Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino

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Le avventure di Pinocchio
Titolo originale Le avventure di Pinocchio
Pinocchio.jpg
Le avventure di Pinocchio visto da Enrico Mazzanti, Firenze, 1883
Autore Carlo Collodi
1ª ed. originale 1883
Genere Romanzo
Sottogenere Fantastico, umoristico, per ragazzi
Lingua originale italiano
Ambientazione Toscana, XIX secolo
Protagonisti Pinocchio
Coprotagonisti Geppetto, il Grillo Parlante, la Fata dai capelli turchini
Antagonisti il Gatto e la Volpe, il Terribile Pesce-Cane, l'Omino di Burro, Lucignolo

Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino è un romanzo scritto da Carlo Collodi (pseudonimo dello scrittore Carlo Lorenzini) a Firenze nel 1881 Si tratta di un classico della cosiddetta letteratura per ragazzi, benché grazie al giudizio favorevole di Benedetto Croce, che ne scrisse nel 1903, sia rientrato a pieno titolo nella letteratura.[1] Il romanzo ha come protagonista un notissimo personaggio di finzione, appunto Pinocchio, che l'autore chiama impropriamente burattino, pur essendo morfologicamente più simile a una marionetta (corpo di legno, presenza di articolazioni) al centro di celeberrime avventure.

Il personaggio di Pinocchio - burattino umanizzato nella tendenza a nascondersi dietro facili menzogne e a cui cresce il naso in rapporto ad ogni bugia che dice - è stato fatto proprio con il tempo anche dal mondo del cinema e da quello dei fumetti. Sulla sua figura sono stati inoltre realizzati album musicali e allestimenti teatrali in forma di musical.

All'inizio, Collodi pubblicò il suo capolavoro a puntate, quasi per caso e senza troppa voglia, sulla prima annata del 1881 del Giornale per i bambini diretto da Ferdinando Martini, un periodico settimanale pubblicato come supplemento del quotidiano Il Fanfulla, nella quale vennero pubblicati i primi otto episodi di Pinocchio. Collodi definisce il suo lavoro “una bambinata” e dice al direttore del giornale: “Fanne quello che ti pare; ma, se la stampi, pagamela bene, per farmi venire voglia di seguitarla”.[2] Il titolo della fiaba, all'inizio, fu: "La storia di un burattino". La prima puntata apparve sul numero del 7 luglio; ne seguirono altre sette, rispettivamente il 14 luglio, 4 e 18 agosto, 8 e 15 settembre, 20 e 27 ottobre. Particolare interessante, nell'ultimo episodio dell'anno si legge: "Continuazione e fine". L'intenzione di Collodi era infatti quella di concludere il racconto con il burattino che, impiccato, "stirò le gambe e, dato un gran scrollone, rimase lì come intirizzito". In seguito alle proteste ansiose e rammaricate dei piccoli lettori, il giornale convinse Collodi a continuare la storia.[3] Il lavoro, tuttavia, non fu agevole, tanto che occorsero altri due anni per vederne la conclusione, giungendo al classico finale che oggi si conosce, con il burattino che assume le fattezze di un ragazzo in carne ed ossa. Dalla seconda annata in poi, la favola mutò definitivamente il titolo in: "Le avventure di Pinocchio". La prima edizione in volume venne pubblicata, con alcune modifiche, nel 1883 dalla Libreria Editrice Felice Paggi con le illustrazioni di Enrico Mazzanti.[4]

Il calcolo delle copie vendute di Pinocchio in Italia e nel resto del mondo è praticamente impossibile, anche perché i diritti d'autore sono scaduti nel 1940, e quindi a partire da quella data chiunque ha potuto riprodurre liberamente l'opera di Collodi.[5] Una ricerca degli anni settanta condotta da Luigi Santucci annoverava 220 traduzioni in altrettante lingue. Ciò significa che, all'epoca, si trattava del libro più tradotto e venduto della storia della letteratura italiana.[5] Una stima più recente fornita dalla Fondazione Nazionale Carlo Collodi alla fine degli anni novanta, e basata su fonti UNESCO, parla di oltre 240 traduzioni.[5]

Ambientazione temporale e geografica[modifica | modifica sorgente]

Benché sia stato scritto nel 1881, il romanzo è ambientato nel passato, presumibilmente all'epoca del Granducato di Toscana, come si può notare anche dai riferimenti ai quattrini, soldi e zecchini d'oro che vengono citati nella storia. Durante il periodo di Leopoldo II (1824-1859) gli zecchini d'oro corrispondevano a 80 crazie o a 400 quattrini, mentre un soldo era pari a 3 quattrini. Nel 1861 invece era stato formato il Regno d'Italia, Firenze non era più capitale e dal 24 agosto 1862 la Lira italiana aveva soppiantato tutte le altre monetazioni preunitarie. La presenza dei Carabinieri ne dà però un'ambientazione post- unitaria. Alcune fonti ambienterebbero le avventure di Pinocchio nella zona a nord di Firenze, in particolare nelle località di Castello, Peretola, Osmannoro e Sesto Fiorentino.[6][7] Punto di partenza di tale possibile ricostruzione è rappresentato da villa Il Bel Riposo (situata in prossimità di villa La Petraia e villa Corsini), e nella quale Collodi soggiornò a più riprese durante la seconda metà dell'Ottocento.[7][8]

Trama[modifica | modifica sorgente]

« C'era una volta...
- Un re! - diranno subito i miei piccoli lettori.
No ragazzi, avete sbagliato. C'era una volta un pezzo di legno. »
(Carlo Collodi, incipit de "Le avventure di Pinocchio")
Mastro Ciliegia osserva stupito il tronco

Nella bottega del falegname mastr'Antonio, detto mastro Ciliegia per via del naso tondo e paonazzo, si trova un pezzo di legno che il falegname, ritenendolo di scarso valore, intende trasformare in una gamba di tavolino. Tutt’a un tratto il pezzo di legno comincia a parlare e mastro Ciliegia, spaventato, lo regala all'amico Geppetto, chiamato Polendina da chi vuol farlo arrabbiare a causa del colore della sua parrucca gialla, capitato nella sua bottega per chiedergli appunto un pezzo di legno con il quale costruire un burattino[9] che gli consenta di guadagnarsi da vivere tenendo spettacoli in tutto il mondo.

Geppetto veste Pinocchio

Geppetto nella sua poverissima casa (il fuoco nel camino è dipinto) inizia a scolpire il burattino, già da lui ribattezzato Pinocchio, il quale, ancor prima di essere finito, dimostra di essere un bricconcello deridendo il falegname che pure lo stava costruendo. Una volta completato, Geppetto, che lo considera come un figlio, gli insegna a camminare ma Pinocchio, da birbante qual è, scappa subito in strada inseguito dal padre; un carabiniere lo ferma ma finisce col portare in prigione Geppetto, temendo che quest'ultimo possa punire troppo severamente il burattino per la sua marachella. Pinocchio torna da solo dentro casa dove incontra un Grillo parlante filosofo che lo ammonisce per il suo comportamento disubbidiente: indispettito, gli lancia contro un martello uccidendolo all'istante, andando oltre le sue stesse intenzioni. Affamato, rovista la casa in cerca di qualcosa da mangiare: trova un uovo ma quando lo rompe ne esce un pulcino. Prova a chiedere un po' di pane in una casa del paese ma rimedia soltanto una secchiata d'acqua in testa. Tornato a casa affamato e inzuppato d'acqua, si addormenta con i piedi appoggiati incautamente sul braciere. Quando l'indomani Geppetto viene rilasciato dalla prigione, trova Pinocchio piangente con i piedi bruciati: gli dà da mangiare le tre pere che aveva portato con sé dal carcere e gli ricostruisce i piedi. Il burattino, in segno di gratitudine, promette di andare a scuola: Geppetto gli prepara un vestito di carta e, nonostante il gelo invernale, vende addirittura la sua giacca pur di comprargli un abbecedario.

Il burattinaio Mangiafoco

Pinocchio s'incammina verso la scuola ma durante il tragitto viene improvvisamente attirato dalla musica proveniente dal Gran Teatro dei Burattini: incuriosito, decide di vendere l'abbecedario per procurarsi i soldi del biglietto. I burattini sul palcoscenico scorgono Pinocchio e interrompono la recita per festeggiarlo. Il burattinaio Mangiafuoco, arrabbiato per lo scompiglio, decide in un primo momento di gettare Pinocchio nel fuoco per poter cuocere un montone ma poi si commuove davanti alle invocazioni di pietà del burattino, lo libera e gli regala cinque zecchini d'oro da portare a Geppetto.

All'osteria del Gambero Rosso con il Gatto e la Volpe

Mentre fa ritorno a casa Pinocchio s'imbatte in due imbroglioni, il Gatto e la Volpe, ai quali racconta incautamente delle monete d'oro. I due lo convincono a sotterrarle nel vicino Campo dei miracoli facendogli credere che una volta seminate si sarebbero trasformate in un albero carico di zecchini d'oro. I tre s'incamminano e lungo la strada si fermano all'osteria del Gambero Rosso dove il Gatto e la Volpe mangiano a crepapelle a spese di Pinocchio e dove decidono di rimanere a dormire. Durante la notte i due imbroglioni abbandonano Pinocchio lasciando che sia lui a pagare il conto con una delle sue cinque monete d'oro e chiedendo all'oste di avvisarlo che lo aspettano l’indomani al Campo dei miracoli. Quando lascia l'osteria, malgrado l'avvertimento ricevuto dallo spettro del Grillo-parlante che lo invita a diffidare di chi promette facili ricchezze, il burattino, che tiene nascoste le monete sotto la lingua, viene inseguito dal Gatto e la Volpe che, travestiti per non farsi riconoscere, vogliono rapinarlo delle monete. Nel tentativo di cercare riparo, bussa alla porta di una casa bianca: si affaccia dalla finestra una bambina dai capelli turchini che dice a Pinocchio che in quella casa sono tutti morti compresa lei stessa che è in attesa della bara. Intanto i due raggiungono il burattino e, non riuscendo a fargli spalancare la bocca, lo impiccano a una quercia. Stanchi di attenderne la morte per soffocamento, se ne vanno dicendo che torneranno l'indomani certi di trovarlo morto e con la bocca spalancata. Qui, al capitolo XV, finiva la prima stesura dell'opera di Collodi.

Pinocchio spaventato dai conigli neri nella casa della Fata

La bambina dai capelli turchini, che è in realtà una Fata, ordina a un falco di spezzare con il suo potente becco la corda che tiene sospeso Pinocchio e di posarlo delicatamente a terra e poi ordina al suo Can-barbone, Medoro, di andarlo a prendere e di portarlo nella sua casa. Infine chiama a consulto tre illustri medici, un corvo, una civetta e il Grillo-parlante per sapere da loro se il burattino sia vivo o morto. Mentre gli altri due medici sono incerti sulla sua sorte, il Grillo-parlante spiega che il burattino è un monellaccio disubbidiente che farà morire di crepacuore il padre. A quelle parole Pinocchio apre gli occhi e comincia a piangere. La Fata, notando che ha la febbre alta, cerca di fargli bere una medicina: il burattino dapprima la rifiuta perché molto amara ma poi accetta quando vede arrivare quattro conigli-becchini neri venuti a prenderlo con una bara. Racconta alla Fata dell'incontro con i briganti ma quando lei gli chiede che fine hanno fatto le monete d'oro, dice una bugia e il suo naso si allunga a dismisura. La Fata, dopo avergli spiegato che esistono due tipi di bugie, quelle con le gambe corte e quelle (come nel suo caso) con il naso lungo, riporta il naso di Pinocchio alla lunghezza originaria con l'aiuto di un migliaio di picchi. Poi il burattino esce di casa per andare incontro a Geppetto che è stato avvisato dalla Fata perché venga a vivere anche lui con loro due nella casetta nel bosco.

Pinocchio davanti al giudice

Lungo la strada incontra ancora una volta il Gatto e la Volpe che lo convincono nuovamente a sotterrare i quattro zecchini nel Campo dei miracoli. Pinocchio sotterra le monete d'oro e, dietro suggerimento del Gatto e la Volpe, va in città in attesa che passino i venti minuti necessari affinché gli zecchini si trasformino in alberi carichi di monete. Tornato sul posto, viene a sapere da un vecchio pappagallo che durante la sua assenza il Gatto e la Volpe hanno scavato le monete e sono scappati via. Disperato, Pinocchio si rivolge a un giudice, un vecchio gorilla, per denunciare il furto ma questi paradossalmente lo condanna alla prigione. Quattro mesi dopo l'Imperatore del paese, per festeggiare una grande vittoria militare, concede un'amnistia a tutti i condannati. Pinocchio, essendo innocente, rischia di rimanere in galera ma riesce a cavarsela dichiarandosi un malandrino.

Ridotto a cane da guardia, Pinocchio incontra le faine

Il burattino si incammina verso la casa della Fata che considera come una sorellina ma prima viene ostacolato da un grosso serpente dalla coda fumante che gli sbarra la strada e che muore letteralmente dalle risate quando vede il burattino finire gambe all'aria nel fango nel tentativo di scavalcarlo e poi finisce in una tagliola mentre, affamato, sta rubando dell'uva in un campo. Il padrone del campo lo costringe per punizione a fargli da cane da guardia, con collare e catena al collo, in sostituzione del suo cane Melampo morto quella mattina. Durante la notte viene svegliato da quattro faine: queste ogni notte erano solite rubare alcune galline che poi si spartivano con Melampo in cambio del suo silenzio. Propongono a Pinocchio lo stesso accordo. Il burattino finge di accettare ma poi rinchiude le faine nel pollaio e avverte il proprietario del campo che, per ricompensa, lo libera.

Il burattino arriva finalmente dove dovrebbe essere la casa della Fata ma trova soltanto una pietra di marmo con incise queste parole:

QUI GIACE
LA BAMBINA DAI CAPELLI TURCHINI
MORTA DI DOLORE
PER ESSERE STATA ABBANDONATA DAL SUO
FRATELLINO PINOCCHIO.
In volo sul colombo

Mentre piange disperato, si avvicina un grosso colombo che lo avverte che Geppetto, non sapendo più dove cercarlo, ha intenzione di continuare le ricerche nel nuovo mondo e sta partendo su di una barchetta che si è costruito da sé. Si offre di portarlo in groppa fino alla spiaggia distante più di mille chilometri ma quando arriva sul posto vede che il padre, appena partito, è in grosse difficoltà in balia delle onde. Pinocchio si butta in acqua nel tentativo di raggiungerlo ma viene a sua volta trascinato al largo.

Pinocchio ritrova la Fata

Rimane alla deriva in mezzo al mare per tutta la notte e solo il mattino dopo un'enorme ondata lo scaraventa su un'isola. Un delfino che si trova a passare nel mare antistante la spiaggia gli indica la strada verso il paese più vicino e lo informa che probabilmente il padre è stato inghiottito dal Terribile Pesce-cane arrivato da qualche giorno a portare morte e disperazione nelle acque dell'isola. Giunto nel Paese delle Api industriose, cerca di elemosinare qualcosa per poter mangiare ma gli abitanti del paese, grandi lavoratori, lo rimproverano invitandolo a guadagnarsi il pane lavorando come fanno tutti. Alla fine accetta di portare una brocca d'acqua in casa di una donna che lo ricompensa con un pezzo di pane, un cavolfiore e un confetto: una volta sazio si accorge che la benefattrice altri non è che la Fata fintasi morta e che da bambina è diventata donna.

La lotta sulla spiaggia

La Fata, che l'ha perdonato dopo averlo visto piangere sulla sua finta tomba, dice che gli farà da madre e che lo trasformerà in un ragazzo in carne e ossa se farà il bravo per un anno intero. Pinocchio accetta e comincia ad andare a scuola dove riesce a diventare il primo della classe tra la gelosia degli altri alunni. Un giorno alcuni suoi compagni lo invitano a marinare la scuola per andare in spiaggia a vedere il Terribile Pesce-cane. Sulle prime non vuole andarci ma poi si lascia convincere pensando che sia lo stesso Pesce-cane di quando è scomparso Geppetto. In realtà è tutta una bugia e Pinocchio finisce col fare a botte con i compagni. Durante la lotta Eugenio, uno dei suoi compagni di classe, viene colpito dal libro di scuola di Pinocchio scagliato da un altro di loro. Tutti scappano tranne Pinocchio che cerca di soccorrerlo. Due carabinieri, capitati lì per caso, lo arrestano credendo che sia lui il colpevole ma il burattino riesce a fuggire.

Alidoro salva il burattino dal pescatore verde

Non riuscendo a raggiungerlo, i carabinieri gli sguinzagliano contro un feroce cane mastino, Alidoro, che però rischia di annegare in mare dove il burattino aveva cercato riparo. Quest'ultimo lo trae in salvo e Alidoro, riconoscente, promette di ricambiare il favore alla prima occasione. Pinocchio continua a nuotare e vede da lontano una grotta da cui esce del fumo. Pensando di potersi scaldare e asciugare si dirige verso di essa ma finisce, insieme ad altri pesci, nella rete di un pescatore dalla pelle verde, con una lunghissima barba verde, i capelli increspati verdi e gli occhi verdi. Il pescatore porta Pinocchio e i pesci all'interno di quella che è la sua casa, vale a dire la grotta e credendo che si tratti di un nuovo tipo di pesce, il pesce burattino, decide di cucinarlo. Pinocchio viene infarinato e sta per essere fritto quando giunge Alidoro, attratto all'interno della grotta dall'odore della frittura, che riesce a trarlo in salvo fuggendo con il burattino in bocca e ricambiando così il favore come aveva promesso di fare. Pinocchio, rimasto senza indumenti, ricava una sorta di camicia da un sacchetto di lupini ricevuto da un vecchio in una capanna poco distante e viene a sapere da questi che Eugenio si è riavuto dallo svenimento.

Rinfrancato, torna a casa della Fata e bussa alla porta sotto una pioggia battente. Una Lumaca va lentamente ad aprire ma la sua esasperante lentezza lo innervosisce al punto da fargli dare un calcio alla porta così violento da rimanerci incastrato. Dopo molte ore la Lumaca arriva finalmente ad aprirgli la porta ma, non potendolo liberare da quella scomoda posizione, gli offre una colazione a base di pane che era in realtà gesso, di pollastro che era in realtà cartone e di quattro albicocche che erano in realtà alabastro. Imparata la lezione, Pinocchio si comporta bene per il resto dell'anno: è il più bravo della scuola e viene promosso a pieni voti. La Fata, contenta del suo comportamento, gli dice che il giorno seguente lo trasformerà in un ragazzo in carne e ossa. Al colmo della felicità, Pinocchio decide di invitare tutti i suoi compagni a una grande colazione per festeggiare l'avvenimento.

Il carro che conduce i ragazzi al Paese dei Balocchi

Va in cerca anche del suo amico più svogliato, Romeo detto "Lucignolo" a causa della sua magrezza, per invitarlo alla festa. Dopo averlo cercato a lungo, lo trova finalmente sotto il portico di una casa di campagna mentre aspetta il carro che lo porterà al Paese dei Balocchi, un paese dove non esistono scuole e dove gli abitanti si divertono da mattino a sera. Pinocchio aspetta con Lucignolo la mezzanotte per salutare la sua partenza ma, all'arrivo del carro guidato da un omino grassottello, si fa convincere e parte con loro. Giunti nel Paese dei Balocchi i due si danno alla pazza gioia diventando amici di tutti.

Pinocchio e Lucignolo si trasformano in somari

Dopo cinque mesi di cuccagna, un bel giorno Pinocchio si sveglia e scopre che le sue orecchie sono diventate come quelle di un asino. Una marmottina vicina di casa, accorsa alle sue grida disperate, gli pronostica una febbre da somaro che colpisce i ragazzi che passano troppo tempo a divertirsi e a non fare nulla anziché studiare e che nel giro di due o tre ore l'avrebbe completamente trasformato in un somaro. Il burattino si precipita da Lucignolo e scopre che anche a lui sono cresciute le orecchie da somaro: dapprima i due ridono a crepapelle per quella loro buffa condizione ma poi si disperano quando si accorgono che stanno trasformandosi rapidamente in somari. Appena completata la trasformazione, il cocchiere del carro li conduce alla piazza del mercato per venderli. Scoprono così che quell'omino grassottello era diventato ricco raccogliendo i ragazzi svogliati di tutto il mondo e conducendoli nel Paese dei Balocchi dove diventavano in poco tempo dei veri somari da vendere al mercato.

Il somaro Pinocchio al circo

Pinocchio viene acquistato dal direttore di un circo che lo convince a mangiare fieno e ad imparare il numero del suo spettacolo a suon di frustate. Tre mesi dopo fa il suo debutto davanti al pubblico danzando e saltando nel cerchio. Durante l'esibizione intravede per un attimo la Fata che ha al collo un medaglione con il suo ritratto. Distratto da quella visione, Pinocchio cade malamente e si azzoppa. Al direttore non rimane altro che venderlo al mercato dove viene acquistato da un uomo che dalla sua pelle vorrebbe ricavarne un tamburo. Quest'ultimo gli lega un sasso al collo e lo getta in mare da uno scoglio per affogarlo. Quando lo ritira a galla scopre con suo grande stupore che il somaro è diventato un burattino di legno; Pinocchio spiega all'uomo allibito che un banco di pesci, mandato dalla Fata, ha mangiato il corpo di somaro che lo rivestiva facendo riemergere la sua primitiva forma di burattino. L'uomo vorrebbe rivenderlo come legna da ardere per rifarsi della spesa ma Pinocchio, con un salto, scappa in mare.

Inghiottito dal Pesce-cane

Mentre nuota vede dalla cima di uno scoglio bianco in mezzo al mare una caprettina azzurra dello stesso colore dei capelli della Fata che lo chiama verso di sé. Mentre si dirige verso lo scoglio compare il Terribile Pesce-cane che lo ingoia malgrado l'incitamento della caprettina a notare più forte per porsi in salvo. Nel buio ventre del Pesce-cane, Pinocchio incontra un Tonno filosofo che aspetta rassegnato di essere digerito e che lo invita a rassegnarsi a sua volta al suo triste destino. Ma il burattino intravede una luce lontana: si avvicina e con sua grande gioia ritrova Geppetto, inghiottito due anni prima dal terribile mostro.

Pinocchio ritrova Geppetto

Geppetto è riuscito a sopravvivere grazie alle scorte di un bastimento mercantile carico di ogni bene ingoiato dal Pesce-cane insieme a lui: ma ora le scorte stanno per esaurirsi. Approfittando dell'asma di cui soffre il terribile mostro che lo costringe di notte a dormire a bocca aperta, i due riescono a saltare fuori e a fuggire a nuoto.

Salvati dal Tonno

Pinocchio, procedendo a bracciate nell'acqua con in groppa Geppetto che non sa nuotare, sta per essere sopraffatto dalla stanchezza quando sopraggiunge il Tonno, fuggito anche lui dal Pesce-cane seguendo il loro esempio, che li trasporta sulla sua groppa fino a riva.

La morte di Lucignolo

Giunti a terra, Pinocchio e Geppetto passano accanto a due mendicanti: altri non sono che il Gatto e la Volpe. Il Gatto, a furia di fingersi cieco come era solito fare, lo era diventato per davvero e la Volpe, dimagrita e quasi senza pelo, aveva perfino venduto la sua coda a un ambulante che ne aveva ricavato uno scacciamosche. I due chiedono l’elemosina ma Pinocchio li manda via dicendo che è la giusta punizione che si sono meritati per la loro malvagità.

Poco dopo i due trovano una capanna di paglia: bussano alla porta e una vocina li invita a entrare. Si tratta del Grillo-parlante che afferma di aver avuto in dono la capanna da una capretta dalla lana turchina. Pinocchio e Geppetto si sistemano al suo interno. Il burattino va in cerca di un po' di latte per Geppetto e il Grillo lo indirizza da Giangio, un ortolano e allevatore di mucche. Quest'ultimo offre un lavoro al burattino: tirare su da una cisterna 100 secchi d'acqua per annaffiare le piante in cambio del bicchiere di latte delle sue mucche. Pinocchio accetta e quando l'ortolano gli fa vedere il suo ciuchino, ormai in fin di vita e che fino ad allora aveva svolto quel lavoro, si accorge che si tratta di Lucignolo che muore subito dopo aver pronunciato il suo nome.

Pinocchio diventa un ragazzo

Per cinque mesi Pinocchio, grazie al lavoro che faceva dall'ortolano e rivendendo canestri e panieri di giunco che intanto aveva imparato a costruire e che gli consentivano di ricavare qualche altro soldo, riesce a mantenere decorosamente se stesso e Geppetto. Quest'ultimo ha una salute molto cagionevole tanto che il burattino per portarlo a spasso costruisce da sé un elegante carrettino Un giorno, mentre sta andando al mercato a comprarsi un vestito nuovo, incontra la Lumaca che lo informa che la Fata giace in un letto d'ospedale, povera e malata. Pinocchio le consegna tutti i quaranta soldi di rame che aveva messo da parte perché li porti alla Fata. Poi le chiede di tornare fra due giorni per dargliene degli altri che avrebbe guadagnato lavorando da quel momento in poi cinque ore di più rispetto al solito così da poter mantenere anche la Fata oltre a Geppetto. Quella stessa notte la Fata gli appare in sogno, bella e sorridente e gli dice che per il buon cuore dimostrato assistendo suo padre Geppetto, lo perdonava di tutte le monellerie che aveva combinato.

Al risveglio Pinocchio si accorge che si è trasformato in un ragazzo in carne e ossa, che la capanna è diventata una bella casetta e che i suoi vecchi vestiti si sono trasformati in vestiti nuovi di zecca. In tasca trova un portamonete d'avorio con su scritto che la Fata gli restituiva i quaranta soldi e lo ringraziava per il suo buon cuore. Ma i soldi sono diventati quaranta zecchini d'oro. Anche Geppetto si è trasformato: non è più malato ma è tornato ad essere l'arzillo falegname di una volta alle prese in quel momento con una cornice. Sorridendo, indica al figliolo un burattino appoggiato su una sedia con il capo reclinato da una parte che si tiene miracolosamente in piedi: è il vecchio, inanimato involucro di Pinocchio.

Valore pedagogico del romanzo[modifica | modifica sorgente]

Va detto che la letteratura per ragazzi dell'Ottocento cominciava a riservare un sensibile riguardo verso opere talvolta tristi e crudeli, come ad esempio quelle del Dickens, che scaraventavano sul giovane lettore le amare emozioni suscitate dalla vita di un bambino nella rivoluzione industriale, quasi che il supporto pedagogico della novellistica dovesse irrinunciabilmente muovere da un "fiat" di pronta disillusione. Tutto ciò senza contare poi una certa influenza per il tenebroso, se non addirittura l'orrido, ereditata dal romanzo gotico, che nell'Ottocento si è frequentemente intrecciato con il recupero di racconti e favole della tradizione popolare, come avvenuto in Germania con i Fratelli Grimm.[10][11]

In ciò, che era ormai consuetudine, non è dunque strano incontrare crudeltà e cattiveria (poi alleviate nel succedersi delle versioni) anche nell'opera del Collodi che, a rileggerla scevri di addolcimenti della memoria infantile, potrebbe oggi non risembrarci tanto allegra. E del resto, su altri filoni letterari di primaria diffusione, erano i tempi in cui il verismo verghiano nervosamente andava a rimestare il peggio dell'esistenza popolana.

Di fatto, quasi nessuno scrittore componeva davvero (sentitamente) per il pubblico infantile, ma piuttosto scriveva quanto l'idealità pedagogica scelta gli suggeriva. Comunque, ci si potrebbe chiedere se l'iniziale creazione collodiana fosse davvero rivolta a un pubblico adulto, come la storia personale dell'autore aiuta a ipotizzare, benché la sua prima uscita è sul "Giornale per i bambini" in otto puntate (7 luglio-27 ottobre 1881), dove il racconto però significativamente si interrompe con la morte del personaggio appeso alla quercia dal Gatto e dalla Volpe (attuale cap. XV).

Alcuni commentatori effettivamente convengono che Pinocchio, piuttosto che una favola per ragazzi, sia in effetti un'allegoria della società moderna, uno sguardo impietoso sui contrasti tra rispettabilità e libero istinto, in un periodo (fine Ottocento) di grande severità nell'attenzione al formale.

Pinocchio, come dice Marco Belpoliti, è un "eroe della fame"[12] e la fame non appartiene solo ai bambini, tanto che lo stesso Geppetto ne soffre e ha messo sul focolare una pentola dipinta sul muro.

Fra satira e paradossi[modifica | modifica sorgente]

Al di là dell'apparente ottimismo pedagogico, il romanzo è in realtà tristemente ironico, a volte addirittura satirico, proprio con riferimento a quella pedagogia formale e, più in generale, contro alcune contraddizioni ed inadeguatezze dell'educazione, delle maniere e dell'istruzione Ottocentesche.
L'utilizzo di irrealtà nella costruzione della narrazione, non fa poi che mostrare da un lato l'abilità dialettica dell'autore, e dall'altro enfatizza con il paradosso dell'artificialità vigorosi attacchi inespressi a talune componenti della società.

La presenza, ad esempio, formalmente ineccepibile delle "api industriose", che compiono zelantemente e impersonalmente il loro compito sociale, così come il giudice, sottilmente e impercettibilmente va a tramutarsi dopo poco in una sensazione di certo disagio verso quel mondo ordinato e deterministico, suggestione emotiva che appunto richiama Charles Dickens, ma che evoca anche taluni echi della politica stradaiola dalla quale l'autore non era rimasto incontaminato.

Non tutti condividono l'interpretazione che ne deduce inclinazioni verso il picaresco, certamente l'angolo di osservazione della storia è, conformemente al tempo di edizione, popolaresco.

Personaggi[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Personaggi de Le avventure di Pinocchio.

Pinocchio[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Pinocchio.

Pinocchio viene definito da Collodi come "burattino"; in realtà, è una marionetta (è ipoteticamente mosso da fili). Viene chiamato burattino da Collodi non per ignoranza del fatto che sia una marionetta, bensì perché egli si rifà a Burattino, una delle identità che lo Zanni della Commedia dell'Arte assunse attorno al XVII secolo. Burattino era colui che abburattava (setacciava) la farina e, per eseguire il suo lavoro, si muoveva con gesti scomposti e spezzati. Allo stesso modo si muoveva un burattino (lo Zanni). È proprio a questa figura che Collodi si rifà nel chiamare la sua marionetta burattino.[senza fonte]

Il nome "Pinocchio" non è una pura invenzione dello scrittore toscano. Egli infatti s'ispirò alla "Fonte di Pinocchio" situata a Colle di Val d'Elsa, dove il Lorenzini aveva studiato.[senza fonte]

Lo stile[modifica | modifica sorgente]

Anche da un punto di vista stilistico, il racconto si presenta in una forma innovativa, moderna e fresca, spianando la strada a molti altri autori e scrittori del secolo successivo. Ad esempio, l'italiano utilizzato nel testo è popolarizzato, con frequente ricorso ai fiorentinismi, quali: "non ne ho punto voglia", "grullerello", "costì", "gli è", "il mi' caro", "il tu' babbo", "colla" (con la), ed ai motti proverbiali.

Lo stile è segmentato, viene usata la punteggiatura e il linguaggio usato è colloquiale.

Immagini proverbiali[modifica | modifica sorgente]

Le bugie dal naso lungo

Molti concetti e situazioni espressi nel libro, di ritorno, sono divenuti proverbiali, o comunque luoghi comuni frequentemente usati non solo in Italia. Ad esempio:

  • il naso lungo, comunemente attribuito a chi dice le bugie. Come dice la fata, "Le bugie, ragazzo mio, si riconoscono subito! Perché ve ne sono di due specie: vi sono le bugie che hanno le gambe corte, e le bugie che hanno il naso lungo: la tua per l'appunto è di quelle che hanno il naso lungo".
  • Il Paese dei Balocchi, per indicare un paese di Cuccagna che in realtà nasconde ben altro.
  • Il detto "Ridere a crepa pelle" anche esso nato dopo l'uscita delle Avventure di Pinocchio, in riferimento all'episodio dalla morte del serpente gigante a cui esce il fumo dalla coda, scoppiato dal ridere nel vedere Pinocchio sporco di fango dalla testa ai piedi dopo una caduta in una pozzanghera.

Allo stesso modo, molti dei personaggi sono divenuti per antonomasia modelli umani tipici, ancora oggi citati frequentemente nel linguaggio comune, come ad esempio:

  • "un mangiafuoco" per indicare un tipo burbero e irascibile,
  • "Il Gatto e la Volpe" per indicare una coppia di amici poco affidabili,
  • "lucignolo" il modello di ragazzo ribelle e scapestrato,
  • "grillo parlante" per indicare chi si prodiga a dare consigli saggi ma rimane inascoltato o, peggio, viene considerato un seccatore,
  • per non parlare poi dello stesso Pinocchio, divenuto ormai sinonimo di "bugiardo".

Come fu accolto il libro[modifica | modifica sorgente]

Pubblicità della prima edizione del libro nel Corriere del Mattino del 14 febbraio 1883

L'accoglienza riservata all'opera non fu immediatamente cordiale: l'allora imperante perbenismo, rappresentato dalla moderata critica letteraria allora avvezza a testi più borghesi, ne sconsigliò, addirittura, la lettura ai ragazzi "di buona famiglia" (per i quali, taluno soggiunse, poteva trattarsi di una perniciosa potenziale fonte d'ispirazione).

Su tutt'altro versante, le istituzioni rabbrividirono nel vedere, per la prima volta, dei carabinieri coinvolti in un'opera di fantasia, e reagirono ricercando eventuali motivazioni per il sequestro del libro, scoprendo però che non ve ne era alcuna.

Come evidente, il libro incontrò invece un successo popolare di difficile paragone.

Pinocchiate[modifica | modifica sorgente]

A partire dal grande successo del libro di Collodi si sviluppò anche una letteratura parallela di storie scritte da altri autori e che avevano per protagonista Pinocchio. Tale fenomeno prende il nome di Pinocchiate.[4]

In queste storie Pinocchio fa i mestieri più disparati, va nei posti più esotici, ha parenti e figli, e fonda persino una repubblica.[13]

Il caso Tolstoj[modifica | modifica sorgente]

Nel 1936 Aleksej Nikolaevič Tolstoj scrisse una versione alternativa della storia in russo, intitolata La piccola chiave d'oro o Le avventure di Burattino. La storia parte in modo molto simile a quella di Pinocchio ma dopo l'incontro con i burattini di Barabas (Mangiafuoco) la trama diverge completamente. Questo libro è stato tradotto in italiano con il titolo Il compagno Pinocchio (pubblicato nel 1984 da Stampa Alternativa). Da quest'opera sono stati tratti anche due film di animazione: "Zolotoj kljuchik" (La chiave d'oro, 1939), regia di Aleksandr Ptushko e "Prikljuchenija Buratino" (Le avventure di Burattino, 1959) di Ivan Ivanov-Vano.

Altri casi[modifica | modifica sorgente]

Tra le altre "riscritture" di autori italiani sono da considerare almeno:

Illustratori italiani per Pinocchio[modifica | modifica sorgente]

Enrico Mazzanti. Illustrazione per l'edizione del 1883: Pinocchio impiccato alla quercia grande.
Carlo Chiostri. Illustrazione per l'edizione del 1901: Pinocchio impiccato alla quercia grande.

Come spesso accade per i libri dedicati ai bambini, le illustrazioni giocano un ruolo chiave. E moltissimi sono gli artisti che si sono cimentati con le tavole di Pinocchio, spesso dovendo fare i conti con le illustrazioni storiche di Mazzanti, Chiostri e Mussino.[4][14]

Fumetti[modifica | modifica sorgente]

Il personaggio ha avuto anche varie e innumerevoli versioni a fumetti:

Esistono inoltre versioni particolari in cui la storia è adattata liberamente:

  • Pinocchio Super-Robot di Max Bunker e Giampaolo Chies (1981, Editoriale Corno), versione fantascientifica in bianco e nero. In questa storia Pinocchio è un piccolo robot che viene innocentemente coinvolto in traffici illegali e altre losche vicende.
  • Pinocchio - La storia di un bambino di Ausonia (2007, Pavesio). In questa versione di Pinocchio, la storia originale di Collodi viene letta al contrario per ribaltarne il contenuto morale: "Pinocchio" è un fantoccio di carne realizzato da un macellaio che vive in un mondo di marionette.

Cinema[modifica | modifica sorgente]

Molti autori si sono ispirati al personaggio frutto della fantasia di Collodi in diverse forme d'arte: numerosissime sono state in tutto il mondo le versioni teatrali dell'opera, ma anche nel cinema sono stati prodotti molti film ispirati alla storia del famoso burattino.[16]

Oltre alla celebre versione in cartoni animati prodotta dalla Walt Disney Co. nel 1940 (oggi inclusa nell'elenco delle opere filmiche da preservare), è stata particolarmente fortunata e di successo la trasposizione cinematografica di Luigi Comencini del 1971 trasmessa a puntate sul principale canale televisivo italiano della RAI. Meno fortunata è stata invece la trasposizione cinematografica del 2002 diretta da Roberto Benigni (che ha anche interpretato il personaggio principale), rivelatosi un flop al botteghino[17] e negativamente recensito da gran parte della critica.[18]

Lungometraggi[modifica | modifica sorgente]

Mediometraggi[modifica | modifica sorgente]

Serie televisive[modifica | modifica sorgente]

Serie animate[modifica | modifica sorgente]

Videoclip[modifica | modifica sorgente]

  • La cantante francese Mylène Farmer interpreta nel videoclip della canzone Sans contrefaçon (1987) un originale Pinocchio che nel momento di diventare bimbo vero si rivelerà essere donna e s'innamorerà di Geppetto, il suo babbo. A causa delle scene ambigue e del testo rivoluzionario la canzone diventerà uno dei maggiori inni gay in Francia.[19]

Influenze[modifica | modifica sorgente]

Teatro[modifica | modifica sorgente]

Danza[modifica | modifica sorgente]

  • Pinocchio - The Ballet, balletto in due atti su musiche di Enrico Melozzi, coreografie di Ivan Cavallari e scene di Edoardo Sanchi. L'opera, composta per la West Australian Simphony Orchestra (WASO) e per il West Australian Ballet (WAB), andrà in scena nel settembre del 2012 al His Majesty's Theatre di Perth.

Musica[modifica | modifica sorgente]

Sono vari i musicisti che nel tempo si sono ispirati alle avventure di Pinocchio per comporre le proprie canzoni. Talvolta dedicando al burattino veri e propri tributi (com'è ad esempio il caso della classica canzone di Johnny Dorelli dei primi anni sessanta), e talvolta prendendo la storia di Pinocchio a pretesto per parlare di altro, e quindi usandola come metafora (com'è ad esempio il caso di Edoardo Bennato).
Sempre in ambito musicale si possono trovare anche altri generi di citazioni: Chris Fehn, uno dei percussionisti del gruppo rock Slipknot, usa una maschera il cui volto ricorda quello di Pinocchio (il naso della maschera misura ben 19 cm). Inoltre Pinocchio è stato citato da Fabrizio de Andrè nella canzone Il Bombarolo, dell' album Storia di un impiegato (Il mio Pinocchio fragile, parente artigianale di ordigni costruiti su scala industriale).

Concept album e opere musicali[modifica | modifica sorgente]

Brani singoli[modifica | modifica sorgente]

Podcast[modifica | modifica sorgente]

  • Le Avventure di Pinocchio lette da Andrea Balestri, l'opera di Carlo Collodi letta dall'attore che ha interpretato Pinocchio nello sceneggiato di Luigi Comencini del 1972.[21]

Saggistica[modifica | modifica sorgente]

  • Pietro Pancrazi, Venti uomini, un satiro e un burattino, Firenze: Vallecchi, 1923.
  • Armando Michieli, " Commento a Pinocchio", Torino: F.lli Bocca, 1933.
  • Luigi Volpicelli, La verità su Pinocchio, Roma: Avio, 1954; poi Roma: Armando, 1959.
  • Vito Fazio Allmayer, Divagazioni e capricci su "Pinocchio", Firenze: Sansoni, 1958.
  • Luigi Compagnone, Commento alla vita di Pinocchio, Napoli: Marotta, 1966; poi ampliato come La vita nova di Pinocchio, Firenze, Vallecchi, 1971.
  • Franco Antonicelli (e altri), Omaggio a Pinocchio, Firenze: Quaderni della Fondazione Nazionale Carlo Collodi n. 1, 1967 (ma gli studi, a parte l'avvertenza di Luigi Volpicelli, sono del 1952).
  • Carlo Betocchi, Collodi, Pinocchio, Firenze, Firenze: Quaderni della Fondazione Nazionale Carlo Collodi n. 2, 1968.
  • Giovanni Jervis, Prefazione a Carlo Collodi, Pinocchio, Torino: Einaudi, 1978; n. ed. ivi 2002 (con introduzione di Stefano Bartezzaghi).
  • Emma Nasti, "Pinocchio", libro per adulti, Firenze: Quaderni della Fondazione Nazionale Carlo Collodi n. 3, 1969.
  • Gérard Genot, Analyse structurelle de "Pinocchio", Firenze: Quaderni della Fondazione Nazionale Carlo Collodi n. 5, 1970.
  • Giuseppe Decollanz, Educazione e Politica nel Pinocchio, Bari, Scuola '70, 1972.
  • Studi collodiani, atti del convegno 5-7 ottobre 1974, Pescia: Fondazione Nazionale Carlo Collodi, 1976.
  • Pietro Citati, Introduzione a Carlo Collodi, Le avventure di Pinocchio, Milano: Rizzoli, 1976.
  • Emilio Garroni, Pinocchio uno e bino, Bari: Laterza, 1975.
  • Giorgio Manganelli, Pinocchio: un libro parallelo, Torino: Einaudi, 1977; poi Milano: Adelphi, 2002; sul quale si può leggere anche l'intervista di Daniele Del Giudice, Attraversando l'oceano "Pinocchio" (1978), in Giorgio Manganelli, La penombra mentale, a cura di Roberto Deidier, Roma: Editori Riuniti, 2001, pp. 38–41.
  • Franklin Samuel Stych, Pinocchio in Gran Bretagna e Irlanda, tr. Gaetano Prampolini, Firenze: Quaderni della Fondazione Nazionale Carlo Collodi n. 8, 1971.
  • Annalisa Macchia, Pinocchio in Francia, Firenze: Quaderni della Fondazione Nazionale Carlo Collodi n. 11, 1978.
  • Pinocchio oggi, atti del convegno 30 settembre-1 ottobre 1978, Pescia: Fondazione nazionale Carlo Collodi, 1980.
  • Anna Maria Favorini, L'avventura educativa di Pinocchio, Firenze: Quaderni della Fondazione nazionale Carlo Collodi n. 12, 1980.
  • Nancy D. Sachse, Pinocchio in USA, tr. Francesco Casotti, Firenze: Quaderni della Fondazione nazionale Carlo Collodi n.14, 1981.
  • C'era una volta un pezzo di legno. La simbologia di Pinocchio, atti del convegno, Milano: Emme, 1981.
  • Giovanna Botteri, Il bambino e la marionetta, in aut aut, n. 191-192, settembre-dicembre 1982, pp. 113–130.
  • Le avventure ritrovate: "Pinocchio" e gli scrittori italiani del Novecento, a cura di Renato Bertacchini, Pescia: Fondazione nazionale Carlo Collodi, 1983.
  • Ornella Castellani Pollidori, Prefazione all'ed. critica di Pinocchio a sua cura, Pescia: Fondazione Nazionale Carlo Collodi, 1983.
  • Vittorio Frosini, La filosofia politica di Pinocchio, Roma: Lavoro, 1990. ISBN 88-7910-451-9
  • Piero Zanotto, Pinocchio nel mondo, Cinisello Balsamo: Paoline, 1990. ISBN 88-215-1941-4
  • Luigi Malerba, Pinocchio con gli stivali, Milano: Mondadori, 1991. ISBN 88-04-31861-9
  • Fernando Tempesti, Introduzione alla sua ed. di Carlo Collodi, Pinocchio, Milano: Mondadori, 1993.
  • Rodolfo Tommasi, Pinocchio: analisi di un burattino, Firenze: Sansoni, 1992. ISBN 88-383-1385-7
  • Renato Bertacchini, Il padre di Pinocchio. Vita e opere di Collodi, Milano, Camunia, 1993.
  • Alberto Asor Rosa, "Le avventure di Pinocchio" di Carlo Collodi, in Letteratura Italiana. Le opere, Torino: Einaudi, 1995, vol. 3, pp. 879–950.
  • Povero Pinocchio: giochi linguistici di studenti del Corso di Comunicazione, a cura di Umberto Eco, Milano: Comix, 1995.
  • Giovanni Gasparini, La corsa di Pinocchio, Milano: Vita e pensiero, 1997.
  • Giacomo Biffi, Contro maestro Ciliegia: commento teologico a "Le avventure di Pinocchio", Milano: Jaca book, 1977; poi Milano: Mondadori, 1998. ISBN 88-04-44273-5
  • Riccardo Campa, La metafora dell'irrealtà: saggio su "Le avventure di Pinocchio", Lucca: Pacini Fazzi, 1999. ISBN 88-7246-379-3
  • Pinocchio nella letteratura per l'infanzia, a cura di Carlo Marini, Urbino: Quattro venti, 2000. ISBN 88-392-0511-X
  • Dieter Richter, Pinocchio o il romanzo d'infanzia, tr. di Alida Fliri Piccioni, Roma: Edizioni di storia e letteratura, 2002. ISBN 88-8498-063-1
  • Rossana Dedola, Pinocchio e Collodi, Milano: Bruno Mondadori, 2002. ISBN 88-424-9596-4
  • Le avvenure di Pinocchio tra un linguaggio e l'altro, a cura di Isabella Pezzini e Paolo Fabbri, Roma: Meltemi, 2002. ISBN 88-8353-185-X
  • Marco Belpoliti, Pinocchio, in Il romanzo, a cura di Franco Moretti, Torino: Einaudi, 2003, vol. 4: Temi, luoghi, eroi, pp. 773–785
  • Ludovico Incisa di Camerana, Pinocchio, Bologna: Il mulino, 2004 (collana "L'identità italiana"). ISBN 88-15-09799-6
  • Rita Mascialino, Pinocchio: analisi e interpretazione, Padova: Cleup, 2004. ISBN 88-7178-753-6
  • Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro, Ipotesi su Pinocchio, Milano: Ancora, 2005. ISBN 88-514-0268-X
  • Valentino Baldacci e Andrea Rauch, Pinocchio e la sua immagine, con un saggio di Antonio Faeti, Firenze: Giunti, 2006. ISBN 978-88-09-05019-8
  • Anna Rosa Vagnoni, Collodi e Pinocchio. Storia di un successo letterario, Trento, UNI Service, 2007. ISBN 978-88-6178-077-4
  • Andrea Balestri, Io, il Pinocchio di Comencini (dietro le quinte di una vita da burattino), a cura di Stefano Garavelli, Firenze: Sassoscritto, 2008. ISBN 978-88-88789-65-1
  • Pinocchio in volo tra immagini e letterature, a cura di Rossana Dedola e Mario Casari, Milano: Bruno Mondadori, 2008. ISBN 978-88-6159-193-6
  • Mario Gabriele Giordano, "La giustizia di Pinocchio", in Francesco D'Episcopo (a cura di), "La giustizia della letteratura" ("Riscontri", XXX, 1-2), Avellino, Sabatia Editrice, 2008.
  • Michele Capitani Pinocchio. Le ragioni di un successo, Civitavecchia, editrice Prospettiva, 2010. ISBN 978-88-7418-610-5
  • Fabrizio Scrivano (a cura di), "Variazioni Pinocchio. 7 letture sulla riscrittura del mito", Morlacchi editore, Perugia, 2010.
  • Mario Verger, Il mio caro Pinocchio. 130º Anniversario (1881-2011) de Le avventure di Pinocchio, Introduzione di Giuliano Cenci, Eidon Edizioni, Genova, 2011.
  • Dino Mengozzi, Corpi posseduti. Martiri ed eroi dal Risorgimento a Pinocchio, Piero Lacaita Editore, Manduria-Bari-Roma, 2012.

Luoghi, monumenti e opere dedicati al personaggio[modifica | modifica sorgente]

Allegoria di Pinocchio

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ B. Croce, «Pinocchio», in Idem, La letteratura della nuova Italia, vol. V, Laterza, Bari 1957 (IV ed.), pp. 330-334.
  2. ^ » Il Fanfulla Carlo Collodi
  3. ^ Corriere della Sera, I Cinquantamila giorni. Carlo Collodi e Pinocchio (a cura di Daria Egidi)
  4. ^ a b c I volti di Pinocchio - iniziativa della Biblioteca Marucelliana di Firenze (14 giugno 2000 - 13 gennaio 2001)
  5. ^ a b c Giovanni Gasparini. La corsa di Pinocchio. Milano, Vita e Pensiero, 1997. pagina 117. ISBN 88-343-4889-3
  6. ^ Sesto Promuove - sito web ufficiale curato dal comune di Sesto Fiorentino
  7. ^ a b Ivo Gagliardi, Sulle tracce di Pinocchio in "il Reporter" del 19 maggio 2008
  8. ^ FAI (Fondo per l'Ambiente Italiano) - Villa Bel Riposo
  9. ^ In realtà Pinocchio è una marionetta, ma Collodi adopera i termini "burattino" e "marionetta" con una certa libertà. Il burattino ha, infatti, come carattere distintivo il fatto di essere composto da una testa con un foro nel quale inserire l'indice delle mani e una veste. Il burattino inoltre compare solo a mezzo busto ed è animato dal basso dalla mano del burattinaio coperta dalla veste del pupazzo. La marionetta, invece, è un pupazzo che ha un corpo intero, interamente snodabile, ed è animato dall'alto attraverso l'utilizzo di fili che dalle articolazioni del pupazzo terminano in una crociera tenuta in mano dal burattinaio.
  10. ^ Nel 1900 Lyman Frank Baum, autore de "Il Mago di Oz", nella prefazione del suo famoso libro, riferendosi alle fiabe dell'epoca romantica, parla di un "corteo di fatti terribili e agghiaccianti escogitati dagli autori per trarre da ogni fiaba un efficace insegnamento morale".
  11. ^ "(...) soprattutto i Fratelli Grimm le cui famose favole - impropriamente ritenute per bambini - sono l'apoteosi dell'orrore più orrore e della nera più nera." da Cesario Picca, Senza bavaglio, Pendragon, Bologna 2005, p. 122.
  12. ^ Art. cit. in bibliografia, p. 776.
  13. ^ Roberto Maini e Marta Zangheri (a cura di). Pinocchio e pinocchiate nelle edizioni fiorentine della Marucelliana: catalogo della mostra I volti di Pinocchio. Firenze, Aida, 2000. ISBN 88-8329-009-7.
  14. ^ Rodolfo Baggioni. Pinocchio, cent'anni di avventure illustrate - Bibliografia 1881/83 . Firenze, Giunti-Marzocco, 1983.
  15. ^ (ES) Félix López, Le avventure di Pinocchio (Saga de Pinocho), Tebeosfera, 20 settembre de 2011. URL consultato il 20 settembre de 2011.
  16. ^ Pinocchio al cinema
  17. ^ IMDb Pinocchio Box office revenue
  18. ^ The Worst of the Worst Pictures, Rotten Tomatoes. URL consultato l'8 marzo 2008.
  19. ^ Mylene.Net - Le site référence sur Mylène Farmer
  20. ^ La cantante era alla sua prima esperienza come interprete di sigle di cartoni animati, cfr. Scheda di Bambino Pinocchio su Il mondo dei doppiatori
  21. ^ Podcast - Pinocchio letto da Andrea Balestri - testo integrale dell'opera, suddivisa in episodi, letto dall'attore pisano che interpretò Pinocchio nello sceneggiato di Luigi Comencini nel 1972.

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