Fratelli Cervi
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I fratelli Cervi furono i sette figli di Alcide e di Genoveffa Cocconi ed appartennero a una famiglia di patrioti italiani. Uomini integerrimi e dai profondi convincimenti democratici, presero attivamente parte alla Resistenza pagando con la vita la propria fedeltà a quegli ideali di libertà e di giustizia sociale che erano stati loro inculcati fin da bambini dal padre Alcide. Fatti prigionieri, vennero fucilati dai fascisti nel novembre 1943 nel poligono di tiro di Reggio Emilia.
I sette fratelli si chiamavano: Gelindo, nato nel 1901; Antenore, nato nel 1906; Aldo, nato nel 1909; Ferdinando, nato nel 1911; Agostino, nato nel 1916; Ovidio, nato nel 1918; Ettore, nato nel 1921; avevano due sorelle, Diomira e Rina.
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[modifica] Le origini familiari e il contesto sociale
Agostino, padre di Alcide e uno dei capi della rivolta contro la tassa sul macinato del 1869, viene arrestato e finisce in carcere per sei mesi. Sposa nel contempo Virginia e dal matrimonio nasceranno tre figli: Pietro, Emilio, Alcide Ettore. Il quarto figlio sarà adottato. Alcide, figlio di Agostino, sposa nel 1899 Genoveffa Coconi e dall'unione verranno al mondo 9 figli nell'arco 20 anni di cui sette maschi e due femmine che vengono riportati in ordine di nascita: Gelindo (1901), Antenore, Diomira, Aldo, Ferdinando, Rina, Agostino, Ovidio ed Ettore.
Nel 1920 Alcide lascia la casa paterna per stabilirsi con la sola sua famiglia in un appezzamento di terreno di Olmo di Gattatico. Dopo cinque anni si trasferisce, sempre con la numerosa famiglia, in un altro appezzamento di terreno in zona Quartieri, nella tenuta denominata Valle del Re appartenente alla contessa Levi SottoCasa, che giuridicamente fa parte del comune di Campegine. La famiglia si sposta ancora nel 1934 prendendo in affitto un podere in zona Campi Rossi appartenente al comune di Gattatico, facendo con quest'ultimo trasferimento il salto di qualità perché passa da mezzadra ad affittuaria.
Il nucleo familiare è caratterizzato dalla forte personalità della madre Genoveffa e dalla volontà di progredire di alcuni figli. La tendenza è comunque quella di prendere le decisioni di peso in comune.
Tale coesione e contemporaneamente la spinta all'innovazione, mediata da elementi che sono i custodi dell'unità familiare, saranno basilari sia per lo sviluppo in senso tecnico che avrà l'azienda agricola sia per la monolitica scelta di adesione alla Resistenza.
L'evoluzione della famiglia Cervi è completamente congruente con un modello di sviluppo delle famiglie contadine di queste località che nel periodo fra l'Ottocento e il Novecento (con l'accelerazione dei tempi avvenuta dopo la prima guerra mondiale) vede trasformarsi la struttura gerarchizzata e autoritaria (tipica della famiglia contadina degli anni precedenti) verso la strutturazione di organizzazioni di massa per la difesa del lavoro legate all'ideologia socialista e che si concretizzano in cooperative, case del popolo, mutue, leghe di resistenza, camere del lavoro che saranno gli strumenti organizzativi basilari per le lotte sul rinnovo dei patti agrari.
Tutta questa autocoscienza di classe ormai distaccata dal concetto di famiglia patriarcale singola (anche se la singola famiglia mantiene la parte sana di questa tradizione) è strettamente correlata ad una modernizzazione dei mezzi e metodi di produzione nell'agricoltura ed alla forte adesione in tali zone agricole alla Resistenza stessa, che si produce in forma generalizzata, non come caso isolato della famiglia Cervi .
Per quanto riguarda i Cervi, il nuovo consiste (visto che il contratto affittuario permette di lavorare l'appezzamento e la cascina secondo le regole dell'affittuario e non del padrone) nel portare avanti idee di avanguardia nella conduzione dei campi e delle stalle. Costoro non si accontentano di sopravvivere come i loro vecchi: per uscire dalla povertà e dallo sfruttamento ben comprendono che bisogna usare il cervello oltre che i muscoli. Pertanto, pur avendo a disposizione un podere non florido, si impegnano a trasformarlo radicalmente anche e sopratutto tramite i nuovi studi sull'agricoltura reperiti su libri e opuscoli. Nonostante la scarsa alfabetizzazione della campagna, i Cervi sono in grado di leggere, e non solo per lavoro, ma anche per il proprio piacere, per cui incrementano senza sosta la loro biblioteca casalinga, di cui fanno parte fra l'altro libri sull'apicoltura, la metodica per ottimizzazione la crescita del frumento e dell'uva. Sono oltretutto libri di una certa consistenza visto il periodo.
Da una parte i giovani della famiglia, ovvero i fratelli, seguono corsi di formazione professionale inerenti il lavoro della campagna dall'altra il padre ottiene riconoscimenti scritti per l'ottima conduzione della terra gestita dalla famiglia[1] , il simbolo della modernità della azienda familiare si può sintetizzare nel trattore “Balilla” comprato nel 1939 che Luciano Casali ha inserito nel titolo di un corposo articolo dedicato alla famiglia Cervi[2].
[modifica] Una famiglia antifascista
Nato nel 1875 da Agostino e Virginia Cervi, Alcide Cervi si unisce sin da giovanissimo al movimento che diventerà poi il Partito popolare e partecipa attivamente allo scontro con i socialisti, che conquistano sempre più consensi tra i contadini emiliani.
Nel 1899 si sposa con Genoveffa Cocconi, insieme alla quale darà alla luce sette figli maschi (Agostino, Aldo, Antenore, Ettore, Ferdinando, Gelindo e Ovidio) e due figlie femmine tra il 1901 ed il 1921.
Tra il 1920 ed il 1925, con la famiglia, si trasferisce più volte da un podere all'altro, e nel 1934 infine in quello di Campi Rossi nel comune di Gattatico, dove inizia l'attività di affittuario di un fondo in pessime condizioni che ben presto, grazie all'aiuto di tutta la famiglia, renderà pienamente produttivo. In questa realtà Alcide si occupa della vendita dei prodotti della fattoria.
All'inizio della seconda guerra mondiale casa Cervi diventa un vero e proprio luogo del dissenso militare contro il fascismo e la guerra. Insieme ai figli maschi, Alcide si riunisce nella "Banda Cervi" dedita alla lotta partigiana.
[modifica] La partecipazione alla Resistenza
[modifica] L'incontro con "Facio"
I Sette Fratelli Cervi si incontrano con Facio (ovvero Dante Castellucci ) proprio prima dei fatti che portano alla caduta del fascismo nel 1943 [3], quest'ultimo diverrà il comandante della brigata partigiana Guido Picelli diventando quasi una leggenda quando in un gruppetto partigiano formato da solo 8 uomini costringerà alla fuga un centinaio di nazifascisti[4] dopo che la ristretta pattuglia partigiana, già circondata dai nemici, ne aveva ucciso e ferito un rilevante numero. Verso la fine della guerra subirà una tragica ed immeritata fine.
[modifica] La "Banda" Cervi
Poco tempo dopo il cascinale della famiglia Cervi sarà porto sicuro per antifascisti e partigiani feriti nonché per i prigionieri stranieri sfuggiti ai nazifascisti, fra cui Anatolij Tarassov (1921-1971), a cui è dedicata una via a Reggio Emilia. Costui è un soldato sovietico fatto prigioniero e successivamente instradato in un campo di prigionia italiano. Da qui riuscirà a fuggire assieme al tenente Victor Pirogov, trovando rifugio nella cascina dei Cervi. I due ex soldati dell'Armata Rossa scriveranno un libro sulla loro vicenda e sulla famiglia Cervi dal titolo Sui monti d’Italia. Tarassov verrà preso insieme ai Cervi la notte del 25 novembre 1943 e incarcerato a Verona, da cui fuggirà assieme ad altri sovietici che agivano contro i nazifascisti in ordine sparso nella zona di Reggio Emilia e Modena, costituendo una Brigata partigiana di cui diverrà il commissario politico. Il tenente Pigarov, col nome di battaglia Modena, divenne invece il comandante delle operazioni militari della brigata sovietica. Molti altri ex prigionieri sovietici troveranno rifugio presso la famiglia Cervi, fra questi Misha Almakaièv, Nikolaj Armeiev e Alexander Aschenco. Costoro combatteranno tutti al fianco dei fratelli Cervi. Nicolàj Armeniev riuscirà a sfuggire alla cattura e si unirà alla banda di Modena mentre Alexandre Aschenco, catturato coi Cervi, tradirà, diventando delatore dei nazifascisti. Il suo tradimento costerà parecchio alla Resistenza della zona dal momento che conosceva a fondo la Rete strutturata dalla famiglia Cervi. Individuato, Aschenco verrà giustiziato dai GAP il 15 novembre del 1944 in Piazzale Fiume a Reggio Emilia. Fra gli altri componenti che agivano in strettissimo contatto con i Cervi (da qui il nome di "banda", com'è chiamata banda la Banda Corbari per alcuni aspetti simile) vi erano diversi familiari, Bastiranse John David, paracadutista sudafricano (nato nel 1923 e catturato con i Cervi se ne perderanno le tracce), De Freitas John Peter (nato nel 1921 , paracadutista sudafricano anch'egli, evaso dal campo di concentramento di Grumello del Piano a Bergamo scomparirà per alcuni anni dopo la sua cattura con i Cervi. Riappare nel dopoguerra informando la famiglia Cervi che in qualche maniera è riuscito a tornare al suo paese sano e salvo), Samuel Boone Conley (nato nel 1914 , paracadutista irlandese , catturato con i Cervi e di cui non se ne saprà piu' niente). Fra gli arrestati durante la cattura dei Cervi nel rapporto giudiziario conseguente compare anche Landi Luigi , nato a Cadelbosco Sopra vicino a Reggio Emilia che aveva già subito condanne per motivi politici e che sopravviverà alle torture inflittegi dai nazifascisti in Villa Cucchi e infine Don Pasquino Borghi, medaglia d'oro Resistenza, che fu tra i primi, se non il primo , a collaborare alla strutturazione della Banda Cervi col suo metodico lavoro di portare i prigionieri fuggiti dalle prigioni nazifasciste alla cascina dei Cervi. Con i Cervi verra' fucilato un altro membro della Banda, un disertore fascista della guardia repubblicana ovvero Quarto Camurri, nato a Guastalla. Costui, trovato da Aldo Cervi quando ha gia' disertato, è un cosidetto "sbandato". Rimarrà a combattere fino alla fine accanto ai Cervi condividendone la tragica sorte.
[modifica] Amici e sostenitori della "Banda" Cervi
Amici dei Cervi sono i membri della famiglia Sarzi, originari dei dintorni di Mantova: Lucia, nata nel 1920 , Otello, nel 1922, e Gigliola, nel 1928, collaboreranno strettamente con i Cervi durante la Resistenza .La storia della famiglia è quella di una famiglia di gente di teatro con compagnia propria le cui posizione avverse al fascismo porteranno, dopo vari interventi della censura, allo scioglimento della compagnia stessa da parte del regime. Sono pertanto teatranti ambulanti, ed Otello, fervente antifascista, non nasconde le proprie idee che dichiara apertamente nelle varie località che attraversa la compagnia. Sul finire degli anni trenta deve riparare in Svizzera dove incomincia una attivita' di cospirazione clandestina con i fuoriusciti repubblicani. Otello e Lucia vengono arrestati nel 1940 per un incauto scambio epistolare, e, anche se rilasciati, sono ormai schedati come sovversivi. Otello, irriducibile e tenace antifascista, si rifiuta di fare il saluto romano e si dichiara di ideologia bolscevica da cui un nuovo arresto a Parma. Confinato a S.Agata d'Esaro , inizia la sua fase di antifascismo militante tramite contatti con giovani antifascisti locali ed incontra Dante Castellucci, ancora militare ed ivi in licenza. Questo incontro diverrà focale per le iniziative antifasciste di Otello, il quale prende contatti con i gruppi di Resistenza che si vanno strutturando nella Val d'Enza. È il 1941 e Lucia incontra Aldo Cervi il piu' determinato e "ferrato" del gruppo Cervi, per dar inizio alla lotta antifascista dei 7 fratelli. Dal 1942 Aldo e Lucia [5] operano all'interno della rete clandestina antifascista che fa capo al Partito Comunista Italiano. Al ritorno dalla Russia, Dante Castellucci, il futuro comandante Facio, ed i cospiratori antifascisti, si riuniscono alla vigilia della caduta del fascismo nel 1943. Il 10 di Ottobre la Banda Cervi, con Otello, Facio e i rifugiati sfuggiti dai campi di concentramento nazifascisti, è già in montagna a combattere. Per diverse settimane riescono a mentenere un'intensa attivita' militare contro i fascisti, ma successivamente, per motivi di sicurezza, i fratelli, alcuni partigiani stranieri e Facio, tornato alla cascina di famiglia, sono costretti a dividersi. Facio riesce a sfuggire alla cattura successiva e, appena avutane notizia, Otello, ben conosciuto per la determinazione di combattente, si adopera per la liberazione dei compagni catturati. I fascisti allora accelerano i tempi burocratici per organizzare l'esecuzione dei fratelli e di Quarto Camurri per cui il gruppo viene passato per le armi il 28 dicembre 1943.
[modifica] L'epilogo
Nella notte tra il 24 e il 25 novembre 1943, durante un rastrellamento, vengono sorpresi nella loro abitazione dalle pattuglie fasciste e trasportati nel carcere politico dei Servi a Reggio Emilia. Il 28 dicembre tutti i figli di Alcide saranno uccisi, per disposizione dei dirigenti fascisti di Reggio Emilia, di cui era capo, dal 25 ottobre 1943, Enzo Savorgnan.
L'8 gennaio del 1944, un bombardamento apre ad Alcide una via per fuggire dal carcere di San Tommaso dove era stato trasferito. Tornato a casa, non viene subito informato della morte dei figli, ma anche quando ne sarà informato riuscirà a riprendersi dal durissimo colpo.
Nell'ottobre del 1944 la casa della famiglia Cervi viene incendiata. Il 15 novembre dello stesso anno, forse a causa di questa ulteriore dolorosa esperienza, Genoveffa Cocconi muore di crepacuore.
Solo nell'ottobre del 1945 Alcide Cervi potrà far sì che venga celebrato un funerale solenne per i suoi figli. Nel pomeriggio del 28 ottobre, dopo la manifestazione di affetto dei cittadini emiliani, i feretri dei fratelli sono portati al cimitero di Campegine. In questa occasione papà Cervi pronuncerà la celebre frase: "dopo un raccolto ne viene un altro".
Per il suo impegno partigiano e per quello dei suoi figli, gli fu consegnata una medaglia d'oro creata dallo scultore Marino Mazzacurati. La medaglia reca da un lato l'effige di Alcide Cervi e dall'altro un tronco di quercia tra i cui rami spezzati compaiono le 7 stelle dell'orsa. Durante la consegna, Alcide pronunciò un discorso di cui sono ancora ricordate queste parole: "Mi hanno sempre detto... tu sei una quercia che ha cresciuto sette rami, e quelli sono stati falciati, e la quercia non è morta... la figura è bella e qualche volta piango... ma guardate il seme, perché la quercia morirà, e non sarà buona nemmeno per il fuoco. Se volete capire la mia famiglia, guardate il seme. Il nostro seme è l'ideale nella testa dell'uomo."
Il 27 marzo 1970, all'età di 95 anni si spegne Alcide Cervi. Oltre 200.000 persone si riuniranno a Reggio Emilia per salutarlo per l'ultima volta.
[modifica] Il ricordo
Tutti e 7 i fratelli sono stati decorati con
Medaglia d'argento al valor militare. Ai fratelli Cervi sono state dedicate molte vie fra queste a Reggio Emilia, a Segrate, a Genova, a Mogliano Veneto, Bologna ecc..
Alla vicenda dei Cervi Piero Calamandrei dedicherà una famosa Epigrafe.
[modifica] Voci correlate
- I sette fratelli Cervi - film drammatico sulla storia dei figli di Alcide Cervi
[modifica] Bibliografia
- Luciano Casali Fratelli Cervi in Dizionario della Resistenza di E. Collotti - R. Sandri - F. Sessi, Torino, Einaudi) Vol II
- Luciano CasaliIl trattore e il mappamondo. Storia e mito dei fratelli Cervi, in «STORIA E PROBLEMI CONTEMPORANEI»
- Salvatore Lupo Partito e antipartito Donzelli
- Salvatore Quasimodo Tutte le poesie Mondadori , 1995 , ISBN: 8804394749 9788804394747
- Luigi Einaudi Il padre dei fratelli Cervi Nottetempo ISBN: 8874520433 ISBN-13: 9788874520435
[modifica] Collegamenti esterni
- fratelli Cervi ANPI
- Museo Cervi
- i miei 7 figli di Alcide Cervi
- Fondazione Sarzi
- storia dettagliata della famiglia Cervi da Museo Cervi
- intervista ad Otello Sarzi
- Annali dell’Istituto Alcide Cervi scaricabili
[modifica] Note
- ^ foto diplomi e riconoscimenti da museo cervi
- ^ Il trattore e il mappamondo. Storia e mito dei fratelli Cervi, in «STORIA E PROBLEMI CONTEMPORANEI»
- ^ La storia della famigli Sarzi dal museo Cervi
- ^
faciovive recensione del libro di Carlo Spartaco Capogreco dedicato a Dante Castellucci« combatté più volte contro le forze nazi-fasciste, distinguendosi per capacità ed abnegazione: prima in Emilia, al fianco dei fratelli Cervi, poi sull’Appennino Parmense e in Alta Lunigiana, diventando celebre soprattutto per il vittorioso, leggendario scontro armato del Lago Santo parmense del marzo 1944. » - ^ istituto per la storia della resistenza e della società contemporanea in provincia di Alessandria intitolato a Carlo Gilardenghi , fondatore dei GAP di Alessandria ,detiene un fondo di matriale fotografico dedicato a Lucia Sarzi
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