Vajont - La diga del disonore

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Vajont - La diga del disonore
Vajont - La diga del disonore.PNG
Una scena del film
Titolo originale Vajont - La diga del disonore
Paese di produzione Italia
Anno 2001
Durata 116 min
Colore B/N e colore
Audio sonoro
Genere drammatico, storico
Regia Renzo Martinelli
Soggetto Pietro Calderoni, Renzo Martinelli
Sceneggiatura Pietro Calderoni, Renzo Martinelli
Produttore Roberto Andreucci, Norbert Chalon, André Farwagi, Giuseppe Giglietti, François Marquis, Renzo Martinelli
Fotografia Blasco Giurato
Montaggio Massimo Quaglia
Effetti speciali Paolo Consorti, Ivan Pietro Parillo
Musiche Francesco Sartori
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani
Premi

Vajont - La diga del disonore è un film del 2001 diretto dal regista Renzo Martinelli.

Il film tratta gli avvenimenti che accompagnarono la costruzione della diga del Vajont ed il disastro che, nel 1963, costò la vita a circa duemila persone. La vicenda reale viene raccontata intrecciandola con la storia d'amore di Olmo Montaner, che nel film è uno dei pochi sopravvissuti alla tragedia, ma è in realtà un personaggio del tutto inventato (anche se forse, in parte, è ispirato al geometra Rittmeyer che la sera della tragedia era di sorveglianza sulla diga con il consiglio di "dormire con un occhio solo"[senza fonte].

Trama[modifica | modifica wikitesto]

Valle del Vajont, 1959, la Diga del Vajont, situata nella valle tra il Friuli ed il Veneto, si avvia al completamento; la SADE (Società Adriatica Di Elettricità) conta di fare del bacino del Vajont il più grande tra quelli della Società e con la diga ad arco più alta del mondo, costruendo un pezzo dell'Italia di domani. Gli ideatori del progetto sono gli ingegneri Carlo Semenza, Alberico Biadene e Mario Pancini. Alla diga lavora anche il geometra Olmo Montaner, originario di Erto, uno dei paesi che dominano la vallata; egli è convinto che la costruzione della diga, e l'energia elettrica che svilupperà, porteranno lavoro, guadagno e benessere nella valle, ma nel paese non mancano voci di protesta, sostenute dalla giornalista de l'Unità Tina Merlin, che da anni scrive contro la SADE, denunciandone i soprusi e le malefatte, definendola uno Stato nello Stato.

Quando i lavori sono ormai quasi ultimati, cominciano i problemi: nell'aprile del 1959, alla vicina Diga di Pontesei, 3 milioni di metri cubi di montagna si staccano dal costone, provocando un'onda di venti metri che travolge e uccide Arcangelo Tiziani, un operaio che fungeva da guardiano. Alla SADE viene indetta una riunione straordinaria, in cui si decide di affidare la perizia geologica sulla Valle del Vajont a Edoardo Semenza, figlio dell'ingegner Semenza e discepolo del professor Giorgio Dal Piaz, considerato il massimo esperto al mondo delle Dolomiti.

Nel frattempo, la vita nella valle del Vajont continua a scorrere, anche se con qualche difficoltà e timore, e, durante la festa del Venerdì Santo a Erto, Olmo conosce e si innamora di Ancilla Teza, una ragazza di Longarone, il paese situato proprio sotto lo sbarramento creato dalla diga.

Poco tempo dopo, anche nella valle cominciano ad apparire dei segnali d'allarme proprio come a Pontesei: nel monte Toc, che costituisce uno dei versanti della valle, si apre improvvisamente una grossa spaccatura nel terreno ma Dal Piaz sostiene che la terra smossa non è altro che materiale franoso di superficie e che il sotto strato è formato da roccia compatta, e quindi non vi è un reale pericolo di frana, e i dubbi sollevati dall'ingegner Pancini vengono subito messi a tacere da Biadene.

Verso la fine dello stesso anno Edoardo Semenza consegna la sua relazione, dove viene rivelata l'esistenza, sul Monte Toc, di una grossa paleofrana, stimata sui 200 milioni di metri cubi di roccia, che rischia di franare nel lago se l'acqua che salirà nell'invaso inumidirà il terreno; la sua relazione tuttavia resta inascoltata ed al Ministero viene fatta pervenire una vecchia relazione di Dal Piaz, assai più ottimistica.

Nel 1960, quando la diga entra ufficialmente in funzione, la zona bassa di Erto viene sommersa dal bacino artificiale e tra coloro che sono costretti a lasciare le proprie case c'è anche Olmo, che nel frattempo ha consolidato la sua relazione con Ancilla. Assieme all'acqua, però, arrivano anche nuovi imprevisti: il 4 novembre dello stesso anno, una grossa frana stimata di 1 milione di metri cubi di roccia si stacca dal Monte Toc e frana nel lago, suscitando ulteriori paure e timori fra gli abitanti.

Edoardo Semenza tenta ancora una volta inutilmente di convincere il padre e gli altri ingegneri ad abbandonare il progetto e viene anche organizzata alla centrale di Nove a Vittorio Veneto una simulazione di frana di 50 milioni di metri cubi, utilizzando un modello in scala 1:200, da cui si evince che con il bacino alla massima portata di 715 metri sul livello del mare, necessario per ottenere l'idoneità dallo Stato, il lago potrebbe tracimare, con conseguenze catastrofiche anche per Longarone. La quota considerata di sicurezza viene stimata ottimisticamente dal professor Ghetti, responsabile degli esperimenti su modellino, intorno ai 700 metri.

Intanto, Tina Merlin, sotto processo a Milano poiché precedentemente querelata dalla SADE per diffusione di notizie false, viene assolta, grazie anche alla testimonianza degli abitanti del Vajont, e, nella primavera del 1961, Olmo e Ancilla si sposano e vanno a vivere a Longarone. Poco tempo dopo Carlo Semenza muore di morte naturale e la guida delle operazioni viene assunta da Alberico Biadene, che non esita sia a rimuovere dall'incarico Edoardo che ad ignorare le perizie geologiche, proseguendo nel progetto e portando il bacino artificiale a quota 715.

Il 2 settembre 1963, con il lago a quota 710, un terremoto di inaudita violenza scuote l'intera valle, mentre i paletti di sorveglianza installati sul Toc rivelano che la frana si muove sempre più velocemente; in preda al panico, Biadene ordina di togliere quanta più acqua possibile per arrivare a quota 700, ma la frana ormai è sostenuta solo dall'alto livello dell'acqua e l'abbassamento del livello ne provoca l'accelerazione. Si decide quindi di evacuare quante più persone possibile dalla zona, ma le operazioni sono rese difficili dalle frane che hanno distrutto la strada di collegamento fra i due versanti della valle.

Il 9 ottobre 1963, mentre Olmo attende con impazienza e preoccupazione la fine del turno di lavoro, viene inviato alla diga da Biadene che lo incarica di rimanere per tutta la notte a monitorare la situazione sul Toc col collega Bortolo Filippin. Olmo è così costretto a rimandare al giorno dopo la progettata intenzione di trasferirsi, insieme alla moglie, in attesa di un figlio, dalla zia di Ancilla a Belluno.

Quella sera, a Longarone, molte persone del paese si radunano nei bar e in altri luoghi di ritrovo per assistere alla partita di Coppa campioni fra Real Madrid e Rangers Glasgow e, nello stesso momento, Filippin nota che il Toc si muove distintamente e Olmo telefona a Biadene per manifestare il proprio allarmismo, ma dato che ormai la quota lago è di 700 metri, l'ingegnere crede che il peggio sia passato e lo rassicura.

Alle ore 22:39, però, la natura si scatena. 260 milioni di metri cubi di roccia si staccano dal Monte Toc e precipitano nel lago, sollevando una massa d'acqua di 50 milioni di metri cubi fino a 200 metri di altezza; 25 milioni di metri cubi d'acqua si abbattono sui paesi di Erto, Casso, sulle frazioni di San Martino, Pineda, Spesse, Patata, il Cristo e Frasein provocando 160 morti. L'altra metà scavalca la diga abbattendo il coronamento e precipitando verso la piana del Piave; vengono spazzate via Longarone, le frazioni di Pirago, Villanova, Faè, il paese di Castellavazzo con la frazione di Codissago e la borgata di Vajont causando 2.000 vittime.
Il giorno seguente Olmo Montaner, distrutto dal dolore e ricoperto di fango, si aggira sulla piana desolata, dove prima sorgeva Longarone, alla vana ricerca della moglie ma l'unica cosa che trova, inaspettatamente, è quello che resta della sedia a dondolo regalata ad Ancilla da Pancini il giorno delle nozze.

Nella scena finale Olmo anziano torna regolarmente sulla tomba di Ancilla e Libero, suo figlio mai nato: consapevole che i corpi non ci sono parla ugualmente con loro, con la vita che gli è stata sottratta, nel rimpianto di un dolore senza fine. Nonostante fosse convinto che la diga del Vajont portasse soldi nella valle, non potrà mai perdonare gli uomini che hanno consentito tale disastro.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

La maggior parte delle comparse presenti nel film sono abitanti di Longarone, Vajont, Erto e Casso; Mauro Corona, ad esempio, interpreta suo padre Pietro[1].

Per riprodurre la diga sono state create delle sezioni a grandezza naturale poste su un binario di 140 metri di lunghezza a forma ad arco, per riprodurre l'intera diga in tutta la lunghezza.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ L'Unità - Mauro Corona: «Il Vajont è solo»

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Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

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