Totò

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
bussola Disambiguazione – Se stai cercando altri significati del termine, vedi Toto e De Curtis.
« Al mio funerale sarà bello assai perché ci saranno parole, paroloni, elogi, mi scopriranno un grande attore: perché questo è un bellissimo paese, in cui però per venire riconosciuti qualcosa, bisogna morire. »
(Franca Faldini, citando le parole del compagno Totò[1])
Antonio De Curtis, in arte Totò
Antonio De Curtis, in arte Totò
Firma di Totò
Firma di Totò

Totò, pseudonimo di Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio,[2] più semplicemente Antonio De Curtis (Napoli, 15 febbraio 1898Roma, 15 aprile 1967), è stato un artista italiano. Attore simbolo dello spettacolo comico in Italia, soprannominato «il principe della risata», è considerato, anche in virtù di alcuni suoi ruoli drammatici, uno dei maggiori interpreti nella storia del teatro e del cinema italiani,[3][4][5][6][7] campi dove si affermò particolarmente, ma si distinse anche al di fuori della recitazione, lasciando contributi come drammaturgo, poeta, paroliere, cantante.

Nato Antonio Vincenzo Stefano Clemente[8][9] da Anna Clemente (Palermo, 2 gennaio 1881 - Napoli, 23 ottobre 1947) e dal marchese Giuseppe De Curtis (Napoli, 12 agosto 1873 - Roma, 29 settembre 1944), fu adottato nel 1933 dal marchese Francesco Maria Gagliardi Focas.[10][11][12]

Maschera nel solco della tradizione della commedia dell'arte, accostato a comici come Buster Keaton e Charlie Chaplin,[13][14][15][16] ma anche ai fratelli Marx e a Ettore Petrolini;[17][18] adoperò una propria unicità interpretativa, che risaltava sia in copioni puramente brillanti, sia in parti più impegnate, sulle quali puntò soprattutto verso la fine della carriera.

Totò spaziò dal teatro, con oltre cinquanta titoli, al cinema, con 97 film interpretati dal 1937 al 1967, e alla televisione. I suoi film, visti da oltre 270 milioni di spettatori[19][20] (un primato nella storia del cinema italiano[21][22][23]), riscuotono ancora oggi grande successo, e talune sue battute e gag sono diventate perifrasi entrate nel linguaggio comune.[24][25][26] Concluse la sua vita in condizioni di quasi cecità, per una grave forma di corioretinite probabilmente aggravata dalla lunga esposizione ai fari di scena.[27]

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Lo «scugnizzo» del rione Sanità[modifica | modifica wikitesto]

« Signori si nasce e io lo nacqui, modestamente! »
(Totò, dal film Signori si nasce)

Totò nacque il 15 febbraio 1898 nel rione Sanità (un quartiere considerato il centro della “guapperia” napoletana[28]), in via Santa Maria Antesaecula al secondo piano del civico 109,[28][29][N 1] da una relazione clandestina di Anna Clemente con Giuseppe De Curtis che, in principio, per tenere segreto il legame, non lo riconobbe, risultando dunque per l’anagrafe "Antonio Clemente, figlio di Anna Clemente e di N.N."[30][21][31][28]

Nato Antonio Clemente, ma conosciuto nel suo quartiere con il nomignolo di "Totò", che gli fu attribuito dalla madre.[30][28] Qui fotografato all'età di otto anni[32]
MarchesedeCurtis.jpg AnnaClemente.jpg
Il marchese Giuseppe De Curtis, il padre di Totò che, inizialmente, non lo riconobbe come figlio naturale[31][28] Anna Clemente, la madre, che tentò di introdurlo come sacerdote. «Meglio ‘nu figlio prevete ca ‘nu figlio artista», affermava[33][32]
Totò durante il servizio militare, nel 1918

Solitario e di indole malinconica,[34] crebbe in condizioni estremamente disagiate e fin da bambino dimostrò una forte vocazione artistica che gli impediva di dedicarsi allo studio, cosicché dalla quarta elementare fu retrocesso in terza.[31] Ciò non creò in lui molto imbarazzo, anzi intratteneva spesso i suoi compagni di classe con piccole recite, esibendosi con smorfie e battute.[31] Il bambino riempiva spesso le sue giornate osservando di nascosto le persone, in particolare quelle che gli apparivano più eccentriche, cercando di imitarne i movimenti, e facendosi attribuire così il nomignolo di «'o spione».[24] Questo suo curioso metodo di "studio" lo aiutò molto per la caratterizzazione di alcuni personaggi interpretati durante la sua carriera.[24]

Terminate le elementari, venne iscritto al collegio Cimino, dove per un banale incidente con uno dei precettori, che lo colpì involontariamente con un pugno, il suo viso subì una particolare conformazione del naso e del mento; un episodio che caratterizzò in parte la sua "maschera".[24] Nel collegio non fece progressi, decise di abbandonare prematuramente gli studi senza ottenere perciò la licenza ginnasiale.[35] La madre lo voleva sacerdote,[31] in un primo tempo dovette quindi frequentare la parrocchia come chierichetto, ma incoraggiato dai primi piccoli successi nelle recite in famiglia (chiamate a Napoli «periodiche»)[12] e attratto dagli spettacoli di varietà, nel 1913, ancora in età giovanissima, iniziò a frequentare i teatrini periferici esibendosi - con lo pseudonimo di "Clerment" -[11] in macchiette e imitazioni del repertorio di Gustavo De Marco, un interprete napoletano dalla grande mimica e dalle movenze snodate, simili a quelle d'un burattino.[36][12] Proprio su quei palcoscenici di periferia incontrò attori come Eduardo De Filippo, Peppino De Filippo e i musicisti Cesare Andrea Bixio e Armando Fragna.[37]

Durante gli anni della prima guerra mondiale si arruolò volontario nel Regio Esercito venendo assegnato al 22º Reggimento fanteria, rimanendo di stanza dapprima a Pisa e poi a Pescia.[38] Venne quindi trasferito al CLXXXII Battaglione di milizia territoriale, unità di stanza in Piemonte, ma destinate a partire per il fronte francese.[39] Alla stazione di Alessandria, il comandante del suo battaglione lo armò di coltello e lo avvertì che avrebbe dovuto condividere i propri alloggiamenti in treno con un reparto di soldati marocchini dalle strane e temute abitudini sessuali. Totò a quel punto, terrorizzato, fu colto da malore[34] (secondo alcune voci improvvisò un attacco epilettico) e venne ricoverato nel locale ospedale militare, evitando così di partire per la Francia.[40] Rimasto in osservazione per breve tempo, quando fu dimesso dalle cure ospedaliere venne inserito nell'88º Reggimento fanteria "Friuli" di stanza a Livorno;[41] proprio in quel periodo subì continui soprusi e umiliazioni da parte di un graduato; da quell'esperienza nacque il celebre motto dell'attore: «Siamo uomini o caporali?».[41][42][34]

I primi esordi e il variété[modifica | modifica wikitesto]

Dopo il servizio militare, avrebbe dovuto fare l'ufficiale di marina ma, non digerendo la disciplina,[43] scappò di casa per esibirsi ancora come macchiettista; venne scritturato dall'impresario Eduardo D'Acierno (diventò poi celebre la macchietta de Il bel Ciccillo, riproposta nel 1949 nel film Yvonne la nuit) e ottenne un primo successo alla Sala Napoli, locale minore del capoluogo campano, con una parodia della canzone di E. A. Mario Vipera, intitolata Vicolo,[44] che aveva sentito recitare dall'attore Nino Taranto al teatro Orfeo e che chiese allo stesso se poteva "rubargliela".[45]

All'inizio degli anni '20 il marchese Giuseppe De Curtis riconobbe Totò come figlio e regolarizzò la situazione familiare sposandone la madre.[31][46][12] Riunita, la famiglia si trasferì a Roma, ove Totò, con la disapprovazione totale dei genitori, fu scritturato come "straordinario"[47] - cioè un elemento da utilizzare occasionalmente e senza nessun compenso - nella compagnia dell'impresario Umberto Capece, un reparto composto da attori scadenti e negligenti.[48] Si affacciò così alla commedia dell'arte e guadagnò un particolare apprezzamento del pubblico impersonando sul palco l'antagonista di Pulcinella.[48] Tuttavia, il giovane si sacrificava non poco per raggiungere il teatro: dal momento che non aveva i soldi neanche per un biglietto del tram, doveva partire da Piazza Indipendenza per arrivare a Piazza Risorgimento, che si trovava dall'altra parte della città; a tal proposito, nella stagione invernale, chiese qualche moneta all'impresario Capece che, in modo esageratamente brusco e inaspettato, lo esonerò e lo sostituì all'istante con un altro "straordinario".[48][49] L'episodio fu un duro colpo per Totò, che rimase esterrefatto e dopo aver raccolto i suoi effetti si allontanò a malincuore dal teatro.[48] In quel breve periodo di disoccupazione, Totò piombava nello sconforto totale, il suo morale si alzava solo quando riusciva a racimolare qualche soldo esibendosi in piccoli locali; nel corso di quelle esperienze, decise di puntare al genere teatrale a lui più congeniale: il varietà (variété, nella declinazione francese).[36] Progettò di presentarsi al capocomico napoletano Francesco De Marco (famoso per delle stravaganti esibizioni teatrali), ma ebbe un ripensamento - causa probabilmente l'insicurezza - all'ultimo minuto.[36]

Verso la fine degli anni Venti

L'attore iniziò a ponderare l'idea di esibirsi da solo e dunque decise di mantenere come modello d'ispirazione Gustavo De Marco (omonimo, ma non parente del capocomico Francesco), che Totò, esercitandosi davanti allo specchio, riusciva ad imitare senza particolari sforzi.[36] Appena sentitosi pronto, decise di tentare al Teatro Ambra Jovinelli, che al tempo era la massima rappresentazione dello spettacolo di varietà, dove erano passati artisti come Ettore Petrolini, Raffaele Viviani, Armando Gill, Gennaro Pasquariello, Alfredo Bambi e lo stesso De Marco.[36] Emotivamente teso, si presentò al titolare del teatro, Giuseppe Jovinelli, un uomo rude conosciuto e rispettato per un suo passato scontro con un piccolo boss della malavita locale. Il breve colloquio andò inaspettatamente bene e Totò, per sua gioia e incredulità, venne preso.[36] Debuttò con tre macchiette di De Marco: Il bel Ciccillo, Vipera e Il Paraguay, che ebbero un buon successo di pubblico e un impensabile entusiasmo da parte di Jovinelli.[36] Il comico firmò un contratto prolungato col titolare, che lo usò spesso in varie parti dello spettacolo e che organizzò addirittura un finto match tra lui e il pugile Oddo Ferretti.[36][N 2]

Il consenso del pubblico ottenuto al teatro non compensava però lo stile di vita dell’artista: la paga era molto bassa e non poteva neanche permettersi abiti eleganti e accessori raffinati (ai quali lui teneva molto) o un taglio di capelli caratteristico, con le basette come quelle di Rodolfo Valentino.[50] In quell’arco di tempo fece appunto amicizia con un barbiere, Pasqualino, il quale, avendo conoscenze in campo teatrale e impietosito dalle ristrettezze economiche del giovane, riuscì a farlo scritturare da Salvatore Cataldi e Wolfango Cavaniglia, i proprietari del Teatro Sala Umberto I.[50]

Giuseppe Jovinelli fu il primo a credere nel talento comico di Totò

Totò rinnovò il suo corredo teatrale (che fino a quel momento era composto da un singolo abito di scena sempre più consumato): una logora bombetta, un tight troppo largo, una camicia lisa con il colletto basso, una stringa di scarpe per cravatta, un paio di pantaloni corti e larghi a zompafosso, calze colorate e comuni scarpe basse e nere.[12][51] La sera dell'esordio l’attore diede il meglio di sé, lasciandosi andare in mimiche facciali, piroette, doppi sensi e le immancabili macchiette di Gustavo De Marco. Tra grida di bis ed applausi,[50] l’esperienza al salone Umberto I segnò per Totò l’affermazione definitiva nello spettacolo di varietà.[51]

« ... bazzecole, quisquilie, pinzellacchere! »
(Un modo di dire tipico di Totò)

Tra il 1923 e il 1927 si esibì nei principali caffè-concerto italiani, facendosi conoscere anche a livello nazionale.[51] Grazie ai maggiori guadagni, poté finalmente permettersi di vestire abiti eleganti e di curare maggiormente il suo aspetto fisico, con i capelli impomatati e le desiderate basette alla Rodolfo Valentino;[52] fu un periodo roseo soprattutto per quanto riguarda le donne, con le quali ebbe una serie di avventure (per lo più con sciantose e ballerine), tanto che acquisì presto il titolo di un vero «sciupafemmene».[52] Prima di iniziare un suo spettacolo, sbirciava sempre tra il pubblico alla ricerca della "bella di turno" alla quale dedicare la sua esibizione,[53][45] che il più delle volte, dopo varie serate, lo raggiungeva nel suo camerino durante l'intervallo o al termine dello spettacolo.[45]

Nel 1927 fu scritturato da Achille Maresca, titolare di due diverse compagnie; Totò entrò a far parte prima della compagnia di cui era primadonna Isa Bluette, una delle soubrette più in voga del periodo, e poi, dal 1928 di quella di Angela Ippaviz; gli autori erano "Ripp" (Luigi Miaglia) e "Bel Ami" (Anacleto Francini).[54] Nella prima compagnia conobbe Mario Castellani, destinato a diventare in seguito una delle sue "spalle" più fedeli ed apprezzate.[54][55]

Nel 1929, mentre si trovava a La Spezia con la compagnia di Achille Maresca, venne contattato dal barone Vincenzo Scala, il titolare del botteghino del teatro Nuovo di Napoli, che fu mandato dall’impresario Eugenio Aulicio per scritturarlo come "vedette" in alcun spettacoli di Mario Mangini e di Eduardo Scarpetta, tra cui Miseria e nobiltà, Messalina e I tre moschettieri (dove impersonò d'Artagnan), accanto a Titina De Filippo.[54][56] Messalina rimase particolarmente impresso negli occhi del pubblico, in quanto Totò improvvisò una scenetta in cui si arrampicò su per il sipario e fece smorfie e sberleffi agli spettatori, i quali andarono totalmente in visibilio.[57][54]

Liliana Castagnola[modifica | modifica wikitesto]

Liliana Castagnola in abito di scena, fu una delle foto che provocarono la gelosia di Totò[58]

Le soddisfazioni professionali dell'attore non andavano però di pari passo con quelle sentimentali. Nonostante il suo successo con le donne e le numerose avventure, il giovane si sentiva inappagato. Fino a quando non irruppe nella sua vita Liliana Castagnola, che Totò notò su alcune sue fotografie in un provocante abito di scena, rimanendone subito colpito.[53] La sciantosa, fino a quel momento, era stata costante oggetto delle cronache mondane: fu espulsa dalla Francia per aver indotto due uomini al duello,[54] e un suo amante respinto si tolse la vita dopo averle sparato un colpo di pistola che la ferì di striscio al viso (a causa della cicatrice, sebbene lieve, la Castagnola adottò la pettinatura "a caschetto" che le copriva le guance).[53] La donna giunse a Napoli per lavoro, e incuriosita dal veder recitare l’artista napoletano, si presentò una sera ad un suo spettacolo. Totò non si lasciò sfuggire l’occasione ed iniziò a corteggiarla mandandole, alla pensione degli artisti dove lei abitava, mazzi di rose con un biglietto d’ammirazione, al quale lei rispose con una lettera d’invito ad una sua esibizione.[53][54] Furono questi gli inizi di un'intensa (seppur breve e tormentata) storia d’amore. Sebbene fosse una donna fatale sia sul palcoscenico sia nella vita reale, la Castagnola aveva per l'artista napoletano un sentimento sincero e passionale.

Dopo il primo periodo iniziarono però i problemi legati alla gelosia: Totò non sopportava l’idea che Liliana, durante le sue tournée, fosse corteggiata dagli ammiratori, e ciò lo indusse a pensare a eventuali tradimenti,[53] che diedero origine a continui litigi. Entrambi furono poi vittime di malelingue e pettegolezzi, la donna entrò in un profondo stato di depressione e la loro relazione iniziò sempre più a deteriorare. Liliana, accrescendo un senso di attaccamento morboso al suo uomo, pur di restargli accanto propose di farsi scritturare nella sua stessa compagnia;[53] ma Totò, sentendosi continuamente oppresso dal comportamento della donna, fu più volte sull'orlo di lasciarla, fino a quando decise di accettare un contratto con la compagnia “Cabiria", che lo avrebbe portato a Padova.[54]

Negli anni Trenta

L'epilogo fu che Liliana, sentitasi abbandonata dall’amato, si suicidò ingerendo un intero tubetto di sonniferi.[53] Fu trovata morta nella sua stanza d’albergo, con al suo fianco una lettera d'addio a Totò:

« Antonio,

potrai dare a mia sorella Gina tutta la roba che lascio in questa pensione. Meglio che se la goda lei, anziché chi mai mi ha voluto bene. Perché non sei voluto venire a salutarmi per l'ultima volta? Scortese, omaccio! Mi hai fatto felice o infelice? Non so. In questo momento mi trema la mano... Ah, se mi fossi vicino! Mi salveresti, è vero? Antonio, sono calma come non mai. Grazie del sorriso che hai saputo dare alla mia vita grigia e disgraziata. Non guarderò più nessuno. Te l'ho giurato e mantengo. Stasera, rientrando, un gattaccio nero mi è passato dinnanzi. E, ora, mentre scrivo, un altro gatto nero, giù per la strada, miagola in continuazione. Che stupida coincidenza, è vero?... Addio. Lilia tua »

(La lettera[53][59])

L'attore, che ritrovò il corpo esanime della donna il mattino seguente, ne rimase sconvolto, si sentì in qualche modo responsabile e il rimorso lo accompagnò per tutta la sua vita, tanto che decise di seppellirla nella cappella dei De Curtis a Napoli e decretò che, qualora avesse avuto una figlia, invece di battezzarla col nome della nonna paterna (secondo l’uso napoletano), le avrebbe dato il nome di Liliana.[53][60][N 3] In merito all’impegno già preso, la sera stessa dovette partire per la tournée con la compagnia. Era il marzo del 1930. Tornato a Roma il mese successivo, si esibì nuovamente in numerosi spettacoli alla Sala Umberto I, dove ripropose il suo repertorio di macchiette e nuove creazioni, impersonando anche Charlot, come umile omaggio a Chaplin.[54] Tornò poi a lavorare con l’impresario Maresca, dove iniziò una nuova tournée riproponendo i successi degli anni precedenti.[54]

L'avanspettacolo e l'incontro con il cinema[modifica | modifica wikitesto]

Totòprovinocinema.jpg Totò provino.jpg
Totò nel 1930, nel suo primo provino cinematografico, con la Cines[61]

Sempre nel 1930, l’anno dell’avvento del sonoro, Stefano Pittaluga, che produsse con la Cines La canzone dell'amore (il primo film italiano sonoro), era alla ricerca di nuovi volti da portare sul grande schermo. Le doti comiche di Totò non gli sfuggirono e, dato che era in procinto di produzione un film chiamato Il ladro disgraziato, gli fece fare un provino.[61] La pellicola non vide mai la luce, anche per il fatto che il regista avrebbe voluto che Totò imitasse Buster Keaton, idea che all’attore non garbava.[62]

Momentaneamente accantonata l’eventualità di entrare nel cinema, nel 1932 diventò capocomico di una propria formazione, proponendosi nell'avanspettacolo,[56] un genere teatrale che continuò a diffondersi in Italia fino al 1940.[63] In tournée a Firenze conobbe l'allora sedicenne Diana Rogliani (la giovane età della ragazza suscitò inizialmente qualche riluttanza da parte di Totò[64]), dalla quale ebbe una figlia che, in onore della compianta Castagnola, battezzò Liliana.[63] Gli anni Trenta furono un periodo di grandi successi per il comico che, malgrado il guadagno non molto alto, si sentiva ormai affermato: portò in scena, insieme alla sua "spalla" Guglielmo Inglese (più avanti diventò Eduardo Passarelli),[62] numerosi spettacoli in tutta Italia. Sulla traccia di copioni spesso approssimativi, Totò ebbe modo di dare sfogo alle risorse creative della sua comicità surreale, con mimiche grottesche e deformazioni/invenzioni linguistiche, interpretando anche Don Chisciotte e travestendosi addirittura da soubrette;[63] imparò così l’arte dei guitti, ossia quegli attori che recitavano senza un copione ben impostato (molte delle macchiette le ripropose in seguito nel suo repertorio cinematografico: "Il pazzo", "Il chirurgo", "Il manichino”),[63] arte alla quale Totò aggiunse caratteristiche tutte sue, pronto a sbeffeggiare i potenti quanto a esaltare i bisogni e gli istinti umani primari: la fame, la sessualità, la salute mentale.[65] Naturalmente, come si confà allo stile di Totò, tutto espresso con distinti doppi sensi senza mai trascendere nella volgarità.[66][24][N 4] A plasmare questa sua forma d'espressione, fu il fatto di aver vissuto per anni in povertà, difatti lui stesso era del pensiero che "la miseria è il copione della vera comicità..." che "non si può essere un vero attore comico senza aver fatto la guerra con la vita".[67][24] Acquisì quindi una sua originale personalità recitativa, diventando uno dei maggiori protagonisti della stagione dell'avanspettacolo.[63]

Totò nel suo primo film, Fermo con le mani! (1937), dove i caratteristici occhi e la bocca dell'attore, fortemente marcati dal trucco di scena, ricordano Ridolini del cinema muto[24]

Nel 1933 si fece adottare dal marchese Francesco Maria Gagliardi Focas, per ereditarne così la lunga serie di titoli nobiliari.[10][11][12] L'anno successivo mise su casa a Roma insieme alla figlia Liliana e alla compagna Diana Rogliani (per la quale nutriva un'ossessiva gelosia), che sposò nell’aprile del 1935.[63]

Fu in quel periodo che alcune personalità importanti tentarono di imporlo nel cinema: tra di loro Umberto Barbaro e soprattutto Cesare Zavattini,[63] che cercò infatti di inserirlo nella parte di “Blim" nel film Darò un milione di Mario Camerini - ruolo andato poi a Luigi Almirante.[62] Non realizzandosi questi progetti, il vero debutto avvenne nel 1937 con Fermo con le mani!, prodotto da Gustavo Lombardo, il fondatore della Titanus,[22] e diretto dal regista Gero Zambuto. Un film concepito con mezzi molto scarsi, la cui intenzione primaria era proporre al pubblico italiano un'alternativa del personaggio di Charlot, di Chaplin.[24]

Nel 1938 Totò ebbe un distacco di retina traumatico all’occhio sinistro,[68] per cui fu operato con esito negativo; si ritrovò di fatto quasi cieco,[66] cosa di cui erano al corrente soltanto i familiari stretti e l’amico Mario Castellani.[68] Nonostante l'incidente, trovò la forza di riaffacciarsi per un breve periodo al teatro d’avanspettacolo, la cui epoca, per lui gloriosa, giunse purtroppo al termine.[62] In quel frattempo, causa il fatto che si sentiva come soffocato dal matrimonio e causa anche la sua opprimente gelosia nei confronti della giovane consorte (si parla che la tenesse perfino chiusa nel camerino mentre lui si esibiva[69][70]), la sua vita coniugale entrò in crisi. Decise dunque di ritornare scapolo e si accordò con Diana per la separazione. In Italia non c’era la possibilità di divorzio, così dovettero chiedere lo scioglimento all’estero, in Ungheria, per far sì che fosse poi annullato in Italia. Dopo l’annullamento, i due continuarono comunque a vivere insieme, trasferendosi in viale Parioli, insieme alla figlia e ai genitori di lui.[62]

Totò con Guglielmo Inglese, che fu una delle sue "spalle" teatrali più presenti insieme a Eduardo Passarelli e Mario Castellani. I primi due parteciparono anche ad alcuni film con Totò, Castellani invece affiancò il comico in quasi tutta la sua carriera cinematografica

Dopo Fermo con le mani!, del quale Totò non si ritenne molto soddisfatto,[62] ci fu, nel 1939, un secondo tentativo, che ebbe inizialmente problemi per i costi di produzione: Animali pazzi di Carlo Ludovico Bragaglia, dove Totò interpretò un doppio ruolo. Pure questo suo secondo film non fu del tutto riuscito, sebbene l'attore sfruttò al massimo le sue potenzialità "marionettistiche".[62]

Alla fine del 1939, andò in tournée a Massaua e Addis Abeba, in Etiopia, accompagnato da Diana Rogliani, Eduardo Passarelli e la soubrette Clely Fiamma, presentando lo spettacolo 50 milioni... c'è da impazzire!, scritto insieme a Guglielmo Inglese e già mostrato al pubblico italiano anni prima.[71][62] Una volta rientrato in patria interpretò la sua terza pellicola, San Giovanni decollato, che fu sceneggiata, tra gli altri, da Cesare Zavattini, al quale venne affidata la regia dal produttore Liborio Capitani. Zavattini però non se la sentì e il compito passò ad Amleto Palermi.[72] Proprio Zavattini, che nutriva ammirazione artistica verso Totò, scrisse per lui il soggetto Totò il buono,[12] che non diventò mai un film ma servì allo sceneggiatore per la realizzazione del film Miracolo a Milano (1951), di Vittorio De Sica, con il quale instaurò uno dei sodalizi più celebri del neorealismo cinematografico italiano.[73] Il quarto film fu L'allegro fantasma sempre di Amleto Palermi, dove a Totò vennero affidati tre ruoli differenti. Girato nell’autunno del 1940 (uscito poi a ottobre del ’41), fu l’ultimo film che interpretò prima del suo ritorno a teatro.[73]

La rivista[modifica | modifica wikitesto]

Totò a teatro con Anna Magnani, nella parte finale della rivista Quando meno te l'aspetti, presentata al pubblico nella stagione 1940-1941

Questi primi esperimenti cinematografici surreali non ottennero il successo di pubblico che Totò aveva invece sul palcoscenico. Quando tornò al teatro, alla fine del 1940, l'avanspettacolo era già tramontato, sostituito dalla "rivista", un genere teatrale sorto a Parigi e dal carattere (almeno nel primo periodo) esclusivamente satirico - per quanto concesso dal regime fascista -[73] presentato sotto forma di azioni sceniche ricche di allusioni e di accenni piccanti.[74] In quel periodo l’Italia era da poco entrata in guerra e la ferrea censura del fascismo era attentissima a qualsiasi battuta ambigua o accenno negativo sul Governo di Mussolini.[73]

Totò debuttò al teatro Quattro Fontane di Roma insieme a Mario Castellani (da quel momento la sua "spalla" ideale) ed Anna Magnani (primadonna), con i quali instaurò un solido rapporto artistico e umano.[55] La rivista era Quando meno te l'aspetti di Michele Galdieri,[73][75] uno tra i grandi scrittori di riviste teatrali degli anni Quaranta. Totò strinse con Galdieri un sodalizio durato nove anni, con spettacoli scritti anche dall’attore stesso e messi in scena dagli impresari Elio Gigante e Remigio Paone; tra le riviste più note: Quando meno te l'aspetti, Volumineide, Orlando Curioso, Che ti sei messo in testa? e Con un palmo di naso.

Causa la guerra, furono tempi difficoltosi anche per il teatro, per la mancanza di mezzi di trasporto, il divieto di circolazione delle auto private e soprattutto per i bombardamenti, in particolare a Milano, dove gli spettacoli venivano spesso interrotti e gli attori erano costretti ad allontanarsi verso il rifugio più vicino, senza avere il tempo di togliersi gli abiti di scena.[76] Fu il periodo in cui Totò venne scritturato dalla Bossoli Film per riaprire una fessura nel cinema e prendere parte ad una nuova pellicola che comprendeva nel cast anche il pugile Primo Carnera, Due cuori fra le belve (ridistribuito dopo la guerra col titolo Totò nella fossa dei leoni), del regista Giorgio Simonelli, che venne girato con animali autentici.[76]

Nel maggio del '44, la rivista Che ti sei messo in testa (che avrebbe dovuto chiamarsi Che si son messi in testa?, un chiaro accenno ai tedeschi occupanti)[76] creò problemi al comico napoletano, che dopo le prime rappresentazioni al teatro Valle di Roma,[77] venne dapprima intimorito con una bomba all'entrata dal teatro,[43][78] poi denunciato dalla polizia, insieme ai fratelli De Filippo, con un telegramma dal Comando Tedesco indirizzato al teatro Principe, che Totò non lesse mai; venne avvertito però da una telefonata anonima.[77] Per evitare l'arresto, Totò, dopo aver allertato i fratelli De Filippo, si rifugiò con la ex moglie Diana e la figlia a casa di un amico in via del Gelsomino nei pressi della via Aurelia, all'estrema periferia ovest di Roma, mentre i De Filippo si nascosero in via Giosuè Borsi.[77] Passati alcuni giorni Totò dovette comunque lasciare l'abitazione, per il fatto che molti suoi ammiratori lo avevano riconosciuto e quindi il nascondiglio non era più sicuro.[43][79] Tornò a Roma, dove erano rimasti i genitori, e si segregò in casa fino al 4 giugno,[77] il giorno della liberazione della capitale (secondo varie testimonianze avrebbe anche notevolmente contribuito ai finanziamenti della Resistenza romana[12]).

La Magnani, fu probabilmente l'unica interprete femminile in grado di misurarsi con la recitazione di Totò[24]

Il 26 giugno riprese a recitare: tornò al teatro Valle con la Magnani nella nuova rivista Con un palmo di naso, in cui diede libero sfogo alla sua satira impersonando il Duce (sotto i panni di Pinocchio), e Hitler,[80][81][12][77] che dissacrò ulteriormente dopo l'attentato del 20 luglio 1944, rappresentandolo in un atteggiamento ridicolo, con un braccio ingessato e i baffetti che gli facevano il solletico, e mandando l'intera platea in estasi.[77]

Totò mentre interpreta Pinocchio con Anna Magnani e Mario Castellani, nella rivista Volumineide (1941-1942)
« Io odio i capi, odio le dittature... Durante la guerra rischiai guai seri perché in teatro feci una feroce parodia di Hitler. Non me ne sono mai pentito perché il ridicolo era l'unico mezzo a mia disposizione per contestare quel mostro. Grazie a me, per una sera almeno, la gente rise di lui. Gli feci un gran dispetto, perché il potere odia le risate, se ne sente sminuito. »
(Totò[82])

Nel 1945, dopo alcune esibizioni nella capitale, a Siena e a Firenze, portando in scena la rivista Imputati, alziamoci! (in cui faceva la caricatura di Napoleone),[77] Totò fu avvicinato al termine dello spettacolo da un partigiano, che indispettito da una sua battuta di risposta che accomunava ironicamente fascisti e partigiani, lo colpì al viso.[77][55] Totò, corso immediatamente al commissariato per denunciare il fatto, decise poi di lasciar correre senza sporgere querela.[N 5]

In quel periodo il sodalizio artistico con Anna Magnani si interruppe, quando l'attrice si rivelò al grande pubblico internazionale interpretando il ruolo della popolana Pina nel film Roma città aperta, diretto dal suo compagno Roberto Rossellini. Totò invece proseguì per la sua strada, continuando col cinema e con il teatro, e incidendo anche il suo unico disco 78 giri come cantante, interpretando canzoni non sue, Marcello il bello nel lato A e Nel paese dei balocchi, cantata con Mario Castellani, nel lato B.[83]

La Totò-mania[modifica | modifica wikitesto]

Massoneria

Totò fu membro della Loggia massonica "Fulgor" di Napoli dal luglio 1945 e, in seguito, della Loggia "Fulgor Artis" di Roma, da lui stesso fondata.

Entrambe le Logge appartenevano alla "Serenissima Gran Loggia Nazionale Italiana" di Piazza del Gesù, oggi Gran Loggia d'Italia degli Alam.[84][85]

Dopo la morte del padre (avvenuta nel settembre del '44),[86] Giuseppe De Curtis, tra il 1945 e gli anni successivi Totò alternò teatro e cinematografia, dedicandosi anche alla creazione di canzoni e poesie, ma anche ad una buona lettura, diligendo in particolar modo Luigi Pirandello.[87] Interpretò la sua sesta pellicola, Il ratto delle Sabine, con il regista Mario Bonnard, film che venne accolto da alcune critiche avverse, come quella di Vincenzo Talarico, che stroncò l'attore "augurandosi che rientrasse al più presto nei ranghi del teatro di rivista."[77] Fu I due orfanelli il film spartiacque,[88] scritto da Steno e Agenore Incrocci e diretto da Mario Mattòli, con il quale Totò interpretò altri tre film tra il '47 al '49: Fifa e arena, Totò al giro d'Italia (il primo film in cui compariva il suo nome nel titolo) e I pompieri di Viggiù (tutti di buon successo e incasso[88]); inoltre, era il tempo della rivista C'era una volta il mondo di Galdieri, composta da sketch rimasti famosi, come quello del Vagone letto,[N 6] con Totò al fianco di Isa Barzizza, la soubrette che debuttò nel film I due orfanelli e che proprio lui volle nella rivista,[81] e Mario Castellani, la fedele "spalla" teatrale che lo accompagnò anche nel cinema, prendendo parte a quasi tutte le sue pellicole proprio per volere di Totò che, quando non c'erano ruoli disponibili, lo imponeva come aiuto-regista.[89]

La rivista C'era una volta il mondo ebbe tanto successo che venne presentata anche a Zurigo,[89] recitata in italiano ma acclamata ugualmente dal pubblico svizzero per la genialità comica degli sketch.[89] Spesso gli spettacoli di rivista di Totò si concludevano con la classica "passerella", col comico che correva tra il pubblico con una piuma sulla bombetta, al ritmo della fanfara dei Bersaglieri (anche questo sarebbe stato riproposto più tardi nel suo film I pompieri di Viggiù).[90][91] Nell'ottobre 1947, durante le repliche della rivista, la madre di Totò morì.[86] Malgrado il grande dolore per la perdita di entrambi i genitori, l’attore non mischiò il lavoro con la vita privata, continuando ad essere il comico Totò nello spettacolo, e il malinconico Antonio De Curtis al di fuori. Aprì anche una piccola parentesi come doppiatore, prestando la voce al cammello Gobbone nel film La vergine di Tripoli.[92] Prima di riaffacciarsi al cinema, partì per alcune tournée a Barcellona, Madrid e altre città spagnole, dove recitò in spagnolo (senza avere padronanza della lingua) con Mario Castellani nella rivista Entre dos luces (Tra due luci), improvvisando una canzone non-sense a metà tra spagnolo e napoletano.[91] Tornato in Italia, ebbe anche una piccola esperienza nel campo pubblicitario, facendosi fotografare a pagamento sulla rivista Sette che promuoveva i profumi Arbell.[91]

Totò con Carlo Croccolo nel film 47 morto che parla (1950)

Da quando entrò nel mondo del cinema, furono copiosi i film che gli si presentarono davanti, e molti dei quali non venivano nemmeno realizzati per problemi di produzione o per sua rinuncia.[93] Alcuni venivano girati contemporaneamente, in tempi ristrettissimi (la maggior parte in due o tre settimane[88]) e su set spesso improvvisati, tanto che a volte era proprio la troupe che raggiungeva Totò nelle città in cui recitava a teatro.[94] L'attore, complice la pigrizia, era sempre molto precipitoso quando gli venivano proposti dei progetti, ed essendo profondamente istintivo spesso non voleva conoscere nulla della pellicola che andava ad interpretare, affidandosi quindi alle sue qualità creative.[73][95] Così, come sul palcoscenico, dava libero sfogo all’improvvisazione: il copione rappresentava solo un timido canovaccio per l'attore, che concepiva sul momento le gag e le battute;[55] così tuttavia nacquero anche alcune delle sue scene cinematografiche più famose.[96][97][N 7][N 8] «Era imprevedibile... recitava a braccio», testimoniò Nino Taranto.[24] Secondo alcuni commenti, invece - come quelli di Carlo Croccolo, Giacomo Furia e Steno - Totò si rinchiudeva nel suo camerino a provare e riprovare le sue battute prima dello spettacolo o delle riprese, rileggeva il copione e modificava i passaggi che non lo convincevano, insieme all'amico Mario Castellani e agli attori coinvolti.[98]

Totò nella rivista Bada che ti mangio! (1949-1950), dietro di lui Mario Riva
« Ma mi faccia il piacere! »
(Uno dei modi di dire di Totò)

Le differenze tra teatro e cinema crearono inizialmente non pochi disordini per l'attore, che, essendosi formato con lo stile teatrale e quindi con un'unica esecuzione dal vivo, dopo i primi ciak tendeva a perdere la concentrazione.[95] Doveva perciò essere colto "al volo" per poter recitare al massimo; quindi la troupe doveva prima preoccuparsi di sistemare le luci e di preparare la scena con una controfigura,[95] facendo anche qualche prova. Quando tutto era pronto, si poteva far intervenire Totò.[95] Un'altra delle differenze tra le due forme d'arte, di cui il comico ne risentì molto inizialmente, fu il fatto di non riuscire a comunicare direttamente con il pubblico, uno dei particolari che più amava del teatro.[N 9][43][95] Proprio per questo, di solito, i registi (in particolare Bragaglia, con il quale instaurò un solido rapporto artistico[95]) e i membri della troupe lo spronavano dopo lo stop con un applauso, in modo da dargli maggiore carica ed entusiasmo.[95] Un altro inconveniente furono gli orari: Totò, abituato agli orari teatrali, non si alzava mai prima di mezzogiorno,[N 10][88][99] essendo poi un assertore della teoria che l’attore "al mattino non può far ridere”,[100] girava nel cosiddetto orario francese, dalle 13 alle 21.[101] Ciò creava non pochi problemi per le riprese. Complicazioni particolari ci furono per Totò al giro d’Italia, dove erano coinvolti molti ciclisti famosi dell’epoca come Bartali, Coppi, Bobet, Magni; l'attore, non arrivando in orario, dava difficoltà.[88] E inoltre, essendo molto superstizioso, si rinchiudeva in casa e non lavorava mai di venerdì.[102]

Nella stagione 1949/1950 ottenne l’ultimo successo a teatro con la rivista Bada che ti mangio!, costata ben cinquanta milioni, che debuttò al teatro Nuovo di Milano nel marzo del '49,[103] dopodiché Totò si allontanò dal palcoscenico per dedicarsi esclusivamente al cinematografo.[95] Dopo I pompieri di Viggiù, lavorò anche con Eduardo De Filippo nel suo film Napoli milionaria, che accettò di interpretare senza compenso, in segno dell'affettuosa amicizia che lo legava ad Eduardo.[104][105] I due attori, sebbene si fossero in seguito progettati altri film da realizzare insieme,[106] non ebbero più modo di rincontrasi sul set, apparvero solo in episodi diversi ne L'oro di Napoli di Vittorio De Sica e fecero un breve cameo ne Il giorno più corto.

Con Aldo Fabrizi in Guardie e ladri (1951), fu uno dei rari film di Totò che ricevette elogi dalla critica[107]

Nel 1950 Totò rinunciò alla proposta di avere un ruolo, insieme al francese Fernandel, nel film di produzione italo-francese Atollo K, dove avrebbe avuto l'opportunità di recitare insieme a Stan Laurel e Oliver Hardy, la famosa coppia comica conosciuta in Italia come Stanlio e Ollio.[93][108]

Tra il '49 e il '50, oltre a Napoli milionaria, interpretò ben altri nove film, tra i quali alcune parodie: Totò le Mokò, Totò cerca moglie, Figaro qua, Figaro là, Le sei mogli di Barbablù, 47 morto che parla, tutti diretti da Carlo Ludovico Bragaglia, poi L'imperatore di Capri di Luigi Comencini, Tototarzan e Totò sceicco (dove s'invaghì dell'attrice Tamara Lees[108]) di Mario Mattòli, Yvonne la nuit di Giuseppe Amato, Totò cerca casa di Steno e Mario Monicelli, un'efficace parodia del neorealismo[25][109] sulla crisi degli alloggi, che suscitò un po' d'indignazione da parte della censura.[110] Questi film (chi più chi meno) ebbero un buon successo di pubblico,[88] ma non di critica, che fin dall’inizio non gradì lo stile surreale di Totò.[12]

La morte dei genitori di Totò fu l’avvio di uno squilibrio familiare: nel 1951 Diana Rogliani, in seguito a un violento litigio,[108] se andò di casa e si sposò; altrettanto fece, appena maggiorenne, e contro la volontà di Totò, la figlia Liliana, unendosi in matrimonio con Gianni Buffardi, figliastro del regista Carlo Ludovico Bragaglia.[24][95] Totò restò solo, e in quel breve lasso di tempo scrisse la nota canzone Malafemmena, che concepì durante una pausa di lavorazione del suo nuovo film Totò terzo uomo, a cui seguirà Sette ore di guai. La canzone sembra che l’abbia scritta proprio per la ex moglie Diana,[N 11] alla quale era ancora molto legato, ma i giornali dell’epoca affermavano che l’avesse dedicata a Silvana Pampanini,[95][108] un’attrice con la quale recitò in 47 morto che parla e alla quale, in quel periodo, faceva la corte mandandole mazzi di rose e scatole di cioccolatini, arrivando a chiederla perfino in sposa (uno dei motivi per la brusca separazione con la Rogliani[108][45]), la donna però lo respinse.[111][112][108]

A parte le oscurità e le delusioni, il ’51 fu un anno importante per la carriera cinematografica dell’attore. Dopo il successo di Totò cerca casa, venne richiamato da Steno e Mario Monicelli per interpretare il ruolo del ladro Ferdinando Esposito in Guardie e ladri, al fianco di quell'attore che fu uno dei suoi amici più affezionati e una delle sue migliori "spalle", capace di rispondere colpo su colpo alle improvvise e "aggressive" battute di Totò, Aldo Fabrizi.[24] Per Guardie e ladri Totò era all’inizio riluttante, il ruolo offertogli era finalmente reale, diverso dai suoi precedenti personaggi e inserito in un contesto decisamente più drammatico.[100][113] Il film ebbe inizialmente problemi con la censura, ma appena uscito nelle sale fu un successo unanime: alti incassi, grande apprezzamento di pubblico e plauso inatteso da parte della critica, che aveva fino a quel momento snobbato e contrastato l'arte di Totò.[114][115] Nello stesso anno l’attore interpretò, sempre per la regia di Monicelli e Steno, Totò e i re di Roma, l’unico film che vide il comico recitare con Alberto Sordi. L’anno seguente fu premiato con un nastro d’argento per la sua interpretazione in Guardie e ladri,[116] e l'opera venne presentata al Festival di Cannes 1952, dove si aggiudicò il premio per la migliore sceneggiatura,[117] l’anno in cui l’attore collaborò a Siamo uomini o caporali?, la sua biografia (che si ferma nel 1930 - dopo il suicidio di Liliana Castagnola) curata da Alessandro Ferraù ed Eduardo Passarelli.[118][119]

Totò impersona Pinocchio nel film Totò a colori (1952), riproponendo alcuni movimenti della macchietta de Il bel Ciccillo
Totò impersona Pinocchio nel film Totò a colori (1952), riproponendo alcuni movimenti della macchietta de Il bel Ciccillo
Totò impersona Pinocchio nel film Totò a colori (1952), riproponendo alcuni movimenti della macchietta de Il bel Ciccillo

Proprio nel ’52 Totò rimase colpito da una giovane sulla copertina del settimanale "Oggi", Franca Faldini. Le mandò subito un mazzo di rose con un biglietto: «Guardandola sulla copertina di “Oggi” mi sono sentito sbottare in cuore la primavera»,[118] poi le telefonò per invitarla a cena, la ragazza accettò solo quando Totò ebbe modo di farsi presentare.[45] La Faldini, appena ventunenne, era da poco tornata dagli Stati Uniti, dove aveva preso parte al film Attente ai marinai! con Dean Martin e Jerry Lewis.[118] Dopo essersi frequentati per circa un mese annunciarono il loro fidanzamento. Sebbene restarono insieme fino alla morte dell’artista, la loro relazione, che non arrivò mai al matrimonio, fu più volte sull'orlo di essere troncata,[45] per il fatto di essere due persone caratterialmente molto diverse; un motivo, tra l'altro, fu la differenza di età di trentatré anni.[118] La situazione di convivenza senza un legame matrimoniale creò scandalo all'epoca, tanto che, pochi anni più avanti, i due, stanchi di essere tormentati dai paparazzi e dai giornalisti (che li definivano "pubblici concubini"[45]), furono costretti a fingere di essersi uniti in matrimonio all'estero, un espediente che comunque non funzionò sino in fondo.[1][45]

Insieme a Franca Faldini

Franca Faldini comparve anche nel cast di alcuni film del compagno, il primo a cui partecipò fu Dov'è la libertà?,[120][45] di Roberto Rossellini, che avendo apprezzato Totò in Guardie e ladri, lo scritturò per il suo film.[10][121] La lavorazione del film non fluì come previsto, venne girato nel 1952 e uscì nelle sale due anni dopo, per il fatto che nel corso delle riprese Rossellini si disinteressò della pellicola e si allontanò spesso dal set. Molte sequenze furono quindi girate dal regista Lucio Fulci, e sembra che abbiano messo mano anche Mario Monicelli e Federico Fellini.[122]

Insieme alla Faldini, girò poi Totò e le donne, nuovamente diretto da Steno e Monicelli, dove Totò recitò per la prima volta con Peppino De Filippo, con il quale formò in seguito una delle coppie più popolari del cinema italiano. Dopo che Steno e Monicelli si divisero, entrambi realizzarono, ciascuno per proprio conto, altri film con Totò. Il primo sfruttò la sua comicità surreale, il secondo proseguì sull’umanizzazione del personaggio (cominciata proprio con Guardie e ladri).[118] Il primo grande risultato raggiunto da Steno fu Totò a colori - gran successo e incassi altissimi -[19][20] uno dei primi film italiani a colori, girato col sistema "Ferraniacolor", in cui vennero riproposti alcuni dei suoi sketch teatrali, come quello di Pinocchio o del Vagone letto con Castellani e Isa Barzizza.[118] Durante le riprese del film, Totò, a causa delle potenti luci usate sul set (che addirittura gli causarono una lieve infiammazione ai capelli[123]) e alla sua vista già precaria, iniziò ad avere ulteriori problemi,[12] fino a svenire in seguito a dei forti dolori accusati all'occhio destro,[123] il solo con cui vedeva poiché all’altro ebbe, nel 1938, un distacco di retina.

Continuò comunque a lavorare. Nel 1953, in seguito ad alcune illustrazioni di Totò il buono disegnate dallo sceneggiatore Ruggero Maccari su Tempo illustrato, furono (con l'ovvio consenso dell'attore[124]) stampati e distribuiti degli albi a fumetti di Totò, rappresentato naturalmente in forma caricaturale,[125] raccolti in una collana chiamata semplicemente Totò a fumetti, che illustrava storie liberamente ispirate ad alcune sue esibizioni teatrali.[24] La collana venne pubblicata dalle Edizioni Diana di Roma.[124]

Nel 1954, un suo brano musicale, Con te, dedicato a Franca Faldini,[126] fu presentato al Festival di Sanremo, classificandosi al 9º posto nella graduatoria finale. La canzone venne interpretata da Achille Togliani, Natalino Otto e Flo Sandon's.[127] Nello stesso anno, i giornali annunciarono che Totò avrebbe interpretato un film muto scritto da Age e Scarpelli, girarne uno sarebbe stata una grande soddisfazione per il comico, che affermò: «Il mio sogno è girare un film muto, perché il vero attore, come il vero innamorato, per esprimersi non ha bisogno di parole».[128] Purtroppo il progetto fu annullato per il rifiuto dei produttori.[126]

Tra il 1953 e il 1955 interpretò diciassette film, lavorò nuovamente con Steno in L’uomo, la bestia e la virtù (dall'omonima commedia di Luigi Pirandello), dove nel cast era presente anche Orson Welles, poi con Mattòli ne Il più comico spettacolo del mondo (uno dei primi film italiani tridimensionali), e nella trilogia scarpettiana: Un turco napoletano, Miseria e nobiltà e Il medico dei pazzi.[89] Fu anche chiamato dall’amico Aldo Fabrizi che lo volle per il film Una di quelle, al fianco di Peppino De Filippo, Lea Padovani e lo stesso Fabrizi; la pellicola (ridistribuita successivamente col titolo di Totò, Peppino e… una di quelle), dal tono drammatico e sentimentale, non ottenne il successo sperato.[129] Si incontrò nuovamente anche con Monicelli, con il quale girò Totò e Carolina, film uscito nelle sale dopo un anno e mezzo dal termine della lavorazione perché massacrato dai tagli della censura,[118] che era infastidita principalmente dai palesi riferimenti comunisti e dal fatto che Totò interpretasse un poliziotto, e per di più in un atteggiamento che tendeva a ridicolizzarsi.[130]

L'attore ebbe poi l’opportunità di lavorare con Alessandro Blasetti, Vittorio De Sica e anche Camillo Mastrocinque, con il quale girò molte pellicole di successo. La sua vita privata però, non scorreva tranquilla come quella di spettacolo: Franca Faldini, in seguito ad un parto drammatico,[1] diede alla luce il figlio di Totò, Massenzio; il bambino, nato di otto mesi, morì dopo alcune ore.[66][1][N 12]

Totò vestito da Napoleone nello spettacolo A prescindere (1956-1957), quando la sua vista venne gravemente compromessa dalla malattia che lo costrinse ad abbandonare definitivamente il palcoscenico
La beneficenza
Totòpacchidono.jpg
Totò mentre distribuisce pacchi-dono ai bambini disagiati

Totò, di spirito caritatevole, per tutta la sua vita compì molteplici gesti d'altruismo, che includevano sostegno e offerte di viveri ai più bisognosi.[71][131][45][N 13] Con l’avanzare dell’età si dedicò sempre più spesso a numerose opere di beneficenza: la vita privata dell’attore, negli ultimi anni, si limitava a sporadiche apparizioni in pubblico ma anche (seppur non avendo guadagni eccelsi per il fatto che pretendeva sempre poco dai produttori[34]) a un’intensa attività di benefattore,[12] aiutando ospizi e brefotrofi, donando grandi somme alle associazioni che si occupavano degli ex carcerati e delle famiglie degli stessi. Avendo poi una particolare predilezione per i bambini,[132] dopo la morte del figlio Massenzio Totò andava spesso a trovare, insieme a Franca Faldini, gli orfanelli dell'asilo Nido Federico Traverso, di Volta Mantovana, portando con sé regali e giocattoli.[131] Inoltre, in merito al suo amore per gli animali, per raccogliere cani randagi acquistò e modernizzò un vecchio canile, L'ospizio dei trovatelli,[133] che lui stesso visitava regolarmente per accertarsi che i numerosi ospiti a quattro zampe (si parla di più di 200 cani[34]) avessero le cure necessarie.[134][135] Le spese totali per l'assistenza e il mantenimento del canile arrivarono a costargli circa cinquanta milioni.[135]

La malattia agli occhi e il rientro[modifica | modifica wikitesto]

Superato il dolore della perdita del figlio, al quale Totò reagì malissimo rinchiudendosi in casa per settimane,[120] nel 1956 la tentazione di ritornare a teatro lo vinse, e, spronato anche dall'impresario Remigio Paone,[45] recitò nella rivista A prescindere (che prendeva il nome da un suo modo di dire[45]), che debuttò al teatro Sistina di Roma alla fine del '56,[45] e che venne portata in tournée in tutta Italia.[66] Nel mese di febbraio del 1957, a Milano, Totò venne colpito da una broncopolmonite virale, e nonostante i pareri dei medici che gli dissero di riposare, tornò sul palco dopo alcuni giorni,[66] ciò gli causò uno svenimento appena prima di entrare in scena.[123] I medici gli prescrissero almeno due settimane di assoluto riposo, ma Totò ritornò ugualmente a recitare esibendosi a Biella, Bergamo e Sanremo, dove cominciò ad avvertire i primi sintomi dell'imminente malattia alla vista.[123] Il 3 maggio la situazione precipitò: mentre recitava al Teatro Politeama Garibaldi di Palermo si avvicinò alla Faldini (che aveva sostituito l'attrice Franca May e recitava sul palco insieme a lui[123]) sussurrandole che non vedeva più;[66] contando perciò solo sulle sue abilità e sull'appoggio degli altri attori, fece in modo di accelerare la conclusione dello spettacolo. Nonostante lo sconforto e la totale cecità, cercò di resistere e, per non deludere il pubblico ritornò sul palcoscenico - con un paio di spessi occhiali da sole - la sera del 4 maggio e, in due spettacoli, del 5.[123] L'interruzione della rivista fu comunque inevitabile e, inizialmente pensato dai medici che fosse un problema derivato dai denti,[45] gli venne diagnosticata una corioretinite emorragica all’occhio destro. L’impresario della compagnia, Remigio Paone, non credendogli, richiese una visita fiscale e avrebbe preteso anche che Totò fosse tornato a recitare.[123]

Totò in un primo tempo fu completamente cieco, e anche dopo dei lievi miglioramenti e una volta riassorbita l’emorragia non riuscì più a riacquisire integralmente la vista.[66] Dovette abbandonare definitivamente il teatro, continuando però con il cinema: semicieco, ritornò sul set interpretando a catena cinque film di Camillo Mastrocinque, che raggiunse il punto più alto del suo sodalizio con l'attore dirigendolo in Totò, Peppino e la... malafemmina (in cui si colloca la nota scena della “lettera”) e ne La banda degli onesti, scritto da Age e Scarpelli e interpretato insieme a Peppino e Giacomo Furia. Malgrado la malattia, le sue capacità recitative non si affievolirono mai,[123] l'unico problema era il doppiaggio, quando alcune scene dei film non venivano girate in presa diretta, Totò non poteva doppiarsi poiché non era in grado di vedersi sullo schermo e non poteva sincronizzare le battute con il movimento labiale; in tali occasioni, veniva doppiato da Carlo Croccolo.[123]

Totò e la politica
Totòvotazione.jpg

Sebbene non si conosca con certezza il pensiero politico di Totò,[120] si sa da fonti accertate che era fermamente contrario a qualsiasi forma di dittatura e supremazia (anche per le sue esperienze personali e per i suoi sbeffeggiamenti del potere),[82] e sembra che, a detta di Franca Faldini, fosse di idee fondamentalmente anarchiche.[120] A smentire ciò, è una fotografia del tedesco Eugenio Haas risalente al 1943, scattata sul set di Due cuori fra le belve e pubblicata sulla rivista "Film", e che raffigurava l'attore con la "cimice", ossia il distintivo del Partito nazionale fascista.[136][137] Si suppone che Totò sia stato in qualche modo costretto a posare per quella foto, la cui intenzione sarebbe stata quella di "punire l'audacia del comico", poiché scherniva e derideva il regime fascista nei suoi spettacoli teatrali,[138] che difatti gli causarono molte complicazioni durante la guerra.

Pur tenendo molto al suo titolo nobiliare, e pur essendo stato definito più volte un monarchico, Totò non pretendeva da nessuno di essere chiamato "principe".[120] Ma il suo «Viva Lauro!», esclamato durante Il Musichiere, venne naturalmente mal interpretato. Essendo un periodo delicato, in prossimità delle elezioni politiche, non era tollerabile che un personaggio conosciuto come Totò osannasse il capo di un partito politico,[139] ma l’unico motivo della sua esclamazione era dovuto al fatto che Lauro avesse provvisto di case e alimenti i bassi abitanti di Napoli. Totò apprezzò solamente il gesto, essendo fortemente attaccato alla sua città natale.[120][N 14]

Nel 1957 restò quasi inattivo e interpretò solo un film, Totò, Vittorio e la dottoressa, di Mastrocinque. Per problemi economici fu costretto a vendere alcune proprietà, e successivamente decise di soggiornare per qualche giorno a Lugano,[140] pensando di trasferirvisi definitivamente per motivi fiscali, ma ritornò a Roma e si spostò in un appartamento in affitto in Via Parioli con Franca Faldini, che gli rimase sempre vicino, insieme a suo cugino Eduardo Clemente, che gli faceva da segretario e factotum, e al suo autista Carlo Cafiero, che di solito lo accompagnava sul set.[66][12]

Pur non coltivando molto interesse per l'ambito televisivo,[141] nel '58 accettò l'invito come ospite d'onore nel programma Il Musichiere condotto da Mario Riva, con il quale aveva lavorato anni prima in alcuni film e riviste teatrali.[142] Durante la trasmissione l'attore si lasciò scappare un «Viva Lauro!», riferendosi ad Achille Lauro, l'allora capo del Partito Monarchico Popolare;[120] questa sua sgradita, seppur scherzosa, considerazione politica, gli costò un allontanamento dal piccolo schermo (salvando alcune interviste in privato) sino al 1965, quando duettò con Mina a Studio Uno.[143]

Dopo il forzato distacco dalla televisione, riprese a lavorare nel cinema. Sempre nel '58 recitò con l’attore francese Fernandel in La legge è legge e, tra le altre pellicole, prese parte al celebre film I soliti ignoti di Mario Monicelli, interpretando lo scassinatore in pensione Dante Cruciani e recitando, tra gli altri, con Vittorio Gassman e Marcello Mastroianni. Nello stesso anno gli venne assegnato il Microfono d’argento e in seguito una Targa d’oro dall'Anica, per il suo contributo al cinema italiano e per la sua lunga carriera artistica.[144][66]

I soliti ignoti (1958). Sono presenti nella scena, in senso orario a partire da sinistra: Marcello Mastroianni, Renato Salvatori con dinanzi a lui Carlo Pisacane (seduto), Vittorio Gassman, Totò e Tiberio Murgia (inquadrato di spalle)

Nel '59 la sua salute peggiorò, durante la lavorazione del film La cambiale ebbe una ricaduta e non lavorò per due settimane, prima di concludere le riprese.[140] Seguendo i consigli medici si concesse alcuni mesi di riposo, e dopo essersi ripreso inviò una sua canzone, Piccerella Napulitana, al Festival di Sanremo 1959, che però fu scartata, insieme ad un'altra di Peppino De Filippo.[145] Totò accettò comunque di occupare il posto come presidente della giuria al Festival, in seguito alle insistenze di Ezio Radaelli, rifiutando tra l'altro un cospicuo pagamento giornaliero; però, in seguito a un disaccordo col resto della commissione, abbandonò prestissimo l'incarico.[145]

In quel periodo, proprio all'apice del successo, l'agenzia artistica statunitense Ronald A. Wilford Associates di New York desiderava scritturarlo per uno spettacolo da rappresentare in America, insieme a Maurice Chevalier, Marcel Marceau e anche Fernandel. Naturalmente Totò non se la sentì e preferì rimanere in Italia a continuare in modo più "rilassante" con la cinematografia, rifiutando così, anche se malvolentieri, un'offerta importante e un altissimo compenso.[146]

Nel 1961 gli venne comunicato che era vincitore della Grolla d'oro alla carriera,[4] con la motivazione: «Al merito del cinema, per aver da lunghi anni onorato l'estro e il genio del Teatro dell'Arte».[147] Ma la sua salute e i suoi impegni non gli permisero di partecipare alla premiazione a Saint-Vincent.[82]

Nonostante la malattia, Totò (da sempre fumatore) continuava a fumare fino a novanta sigarette al giorno.[95] Cercò comunque di non rallentare troppo la sua già allora consistente produzione di film; e per il timore di perdere il lavoro e l'affetto del suo pubblico,[145] cominciò ad accettare qualsiasi copione: aprì una parentesi con il regista Lucio Fulci ne I ladri e tornò con Steno nel film I tartassati, nuovamente al fianco di Aldo Fabrizi, a cui si aggiunse in un ruolo secondario l’attore francese Louis de Funès. Fu questa la fase in cui gli si affiancarono - a parte Castellani e gli apprezzati Aldo Giuffré, Aroldo Tieri e Luigi Pavese - molte altre "spalle", tra cui Nino Taranto, Erminio Macario, Gianni Agus, Ugo D'Alessio, Paolo Stoppa, Gino Cervi, Pietro De Vico e Raimondo Vianello.[12]

Sebbene Totò fosse quasi completamente cieco (vedeva solo dai lati degli occhi[49]), tanto da dover indossare un pesante paio di occhiali scuri che toglieva soltanto per le riprese, si muoveva sul set con assoluta disinvoltura ed era come se tornasse, solo per un attimo, a vedere; cosa che proprio lui affermò: «Appena sento il ciak, vedo tutto. È un effetto nervoso».[148][49]

Totò ritratto sul set di Letto a tre piazze (1960)

Tra i tanti film interpretati negli anni Sessanta, oltre ai numerosi con Peppino e alcuni con Fabrizi, di buon successo furono Totòtruffa 62 di Camillo Mastrocinque, Gli onorevoli e la commedia amara I due marescialli di Sergio Corbucci,[66] dove recitò con Vittorio De Sica, poi I due colonnelli di Steno (ricordato per la scena della “carta bianca”[149]) con l'attore canadese Walter Pidgeon, e Risate di gioia di Monicelli, che segnò una tappa importante per Totò, dato che fu l’unica volta che recitò sul set insieme all’amica e compagna storica di teatro Anna Magnani. Non mancarono poi le parodie, come Totò contro Maciste, Totò e Cleopatra e Totò contro il pirata nero di Fernando Cerchio, che altro non furono che delle comiche rivisitazioni mitologiche dei film Peplum, a cui si aggiunsero Che fine ha fatto Totò Baby? (esplicita parodia di Che fine ha fatto Baby Jane?) di Ottavio Alessi e Totò diabolicus di Steno, quest'ultimo una parodia del genere giallo-poliziesco dove Totò concepì una delle sue prove recitative più complesse e riuscite,[150] dando volto e fattezze a ben sei personaggi differenti.

Esplorò anche il filone notturno-sexy insieme a Erminio Macario in Totò di notte n. 1 e Totò sexy, due tra i film più fiacchi della sua carriera.[151] In aggiunta, la fama che Totò vantava tra il pubblico venne anche sfruttata come una sorta di veicolo pubblicitario o di lancio per cantanti quali Johnny Dorelli, Fred Buscaglione, Rita Pavone, Adriano Celentano, e per piccoli attori come Pablito Calvo che, già interprete di Marcellino pane e vino, recitò poi in Totò e Marcellino.

Nel gennaio del '64 venne pubblicizzata la notizia dell'uscita del centesimo film di Totò,[152][153] annunciato come il suo primo interamente drammatico,[154] Il comandante. Diretto da Paolo Heusch e scritto da Rodolfo Sonego (sceneggiatore di fiducia di Alberto Sordi), richiese complessivamente otto settimane di lavoro, più del doppio rispetto alla media dei film di Totò.[154] La notizia diede luogo a festeggiamenti e riconoscimenti, Totò ricevette perfino la "Sirena d'oro" e agli incontri internazionali del cinema venne accolto da un applauso interminabile,[154] poche settimane dopo fu intervistato da Lello Bersani, per Tv7, e da Oriana Fallaci, per L'Europeo.[34] Ma nonostante tutto, il film, che in realtà era l'ottantaseiesimo, si rivelò un insuccesso.[154]

Poi, presso l’editore Fausto Fiorentino di Napoli, Totò pubblicò la famosa poesia 'A livella,[155][66] che in origine si chiamava Il due novembre,[156] per la quale vinse anche un premio.[157]

Gli ultimi lavori[modifica | modifica wikitesto]

« Ho girato diversi film mediocri, altri che erano veramente brutti, ma, dopo tutta la miseria patita in gioventù, non potevo permettermi il lusso di rifiutare le proposte scadenti e restarmene inattivo... »
(Totò[158])

Proprio quasi fuori tempo massimo, al culmine della sua carriera, arrivarono proposte importanti da cineasti come Alberto Lattuada, Federico Fellini e Pier Paolo Pasolini. Col primo fece, nel ’65, il film La mandragola, nel ruolo di Fra' Timoteo, che interpretò in modo brillante.[159] Il secondo lo avrebbe voluto per il film Il viaggio di G. Mastorna, dove erano previsti nel cast anche Mina, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia. Lavorare con Fellini era sempre stata una delle maggiori ambizioni di Totò,[120] ma la pellicola purtroppo non fu mai realizzata.[160][161] L’incontro con Pasolini, invece, fu uno dei più importanti e inaspettati dell’intera carriera cinematografica di Totò.[162]

La prima opera realizzata insieme fu Uccellacci e uccellini,[N 15] che Totò accettò senza condividere appieno il suo personaggio e la poetica del regista; ormai l'intento principale dell'attore era produrre opere di qualità, per la sua solita paura di essere dimenticato dal pubblico.[24] Pasolini lo scelse perché rimase affascinato dalla sua "maschera", che riuniva perfettamente "l'assurdità e il clownesco con l'immensamente umano".[24] Per la prima volta Totò, durante la lavorazione di un film, si sentì in qualche modo smorzato, per volere di Pasolini che lasciava poco spazio ai suoi lazzi e alle sue improvvisazioni, rispetto a come era solitamente abituato con le pellicole precedenti.[24] Uccellacci e uccellini, opera di grande forza poetica,[163] fin dall'inizio fu oggetto di discussioni e controversie,[162] anche se fu quasi unanime il riconoscimento della grande interpretazione di Totò, che, lodato dalla critica,[24][164][N 16] conseguì una menzione speciale al Festival di Cannes[162] e il suo secondo nastro d’argento, e, per esprimere la sua soddisfazione, ringraziò la giuria dei critici cinematografici italiani attraverso una breve dichiarazione scritta.[165]

Prima di ritornare con Pasolini, ottenne un ruolo in Operazione San Gennaro di Dino Risi, accanto a Nino Manfredi. Nel '67 girò con Pasolini il cortometraggio La terra vista dalla luna, episodio del film collettivo Le streghe, tratto dal racconto di Pasolini mai pubblicato Il buro e la bura;[166] poi Che cosa sono le nuvole?, un episodio del film Capriccio all'italiana,[162] dove l’attore prese parte anche a un altro corto di Steno: Il mostro della domenica.

Totò in Che cosa sono le nuvole?, episodio di Capriccio all'italiana (1967), la sua ultima pellicola

Furono le sue ultime pellicole. Venne chiamato anche da Nanni Loy per Il padre di famiglia, di nuovo con Manfredi, in un ruolo di un anziano anarchico che vive vendendo calzini e mutande ai compagni della sinistra; film destinato a collocarsi fra i tanti progetti non realizzati da Totò, poiché girò la prima scena (per spiacevole casualità, quella d'un funerale) e morì due giorni dopo.[167]

La televisione[modifica | modifica wikitesto]

Totò incontrò la televisione già nel 1958, insieme a Mario Riva nel programma Il Musichiere. Fece ritorno solo nel 1965, invitato da Mina nella trasmissione Studio Uno,[168] partecipando a due puntate: nella prima, subito accolto da un lunghissimo applauso, presentò la sua canzone Baciami,[169] lasciando cantare Mina mentre lui interveniva facendo da contrappunto alle parole della canzone con qualche sua classica battuta.[24] Nella seconda puntata, nel 1966, ripropose invece un vecchio sketch (Pasquale) con Mario Castellani.[170] La scenetta venne poi incisa, insieme alla poesia 'A livella, in un disco 33 giri dell'attore.[171]

Nell’ultima fase della sua vita, mise in lavorazione alcuni caroselli e una serie per la Tv chiamata TuttoTotò, comprendente nove telefilm a cura di Bruno Corbucci e diretti da Daniele D'Anza. La serie, nata da un’idea di Mario Castellani,[N 17][143] doveva essere inizialmente diretta da Michele Galdieri (l’autore di molte riviste di Totò), ma morì prima che iniziasse la lavorazione.[143] La maggior parte dei copioni di questi telefilm apparivano troppo stolidi,[172] e soltanto alcuni di questi, con testi discreti,[172] diedero modo a Totò di esibirsi in alcuni suoi numeri, riproponendo alcuni dei suoi famosi sketch teatrali.[45][168][143] L’attore appariva però provato e lavorava non più di quattro ore nel pomeriggio, ma nonostante tutto era ancora in grado di padroneggiare la scena.[168][173] Il ciclo andò in onda dopo la sua morte, dal maggio al luglio del ’67,[143] per poi essere replicato dieci anni più tardi.[168] Positiva fu l’accoglienza del pubblico, più fredda quella della critica, che sottolineava come la comicità di Totò non apparisse al meglio in quanto alla realizzazione frettolosa e approssimativa.[168]

La morte[modifica | modifica wikitesto]

« È morta l'ultima delle grandi maschere della commedia dell'arte. »
(Nino Manfredi al telegiornale del 15 aprile 1967[174])

Alcuni giorni prima della sua morte, Totò disse di chiudere in fallimento e che nessuno lo avrebbe ricordato, dichiarò di non essere stato all'altezza delle infinite possibilità che il palcoscenico offre (riferendosi chiaramente alla sua vera e unica passione, il teatro) e si rimproverò del fatto che avrebbe potuto fare molto di più.[N 18][175][164] Morì nella sua casa di Via Monti Parioli alle 3:30 del mattino (l'ora in cui era solito andarsene a dormire[176]) del 15 aprile 1967,[174][177] all'età di 69 anni: venne stroncato da un infarto dopo una lunga agonia, tanto sofferta che lui stesso pregò i familiari e il medico curante di lasciarlo morire.[174] Proprio la sera del 13 aprile confessò al suo autista Carlo Cafiero: «Cafie', non ti nascondo che stasera mi sento una vera schifezza».[174] Secondo la figlia Liliana, le sue ultime parole furono: «Ricordatevi che sono cattolico, apostolico, romano»,[24] mentre a Franca Faldini disse: «T'aggio voluto bene Franca, proprio assai.»[174]

I funerali[modifica | modifica wikitesto]

I funerali a Napoli...
I funerali a Napoli...
...e il feretro con sopra la popolare bombetta
...e il feretro con sopra la popolare bombetta

Nonostante l'attore avesse sempre espresso il desiderio di avere un funerale semplice,[174] ne ebbe addirittura tre.[24][178] Il primo nella capitale, dove morì. La sua salma fu vegliata per due giorni dalle principali personalità dello spettacolo e non, giunte da tutta Italia per commemorarlo e rimpiangerlo.[24] Fu accompagnata da più di duemila persone nella chiesa Sant'Eugenio,[179] sul Tevere, dove si svolse la cerimonia funebre. Tra le personalità dello spettacolo presenti, all'interno della chiesa si notarono Alberto Sordi, Elsa Martinelli, Olga Villi, Luigi Zampa e Luciano Salce;[179] parteciparono anche i registi che lo avevano sempre ignorato, e i critici che lo avevano avversato e considerato un artista inconsistente e volgare.[24] Sulla sua bara furono poggiati la famosa bombetta con cui aveva esordito e un garofano rosso,[176] la cerimonia si limitò a una semplice benedizione a causa delle difficoltà create dalle autorità religiose, perché con Franca Faldini l’attore non era sposato,[176] addirittura fu fatta uscire di casa mentre il prete benediceva la salma di Totò.[45]

Il secondo si svolse a Napoli, la sua città natale alla quale era particolarmente legato e la sua gioia più grande sarebbe stata proprio ritornare lì, così fu:[156] Il 17 aprile di pomeriggio il feretro partì verso la città, scortato da circa trenta vetture.[179] La città sospese dalle 16 alle 18,30 ogni attività, fu interrotto il traffico, i muri delle strade furono riempiti di manifesti di cordoglio, le serrande dei negozi vennero abbassate e socchiusi i portoni degli edifici in segno di lutto.[179] Tra gli altri personaggi dello spettacolo ed amici stretti, ad attendere il feretro, c'erano i fratelli Nino e Carlo Taranto, Ugo D'Alessio, Luisa Conte, Dolores Palumbo.[179] A causa della grande affluenza, il furgone che trasportava la salma impiegò due ore per raggiungere la chiesa di Sant'Eligio, dove si svolsero i funerali di fronte alla folla traboccante, valutata in circa 250 000 persone,[179][180] tra bandiere, stendardi e corone.[179]

L'orazione funebre venne tenuta da Nino Taranto:

« Amico mio, questo non è un monologo, ma un dialogo perché sono certo che mi senti e mi rispondi, la tua voce è nel mio cuore, nel cuore di questa Napoli, che è venuta a salutarti, a dirti grazie perché l'hai onorata. Perché non l'hai dimenticata mai, perché sei riuscito dal palcoscenico della tua vita a scrollarle di dosso quella cappa di malinconia che l'avvolge. Tu amico hai fatto sorridere la tua città, sei stato grande, le hai dato la gioia, la felicità, l'allegria di un'ora, di un giorno, tutte cose di cui Napoli ha tanto bisogno. I tuoi napoletani, il tuo pubblico è qui, ha voluto che il suo Totò facesse a Napoli l'ultimo "esaurito" della sua carriera, e tu, tu maestro del buonumore questa volta ci stai facendo piangere tutti. Addio Totò, addio amico mio, Napoli, questa tua Napoli affranta dal dolore vuole farti sapere che sei stato uno dei suoi figli migliori, e che non ti scorderà mai, addio amico mio, addio Totò.[181][174] »
La tomba di Totò a Napoli

Dopo il rito funebre, le autorità furono costrette a far uscire la salma da una porta secondaria, all'interno della basilica susseguirono scene di panico e anche svenimenti;[179][174][N 19] ci furono quattro feriti, due donne e due agenti, in seguito all'enorme scompiglio causato.[179] Il corpo di Totò venne così scortato da motociclisti della polizia al Cimitero del Pianto, ove ad attendere c'erano Franca Faldini, la figlia Liliana con il marito, Eduardo Clemente e Mario Castellani, che per via della straripante folla decisero di non assistere alla funzione religiosa e raggiunsero direttamente in auto il cimitero.[179] Totò fu sepolto nella tomba di famiglia accanto ai genitori, al piccolo Massenzio e all'amata Liliana Castagnola.[174]

Il terzo funerale lo volle fare un capoguappo del Rione Sanità, nel suo quartiere, che si tenne il 22 maggio, pochi giorni dopo il trigesimo; aderirono un altrettanto vasto numero di persone, nonostante la bara dell'attore fosse vuota.[174] Eduardo De Filippo, con un partecipato articolo, lo ricordò dalle pagine del quotidiano Paese Sera.[182]

Franca Faldini, diventata giornalista e scrittrice dopo la morte del compagno, scrisse nel 1977 il libro Totò: l'uomo e la maschera, realizzato insieme a Goffredo Fofi, in cui raccontava sia il lato artistico sia la parte privata dell'attore fuori dal set, con l'intento principale di smentire alcune false affermazioni riportate da scrittori e giornalisti riguardo alla personalità dell'attore.[1] Liliana De Curtis, la figlia del comico, è tuttora attiva per mantenere vivo il ricordo del padre. Molti italiani, ancora oggi, si rivolgono a Totò inviando lettere e biglietti alla sua tomba, per confidarsi, chiedere favori e addirittura grazie, come fosse un santo.[45]

La questione nobiliare[modifica | modifica wikitesto]

Un felice incontro tra Totò ed Eduardo (1956)
« Tengo molto al mio titolo nobiliare perché è una cosa che appartiene soltanto a me... A pensarci bene il mio vero titolo nobiliare è Totò. Con l'altezza Imperiale non ci ho fatto nemmeno un uovo al tegamino. Mentre con Totò ci mangio dall'età di vent'anni. Mi spiego? »
(Totò[82])

Dopo l'adozione nel 1933 da parte del marchese Francesco Maria Gagliardi Focas,[10][11][12] cavaliere del Sacro Romano Impero (D. M. di riconoscimento 6 maggio 1941), Totò intraprese lunghe e costose battaglie legali, portate avanti con determinazione, per il riconoscimento di nobiltà, anche grazie all'aiuto di esperti avvocati e araldisti. Totò riteneva di appartenere a un ramo decaduto dei nobili de Curtis, quello dei conti di Ferrazzano,[N 20] sebbene tale discendenza non sia mai stata dimostrata.[183]

Il 18 luglio 1945 e il 7 agosto 1946 il Tribunale di Napoli, IV sez., emanò sentenze che gli riconobbero diversi titoli gentilizi, che vennero registrati a pag. 42 vol. 28 del Libro d'Oro della Nobiltà Italiana, tenuto presso l'archivio della Consulta Araldica (Roma, Archivio Centrale dello Stato): Principe, Conte Palatino, Nobile, trattamento di Altezza Imperiale. Con sentenza 1º marzo 1950 del Tribunale civile di Napoli, il cognome di Totò venne rettificato in "Focas Flavio Angelo Ducas Comneno De Curtis di Bisanzio",[184] anche se sul pronao della cappella della sua tomba, nel Cimitero di Santa Maria del Pianto a Napoli, l'incisione recita solo Focas Flavio Comneno De Curtis di Bisanzio - Clemente. Di fatto, dalla sentenza del 1946, Totò acquisì i titoli e i nomi di: Antonio Griffo Focas Flavio Ducas Commeno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio, altezza imperiale, conte palatino, cavaliere del Sacro Romano Impero, esarca di Ravenna, duca di Macedonia e di Illiria, principe di Costantinopoli, di Cilicia, di Tessaglia, di Ponte di Moldavia, di Dardania, del Peloponneso, conte di Cipro e di Epiro, conte e duca di Drivasto e Durazzo.[185]

Il 16 marzo 1960 la Repubblica di San Marino riconobbe il titolo di conte con il predicato di Ferrazzano alla figlia di Totò, Liliana, con decreto presidenziale sammarinese. Lo stemma è d'oro a tre bande di azzurro, al capo dello stesso, con un crescente montante di argento, accompagnato da tre stelle di otto raggi d'oro, 1 e 2.

Teatro[modifica | modifica wikitesto]

« Totò non è Chaplin o Buster Keaton, fenomeni tipicamente cinematografici. Totò è il teatro. »
(Mario Castellani[55])

Totò portò in scena, dal 1928 al 1957 (anno in cui dovette forzatamente abbandonare le scene a causa della malattia agli occhi) circa 40 spettacoli tra commedie e rappresentazione di avanspettacolo (fino al 1939), oltre a dodici "grandi riviste" negli anni quaranta e cinquanta.[186] A partire dal 1931 Totò figura spesso anche come autore. In tale elenco non vengono inoltre riportati tutti i titoli degli spettacoli precedenti al 1928 (in particolare a partire dal 1922), realizzati con la compagnia di Giuseppe Jovinelli e presso la Sala Umberto di Roma.

Totò interpreta d'Artagnan nello spettacolo teatrale I tre moschettieri, brandendo una stampella come spada[187]
Durante le "passerelle", che solitamente concludevano gli spettacoli di rivista
Durante le "passerelle", che solitamente concludevano gli spettacoli di rivista
Durante le "passerelle", che solitamente concludevano gli spettacoli di rivista
Totò in camerino mentre viene aiutato da Diana Rogliani a indossare il costume da robot, prima di entrare in scena per la rivista Bada che ti mangio!
Totò in camerino mentre viene aiutato da Diana Rogliani a indossare il costume da robot, prima di entrare in scena per la rivista Bada che ti mangio!
Qui durante lo spettacolo
Qui durante lo spettacolo

Nella compagnia di Isa Bluette:

  • 1928: Madama Follia, di Ripp (Luigi Miaglia) e Bel Ami (Anacleto Francini);
  • 1928: Il Paradiso delle donne, di Ripp e Bel Ami;
  • 1928: Mille e una donna, di Ripp e Bel Ami;
  • 1928: Girotondo, di Ripp e Bel Ami;
  • 1928: Peccati... e poi Virtudi, di Masera (Marchesotti, Segurini e Rapetti).

Nella compagnia di Achille Maresca:

  • 1928: Sì, sì, Susette, di Ripp e Bel Ami;
  • 1928: La stella del Charleston, di Giovanni Manca e Refrain;
  • 1929: Monna Eva, di Paolo Reni;
  • 1929: La giostra dell'amore, di Cherubini, Armando Fragna e Cesare Andrea Bixio.

Nella Compagnia Stabile Napoletana Molinari di Enzo Aulicino:

  • 1929: Messalina, di Kokasse (pseudonimo di Mario Mangini) e Mascaria (pseudonimo di Maria Scarpetta, figlia di Eduardo Scarpetta);
  • 1929: Lo balcone de Rusinella , di Eduardo Scarpetta;
  • 1929: Santarellina, di Henri Meilhac e Ludovic Halévy. Riduzione di Mario Mangini;
  • 1929: Miseria e nobiltà, di Eduardo Scarpetta;
  • 1929: Amore e cinema, di Carlo Mauro;
  • 1929: Il processo di Mary De' Can, di Carlo Mauro;
  • 1929: Bacco, Tabacco e Venere, di Mario Mangini e Carlo Mauro
  • 1930: I tre moschettieri, di Kokasse.

Nella compagnia di Achille Maresca:

  • 1931: La vile seduttrice, di Ripp e Bel Ami;
  • 1931: La vergine di Budda, primo avanspettacolo scritto da Antonio De Curtis, Totò.

Nella Compagnia di Riviste e Fantasie Comiche Totò:

  • 1932: Colori nuovi, scritto da Antonio De Curtis e Guglielmo Inglese;
  • 1932: Ridi che ti passa, scritto da Antonio De Curtis e Guglielmo Inglese;
  • 1932: Era lui, sì... sì...! Era lei, no... no...!, di Antonio De Curtis e Guglielmo Inglese;
  • 1932: La vergine indiana, scritto da Antonio De Curtis;
  • 1932: Totò, Charlot per amore, scritto da Antonio De Curtis;
  • 1933: Al Pappagallo (Compagnie di riviste di Totò);
  • 1933: Se quell'evaso fossi io, di Bel Ami;
  • 1933: Questo non è sonoro, di Tramonti (pseudonimo di Paolo Rampezzotti);
  • 1933: Il mondo è tuo, scritto da Antonio De Curtis e Cliquette (pseudonimo di Diana Rogliani, moglie di Totò);
  • 1933: La banda delle gialle, di Tramonti;
  • 1933: Dalla calza al dollaro, di Tramonti;
  • 1933: Il grand'Otello, di Bel Ami;
  • 1934: La mummia vivente, di Bel Ami e Tramonti;
  • 1934: I tre moschettieri, di Mario Mangini e Tramonti;
  • 1935: Belle o brutte mi piaccion tutte, di Guglielmo Inglese e Tramonti;
  • 1936: 50 milioni... c'è da impazzire!, scritto da Antonio De Curtis e Guglielmo Inglese;
  • 1936: Una terribile notte, di Mario Mangini;
  • 1937: Dei due chi sarà, scritto da Antonio De Curtis;
  • 1937: Uomini a nolo, scritto da Antonio De Curtis e Bel Ami;
  • 1937: Novanta fa la paura, scritto da Antonio De Curtis;
  • 1938: Se fossi un Don Giovanni, scritto da Antonio De Curtis;
  • 1938: L'ultimo Tarzan, scritto da Antonio De Curtis;
  • 1938: Accade una notte che..., scritto da Antonio De Curtis;
  • 1939: Fra moglie e marito, la suocera e il dito, ultimo avanspettacolo scritto da Antonio De Curtis.

Il ciclo della Grande Rivista:

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

« E io pago! E io pago! »
(Totò in 47 morto che parla)

Totò interpretò dal 1937 fino alla morte (nel 1967) ben 97 film per il grande schermo, quasi sempre come attore protagonista, per una media di oltre 4 all'anno (numero che non tiene conto della sua pausa durante la guerra). Lavorò con 42 registi differenti,[45] quelli con cui produsse maggiormente furono Mario Mattòli (16 film), Camillo Mastrocinque (11 film), Steno (10 film), Sergio Corbucci (7 film), Mario Monicelli (7 film) e Carlo Ludovico Bragaglia (6 film).[45]

Oltre a ciò vanno elencati anche un cospicuo numero di progetti mai realizzati.[93]

Totò e Peppino De Filippo nella scena della "lettera" in Totò, Peppino e la... malafemmina (1956)
Totò con Fabrizi ne I tartassati (1959)
Totò nel film Totò diabolicus (1962)

Attore cinematografico[modifica | modifica wikitesto]

Tutti i nomi dei personaggi di Totò

(in ordine alfabetico)

  • Antonio (Totò, Peppino e i fuorilegge)
  • Antonio Barbacane (Totò, Peppino e ... la dolce vita)
  • Antonio Caccavallo, l'agente di PS (Totò e Carolina)
  • Antonio Caponi (Totò, Peppino e... la malafemmina)
  • Antonio Capurro (I due marescialli)
  • Antonio De Fazio (L'imperatore di Capri)
  • Antonio Della Buffas (Tototarzan)
  • Antonio Di Cosimo (Letto a tre piazze)
  • Antonio Guardalavecchia (Chi si ferma è perduto)
  • Antonio La Puzza / L'ammiraglio Canarinis (Totò e Peppino divisi a Berlino)
  • Antonio La Quaglia, il capostazione (Destinazione Piovarolo)
  • Antonio La Trippa, candidato del PNR (Gli onorevoli)
  • Antonio Peluffo (Totòtruffa 62)
  • Antonio Lumaconi (Totò le Mokò)
  • Antonio Marchi (Totò all'inferno)
  • Antonio Scannagatti (Totò a colori)
  • Beniamino Lomacchio (Totò cerca casa)
  • Biagio Tanzarella (Sua eccellenza si fermò a mangiare)
  • Ciancicato Miao (Le streghe, episodio "La Terra vista dalla Luna")
  • Dante Cruciani (I soliti ignoti)
  • Dante Posalaquaglia (La cambiale)
  • Dionillo (Tempi nostri)
  • Don Saverio Petrillo (L'oro di Napoli, episodio "Il guappo")
  • Don Vincenzo 'o Fenomeno (Operazione San Gennaro)
  • Ercole Pappalardo (Totò e i re di Roma)
  • Felice Sciosciammocca (Il medico dei pazzi, Miseria e nobiltà, Un turco napoletano)
  • Ferdinando Esposito (Guardie e ladri)
  • Figaro (Figaro qua, Figaro là)
  • Filiberto Comanducci (Le belle famiglie, episodio "Amare è un po' morire")
  • Fra' Timoteo (La mandragola)
  • Gasparre (I due orfanelli)
  • Gennaro Piselli (Totò cerca pace)
  • Gennaro Vaccariello (Il coraggio)
  • Giuseppe La Paglia (La legge è legge)
  • Il "mostro" (Capriccio all'italiana, episodio "Il mostro della domenica")
  • Il barone Antonio Peletti (47 morto che parla)
  • Il barone Luigi Fontana (Gambe d'oro)
  • Il barone Tolomeo de' Tolomei / Totò (Animali pazzi)
  • Il cavalier Antonio Cocozza (Totò, Fabrizi e i giovani d'oggi)
  • Il cavalier Aristide Tromboni (Il ratto delle Sabine)
  • Il cavalier Filippo Scaparro (Totò e le donne)
  • Il cavalier Torquato Pezzella (I tartassati)
  • Il cavaliere Antonio Vignarello (Totò, Peppino e le fanatiche)
  • Il colonnello Antonio Cavalli (Il comandante)
  • Il colonnello Di Maggio (I due colonnelli)
  • Il commissario Antonio Saracino (Totò contro i quattro)
  • Il commissario Gennaro Di Sapio (I ladri)
  • Il duca Gagliardo della Forcoletta (Totò, lascia o raddoppia?)
  • Il maggiordomo Antonio Sapore (Totò sceicco)
  • Il marchese Galeazzo di Torrealta / Il generale Scipione / Il prof. Carlo / La baronessa Laudomia / Pasquale Buonocore / Monsignor Antonino (Totò diabolicus)
  • Il marchese Gastone De Chementel Cháteau-Boiron (Totò a Parigi)
  • Il portiere Antonio Bonocore (La banda degli onesti)
  • Il professor Paolino (L'uomo, la bestia e la virtù)
  • Il professor Antonio Casamandrei (Totò al giro d'Italia)
  • Il professor Semprini (Racconti romani)
  • Il professor Serafino Benvenuti (Rita la figlia americana)
  • Il ragionier Antonio Gargiulo (Gli amanti latini, episodio "Amore e morte")
  • Innocenti Totò / Fra' Ciccillo (Uccellacci e uccellini)
  • Jago (Capriccio all'italiana, episodio "Che cosa sono le nuvole?")
  • José (Totò contro il pirata nero)
  • L'Algerino (Noi duri)
  • L'investigatore Michele Spillone detto Mike (Totò, Vittorio e la dottoressa)
  • Marco Antonio / Totonno (Totò e Cleopatra)
  • Mastr'Agostino Miciacio (San Giovanni decollato)
  • Mister Totò (Totò d'Arabia)
  • Nicolino / Gelsomino / un terzo gemello innominato (L'allegro fantasma)
  • Nicolino Capece (Fifa e arena)
  • Ninì Cantachiaro (Totò sexy e Totò di notte n. 1)
  • Nino, il fantasista (Yvonne La nuit)
  • Nonno Illuminato (Arrangiatevi)
  • Ottone Spinelli degli Ulivi, detto Zazà (Signori si nasce)
  • Pasquale Belafronte (Totò nella luna)
  • Pasquale Cicciacalda (Il monaco di Monza)
  • Pasquale Miele (Napoli milionaria)
  • Piero Frittelli / Paolo Frittelli Totò (Totò terzo uomo)
  • Rocco Baldelli (Una di quelle)
  • Rosario Chiarchiaro (Questa è la vita, episodio "La patente")
  • Salvatore Lojacono (Dov'è la libertà)
  • Tapioca (I tre ladri)
  • Totò (Due cuori fra le belve, I pompieri di Viggiù, Totò cerca moglie, Totò e Marcellino)
  • Totò baby (Che fine ha fatto Totò baby?)
  • Totò De Pasquale (Sette ore di guai)
  • Totò Esposito (Le sei mogli di Barbablù, Siamo uomini o caporali?)
  • Totò Scorcelletti (Totò, Eva e il pennello proibito)
  • Totò, conte di Torretota (Fermo con le mani)
  • Totokamen Sabakis / Il vecchio Sabakis (Totò contro Maciste)
  • Tottons, il clown / la vecchia madre di Tottons (Il più comico spettacolo del mondo)
  • Umberto Pennazzuto detto Infortunio (Risate di gioia)
  • Un frate (Il giorno più corto)
  • Uno smemorato (Lo smemorato di Collegno)
  • Urbano Cacace (Le motorizzate, episodio "Vigile urbano")

Doppiatore cinematografico[modifica | modifica wikitesto]

Totò nel film Gli onorevoli (1963)

Sceneggiatore cinematografico[modifica | modifica wikitesto]

Film di montaggio[modifica | modifica wikitesto]

Film non realizzati[modifica | modifica wikitesto]

La lista dei progetti incompiuti, abbandonati e mai realizzati da Totò.[93]

Riconoscimenti cinematografici[modifica | modifica wikitesto]

Nastri d'argento

Festival di Cannes

  • 1966: Menzione speciale per l'interpretazione in Uccellacci e uccellini

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Attore televisivo[modifica | modifica wikitesto]

Totò cowboy.jpg Amendolatoto.jpg
Totò in una scena del telefilm Totò Ciak Con Mario Castellani, Ferruccio Amendola e Gianni Bonagura in Totò Ye Ye

Sul piccolo schermo l'attore realizzò nel 1967 TuttoTotò, una serie di nove telefilm diretti da Daniele D'Anza, così composti:[143]

  • Il latitante, andato in onda il 4 maggio (nel ruolo di don Gennaro La Pezza; l'episodio venne ricavato dalla sceneggiatura per un film mai realizzato, Le belve)[191]
  • Il tuttofare, andato in onda il 10 maggio (nel ruolo di Rosario De Gennaro, detto Lallo)
  • Il grande maestro, andato in onda il 13 maggio (nel ruolo di Mardocheo Stonatelli)
  • Don Giovannino, andato in onda il 18 maggio (nel ruolo omonimo)
  • La scommessa, andato in onda il 25 maggio (nel ruolo di Oberdan Lo Cascio), in cui Totò figurava anche come sceneggiatore
  • Totò Ciak, andato in onda l'8 giugno (nel ruolo dell'agente segreto, era una parodia dei generi cinematografici in voga con la partecipazione di alcuni cantanti)[192]
  • Totò a Napoli, andato in onda il 13 giugno (nel ruolo della guida non autorizzata, recitava alcune poesie sue)
  • Totò Ye Ye, annunciata per il 29 giugno ma in realtà mai trasmesso all'epoca in cui fu girato; è andato in onda solo nel 2011 su Raitre (Totò ricopre il ruolo del capellone in uno special con la partecipazione di cantanti e complessi musicali)[193]
  • Premio Nobel, con Corrado, andato in onda il 6 luglio (nel ruolo di Serafino Bolletta)

Sketch pubblicitari[modifica | modifica wikitesto]

Nell'autunno del 1966 Totò girò nove sketch pubblicitari per la RAI diretti dal regista Luciano Emmer,[168] che andarono in onda su Carosello prima della morte dell'attore; oggi di questi ne sopravvivono solo due (Totò cassiere e Totò calzolaio), probabilmente gli altri sono andati persi o distrutti.[141]

  • Totò cassiere
  • Totò calzolaio
  • Totò spazzino
  • Totò petroliere
  • Totò proprietario di ristoranti
  • Totò farmacista
  • Totò barista
  • Totò giocatore
  • Totò elettricista

Nel gennaio 1967 vennero girati altri sette caroselli. Il progetto era di dieci, ma Totò non riuscì a finirli tutti perché era molto impegnato; questi sketch non vennero mai trasmessi in quanto furono trafugati prima di poter essere utilizzati.[141]

  • Totò ingegnere
  • Totò pittore
  • Totò meteoronauta
  • Totò iettatore
  • Totò ferroviere
  • Totò operaio
  • Totò giardiniere

Apparizioni televisive[modifica | modifica wikitesto]

Totò con Mario Riva in una puntata de Il Musichiere, nel 1958, la sua prima apparizione televisiva
Totò e Mina a Studio Uno nel 1966, quando ripropose lo sketch Pasquale con Mario Castellani

Interviste[modifica | modifica wikitesto]

Interviste Radiofoniche[modifica | modifica wikitesto]

Programmi televisivi sull'attore[modifica | modifica wikitesto]

Documentari[modifica | modifica wikitesto]

Poesie[modifica | modifica wikitesto]

La lista completa delle poesie scritte da Totò (tra parentesi il titolo in italiano).[196]

  • 'A livella (La livella)
  • 'A passiona mia erano 'e rrose (La mia passione erano le rose)
  • Uocchie 'ncantatore (Occhio incantatore)
  • 'Ncantesimo (Incantesimo)
  • Esempio
  • Calannario
  • Essa
  • La donna
  • Ma che dulore (Ma che dolore)
  • 'O sole (Il sole)
  • A Franca
  • Preghiera del clown
  • 'A vita è ingiusta (La vita è ingiusta)
  • Tutto è finito
  • Chi è ll'ommo (Chi è l'uomo)
  • 'E dduje 'nnammurate (I due innamorati)
  • Riflessione
  • 'A 'mmasciata (L'ambasciata)
  • Statuina a Francesca
  • 'A femmena (La femmina)
  • Pe nun te scurdà cchiù (Per non scordarti più)
  • Viola d'ammore (Viola d'amore)
  • Siamo uomini o caporali
  • Cuore
  • 'A cchiu' bella (La più bella)
  • Ho bisogno di rivederti
  • 'O piso (Il peso)
  • Che me manca!
  • Donna Amalia
  • Pe sta vicino a tte (Per stare vicino a te)
  • La società
  • Napule, tu e io (Napoli, tu e io)
  • 'O saccio sultant'io (Lo so soltanto io)
  • Passione
  • Il dramma di Don Ciccio Caccavalle
  • 'A cchiu' sincera (La più sincera)
  • Nu iuorno all'intrasatta (Un giorno all'improvviso)
  • All'intrasatta... (All'improvviso)
  • Ricunuscenza (Riconoscenza)
  • 'A mundana (La prostituta)
  • Dick
  • Zuoccole, tammorre e femmene (Zoccoli, tamburi e donne)
  • Si fosse n'auciello (Se fossi un uccello)
  • 'Ngiulina (Angelina)
  • Balcune e lloggie (Balconi e logge)
  • Ll'ammore (L'amore)
  • Uocchie ca mme parlate (Occhi che mi parlate)
  • 'A statuetta (La statuetta)
  • 'A cunzegna (La consegna)
  • Ammore perduto (Amore perduto)
  • 'A nnammurata mia (La mia fidanzata)
  • Core analfabeta (Cuore analfabeta)
  • 'E ccorna (Le corna)
  • 'O schiattamuorto (Il becchino)
  • Felicità
  • 'A vita (La vita)
  • Il fine dicitore
  • Bianchina
  • 'E pezziente (I pezzenti)
  • 'A speranza (La speranza)
  • Il cimitero della civiltà
  • Sarchiapone e Ludovico
  • L'indesiderabile
  • L'acquaiola

Canzoni[modifica | modifica wikitesto]

La lista delle canzoni scritte (e alcune interpretate) da Totò.[197]

  • Aggio perduto 'ammore, cantata da Roberto Murolo (1954)
  • Abbracciato cu tte, cantata da Achille Togliani (1955)
  • Luntano 'a te, cantata da Franco Ricci (1955)
  • Tu si tutto pe' mme, cantata da Achille Togliani (1955)
  • Core analfabeta, cantata da Totò nel film Siamo uomini o caporali (1955)
  • Che me diciste a 'ffa, cantata da Fausto Cigliano (1956)
  • Miss, mia cara miss, cantata da Totò nel film Totò a Parigi (1958)
  • Mariarosa, cantata da Claudio Villa (1960)
  • Geppina Gepi, cantata da Totò e Anna Magnani nel film Risate di gioia (1960)
  • Rapallo, cantata da Achille Togliani (1961)
  • Le Lavandou, cantata da Achille Togliani (1961)
  • Filomè, cantata da Nino Taranto (1961)
  • Piccerella, piccerè, cantata da Nino Taranto (1961)
  • L'ammore avesse 'a essere, cantata da T. Pane (1962)
  • Baciami, cantata da Totò e Mina nella trasmissione RAI Studio Uno (1965)
  • Veleno, cantata da Totò e i Rokes nel film Rita la figlia americana (1965)

Canzoni solo interpretate:

Galleria fotografica[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

Annotazioni[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Di seguito viene riportata l'iscrizione presente sulla lapide posta sulla casa natia di Totò:
    « Fu qui, nella via S.Maria Antesaecula, una
    della più antiche strade della vecchia Napoli
    che il 15-2-1898 nacque il principe Antonio De Curtis
    il nostro Totò
    egli fu comico impareggiabile per la sua mimica,
    uomo di nobili sentimenti, poeta insigne, fra quelli
    che l'Italia può contrapporre ai maggiori artisti del mondo.
    Il popolo del rione dedica
    le associazioni riunite di S.Vincenzo Ferreri posero 5-7-78
     »
  2. ^ L’incontro con Oddo Ferretti: Totò accettò con entusiasmo l’idea di organizzare un match con il pugile, e una volta sul ring, tra l’incoraggiamento del pubblico e i suoi vari lazzi e le smorfie, diede due pugni veri all’atleta, il quale interdetto si accorse che faceva sul serio, ed urlò: “Ma tu stai facendo veramente? Mò t’accomodo per le feste.” Totò scappo dal ring inseguito dal pugile e chiese aiuto a Jovinelli: “Cavaliè, il campione mi vuole menare, fermatelo voi che siete il campione più campione di tutti, l’uomo più forte del mondo, l’impresario più famoso d’Italia.” E Jovinelli gli rispose ridendo: “Totò, sei un gran ruffiano, ma ti assicuro che Ferretti non ti toccherà nemmeno con un dito. Come farei se qualcuno mi “rompesse” un comico bravo come te?"
  3. ^ Totò volle conservare un fazzoletto intriso di rimmel che raccolse la mattina del ritrovamento del corpo di Liliana, con il quale probabilmente ella si asciugò le lacrime in attesa della morte. Quel fazzoletto fu bruciato dall'ultima compagna di Totò, Franca Faldini, dopo il decesso dell'attore nel 1967.
  4. ^ Aldo Giuffré:
    « Io non so quanto ci fosse di vero nella storia del principe... Io so soltanto che Totò era un "principe", lo era nell'animo, perché era veramente lontano da quelle piccole brutte cose del mondo. Lui, per esempio, non era mai volgare, né come uomo né tantomeno come attore; non l'abbiamo mai sentito, nelle riviste, nei film, ricorrere a quel mezzuccio tanto facile quanto deprecabile che è la volgarità. »
  5. ^ Mario Castellani, raccontando lo spiacevole episodio a Firenze:
    « Come principe di Bisanzio, considerava un suo dovere essere conservatore. Come attore comico, riteneva di avere il diritto a non professare nessuna idea. «Il comico», diceva «deve essere un uomo che esaspera e mette perciò in ridicolo le pagliacciate della vita». Fedele a questo suo principio, quando dopo la liberazione di Roma ci spingemmo verso il Nord e facemmo tappa a Firenze, lui si permise una battuta che rischiò di costargli la pelle. Successe questo: Totò faceva la macchietta di Napoleone, e a un certo punto un attore gli domandava: «Compagno?». «No, camarade», rispondeva Totò, storpiando la parola francese in modo che suonasse quasi come l'italiano e fascista «camerata». L'altro, stupito, chiedeva: «Camarade?». E Totò: «Va be', fa' come vuoi. Camarade o compagno è lo stesso». Non l'avesse mai detto! L'Italia era ancora divisa dalla linea gotica e Firenze era piena di partigiani. Uno di questi, al termine dello spettacolo si presentò davanti al camerino di Totò con la scusa di volere un autografo. Totò, affabile, venne sulla soglia, pronto a firmare. Con voce sorda, il partigiano gli domandò: «Veramente per lei camerata e compagno è la stessa cosa?». Preso alla sprovvista, Totò rispose: «Mah, non so...». Il partigiano non lo lasciò finire: con una mossa fulminea lo colpì con un pugno in piena faccia, spaccandogli le labbra. Per fortuna, c'era parecchia gente che s'intromise, impedendo così all'energumeno di continuare il massacro. Totò, spaventatissimo, corse a denunciare il fatto al commissariato. Il giorno dopo fu chiamato in Questura. «Abbiamo arrestato il suo aggressore», gli comunicò un funzionario. «Non voglio fargli del male», rispose Totò: «se mi chiede scusa, non sporgo querela». Il funzionario suonò il campanello. Arrivò un poliziotto. «Portate qui il detenuto tal dei tali», gli ordinò il funzionario. «Non posso: è appena uscito a prendere un caffè», dichiarò l'interpellato. »
  6. ^ Mario Castellani, riguardo allo sketch del Vagone letto:
    « Uno dei suoi sketch più famosi è quello del vagone-letto, che ha fatto sbellicare dalle risate le platee di tutta Italia. Ebbene, nella rivista di Galdieri in cui era inserito, era accennata soltanto la situazione: due uomini nella cabina e una donna che chiede ospitalità per la notte. La prima volta che lo facemmo, questo sketch durava una decina di minuti; le ultime volte siamo arrivati a tenerlo in piedi quasi un'ora, col pubblico che ci seguiva col fiato sospeso. In seguito al rinnovato interesse per la figura e per l'arte di Totò, spesso mi capita di sentirmi chiedere il testo di questo e di altri sketch diventati ormai leggendari. Ma i testi non ci sono. Non ci sono mai stati. »
  7. ^ Racconta Pietro De Vico, a proposito del film Che fine ha fatto Totò Baby?:
    « Una volta... dovendo girare una scena del film, Totò si avvicinò e mi disse: "ho letto il copione di questa scena, è una vera schifezza. Fai tutto quello che ti dico di fare e segui le mie battute, improvvisiamo..." Così facemmo e ne venne fuori una delle migliori scene del film. »

    ... e a proposito di Totò diabolicus:

    « Quella piccola scenetta che ho fatto in Totò diabolicus, io stavo a casa mi mandarono a chiamare "Vieni, vieni che ti vuole Totò". Io vado alla Titanus e c'era già la scena che era pronta e mi dice "Mettiti il camice" e io "Ma che devo dire?" "Non ti preoccupare, rispondi a quello che dico io" mi dice Totò. E quella scena sul tavolo operatorio, che non abbiamo provato, venne talmente bene che il regista ad un certo punto diede lo stop, perché l'operatore talmente rideva che faceva muovere la telecamera e non era più possibile continuare. »
  8. ^ Carlo Delle Piane, raccontando di Totò e Aldo Fabrizi sul set di Guardie e ladri:
    « Erano attori eccezionali, con loro non c'era la sicurezza del copione tutto previsto, bisognava stargli dietro, perché le gag non venivano mai uguali, da una ripresa all'altra. Questo, per la mia età, mi divertiva e mi preoccupava. Si provava quello che era scritto, si girava ed era diverso, si ripeteva ed era ancora diverso. Finiva che non capivo niente. Ero dentro, e dovevo istintivamente comportarmi a seconda del momento, non era mai una cosa meccanica. »
  9. ^ Intervistato da Luigi Silori, Totò raccontò un aneddoto che sottolineava il suo amore per il teatro, quando al termine di uno spettacolo si tolse tutti i vestiti di dosso in preda all'entusiasmo scaturito da un enorme applauso e acclamo del pubblico.
  10. ^ Totò:
    « Preferisco la notte al giorno perché è silenziosa. Quando tutti dormono io cammino per la casa, svuoto i portaceneri, osservo gli oggetti che mi sono cari, oppure ascolto il bollettino dei navigatori alla radio... ma la notte mi serve soprattutto per pensare. Infatti, checché se ne dica, io sono un pensatore. »
  11. ^ Il successo della canzone Malafemmena e le numerose interpretazioni di altri artisti, fruttarono a Totò la somma di otto milioni, che l'attore recapitò alla ex moglie Diana Rogliani, spiegandole che in qualche modo il denaro le appartenesse in quanto la canzone l'avesse scritta appositamente per lei.
  12. ^ Franca Faldini raccontò un episodio amaro riguardo al tragico parto. Il prete della clinica, essendo al corrente che la donna non fosse sposata con Totò, le disse che la perdita del figlio era stata la punizione di Dio, e che Dio li avrebbe sempre puniti se non si fossero separati immediatamente. Totò, in preda alla rabbia, e vedendo la compagna sconvolta, la portò immediatamente via dall'ospedale.
  13. ^ Furono numerosissimi i gesti nobili dell'attore. Si parla anche che alle volte tornasse di notte nel suo quartiere natale (il Rione Sanità) e infilasse sotto le porte dei bassi abitanti biglietti da diecimila lire.
  14. ^ Franca Faldini:
    « È stato detto tante volte che Totò sia stato monarchico, lo nego nella maniera più assoluta... Non so per chi votasse, ma sicuramente non votava monarchico. Si lasciò sfuggire un "Viva Lauro" unicamente perché aveva sentito che Lauro aveva fatto delle case per la gente dei bassi; unicamente per questa specie di Campanilismo»
  15. ^ Il primo incontro tra Totò e Pasolini non fu particolarmente esaltante: Pasolini era accompagnato da Ninetto Davoli, che appena vide Totò (di cui aveva visto tutti i suoi film) sbottò a ridere, nonostante le gomitate dell’amico che gli diceva: “Oh, sta’ bono, carmate.” Conclusa la discussione sul progetto e appena i due se ne andarono, Totò tirò un sospiro di sollievo e spruzzò dell'insetticida sul posto prima occupato da Ninetto Davoli, causa il fatto che il giovane indossava Jeans sporchi. Appena sul set di Uccellacci e uccellini le cose andarono molto meglio, soprattutto tra Totò e Ninetto.
  16. ^ Furono poche le occasioni che fecero apprezzare Totò dalla critica cinematografica, dalla quale fu spesso avversato:
    « Nel mio pessimismo professionale influisce certo l'atteggiamento negativo dei critici, che mi hanno sempre stroncato. Non posso fare a meno di notare che questi signori si limitano a distruggere, mentre dovrebbero consigliare per il meglio noi attori. Se uno entra in casa mia, osserva che l'arredamento è brutto e mi sfascia i mobili a martellate, non agisce in modo sensato. Meglio sarebbe se esponesse i motivi del suo dissenso, per affinare il mio gusto e farmi capire i miei errori. Ma, alla fine di tutti questi discorsi, rimane la constatazione che io rispetto i critici, mentre loro non rispettano me. Mi rimproverano perché, secondo loro, faccio sempre le stesse cose. Non è vero. Sono passato dalla Commedia dell'Arte alla prosa, dal varietà al cinema, dalla poesia alla musica. Certo, rimango sempre Totò, perché non sono io a comandare la mia faccia, ma la mia faccia a comandare me. »
  17. ^ Mario Castellani, riferendosi a TuttoTotò:
    « Fui io ad avere l'idea di quel programma, e mi dispiace parlarne male… L'unica cosa buona di quella trasmissione è stata che Totò non fece in tempo a vedersi sul piccolo schermo, altrimenti si sarebbe guastato il sangue dalla rabbia. Ma ancora una volta avrebbe dovuto incolpare soltanto se stesso, la sua apatia, la sua mancanza di fiducia negli uomini. Era convinto che della sua arte non sarebbe rimasto niente, perché questo è il destino degli attori, e ritenne inutile affaticarsi per smentire il suo fondamentale pessimismo. Del resto, lo interessava solo il teatro vero, quello che lui inventava sera per sera davanti al suo pubblico: nel cinema e nella televisione vedeva unicamente delle macchine per far soldi, per pagarsi i suoi vizi e la sua dorata tristezza di principe venuto al mondo in un secolo sbagliato. »
  18. ^ Totò:
    « Io non sono un artista, ma solo un venditore di chiacchiere, come Petrolini che, infatti, è stato dimenticato. Un falegname vale più di noi due messi assieme, perché almeno fabbrica un armadio, una sedia che rimangono. Noi, al massimo, quando ci va bene, duriamo una generazione. Lo scritto rimane, un quadro rimane, anche un lavandino rimane. Ma le chiacchiere degli attori passano. »
  19. ^ Alcune persone furono colte da malore per lo spavento di vedere lì, in mezzo ai funerali, Totò vivo; l'uomo che assomigliava tanto al principe era in realtà l'attore Dino Valdi, che per molti anni fu la sua controfigura.
  20. ^ I de Curtis (o anche Della Corte) furono un'antica famiglia longobarda (attestata dal X-XI secolo), originaria della zona fra Salerno e Cava dei Tirreni (infatti in una compravendita in Salerno del 1278 Bartolomeo De Curtis acquistando un terreno, ricordò che il suo capostipite era stato il conte Atenolfo (XI secolo), padre di Ademario, da cui in linea retta erano discesi Mario, Landolfo e Matteo, padre del detto Bartolomeo); un loro ramo ebbe poi la contea di Ferrazzano: da quest'ultimi riteneva di discendere Totò. La famiglia si ramificò anche a Ravello, dove furono patrizi locali e ascritti nel Libro d'Oro della nobiltà locale. Fra i personaggi celebri della famiglia De Curtis: Giovanni e Bartolomeo (XIII secolo), prestarono denaro a Carlo I d'Angiò; Leonetto (XV secolo), milite e regio consigliere, partecipò alla battaglia di Sarno (1460) e fu capitano di Reggio (1465); Giovan Andrea, Presidente del Sacro Regio Consiglio; Francesco e Scipione, consiglieri di S. Chiara; Camillo vice cancelliere del regno, avvocato del regio patrimonio, presidente della Regia Camera della Sommaria e reggente del Supremo consiglio d'Italia nella corte cattolica (un suo quadro è attualmente ancora al comune di Cava e fu oggetto di una contesa con Totò, che non riuscì però a ottenerlo); Tommaso, nativo di Napoli, cavaliere di Malta (1582); Paolo (XVI-XVII secolo), vescovo di Ravello (1591) e poi di Isernia. Secondo alcuni studiosi moderni anche papa Benedetto XII (Jacques Fournier) era di questa famiglia, ma sembra poco probabile.

Fonti[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b c d e Maurizio Costanzo, Intervista a Franca Faldini e Vittorio Gassman - Bontà Loro, studio 11 di Roma, 14 novembre 1977.
  2. ^ Caldiron, 2002, p. 48.
  3. ^ Cammarota, 1985.
  4. ^ a b Bispuri, 2000, p. 246-247.
  5. ^ Totò, il principe degli attori comici, Raistoria. URL consultato il 1º ottobre 2013.
  6. ^ Laura Caparrotti, "Totò, un grande attore", cyberitalian.com. URL consultato il 1º ottobre 2013.
  7. ^ Totò fu l'attore farsesco, straordinaria secrezione della commedia dell'arte e della grande tradizione napoletana, ma fu anche attore della commedia a sfondo realistico e fu anche supremo attore tragico, capace della massima sublimazione recitativa: insomma fu un attore totale. (Bispuri, 1997, p. 19).
  8. ^ Caldiron, 2002, p. 7.
  9. ^ Fruci, 2009, p. 67.
  10. ^ a b c d Bispuri, 2000, p. 125.
  11. ^ a b c d L'infanzia, antoniodecurtis.com. URL consultato il 18 ottobre 2013.
  12. ^ a b c d e f g h i j k l m n o Goffredo Fofi, Totò in “Enciclopedia del cinema” - Treccani, treccani.it. URL consultato il 9 ottobre 2013.
  13. ^ «Un attore talmente eccezionale e irripetibile che forse ci vorranno cento anni perché ne nasca un altro... Totò era il massimo allo stato puro, all'altezza di Charlot e Buster KeatonAlberto Sordi (Caldiron, 2001, p. 132 - Caldiron, 2002, pp. 141-142.)
  14. ^ Lorenzo Mirizzi, Mario Monicelli: l'artigiano del cinematografo, antoniodecurtis.org. URL consultato il 18 ottobre 2013.
  15. ^ Bispuri, 1997, p. 19.
  16. ^ «Totò è un grande mimo. Sembra svitabile come Pinocchio... Sorprendente è anche l'estrema mobilità del suo viso oblungo... certo è indiscutibile una sua parentela con certi animali domestici, così come non è lontano dalla struttura fisica di Buster Keaton, del quale, altresì, conserva quella spiccata malinconia nei grandi occhi rotondi con in più una aggraziata aria istrionesca» Giuseppe De Santis ("Cinema", 10 luglio 1943) (Caldiron, 2001, p. 74.)
  17. ^ Bispuri, 1997, p. 19.
  18. ^ Bispuri, 2000, p. 25.
  19. ^ a b Incassi e spettatori dei film di Totò, totowebsite.altervista.org. URL consultato il 3 ottobre 2013.
  20. ^ a b Amorosi-Ferraù, 1996, pp. 134-139.
  21. ^ a b Amorosi-Ferraù, 1996, p. 130.
  22. ^ a b Primi film, antoniodecurtis.com. URL consultato il 18 ottobre 2013.
  23. ^ Antonio de Curtis, Totò, teatro.org. URL consultato il 18 ottobre 2013.
  24. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v Totò, un altro pianeta - Documentario di 15 episodi sulla vita di Totò, ideato e presentato da Giancarlo Governi per Raiuno, antoniodecurtis.org. URL consultato il 21 ottobre 2013.
  25. ^ a b Maltin, 2007, p. 2051.
  26. ^ Frasi celebri di Totò: le famose battute dei film di Totò, spazioinwind.libero.it. URL consultato il 18 ottobre 2013.
  27. ^ Paolo Bonolis, Intervista a Vincenzo Cerami - Il senso della vita, 3 aprile 2011.
  28. ^ a b c d e Totò biografia - La prima infanzia, antoniodecurtis.org. URL consultato il 10 ottobre 2013.
  29. ^ Capecelaltro-Gallo, 2008, p. 16.
  30. ^ a b Amorosi-Ferraù, 1996, p. 129.
  31. ^ a b c d e f Amorosi-Ferraù, 1996, pp. 22-24.
  32. ^ a b Amorosi-Ferraù, 1996, p. 1 (galleria fotografica - Infanzia e giovinezza di Totò).
  33. ^ Amorosi-Ferraù, 1996, p. 65.
  34. ^ a b c d e f g Totò - Intervista - Orianna Fallaci, oriana-fallaci.com. URL consultato il 10 ottobre 2013.
  35. ^ Bispuri, 2000, p. 41.
  36. ^ a b c d e f g h Amorosi-Ferraù, 1996, pp. 35-56.
  37. ^ Bispuri, 2000, p. 59.
  38. ^ Capecelaltro-Gallo, 2008, p. 28.
  39. ^ Ioni-Guarini, 1999, p. 307.
  40. ^ Caldiron, 2001, p. 7.
  41. ^ a b Massimiliano Galasso, Sito ufficiale dell'Associazione Storica Cimeetrincee. URL consultato il 2 novembre 2012.
  42. ^ Amorosi-Ferraù, 1996, pp. 19-21.
  43. ^ a b c d e Luigi Silori intervista Totò, antoniodecurtis.org. URL consultato il 18 ottobre 2013.
  44. ^ Bispuri, 2000, p. 62.
  45. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s Giancarlo Governi, Totò 100 - Vita, opere e immortalità del principe Antonio De Curtis, "Studioimmagine", Roma.
  46. ^ Totò in “Enciclopedia dei ragazzi” - Treccani, treccani.it. URL consultato il 6 ottobre 2013.
  47. ^ Caldiron, 2001, p. 7.
  48. ^ a b c d Amorosi-Ferraù, 1996, pp. 25-29.
  49. ^ a b c d Lello Bersani, Dieci minuti con Totò - Tv7, 1963.
  50. ^ a b c Amorosi-Ferraù, 1996, pp. 57-64.
  51. ^ a b c Totò biografia - Luci del varietà, antoniodecurtis.org. URL consultato il 6 ottobre 2013.
  52. ^ a b Amorosi-Ferraù, 1996, p. 66.
  53. ^ a b c d e f g h i Amorosi-Ferraù, 1996, p. 78-111.
  54. ^ a b c d e f g h i Totò biografia - La formazione del comico, antoniodecurtis.org. URL consultato il 6 ottobre 2013.
  55. ^ a b c d e Mario Castellani e Totò, antoniodecurtis.com. URL consultato il 6 ottobre 2013.
  56. ^ a b Teatro, antoniodecurtis.org. URL consultato il 18 ottobre 2013.
  57. ^ Amorosi-Ferraù, 1996, p. 75.
  58. ^ Amorosi-Ferraù, 1996, p. 14 (galleria fotografica - Infanzia e giovinezza di Totò).
  59. ^ Liliana Castagnola, antoniodecurtis.com. URL consultato il 18 ottobre 2013.
  60. ^ Bispuri, 2000, p. 265.
  61. ^ a b Primo provino cinematografico di Totò on vimeo, vimeo.com. URL consultato il 6 ottobre 2013.
  62. ^ a b c d e f g h Totò biografia - Il burattino al cinema, antoniodecurtis.org. URL consultato il 6 ottobre 2013.
  63. ^ a b c d e f g Totò biografia - La stagione dell'avanspettacolo, antoniodecurtis.org. URL consultato il 6 ottobre 2013.
  64. ^ Caldiron, 2001, p. 15.
  65. ^ Zucchelli, p. 286.
  66. ^ a b c d e f g h i j k Totò biografia - Non ci vedo, antoniodecurtis.org. URL consultato il 9 ottobre 2013.
  67. ^ Il tradimento di una maschera, antoniodecurtis.org. URL consultato il 3 aprile 2014.
  68. ^ a b Fruci, 2009, p. 14.
  69. ^ Diana Bandini Rogliani, moglie di Antonio De Curtis, antoniodecurtis.org. URL consultato il 17 ottobre 2013.
  70. ^ Maria Grazie d'Errico, Liliana de Curtis: "Ecco la storia di 'Malafemmena', la vera regina di Napoli", laici.it. URL consultato il 17 ottobre 2013.
  71. ^ a b Bispuri, 2000, p. 140.
  72. ^ Cesare Zavattini e Totò, antoniodecurtis.com. URL consultato il 6 ottobre 2013.
  73. ^ a b c d e f Totò biografia - Quando meno te l'aspetti, antoniodecurtis.org. URL consultato il 6 ottobre 2013.
  74. ^ Rivista in “Enciclopedia Italiana - II appendicite” - Treccani, treccani.it. URL consultato il 6 ottobre 2013.
  75. ^ Totò visto da Anna Magnani, antoniodecurtis.org. URL consultato il 6 ottobre 2013.
  76. ^ a b c Totò biografia - L’ironia vi seppellirà, antoniodecurtis.org. URL consultato il 6 ottobre 2013.
  77. ^ a b c d e f g h i Bispuri, 2000, pp. 171-175.
  78. ^ Bispuri, 2000, p. 170.
  79. ^ Cinema d'oggi 1963, antoniodecurtis.com. URL consultato il 18 ottobre 2013.
  80. ^ Le riviste, antoniodecurtis.com. URL consultato il 18 ottobre 2013.
  81. ^ a b Totò biografia - La politica con un palmo di naso, antoniodecurtis.org. URL consultato il 6 ottobre 2013.
  82. ^ a b c d Amorosi-Ferraù, 1996, pp. 117-127.
  83. ^ Fruci, 2009, p. 21.
  84. ^ Gnocchini, 2005, pp. 95-96.
  85. ^ Massoni famosi, loggiatacito740.it. URL consultato il 29 maggio 2014.
  86. ^ a b Anna Clemente, madre di Antonio De Curtis in arte Totò, antoniodecurtis.org. URL consultato l'8 ottobre 2013.
  87. ^ Amorosi-Ferraù, 1996, p. 36 (galleria fotografica - Totò in palcoscenico, sul set e dietro le quinte).
  88. ^ a b c d e f Totò biografia - Il divo dei poveri, antoniodecurtis.org. URL consultato il 6 ottobre 2013.
  89. ^ a b c d Bispuri, 2000, p. 183-184.
  90. ^ Meldolesi, 1987, p. 36.
  91. ^ a b c Bispuri, 2000, pp. 177-178.
  92. ^ a b Totò doppiatore ne La vergine di Tripoli, antoniodecurtis.com. URL consultato l'11 ottobre 2013.
  93. ^ a b c d Il cinema di Totò - I film non realizzati, antoniodecurtis.com. URL consultato il 16 ottobre 2013.
  94. ^ Bispuri, 1997, p. 20.
  95. ^ a b c d e f g h i j k Totò biografia - Il principe e il comico, antoniodecurtis.org. URL consultato l'8 ottobre 2013.
  96. ^ Pietro De Vico e Totò, antoniodecurtis.com. URL consultato il 3 ottobre 2013.
  97. ^ Faldini-Fofi, 1979, p. 291.
  98. ^ Bispuri, 2000, p. 162.
  99. ^ Massimo Bertarelli, Vi racconto mio nonno Totò in il Giornale, 11 aprile 2007. URL consultato il 21 aprile 2013.
  100. ^ a b Steno e Totò, antoniodecurtis.com. URL consultato l'8 ottobre 2013.
  101. ^ Valerio Cappelli, Io, papà e i due volti del principe in Corriere della Sera, 4 ottobre 2008, p. 26. URL consultato il 21 aprile 2013.
  102. ^ Amorosi-Ferraù, 1996, p. 125.
  103. ^ Bispuri, 2000, p. 185.
  104. ^ Bispuri, 2000, p. 189.
  105. ^ Amorosi-Ferraù, 1996, p. 16 (galleria fotografica - Totò in palcoscenico, sul set e dietro le quinte).
  106. ^ Bispuri, 2000, pp. 192, 199.
  107. ^ Guardie e ladri, MYmovies. URL consultato il 18 ottobre 2013.
  108. ^ a b c d e f g h Bispuri, 2000, pp. 192-193.
  109. ^ Totò cerca casa, MYmovies. URL consultato il 18 ottobre 2013.
  110. ^ Monicelli, 1986, p. 31.
  111. ^ Totò visto da Silvana Pampanini, antoniodecurtis.org. URL consultato il 3 ottobre 2013.
  112. ^ Silvana Pampanini e Totò, antoniodecurtis.com. URL consultato il 3 ottobre 2013.
  113. ^ Caldiron, 2001, p. 90.
  114. ^ Anile, 1998, pp. 119-122.
  115. ^ Giacovelli, 1994, pp. 55-56.
  116. ^ a b  Consegna dei Nastri d'argento - Istituto Luce Cinecittà. YouTube. URL consultato in data 18 ottobre 2013.
  117. ^ (EN) Awards 1952, Festival di Cannes. URL consultato l'8 ottobre 2013.
  118. ^ a b c d e f g Totò biografia - Il nastro d'argento, antoniodecurtis.org. URL consultato il 9 ottobre 2013.
  119. ^ Bispuri, 2000, p. 207.
  120. ^ a b c d e f g h Franca Faldini racconta Totò, antoniodecurtis.com. URL consultato il 22 ottobre 2013.
  121. ^ Guardie e ladri, Archivio film Rosebud - Comune di Reggio Emilia. URL consultato il 21 aprile 2013.
  122. ^ Dov'è la libertà (1952), antoniodecurtis.com. URL consultato il 9 ottobre 2013.
  123. ^ a b c d e f g h i Bispuri, 2000, pp. 226-232.
  124. ^ a b Totò a fumetti. Gli albi disegnati da Castellari nel 1953, antoniodecurtis.com. URL consultato il 15 ottobre 2013.
  125. ^ Bispuri, 2000, p. 191.
  126. ^ a b Bispuri, 2000, pp. 211- 212.
  127. ^ Le canzoni di Totò: Con te. Presentata da Totò come autore al IV Festival di Sanremo, antoniodecurtis.com. URL consultato il 12 ottobre 2013.
  128. ^ Amorosi-Ferraù, 1996, p. 119.
  129. ^ Una di quelle (1953), antoniodecurtis.com. URL consultato il 9 ottobre 2013.
  130. ^ Monicelli, 1986, p. 41.
  131. ^ a b Bispuri, 2000, p. 159.
  132. ^ Amorosi-Ferraù, 1996, p. 124.
  133. ^ Bispuri, 2000, p. 238.
  134. ^ Controfagotto 1961, antoniodecurtis.org. URL consultato il 18 ottobre 2013.
  135. ^ a b Arnaldo Geraldini, I cani randagi di Totò in La Stampa, 23 aprile 1967, p. 3. URL consultato il 12 ottobre 2013.
  136. ^ La "cimice" di Totò in la Repubblica, 29 marzo 1997, p. 43. URL consultato il 27 febbraio 2014.
  137. ^ Caldiron, 2001, p. 28.
  138. ^ Totò: quella foto con la "cimice" fascista in Il Corriere della Sera, 29 marzo 1997, p. 29. URL consultato il 26 febbraio 2014.
  139. ^ Gaetano Fusco, Le mani sullo schermo: il cinema secondo Achille Lauro, 2006, p. 56.
  140. ^ a b Bispuri, 2000, p. 235.
  141. ^ a b c d e f g h Il pianeta Totò - Antonio De Curtis: televisione, antoniodecurtis.org. URL consultato il 18 ottobre 2013.
  142. ^ Video Totò. Totò in televisione ospite nel 1958 de Il musichiere di Mario Riva, antoniodecurtis.com. URL consultato il 9 ottobre 2013.
  143. ^ a b c d e f g h i j Omaggio a Antonio de Curtis in arte Totò - La televisione, antoniodecurtis.com. URL consultato il 10 ottobre 2013.
  144. ^ Fruci, 2009, p. 17.
  145. ^ a b c Bispuri, 2000, p. 236.
  146. ^ Bispuri, 2000, p. 239.
  147. ^ Amorosi-Ferraù, 1996, p. 131.
  148. ^ Fruci, 2009, p. 22.
  149. ^ Video Totò. I due colonnelli, antoniodecurtis.com. URL consultato il 9 ottobre 2013.
  150. ^ Totò Diabolicus, MYmovies. URL consultato il 1º aprile 2014.
  151. ^ Totò sexy, MYmovies. URL consultato il 22 ottobre 2013.
  152. ^ Il centesimo film di Totò: un misurato ritratto umano in La Stampa, 24 gennaio 1964, p. 4. URL consultato il 12 ottobre 2013.
  153. ^ Il centesimo film di Totò in La Stampa, 23 gennaio 1964, p. 49. URL consultato il 12 ottobre 2013.
  154. ^ a b c d Il comandante, antoniodecurtis.org. URL consultato il 12 ottobre 2013.
  155. ^ Le poesie di Totò: 'A livella, antoniodecurtis.com. URL consultato il 12 ottobre 2013.
  156. ^ a b Totò visto da Eduardo Clemente, antoniodecurtis.org. URL consultato il 9 ottobre 2013.
  157. ^ Amorosi-Ferraù, 1996, pagina 121.
  158. ^ Amorosi-Ferraù, 1996, p. 118.
  159. ^ La mandragola, MYmovies. URL consultato il 10 ottobre 2013.
  160. ^ Casanova, 2005, p. 73.
  161. ^ Zanelli, 1995, p. 90.
  162. ^ a b c d Totò biografia - L’ultimo incontro, antoniodecurtis.org. URL consultato il 10 ottobre 2013.
  163. ^ Caldiron, 2001, p. 49.
  164. ^ a b Amorosi-Ferraù, 1996, p. 126.
  165. ^ Amorosi-Ferraù, 1996, p. 127.
  166. ^ La terra vista dalla luna, pasolini.net. URL consultato il 10 ottobre 2013.
  167. ^ L'ultimo ciak - Il padre di famiglia (1967), antoniodecurtis.com. URL consultato il 21 ottobre 2013.
  168. ^ a b c d e f Totò biografia - Lascia o raddoppia, antoniodecurtis.org. URL consultato il 10 ottobre 2013.
  169. ^ Video Totò. Totò e Mina cantano baciami a Studio Uno, antoniodecurtis.com. URL consultato l'11 ottobre 2013.
  170. ^ Video Totò. Totò e Mario Castellani nello sketch Pasquale nel 1966 a Studio Uno, antoniodecurtis.com. URL consultato il 10 ottobre 2013.
  171. ^ Totò «poeta-becchino» in La Stampa, 13 aprile 1967, p. 11. URL consultato il 13 ottobre 2013.
  172. ^ a b Totò fatto a pezzi in La Stampa, 16 giugno 1967, p. 4. URL consultato il 13 ottobre 2013.
  173. ^ Caldiron, 2001, p. 52.
  174. ^ a b c d e f g h i j Totò biografia: i funerali di Totò, antoniodecurtis.com. URL consultato il 3 ottobre 2013.
  175. ^ Bispuri, 2000, p. 248.
  176. ^ a b c Totò biografia - Nessuno mi ricorderà, antoniodecurtis.org. URL consultato il 10 ottobre 2013.
  177. ^ Caldiron, 2002, p. 83.
  178. ^ La Critica di Totò, antoniodecurtis.org. URL consultato l'11 ottobre 2013.
  179. ^ a b c d e f g h i j I funerali di Totò in La Stampa, 18 aprile 1967, p. 5. URL consultato l'11 ottobre 2013.
  180. ^ Cento anni di Totò, principe della risata in La Stampa, 30 luglio 1998, p. 49. URL consultato il 2 ottobre 2013.
  181. ^ Nino Taranto e Totò, antoniodecurtis.com. URL consultato il 10 ottobre 2013.
  182. ^ Oggi è morto Totò, giornalisticamente.net. URL consultato il 21 ottobre 2013.
  183. ^ Camillo De Curtis: "Storia della Famiglia de Curtis dai Longobardi fino alla falsa nobiltà di Totò: trascrizione, ricerca bibliografica e archivistica a cura di Domenico Russo", Napoli, Ed. Summana, 2005.
  184. ^ Andrea Borella "Annuario della Nobiltà Italiana" Edizione XXXI Teglio (SO) 2010 S.A.G.I. Casa Editrice vol. 1 pag. 1935 e Il nome di Totò, antoniodecurtis.com.
  185. ^ AntonioDeCurtis.com - Biografia. URL consultato il 18 dicembre 2011.
  186. ^ Il teatro di Totò. Totò in teatro dal 1916 al 1956, dall'avanspettacolo alle grandi riviste, antoniodecurtis.com. URL consultato il 16 ottobre 2013.
  187. ^ Caldiron, 2001, p. 13.
  188. ^ Anile, 2005, p. 117
  189. ^ L'eco del cinema, n° 38, 15 dicembre 1952.
  190. ^ Anile, 1998, p. 267.
  191. ^ TuttoTotò: Il latitante, antoniodecurtis.com. URL consultato il 18 ottobre 2013.
  192. ^ TuttoTotò: Totò Ciak, antoniodecurtis.com. URL consultato il 18 ottobre 2013.
  193. ^ TuttoTotò: Totò Ye Ye, antoniodecurtis.com. URL consultato il 18 ottobre 2013.
  194. ^ Sono Totò, dio che tristezza! in La Repubblica, 1º dicembre 1990. URL consultato il 18 ottobre 2013.
  195. ^ Da "Il baule di Totò", antoniodecurtis.com. URL consultato il 7 dicembre 2013.
  196. ^ Le poesie di Totò, antoniodecurtis.org. URL consultato il 4 ottobre 2013.
  197. ^ Le canzoni di Totò, antoniodecurtis.org. URL consultato il 4 ottobre 2013.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Bibliografia di riferimento[modifica | modifica wikitesto]

  • Mario Monicelli, L'arte della commedia, a cura di Lorenzo Codelli, Tullio Pinelli, Edizioni Dedalo, 1986, p. 210, ISBN 978-88-220-4520-1.
  • Alessandro Zucchelli, Perché non mi capisci, ISBN non esistente.
  • Costanzo Ioni, Ruggero Guarini (a cura di), Tutto Totò, Gremese Editore, 1999, ISBN 88-7742-327-7.
  • Domenico Cammarota, Il cinema di Totò, Fanucci Editore, 1986, ISBN 88-347-0141-0.
  • Edmondo Capecelatro, Daniele Gallo, Totò: vita e arte di un genio, Gruppo Editoriale Viator, 2008, ISBN 88-903872-0-3.
  • Ennio Bispuri, Vita di Totò, Gremese Editore, 2000, p. 271, ISBN 978-88-8440-002-4.
  • Ennio Bispuri, Totò: principe clown. Tutti i film di Totò, Guida Editori, 1997, p. 331, ISBN 88-7188-157-5.
  • Orio Caldiron, Totò, Gremese Editore, 2001, p. 303, ISBN 88-7742-413-3.
  • Orio Caldiron, Il principe Totò, Gremese Editore, 2002, p. 159, ISBN 88-8440-216-6.
  • Alberto Anile, I film di Totò (1946-1967): la maschera tradita, Le Mani, 1998, p. 485, ISBN non esistente.
  • Alberto Anile, Totò proibito: storia puntigliosa e grottesca dei rapporti tra il principe De Curtis e la censura, Lindau, 2005, p. 231, ISBN non esistente.
  • Matilde Amorosi, Alessandro Ferraù (a cura di), Totò. Siamo uomini o caporali? Diario semiserio di Antonio de Curtis, Liliana De Curtis, Newton & Compton (collana "I nuovi best seller Newton"), 1996, p. 141, ISBN 88-8183-306-9.
  • Franca Faldini, Goffredo Fofi (a cura di), L'Avventurosa storia del cinema italiano raccontata dai suoi protagonisti, 1935-1959, Feltrinelli, 1979, p. 430, ISBN non esistente.
  • Leonard Maltin, Guida ai film 2008, Matteo Dell'Orto, Dalai editore, 2007, p. 2355, ISBN 978-88-6018-162-6.
  • Alessandro Casanova, Scritti e immaginati: i film mai realizzati di Federico Fellini, Guaraldi Editore, 2005, p. 248.
  • Dario Zanelli, L'inferno immaginario di Federico Fellini: cose dette da F.F. a proposito de "Il Viaggio di G. Mastorna", Guaraldi Editore, 1995, p. 97.
  • Lorenza Fruci, Mala femmena: la canzone di Totò, Donzelli Editore, 2009, p. 150, ISBN SBN 8860364183.
  • Claudio Meldolesi, Fra Totò e Gadda: sei invenzioni sprecate dal teatro italiano, Bulzoni Editore, 1987, p. 209.
  • Vittorio Gnocchini, L'Italia dei liberi muratori: brevi biografie di massoni famosi, Mimesis Editore, 2005, p. 279, ISBN non esistente.
  • Enrico Giacovelli, Poi dice che uno si butta a sinistra!, Giovanni Grazzini, Gremese Editore, 1994, p. 310, ISBN 978-88-7605-838-7.

Bibliografia di approfondimento[modifica | modifica wikitesto]

Raccolte di poesie di Totò[modifica | modifica wikitesto]

  • Antonio De Curtis. 'A livella. Napoli, Gremese Editore, 1997. ISBN 88-7742-105-3.
  • Franca Faldini (a cura di). Antonio De Curtis. Dedicate all'amore. Napoli, Edizioni Colonnese, 1981.
  • Giuseppe Bagnati. Totò, l'ultimo sipario. Nuova Ipsa, 2013, p. 130. ISBN 978-88-7676-507-0 .

Raccolte di battute di Totò[modifica | modifica wikitesto]

  • Matilde Amorosi (a cura di). Liliana de Curtis (con la collaborazione di). Totò. Parli come badi. Milano, Rizzoli, BUR, Biblioteca Univ. Rizzoli, Collezione Superbur, 1994, p. 215, ristampa 1995, p. 210, ristampa 2003, p. 210. ISBN 8817202576 e ISBN 13 9788817202572 e Torino, La Stampa, Collezione ComicaMente, 2004, p. 176, distribuito gratuitamente col quotidiano, ISBN non esistente.
  • Liliana de Curtis, Matilde Amorosi (a cura di). Fegato qua, fegato là, fegato fritto e baccalà. Milano, Rizzoli, 2001, p. 251, ISBN 8817126918.

Monografie e studi su Totò[modifica | modifica wikitesto]

  • Salvatore Cianciabella (prefazione di Philip Zimbardo, nota introduttiva di Liliana De Curtis). Siamo uomini e caporali. Psicologia della dis-obbedienza. Franco Angeli, 2014. ISBN 978-88-204-9248-9. Sito: www.siamouominiecaporali.it
  • Alberto Anile. Il cinema di Totò (1930 - 1945). L'estro funambolo e l'ameno spettro. Genova, Le Mani, 1995. ISBN 88-8012-051-4.
  • Alberto Anile. Totò e Peppino, fratelli d'Italia, in Lello Arena (a cura di). Totò, Peppino e... (ho detto tutto). Libro + VHS. Torino, Einaudi, 2001. ISBN 978-88-06-15944-3.
  • Alberto Anile. Totò proibito. Storia puntigliosa e grottesca sui rapporti tra il principe de Curtis e la censura. Torino, Lindau, 2005. ISBN 978-88-7180-527-6.
  • Liliana De Curtis e Matilde Amorosi. Totò, mio padre. Mondadori, 1990. ISBN 88-04-33680-3.
  • Liliana De Curtis e Matilde Amorosi. Totò, a prescindere. Mondadori, 1992. ISBN 88-04-35748-7.
  • Liliana De Curtis e Matilde Amorosi. Totò, ogni limite ha una pazienza. Rizzoli, 1995. ISBN 88-17-84412-8.
  • Liliana De Curtis e Matilde Amorosi. Totò, femmine e malafemmine. Rizzoli, 2003. ISBN 978-88-17-10817-1.
  • Roberto Escobar. Totò. Avventure di una marionetta. Il Mulino, 1998. ISBN 88-15-06302-1.
  • Dario Fo. Totò: Manuale dell'attor comico. Firenze, Vallecchi, 1995. ISBN 88-8252-028-5.
  • Marco Giusti (a cura di). Antonio de Curtis. Totò si nasce. 1ª ed. Milano, Arnoldo Mondadori Editore (collana "Biblioteca Umoristica Mondadori - I Maestri della comicità"), 2000. ISBN 88-04-47918-3.
  • Marco Giusti. Totò rubato. Un carosello scomparso, in Il grande libro di Carosello, Frassinelli, 2004. ISBN 88-7684-785-5.
  • René Marx. Totò, le rire de Naples. Paris, Editions Henri Berger, 1996. ISBN 2 909 776 01 8 (unica biografia critica in francese).
  • Camillo Moscati. Totò. Imperatore di Capri. Editore Lo Vecchio, 2005. ISBN 88-7333-077-0.
  • Lello Lucignano. Gli uomini che hanno fatto grande Totò. Cavinato Editore International, 2014. ISBN 978-88-89986-89-9.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 90293369 LCCN: n80001398 SBN: IT\ICCU\RAVV\067754

Questa è una voce di qualità. Clicca qui per maggiori informazioni
Wikimedaglia
Questa è una voce di qualità.
È stata riconosciuta come tale il giorno 23 ottobre 2013vai alla segnalazione.
Naturalmente sono ben accetti altri suggerimenti e modifiche che migliorino ulteriormente il lavoro svolto.

Criteri di ammissione  ·  Segnalazioni  ·  Voci di qualità in altre lingue