A.I. - Intelligenza artificiale

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A.I. - Intelligenza artificiale
A.I. - Intelligenza Artificiale.png
David in una scena del film
Titolo originale A.I. Artificial Intelligence
Paese di produzione USA
Anno 2001
Durata 140 min
Colore colore
Audio sonoro
Rapporto 1.85:1
Genere fantascienza, drammatico
Regia Steven Spielberg
Soggetto Brian Aldiss
Sceneggiatura Stanley Kubrick, Steven Spielberg
Fotografia Janusz Kaminski
Montaggio Michael Kahn
Effetti speciali Stan Winston, Industrial Light and Magic, Michael Lantieri (coordinatore effetti speciali)
Musiche John Williams + AA.VV.
Scenografia Rick Carter
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali
Doppiatori italiani
Premi

A.I. - Intelligenza artificiale (A.I. Artificial Intelligence) è un film del 2001 diretto da Steven Spielberg, basato su un progetto di Stanley Kubrick.

Produzione[modifica | modifica sorgente]

Stanley Kubrick, ideatore del progetto, voleva girare il film a metà degli anni novanta. Tuttavia, rendendosi conto che la tecnologia digitale (che all'epoca stava entrando prepotentemente nel mondo del cinema) poteva consentirgli di realizzare il film in modo migliore scelse di rimandarlo, concentrandosi sulla produzione di Eyes Wide Shut.

Nel 1999 il regista morì lasciando incompiuto il progetto, che fu realizzato qualche anno dopo dal suo amico Steven Spielberg.

La storia futuristica di un androide bambino capace di provare sentimenti si avvale di effetti speciali innovativi, ma non si è rivelata un blockbuster come sperato.

Trama[modifica | modifica sorgente]

Il film è ambientato nell'anno 2125, dove il mondo è stato devastato dall'effetto serra e dall'innalzamento degli oceani. La tecnologia si è evoluta a tal punto da poter creare robot incredibilmente sofisticati e simili agli esseri umani, i Mecha, creati da molteplici compagnie tra cui la Cybertronics, un'importante azienda produttrice di robot, che scopre come sviluppare un Mecha dalle fattezze e comportamento di un bambino. Il piccolo viene chiamato "David" e il prototipo viene assegnato dalla Cybertronics a Monica e Henry, il quale è dipendente della medesima azienda. I due hanno già un figlio, Martin, che è stato però ibernato a causa di una grave malattia.

Dopo le prime perplessità, Monica (psicologicamente debole anche a causa della perdita momentanea del figlio naturale) decide di effettuare l'imprinting per fare in modo che il Mecha proietti lo stesso amore che darebbe a un vero genitore e di trattare David come se fosse suo figlio. A David viene poi regalato "Teddy", un piccolo robot dalle fattezze di un orso di peluche una volta appartenuto a Martin che gli faccia da compagno. Tutto sembra andare bene per la famiglia, che pare aver ritrovato la serenità, fino a quando viene trovata una cura per il figlio ibernato, che torna quindi a vivere in famiglia. Abituato a vedere i Mecha come nient'altro che oggetti, tratta David con l'incosciente crudeltà dei bambini e gli fa fare dei dispetti per fare brutta figura, come tagliare una ciocca di capelli a Monica nel cuore della notte. La goccia che fa traboccare il vaso è quando, durante una festa a bordo della piscina, David si spaventa (dopo che gli amici di Martin gli hanno attivato il programma di auto-difesa stuzzicandolo con un coltello) e si aggrappa intorno a Martin, facendo così cadere entrambi nella piscina dove David sprofonda trascinando con sé Martin, che per poco non annega. Dopo questo incidente, Monica e Henry decidono di sbarazzarsi di David.

Però, essendosi affezionata a David, Monica decide di non riportarlo alla Cybertronics (per evitare che venga distrutto) e lo abbandona in una foresta con Teddy, come Mecha non registrato. David, devastato dall'abbandono di Monica per via dell'imprinting, cerca di tornare a casa e comincia a camminare senza realmente sapere dove sta andando. Incontra molti altri Mecha, imbattendosi nella "Fiera della carne", un raduno di gente che si intrattiene distruggendo brutalmente i Mecha e i robot abbandonati. Sfuggito alla demolizione grazie alle sue fattezze di bambino, David e Teddy fanno amicizia con Gigolò Joe, un "Mecha Amante" in fuga per essere stato incastrato in un omicidio da un suo cliente. Convinto che Monica lo abbia abbandonato perché è un robot, David cerca di trovare il modo di diventare un bambino vero partendo alla ricerca della Fata Turchina, che il Mecha si ricorda di aver sentito parlare quando Monica gli aveva letto Le Avventure di Pinocchio. I tre robot giungono alla variopinta e decadente metropoli di Rouge City, dove grazie al "Dr. Know", un'intelligenza artificiale somigliante ad un Einstein caricaturale, in grado di rispondere ad ogni domanda, David ottiene informazioni sulla Fata che si trova a Manhattan

Gigolò Joe, preoccupato, avverte David che molti Mecha che si sono diretti a Manhattan non sono mai ritornati, ma David, per nulla intimorito, decide di partire ugualmente. Con la speranza di aver trovato il luogo in cui si trova la Fata, il trio ruba un anfibicottero dalla polizia e raggiungono l'ormai sommersa e disabitata città di Manhattan dove atterrano sulla cima del Rockefeller Center e qui David scopre la verità sulla sua natura di oggetto, parlando con il suo creatore (che lo ha progettato sulle fattezze del figlio morto) e vedendo centinaia di copie di sé stesso già inscatolate e pronte per essere vendute. Desolato e senza più speranze di tornare da Monica, si lascia cadere in acqua dalla cima del grattacielo. Gigolò Joe però riesce a salvarlo con l'anfibicottero. Dopo il salvataggio, David gli dice di aver visto la Fata Turchina sott'acqua e vuole reimmergersi subito, ma proprio in quel momento Gigolò Joe viene catturato dalla polizia con un elettromagnete. David e Teddy allora si immergono da soli a bordo dell'anfibicottero e raggiungono la Fata Turchina (che è in realtà solo la statua di una giostra appartenente a un luna park della sommersa Coney Island). Rimangono bloccati sott'acqua da una ruota panoramica.

Incastrato per sempre con Teddy, David passa il tempo a chiedere alla Fata Turchina di trasformarlo in un bambino vero senza mai smettere. Così l'anfibicottero esaurisce le energie, diventando totalmente inutilizzabile, mentre il tempo continua a passare, per millenni interi, finché non avviene un'altra era glaciale; nonostante ciò David continua a chiedere alla Fata di esaudire il suo desiderio, finché non si blocca congelato. L'anfibicottero di David e Teddy viene riscavato da mecha evoluti e dall'aspetto alieno, che hanno preso il posto degli umani, ormai estinti completamente. La loro tecnologia permette ai mecha evoluti di riattivarli e di ottenere dalle loro memorie informazioni sulla specie umana, che i discendenti mecha non hanno mai conosciuto e con cui bramano di ricongiungersi. David raggiunge la statua della Fata Turchina, che collassa in mille pezzi quando la tocca. Usando un ologramma a forma di Fata Turchina, i mecha evoluti spiegano a David che è impossibile renderlo un bambino vero, tuttavia, usando il DNA di Monica contenuto nella ciocca di capelli che Teddy ha conservato, i mecha clonano la donna, dicendo che vivrà per un giorno solo.

Dopo millenni di immenso dolore, David ha finalmente una mamma che lo ama, con la quale trascorre un giorno felicissimo, per poi spegnersi, questa volta per sempre, insieme a lei.

Slogan promozionali[modifica | modifica sorgente]

  • «David is 11 years old. He weighs 60 pounds. He is 4 feet, 6 inches tall. He has brown hair. His love is real. But he is not.»
    «David ha undici anni. Pesa 60 libbre. È alto 4 piedi e 6 pollici. Ha i capelli castani. Il suo amore è reale. Ma lui non lo è.»
  • «Journey to a world where robots dream and desire.»
    «Viaggia in un mondo in cui i robot hanno sogni e desideri.»

Influenze[modifica | modifica sorgente]

L'idea base del film, il bambino artificiale, rimanda alla trama del manga, poi anime, di successo Astroboy, di Osamu Tezuka. Quest'ultima opera fu infatti trasmessa negli Stati Uniti già dal 1963, riscuotendo grande successo, e secondo Luca Raffaelli, esperto di fumetti, l'opera di Spielberg e Kubrick ha dei chiari rimandi al personaggio dell'immaginario nipponico.[1]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Luca Raffaelli, Le anime disegnate, Minimum fax, 2005.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]