Parodia

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La parodia - dalla lingua greca παρῳδία parà (παρα, simile) e odè (ᾠδή, canto) - è l'imitazione di uno stile letterario, musicale o artistico destinata a essere riconosciuta come tale[1] o anche l'imitazione caricaturale di un quantomeno noto personaggio esistente o fittizio.[1]

In un'accezione più comune tale rielaborazione avviene in chiave comica o più spesso farsesca. Si può distinguere la parodia di opere specifiche, di autori e di generi letterari.

Uno degli esempi più antichi è la Batracomiomachia (La battaglia dei topi e delle rane), parodia del poema epico.

Negli ambienti goliardici, dal medioevo ai giorni nostri, è comune la parodia "dotta", si pensi ai poemetti burleschi novecenteschi Ifigonia (che rimanda all'Ifigenia di Euripide) e Il processo di Sculacciabuchi (imitazione scurrile di un procedimento penale). Un esempio contemporaneo di questa parodia dotta è il personaggio di P. D. Q. Bach, creato da Peter Schickele.

Tra le parodie musicali, una delle più famose è il Divertimento musicale K.522 di Wolfgang Amadeus Mozart, noto come "Ein musikalischer Spaß".

Parodia ed elementi parodistici[modifica | modifica wikitesto]

La parodia ripropone elementi del modello testuale che riutilizza, stravolgendoli oppure portandoli all'assurdo. In questo senso può essere simile alla satira, che però preferisce dei bersagli sociali e non testuali. Secondo il pensatore russo Michail M. Bachtin la parodia è un procedimento letterario attraverso il quale avviene "lo scoronamento dell'eroe". Esso non è, per questo, un sottogenere, al contrario, presuppone la perfetta conoscenza dell'opera da "scoronare" da parte dell'autore e anche del lettore, per essere veramente efficace.

In molti esempi di parodia farsesca, il gioco è scoperto: opere letterarie o film famosi vengono riproposti in forma stravolta sin dal titolo.

Nelle parodie moderne e contemporanee vengono presi di mira "miti" o personaggi famosi della letteratura (Sherlock Holmes, James Bond, ...) e quindi in un certo senso la parodia conferma la fama dell'originale. Per questo, spesso la parodia è considerata un "genere derivato" o "sottogenere".

Tuttavia, elementi parodistici possono essere presenti in opere di respiro più vasto: il Don Chisciotte si presenta inizialmente come parodia dei romanzi cavallereschi ma va ben oltre. I viaggi di Gulliver, opera di satira, presentano nel viaggio a Laputa parodie delle scienze dell'epoca; Alice nel Paese delle Meraviglie, di Lewis Carroll, contiene anche parodie di poesie pedagogiche del periodo vittoriano.

Quindi, elementi parodistici possono venire utilizzati in opere che non sono strettamente parodie. In alcune produzioni artistiche contemporanee (si parla di post-moderno) spesso si riutilizzano e si riassemblano elementi di lavori preesistenti, noti alla sensibilità del pubblico, in modo affine alla parodia, anche senza elementi di satira. [senza fonte]

Generi parodistici[modifica | modifica wikitesto]

Letteratura[modifica | modifica wikitesto]

Secondo eminenti studiosi della scrittura (primo tra tutti, Umberto Eco) le parodie letterarie sono non soltanto divertimento intellettuale, ma esercizio di esplorazione e forma di conoscenza. Una precisa illustrazione della "poetica del pastiche" si può trovare nell'Elogio di Franti, dove si parla del Riso come di una estrema prova del nove di fronte alla quale quello che merita di resistere resiste, e ciò che era caduco cade. Parodiare, per Eco, è un modo per pulire le candele e il carburatore della macchina culturale, e anche una testimonianza d'affetto e di fiducia, giustiziera, veleno e medicina a un tempo, forse un serio e responsabile dovere intellettuale[2].

Nella storia della scrittura, sono numerose le opere letterarie classificabili come parodie. Già il Satyricon di Petronio può essere considerato imitazione in chiave comica del tipico romanzo greco ellenistico, pur configurandosi come un lavoro ben più complesso di una semplice parodia. Sempre in epoca classica troviamo la già citata Batracomiomachia.

Autori di parodie più vicini a noi[noi chi ?] nel tempo sono (in ordine cronologico):

Il Codice Gianduiotto, Parodia del Codice da Vinci.

Tra gli autori contemporanei che tra le loro opere hanno prodotto anche parodie, sono senz’altro da citare:

Il fatto stesso che a cimentarsi nella parodia siano stati, negli anni, letterati di prima grandezza, mette in luce la difficoltà, il rischio e l'importanza dello scrivere "alla maniera di". Di fatto, in letteratura la parodia non è stata quasi mai solo strumento di humour. Spesso, al contrario, si è rivelata anche occasione di analisi, perché attraverso l'imitazione irrispettosa il testo originale svela più facilmente i propri automatismi, le sue rughe, i suoi manierismi. Esaminando le tecniche e gli approcci utilizzati nelle parodie, Almansi e Fink affermano che esistono diversi modi di organizzare un falso letterario: c'è il “falso perverso” che gronda malizia, il “falso consacrante” in cui l'ammirazione si fa atto dissacrante pur affermando i diritti di uno stile ormai diventato modello e codice, il “falso innocente” in cui l'autore mostra la propria debolezza di manierista maldestro, il “falso sperimentale”, dove più che imitare qualcuno si imita il movimento stesso della letteratura, e si intravedono terre incognite dello stile. Il tutto in un vortice di odi e di amori, in un gioco di specchi così complesso e avvolgente da domandarsi se tutta la storia della letteratura non sia in effetti un falso continuo che si esercita sulla letteratura precedente[3].

Altri esempi di parodie letterarie possono essere trovate su siti che offrono la versione digitale dei classici della letteratura e consigli su come operare sostituzioni comicamente efficaci con l'aiuto di un qualsiasi programma di gestione elettronica di un testo.

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Il regista Mel Brooks ha prodotto vari film parodistici:

I film di Gianni e Pinotto sono spesso parodie del genere horror.

Esistono vere e proprie saghe parodistiche, come

In Italia, attori coinvolti in parodie sono stati tra gli altri. Totò, Ugo Tognazzi, Raimondo Vianello, Walter Chiari, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Tra i titoli compaiono

Anche Ezio Greggio ha prodotto un film parodico:

Esistono anche casi di parodia anche all'interno dei film di animazione, come nel caso de "Il re Leone 3 - Hakuna Matata", terzo film de la saga de Il re leone. Il film, infatti, è una riproposizione degli avvenimenti del primo film, dal punto di vista comico e dissacrante di Timon e Pumbaa (personaggi comici apparsi anche nei film precedenti, ma solo come personaggi secondari, mentre qui invece sono i protagonisti veri e propri), e rivelando dettagli sconosciuti al pubblico prima d'ora. Questo film, inoltre, è un raro caso di autoparodia, in quanto è stato realizzato con gli stessi autori e con lo stesso cast del film originale.

Talvolta la parodia si limita al titolo, come nel caso di numerosi film pornografici: è il caso, ad esempio, di L'albero delle zoccole (parodia de L'albero degli zoccoli di Ermanno Olmi), Alì Babà e i 40 guardoni (parodia della celebre novella delle Mille e una notte), Il cielo sopra il pompino (film Il cielo sopra Berlino), Io speriamo che me la chiavo (libro e film Io speriamo che me la cavo), Eiaculazione da Tiffany (libro e film Colazione da Tiffany), L'importanza di chiavarsi Ernesto (commedia L'importanza di chiamarsi Ernesto), Profondo rotto (film Profondo rosso), Presunto impotente (libro e film Presunto innocente) e molti altri.

Alla fine degli anni ottanta è nata una nuova forma di parodia, quella del ridoppiaggio dei film e delle serie televisive.

Film ridoppiati[modifica | modifica wikitesto]

Esistono anche film ridoppiati in cui vengono registrati nuovi dialoghi con intenti farseschi, modificando la trama e i nomi di un film, questi ultimi spesso con vocaboli assonanti a quelli originali ma dotati di significato comico, come ad esempio: Lo svarione degli Anelli, parodia del Signore degli Anelli; Star Whores, parodia di Star Wars; Puttanic, parodia di Titanic, Harry Fotter, parodia di Harry Potter, ecc.

Musica[modifica | modifica wikitesto]

Il termine parodia ha un significato profondamente differente qualora ci si riferisca alla musica colta o alla musica pop.

Nel primo caso, Parodia indica la trascrizione di un brano musicale con la sostituzione dell'orchestrazione e/o del testo cantato. Celebre parodia è il Salmo 51 BWV 1083 di Johann Sebastian Bach, che riutilizza la musica dello Stabat Mater di Pergolesi. In questo genere di parodia, non vi è alcun intento satirico, anzi, si tratta, in genere, di testimonianze di sincera ammirazione fra autori.

Nel campo della musica pop o rock, invece vi sono gruppi che non nascondono il loro intento satirico, spesso partendo dal nome stesso della band. Cantano canzoni celebri, remixate o cantate con un testo diverso talvolta solo a fine goliardico.

Artisti musicali celebri[modifica | modifica wikitesto]

Una forma parodistica consiste nel riproporre, con testi alterati e finalità satiriche, successi di artisti famosi. Alcuni esempli di questo genere sono:

Un'altra forma di parodia, forse più raffinata, consiste nel riarrangiare in un determinato stile i brani celebri che si eseguono. In questo caso non sempre l'intento è satirico (talvolta si tratta di genuine manifestazioni di ammirazione per l'artista in questione), e quando l'effetto satirico è ricercato, esso si concretizza nel senso di spiazzamento che produce l'ascolto di un brano celebre in un contesto musicale totalmente differente.

Fumetto[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Le Grandi Parodie Disney.

Internet[modifica | modifica wikitesto]

Videogiochi[modifica | modifica wikitesto]

Esistono anche videogiochi creati con il preciso intento di parodiare altre opere videoludiche, film o telefilm. Tra questi si annoverano:

  • The X-Fools, parodia del popolare telefilm X-Files;
  • Star Warped, videogioco satirico basato su Star Wars;
  • Pyst, versione in chiave umoristica della serie di videogame Myst.
  • Conker's Bad Fur Day, quasi interamente costruito su parodie di film famosi.

La parodia nelle culture popolari[modifica | modifica wikitesto]

A livello dialettale, in Italia, va ricordata la zirudella del dialetto bolognese, particolare componimento umoristico.

Parodia e diritto d'autore[modifica | modifica wikitesto]

La direttiva 2001/29/CE[4] del Parlamento europeo, (GU n. L 167 del 22/06/2001), estratto dall'articolo 5, enuncia:

« Sono esentati dal diritto […] gli atti di riproduzione […] privi di rilievo economico proprio che sono […] parte integrante e essenziale di un procedimento tecnologico […] »

in particolare al paragrafo 3 lettera K

« quando l'utilizzo avvenga a scopo di caricatura, parodia o pastiche. »

Questa legge liberalizza la riproduzione, la distribuzione e il diritto di comunicazione al pubblico di un'opera parodiata senza scopo di lucro e senza dover sottostare ai diritti d'autore già esistenti.

In realtà il tema è molto più complicato, ci sono diverse altre leggi e articoli volti a tutelare l'autore di un'opera creativa ma anche il libero pensiero altrui, ci sono alcune eccezioni e casi limite. Ci sono addirittura diverse scuole di pensiero.

In Italia[modifica | modifica wikitesto]

L'articolo 21[5] della Costituzione Italiana afferma che

« Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione »

È dunque assicurato il diritto di satira e la libertà di creare parodie e di esprimersi. Ovviamente questo diritto di esprimere il proprio pensiero trova un limite nel rispetto dei diritti altrui (diritto d'autore per esempio). Il Codice Penale, infatti, punisce l'offesa, la calunnia e nei casi più gravi (pornografia, diffamazione e istigazione a delinquere) è previsto il sequestro sotto il controllo della magistratura.

Dalla legge 22 aprile 1941, n. 633 (G. U. n. 166 del 16 luglio 1941), si può citare l'articolo 70[6] che concede la libertà di riassumere, citare, riprodurre brani o parti di opere e la loro comunicazione al pubblico, anche qui entro alcuni limiti:

  • devono essere effettuati per uso di critica o di discussione;
  • non devono costituire concorrenza all'utilizzazione economica dell'opera;
  • se effettuati per fini di insegnamento o di ricerca scientifica, non devono avvenire a scopi commerciali e quindi di lucro;
  • non può essere ripresa l'opera nella sua totalità, ma solo una parte di essa.

Sempre dalla legge citata, l'articolo 3[7] dichiara:

« Le opere collettive, costituite dalla riunione di opere o di parti di opere, che hanno carattere di creazione autonoma, come risultato della scelta e del coordinamento ad un determinato fine […] artistico, […] sono protette come opere originali, indipendentemente e senza pregiudizio dei diritti di autore sulle opere o sulle parti di opere di cui sono composte. »

Nel campo della parodia questa legge risulta particolarmente importante in quanto indica, che un'opera creata, unendo altre opere o parti di esse, è da considerarsi autonoma qualora fosse il risultato di una scelta artistica e protetta senza pregiudizio su altri diritti d'autore già esistenti.

Dal testo Il figlio di Iorio di Eduardo Scarpetta (parodia di La figlia di Iorio, di Gabriele D'Annunzio) scaturì il primo processo italiano inerente in diritto d'autore e può essere preso come esempio.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Il figlio di Iorio.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Definizione dalla Treccani.it. URL consultato il 29-04-2011.
  2. ^ Umberto Eco, Diario Minimo, Mondadori 1963
  3. ^ Guido Almansi e Guido Fink, Quasi come, Bompiani 1989
  4. ^ Direttiva 2001/29/CE art. 5. URL consultato il 29-04-2011.
  5. ^ L. costituzionale 21 Parte I - Diritti e doveri dei cittadini, Titolo I - Rapporti civili. URL consultato il 29-04-2011.
  6. ^ art. 70 legge n. 633/1941. URL consultato il 29-04-2011.
  7. ^ art. 3 legge n. 633/1941. URL consultato il 29-04-2011.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • M. Bonafin, Contesti della parodia. Semiotica, antropologia, cultura medievale, Torino, UTET, 2001. ISBN 978-8877506443
  • D. Sangsue, La parodia, Roma, Armando, 2006. ISBN 9788883582721
  • A. Bernardelli, La rete intertestuale. Percorsi tra testi, discorsi e immagini, Morlacchi, 2010 ISBN 9788860743459

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