Convergenze parallele

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"Convergenze parallele" è un'espressione della lingua italiana e in particolare del lessico politico e politichese.

Ossimoro e paradosso[modifica | modifica sorgente]

Dal punto di vista retorico, l'espressione è un ossimoro, perché nasce dall'accostamento di due parole in antitesi. Le convergenze parallele sono infatti un paradosso. Nella comune intuizione geometrica, e nella geometria euclidea, due rette parallele non possono convergere: nel piano, infatti due rette si dicono parallele proprio quando sono prive di punti in comune, cioè quando non si intersecano.

In geometria iperbolica, il concetto di parallelismo è tale per cui vi è il caso che due rette parallele convergano e si incontrino all'infinito.

Politica[modifica | modifica sorgente]

L'espressione è spesso usata per indicare che a due partiti o movimenti può capitare di convergere su alcuni punti, pur mantenendo una sostanziale coerenza con le rispettive (e differenti) culture e linee politiche.

Aldo Moro e il compromesso storico[modifica | modifica sorgente]

Si tratta di un'espressione d'autore, storicamente attribuita ad Aldo Moro, che, verosimilmente, trae origine da un discorso pronunciato nell'ambito del congresso di Firenze della Democrazia Cristiana del 1959, inerente alla politica delle alleanze. L'affermazione secondo cui "in tale direttrice diviene indispensabile progettare convergenze di lungo periodo con le sinistre, pur rifiutando il totalitarismo comunista" ha dato spunto al concetto delle convergenze parallele.

La locuzione è considerata un'epitome della carriera politica di Moro (sempre rivolta alla ricerca del compromesso), tanto da aver dato titolo a un libro dedicato a lui. In realtà a tutt'oggi non è chiaro quando Moro abbia pronunciato questa espressione: alcuni (tra cui Corrado Guerzoni, stretto collaboratore e biografo di Moro, e Mino Martinazzoli, ex collega di partito) considerano l'attribuzione a Moro una leggenda urbana. Si noti che la frase sopra citata si riferiva alla collaborazione con il PSI, che dal 1956 portava avanti una politica autonomista, nettamente distaccandosi dall'URSS e dal PCI, il che avvalora la tesi della leggenda metropolitana.

L'espressione è presente nel linguaggio politico per tutti gli anni sessanta e soprattutto settanta del millenovecento, quando è stata frequentemente utilizzata per descrivere il processo di avvicinamento tra DC e PCI, noto anche come compromesso storico.

Assunta a rappresentazione del politichese tipico della Prima repubblica, che a volte raggiungeva livelli di astrattezza tali da rasentare il puro surrealismo, in questo senso è stata anche usata con intento parodistico.

Varianti[modifica | modifica sorgente]

  • Parallele convergenti
  • Convergenti parallele

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]