Leoncillo Leonardi

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« Creta, creta mia, materia mia artificiale, ma carica per metafora di tutto ciò che ho visto, amato, di ciò a cui sono stato vicino, delle cose che ho dentro, con cui, in fondo, mi sono, volta per volta, identificato. »
(Leoncillo, Piccolo diario.[1])

Leoncillo Leonardi (Spoleto, 18 novembre 1915Roma, 3 settembre 1968) è stato uno scultore, disegnatore, ceramista e poeta italiano.

Sala dedicata a Leoncillo nel Museo Carandente, Palazzo Collicola - Arti visive di Spoleto

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Gli inizi[modifica | modifica sorgente]

Terzo ed ultimo figlio del poeta dialettale,[2] chitarrista e professore di disegno Fernando Leonardi e di Giuseppina Magni, rimane orfano di padre all'età di tre anni. Di carattere ribelle e particolarmente indisciplinato, a quindici anni viene bocciato per la condotta all'Istituro tecnico; per reazione si isola e si trasferisce in soffitta, chiuso in un rancoroso silenzio. Qui comincia a scolpire blocchi di creta che il fratello Lionello (1904 - 1999) gli porta per confortare la sua solitudine. Non si limita a modellare, ma disegna e si appassiona alla storia dell’arte.[3]

Studia all'Istituto d'arte di Perugia dal 1931 al 1935 e poi con Angelo Zanelli all'Accademia di belle arti di Roma. Nella capitale frequenta Libero de Libero (collega d’università del fratello Lionello), Corrado Cagli, Mirko, Afro, Renato Guttuso ed altri artisti contemporanei. Compie giovanissimo le prime esperienze artistiche all'interno della così detta scuola romana, seguendo con grande interesse soprattutto Scipione e Mario Mafai.

Nel 1939 si trasferisce a Umbertide dove sposa Maria Zampa, sua ex compagna di scuola, dalla quale avrà due figli Daniella e Leonetto. Entra in contatto con le Ceramiche Rometti, precedentemente dirette da Corrado Cagli, dove approfondisce il suo bagaglio di cognizioni tecniche; negli stessi forni realizza sculture di grandi dimensioni: l'Arpia (immagine), la Sirena e l'Ermafrodito, nell'insieme denominate i Mostri. Organizza fra gli operai della Rometti la prima cellula comunista di Umbertide[4].

Le prime mostre[modifica | modifica sorgente]

Nel 1940, su invito di Gio Ponti, condivide con Salvatore Fancello una sala alla VII Triennale di Milano nell’ambito della Mostra della ceramica, dove espone le sue prime ceramiche cotte nei forni umbri e vince la Medaglia d'oro per le arti applicate.[5]. Le opere presentate: un ermafrodito fusolare, giallo, quattro busti rappresentativi delle quattro stagioni, tazze e accessori per servire il caffè e il tè.

Pubblica un Bestiario nel 1941, corredato da tavole litografiche di Fabrizio Clerici e una presentazione di Raffaele Carrieri.

Nel 1942 ritorna a Roma dove insegna plastica e decorazione all'Istituto statale d'arte fino al 1952; fra i colleghi ci sono Ettore Colla, Afro e Pericle Fazzini. L'anno successivo, in mostra collettiva con altri giovani artisti quali Toti Scialoja, Domenico Purificato, Giulio Turcato e Emilio Vedova, espone la serie dei Mostri presso la galleria La Cometa di Roma, ricevendo critiche lusinghiere.

La drammatica realtà della guerra lo spinge verso un più diretto impegno politico e sociale. Convinto antifascista, combatte per le forze partigiane affiliato alla Brigata Garibaldi "Francesco Innamorati" di Foligno.[6] Stringe amicizie con giovani antifasciste attive in Umbria e a Roma, tra loro l'attrice Elsa De Giorgi.[7] In questo periodo, l’irruzione dei linguaggi "europei", influenza il suo stile che oscilla fra postcubismo e Picasso.

Nel dopoguerra[modifica | modifica sorgente]

Nel 1944 a Roma, liberata dalle truppe alleate, realizza la Madre romana uccisa dai tedeschi (immagine), che si aggiudica il primo premio ex aequo per la scultura alla mostra L'arte contro la barbarie.[8] La mostra, sotto gli auspici de l’Unità, vuole denunciare le atrocità del fascismo e del nazismo. Leoncillo entra a far parte dell’organizzazione militare clandestina del Partito Comunista Italiano e nel settembre del 1944 tiene un comizio a San Lorenzo.[9]

Nello stesso periodo collabora con i periodici romani La Settimana e Mercurio dove pubblica disegni per testi letterari e alcuni ritratti di attori famosi (Ruggero Ruggeri, Aldo Fabrizi, Gino Cervi, Andreina Pagnani, Elsa De Giorgi, Carlo Ninchi, i fratelli De Filippo, Dina Galli, Elsa Merlini, Paolo Stoppa, Evi Maltagliati, Umberto Melnati, Rina Morelli); notevole è infatti la sua attività di ritrattista, come testimoniano le opere Autoritratto (immagine) e Donata. (immagine)

Nell'immediato dopoguerra partecipa a numerose mostre collettive dove presenta sia sculture sia oggetti d'arte applicata, realizzati nel tentativo di rivitalizzare la tradizione artigianale italiana. A Roma nel 1945 espone Elementi per balaustra.

« Cito per tutti la balaustra di Leoncillo che è veramente un capolavoro. Più bello, secondo me, di un Della Robbia perché meno aulico, più bello e originale di un pezzo popolaresco perché più organizzato secondo un criterio di stile e di costruzione.[10] »

Nel 1946 a Venezia firma con altri 10 artisti il manifesto della Nuova Secessione Artistica Italiana; l'anno seguente, nell'ambito della VIII Triennale di Milano, partecipa alla prima mostra del gruppo che prende il nome di Fronte nuovo delle arti con Antonio Corpora, Nino Franchina, Pericle Fazzini e Giulio Turcato, dove presenta: Natura morta colla bottiglia, Natura morta col domino (immagine), Il tavolino da lavoro. Viene presentato in catalogo da Alberto Moravia che scrive:

« [...] La scultura è l’arte per eccellenza dell’uomo; lo scultore, uomo, crea un altro uomo di cui si può fare il giro, che è fatto a stretta somiglianza dell’uomo. Ma Leoncillo ha prestissimo superato le prime posizioni naturalistiche, obbligatorie per ogni artista serio, poiché l’artista è, prima di tutto, un imitatore della natura.

[...] Ma oggi Leoncillo, sempre più scavando nel fondo della sua ispirazione, pare tendere ad un raccoglimento e ad una semplificazione che lui, nei suoi discorsi sull’arte, chiama astrazione. Sono le cose sue migliori, comunque; [...][11] »

Ancora a Venezia espongono in gruppo alla XXIV Esposizione internazionale d'arte nel 1948 e alla XXV nel 1950. Partecipa di nuovo alla XXVI nel 1952 e alla XXVII nel 1954, dove gli viene dedicata una sala insieme a Lucio Fontana; espone tra le altre opere Bombardamento notturno, (immagine). È presente anche alla XXX nel 1960 e alla XXXIV nel 1968 di nuovo con una sala personale.

Nel 1948, insieme a giovani artisti comunisti come Marino Mazzacurati, Renato Guttuso ed Emilio Greco, stabilisce a Villa Massimo a Roma il proprio studio, nel cui centro campeggia il forno, una sorta di sedia elettrica in mattoni, dallo sportellone blindato. Vi lavorerà fino al 1956.[12]

Nel 1949, presentato da Roberto Longhi, tiene la sua prima mostra personale alla galleria Fiore di Firenze.

Negli anni cinquanta[modifica | modifica sorgente]

Nel 1953 e nel 1959 vince il Premio Spoleto[13].

Per celebrare la partecipazione delle donne venete alla lotta di liberazione, nel 1955 esegue per il comune di Venezia il Monumento alla partigiana veneta, in ceramica policroma. Ne realizza due copie: la prima, ornata da una sciarpa rossa intorno al collo, viene contestata dal comune e rimandata indietro con l'obiezione che il colore rosso rimanda prevalentemente a partigiani comunisti. Realizza allora un altro monumento con sciarpa di diverso colore. La scultura, posizionata ai giardini napoleonici nel Sestiere di Castello su basamento di Carlo Scarpa, sarà distrutta nel 1962 da un attentato neofascista. La versione originaria nel 1955 partecipa alla VII Quadriennale Nazionale d'Arte di Roma e nel 1964 viene acquistata dal comune di Venezia e conservata alla Galleria internazionale d'arte moderna Ca' Pesaro.[14] (immagine)

Un'altra celebrazione tutt'altro che retorica della resistenza è il monumento Ai caduti di tutte le guerre, commissionato dal comune di Albissola Marina nel 1955 e posizionato sul lungomare della cittadina nel 1958. (immagine bozzetto), (foto)

Nel 1956 in seguito a una profonda crisi ideologica, contrario alla linea filosovietica togliattiana, si dimette dal Partito comunista[15] e inizia una severa revisione del suo lavoro dell'ultimo decennio; abbandona il cubismo per volgersi ad esperienze informali, inventando una "via italiana" all'informale; colate di ceramica nei colori primari (bianco, nero, rosso) caratterizzano le sue sculture, dando luogo a figurazioni percorse da tagli netti o solchi. La natura allude ad alberi folgorati, a sconvolgimenti tettonici, ma natura è anche figura umana, quindi corpi martoriati, crocifissi, mutilati.

Nel 1957 espone alla Galleria La Tartaruga di Plinio De Martiis; la nuova produzione è decisamente orientata in senso informale. Nell'autopresentazione in catalogo esprime le ragioni profonde dalla sua adesione all'informale e al neorealismo:

« [...] Ma è solo dopo aver visto qualche cosa, magari tanti anni fa, che sento il bisogno di parlare: la pelle lucida e umida di un albero giovane dove poi ci sono tutti buchi scuri, o il nero che sta dietro la casa e che viene invece davanti dopo aver girato dappertutto, o una figura che la luce gli distrugge tutto il volto ed ha delle ombre sottili che gli scorrono addosso come rigagnoli. Tutte queste cose le capisco bene. E quando ho visto questo, l’immagine viene dentro e prende la faccia di tutti quei sentimenti esaltati che ci agitano sempre, e prendono il senso della gioia esultante che vorremmo, o della nostra tenerezza ferita o dello scuro e fermo riposo ove vorremmo avere pace. E ora si tratta di trovare una forma uguale a questa immagine, una forma, un colore, una materia[16] »

.

Anche alla galleria romana L'Attico espone una serie di opere non figurative di grandi dimensioni.

Sempre nel 1957 esegue un pannello decorativo sul tema del lavoro per l'atrio della sede dell'Istituto nazionale della previdenza sociale a Ferrara; a Roma realizza una fontana per un complesso abitativo INA-Casa a Santa Lucia.

Gli ultimi anni[modifica | modifica sorgente]

Rimane sempre legato a Spoleto; nel 1961, insieme al fratello Lionello e all'amico pittore Ugo Rambaldi, contribuisce alla fondazione dell'Istituto statale d'arte fortemente voluto dal sindaco Giovanni Toscano. Attualmente l'istituto è a lui intitolato.[17]

In occasione del V Festival dei Due Mondi, con l'opera Le affinità patetiche, in grès bianco, (immagine) partecipa nel 1962 alla mostra a cielo aperto Sculture nella città. L'opera è conservata al Museo Carandente, Palazzo Collicola - Arti visive.

Seguono mostre nazionali e internazionali a Roma, New York, Napoli, Montreal.

Nel 1968 è presente con una sala personale alla XXXIV Biennale di Venezia in cui allestisce opere dell'ultimo decennio; copre le sue sculture con dei teli di plastica in segno di adesione alle proteste dei giovani artisti.

Muore prematuramente a soli 53 anni colpito da infarto a bordo della sua auto.

Leoncillo viene considerato una delle voci più alte della scultura europea del dopoguerra, uno tra i più grandi scultori della nostra epoca.[18] Hanno scritto di lui i principali studiosi d'arte italiani come Roberto Longhi, Cesare Brandi, Emilio Villa, Francesco Arcangeli, Giovanni Carandente, Marcello Venturoli, Giulio Carlo Argan, ecc.

A Spoleto, un anno dopo la morte, gli viene dedicata un'esposizione monumentale con gran parte dei suoi lavori.[19]

Il Museo Carandente, Palazzo Collicola - Arti visive[20] possiede una ricca collezione distribuita su 4 sale: disegni, sculture, ceramiche e maioliche documentano cronologicamente il percorso dell’artista. In una delle sale si possono ammirare due opere di Marisa Busanel, compagna di Leoncillo.

Leoncillo nei musei[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Leoncillo, Piccolo diario (dal 1957 al 1964), in Giovanni Carandente, Leoncillo Mostra antologica, Chiostro di S. Nicolò, Spoleto, Ed. Alfa, Bologna 1969
  2. ^ Fernando Leonardi, Poesie in dialetto spoletino, Edizioni dell'Accademia Spoletina, Spoleto 1975 (quinta edizione)
  3. ^ Lionello Leonardi, Gli esordi di Leoncillo, in Giorgio Cortenova, Enrico Mascelloni, (a cura di), Cagli e Leoncillo alle ceramiche Rometti
  4. ^ Leoncillo ha offerto una margherita per ogni miss, in Vie nuove, a. n. 27, Roma, 5 luglio 1953, p. 22
  5. ^ Treccani.it, Dizionario biografico/
  6. ^ Treccani: Leoncillo. Dizionario Biografico
  7. ^ Elsa De Giorgi, I coetanei, Einaudi, Torino 1955, p. 212
  8. ^ Lombardo Radice, Donna assassinata a viale Giulio Cesare. Due ceramiche di Leoncillo, in Noi donne, a. I, n. 3, Roma 1944
  9. ^ Toti Scialoja, I pittori difendono la città, in Mercurio n. 4, dicembre 1944
  10. ^ Antonello Trombadori, Varietà. I mostra di artisti-artigiani, in L'Unità, Roma, 6 aprile 1946
  11. ^ Alberto Moravia, presentazione in catalogo della Prima Mostra del Fronte Nuovo delle Arti, Milano 1947
  12. ^ Giuseppe Appella, Leoncillo vita, opere e fortuna critica]
  13. ^ Francesco Arcangeli, Marco Valsecchi, Giovanni Urbani, Antonello Trombadori, X Premio Spoleto: Ferrari, Pisani, Uncini, Vespignani. 9 - 31 dicembre 1962
  14. ^ Sileno Salvagnini, Le due versioni del monumento alla partigiana veneta di Leoncillo: problemi storici e questione iconografiche, in Maria Teresa Sega, La partigiana veneta: arte e memoria della Resistenza, Nuova Dimensione Edizioni, 2004, p. 63
  15. ^ Marco Guidi, La Provincia, Sei intellettuali comunisti si sono dimessi dal PCI, Cremona, 2 gennaio 1957
  16. ^ Leoncillo: Galleria la Tartaruga, Galleria la Tartaruga, 1957
  17. ^ Istituto Statale d'Arte "Leoncillo Leonardi", Spoleto. Pagina ufficiale
  18. ^ Arte, mensile di arte, cultura, informazione. Luglio 2002. p. 106
  19. ^ Giovanni Carandente, Leoncillo. Spoleto 1915-Roma 1968, mostra antologica. Spoleto, Chiostro di San Nicolò, 8 luglio-8 settembre 1969
  20. ^ Museo Carandente, Palazzo Collicola - Arti Visive, pagina ufficiale

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Leonardo Sinisgalli, Leoncillo e Fancello, in Domus, n. 151, Milano, luglio 1940
  • Leoncillo Leonardi, Bestiario, brevi componimenti poetici con litografie di Fabrizio Clerici, edizioni della Chimera, Milano 1941
  • Leonardo Sinisgalli, Le ceramiche di Leoncillo, in Il Mondo, a. LI, n. 25, Firenze, 6 aprile 1946, p. 8
  • Roberto Longhi (a cura di), Leoncillo, De Luca, Roma 1954
  • Libero De Libero, Leoncillo scultore, in "Letteratura", a. III, n. 13-14, Roma, gennaio-aprile, 1955
  • Dario Micacchi, Leoncillo alla Tartaruga, in L'Unità, 15 marzo 1957
  • Attilio Bertolucci, Mostre romane. Sculture di Leoncillo, in La Fiera Letteraria, a. XII, n. 11, Roma marzo 1957
  • Cesare Brandi, Guttuso e Leoncillo, in Il Punto, a. Il, n. 10, Roma 1957
  • Giulio Carlo Argan, Maurizio Calvesi, Leoncillo: opere recenti, Quaderni dell'Attico 1, Roma 1960
  • Leoncillo, Piccolo diario (dal 1957 al 1964), in Giovanni Carandente, Leoncillo Mostra antologica, Chiostro di S. Nicolò, Spoleto, Ed. Alfa, Bologna 1969
  • Giovanni Carandente, Leoncillo, Mostra antologica, Chiostro di S. Nicolò, Spoleto, Ed. Alfa, Bologna 1969
  • Bruno Mantura, Leoncillo (1915 - 1968), Catalogo, De Luca editore, Roma 1979
  • Luigi Lambertini (a cura di), Spoleto anni '50: Leoncillo, De Gregorio, Marignoli, Raspi, galleria L'Attico Esse Arte, Roma 1982
  • Claudio Spadoni, Cesare Brandi, Leoncillo, catalogo generale, editore L'Attico Esse Arte, Roma 1983
  • Leoncillo. La partigiana veneta: catalogo della Mostra, Spoleto, Rocca Albornoziana, 5 luglio-15 luglio 1985, Multigrafica Roma, 1985
  • Giorgio Cortenova (a cura di), Leoncillo. La metafora della materia, catalogo della mostra, Verona 1985
  • Lionello Leonardi, Gli esordi di Leoncillo, in Giorgio Cortenova, Enrico Mascelloni (a cura di), Cagli e Leoncillo alle ceramiche Rometti, catalogo della mostra, Rocca di Umbertide, Mazzotta, Milano 1986 ISBN 8820207133
  • Maurizio Calvesi, 4 SCULTORI: Leoncillo, Pascali, Nagasawa, Nunzio, associazione culturale L'Attico di Fabio Sargentini, Roma 1987
  • Enrico Mascelloni (a cura di), Leoncillo: mostra antologica a cura di Lucia Stefanelli Torossi, Galleria Arco farnese Roma, De Luca edizioni d'arte, Roma 1990 ISBN 8878132748
  • Fabio Sargentini, Il sangue di Leoncillo. Tre sculture con gocce rosse, ed. L'Attico, Roma 1990
  • AA.VV., Leoncillo, n°27 della collana: Attraverso le avanguardie, editore Linx acque minerali Parma, 1991
  • Leoncillo, catalogo della mostra Roma 1990, Roma sotto le stelle del ‘44, catalogo della mostra , a cura di M. Fagiolo, V. Rivosecchi, N. Vespignani, Roma 1994.
  • Lucio Scardino, Ferrara 1957-1959. Nuovi documenti su "Il Lavoro" di Leoncillo, in Libero, ottobre 1997, n. 10, pp. 30-35
  • Cesare Brandi, Come un'autobiografia. Morandi, Burri, Leoncillo, Afro, edizione Cometa, Roma 1998
  • Laura e Francesco Mariani, Arte e memoria: il monumento alla partigiana veneta di Leoncillo, in R. Covino (a cura di), L'Umbria verso la ricostruzione, atti del convegno Dal conflitto alla libertà, Perugia marzo 1996, Editoriale Umbra, Foligno-Perugia 1999
  • Enrico Mascelloni, Le carte di Leoncillo, Editore Art Gallery Banchi Nuovi s.r.l., Roma 2001
  • Enrico Mascelloni, Leoncillo: sculture, opere su carta, Catalogo della Mostra tenuta a Bologna nel 2002, GAM, Galleria d'arte Maggiore 2002
  • Josune Ruiz de Infante, La scultura di Leoncillo negli anni Trenta: i contatti con la Scuola romana, in Faenza. Bollettino del Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza, Rivista bimestrale di studi storici e di tecnica dell'arte ceramica, a. LXXXVIII, 2002
  • Fabrizio D'Amico, Leoncillo quando il talento è inattuale, La Repubblica, 19 agosto 2002
  • Giuseppe Appella, Vittorio Rubiu, Fabio Sargentini (a cura di), Leoncillo: opere dal 1938 al 1968 (catal., Matera), Roma 2002
  • Dizionario biografico degli italiani LXIV, Roma, Istituto dell'Enciclopedia italiana, 2005
  • Bruno Toscano, Leoncillo, una via tragica all'Informale, in Stefano Bottini (a cura di), Percorsi, dal Figurativo all’Astratto all’Informale, ed. Percorsi d'arte, Perugia 2007, pp. 23–28 ISBN 9788890291302
  • Giovanni Carandente, Pascali - Leoncillo: due artisti a confronto, con testi di Livia Velani, Marco Tonelli, catalogo della mostra, Galleria Civica d'Arte Moderna (29 giugno - 5 ottobre 2008) Emaki, Spoleto 2008
  • Flaminio Gualdoni (a cura di), Fontana, Leoncillo, Valentini, Zauli: un probabile umore dell'idea: quattro scultori del dopoguerra, catalogo della Mostra tenuta a Milano e Faenza, ed. Silvana, Cinisello Balsamo 2008
  • Liana Di Marco (a cura di), La raccolta d'arte della Fondazione Carispo, sezione contemporanea: opere su carta e sculture di Leoncillo: opere su tela di Giuseppe De Gregorio, Filippo Marignoli, Giannetto Orsini, Ugo Rambaldi, Piero Raspi, Bruno Toscano. Con un saggio di Claudio Spadoni. I quaderni d'arte. Fondazione Cassa di Risparmio di Spoleto, Spoleto 2009 ISBN 9788887648508

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]