Ennio Flaiano

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« Non c'è più scampo: oggi anche il cretino è specializzato. »
(Ennio Flaiano)
Ennio Flaiano

Ennio Flaiano (Pescara, 5 marzo 1910Roma, 20 novembre 1972) è stato uno sceneggiatore, scrittore, giornalista, umorista, critico cinematografico e drammaturgo italiano. Specializzato in elzeviri, Flaiano scrisse per Oggi, Il Mondo, il Corriere della Sera e altre testate. Lavorò a lungo con Federico Fellini, con cui collaborò ampiamente ai soggetti e alle sceneggiature dei più celebri film del regista riminese, tra i quali La strada, La dolce vita e .

Biografia[modifica | modifica sorgente]

« La parola serve a nascondere il pensiero, il pensiero a nascondere la verità. E la verità fulmina chi osa guardarla in faccia. »
(Ennio Flaiano, Un marziano a Roma)

Nato il 5 marzo del 1910, ultimo di sette figli, da Cetteo Flaiano (1859-1943) e Francesca Di Michele (1873-1938), il giovane Ennio passa un'infanzia di viaggi e spostamenti continui tra Pescara, Camerino, Senigallia, Fermo e Chieti, tra scuole e collegi. Nel 1922 arriva a Roma (viaggiando il 27 ottobre in treno, per fortuita coincidenza, in compagnia di fascisti della Marcia su Roma, più tardi ne racconterà gustosi aneddoti). Nella capitale compie gli studi secondari superiori nel Convitto nazionale fino al liceo artistico (diplomato nel 1929) e si iscrive alla Facoltà di architettura, senza però terminare gli studi universitari.

All'inizio degli anni trenta mentre divide una stanza in viale delle Milizie con il pittore Orfeo Tamburi, e collabora come scenografo con Anton Giulio Bragaglia, conosce Mario Pannunzio[1], Telesio Interlandi, Leo Longanesi e altre firme del giornalismo italiano, iniziando a collaborare alle riviste L'Italia Letteraria, Omnibus, Oggi e Quadrivio. Dal 1933 al 1936, dopo un soggiorno a Pavia per frequentare la Scuola Ufficiali, partecipa alla Guerra d'Etiopia.

Tornato a Roma, frequenta l'Antico Caffè Greco e le trattorie dove si incontra spesso con personaggi della vita letteraria e artistica romana quali Aldo Palazzeschi, Carlo Levi, Libero de Libero, Sandro Penna, Vitaliano Brancati, Vincenzo Cardarelli, ma anche Irving Penn, Orson Welles ecc. Nel 1940 sposa Rosetta Rota (1911-2003), insegnante di matematica nata a Vigevano e zia di Giancarlo Rota.

Nel 1942 nasce la figlia Luisa, soprannominata Lelè, la quale all'età di otto mesi inizia a dare i primi segni di una gravissima forma di encefalopatia che comprometterà tragicamente la sua vita. Splendide pagine su questo drammatico evento si trovano ne La valigia delle Indie. All'inizio degli anni quaranta collabora anche a diversi altri giornali, come critico teatrale, recensore letterario e cinematografico (anche con pseudonimi come Patrizio Rossi, Ezio Bassetto o Ennio Di Michele[2]) come «Cine Illustrato", "Cinema", "Storia di ieri e di oggi", "Mediterraneo", "Documento" "Il Popolo di Roma", "Italia".

Ennio Flaiano stringe la mano ad Anita Ekberg, sotto lo sguardo di Federico Fellini, durante una pausa delle riprese della Dolce vita (1959)

Dal 1943 inizia a lavorare da sceneggiatore per il cinema. Al cinema lo legherà per sempre un rapporto di amore-odio. Nel 1945 è capocronista del quotidiano "Risorgimento liberale", poi passa a "Il Secolo XX" (alcuni articoli li firma con lo pseudonimo Pickwick), ma scrive anche su "Star", "Mercurio" (rivista appena fondata da Alba de Céspedes), "Domenica" e "Città" e "La città libera".

Seguono le collaborazioni a "Cinelandia" (settimanale da lui fondato che dura cinque mesi del 1946), "Omnibus" (l'edizione diretta da Salvato Cappelli, successiva a quella ormai chiusa prima della guerra), "Film Rivista", "Giornale di Sicilia", quindi "L'Europeo", "La Voce Repubblicana", "Corriere di Milano", "Bis" (rivista diretta da Giuseppe Marotta) ecc. Nel 1947 vince il primo Premio Strega con Tempo di uccidere, appassionato romanzo sulla sua esperienza in Etiopia, scritto in appena tre mesi dietro espressa richiesta di Leo Longanesi.

L'attività giornalistica a questo punto si concentra solo su "Il Mondo" di cui è caporedattore (fino al 1951). Tra il 1947 e il 1971 scrive alcune tra le più belle sceneggiature del cinema del dopoguerra, collaborando a film di registi quali Federico Fellini (10 film), Marcello Pagliero e Alessandro Blasetti (4 ciascuno), Luigi Zampa, Luciano Emmer e Gianni Franciolini (3 ciascuno), Romolo Marcellini, Alberto Lattuada, Camillo Mastrocinque, Mario Soldati, Mario Monicelli, Dino Risi e Gian Luigi Polidoro (2), ma anche Renato Castellani, Roberto Rossellini, William Wyler, Domenico Paolella, Michelangelo Antonioni, Antonio Pietrangeli, Eduardo De Filippo, Pietro Germi, Elio Petri ecc.

All'attività di giornalista si dedica con la rubrica "Diario notturno" (su "Il Mondo", poi raccolta in volume da Bompiani, 1956), e con articoli sul Corriere della Sera, Tempo presente, L'Illustrazione Italiana, Corriere d'Informazione e l'Espresso, poi (dal 1964) con L'Europeo. Negli anni sessanta inizia un periodo di viaggi e relazioni internazionali[3], si reca in Spagna (dove collabora con il regista Luis Berlanga), a Parigi (dove scrive per Louis Malle un film poi non realizzato) e ad Amsterdam (per La ragazza in vetrina), a Zurigo (per incontrare la vedova di Thomas Mann, sul cui Tonio Kröger sta scrivendo un film) e a Hong Kong (per un film di Gian Luigi Polidoro), quindi negli Stati Uniti (per l'Oscar a ), di nuovo a Parigi (dove scrive una sceneggiatura tratta dalla Recherche di Proust per René Clément, film che non si riuscirà a fare), a Praga (dove incontra Miloš Forman) e in Israele (viaggio raccontato sulle pagine dell'"Europeo" nel 1967).

Altri progetti coinvolgono George Cukor, Rex Harrison, il Canada (per il film Le voyager, non realizzato), arriva persino a immaginarsi regista di un film americano che non riesce a fare[4]. All'inizio di marzo 1970 viene colpito da un primo infarto. "Tutto dovrà cambiare", scrive tra i suoi appunti. Va a vivere da solo in un residence, portandosi pochissimi libri. Nello stesso tempo inizia a mettere ordine tra le sue carte, per dare alle stampe una versione organica della sua instancabile vena creativa: appunti sparsi su fogli di ogni tipo vengono lentamente catalogati. Ma gran parte di questo corpus di scritti è destinato a essere pubblicato postumo.

Il 5 novembre 1972 pubblica sul Corriere della Sera il suo ultimo articolo, a carattere autobiografico. Il 20 novembre dello stesso anno, mentre è in clinica per alcuni semplici accertamenti, viene colpito da un secondo, questa volta fatale, infarto. La figlia Lelè morirà nel 1992. La moglie Rosetta si è spenta alla fine del 2003. La famiglia è riunita nel cimitero di Maccarese, vicino Roma.

Targa presso l'abitazione di Flaiano a Via Montecristo (Roma)
Ingresso del Teatro Flaiano (Roma)

Flaiano e Roma[modifica | modifica sorgente]

Il nome di Flaiano è legato indissolubilmente a Roma, città amata e odiata. Testimone delle evoluzioni e degli stravolgimenti urbanistici, dei vizi e delle virtù dei cittadini romani, Flaiano ha saputo vivere la capitale in tutti i suoi aspetti, tra cantieri, locali della "dolce vita", strade trafficate.

Ne La solitudine del satiro Flaiano ha lasciato numerosi passi riguardanti la sua Roma. In particolare va ricordato un lungo articolo (apparso su Il Mondo nel 1957) nel quale viene descritta la nascita del quartiere Talenti, nella zona nord-est di Roma, segno della frenetica crescita urbanistica, che lentamente inghiottiva la campagna. Nella zona limitrofa (il quartiere Montesacro), Ennio Flaiano visse dal 1953 e qui una targa commemorativa (posta dalla Compagnia Teatrale LABit) ricorda il suo passaggio.

Sembra quasi confermare il difficile rapporto di Flaiano con Roma il fatto che la tomba dell'autore si trovi a Maccarese (Fiumicino), zona marittima alle porte della capitale, dove Flaiano visse diversi anni.

Letteratura[modifica | modifica sorgente]

Fine ed ironico moralista – ma anche acre e tragico al tempo stesso – produsse opere narrative e varie prose tutte percorse da un'originale vena satirica ed un vivo senso del grottesco, attraverso cui vengono stigmatizzati gli aspetti paradossali della realtà contemporanea. Creava continuamente mottetti e aforismi, molti dei quali ancora di uso comune. Fu il primo vincitore del Premio Strega, nel 1947, con il suo più famoso romanzo, Tempo di uccidere.

Il poeta che compendia e riflette le contraddizioni, le inquietudini degli anni Cinquanta è Ennio Flaiano: un non-poeta, uno sceneggiatore, uno scrittore di epigrammi, di pseudo poesie, uno scrittore di non-romanzi, o meglio, di romanzi mancati, «ridanciano, drammatico, gaglioffo, plebeo e aristocratico» come egli ebbe a definire Il Morgante di Luigi Pulci. «Perché io scrivo? Confesso di non saperlo, di non averne la minima idea e anche la domanda è insieme buffa e sconvolgente», scrive Flaiano, poeta lunatico, irriverente, un arcimboldo antidemagogico, antiprogressista, anti marxista e anti borghese, personalità assolutamente originale che non può essere archiviata in nessuna area e in nessuna appartenenza letteraria. Personaggio tipico della nuova civiltà borghese dei caffè, che folleggia tra l’erotismo, l’alienazione, la noia dell’improvviso benessere. Con le sue parole: «In questi ultimi tempi Roma si è dilatata, distorta, arricchita. Gli scandali vi scoppiano con la violenza dei temporali d’estate, la gente vive all’aperto, si annusa, si studia, invade le trattorie, i cinema, le strade…».

Finita la ricostruzione, ecco che il benessere del boom economico è già alle porte. Flaiano decide che è tempo di mandare in sordina la poesia degli anni Cinquanta, rifà il verso alla lirica che oscilla tra Sandro Penna e Montale. Prova allergia e repulsione verso ogni avanguardismo e verso la poesia adulta, impegnata, seriosa, elitaria. Ne La donna nell’armadio (1957) si trovano composizioni di straordinaria sensibilità e gusto epigrammatico con un quantum costante di intento derisorio verso la poesia da paesaggio e i quadretti posticci alla Sandro Penna, le punture di spillo alla poesia di De Libero. da Giorgio Linguaglossa Dalla lirica al discorso poetico. Storia della poesia italiana (1945-2010) Roma, EdiLet, 2011

Monumento dedicato ad Ennio Flaiano all'ingresso del centro storico di Pescara

Teatro[modifica | modifica sorgente]

Flaiano scrisse anche per il teatro:

Dal 1969 il Teatro Arlecchino, sito in via S. Stefano del Cacco a Roma, diventa in suo onore Teatro Flaiano.

Opere[modifica | modifica sorgente]

Filmografia[modifica | modifica sorgente]

Sceneggiatore[modifica | modifica sorgente]

Attore[modifica | modifica sorgente]

Radio e televisione[modifica | modifica sorgente]

Riconoscimenti[modifica | modifica sorgente]

Il Premio Flaiano[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Premio Flaiano.

Alla sua memoria, nel 1974, è stato dedicato il Premio Flaiano, certamente il concorso più importante per soggettisti e sceneggiatori del cinema. La manifestazione si svolge ogni anno nella sua città natale, Pescara. Ad Ennio Flaiano è intitolata la biblioteca comunale del Municipio IV a Roma[5].

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Legatissimi, i due erano nati lo stesso giorno, mese e anno.
  2. ^ Questa e altre notizie biografiche sono tratte dalla "Cronologia" in testa al volume di Opere scelte a cura di Anna Longoni, Adelphi, Milano 2010.
  3. ^ Già in precedenza aveva conosciuto Jean Cocteau, Jean Paulhan e Raymond Queneau a Parigi, e aveva progettato di ricavare un film da Tempo di uccidere per la regia di Jules Dassin.
  4. ^ Il soggetto, depositato alla Writers Guild of America di Los Angeles era intitolato About a Woman. Dopo la rinuncia, dovuta alle molte difficoltà, ne trarrà il racconto Melampus, dal quale a sua volta Marco Ferreri trarrà La cagna, che però Flaiano non volle mai riconoscere.
  5. ^ Biblioteca Ennio Flaiano. URL consultato il 3 maggio 2010.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Franco Trequadrini, Antiromanzo e satira in Ennio Flaiano, ed. del Buccio, L'Aquila, 1975
  • Ennio Flaiano l'uomo e l'opera, Fabiani, Pescara, 1989 [Atti del convegno nazionale nel decennale della morte dello scrittore a Pescara, 19-20 ottobre 1982]
  • Gian Carlo Bertelli e Pier Marco De Santi (a cura di), Omaggio a Flaiano, Giardini, Pisa, 1986 [in occasione della mostra tenuta al Festival internazionale del film di Locarno, alla Biblioteca Nazionale di Roma dal 28 ottobre al 30 novembre 1986, al Castello Sforzesco di Milano dal 15 gennaio al 15 febbraio 1987, e a Palazzo Medici-Riccardi di Firenze dal 9 ottobre al 4 novembre 1987]
  • Antonio Palermo ed Emma Giammattei, Solitudine del moralista: Alvaro e Flaiano, Liguori, Napoli, 1986
  • Michele Ferrario, Diana Ruesch e Anna Longoni, Bibliografia degli scritti di Ennio Flaiano, prefazione di Geno Pampaloni, All'insegna del pesce d'oro, Milano, 1988
  • Flaiano e il tempo del mondo, Fabiani, Pescara, 1989 [atti del convegno di studi a Pescara, 31 marzo-1º aprile 1989]
  • Diana Ruesch (a cura di), Ennio Flaiano, Lugano, 1996 [convegno organizzato dalla Biblioteca cantonale di Lugano, 20-21 novembre 1992]
  • Flaiano vent'anno dopo, Ediars, Pescara, 1993 [atti del convegno di studi a Pescara, 9-10 ottobre 1992]
  • Lucilla Sergiacomo (a cura di), La critica e Flaiano, Ediars, Pescara, 1992
  • Lida Buccella (a cura di), Ennio Flaiano e la critica: ricognizioni bibliografiche (1946-1992), Ediars, Pescara, 1993
  • Vito Moretti (a cura di), Flaiano e «Oggi e domani», Ediars, Pescara, 1993
  • Ennio Ceccarini e Bruno Rasia, C'era una volta... Ennio Flaiano, Nuova ERI-RAI, Torino, 1994
  • Il teatro di Flaiano, Ediars, Pescara, 1995 [convegno di studio a Pescara, 6-7 ottobre 1995]
  • Vittoriano Esposito, Vita e pensiero di Ennio Flaiano, Polla ed., Cerchio (AQ), 1996
  • Lucilla Sergiacomo, Invito alla lettura di Ennio Flaiano, Mursia, Milano, 1996
  • Flaiano satirico, Ediars, Pescara, 1997 [convegno di studi a Pescara, 30-31 maggio 1997]
  • Flaiano negli studi universitari, Ediars, Pescara, 1998 [convegno di studi a Pescara, 9-10 ottobre 1998]
  • Flaiano oggi: omaggio allo scrittore nell'anno 25.mo della morte, Ediars, Pescara, 1998 [convegno di studi a Pescara, 17 ottobre 1998]
  • Bruno Rasia, Ennio il piccolo Flaiano: l'infanzia di un satiro, Cangemi, Roma, 2002
  • Diana Ruesch (a cura di), Satira e vita: i disegni del fondo Flaiano della Biblioteca cantonale di Lugano, con cinquanta brevi testi di Ennio Flaiano, Pendragon, Bologna, 2002 [catalogo della mostra tenuta a Perugia nel 2002-03]
  • Ennio Flaiano: incontri critici con l'opera (1982-2002), Ediars, Pescara, 2003
  • Margherita Mesirca, Le mille e una storie impossibili: indagine intorno ai racconti lunghi di Ennio Flaiano, Longo, Ravenna, 2003
  • L'occhiale indiscreto: Flaiano e le arti figurative, Ediars, Pescara, 2004 [convegno di studi a Pescara, 12 novembre 2004]
  • Antonio Marchetti, Pescara: Ennio Flaiano e la città parallela, presentazione di Renato Minore, Unicopli, Milano, 2004
  • Fabrizio Natalini, Ennio Flaiano: una vita nel cinema, Artemide, Roma, 2005
  • Franco Celenza, Le opere e i giorni di Ennio Flaiano. Ritratto d'autore, prefazione di Giovanni Antonucci, Bevivino ed., Milano-Roma, 2007
  • Giuseppe Leone, "Interviste su Silone, Pomilio e Flaiano - Il "criticar parlando" di Vittoriano Esposito", in "Pomezia-Notizie", Roma, maggio 2009, pp. 16-17.
  • Ennio Flaiano: hanno detto e scritto di lui, Ferrara, Pescara, 2010
  • Giacomo D'Angelo, Flaiano e D'Annunzio: l'Antitaliano e l'Arcitaliano, Solfanelli, Chieti, 2010
  • Diego De Carolis, Flaiano e la pubblica amministrazione, REA, L'Aquila, 2010
  • Simone Gambacorta, La luna è ancora nascosta. Conversazioni su Ennio Flaiano con Vittoriano Esposito, Renato Minore, Giuseppe Rosato e Lucilla Sergiacomo, Galaad ed., Giulianova (TE), 2010 - Premio Flaiano per la critica 2010
  • Giacomo Ioannisci, Lo spettatore immobile: Ennio Flaiano e l'illusione del cinema, Bietti, Milano, 2010
  • Diana Ruesch e Karin Stefanski (a cura di), Uno che ha tempo: Ennio Flaiano sceneggiatore, Lugano, 2010 [omaggio-mostra nel centenario della nascita presso la Biblioteca cantonale, Archivio Prezzolini-Fondo Flaiano di Lugano]
  • Pascal Schembri, Un marziano in Italia: vita di Ennio Flaiano, presentazione di Walter Pedullà, Anordest, Villorba (TV), 2010
  • Giorgio Linguaglossa Dalla lirica al discorso poetico. Storia della poesia italiana (1945-2010) Roma, EdiLet, 2011

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