Roberto Pane

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Roberto Pane, ritratto da Vincenzo Gemito come Alessandro a cavallo di Bucefalo (1904)[1]

Roberto Pane (Taranto, 21 novembre 1897Sorrento, 29 luglio 1987) è stato uno storico dell'architettura e architetto italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Padiglione della Civiltà Cristiana in Africa, ora Chiesa di Santa Francesca Cabrini (in avanzato stato di degrado), Mostra d'Oltremare

Nato a Taranto da famiglia operaia, si considerò sempre napoletano d'adozione. Trasferitosi a Napoli giovanissimo, svolse apprendistato artistico presso lo studio dello scultore Vincenzo Gemito. Al contempo frequentò i normali corsi di studio e si diplomò presso il celebre liceo Genovesi di piazza del Gesù Nuovo. Successivamente si arruolò volontario durante la prima guerra mondiale, nel corso della quale fu decorato con Medaglia di bronzo al valor militare.

Nel 1922 fu tra i primi laureati in Architettura in Italia presso la Scuola Superiore di Architettura di Roma, fondata due anni prima da Gustavo Giovannoni, di cui fu discepolo per alcuni anni, collaborando con lui anche alla Commissione per il piano regolatore di Napoli del 1926-27. Negli anni successivi cominciò a lavorare presso la Soprintendenza alle Antichità della Campania, divenendo un collaboratore di Amedeo Maiuri.

Ingresso occidentale della galleria della Vittoria

Nel 1926 ottenne in seconda gara il primo premio al concorso per il disegno del frontone occidentale della galleria della Vittoria, il tunnel che avrebbe collegato rapidamente il quartiere di Chiaia con piazza Municipio tramite una nuova strada litoranea, l'odierna via Ammiraglio Ferdinando Acton. Nella prima gara la commissione presieduta da Gustavo Giovannoni, Arturo Casalini e Michele Platania aveva riconosciuto parimenti vincitori assieme al suo i progetti di Camillo Guerra, Marcello Canino e Michele Jammarino.

Per alcuni anni insegnò anche Storia dell'arte presso il liceo Umberto I di Napoli ed a partire dal 1930 fu incaricato di diverse discipline presso la Scuola di Architettura di Napoli, da poco costituita. Tra la fine degli anni venti e i primi anni quaranta realizzò alcune opere architettoniche a Napoli: oltre al frontone occidentale della Galleria Vittoria ricordiamo la facciata dell'Istituto di Scienze Economiche e Commerciali in via Partenope e il Padiglione della Civiltà Cristiana in Africa alla Mostra d'Oltremare.

Poco prima dell'inizio della Seconda guerra mondiale conobbe importanti intellettuali come Bernard Berenson e Benedetto Croce. Di quest'ultimo divenne amico e cominciò a frequentare la casa, come gli altri ambienti liberali ed antifascisti della città partenopea che attorno al filosofo gravitavano. Dopo poco aderì al Partito d'Azione, all'interno del quale assunse una posizione particolare, cercando di comporre gli ideali azionisti con quelli liberali.

Nel 1942 divenne professore ordinario di Caratteri Stilistici e Costruttivi dei Monumenti presso la Facoltà di Architettura dell'Università di Napoli. Oltre al corso di Caratteri Stilistici e Costruttivi dei Monumenti, insegnò dal 1950 anche Restauro dei Monumenti presso la medesima Università. Nella primavera del 1962 fu visiting professor all'Università di California a Berkeley. Nel 1969 fondò a Napoli la Scuola di Perfezionamento in Restauro dei Monumenti, divenuta oggi Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio.[2]

A livello teorico divenne uno dei principali esponenti della scuola del restauro critico, assieme a Cesare Brandi e Renato Bonelli e nel 1949 fu chiamato come esperto di restauro architettonico presso l'UNESCO. Nel contempo fu nominato componente della commissione tecnica dell'I.C.R. e del consiglio superiore del Ministero dei Lavori Pubblici. Nel 1964, insieme a Piero Gazzola, promosse la redazione della Carta Internazionale del Restauro di Venezia, sottoscritta da un comitato di 23 esperti, rappresentanti delle principali nazioni del mondo.

Nel 1961 assunse la direzione della terza serie del prestigioso periodico Napoli nobilissima, il cui fondatore era stato proprio l'amico filosofo, Benedetto Croce. Nel 1971 coordinò la pubblicazione di un approfondito studio, redatto in tre volumi con la collaborazione di diversi autori, sul Centro Antico di Napoli.

Appoggiò convintamente tutta una serie di tentativi di rinnovamento della società: prima fu accanto ad Adriano Olivetti ed alla sua comunità, che riprendeva il pensiero dell'americano Lewis Mumford, poi si avvicinò alle idee di Adorno e Horkheimer, schierandosi accanto agli studenti che chiedevano una radicale riforma sociale.

Figura di primo piano del panorama intellettuale nazionale, si distinse come acceso e preparato polemista e partecipò ad ogni riflessione e disputa culturale condotta dal secondo dopoguerra alla sua scomparsa, soprattutto in campo architettonico, urbanistico ed ambientale.

Sostenitore a spada tratta della città storica e del paesaggio, portò avanti una lotta senza quartiere contro ogni speculazione edilizia, distinguendosi soprattutto nella battaglia a Napoli contro l'egemonia di Achille Lauro.

Ha scritto una grande quantità di opere, alcune delle quali memorabili. Tra queste emergono principalmente il volume su Andrea Palladio (1961), quello su Antoni Gaudí (1964), nonché i due volumi su Il Rinascimento nell'Italia Meridionale (1975-77). Altro importante frutto del suo lavoro, rimane il Piano Territoriale Paesistico della penisola sorrentino-amalfitana, redatto assieme a Luigi Piccinato e approvato definitivamente nel 1987, senza il quale probabilmente quel magnifico lembo di territorio sarebbe stato totalmente deturpato dalla speculazione edilizia.

Fu nel comitato direttivo della Storia di Napoli, edita in 10 volumi dalle Edizioni scientifiche italiane (Napoli, 1971-1978), organismo presieduto da Ernesto Pontieri, di cui fecero parte Salvatore Battaglia, Giovanni Cassandro, Epicarmo Corbino.

Opere principali[modifica | modifica wikitesto]

  • Architettura del Rinascimento in Napoli, Napoli, ed. Politecnica, 1937;
  • Architettura dell'età barocca in Napoli, Napoli, ed. Politecnica, 1939;
  • La casa di Loreio Tiburtino e la villa di Diomede in Pompei, Roma, Libreria dello stato, 1947;
  • Architettura e arti figurative, Venezia, Neri Pozza, 1948;
  • Napoli imprevista, Torino, Giulio Einaudi Editore, 1949;
  • Bernini architetto, Venezia, Neri Pozza, 1953;
  • Capri, Venezia, Neri Pozza, 1954;
  • Il chiostro di S. Chiara, Napoli, ed. L'Arte Tipografica, 1954;
  • Sorrento e la costa, Napoli, Edizioni scientifiche italiane, 1955;
  • Ferdinando Fuga, Napoli, Edizioni scientifiche italiane, 1956;
  • Mausolei romani in Campania. Napoli, Edizioni scientifiche italiane, 1957 (con Alfonso de Franciscis);
  • Il monastero napoletano di S. Gregorio Armeno, Napoli, ed. L'Arte Tipografica, 1957;
  • Città antiche edilizia nuova, Napoli, ESI, 1959;
  • Ville vesuviane del settecento (in collab.) Napoli, ESI, 1959;
  • Andrea Palladio, Torino, Giulio Einaudi Editore, 1961;
  • Antoni Gaudí, Milano, Edizioni di Comunità, 1964;
  • Attualità dell'ambiente antico, Firenze, La nuova Italia, 1967;
  • Il centro antico di Napoli, Napoli, ESI, 1971 (in collaborazione con L. Cinalli, G. D'Angelo, R. Di Stefano, C. Forte, S. Casiello, G. Fiengo, L. Santoro);
  • Il Rinascimento nell'Italia meridionale, 2 voll., Milano, Edizioni di Comunità, 1975 e 1977.
  • Seicento napoletano. Arte costume ambiente (a cura di), Milano, Edizioni di Comunità, 1984;

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Salvatore Di Giacomo, Vincenzo Gemito: La Vita, L'Opera, Cambridge (Massachusetts), Nabu Press [Napoli, Minozzi, 1905], 2010, p. 9, ISBN 1-141-36997-4.
  2. ^ [1]

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Rosa Monaco, PANE, Roberto in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 80, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2014. URL consultato il 4 agosto 2014.
  • AA.VV., Scritti in onore di Roberto Pane, Napoli, Istituto di storia dell'architettura dell'Università, 1972, SBN IT\ICCU\SBL\0447232.
  • Raffaele Mormone, Roberto Pane. Teoria e storia dell'architettura, Napoli, Ermanno Cassitto, 1983, SBN IT\ICCU\NAP\0070334.
  • Roberto Pane, Attualità e dialettica del restauro. Educazione all'arte, teoria della conservazione e del restauro dei monumenti, a cura di Mauro Civita, Chieti, Mario Solfanelli, 1987, ISBN 88-7497-240-7.
  • Giuseppe Fiengo, Attualità e dialettica del restauro nel pensiero di Roberto Pane in Napoli nobilissima, vol. 27, 1988, pp. 81-84, SBN IT\ICCU\NAP\0433408.
  • Ricordo di Roberto Pane: incontro di studi, Napoli, Villa Pignatelli, 14-15 ottobre 1988 in Napoli nobilissima, 1991, SBN IT\ICCU\VEA\0026972.
  • Filena Patroni Griffi e Raffaele Mormone, Conversazioni con Roberto Pane, Napoli, Arte tipografica, 1992, SBN IT\ICCU\CFI\0217039.
  • Luigi Guerriero e Giuseppe Fiengo, Roberto Pane e la dialettica del restauro, Napoli, Liguori Editore, 1995, ISBN 88-207-2602-5.
  • Alessandro Fiorentino (a cura di), L'intarsio. La Regia scuola d'arte di Sorrento e Roberto Pane (catalogo della mostra, Sorrento 19 dicembre 2007 - 30 marzo 2008), Sorrento, Museobottega Tarsialignea, 2007, SBN IT\ICCU\BVE\0488638.
  • Stella Casiello, Andrea Pane e Valentina Russo (a cura di), Roberto Pane tra storia e restauro. Architettura, città, paesaggio, Venezia, Marsilio Editori, 2010, ISBN 978-88-317-0633-9.

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]