Lago di Pontesei

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Lago di Pontesei
Stato Italia Italia
Regione Veneto Veneto
Provincia Belluno Belluno
Coordinate 46°20′13.1″N 12°13′33.61″E / 46.336973°N 12.226002°E46.336973; 12.226002Coordinate: 46°20′13.1″N 12°13′33.61″E / 46.336973°N 12.226002°E46.336973; 12.226002
Altitudine 807 m s.l.m.
Dimensioni
Superficie 0,053 km²
Volume 0,00357 km³
Idrografia
Immissari principali Maè
Emissari principali Maè
Mappa di localizzazione: Italia
Lago di Pontesei

Il lago di Pontesei (807 m s.l.m.) è un piccolo bacino idroelettrico della Val Zoldana, ricavato bloccando il corso del torrente Maè. La diga fu realizzata tra il 1955 e il 1957.

Il lago separa idealmente le due metà della vallata, dividendo lo Zoldano vero e proprio dal cosiddetto Canal del Maè. Il toponimo deriva dal termine locale pontesièi "ponticelli", in riferimento ai ponti che, prima della costruzione dell'attuale SP 251, permettevano di superare la località, caratterizzata da pendii ripidi e passaggi esposti[1].

L'incidente[modifica | modifica wikitesto]

La diga in origine conteneva un invaso ben più vasto, che quasi raggiungeva l'abitato di Forno di Zoldo.

Preceduta da numerosi segni premonitori, il 22 marzo 1959 una frana del volume di circa 3 milioni di metri cubi si staccò dalle falde del monte Castellin e dello Spiz, su di un fronte di 500 metri e precipitò in 2-3 minuti colmando parzialmente il lago. Nonostante il bacino fosse alcuni metri al di sotto del pieno carico, la frana provocò un'ondata che sormontò la diga e travolse Arcangelo Tiziani, sorvegliante della struttura, il cui cadavere non fu mai ritrovato[2]. L'incidente è considerato un'anticipazione del disastro del Vajont e già allora, mentre si costruiva la diga nella vicina Longarone, fu visto con grande preoccupazione.

Lo smottamento, tuttora ben visibile dalla strada, riempì parzialmente il bacino e lo stesso ENEL ne ha ridotto notevolmente il livello medio di carico per motivi di sicurezza[1][3].

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ a b Paolo Bonetti, Paolo Lazzarin, La val di Zoldo. Itinerari escursionistici, Verona, Cierre Edizioni, 1997, p. 129.
  2. ^ Lapide dedicata a Arcangelo Tiziani
  3. ^ Sulla pelle viva. Come si costruisce una catastrofe: il caso del Vajont di Tina Merlin, Cierre Edizioni (2001), Pagg. 67-68, ISBN 88-8314-121-0