Gigi Proietti

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Gigi Proietti
Gigi Proietti ne La Tosca, 1972
Gigi Proietti ne La Tosca, 1972
Nazionalità Italia Italia
Genere Pop
Cabaret
Periodo di attività 1970 – in attività
Etichetta RCA Italiana, BMG
Gruppi Trio Melody

Luigi Proietti, detto Gigi (Roma, 2 novembre 1940), è un attore, comico, regista, cantante, doppiatore e direttore del doppiaggio italiano.

Protagonista di molti film e di numerose fiction televisive di successo, è noto per le sue doti di affabulatore e trasformista.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Gli inizi come cantante[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Romano Proietti, di Porchiano del Monte (Provincia di Terni), e della casalinga Giovanna Ceci, di San Clemente di Leonessa (Provincia di Rieti), ha vissuto i primi dieci mesi della sua vita in una casa in via di sant'Eligio (una traversa di Via Giulia) a Roma.[1] Dopo aver conseguito il diploma di maturità classica presso il liceo "Augusto" di Roma, si iscrive alla facoltà di giurisprudenza dell'Università La Sapienza, che abbandonerà a sei esami dalla laurea. Appassionato di musica sin da bambino, suona la chitarra, il pianoforte, la fisarmonica e il contrabbasso, e nel tempo libero inizia ad esibirsi come cantante nelle feste studentesche, nei bar all'aperto, e, più avanti, nei night-club più celebri della capitale.

Attore nel teatro sperimentale[modifica | modifica wikitesto]

Nello stesso momento inizia a frequentare il corso di mimica del Centro Universitario Teatrale tenuto da Giancarlo Cobelli, il quale nota subito le sue qualità di musicista e lo scrittura per uno spettacolo d'avanguardia da lui diretto, Can Can degli italiani (1963), composto da famosi scrittori quali Ercole Patti e Luigi Malerba, dove mette in musica un aforisma di Ennio Flaiano, Oh come è bello sentirsi....

A partire dal 1964 ricopre ruoli di contorno sul palcoscenico con il Gruppo Sperimentale 101 sotto la direzione di Antonio Calenda, dallo stesso Cobelli e anche con Andrea Camilleri, non ancora diventato celebre come scrittore. Il suo primo ruolo lo recita all'aperto, travestito da upupa, nella rappresentazione de Gli uccelli di Aristofane (1964) diretto da Giuseppe Di Martino. Dal 1968 ottiene ruoli da protagonista in diversi spettacoli messi in scena dal Teatro Stabile de L'Aquila, tra cui Il dio Kurt di Alberto Moravia e Operetta di Witold Gombrowicz.

Successo nella commedia musicale[modifica | modifica wikitesto]

Il primo, inaspettato successo arriva nel 1970, quando viene improvvisamente chiamato a sostituire Domenico Modugno, ufficialmente a causa di un incidente capitatogli (ma ufficiosamente, sembra, a causa di dissapori con l'autore e co-protagonista della commedia, Renato Rascel) nella parte di Ademar nella commedia musicale di Garinei e Giovannini Alleluja brava gente.

Trionfo nei One-Man-Show[modifica | modifica wikitesto]

Dopo aver recitato nel 1974 il ruolo di Neri Chiaramantesi nel dramma di Sem Benelli La cena delle beffe, accanto a Carmelo Bene e Vittorio Gassman, nel 1976 stringe un proficuo sodalizio con lo scrittore Roberto Lerici, insieme al quale scrive e dirige i suoi spettacoli, rimasti nella storia, A me gli occhi, please (1976), riportato in scena nel 1993, 1996 e nel 2000, in una memorabile performance allo Stadio Olimpico della sua città natale, oltre a Come mi piace (1983), Leggero leggero (1991) e, per la televisione, Attore, amore mio (1982) e Io, a modo mio (1985).

In questi spettacoli Proietti, totalmente privo di guida registica, ha modo di scatenare la sua verve attoriale come monologhista, cantante, imitatore, ballerino, in estenuanti tour de force che ottengono un dirompente successo di pubblico; dalle 6 serate inizialmente previste si superano agevolmente le 300, con oltre 2000 spettatori di media a riempire i teatri tenda ed i palasport di tutta l'Italia, ammirato e stimato anche da importanti personalità come Federico Fellini (il quale dapprima pensa a lui per il ruolo di Casanova nel suo film Il Casanova di Federico Fellini, poi assegnato a Donald Sutherland e del quale sarà un efficace doppiatore) ed Eduardo De Filippo[senza fonte].

La collaborazione tra Proietti e Roberto Lerici si può benissimo paragonare a quella, altrettanto proficua, tra Giorgio Gaber e Sandro Luporini per il teatro canzone. Dopo la morte di Roberto Lerici, avvenuta nel 1992 per infarto, Proietti porta in scena e dirige altri due spettacoli solisti, Prove per un recital (1996) e Io, Tòto e gli altri (2002). Nel 2004 ha portato in tour lo spettacolo Serata d'Onore premiato il 20 agosto all'Arena di Catanzaro con il Riccio d'Argento come migliore spettacolo dell'anno nella rassegna Fatti di Musica.

Direttore artistico e regista[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1978 assume, insieme a Sandro Merli, la direzione artistica del Teatro Brancaccio di Roma, creando un suo Laboratorio di Esercitazioni Sceniche per i giovani attori (la stessa cosa farà Vittorio Gassman con la sua Bottega Teatrale di Firenze), portando in scena con i suoi allievi durante gli anni ottanta numerosi spettacoli assai apprezzati. Nello stesso momento si cimenta anche con la regia teatrale, specializzandosi in adattamenti teatrali di successi cinematografici, oltre a curare la messa in scena di diverse opere liriche tra il 1983 e il 2002.

Nel 1996 scrive e dirige un suo testo, Mezzefigure, mentre nel 1998 è la voce del narratore della fiaba Pierino e il lupo di Sergej Prokofiev, sotto la direzione orchestrale di Enrique Mazzola. Nel 2005 dirige Pino Quartullo e Sandra Collodel in Quella del piano di sopra, commedia brillante di Pierre Chesnot, replicata nelle stagioni successive, e ottiene un notevole successo accanto a Sabrina Ferilli e Maurizio Micheli nella versione moderna nel classico di Hennequin e Veber La Presidentessa (già interpretato nel 1968 per la regia di Franco Enriquez), portato più volte in tournée. Nel 2007 lascia la direzione artistica del Teatro Brancaccio, per assumere quella del GranTeatro sempre a Roma.

Nel 2003 da una sua idea nasce il teatro scespiriano Silvano Toti Globe Theatre, di cui è direttore e in cui non ha mai recitato, ma ha diretto uno spettacolo (di Romeo e Giulietta).[2]

Attore cinematografico e doppiatore[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1966 debutta contemporaneamente sul grande e piccolo schermo. Al cinema non è però un vero debutto, poiché già a quattordici anni viene scritturato come comparsa nel film Il nostro campione, diretto nel 1955 da Vittorio Duse. In ogni caso il suo primo ruolo, per una curiosa coincidenza, è quello di un maresciallo dei carabinieri, lo stesso che trent'anni dopo lo porta alla grandissima notorietà. Nei titoli di testa dei primi film è accreditato come Luigi Proietti. Tinto Brass è il primo regista a valorizzarlo con un ruolo da protagonista nel suo film L'urlo del 1968; quindi partecipa a film di Bolognini, Monicelli, Petri e Magni, ma forse soltanto Alberto Lattuada gli offre un ruolo pienamente compiuto sul versante drammatico nel film Le farò da padre (1974).

Partecipa inoltre ad alcuni film americani diretti da registi di prestigio come Lumet, Altman e Ted Kotcheff, nonché col francese Bertrand Tavernier. È fuor di dubbio che il suo ruolo brillante più celebre sia quello dello sfortunato indossatore Bruno Fioretti, che inventa qualsiasi stratagemma per poter giocare ai cavalli in società con alcuni suoi amici perdendo regolarmente, nella commedia di Steno Febbre da cavallo (1976) diventata col tempo un vero oggetto di culto, tanto che nel 2002 se ne realizzerà un sequel a furor di popolo, Febbre da cavallo - La mandrakata, diretto dal figlio di Steno, Carlo Vanzina, definito dallo stesso attore un «ritorno sul luogo del delitto». Con Vanzina tornerà a lavorare in Le barzellette (2004), Un'estate al mare (2008), Un'estate ai Caraibi (2009) e La vita è una cosa meravigliosa (2010).

Si cimenta con successo anche nel campo del doppiaggio, dove inizia nel 1964 prestando la voce al Gatto Silvestro dei cartoon della Warner Bros, quindi a celebri divi del grande schermo come Robert De Niro, Sylvester Stallone, Richard Burton, Richard Harris, Dustin Hoffman, Charlton Heston e Marlon Brando, nonché per George Segal in Tenderly di Franco Brusati e persino a Michel Piccoli nel Diabolik di Mario Bava. È notevole il suo pirotecnico doppiaggio del personaggio del genio della lampada nel film Aladdin (1992), prodotto dalla Walt Disney Pictures, che ripeterà anche nei due sequel distribuiti soltanto in home video, Il ritorno di Jafar e Aladdin e il re dei ladri, e in due videogames ispirati al film, La sfida per Agrabah e La bottega dei giochi di Aladdin. Nel 2012 viene scelto dal direttore di doppiaggio Francesco Vairano per sostituire il compianto Gianni Musy nel doppiaggio del personaggio di Gandalf (interpretato da Ian McKellen) nella trilogia de Lo Hobbit.

Non si considerano le serie animate Disney Aladdin e House of Mouse - Il Topoclub, dove Proietti è sostituito da Roberto Pedicini per doppiare il Genio.

Nel 2014 torna nelle sale con il film di Natale Ma tu di che segno 6? con Massimo Boldi e Vincenzo Salemme e per la regia di Neri Parenti.

Attore televisivo[modifica | modifica wikitesto]

Foto autografata di Gigi Proietti

Nel 1966 Proietti debutta in televisione nello sceneggiato I grandi camaleonti, diretto da Edmo Fenoglio. Insieme ad Ugo Gregoretti compare in ruoli soddisfacenti, come quello del truffatore Alfred Jingle ne Il Circolo Pickwick (1967), trasposizione dell'omonimo romanzo di Charles Dickens, dove compone e canta anche la sigla finale, La ballata di Pickwick. Proprio durante le sedute di registrazione di questa canzone, incontra un giovane di Poggio Bustone, che in quel brano suona la chitarra, musicista sotto contratto con la casa discografica Ricordi e destinato alla grande notorietà, Lucio Battisti. Sarà il loro primo ed ultimo incontro, ricordato in seguito dallo stesso Proietti in un'intervista durante una trasmissione celebrativa sul cantante.

Con Gregoretti lavora ancora nel 1974 in uno spettacolo sperimentale che tenta di fondere il varietà con lo sceneggiato, Sabato sera dalle nove alle dieci, dove Proietti è conduttore, compone e canta la sigla iniziale ed interpreta quattro ruoli, e in uno sceneggiato ispirato a Emilio Salgari, Le tigri di Mompracem (1974), ricordato per il largo uso del chroma key, dove interpreta il ruolo di Sandokan due anni prima di Kabir Bedi.

Insieme ad Antonello Falqui raggiunge la vetta massima a livello artistico sul piccolo schermo col varietà girato a colori Fatti e fattacci (1975), insieme a Ornella Vanoni, Giustino Durano e Massimo Giuliani, dove interpreta il cantastorie di una scalcinata compagnia di saltimbanchi in un viaggio a puntate attraverso il folklore di quattro città italiane: Roma, Milano, Napoli e Palermo. Alla Sicilia dedica ancora un omaggio in quello stesso anno, cantando in lingua siciliana la celeberrima Ballata di Carini, musicata da Romolo Grano e utilizzata come sigla iniziale dello sceneggiato televisivo L'amaro caso della baronessa di Carini (1975), diretto da Daniele D'Anza, con Ugo Pagliai e Janet Agren.

Conduttore e regista televisivo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1981 rientra in televisione con lo sceneggiato Fregoli diretto da Paolo Cavara, ispirato alla vita del grande trasformista Leopoldo Fregoli e suo ennesimo tour de force, nel quale riveste i panni di ben 75 personaggi, oltre a comporre e cantare la sigla di chiusura, Prima de pija' sonno.

Inoltre è conduttore dei varietà Fantastico 4 (1983) diretto da Enzo Trapani, Io a modo mio (1986) e Di che vizio sei? (1988) per la regia di Adolfo Lippi. A lui fu affidata la conduzione del tradizionale spettacolo RAI di Capodanno per la particolare edizione del 2000, dove annunciò l'avvento del nuovo Millennio.

Come regista televisivo debutta nel 1990 con una delle prime sitcom italiane, Villa Arzilla, basato sulle vicende di un gruppo di anziani pensionanti in una casa di riposo, dove appare in brevi cameo come giardiniere della villa, e dove riunisce un bel gruppo di grandi attori e attrici del passato come Giustino Durano, Fiorenzo Fiorentini, Ernesto Calindri, Marisa Merlini e Caterina Boratto. Otto anni più tardi si dirige nel film Un nero per casa (1998) dove interpreta la parte principale di un architetto.

I trionfi sul piccolo schermo[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1992 inizia ad ottenere un consistente successo con le serie di telefilm Un figlio a metà, bissato dal seguito Un figlio a metà - Un anno dopo (1994), diretti da Giorgio Capitani, dove interpreta il ruolo di un doppiatore cinematografico (che esercita anche nella realtà e con successo), quindi sempre diretto da Capitani nella sitcom Italian Restaurant (1994) con Nancy Brilli in cui è il proprietario di un ristorante italiano a New York (nella realtà Proietti, per breve tempo, ha effettivamente gestito un ristorante).

Nel 1996 arriva il trionfo inaspettato della serie televisiva Il maresciallo Rocca, creato dalla coppia di scrittori Laura Toscano e Franco Marotta e ancora diretto da Capitani, nella quale l'attore romano interpreta il ruolo di Giovanni Rocca, vedovo con tre figli, maresciallo comandante della stazione dei Carabinieri di Viterbo, che tra un caso e l'altro si innamora di una deliziosa farmacista, interpretata da Stefania Sandrelli (nella vita reale Proietti non ha fatto il militare per esubero di leva). La serie, partita in sordina su Rai 2, conquista i favori del pubblico fino a superare agevolmente i dieci milioni di telespettatori e a fare seria concorrenza a trasmissioni come il Festival di Sanremo. Il colossale successo impone ai due autori, ai registi (al veterano e collaudato Capitani si alternano Lodovico Gasparini, José María Sánchez e Fabio Jephcott) e al protagonista la realizzazione di ben cinque stagioni, realizzate tra il 1998 e il 2005, e della miniserie conclusiva Il maresciallo Rocca e l'amico d'infanzia nel 2008, tutte su Rai Uno.

Proietti interpreta un altro personaggio creato da Toscano e Marotta, L'avvocato Porta, in due serie dirette da Franco Giraldi, ma con minor successo. Nel 2005, dopo essere apparso come veterinario in un film diretto da José Maria Sànchez, il 19 marzo è uno degli ospiti d'onore nella fortunata trasmissione di Renzo Arbore Speciale per me - meno siamo meglio stiamo, dove canta tre canzoni sue, tra le quali la celeberrima Chi me l'ha fatto fa', e si produce nella divertente recitazione de Il lonfo, probabilmente la più nota delle poesie metasemantiche di Fosco Maraini, recitata successivamente anche nella puntata del 7 febbraio 2007 della trasmissione Parla con me, condotta su Raitre da Serena Dandini.

Nel 2010 Proietti interpreta una fiction su San Filippo Neri dal titolo Preferisco il Paradiso, trasmessa su Rai Uno con ottimi ascolti. Nel 2011 recita nella miniserie tv Il signore della truffa nel ruolo dell’ex truffatore di lungo corso Federico Sinacori, una co-produzione Artis e Rai Radiotelevisione Italiana, destinata alla prima serata RaiUno.[3]

Torna in TV nel 2013 come interprete della fiction in due puntate L'ultimo papa re su Rai Uno, ottenendo ascolti eccellenti. L'anno successivo è protagonista della nuova fiction Una pallottola nel cuore sempre su Rai Uno, in quattro puntate.

Attore radiofonico[modifica | modifica wikitesto]

Alla radio incontra un notevole successo nella celeberrima trasmissione Gran varietà, dove partecipa durante le stagioni 1973-1974 interpretando il personaggio di un ladruncolo, e in quella del 1975-1976, dove è un irresistibile conquistatore femminile che a parole (e con tre ipotesi) è infallibile, ed alla prova dei fatti accumula continui disastri, ma non si abbatte mai, come canta inesorabile accompagnandosi alla chitarra alla fine dei suoi sketch. Personaggio tra i più azzeccati della sua carriera, lancia un tormentone di successo (Invidiosi!) destinato a rimanere nel ricordo. Nella stagione 1980-1981 partecipa al programma domenicale Il baraccone condotto da Paolo Panelli, con Monica Vitti e Marcello Casco. Dietro il microfono tornerà soltanto nel 1995 come voce narrante dello sceneggiato Belfagor, ovvero il fantasma del Louvre.

Altre performance[modifica | modifica wikitesto]

Si cimenta anche nella poesia, seguendo l'esempio del Belli, di Trilussa e dello stesso Petrolini, componendo diversi sonetti pubblicati negli anni novanta in una rubrica del quotidiano romano Il Messaggero. Compare in diversi spot pubblicitari e partecipa al Festival di Sanremo del 1995, insieme a Peppino di Capri e Stefano Palatresi, col nome di Trio Melody, con il brano Ma che ne sai... (...se non hai fatto il piano bar).

Scrittore[modifica | modifica wikitesto]

Alla fine del 2013, Proietti esordisce nella scrittura, pubblicando un'autobiografia intitolata Tutto sommato qualcosa mi ricordo. Tra ricordi e aneddoti, l'attore ripercorre la sua storia personale e professionale, «intrecciando le gioie della vita e quelle del palco e lasciando sempre sullo sfondo la sua Roma, città eterna e fragile, tragica e ironica, cinica e innamorata».[4]

Vita privata[modifica | modifica wikitesto]

Artista esuberante e simpatico sulla scena quanto riservatissimo sulla sua vita privata, dal 1967 è il compagno di una ex guida turistica svedese, Sagitta Alter, ed ha due figlie: Susanna e Carlotta. È un grandissimo tifoso della Roma. È alto 187 cm[5]. Politicamente si dichiara vicino al centro-sinistra, pur mantenendo indipendenza dai partiti[6].

Il 30 settembre 2013 ha ricevuto la cittadinanza onoraria della città di Viterbo.

Filmografia[modifica | modifica wikitesto]

Attore[modifica | modifica wikitesto]

Cinema[modifica | modifica wikitesto]

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Pubblicità[modifica | modifica wikitesto]

  • Canone RAI (1998/2001), testimonial
  • Kimbo Caffè (dal gennaio 2002 all'aprile 2010), testimonial
  • TIM (settembre 2010/dicembre 2011), testimonial
  • Green Network (da aprile 2012), testimonial

Regista[modifica | modifica wikitesto]

Televisione[modifica | modifica wikitesto]

Doppiatore[modifica | modifica wikitesto]

Film d'animazione[modifica | modifica wikitesto]

Teatrografìa[modifica | modifica wikitesto]

Attore teatrale[modifica | modifica wikitesto]

Regista teatrale[modifica | modifica wikitesto]

Regista di opere liriche[modifica | modifica wikitesto]

Discografia parziale[modifica | modifica wikitesto]

Discografia solista[modifica | modifica wikitesto]

Album[modifica | modifica wikitesto]

Raccolte[modifica | modifica wikitesto]

  • 1974 - Una sera con Luigi Proietti (RCA, TPL1 1001, LP, Stereo8)
  • 1982 - Amore, amore mio (RCA - Linea Tre, NL 33192, LP)
  • 2002 - I grandi successi (BMG - Flashback, 2xCD)
  • 2009 - Collections (RCA Italiana, CD)
  • I grandi successi originali (MC)

Singoli[modifica | modifica wikitesto]

  • 1971 - Se io non ci sarò (General Music, 7")
  • 1971 - Amore fiore mio (RCA Italiana, 7")
  • 1972 - Meo Patacca/Quante n'avemo dette (RCA Original Cast, 7")
  • 1973 - Nun je da' retta Roma/Mi madre è morta tisica/Tremate lo stesso... (RCA Original Cast, 7")
  • 1974 - Che brutta fine ha fatto il nostro amore (RCA Italiana, 7")
  • 1975 - La ballata di Carini (RCA Original Cast, 7") lato B di Schola Cantorum
  • 1975 - Me so magnato er fegato/La vita è n'osteria (RCA Italiana, 7")
  • 1975 - Se dovessi cantarti (Vanilla, 7") con Ornella Vanoni
  • 1976 - Sono un uomo semplice con i peli sul petto/Dove è andata Mari' (RCA Italiana, 7")
  • 1979 - Me vie' da piagne/Tango della morte (RCA, 7") lato B con Daria Nicolodi
  • 1979 - Canzone a Nina (Cetra, 7")
  • 1981 - Prima de pijà sonno/Sempre la stessa vitaccia... (RCA Original Cast, 7")
  • 1983 - Foxtrot/Apri la finè (Philips, 814 997-7, 7")
  • Chi me l'ha fatto fa'/Cosa hai da guardare (RCA, PM 3647, 7")

Partecipazioni[modifica | modifica wikitesto]

  • 1979 - Roma de 'na vorta (RCA - Linea Tre, NL 33091, LP)
  • Roma de oggi (RCA - Linea Tre, LP)

Discografia con Trio Melody[modifica | modifica wikitesto]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Trio Melody.

Album[modifica | modifica wikitesto]

  • 1995 - Ma che ne sai... (...se non hai fatto il piano-bar) (Easy Records Italiana, ESY 478564 2, CD)

Partecipazioni[modifica | modifica wikitesto]

Riconoscimenti[modifica | modifica wikitesto]

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana - nastrino per uniforme ordinaria Commendatore Ordine al Merito della Repubblica Italiana
— 27 dicembre 1991. Su proposta della Presidenza del Consiglio dei ministri.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Amici miei: Gigi Proietti, una passeggiata romana, Rai 5, 23 febbraio 2012, 00 h 25 min 04 s. URL consultato il 25 febbraio 2012.
  2. ^  Festa del Fatto a Roma, Travaglio incontra Proietti. Rivedi “Due parole, quattro risate”, a 16:14. il Fatto Quotidiano, 14 settembre 2014. URL consultato in data 14 settembre 2014.
  3. ^ Proietti, imbroglione in tv: rischiai l'arresto per truffa
  4. ^ Dalla presentazione del libro in seconda di copertina. Gigi Proietti, Tutto sommato qualcosa mi ricordo, Milano, Rizzoli, 2013. ISBN 978-88-17-06875-8.
  5. ^ Gigi Proietti
  6. ^ [1]

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 87282383 LCCN: nr2003023043 SBN: IT\ICCU\SBLV\173967