Il Mondo (rivista)

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Il Mondo
Stato Italia Italia
Lingua Italiano
Periodicità Settimanale
Fondatore Gianni Mazzocchi
Fondazione 19 febbraio 1949
Chiusura 8 marzo 1966
Direttore Mario Pannunzio
 

Il Mondo è stato un settimanale politico, culturale ed economico fondato da Gianni Mazzocchi (promotore anche de «L'Europeo») e diretto da Mario Pannunzio.

«Il Mondo» di Pannunzio[modifica | modifica wikitesto]

La rivista[modifica | modifica wikitesto]

Il gruppo dei fondatori, costituito da Mario Pannunzio (direttore responsabile), Vittorio Gorresio, Ennio Flaiano, Corrado Alvaro, Mino Maccari e Vitaliano Brancati, si era conosciuto al settimanale Omnibus (1937-1939)[1]. La rivista era stampata a rotocalco, con una foliazione di 16 pagine (alternativamente, in 12 pagine). Il disegno della testata fu affidato ad Amerigo Bartoli. La prima redazione era composta da Ennio Flaiano (caporedattore)[2], Bice Munafò, Nina Ruffini e Alfredo Mezio.Cardini, p. 114

Il primo numero del «Mondo» uscì il 19 febbraio 1949, con articoli contro lo stato sociale e Keynes. In economia, il periodico s'ispirava alle teorie economiche di Ludwig von Mises e Friedrich von Hayek.

Nato inizialmente come periodico di cultura laica, anticomunista, conservò una linea di totale indipendenza dai «poteri forti» della politica e della finanza, decisamente anticonformista[3].

Fra i collaboratori ebbe Ernesto Rossi, Giovanni Spadolini, Enzo Forcella, Antonio Cederna, Roberto Pane, Marco Pannella, Eugenio Scalfari, Tommaso Landolfi, Indro Montanelli, Vittorio De Caprariis e Panfilo Gentile.
Tra i collaboratori stranieri la rivista annoverò gli scrittori Thomas Mann e George Orwell.

Nei primi anni la tiratura media fu tra le 15.000 e le 18.000 copie, con punte di 20.000 unità.[4] Nel 1955 Pannunzio portò il giornale da 12 a 16 pagine. La gestione del settimanale restò in disavanzo. Nel 1956 l'editore (Mazzocchi) decise di riportare Il Mondo a 12 pagine. In settembre cedette la testata a una società di cui i principali azionisti erano Nicolò Carandini e Adriano Olivetti[5]

«Il Mondo» ebbe un unico direttore durante tutta la sua esistenza (19 febbraio 1949 - 8 marzo 1966): Mario Pannunzio.

Gli «Amici del Mondo»[modifica | modifica wikitesto]

Consultando la collezione della rivista è possibile ricavare uno spaccato della vita politica italiana compreso tra il 1949 e il 1966. «"Il Mondo" raccoglie e descrive come documenti le tensioni sociali, gli slanci economici, le istanze culturali, gli equilibri politici, gli sviluppi ideologici, le carenze istituzionali, le vicende di cronaca e di costume» di un intero periodo della storia repubblicana[6]. Per descrivere i personaggi che ruotavano attorno al suo «Mondo», Pannunzio coniò questo slogan: Progressisti in politica, conservatori in economia, reazionari nel costume.[7]

Alla data di fondazione del «Mondo» (1949) il gruppo di Pannunzio non apparteneva a nessun partito: gli amici avevano costituito il Movimento liberale italiano, nato l'anno precedente. Ne facevano parte anche personalità provenienti dal disciolto Partito d'Azione[8] Attorno alla rivista si era dunque formata una sorta di corrente politica. Nel 1951 il gruppo di Pannunzio accettò di rientrare nel Partito Liberale Italiano.[9]

Durante il VII Congresso del PLI, svoltosi a Roma (Palacongressi dell'Eur) dal 9 all'11 dicembre 1955, gli “Amici del Mondo” diedero inizio all'avventura del Partito Radicale. Essi erano variamente composti: ne facevano parte un gruppo di secessionisti del Partito Liberale (tra cui Pannunzio), una frangia moderata (Villabruna, Olivetti, Carandini, Libonati) e una parte più progressista che vedeva tra i suoi militanti Arrigo Benedetti e Eugenio Scalfari. Ernesto Rossi, in un primo momento, si mostrò titubante circa l’adesione al partito ma, in occasione della prima costituente – 20 gennaio 1956 - fu egli stesso a cercare di convincere, in ambiente progressista, Giorgio Agosti e Manlio Rossi Doria ad aderire alla nuova iniziativa politica.

Il Partito Radicale si pose come alternativa alle forze politiche dominanti, intendendo la democrazia in senso laico, socialista e riformista. Questa "terza forza"[10] si prefiggeva di sbloccare una situazione politica già imbrigliata - come sosteneva Nicolò Carandini - tra il timore comunista da una parte e le istanze clericali dall'altra. D'altra parte il partito decise di rifiutare in parlamento ogni compromesso con le altre forze politiche presenti. Ciò a causa dell'ostilità che i fondatori avevano sempre nutrito nei confronti dei partiti politici, "mere macchine per fabbricare deputati e senatori". Può essere così spiegata la scarsa risolutezza che caratterizzò i primi anni di vita della nuova formazione politica.

Gli "Amici del Mondo" e il Partito Radicale condividevano, ad un primo sguardo, un orizzonte comune di problematiche, percorsi e obiettivi politico-sociali. Le istanze di maggior vicinanza erano ravvisabili, in primo luogo, nella necessità di abrogare talune leggi fasciste ancora presenti all'interno dell'ordinamento italiano e, successivamente, la realizzazione delle Comunità europee, l'approvazione di leggi antitrust, la difesa di una cultura e di un pensiero laico (soprattutto all'interno della scuola statale), "l'abolizione della miseria", l'urgenza di normare gli ambiti relativi al divorzio e al riconoscimento dei figli nati fuori dal matrimonio... Nel Taccuino. Il resto è silenzio, apparso nel dicembre 1955 sul «Mondo»[senza fonte], circa la comunione d'intenti tra uomini di salda cultura liberale – come Rossi, Riccardo Bauer, Aldo Garosci - e i “nuovi radicali”- Bruno Villabruna, Mario Pannunzio, Nicolò Carandini, Franco Libonati…– , fu scritto: «Accomunati dal vincolo fraterno delle amare esperienze non rassegnati, non perplessi, si accingono a costituire una nuova larga formazione politica che s’ispiri ad una concezione moderna e civile del liberalismo, a quella concezione che Benedetto Croce ebbe a definire ad una parola radicale […] In questo campo, i padroni del vapore non troveranno certo mercenari e staffieri pronti a vender le idee per un assegno mensile»[11].

Nonostante il Partito radicale mostrasse caratteristiche che senza dubbio erano perfettamente aderenti al pensiero di Ernesto Rossi, l'economista iniziò a porre una certa distanza tra sé e gli "Amici del Mondo". Con il passare degli anni i rapporti tra Rossi e Pannunzio divennero "molto freddi"[12]. La rottura del forte sodalizio tra Rossi e Pannunzio, che si era cementato nel corso della loro reciproca collaborazione al «Mondo», avvenne nel 1962. In quell'anno scoppiò una diatriba all'interno del partito fra gli alternativisti, che intendevano costituire la “sinistra radicale” (Gianfranco Spadaccia, Marco Pannella, Roccella, Mellini, Angiolo Bandinelli, Massimo Teodori) e i filo-lamalfiani (Giovanni Ferrara, Stefano Rodotà, Piero Craveri).

Il gruppo degli “Amici del Mondo” si lacerò e vide scindersi dal suo interno personalità quali Pannunzio, Carandini e Cattani. A provocare la rottura definiva tra Rossi e Pannunzio fu in particolare il “caso Piccardi”. Lo storico Renzo De Felice aveva scoperto nel corso delle sue ricerche sul razzismo in Italia, che nel 1939 Leopoldo Piccardi (1899-1974), in qualità di Consigliere di stato, aveva partecipato ad un convegno giuridico italo-tedesco destinato ad essere il luogo dell'elaborazione teorica delle leggi razziali. Mentre Pannunzio e altri “Amici del Mondo” condannarono irrevocabilmente Leopoldo Piccardi, Rossi che aveva sulle spalle anni di collaborazione con “l’amico del Mondo”, gli fu solidale, insieme a Ferruccio Parri.; Parri e Rossi avviarono da quel momento un sodalizio intellettuale che li vede collaborare sulle colonne del settimanale L'astrolabio.

Gianfranco Spadaccia nel suo ritratto dedicato ad Ernesto Rossi “radicale” ricorda: «Noi, con la guida e la tenace ostinazione di Marco Pannella, invece raccogliemmo l'eredità organizzativa e politica del Partito Radicale ridotto ormai a poche decine di iscritti ma avemmo l'insperato sostegno di Elio Vittorini, che accettò di divenire presidente del Consiglio nazionale. Anche con Ernesto ci fu dunque una separazione organizzativa. Il suo scetticismo nei confronti dello strumento-partito fu rafforzato dalle vicende traumatiche che il P.R. aveva subito. Non vi fu mai invece separazione personale e dissenso politico»[13].

«Il Mondo» di Rizzoli[modifica | modifica wikitesto]

Nel 1969 Gianni Mazzocchi rileva la testata e ne affida la direzione ad Arrigo Benedetti (1969-1972), storico amico di Pannunzio. La numerazione viene riagganciata agli ultimi numeri del Mondo di Panunzio: il primo numero riporta l'indicazione "Anno XXI". Due anni dopo Mazzocchi cede la proprietà alla Rizzoli Editore.

Nel 1976, sotto la direzione di Paolo Panerai, il periodico passa da settimanale di attualità a rivista specializzata in economia. Il Mondo si apre da allora con un editoriale, una rubrica che tratta tematiche politiche (Il cerchio e la botte) e una rubrica denominata Geobusinnes che affronta tematiche economiche internazionali. Segue la sezione Primo piano, con le novità o inchieste di rilievo, e continua con le sezioni qui riportate: Mercati, Imprese, Hi-tech, Professioni, Il meglio (su moda e tendenze) e Dossier. Panerai porta le vendite da 11mila copie a 75-89mila.[14] Dopo la direzione di Giulio Anselmi, che non altera la formula, nel 1987 il nuovo direttore Michele Tito fa del Mondo un giornale di tendenza.

La rivista è stata chiusa nel febbraio 2014.[15]

Direttori[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Piero Albonetti, Corrado Fanti (a cura di), Longanesi e Italiani, Faenza, Edit Faenza, 1997.
  2. ^ Ennio Flaiano lasciò «Il Mondo» nel 1955 per dedicarsi completamente al cinema.
  3. ^ Massimo Veneziani. Controinformazione. Stampa alternativa e giornalismo d'inchiesta dagli anni Sessanta a oggi. Castelvecchi, 2006
  4. ^ Cardini, p. 132
  5. ^ Cardini, p. 237
  6. ^ Antonio Cardini, Il partito del «Mondo»: liberali, "terza forza", sinistra democratica, radicali; in I partiti politici nell’Italia repubblicana, a cura di G. Nicolosi, Rubbettino 2006, pp. 313-314
  7. ^ Mario Cervi, Gli anni del piombo, Mursia, 2009, pag. 136.
  8. ^ Cardini, p. 124
  9. ^ Cardini, p. 186
  10. ^ Cardini, p. 181
  11. ^ Giuseppe Fiori, Una storia italiana, p. 260.
  12. ^ Cardini, p. 285
  13. ^ Gianfranco Spadaccia, Ernesto Rossi, un radicale, in Lorenzo Strik Lievers,Ernesto Rossi. Economista, federalista, radicale, cit., p. 178
  14. ^ Intervista a Prima Comunicazione del (luglio 2010)
  15. ^ Il Mondo chiude il 28 febbraio. URL consultato il 14 aprile 2014.
  16. ^ Il Mondo ricomincia
  17. ^ Gambarotta fu radiato dall'Ordine dei giornalisti (sentenza del 14 dicembre 2006). Nel 2008 fu reintegrato.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Paolo Bonetti, "Il Mondo", 1949-1966. Ragione e illusione borghese. Laterza, 1975.
  • Antonio Cardini, Tempi di ferro. «Il Mondo» e l'Italia del dopoguerra. Il Mulino, 1992. ISBN 9788815036162.
  • Antonio Cardini, Mario Pannunzio. Giornalismo e liberalismo, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 2011.
  • Paolo Murialdi. Storia del giornalismo italiano. Dalle gazzette a Internet. Il Mulino, 2006. ISBN 9788815112989.
  • Paolo Murialdi. La stampa italiana. Dalla Liberazione alla crisi di fine secolo. Bari, Laterza, 1998. ISBN 9788842069614.
  • Mirella Serri, I profeti disarmati. 1945-1948. La guerra fra le due sinistre, Corbaccio 2008.