Arrigo Benedetti
Arrigo Benedetti (Lucca, 1 giugno 1910 – Roma, 26 ottobre 1976) è stato un giornalista, scrittore e partigiano italiano. È nella storia del giornalismo italiano per aver fondato e diretto Oggi (1939), L'Europeo (1945) e L'espresso (1955).
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Biografia [modifica]
Si diploma al liceo classico «Niccolò Machiavelli» e frequenta la Facoltà di Lettere e filosofia all’Università di Pisa. Conosce Mario Pannunzio, che ha la sua stessa età ed abita in un appartamento vicino al suo. Tra i due nasce un'amicizia che durerà tutta la vita. Nel 1937 abbandona gli studi universitari e decide di raggiungere Pannunzio a Roma. Desidera diventare scrittore. Inizia a collaborare a periodici culturali, tra cui Libro italiano (una rivista bibliografica). Pubblica i suoi primi racconti, in cui interpreta la vita quotidiana della sua terra. Insieme con Pannunzio conosce Leo Longanesi, che nella capitale ha appena fondato il settimanale Omnibus. Con Longanesi come maestro, Benedetti fa le sue prime esperienze da giornalista.
In breve tempo la passione giornalistica lo conquista e Benedetti decide di specializzarsi in questa professione. Nel 1938 si sposa nella Chiesa di Fagnano, a Lucca, con Caterina, sua lontana parente (i due si conoscevano fin da bambini).
Nel 1939 Omnibus viene soppresso dal regime dopo soli due anni di vita. Benedetti segue Longanesi, chiamato a gestire un'altra testata, Tutto. Ma dopo tre numeri Longanesi viene nuovamente allontanato.
Benedetti decide allora di accettare l'offerta di Angelo Rizzoli di andare a Milano, insieme con Mario Pannunzio, e creare un nuovo giornale. Il 3 giugno 1939 esce il primo numero del settimanale Oggi. Però anche questo settimanale ha vita breve: nel 1942 non esiste più.
Nel 1943 nasce il primo figlio, Alberto. Scrive, assieme a Mario Pannunzio e Leo Longanesi l'articolo di fondo del 26-27 luglio 1943 sul Messaggero in cui si celebrava il ritorno alla libertà. Dopo l'8 settembre 1943, Benedetti si rifugia sui monti dell'Appennino reggiano, partecipando attivamente ai movimenti della resistenza. Viene anche arrestato e incarcerato a Reggio Emilia, ma evade e si rifugia a Milano.
Dopo la Liberazione, scrive come critico teatrale per il Corriere Lombardo, quotidiano del pomeriggio. Nel 1945 fonda, con l'imprenditore Gianni Mazzocchi, un nuovo settimanale d'informazione, L'Europeo. Il successo della rivista arreca a Benedetti fama ed onori. Nel 1953 la testata è rilevata da Angelo Rizzoli. Inaspettatamente, con Rizzoli la collaborazione è difficile: in breve tempo si crea un clima da "muro contro muro". Dopo un anno, Benedetti si scontra con l'editore sullo scandalo dell'omicidio di Wilma Montesi. Nel clima surriscaldato dalle notizie sui risvolti politici del caso, Benedetti rassegna le dimissioni «in seguito a dissensi di ordine politico ed editoriale» (1954).
Uscito da L'Europeo, Benedetti entra nella redazione di Cronache di Gualtiero Jacopetti. Appena un anno dopo il settimanale è destinato alla chiusura. Benedetti decide di fondare un suo giornale conservando formula, taglio e redazione di Cronache. Il 2 ottobre 1955 esce L'espresso, che negli anni successivi diventa uno tra i maggiori periodici italiani del dopoguerra. Esce anche da questo settimanale all'indomani della guerra dei sei giorni (5-10 giugno 1967), per contrasti con Eugenio Scalfari; quest'ultimo ne avversa la linea favorevole allo stato d'Israele [1].
Giornalista di fama, è stato anche inviato speciale de La Stampa. Assume in seguito la direzione de:
- Il Mondo (1969-1972);
- Paese Sera (dal 1975 fino alla morte, nel 1976).
Nel corso della sua lunga carriera è stato maestro di molti giornalisti. Alcuni nomi: Camilla Cederna, Ugo Stille, Giancarlo Fusco ed Alfredo Todisco.
Opere [modifica]
- La figlia del capitano del 1938;
- I misteri della città del 1941;
- Paura all'alba (romanzo autobiografico);
- Diario di Campagna
- il passo dei longobardi (romanzo 1964)
Note [modifica]
- ^ Cfr. Nello Ajello, L'eredità di Olivetti e gli anni di via Po, Oscar Giannino, Il dio degli ebrei che Scalfari nomina invano, e Franco Ferrarotti, Oltre il razzismo, Armando, Roma, 1988 (pp.56-7), citato in Leone Iraci Fedeli, Razzismo e immigrazione: il caso Italia, Acropoli, Roma, 1990.
Bibliografia su Arrigo Benedetti [modifica]
- Luciano Simonelli, Dieci giornalisti e un editore, Simonelli, 2003. ISBN 978-88-86792-09-7
- Scheda biografica - URL consultato in data 19 ottobre 2007
- Arrigo Benedetti su encarta - URL consultato il 31 luglio 2008
Altri progetti [modifica]
Wikiquote contiene citazioni di o su Arrigo Benedetti
| Predecessore | Direttore di Oggi | Successore |
|---|---|---|
| /// | 3 giugno 1939 - 31 gennaio 1942 | Edilio Rusconi |
| Predecessore | Direttore de L'Europeo | Successore |
|---|---|---|
| /// | 4 novembre 1945 - 16 maggio 1954 | Michele Serra |
| Predecessore | Direttore de L'espresso | Successore |
|---|---|---|
| /// | 2 ottobre 1955 - 2 giugno 1963 | Eugenio Scalfari |
| Predecessore | Direttore di Paese Sera | Successore |
|---|---|---|
| Giorgio Cingoli | novembre 1975 - ottobre 1976 | Aniello Coppola |
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