Piave

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Coordinate: 45°42′38″N 12°27′20″E / 45.710556°N 12.455556°E45.710556; 12.455556

Fiume Piave
Fiume Piave
Il Piave attraverso la Pianura Veneta
Stato Italia Italia
Regioni Veneto Veneto
Lunghezza 231,25 km[1]
Portata media presso Nervesa della Battaglia 137,0 m³/s
Bacino idrografico 4126,84 km²
Altitudine sorgente 2037 m s.l.m.
Nasce Monte Peralba
Sfocia Mare Adriatico presso Cortellazzo
Mappa del fiume

Il o la Piave[2] è un fiume italiano, che scorre interamente in Veneto nell'omonima valle. È noto in tutta la Penisola come il "Fiume Sacro alla Patria" in memoria dei combattimenti di cui fu teatro durante la prima guerra mondiale (la Prima battaglia del Piave e l'Offensiva del Piave, 1917-18)

Geografia[modifica | modifica wikitesto]

Il Piave nasce nelle Alpi Orientali e più precisamente nelle Alpi Carniche, alle pendici meridionali del Monte Peralba, nel comune di Sappada, in provincia di Belluno, a quota 2.037 m s.l.m. La sua foce è nel Mar Adriatico, a nord-est di Venezia, presso il porto di Cortellazzo fra Eraclea e Jesolo. Sulla sinistra della foce è collocata la Laguna del Mort, enclave di acqua marina sorta nell'area di un braccio morto del fiume. È il quinto fiume d'Italia per lunghezza fra quelli direttamente sfocianti in mare. Il fiume è interamente contenuto entro i confini del Veneto. Attraversa Sappada, il Comelico, il Centro Cadore e la Valbelluna in Provincia di Belluno e la pianura veneta nelle province di Treviso e di Venezia toccando le cittadine di Valdobbiadene, Nervesa della Battaglia, Colfosco, Ponte della Priula, Mareno di Piave, Cimadolmo, Maserada sul Piave, Ponte di Piave, San Donà di Piave, Musile di Piave, Eraclea e Jesolo.

Già pochi chilometri dopo la sorgente il Piave assume una notevole portata dovuta all'afflusso di numerosi torrenti, limitata in epoca recente dalla costruzione di bacini idroelettrici artificiali e da opere di canalizzazione agricola. Dopo aver percorso i primi chilometri in direzione sud, all'altezza di Cima Sappada il fiume piega ad ovest, attraversando Sappada e successivamente ricevendo l'apporto di importanti torrenti quali il Piave di Visdende, il quale sorge a pochi metri dalle sorgenti del Piave, ma scende lungo la Val Visdende. Passata Sappada si inoltra in una profonda forra (l'orrido di Acquatona) e poi continua la sua corsa fino a Santo Stefano di Cadore, a valle del quale si incontra col Padola. Comincia qui un tratto che lo riporterà (dalla località di Cima Gogna, dove riceve l'Ansiei) a scorrere in direzione sud fino a Ponte nelle Alpi. In questo lungo tratto il fiume attraversa i territori dei comuni del Centro Cadore (Vigo, Lozzo, Domegge, Calalzo e Pieve di Cadore) formando il grande lago omonimo. A valle della diga di Pieve, a Perarolo di Cadore, riceve le acque del Boite. Il fiume rimane in una valle complessivamente stretta percorsa dalla ferrovia che porta a Calalzo e dalla strada statale di Alemagna.

All'altezza di Castellavazzo sbuca nell'ampia Valbelluna e subito dopo, a Longarone, riceve da sinistra il Vajont e da destra il Maè che scende dalla valle di Zoldo. All'altezza di Soverzene (dove si trova una delle centrali idroelettriche più importanti d'Europa) il corso viene sbarrato e in parte deviato in canale che regimenta il lago di Santa Croce (altro bacino di interesse idroelettrico). In seguito a Ponte nelle Alpi piega in direzione sud-ovest, attraversa Belluno e a nord di Mel riceve le copiose acque del Cordevole. Prosegue poi la sua corsa attraverso Busche (comune di Cesiomaggiore) e a valle del ponte-diga che forma il lago omonimo riceve le acque del Caorame. Qui esce dalla Valbelluna e si immette in una valle più stretta, lungo la quale riceve la Sonna, il corso d'acqua che attraversa Feltre. In questa parte il corso del fiume piega a sud-est e manterrà questa direzione fino a Cortellazzo, dove si getta nel mare Adriatico. Tra Segusino e Pederobba esce dalla zona compresa tra le Alpi e le Prealpi, costeggia il Montello ed entra nella pianura veneta. L'unico affluente importante che riceve fuori dalla provincia di Belluno è il Soligo. Nel tratto pianeggiante il fiume perde molta della sua acqua a causa dei prelievi idrici e dell'infiltrazione (il letto può allargarsi fino a diversi chilometri). Nell'ultimo tratto il Piave scorre tra alti argini, costruiti per contenerne le piene. Ripetuti interventi della Repubblica di Venezia tra il 1500 e il 1600, allo scopo di contenere l'apporto di detriti in laguna e l'interramento della principale bocca di porto, ne spostarono ad est la foce. Una piena del 1935 provocò la formazione della foce attuale all'altezza di Cortellazzo. Nella seconda metà del Seicento i veneziani deviarono il Sile nell'antico alveo del Piave, portandolo a mescolarsi con le acque del suo vecchio ramo prima di sfociare nell'Adriatico tra Jesolo e Cavallino.

Principali affluenti[modifica | modifica wikitesto]

Il Piave all'altezza di Belluno
Il Piave nei pressi di San Donà

Nella tabella seguente vengono indicati i principali affluenti del Piave, nell'ordine in cui confluiscono nel fiume.

Affluente Destra/Sinistra Lunghezza (km)a Bacino (km2)b Portata (m3/s)c Località confluenza
Padola D circa 20d 133,6 3,71 Santo Stefano di Cadore
Ansiei D 37,36 240,7 8,25 Cima Gogna
Boite D 45,07 395,9 12,71 Perarolo di Cadore
Vajont S 34,60 63,70 2,30 Longarone
Maè D 33,39 232,0 8,00 Longarone
Rai S 6,36 179,7 6,22 Cadola (Ponte nelle Alpi)
Cordevole D 78,92 866,8 31,99 Mel
Caorame D 20,80 97,1 4,31 Nemeggio (Feltre)
Sonna D 7,56 136,9 4,91 Caorera (Quero Vas)
Soligo S 24,01 125,7 4,08 Falzè

a Piano straordinario triennale interventi di difesa idrogeologica - Elenco corsi d'acqua della rete idrografica regionale a cura della Regione Veneto.
b c Relazione Risorse idriche a cura dell'ADBVE.
d L'approssimazione è dovuta al fatto che il torrente Padola, a differenza degli altri affluenti riportati, non scorre esclusivamente all'interno del Veneto, ma percorre anche un breve tratto in provincia di Bolzano.

Una lista più completa che include anche alcuni degli affluenti minori viene riportata di seguito.

  • il Rio Storto (da sinistra)
  • il Cordevole di Visdende (da destra)
  • il Rin (da destra)
  • il Frison (da sinistra)
  • il Padola (da destra)
  • l'Ansiei (da destra)
  • il Piova (da sinistra)
  • il Cridola (da sinistra)
  • il Talagona (da sinistra)
  • il Molinà (da destra)
  • il Boite (da destra)
  • il Valmontina (da sinistra)
  • il Vajont (da sinistra)
  • il Maè (da destra)
  • il Gallina (da sinistra)
  • il Rai (da sinistra)
  • l'Ardo (da destra)

Laghi del bacino del Piave[modifica | modifica wikitesto]

Lungo l'asta del fiume e dei suoi principali tributari vi sono numerose dighe che danno origine a laghi artificiali (le cui acque vengono utilizzate per scopi idroelettrici) tra i quali:

(lungo il Cordevole e il Mis)

(lungo l'Ansiei)

(lungo il Piave)

(lungo il torrente Gallina)

(lungo il Vajont)

  • lago del Vajont (non più utilizzato), tristemente famoso per l'omonimo disastro

(lungo il Boite)

(lungo il Maè)

(lungo il Caorame)

(lungo il Soligo)

A Busche (Comune di Cesiomaggiore) uno sbarramento crea un lago artificiale il quale permette il prelievo che alimenta le centrali elettriche di Quero e di Pederobba e l'irrigazione di aree agricole.

Piave cimadolmo 2.jpg
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Letto del Piave a Cimadolmo

Regime idrologico[modifica | modifica wikitesto]

Il Piave presenta un regime idrologico fortemente influenzato dai prelievi (sia a fini agricoli che energetici) che vengono effettuati all'altezza degli sbarramenti di Soverzene, Busche, Fener e Nervesa. Il regime "naturale" presenta un massimo primaverile, dove all'apporto delle piogge si aggiunge quello derivante dallo scioglimento delle nevi, ed uno secondario autunnale. In corrispondenza della sezione di Nervesa della Battaglia, considerata sezione di chiusura del bacino montano, in occasione della piena del novembre 1966 si calcola vi fu una portata di circa 5000 m3/s.[3]

Portate mensili[modifica | modifica wikitesto]

Portata media mensile (in m3)
Stazione idrometrica : Nervesa della Battaglia (1926 - 1962)

Fonte : ADBVE, Piano di bacino del fiume Piave - Piano Stralcio per la gestione delle risorse idriche (PDF). URL consultato l'8 novembre 2012.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Noto per la turbolenza del suo corso, il Piave fino a tutta l'età romana sfociava in corrispondenza dell'estremità settentrionale dell'odierna laguna di Venezia, unendo le proprie acque a quelle del Brenta e del Sile e raggiungendo il mare attraverso l'odierno canale di San Felice in corrispondenza del porto di Lido.

In seguito alla spaventosa alluvione di Paolo Diacono del 589 il fiume deviò verso nord il tratto finale del proprio corso, sfociando poco a sud di Jesolo, in corrispondenza dell'attuale foce del Sile, detta anche per l'appunto Piave Vecchia.

Alcuni documenti tardo medioevali testimoniano come la fluitazione lungo il Piave, da Perarolo fino all'Adriatico, fosse già importante prima del passaggio di Belluno e del Cadore sotto il dominio della Repubblica di Venezia, avvenuto nel corso del XV secolo. Nell'ambito di queste attività Codissago era un centro di grande rilevanza, dal momento che nelle vicinanze dell’abitato sorgevano una zona portuale ed edifici per il deposito e la lavorazione del legname.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Opere idrauliche della laguna di Venezia.

A partire dal 1642 la Repubblica di Venezia intraprese alcune opere idrauliche sul basso corso del fiume in modo da allontanarne le acque dalla Laguna Veneta, ovviando così agli annosi problemi di interramento e di salubrità ambientale. L'alveo originale (Piave Vecchia) venne utilizzato per accogliere le acque del Sile attraverso il cosiddetto Taglio del Sile, mentre il Piave fu fatto sfociare in un'area paludosa a sud-est di Grisolera (l'attuale Eraclea) detta Lago della Piave. Ma nel 1683, a seguito di una piena eccezionale, la cosiddetta Rotta della Landrona portò il Piave a sfociare poco più a est di Cortellazzo. Il 5 ottobre 1935 una nuova alluvione avrebbe portato il fiume nell'attuale foce, mentre il vecchio estuario andò a formare la Laguna del Mort[4].

Il fiume Piave è considerato sacro alla Patria, in virtù degli avvenimenti storici accaduti sulle sue sponde durante la prima guerra mondiale.

Le sorgenti del Piave, in comune di Sappada.

Nel corso del primo conflitto mondiale la parte meridionale del corso del Piave divenne una linea strategica importante a partire dal novembre 1917 in corrispondenza della ritirata avvenuta in seguito a Caporetto. Dopo il passaggio sulla riva destra delle armate italiane e la distruzione dei ponti, il fiume divenne la linea di difesa contro le truppe austro-ungariche e tedesche che, nonostante svariati tentativi, non riuscirono mai ad attestarsi stabilmente oltre la sponda destra del fiume, pur riuscendo a varcarla in più punti, penetrando in profondità in territorio "destra Piave" in particolare presso Meolo. La linea di difesa italiana resistette fino all'ottobre 1918 quando, in seguito alla battaglia di Vittorio Veneto, gli avversari furono sconfitti e si giunse all'armistizio.

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Prima battaglia del Piave, Battaglia del solstizio e Offensiva del Piave.

Dopo l'armistizio del 4 novembre 1918, il generale Lorenzo Barco si occupò del problema della riparazione e del ripristino degli argini del Piave e di altri fiumi veneti e friulani (Monticano, Livenza, Tagliamento), danneggiati in seguito alle vicende belliche. L'opera di ricostruzione, che si mantiene ancora ai giorni nostri, fu terminata in tempo per proteggere le popolazioni dalle possibili inondazioni a seguito delle piene invernali e primaverili. Furono impiegati circa 9500 uomini e 330 ufficiali.

Alluvioni[modifica | modifica wikitesto]

Tra i molti fiumi torrentizi del Veneto il Piave fu il più turbolento. Nel 589 avvenne una grande alluvione che colpì tutta l’Italia e fu considerata una forma di diluvio universale. Il Piave uscì dal letto e si portò verso levante, dividendosi in molti rami di cui il principale si sistemò nel letto del Piavon tra Cessalto e Chiarano. Nei dintorni di Cessalto, alla profondità di una ventina di metri, si trova ancora il suo letto. Esiste un documento storico redatto dal re longobardo Liutprando, datato « Plavem siccam 712». Nell'Ottocento, sempre in seguito ad alluvioni, si portò a sfociare verso Eraclea. Quando furono abbattute le mura dell'antica città, esso seguì il suo corso naturale e andò a sfociare nella laguna di Burano. Dal 900 al 1110 ci furono alluvioni spaventose. Il limo alzò i terreni invasi dalle acque di circa un metro. AII’allagamento seguirono i terremoti del 1117 e 1128. Le paludi erano molto estese, poca la terra coltivata a grano e viti. Molta gente, non fuggita in precedenza per la malaria, emigrò per la carestia e la zona si spopolò. Delle alluvioni del secolo XIII e XIV si hanno poche notizie. Nel sec. XV si ebbero solo cinque piene. Le terre ebbero il tempo di asciugare e la gente di rafforzare le difese. Nel sec. XVI si ebbero dieci piene elevatissime. Nel 1533 ci fu la più grande inondazione del secolo: essa produsse la fuoruscita del Piave dal suo alveo, distaccò Musile da San Donà e arrecò notevoli e gravi interramenti della laguna e diverse rotte, tra le quali a Fagarè, Ponte di Piave, Fossà, Fossalta, Noventa e Musile. Nel sec. XVII ci furono 10 piene e 43 rotte: a Salgareda e Noventa, ripetutamente a Fossalta e a Musile. Tra le rotte ci fu quella di Landrona nel 1683, attraverso la quale il Piave si diresse alla attuale foce di Cortellazzo, abbandonando l'alveo scavato appositamente per farlo deviare ed allontanare dalla laguna. Nel sec. XVIII si ebbero solo sei piene elevate, diverse rotte tra cui a Ponte di Piave e a Candelù. Nel sec. XIX la cronologia dei disastri trova il suo apice. Sì ebbero ben quindici piene elevatissime, di cui la massima conosciuta nei 1882: a Zenson raggiunse, al colmo, l'altezza di m. 10,80. A un mese di distanza si ripeté l'alluvione e a Campolongo si aprì una rotta di m. 135. L'inondazione interessò 25 comuni con circa 38.000 abitanti: la superficie inondata fu di 56.000 ettari, l'altezza media delle acque sul piano delle campagne fu di m. 3, la durata dell'allagamento tra i dieci e i trenta giorni. Furono distrutti tre ponti grandi e nove attraversanti, piccoli corsi d'acqua e molte strade: crollarono 130 fabbriche e furono rese inabitabili 670 case. Molti terreni restarono infruttuosi perché coperti da alti strati di ghiaia, altri restarono deteriorati. Duemila abitanti dovettero emigrare. Nel 1885 e 1886 Zenson fu di nuovo allagata. Tra il 1851 e il 1887 il Piave entrò in piena a Zenson ben trentotto volte. Le rotte maggiori furono a Sant'Andrea, Zenson, Salgareda, Fossalta, Musile. Nel XX secolo il Piave fu soggetto a piene negli anni 1903-1905-1907-1914-1916-1926-1928. Nel 1966, il 4 novembre, ci fu la grande alluvione con la rotta a Zenson.

Problematiche ambientali[modifica | modifica wikitesto]

« Fiume simbolo del coraggio, dell'eroismo, del patriottismo degli italiani. Fiume simbolo, oggi, della loro cecità »
(Gian Antonio Stella, Corriere della Sera, 11 agosto 2003[5])

Il forte sfruttamento idrico e il conseguente parziale abbandono del letto naturale del fiume fanno del Piave uno dei corsi d'acqua più artificializzati d'Europa. Così, a partire dalla seconda metà degli anni '90, ha cominciato a sorgere una questione ambientale legata al Piave, che ha portato alla richiesta, rivolta in particolare all'ENEL, di assicurare il minimo deflusso vitale del fiume. Il "caso Piave" è stato sollevato e promosso, tra l'altro, dall'amministrazione della provincia di Belluno, dal suo presidente Sergio Reolon e dal Centro Internazionale Civiltà dell'Acqua di Mogliano Veneto (in particolar modo dallo scrittore e giornalista Renzo Franzin, cofondatore del Centro). Nel 2007, inoltre, è a Belluno che, con il supporto delle azioni Marie Curie della Commissione Europea, si è tenuto un convegno di ricerca sul tema dell'artificializzazione del fiume Piave e dello sfruttamento sostenibile dell'acqua[6].

Garantire un flusso di acqua costante per tutto l'anno e realizzare impianti di risalita lungo gli sbarramenti, sarebbe importante per la sopravvivenza di specie di fauna ittica autoctona.

Feste e leggende[modifica | modifica wikitesto]

Il patto d'amistà[modifica | modifica wikitesto]

Lungo il basso corso del fiume, a circa 30 km da Venezia, si trovano due Comuni divisi dal Piave: San Donà di Piave e Musile di Piave. San Donà (il toponimo significa San Donato) e Musile (il toponimo di diga, argine) durante il Medioevo erano due piccole comunità di una zona paludosa, aggregate attorno alle loro rispettive chiese e santi patroni.

Secondo la leggenda, "il patto d’amistà" (il patto d’amicizia) tra le due comunità risale a quegli anni, quando una disastrosa alluvione deviò il corso del fiume Piave (nel 1258 per lo storico Teodegisillo Plateo, nel 1383 secondo altri studiosi). Fu un fatto così straordinario che dovettero essere ridefiniti i confini territoriali. La piccola chiesa di San Donato segnava il confine tra due diocesi: il Patriarcato di Aquileia da un lato e la Diocesi di Torcello dall'altro. La chiesetta, già in Sinistra Piave (lato sandonatese), si ritrovò sulla destra del fiume, in territorio di Musile. La comunità San Donà si ritrovava così privata della propria identità perché la chiesa, dedicata al suo patrono, si ritrovava dall’altra parte del Piave. Da qui il compromesso: lasciare il nome di San Donato all’attuale centro urbano di San Donà, con il diritto di festeggiare il santo a Musile. A compenso un patto solenne: che la "bagauda", ovvero la comunità di San Donà dovesse offrire agli abitanti di Musile per sempre, il 7 agosto di ogni anno, due capponi ("gallos eviratos duos") vivi, pingui e ottimi.

La manifestazione è stata ripristinata a partire dal 1957 e si svolge ogni anno con il patrocinio dei due Comuni e della Regione Veneto.

La canzone del Piave[modifica | modifica wikitesto]

La canzone probabilmente più famosa della prima guerra mondiale fu "La leggenda del Piave" di Giovanni Gaeta, autore famoso di canzoni napoletane, meglio noto con lo pseudonimo di E.A. Mario. Tale inno fu pubblicato nel 1918, ma probabilmente giunse ai combattenti prima a mezzo di tradotta postale.

Piave: che genere?[modifica | modifica wikitesto]

L'idronimo attuale è al maschile; tuttavia non è sempre stato così. Il cambio di genere, da femminile a maschile, avvenne verso la fine della Grande guerra. Il poeta Gabriele D'Annunzio vista la vittoria italiana sul Piave, decise che il sacro fiume d'Italia doveva cambiare l'articolo. D'Annunzio ebbe questa idea per celebrare la potenza maschia del fiume che resistette al nemico e il Piave fu elevato a fiume sacro della Patria. La Piave, come veniva allora chiamato il fiume, divenne simbolo della vittoria contro l'invasore: proprio per questo ne fu cambiato il genere, poiché il simbolo che rappresentava la vittoria doveva necessariamente avere attributi maschili. Il nome al femminile può essere riscontrato in vari rapporti dello stesso Generale Cadorna. Oggigiorno la forma utilizzata anche colloquialmente è al maschile; tuttavia si può riscontrare l'uso del genere femminile da parte degli anziani molto legati a questa terra e alle sue tradizioni.[7]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Elenco corsi d'acqua della rete idrografica regionale (PDF) in Piano straordinario triennale interventi di difesa idrogeologica, Regione Veneto. URL consultato il 15 dicembre 2014.
  2. ^ Anticamente, e tuttora in Lingua veneta, l'idronimo è femminile: la Piai, la Piave, ecc. Vedi Ulderico Bernardi, Cara Piave, Editrice Santi Quaranta, 2011.
  3. ^ Bacino del Fiume Piave - Piano stralcio per la sicurezza idraulica del medio e basso corso a cura dell'ADBVE.
  4. ^ Foce del Piave, Provincia di Venezia - Acque Antiche. URL consultato il 29 marzo 2013.
  5. ^ L'articolo di Stella nel sito del Corriere
  6. ^ articolo apparso sul Corriere delle Alpi
  7. ^ Vedi nota 2.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]