Il Mondo (rivista)

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Il Mondo
Stato Italia Italia
Lingua Italiano
Periodicità Settimanale
Fondatore Gianni Mazzocchi
Fondazione 19 febbraio 1949
Chiusura 8 marzo 1966
Direttore Mario Pannunzio
 

Il Mondo è stato un settimanale politico, culturale ed economico fondato da Gianni Mazzocchi (promotore anche de L'Europeo) e diretto da Mario Pannunzio.

Un quotidiano con lo stesso nome era uscito nel 1925 a Roma, diretto da Alberto Cianca. Alla metà degli anni quaranta i superstiti si ritrovarono nel Partito d'Azione[1].

Il Mondo di Pannunzio[modifica | modifica sorgente]

Il gruppo dei fondatori si era conosciuto al settimanale Omnibus: Arrigo Benedetti, Mario Pannunzio (direttore responsabile)[2], Vittorio Gorresio, Ennio Flaiano (caporedattore), Corrado Alvaro, Mino Maccari e Vitaliano Brancati[3]. La rivista era stampata a rotocalco, con una foliazione di 16 pagine (alternativamente, in 12 pagine). Il primo numero de Il Mondo uscì il 19 febbraio 1949, con articoli contro lo stato sociale e Keynes. Si ispirava alle teorie economiche di Ludwig von Mises e Friedrich von Hayek.

Nato inizialmente come periodico di cultura laica, anticomunista, conservò una linea di totale indipendenza dai «poteri forti» della politica e della finanza, decisamente anticonformista[4].

Fra i collaboratori ebbe Ernesto Rossi, Giovanni Spadolini, Enzo Forcella, Antonio Cederna, Roberto Pane, Marco Pannella, Eugenio Scalfari, Tommaso Landolfi, Indro Montanelli, Vittorio De Caprariis e Panfilo Gentile.
Tra i collaboratori stranieri, gli scrittori Thomas Mann e George Orwell.

Nascita della rivista[modifica | modifica sorgente]

Attraverso la rivista Il Mondo è possibile offrire uno spaccato della vita politica italiana compreso in un arco di tempo che si estende dal 1949 al 1966. Il Mondo «consente di osservare attraverso una privilegiata fonte un periodo di cui raccoglie e descrive come documenti le tensioni sociali, gli slanci economici, le istanze culturali, gli equilibri politici, gli sviluppi ideologici, le carenze istituzionali, le vicende di cronaca e di costume»[5].

Gli "Amici del Mondo" e il Partito Radicale – fondato dalla sinistra liberale nel 1955 – condividono, ad un primo sguardo, un orizzonte comune di problematiche, percorsi e obiettivi politico-sociali. Le istanze di maggior vicinanza sono ravvisabili, in primo luogo, nella necessità di abrogare talune leggi fasciste ancora presenti all’interno del nostro ordinamento, in seguito la realizzazione della Federazione europea, l’approvazione di leggi antitrust, la difesa di una cultura e di un pensiero laico soprattutto all’interno della scuola statale, "l’abolizione della miseria", l’urgenza di normare gli ambiti relativi al divorzio e al riconoscimento dei figli illegittimi... Nel Taccuino. Il resto è silenzio, apparso nel dicembre 1955 su Il Mondo[senza fonte], circa la comunione d’intenti tra uomini di salda cultura liberale – come Rossi, Riccardo Bauer, Aldo Garosci - e i “nuovi radicali”- Bruno Villabruna, Mario Pannunzio, Nicolò Carandini, Franco Libonati…– , verrà scritto: «Accomunati dal vincolo fraterno delle amare esperienze non rassegnati, non perplessi, si accingono a costituire una nuova larga formazione politica che s’ispiri ad una concezione moderna e civile del liberalismo, a quella concezione che Benedetto Croce ebbe a definire ad una parola radicale […] In questo campo, i padroni del vapore non troveranno certo mercenari e staffieri pronti a vender le idee per un assegno mensile»[6].

Per descrivere i personaggi che ruotavano attorno al suo «Mondo», Pannunzio coniò questo slogan: Progressisti in politica, conservatori in economia, reazionari nel costume[7]

Durante il VII Congresso, svoltosi dal 9 all'11 dicembre 1955 al Palacongressi dell’Eur, gli “Amici del Mondo” – composti da un gruppo di secessionisti del PLI, da una frangia moderata (Villabruna, Olivetti, Carandini, Libonati) e da una parte più progressista che vedeva tra i suoi militanti Mario Pannunzio, Benedetti e Eugenio Scalfari - daranno inizio all’avventura del Partito Radicale. Rossi, in un primo momento, si mostra titubante circa l’adesione al partito ma, in occasione della prima costituente – 20 gennaio 1956 - sarà egli stesso a cercare di convincere, in ambiente progressista, Giorgio Agosti e Manlio Rossi Doria ad aderire alla nuova iniziativa politica.

Il Partito Radicale e Amici del Mondo[modifica | modifica sorgente]

Attorno alla rivista si è dunque formata una sorta di corrente politica.

Sebbene il Partito Radicale si ponesse come alternativa alle forze politiche tradizionali, intendendo la democrazia in senso laico, socialista e riformista, contribuendo a sbloccare una situazione politica imbrigliata - come sosteneva Nicolò Carandini - tra il timore comunista da una parte e le istanze clericali dall'altra, e dunque mostrando caratteristiche che senza dubbio erano perfettamente aderenti al pensiero di Ernesto Rossi, il suo atteggiamento iniziale di scarsa risolutezza può essere attribuito all'ostilità che aveva sempre nutrito nei confronti dei partiti politici, "mere macchine per fabbricare deputati e senatori".

La rottura del forte sodalizio tra Ernesto Rossi e Mario Pannunzio, che si era cementato nel corso della loro reciproca collaborazione a Il Mondo, avviene nel 1962 – a seguito della scissione interna al Partito fra gli alternativisti, coloro che intendevano costituire la “sinistra radicale” (Gianfranco Spadaccia, Marco Pannella, Roccella, Mellini, Angiolo Bandinelli, Massimo Teodori) e i filo-lamalfiani (Giovanni Ferrara, Stefano Rodotà, Piero Craveri) – lo stesso anno in cui il gruppo degli “Amici del Mondo” si lacera e vede scindersi dal suo interno personalità quali Pannunzio, Carandini e Cattani. A provocare la rottura definiva tra Rossi e Pannunzio fu in modo peculiare il “caso Piccardi”. Lo storico Renzo De Felice aveva scoperto nel corso delle sue ricerche sul razzismo in Italia, che Leopoldo Piccardi, in qualità di consigliere di stato, aveva partecipato ad un convegno giuridico italo-tedesco destinato ad essere il luogo dell’elaborazione teorica delle leggi razziali. Mentre Pannunzio e altri “Amici del Mondo” condannarono irrevocabilmente Leopoldo Piccardi, Rossi che aveva sulle spalle anni di collaborazione con “l’amico del Mondo”, fu solidale, insieme a Ferruccio Parri, con Piccardi; Parri e Rossi avviano da quel momento un sodalizio intellettuale che li vede collaborare sulle colonne del settimanale L'astrolabio.

Gianfranco Spadaccia nel suo ritratto dedicato ad Ernesto Rossi “radicale” ricorda: «Noi, con la guida e la tenace ostinazione di Marco Pannella, invece raccogliemmo l’eredità organizzativa e politica del Partito Radicale ridotto ormai a poche decine di iscritti ma avemmo l’insperato sostegno di Elio Vittorini che accettò di divenire presidente del consiglio nazionale. Anche con Ernesto ci fu dunque una separazione organizzativa. Il suo scetticismo nei confronti dello strumento partito fu rafforzato dalle vicende traumatiche che il PR aveva subito. Non vi fu mai invece separazione personale e dissenso politico»[8].

Direttori[modifica | modifica sorgente]

Il Mondo ebbe un unico direttore lungo tutta la sua esistenza:

Il Mondo di Rizzoli[modifica | modifica sorgente]

Nel 1969 la Rizzoli ha acquisito la testata e l'ha ripubblicata come rivista specializzata di economia. Il giornale si apre da allora con un editoriale, una rubrica che tratta tematiche politiche (il cerchio e la botte) e una rubrica denominata geobusinnes che affronta tematiche economiche internazionali. Segue la sezione Primo piano, con le novità o inchieste di rilievo, e continua con le sezioni qui riportate: mercati, imprese, hi-tech, professioni, il meglio (moda e tendenze) e dossier.

La rivista è stata chiusa nel febbraio 2014.[9]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Paolo Murialdi, La stampa italiana del dopoguerra, Laterza, 1978.
  2. ^ Pannunzio rimase alla guida del settimanale fino alla morte.
  3. ^ Piero Albonetti, Corrado Fanti (a cura di), Longanesi e Italiani, Faenza, Edit Faenza, 1997.
  4. ^ Massimo Veneziani. Controinformazione. Stampa alternativa e giornalismo d'inchiesta dagli anni Sessanta a oggi. Castelvecchi, 2006
  5. ^ Antonio Cardini, Il partito de Il Mondo: liberali, "terza forza", sinistra democratica, radicali; in I partiti politici nell’Italia repubblicana, a cura di G. Nicolosi, Rubbettino 2006, pp. 313-314
  6. ^ Giuseppe Fiori, Una storia italiana, p. 260.
  7. ^ Mario Cervi, Gli anni del piombo, Mursia, 2009, pag. 136.
  8. ^ Gianfranco Spadaccia, Ernesto Rossi, un radicale, in Lorenzo Strik Lievers,Ernesto Rossi. Economista, federalista, radicale, cit., p. 178
  9. ^ Il Mondo chiude il 28 febbraio. URL consultato il 14/04/2014.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Paolo Bonetti, "Il Mondo", 1949-1966. Ragione e illusione borghese. Laterza, 1975.
  • Antonio Cardini, Tempi di ferro. «Il Mondo» e l'Italia del dopoguerra. Il Mulino, 1992. ISBN 9788815036162.
  • Paolo Murialdi. Storia del giornalismo italiano. Dalle gazzette a Internet. Il Mulino, 2006. ISBN 9788815112989.
  • Paolo Murialdi. La stampa italiana. Dalla Liberazione alla crisi di fine secolo. Bari, Laterza, 1998. ISBN 9788842069614.
  • Mirella Serri, I profeti disarmati. 1945-1948. La guerra fra le due sinistre, Corbaccio 2008.