo di fulmine
- L'espressione è adoperata di solito per indicare un innamoramento a prima vista, improvviso e non previsto: si tratta di un calco del francese "coup de foudre", attestato sin dal 1671.
- Colpo di spugna
- Eliminare problemi o colpe in maniera decisa e indistinta.
- Col senno di poi
- Adesso che le idee sono più chiare. Il senno è la capacità intellettuale integra di una persona.
- Coltivare il proprio orticello
- Concentrarsi sul proprio interesse particolare. Potrebbe trarre origine dal motto di Candide, personaggio omonimo del romanzo di Voltaire: Il faut cultiver son jardin.
- Com'è umano, Lei!
- È uno dei tormentoni ironici usati da Fracchia e Fantozzi, personaggi cinematografici e televisivi di Paolo Villaggio. In realtà significa l'esatto contrario; sottolinea cioè con sarcasmo come la persona che abbiamo davanti in realtà sia dura e spietata. Può essere usato in riferimento a un comportamento, a un'ideologia, ad un modo di gestire una situazione, eccetera. La terza persona dà un carattere ancora più ironico alla frase.
- Comandare a bacchetta
- Comandare senza dare il minimo margine di discrezionalità ai sottoposti. Come farebbe il direttore d'orchestra.
- Come volevasi dimostrare
- Come cercare Maria per Roma
- Vedi cercare un ago nel pagliaio.
- Come il cacio sui maccheroni
- Un evento o fatto che si verifica in modo molto opportuno, o al momento giusto, è descritto metaforicamente come il cacio (formaggio) sui maccheroni: un abbinamento tipico della cucina italiana.
- Come se piovesse
- Significa "in quantità sovrabbondante".
- Compagni dai campi e dalle officine
- Verso di una celebre canzone di Paolo Pietrangeli del 1966, intitolata Contessa, ancora echeggiante in certe manifestazioni di sinistra. Compagni dai campi e dalle officine / prendiamo la falce, impugnamo il martello / scendiamo giù in piazza, picchiamo con quello / scendiamo giù in piazza, affossiamo il sistema.
- Compagni di merende
- Con beneficio d'inventario
- Con la coda dell'occhio
- Vedere o accorgersi di qualcuno o di qualcosa un attimo di sfuggita.
- Con le pive nel sacco
- Con le unghie e con i denti
- Difendere qualcosa con caparbia energia. Usato anche in senso metaforico riferendosi alle proprie idee, che vengono difese "con le unghie e con i denti".
- Con un palmo di naso
- "Deluso e allibito". Ricorre nelle espressioni Lasciare, restare, rimanere con un palmo di naso. Da non confondere con la simile espressione a un palmo di naso.
- Conciare per le feste / Conciare per il dì delle feste
- Malmenare, procurando danni visibili alla pelle.
- Conoscere i propri polli
- Sapere con chi si ha a che fare e perciò saper gestire la situazione nel migliore dei modi.
- Contare come il due di briscola / il due di picche
- Non contare nulla. Il due di briscola è la briscola più bassa nel gioco delle carte. Nel bridge il due di picche è in assoluto la carta dal valore più basso. Si usa anche dire: "Conta come il due di bastoni quando regna denari".
- Contare fino a dieci
- Riflettere prima di parlare.
- Contare le pecore
- È il consiglio che si dà a chi non riesce a prendere sonno. Questa attività mentale, ripetitiva e noiosa facilita l'addormentarsi.
- Contento come una pasqua
- Modo di dire che si riferisce a chi manifesta grande felicità e gioia. Deriva, appunto, dal fatto che il giorno di Pasqua è un giorno di grande gioia.
- Convergenze parallele
- Convitato di pietra
- "Muta presenza inquietante e minacciosa". Così il dizionario "Parole per ricordare" (Zanichelli) riporta e traduce la locuzione "il convitato di pietra" tratta dalla leggenda di Don Giovanni, che per averne sottovalutato le materiali capacità distruttive finì all'inferno senza nemmeno avere il tempo di pentirsi.
- È una locuzione presa a prestito dall'opera "Don Giovanni", che indica una persona assente la cui presenza incombe sui presenti. Una persona a cui tutti pensano, ma che nessuno osa nominare direttamente.
- Correre la cavallina
- Abbandonarsi a una vita spensierata e disordinata.
- Cortina di ferro
- Coscienza critica
- Si definisce coscienza critica di un gruppo di persone un individuo che, pur essendo parte integrante del gruppo, assume talvolta atteggiamenti critici rispetto ai comportamenti collettivi.
- Cose dell'altro mondo
- Avvenimenti talmente incredibili da poter essere solo fenomeni sovrannaturali.
- Così è se vi pare
- Le cose stanno in questo modo, che sembri o no. Dal titolo di una celebre commedia di Luigi Pirandello.
- Costa l'ira di Dio
- Costi quel che costi
- A qualunque prezzo. Non solo in senso di danaro, ma anche di tempo, di lavoro, ecc.
- Costruire sulla roccia / sulla sabbia
- Costruire sulla sabbia significa «costruire su presupposti deboli, su qualcosa di incerto e cedevole». Nel Vangelo è contrapposto a costruire sulla roccia, cioè su qualcosa di solido e sicuro.
- Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia. Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande. (Vangelo secondo Matteo 7,21.24-29).
- Nella realtà la sabbia è un ottimo terreno su cui costruire.
- Credere obbedire combattere
- Motto propagandistico fascista.
- Culo e camicia
- Si dice di due persone che sono perfettamente in sintonia tra loro. Si dice anche "andare d'amore e d'accordo", o "essere pappa e ciccia"; il riferimento è all'epoca in cui le 'culottes', le mutande, non erano molto diffuse nel volgo, e la camicia restava a diretto contatto con le parti intime.
[modifica] D
- Da che mondo è mondo
- Da quando esiste il mondo. Da sempre.
- Dai e dai
- Espressione usata per esprimere che, ripetendo qualcosa più volte, alla fine potrebbe succedere qualcosa (di bello/brutto). La ripetizione della parola dai sottolinea proprio il ripetersi di una certa azione nel tempo. Esempi: "Dai e dai si rompe" (riferito a qualche azione che ha a che fare con un oggetto e che potrebbe romperlo se viene ripetuta a lungo), "Dai e dai ce l'ha fatta" (per indicare che qualcuno è riuscito a fare qualcosa in più tentativi).
- Dalla padella alla brace
- L'espressione significa "di male in peggio", e viene usata per descrivere o commentare la situazione in cui viene proposto un rimedio peggiore del male. Deriva da un antico racconto tradizionale: una tinca invitò le sue compagne a saltare dalla padella: in questo modo si salvarono dall'olio bollente solo per morire nella brace. Modi di dire analoghi erano diffusi già presso i latini, che dicevano (ad esempio) fumum fugere in ignem (sfuggire il fumo per trovarsi nel fuoco) o cinerem evitare in prunas (evitare la cenere e trovarsi tra i carboni ardenti).
- Dalle stelle alle stalle
- Dalla somma fortuna all'infima disgrazia. Espressione suggerita dalla paronomasia.
- Dammi un cinque
- Diffuso anche con l'equivalente inglese Give me five (o Gimme five), è un'espressione con cui qualcuno chiede al suo interlocutore di battere tra loro le rispettive mani destre, a palmo aperto, producendo un rumore secco.
- Si tratta di un tipo di gestualità tipicamente statunitense, che prese piede in Italia negli anni ottanta, forse attraverso le trasmissioni delle partite di basket NBA che ebbero una certa popolarità tra i più giovani. A diffondere ulteriormente l'espressione fu Jovanotti, con uno dei suoi primi successi, Gimme five.
- Ad inventare il gesto di Darsi il cinque sono stati i vichinghi:essi usavano suggellare accordi o contratti semplicemente con una pacca sulle proprie mani.
- Il gesto indica intesa e amicizia tra le due persone, ma è anche usato per sottolineare l'esito positivo di un gesto o un evento, una sorta di "Complimenti!". Cinque si riferisce naturalmente alle dita della mano.
- Varianti: Gimme five, Dammi il cinque.
- Da quale pulpito (viene la predica)
- Espressione ironica che sottolinea che chi "predica" è il primo a non fare di fatto ciò che dice. Il pulpito è la postazione, ancora presente in molte chiese, sulla quale saliva il sacerdote per farsi meglio ascoltare durante la predica e posto in genere al centro della navata. Attualmente tale struttura è raramente utilizzata, anche grazie ai moderni sistemi di amplificazione che consentono al sacerdote di essere udito chiaramente anche dall'altare.
- Darci dentro
- Impegnarsi a fondo in un'attività.
- Dare adito a
- Letteralmente "concedere spazio", quindi "permettere" ed anche "suscitare". Potrebbe dare adito a dubbi "Potrebbe lasciare spazio per dei dubbi". Ha dato adito a contestazioni "ha suscitato contestazioni".
- Dare aria ai denti
- Parlare tanto per parlare, inutilmente, letteralmente aprire la bocca solo per rinfrescare i denti con l'aria.
- Dare i numeri
- Sragionare, dir cose insensate, delirare. Chi ascolta può tradurre le frasi insensate in numeri attraverso la smorfia e giocarseli al lotto.
- Dare per scontato
- Considerare ovvio, evidente, assodato.
- Dare un colpo di telefono
- Darsela a gambe
- Scappare
- Dedicarsi a qualsiasi altra cosa, che non sia quella in cui è impegnato. Esortazione ironica volta a sottolineare l'incapacità di qualcuno.
- Darsi da fare
- Impegnarsi a fondo in un'attività.
- Darsi delle arie
- Darsi un'eccessiva importanza; attribuirsi un valore o delle capacità illusorie. Il temine "aria" è adoperato nel significato figurato di "apparenza", "aspetto", ecc.
- Della Madonna
- Espressione del lessico giovanile già diffusa negli anni ottanta, in seguito rilanciata dal cantante Jovanotti, con la canzone "Muoviti Muoviti" del 1991, con il significato "eccezionale".
- Della/per la serie
- Espressione utilizzata all'inizio di frase per descrivere una frase e/o un avvenimento collocandolo dentro una "serie" appunto. Es: A:Guardalo! Prima lo picchia e poi scappa!
B:Della serie "tira il sasso e nasconde la mano"
- Di facili costumi
- Lo si dice di una donna non molto fedele.
- Di nicchia
- Di buzzo buono
- Di buono spirito, avendo voglia di lavorare, alacremente.
- Dio lo vuole
- È la traduzione italiana del motto latino Deus vult, che il Papa Urbano II avrebbe pronunciato il 27 novembre 1095 sulla piazza della cattedrale di Clermont-Ferrand (Francia), lanciando la prima crociata, "voluta" appunto da Dio.
- La frase oggi viene usata soprattutto in senso parodico, per ironizzare l'atteggiamento di chi ritiene di avere Dio dalla sua parte.
- Dio patria famiglia
- La formula, di origine nazionalista, venne adottata come slogan dal fascismo durante la conquista del potere da parte di Mussolini.
- Espressione metaforica, ispirata al gergo calcistico, con cui Silvio Berlusconi, imprenditore ed editore, definì il suo ingresso in politica nel 1994, avvenuto in seguito al drastico mutamento del quadro politico.
- Di ogni erba un fascio (di tutta l'erba un fascio)
- Letteralmente, significa raccogliere tutte le specie di erbe in un solo fascio, senza distinguerle. In senso metaforico, descrive e stigmatizza l'atteggiamento di chi in una disputa o in una conversazione raggruppa tutti i suoi oppositori in un unico insieme confuso e indistinto. L'espressione (di chiara origine contadina) era già attestata da B. Varchi nella sua Grammatica (1807).
- (Di') qualcosa di sinistra
- Citazione dal film di Nanni Moretti Aprile (1998). Il protagonista (lo stesso Moretti), assistendo a un dibattito televisivo tra Silvio Berlusconi e Massimo D'Alema, rimprovera quest'ultimo con queste parole:
- D'Alema dì qualcosa di sinistra, D'Alema dì qualcosa di civiltà, D'Alema dì qualcosa.
- L'espressione è divenuta proverbiale nel lessico politico e giornalistico. Essa sintetizza l'abitudine di molti personaggi politici del centrosinistra italiano a presentarsi come leader moderati e rassicuranti, rischiando però in questo modo di non essere più riconosciuti come esponenti della sinistra vera e propria. Dal nome del film ("Aprile") ha preso il nome anche una corrente interna del partito dei Democratici di Sinistra.
- Di un certo spessore
- Dotato di profondità, non superficiale.
- Domani è un altro giorno
- Citazione dal popolare film Via col vento del 1939: è la battuta finale del film, pronunciata dall'indomita protagonista Rossella O'Hara, interpretata da Vivien Leigh ("Domani è un altro giorno, e si vedrà"). È passata nell'uso comune nel senso di "intanto facciamo così, poi si vedrà", equivalente al francese "que sera sera".
- Dopo di noi il diluvio
- Due di picche
- In molti giochi di carte il due di picche è una carta dal valore praticamente nullo. Prendere il due di picche da qualcuno significa quasi sempre ricevere un rifiuto a una proposta di carattere sentimentale.
- Due pesi e due misure
- Due piedi in una scarpa
- Due piedi in una staffa
- Dura da mandare giù
- Difficile da accettare.
[modifica] E
- E compagnia bella
- Il modo di dire, una variante più colorita dell'espressione "eccetera", ebbe successo soprattutto nel secondo dopoguerra, per l'uso che ne fece Adriana Motti nella sua fortunata traduzione di Catcher in the Rye ("Il giovane Holden"). Nel testo originale di J. D. Salinger, l'espressione "...and all" era estremamente frequente: per evitare le ripetizioni, che avrebbero infastidito i lettori della versione italiana, la Motti ricorse a una lunga serie di perifrasi, tra cui "e tutto quanto", "eccetera eccetera", "e quel che segue", "e via discorrendo" e, appunto "e compagnia bella". In un'intervista ([1]), la Motti afferma di avere ripreso questa e altre espressioni dai suoi nipoti.
- E così vissero per sempre felici e contenti
- Finale tipico delle fiabe.
- Ed è subito sera
- Titolo dei una poesia e di una raccolta di versi di Salvatore Quasimodo del 1942, capolavoro dell'ermetismo italiano. Universalmente adoperata come citazione colta (anche in senso parodico), con lo stesso significato di "Il tempo fugge".
- Editto bulgaro
- Egemonia culturale
- È il male
- ...E io pago
- qualcuno si diverte, sprecando risorse che alla fine toccherà a me pagare. Un'espressione colloquiale molto diffusa, affine nel significato a Paga Pantalone.
- E la luce fu
- Citazione dalle primissime righe della Bibbia:
- Dio disse: «Sia la luce!». E la luce fu. (Genesi, 1,3).
- Elogio sperticato
- Elogio eccessivo, paradossale. La pertica era un'antica unità di misura dei terreni.
- Eminenza grigia
- Con il soprannome di Éminence grise (eminenza grigia in francese) divenne celebre il frate François-Joseph Le Clerc du Tremblay (1577-1638 di Lencloître), segretario del cardinale Richelieu. I contemporanei lo consideravano una delle "menti" del governo di Richelieu, malgrado non rivestisse una carica ufficiale e conducesse una vita ritirata.
- In un primo momento l'appellativo veniva usato per distinguere il frate dall' eminenza rossa, ovvero lo stesso Richelieu, che vestiva il manto dei cardinali. In seguito nell'uso popolare l'espressione eminenza grigia è stata associata al cardinale stesso.
- In generale l' eminenza grigia è una personalità molto potente e poco visibile, che aiuta persone importanti a prendere decisioni o addirittura "trama nell'ombra".
- Eppur si muove
- Errore sesquipedale
- Essere a casa di Dio
- Lo si dice di una località molto lontana.
- Essere alla frutta
- Essere arrivati alla fine della propria esistenza, o delle proprie forze, o delle proprie speranze, o simili. Allude alla frutta come portata finale del pasto.
- Rimanere senza un soldo.
- Essere duro da grattare
- Espressione giovanile gergale che indica l'essere molto ubriaco. Usata molto in Emilia Romagna. Duro da grattare è la similitudine con il formaggio parmigiano reggiano che quando molto duro è adatto ad essere grattugiato sulla pastasciutta.
- Essere d'uopo
- Essere necessario, opportuno.
- Essere in procinto di
- Forma figurata derivata verosimilmente dal latino procintum.
- Questa espressione era composta da pro- (preposizione che significava "davanti") e dal sostantivo cintum, derivato dal verbo "cingere" e che sottintendeva la parola "arma", cioè le armi.
- Il senso che se ne ottiene è: "davanti, con le armi in pugno". Quindi l'espressione indicava un esercito pronto all'attacco. Oggi ha assunto il significato di "apprestarsi a compiere un azione entro brevissimo tempo".
- Essere l'anima della festa
- Essere o non essere
- Essere un pezzo di pane
- Essere una persona estremamente buona. Vedi anche "Buono come il pane".
- Essere un pezzo di ghiaccio
- Rimanere impassibile di fronte a un evento che commuove.
- Età della pietra
- Lungo periodo della preistoria umana, suddiviso tradizionalmente in paleolitico o "della pietra antica", mesolitico "della pietra media" e neolitico "della pietra nuova".
- Età delle caverne
- L'epoca in cui gli uomini vivevano ancora nelle grotte. A volte viene usata in senso parodistico, per alludere a un'epoca molto remota.
- Età mitica delle origini, in cui l'uomo viveva felice, in armonia con sé stesso e con la natura. Il concetto e l'espressione appartengono alla tradizione classica greco-latina, dove questa Età coincideva con il regno di Saturno, padre del padre degli dei in carica, Giove.
- È tutto dire
- È un altro paio di maniche
- È una cagata pazzesca
- È uno sporco lavoro, ma qualcuno lo deve pur fare
- Il detto, diffuso almeno dagli anni cinquanta, è il calco dell'inglese It's a dirty job, but someone's got to do it.
- È vivo e lotta insieme a noi
- Si tratta di uno slogan tipico dei cortei politici, di solito di matrice di estrema sinistra, che viene adoperato per rivendicare la memoria di un defunto. Divenne popolare verso la fine degli anni settanta, soprattutto alla morte dello studente Francesco Lorusso, colpito dalla polizia durante una carica a un corteo a Bologna. È tornato tristemente in auge nel 2001 in seguito alla morte di Carlo Giuliani.
[modifica] F
- Faccia di bronzo
- Una statua di bronzo non può ovviamente cambiare espressione. Ma la locuzione faccia di bronzo non viene adoperata per tutte le persone imperturbabili, bensì soltanto per quelle che riescono a rimanere impassibili nelle situazioni più imbarazzanti, senza arrossire quando vengono pubblicamente offese o sbugiardate. Col significato di "audacia svergognata", la locuzione è attestata già da Niccolò Tommaseo nel suo Dizionario (1865).
- Varianti: Faccia tosta, faccia come il culo.
- Facile come bere un bicchier d'acqua
- Metafora che indica come una certa azione sia (oppure si ritenga) facilissima.
- Fare acqua da tutte le parti
- Fare buon viso a cattivo gioco
- Avere un atteggiamento positivo anche in una situazione sfavorevole, ad esempio per non dare soddisfazione ad un antagonista che vuole mettere il soggetto in difficoltà.
- Fare faville
- Avere successo, essere particolarmente bravi in una attività.
- Fare del cinema
- Mettersi in evidenza in maniera esagerata.
- Fare filotto
- Ottenere risultati positivi in una successione di eventi, come chi vince molte partite consecutive. Deriva dal gioco del biliardo detto "all'italiana" ove "fare filotto" è rappresentato dall'abbattimento di una fila di birilli nella loro tipica disposizione a croce, il ché dona a chi lo effettua, secondo criteri precisi, un buon punteggio.
- Fare il fenomeno
- "Phainómenon",in greco antico è il participio passato del verbo "pháinomai", che significa "io appaio". Chi "fa il fenomeno", si comporta in modo da mettersi in evidenza agli occhi degli altri.
- Fare il portoghese
- Fare la fuga
- Scappare.
- Fare la pelle (a qualcuno)
- Fare l'avvocato del diavolo
- Fare le corna
- Fare le scarpe
- Fare le veci
- Sostituire. Ad esempio i tutori sostituiscono i genitori, facendone le veci.
- Fare lo gnorri, fare il nesci, fare l'indiano
- Far finta di non capire o di non sentire.
- Fare pelo e contropelo
- Torchiare.
- Fare quadrato
- Disporsi tutti insieme in difesa della propria posizione comune. È mutuato dal gergo militare quando, per affrontare un nemico che attacca su più fronti, le fanterie si dispongono in formazione a quadrato, coprendosi vicendevolmente le spalle.
- Fare quattro salti
- Andare a ballare.
- Fare San Martino
- Fare spallucce
- Esprimere ignoranza di un fatto, di un avvenimento.
- Farina del mio sacco
- Indica che ciò che si è elaborato - un'idea, un'opera artistica, un libro - non è stato copiato da nessuno.
- Far fronte (comune)
- Affrontare (insieme e compatti) le difficoltà. Mutuato dal gergo militare in cui i soldati si disponevano in una o più file compatti formando un fronte.
- Far fuori
- Espressione della lingua parlata che può essere usata con due significati: "far fuori un nemico", significa uccidere qualcuno; può però assumere anche un significato metaforico, se riferito ad esempio ad una persona che aspira ad una carica prestigiosa e, avendo un rivale che gli contende il posto, riesce ad eliminarne la concorrenza, con sistemi non necessariamente corretti.
- Far ridere i polli
- Comportarsi in modo ridicolo, suscitando l'ilarità generale.
- Farla finita
- Significa suicidarsi oppure smettere in modo definitivo un'attività o una relazione.
- Farla franca
- Scappare senza essere riconosciuto.
- Farla pagare (cara)
- Espressione che significa "vendicarsi". Es:Gliela farò pagare (cara).
- Farsene una ragione
- Rassegnarsi.
- Farsi in quattro
- Impegnarsi, moltiplicando le proprie forze, per un obiettivo o una persona.
- Far vedere i sorci verdi
- Locuzione entrata nell'uso in seguito alle vittorie di una squadriglia aerea, i "Sorci Verdi", famosa per le imprese nel 1937 e 1938. Entrata nell'uso comune con il senso di stravincere.
- Far venire i nervi
- Innervosire una persona.
- Fasciarsi la testa prima di essersela rotta
- Considerarsi sconfitti prima ancora di affrontare un problema, mostrando quindi un atteggiamento eccessivamente apprensivo.
- Fatti non foste a viver come bruti
- Citazione dal ventiseiesimo Canto dell'Inferno di Dante Alighieri. Nella bolgia dei consiglieri fraudolenti, Ulisse racconta a Dante di avere incoraggiato i suoi compagni a un viaggio nell'oceano sconosciuto, pronunciando un piccolo discorso (orazion picciola):
- Considerate la vostra semenza
- fatti non foste a viver come bruti
- ma per seguir virtute e canoscenza
- L'espressione è divenuta proverbiale: gli uomini, secondo Dante, non sono stati creati da Dio per "vivere come bruti", ma per acquisire "virtù" e "conoscenza".
- Fatti più in là: Spostati un poco.
- Febbre del sabato sera
- La passione di chi va in giro per locali, in particolare modo discoteche; dall'omonimo film il cui protagonista (John Travolta) è un assiduo frequentatore di sale da ballo.
- Fermate il mondo voglio scendere
- Figli della schifosa
- (E noi chi siamo, i) figli della serva (?)
- In Toscana esiste anche una variante essere figliol dell'Emma, di origine incerta.
- Figlio di buona donna
- Figlio di N.N.
- Figlio di nessuno: è l'espressione burocratica con cui viene registrato all'anagrafe un orfano. Viene utilizzato anche come eufemismo, per offendere qualcuno mettendo in dubbio la moralità dei suoi genitori.
- Figli(u)ol prodigo
- L'espressione è derivata dalla Parabola del figlio prodigo, narrata da Gesù e riportata nel Vangelo secondo Luca (15,11-32). Il figliol prodigo è il più giovane di due figli, che si fa consegnare la sua parte di eredità e la dilapida rapidamente, riducendosi in breve tempo a fare il guardiano di porci. Ravvedutosi, decide di tornare dal padre, che lo accoglie con gioia, festeggiandolo con un vitello grasso.
- Il significato evangelico della parabola è chiaro, e denunciato esplicitamente dallo stesso Gesù nel versetto precedente: "C'è gioia davanti agli angeli di Dio per un peccatore che si converte". Oggi si usa spesso l'espressione figliol prodigo (anche con tono bonario e in senso parodico) per descrivere una persona che torna sui suoi passi dopo un sincero pentimento.
- Finché c'è vita c'è speranza
- Finire sul lastrico
- Finta mistica
- Fischiare le orecchie
- Lo si dice quando si ha la sensazione che qualcuno parli male di noi.
- Fiuto per gli affari
- L'abilità istintiva di saper cogliere le occasioni per fare affari.
- Forse non tutti sanno che
- Citazione dal nome di una celebre rubrica del settimanale enigmistico la Settimana Enigmistica, che segnala fatti poco noti (scoperte scientifiche, aneddoti storici, curiosità, etc.). Nel parlato l'espressione viene usata per introdurre un argomento di cui si vuole sottolineare l'originalità o la novità.
- Fortissimamente volli
- Fresco come una rosa
- Frutto del peccato
- Per la morale cattolica, il figlio avuto da una relazione extraconiugale era considerato un frutto del peccato.
- Frutto proibito
- Per antonomasia è la mela che Eva coglie dall'albero. Si estende alla persona o all'oggetto che porta alla perdizione chi lo desidera.
- Fuoco alle polveri
- Fuoco di paglia
- Evento improvviso e sconvolgente che però ha durata molto breve. La paglia incendiata sviluppa subito fiamme molto alte, ma si esaurisce in breve tempo.
- Fuori dal seminato
- Al di fuori di un argomento definito, fuori tema. Vedi anche Uscire dal seminato.
- Fuori di testa
- Essere ubriaco o pazzo a tal punto da non ragionare.
- Fuori di melone
- Essere ubriaco o pazzo a tal punto da non ragionare, il melone rappresenta in questo caso la testa, la scatola cranica.
- Furbetti della Marina
- Furbetti del quartierino
- Un gruppo costituito da individui che si considerano astuti e potenti, ma che non riescono a dissimulare la loro grettezza provinciale.
- Fu vera gloria?
[modifica] G
- Galeotto fu
- Gambe in spalla
- L'atteggiamento di chi si dà a una fuga precipitosa.
- Garantito al limone
- Un tempo assai diffuso ma ormai desueto, deriva da un vecchio spot pubblicitario di un detersivo per piatti.
- Gatta ci cova
- Dietro l'apparente tranquillità, qualcosa sta succedendo.
- Gatta da pelare
- Un lavoro noioso e difficile.
- Gatta morta
- Comportarsi con indifferenza sorniona, fingersi ingenuo e distratto per non destare i sospetti dell'avversario e giocarla d'astuzia. Come fanno i gatti in agguato, che fingono di dormire ma che al momento buono balzano e ghermiscono l'incauto uccellino che si e' avvicinato troppo.
- Gatto di marmo
- Gelare il sangue nelle vene
- Provocare improvviso terrore.
- Gettare acqua sul fuoco
- Chi getta acqua sul fuoco, lo fa per tentare di spegnerlo.
- Allo stesso modo, usando la frase come metafora, si intende dire che qualcuno sta cercando di placare una lite o di porre rimedio ad una situazione imbarazzante.
- Gettare benzina sul fuoco
- È una versione più recente della locuzione tradizionale gettare (o versare) l'olio sul fuoco, e ha ormai quasi soppiantato la frase originale. Il senso della metafora è chiaro: chi "getta benzina", lungi dall'essere interessato a placare un litigio o una polemica, ha invece intenzione di ravvivarlo. Altre varianti: aggiungere legna al fuoco e soffiare sul fuoco.
- Gettare fango su
- Screditare, parlar male di qualcuno, qualche cosa.
- Gettare il bambino con l'acqua sporca
- L'espressione proverbiale stigmatizza l'atteggiamento di chi, comportandosi avventatamente, perde qualcosa di prezioso che doveva conservare: al modo di un'ipotetica madre che distrattamente gettasse via il bambino insieme all'acqua adoperata per lavarlo.
- Gettare la spugna
- Arrendersi. Deriva dal gergo del pugilato quando per arrendersi all'avversario si gettava simbolicamente la spugna usata dai "secondi" per lavare le ferite del combattimento (oggi si usa gettare sul ring un asciugamano).
- Giorni della merla
- Girare il coltello nella piaga
- Giura di dire la verità, tutta la verità e nient'altro che la verità?
- Giuro sulla testa dei miei figli
- Si usa fare questo tipo di affermazione, per dare prova del fatto che ciò che si sta per dire è la pura verità, tanto da mettere a rischio la decapitazione dei nostri figli; questo dovrebbe dare prova a chi ascolta della sincerità di chi giura.
- Gli anni verdi
- Gola profonda
- In origine l'espressione inglese "Deep Throat" era il titolo di un film, il primo mediometraggio di genere pornografico, realizzato nel 1972 da Gerard Damiano.
- Il termine assume un significato completamente diverso nell'estate 1972, con lo scoppio dello scandalo Watergate: "Gola Profonda" (Deep Throat) era infatti il nome in codice usato dai cronisti del Washington Post, Carl Bernstein e Bob Woodward per indicare una loro fonte, la cui identità sarebbe stata rivelata solo nel 2005 (si trattava di William Mark Felt, numero due dell'FBI).
- Da allora il termine Gola Profonda contraddistingue per antonomasia tutte le fonti che i giornalisti decidono di non divulgare e, in generale, le persone che "parlano troppo".
- Grande vecchio
- Grande fratello
- La complessa storia di questa espressione nasce con la traduzione italiana del romanzo 1984, di George Orwell (1948), ambientato in un futuro totalitario in cui il Big Brother, "Grande Fratello" (caricatura dei dittatori europei del Novecento), è leader incontrastato di un regime basato sul controllo delle coscienze.
- Uno degli slogan più celebri del romanzo è "Il grande fratello ti guarda": in effetti il romanzo prevedeva la futura diffusione capillare dei televisori, non soltanto come strumento di intrattenimento, ma anche di controllo: i televisori di 1984 funzionano anche come telecamere che spiano i "cittadini" e non possono mai essere spente. In realtà la traduzione effettiva del vocabolo contenuto nel libro sarebbe "Fratello Maggiore".
- Negli anni successivi l'espressione Grande Fratello diventa così sinonimo di "società del controllo": sinistra prefigurazione di un potere che è in grado di usare la tecnologia per penetrare nella privacy dei cittadini.
- Alla fine degli anni novanta, l'espressione Big Brother dà nome a un format televisivo rivoluzionario: il reality show. In pratica, si tratta di una diretta tv non stop di un ambiente chiuso dove un gruppo di persone non può sottrarsi all'occhio del "Grande Fratello", cioè della videocamera. Il format televisivo debutta in Italia nel 2001, ed è subito un grande successo.
- Oggi l'espressione viene spesso usata per alludere al reality show, e di conseguenza ha perso parte del significato originario.
- Grilli per la testa
- Relativamente a idee e pensieri di qualcuno, idee poco chiare e limpide e tali da rendere inaffidabile la persona che se ne faccia portatore.
- Grillo parlante
- È il personaggio de Le avventure di Pinocchio di Carlo Collodi, che cerca di richiamare il protagonista sulla retta via (in psicologia può essere considerato come un'originale rappresentazione del super ego). Per la sua insistenza, il grillo risulta poco simpatico sia al protagonista che ai lettori. Nell'italiano colloquiale e giornalistico il "grillo parlante" è un personaggio che insiste a raccontare le verità più spiacevoli.
- Groviglio di vipere
- Gusto pieno della vita
- Espressione entrata nell'italiano colloquiale da uno spot pubblicitario degli anni ottanta, reclamizzante un amaro alle erbe.
[modifica] H
- Hai voluto la bicicletta? Pedala!
- Domanda metaforica e retorica che si pone a chi mostra segni di insofferenza per un oggetto che, in precedenza, ha voluto con tanta insistenza. Il senso può estendersi anche ad azioni svolte o anche a circostanze in cui si trova il soggetto stesso che le ha provocate.
- Hai visto mai
- Espressione utilizzata all'inizio di frase per dare un avvertimento. Es: Stai attento! Hai visto mai incontri qualche maniaco!
- "Ne ho viste delle belle". Citazione da Blade Runner.
- Houston, abbiamo un problema
- Frase tratta dalla cronaca dell'esplorazione spaziale: l'Apollo 13 fu una sfortunata missione spaziale americana facente parte del programma Apollo. Sarebbe dovuta essere la terza missione a sbarcare sulla Luna, invece è diventata celebre per il guasto che impedì l'allunaggio e rese assai difficoltoso il rientro sulla Terra. Il guasto fu annunciato il 13 aprile 1970 dagli astronauti alla base della NASA a Houston (Texas) con la frase "Houston, abbiamo un problema" (in realtà la frase realmente pronunciata dall'astronauta John Swigert fu "Okay, Houston, we've had a problem here" ("OK, Houston, qui abbiamo avuto un problema").
- L'espressione (che in un primo momento fu effettivamente sottovalutata dai responsabili della missione a terra) è un classico esempio di understatement, e viene ancora usata per indicare in modo ironico l'insorgenza di una difficoltà improvvisa e dagli esiti difficilmente prevedibili.
[modifica] I
- Idem con patate