Max Horkheimer

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« La teoria critica, che è una teoria pessimistica, ha sempre seguito una regola fondamentale: attendersi il peggio, e annunciarlo francamente, ma nello stesso tempo contribuire alla realizzazione del meglio. »
(Max Horkheimer, Mondo amministrato?)
Max Horkheimer (sinistra) con Theodor Adorno (destra).

Max Horkheimer (Stoccarda, 14 febbraio 1895Norimberga, 7 luglio 1973) è stato un filosofo tedesco, tra i più importanti esponenti della Scuola di Francoforte.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nasce a Stoccarda in una famiglia dell'agiata borghesia ebraica. In gioventù viene costretto a lasciare gli studi ed avviato al lavoro presso la ditta del padre. Nonostante questa imposizione, Horkheimer continuerà ad impegnarsi privatamente agli studi intellettuali. Scrive alcuni brevi romanzi, che tuttavia non vedranno le stampe. Incontrerà nel suo ambiente di lavoro la sua futura moglie, Rose Riekher, che al tempo era segretaria di suo padre. Il loro rapporto sarà fortemente osteggiato dalla famiglia, in quanto Rose non era ebrea, ed era di qualche anno più anziana di Max. Un altro importante incontro nella sua giovinezza sarà quello con Friedrich Pollock, studioso di economia politica, che sarà suo inseparabile amico. All'età di 18 anni sviluppa il suo amore per il pensiero filosofico, mediato dalla lettura di Schopenhauer. Cinque anni più tardi si iscriverà all'università, prima a Monaco, e successivamente nella neo-nata Università Goethe di Francoforte dove incontrerà Theodor Adorno con il quale instaurerà una lunga e produttiva amicizia. Si laurea infine con lode nel 1925 con una tesi su "La Critica del Giudizio di Kant come mediazione tra filosofia pratica e teoretica", sotto la guida di Hans Cornelius. L'anno successivo comincerà ad insegnare nello stesso ateneo in qualità di docente a contratto. Otterrà nel 1930 la cattedra di filosofia sociale. Nel medesimo anno subentrerà a Karl Grünberg alla direzione dell'"Istituto per la Ricerca Sociale" (Institut für Sozialforschung). È in quel periodo a capo della redazione[1] della rivista dell'Istituto, lo "Zeitschrift für Sozialforschung", che in breve sarà organo ufficiale della cosiddetta Scuola di Francoforte.

L'Istituto per le Scienze Sociali di Francoforte sul Meno

Nel 1933, con l'inasprirsi delle politiche censorie del Nazionalsocialismo l'Istituto chiuse e l'abilitazione di Horkheimer venne revocata. Il filosofo fuggì in Svizzera e da lì negli Stati Uniti. Divenne docente il seguente anno alla Columbia University, che divenne anche sede ufficiale dell'Istituto di Ricerca Sociale in esilio. Nel 1940 ottenne la cittadinanza americana, e si trasferì in California, dove cominciò assieme ad Adorno la stesura della sua opera più importante, la "Dialettica dell'Illuminismo". Ritorna a Francoforte nel 1949, e riapre assieme ad Adorno l'Istituto nel 1950. L'anno seguente diviene Rettore dell'Università di Francoforte. Stringe rapporti con Konrad Adenauer e con i rimanenti intellettuali della Repubblica di Weimar reduci dall'esilio. Fa ritorno in America nel 1954 dove insegna nell'Università di Chicago fino al 1959. Lasciato l'insegnamento e la direzione dell'Istituto, per limiti di età, torna in Europa. Vive a Lugano, dove rimane fino alla morte, avvenuta a Norimberga nel 1973. È sepolto nel cimitero ebraico di Berna.

Pensiero[modifica | modifica wikitesto]

Il suo pensiero, che egli sviluppa soprattutto nei saggi "Dialettica dell'illuminismo" (scritto insieme ad Adorno) e "Eclisse della ragione" (entrambi 1947), si configura come una critica globale della moderna civiltà occidentale e di quella "logica del dominio" che egli identifica come base di ogni sua manifestazione sociale, economica e culturale. Inizialmente questa analisi critica porta Horkheimer ad aderire al marxismo, ma già dagli anni quaranta-cinquanta il filosofo se ne allontana riconoscendo nell'ideale rivoluzionario del padroneggiamento della natura e della società solo un'altra espressione della logica alla base della civiltà industriale.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ "Non avete idea di quante cose nella storia dell'Istituto e negli scritti dei suoi membri derivino da Horkheimer. Senza di lui, probabilmente tutti noi ci saremmo evoluti in una diversa direzione". Citazione di Friedrich Pollock raccolta in "M. Jay, The Dialectical Imagination. A History of the Frankfurter School and Institute of Social Research (1923-1950)

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

Opere complete[modifica | modifica wikitesto]

  • Gesammelte Schriften, volumi 1–19. A cura di Alfred Schmidt e Gunzelin Schmid Noerr. S. Fischer Verlag, Francoforte sul Meno 1985-1996.

Opere tradotte[modifica | modifica wikitesto]

  • Max Horkheimer, Herbert Marcuse, Filosofia e teoria critica, Einaudi ed., a cura di S. Petrucciani, 2003, ISBN 88-06-16471-6
  • Max Horkheimer, La nostalgia del totalmente altro, Queriniana ed., 2001, ISBN 88-399-0563-4
  • Max Horkheimer, Eclissi della ragione. Critica della ragione strumentale, Einaudi ed., trad di E. Spagnol Vaccari, 2000, ISBN 88-06-15437-0
  • Max Horkheimer, Theodor W. Adorno, Dialettica dell'Illuminismo, Einaudi ed., trad. di R. Solmi, 1997, ISBN 88-06-14353-0
  • Max Horkheimer, Taccuini 1950-1969, Marietti ed., trad. di L. Ceppa, 1988, ISBN 88-211-8622-9
  • Max Horkheimer, Studi di filosofia della società, Einaudi ed., a cura di W. Brede, trad. di A. Marietti, G. Carchia, G. Backhaus, 1981, ISBN 88-06-52092-X
  • Max Horkheimer, Theodor W. Adorno, Lezioni di sociologia, Einaudi ed., trad. di A. Mazzone, 2001, ISBN 88-06-15933-X
  • Max Horkheimer, Kant: la critica del giudizio, Liguori ed., a cura di N. Pirillo, 1981, ISBN 88-207-0973-2
  • Max Horkheimer, La società di transizione. Individuo e organizzazione nel mondo attuale, Einaudi ed., a cura di W. Brede, trad. di G. Backhaus, 1979, ISBN 88-06-18861-5
  • Max Horkheimer, Theodor W. Adorno, I seminari della Scuola di Francoforte, Franco Angeli ed., a cura di F. Riccio, 1999, ISBN 88-464-1201-X
  • Max Horkheimer, Gli inizi della filosofia borghese della storia. Da Machiavelli a Hegel, Einaudi ed., trad. di G. Backhaus, 1978, ISBN 88-06-10389-X
  • Max Horkheimer, Crepuscolo. Appunti presi in Germania (1926-1931), Einaudi ed., trad. di G. Backhaus, 1977, ISBN 88-06-09886-1
  • Max Horkheimer, Studi sull'autorità e la famiglia, UTET ed., trad. di C. Pianciola, A. Cinato, A. Marietti Solmi, 1976, ISBN 88-02-02814-1
  • Max Horkheimer, Eclisse della ragione. Critica della ragione strumentale, Einaudi ed., a cura di E. Vaccari Spagnol, 1972, ISBN 88-06-03749-8

Monografie e studi[modifica | modifica wikitesto]

  • Nicola Abbagnano, Storia della filosofia / La filosofia contemporanea, UTET, 2003, ISBN 88-7750-815-9
  • Rocco Buttiglione, Dialettica e nostalgia. La Scuola di Francoforte e l'ultimo Horkheimer, Jaka Book, 1978
  • S. Petrucciani, Ragione e dominio. L’autocritica della razionalità occidentale in Adorno e Horkheimer, Roma, Salerno Editrice, 1984
  • Antonio Ponsetto, Max Horkheimer. Dalla distruzione del mito al mito della distruzione, il Mulino, 1981, ISBN 88-15-20297-8
  • Emanuele Severino, La filosofia dai Greci al nostro tempo. La filosofia contemporanea, Rizzoli, 2004, ISBN 88-17-00170-8
  • Rolf Wiggershaus, La Scuola di Francoforte, Bollati Boringhieri, 1992, ISBN 88-339-0717-1
  • La Scuola di Francoforte. La storia e i testi, a cura di E. Donaggio, Einaudi, 2005, ISBN 88-06-16978-5

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