Pseudonimo
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Uno pseudonimo è un nome fittizio di persona, diverso da quello anagrafico, utilizzato da scrittori, cantanti, artisti, sportivi, personaggi politici o altri personaggi pubblici. Si può chiamare anche nome d'arte o, con la locuzione latina, alias (da alias vices che vuol dire altre volte) o ancora a.k.a., dall'acronimo inglese also known as ("anche conosciuto come"); nel caso degli scrittori è talvolta usata l'espressione francese nom de plume (lett. "nome di penna").
Per quanto a volte si utilizzi come sinomino anche alter ego (dal latino, "altro io"), un alter ego è in realtà un altro sé, una seconda personalità o persona all'interno di una persona, con caratteristiche nettamente distinte, dunque non un semplice pseudonimo.
In molti casi lo pseudonimo è una forma in qualche modo abbreviata o semplificata di un nome anagrafico particolarmente lungo o di difficile pronuncia rispetto al sistema fonolinguistico della lingua in uso nel paese in cui si opera artisticamente o professionalmente. In altre circostanze, lo pseudonimo viene scelto per dissimulare rapporti di parentela, per risolvere omonimie o per evitare l'uso di nomi ritenuti inopportuni, ad esempio perché non graditi al diretto interessato o considerati poco adatti allo svolgimento di una determinata attività artistica o professionale.
[modifica] Nome di battaglia
Infine, il ricorso allo pseudonimo è frequente in caso di attività illecite o per le quali l'uso del nome anagrafico esporrebbe a rischi il soggetto che se ne servisse: emblematico, a riguardo, fu l'uso degli pseudonimi, in questo caso si parla di nome di battaglia, per indicare i capi partigiani nel corso della Resistenza Italiana. Una moderna evoluzione di questa finalità nel ricorso agli pseudonimi può essere letta nella diffusione del ricorso a nickname (alla lettera: "soprannome") per celare l'identità degli utenti Internet, tutelandone la privacy.
A differenza del soprannome, spesso giustapposto al nome anagrafico (ad esempio per distinguere i vari rami di una stessa famiglia ed evitare in tal modo casi di omonimia), lo pseudonimo viene utilizzato in alternativa a quello. Diverse legislazioni hanno pertanto emanato norme finalizzate a dare valenza pubblica agli pseudonimi: nella Repubblica italiana, qualora lo pseudonimo sia utilizzato in maniera tale da avere acquisito l'importanza del nome, e cioè da rendere la persona riconoscibile pubblicamente, è tutelato al pari del nome anagrafico ai sensi dell'articolo 9 del codice civile.
Fino al XIX secolo, l'uso dello pseudonimo fu diffuso soprattutto in ambito teatrale e letterario. Nel corso del XX secolo, esso ha trovato ampio utilizzo nelle attività sportive e dello spettacolo. Negli sport motoristici, ad esempio, il ricorso a nomi d'arte fu ampio, soprattutto per permettere a rampolli di nobili famiglie di partecipare alle competizioni senza mettere in gioco il buon nome del casato. Nel dopoguerra, l'usanza di imporsi nomi di fantasia venne adottata anche da corridori di famiglie non nobili soprattutto allo scopo di potersi iscrivere a due differenti gare nella medesima manifestazione. Particolarmente curiosi i casi del bresciano Arturo Mercanti, costretto a partecipare alla Mille Miglia con lo pseudonimo di "Frate Ignoto" per sfuggire l'ira dei concittadini o della torinese Ada Pace che si iscriveva spesso con lo pseudonimo di "Sayonara" per sbeffeggiare i colleghi maschi. L'iscrizione con pseudonimo, ormai desueta, è ancora prevista nell'art. 120 dal "Regolamento Nazionale Sportivo" della CSAI (Commissione Sportiva Automobilistica Italiana).
Nel calcio ed in altri sport, oggi l'uso di pseudonimi è diffusissimo tra gli atleti di lingua portoghese o spagnola, in genere dotati di nomi anagrafici troppo lunghi per essere facilmente ricordati e pronunciati nel corso di una telecronaca.