Achille Lauro

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Achille Lauro
Achille Lauro.jpg

Sindaco di Napoli
Durata mandato 9 luglio 1952 –
19 dicembre 1957
Predecessore Domenico Moscati
Successore Alberto Senno

Durata mandato 4 febbraio 1961 –
29 novembre 1961
Predecessore Alfredo Correra
Successore Ferdinando D'Aiuto

Dati generali
Partito politico Partito Nazionale Monarchico (1946-1954)
Partito Monarchico Popolare (1954-1961)
Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica (1961-1972)
Democrazia Nazionale - Costituente di Destra (1977-1979)
on. Achille Lauro
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Luogo nascita Piano di Sorrento
Data nascita 16 giugno 1887
Luogo morte Napoli
Data morte 15 novembre 1982
Professione armatore
Partito PMP - PDIUM - MSI-DN - DN
Legislatura III, IV, VI, VII
Gruppo PMP - PDIUM - MSI-DN - DN
Circoscrizione Roma, Napoli
on. Achille Lauro
Stemma del Regno d'Italia Parlamento del Regno d'Italia
Camera dei Fasci e delle Corporazioni
Professione Armatore
Partito PNF
Legislatura XXX

Achille Lauro (Piano di Sorrento, 16 giugno 1887Napoli, 15 novembre 1982) è stato un armatore, politico, editore e dirigente sportivo italiano, detto il "Comandante".

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Quinto dei sei figli dell'armatore Gioacchino Lauro e di Laura Cafiero, fu a sua volta armatore e fondatore della Flotta Lauro, una delle più potenti flotte italiane di tutti i tempi e tra le più importanti aziende del Meridione, nonché di un vero e proprio impero finanziario. Fondamentale per la crescita delle sue attività fu l'intuizione della compartecipazione alle sue attività da parte dei suoi dipendenti. Godette fama di grande amatore, e sulle sue inusitate "doti" il popolino creò una vera e propria leggenda.

Nel fascismo[modifica | modifica sorgente]

Durante il ventennio fascista fu nominato consigliere nazionale della Camera dei Fasci e delle Corporazioni, facilitato in questa operazione dalla famiglia Ciano, che apparteneva al mondo armatoriale. Sempre in quel periodo ottenne la carica di presidente della squadra di calcio del Napoli, prendendo il posto che fu di Ascarelli. Durante la sua lunga presidenza il Napoli visse più di colpi di mercato e promesse di grandezza che di risultati degni di nota (accanto a due retrocessioni poté vantare la sola conquista di una Coppa Italia), ma fu comunque per Lauro una enorme cassa di risonanza in grado di diffondere ancor più il suo nome fra la gente.

Nel dopoguerra[modifica | modifica sorgente]

Nel dopoguerra, dopo una iniziale adesione al movimento dell'Uomo Qualunque, si avvicinò al movimento monarchico di Alfredo Covelli, determinando con il suo apporto finanziario la nascita del Partito Nazionale Monarchico (PNM). Ebbe grandi risultati nella carriera politica, grazie anche al suo consigliere Raffaele Cafiero, autore di molti suoi discorsi pubblici.[1]

Fu lungamente sindaco di Napoli, tanto amato quanto discusso, in particolare per come gestì la cosa pubblica mostrando mancanza di considerazione nei confronti degli avversari politici, delle forze sociali e degli stessi compagni di coalizione. Durante il suo mandato ebbe inizio la speculazione edilizia nella città di Napoli che fu simbolicamente descritta nel film Le mani sulla città di Francesco Rosi. Fu anche editore del quotidiano napoletano Roma e ancora presidente del Napoli Calcio.

Come uomo politico fu dotato di grande carisma e addirittura "venerato" da gran parte dei napoletani, tanto che nelle elezioni comunali del 1952 e 1956 riuscì ad arrivare fino a circa trecentomila preferenze, quota mai raggiunta prima da un candidato alle elezioni locali. Nelle politiche del 1953 ottenne 680 000 preferenze alla Camera, anche questa quota mai raggiunta fino ad allora da nessun deputato. Fondò nel 1954, da una scissione del PNM, il Partito Monarchico Popolare, che portò nel 1958 diversi deputati al Parlamento.

Fu lui stesso eletto deputato e fu capogruppo alla Camera. Il PMP nel 1961 divenne il Partito Democratico Italiano di Unità Monarchica. Fu rieletto nel 1963. Nel 1968 lasciò il seggio al figlio Gioacchino Lauro, che morì però prematuramente nel 1970. Nel 1972 Lauro aderì, insieme alla maggioranza del partito, al Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale. Con quel partito fu eletto quell'anno ancora una volta alla Camera[2] e ancora nel 1976.

Ebbe vita lunghissima ma non priva di disgrazie; nella tardissima età assistette ormai impotente al crollo finanziario della flotta Lauro negli anni ottanta, con la nascita della Lauro Line, che sarà inglobata nella MSC solo nel 1987. Viene citato[3] a proposito di Lauro, il fatto di organizzare il voto di scambio, regalando a suoi elettori una scarpa sinistra prima del voto, e la scarpa destra dopo il voto.

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Il 15 novembre 1938 fu nominato Cavaliere del lavoro per meriti industriali.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Achille Lauro Superstar: La nascita del nuovo partito ed il grande successo del 1956
  2. ^ Scheda sul sito della Camera dei Deputati
  3. ^ Quel voto di scambio che uccide la democrazia - Repubblica.it

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Federico Robbe, Gli Stati Uniti e Achille Lauro negli anni Cinquanta, in Nuova Storia Contemporanea, a. XV, n. 4, Firenze, Le Lettere, 2011.
  • Carlo Maria Lomartire, 'O Comandante. Vita di Achille Lauro, Milano, Mondadori, 2009.
  • Fabio Gentile, Achille Lauro. Un imprenditore politico dell'Italia repubblicana, Avellino, Mephite, 2008.
  • Gaetano Fusco. Le mani sullo schermo. Il cinema secondo Achille Lauro, Napoli, Liguori, 2006.
  • Achille Della Ragione. Achille Lauro superstar: la vita, l'impero, la leggenda, Napoli, Guida, 2003.
  • Serena Romano. Don Achille, 'o comandante, Milano, Sperling & Kupfer, 1992.
  • Pierluigi Totaro, Il potere di Lauro, Salerno, Pietro Laveglia editore, 1990.
  • Pietro Zullino, Il Comandante, Milano, SugarCo, 1976.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Predecessore Sindaco di Napoli Successore CoA Città di Napoli.svg
Domenico Moscati 9 luglio 1952 - 19 dicembre 1957 Alberto Senno (assessore anziano) I
Alfredo Correra (commissario) 4 febbraio 1961 - 29 novembre 1961 Ferdinando D'Aiuto (commissario) II

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]