Pinocchio

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Pinocchio
Pinocchio.jpg
Universo Le avventure di Pinocchio
Autore Carlo Collodi
Editore Libreria Editrice Felice Paggi
1ª app. in 1881
Specie marionetta, umano
Sesso Maschio
Etnia italiana

Pinocchio è il protagonista principale del romanzo per ragazzi Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino di Carlo Lorenzini detto Collodi, che ha avuto un successo straordinario in tutto il mondo.

Indice

[modifica] Nome

Nel romanzo Geppetto spiega che si chiama Pinocchio perché è un nome a lui conosciuto:

« – Che nome gli metterò? – disse tra sé e sé. – Lo voglio chiamar Pinocchio. Questo nome gli porterà fortuna. Ho conosciuto una famiglia intera di Pinocchi: Pinocchio il padre, Pinocchia la madre e Pinocchi i ragazzi, e tutti se la passavano bene. Il più ricco di loro chiedeva l'elemosina. – »
(Carlo Collodi, Le avventure di Pinocchio, cap. III.)

L'origine del nome non è chiara: se è vero che pinocchio significa «pinolo»,[1] esistono molti altri cognomi simili con pin- che derivano da Pino, ipocoristico aferetico di Giuseppino (a sua volta diminiutivo o vezzeggiativo di Giuseppe, come anche lo stesso Geppetto) o anche di Filippino (da Filippo) e Iacopino (da Iacopo o Giacomo).[2] Pinocchina indicava inoltre, nel fiorentino vernacolo di qualche tempo fa, una gallina o donna piccola e un po' grassoccia ma ben proporzionata.[3]

[modifica] Aspetto

Pinocchio è una marionetta (ovvero un pupazzo di legno che si manovra con i fili) e non un burattino (che invece vengono manovrati da sotto infilando la mano dentro). Nel libro però è chiamato, impropriamente, burattino. Per una caratteristica singolare, il pezzo di legno da cui è ricavato è animato, per cui Pinocchio, seppur rimanga un pupazzo di legno, si muove da solo, cammina, parla, mangia (per es. cap. XIII, presso l'Osteria del Gambero Rosso in compagna del Gatto e della Volpe). Nel corso del romanzo però assistiamo ad alcune trasformazioni: dopo aver promesso alla Fata di smettere di essere un burattino e di voler diventare un ragazzo, fugge con Lucignolo nel «Paese dei Balocchi» e finisce per trasformarsi, dopo cinque mesi di cuccagna, in asino, finendo in una compagnia di pagliacci. Nell'ultimo capitolo Pinocchio, uscito dalla bocca del Pesce-cane insieme a Geppetto smette d'esser un burattino e diventa un ragazzo in carne ed ossa (grazie all'intervento in sogno della Fata).

[modifica] Il naso

La caratteristica più nota e conosciuta di Pinocchio, è il suo naso che cresce quando dice le bugie: questo compare nel capitolo XVII. Oltre a richiami immediati e scontati di natura sessuale, c'è da notare come lo stesso Collodi, in Note gaie, affermi come «per nascondere la verità di una faccia speculum animae [...] si aggiunge al naso vero un altro naso di cartapesta».[4]

[modifica] Abbigliamento

Nel romanzo non vengono forniti particolari dettagli sull'abbigliamento di Pinocchio. Egli però è spesso rappresentato con un cappello a punta, una casacca colorata e un paio di pantaloni lunghi fino al ginocchio (da qui chiamati «pinocchietti»). Nella versione Disney, l'aspetto è molto differente e il personaggio è vestito alla tirolese, con tanto di Lederhosen e un cappello con una penna.

[modifica] Carattere

Pinocchio è fondamentalmente buono, ma cade spesso nella tentazione di farsi trascinare da brutte compagnie ed è incline alla menzogna. A causa di queste caratteristiche si ritrova spesso nei guai, dai quali riesce però sempre a cavarsela.

[modifica] Interpretazioni

La storia sembra una rilettura libera del romanzo di formazione (il monello che piano piano diventa ragazzo maturo), sebbene, anche a causa dell'ambientazione fantastica, non manchino interpretazioni alternative.

[modifica] Picaro

Secondo Italo Calvino, Pinocchio è l'unico vero picaro della letteratura italiana, seppure in forma fantastica: le sue avventure rocambolesche, a volte scanzonate a volte drammatiche, sono tipiche di questa figura letteraria che non ha avuto grande successo nella letteratura italiana.[5]

[modifica] «Toscanaccio»

Il critico letterario e prosatore Pietro Pancrazi ha interpretato Pinocchio come un monellaccio disubbidiente e viziato, come ne aveva conosciuti in Toscana; la sua metamorfosi da burattino di legno in ragazzo vero è la maturazione reale di un comune bambino toscano abituato a tante birbonerie in un giovanotto con un futuro davanti.[6]

[modifica] Alter Christus?

Un'interpretazione alternativa viene da Gian Luca Pierotti, che vede nel romanzo e nella figura di di Pinocchio un'analogia con certi Vangeli apocrifi che narrano un'infanzia turbolenta di Gesù. Inoltre si riferisce anche alla scrittrice americana Clara Clement che, nel suo Handbook of Legenadary Art sostiene come la prima manifestazione di Cristo sulla Terra sia stata un legno animato (living rod) e alla possibile intepretazione di alcuni temi del romanzo come riferimenti alla Crocifissione (lo stesso legno, l'episodio dell'impiccagione ecc.). Pierotti cita la formazione in seminario dei Collodi e Pietro Coccoluto Ferrigni «Yorick» quando afferma che, nel periodo da Berlingaccio alle Ceneri i teatri fiorentini di marionette sostituissero le figure profane con quelle sacre e si passasse alla rappresentazione del battesimo di Gesù. La bugiardaggine di Pinocchio starebbe allora nell'essere figura cristiana che non appare tale e che si muove in un ambiente che, almeno in apparenza, cristiano non è. Si tratterebbe in definitiva di un presepio animato toscano, laico e profano all'apparenza, ma cristiano nel contenuto.

[modifica] Note

  1. ^ Giacomo Devoto; Gian Carlo Oli, Dizionario della lingua italiana, Firenze, Le Monnier, 1971.
  2. ^ Emidio De Felice, Dizionario dei cognomi italiani, Milano, Mondadori, 1978.
  3. ^ Carlo Battisti; Giovanni Alessio, Dizionario etimologico italiano, Firenze, Barbera, 1950-57.
  4. ^ Carlo Lorenzini, Note gaie, Firenze, Bemporad, 1892.
  5. ^ Italo Calvino, Ma Collodi non esiste, «La Repubblica», 19–20 aprile 1981.
  6. ^ Pietro Pancrazi, Elogio di Pinocchio [1921], in Ragguagli di Parnaso. Dal Carducci agli scrittori d'oggi, a cura di C. Galimberti, Milano–Napoli, Ricciardi, 1967, I, pp. 383–388.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Bibliografia

  • Carlo Collodi, Pinocchio, Milano, Feltrinelli, 1972.
  • Giuseppe De Robertis, Pinocchio o il teatro dei burattini, in AA. VV., Omaggio a Pinocchio, in «Quaderni della Fondazione nazionale Carlo Collodi» 1, 1967, pp. 29–33.
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