Carlo Emilio Gadda

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« Il dirmi che una scarica di mitra è realtà mi va bene, certo; ma io chiedo al romanzo che dietro questi due ettogrammi di piombo ci sia una tensione tragica, una consecuzione operante, un mistero, forse le ragioni o le irragioni del fatto »
(Carlo Emilio Gadda, I viaggi, la morte)

Gadda in un'immagine giovanile degli anni '20

Carlo Emilio Gadda (Milano, 14 novembre 1893Roma, 21 maggio 1973) è stato uno scrittore italiano.

Indice

[modifica] Biografia

[modifica] I primi anni e gli studi

Primo di tre fratelli, Carlo Emilio Gadda nacque il 14 novembre 1893 da madre ungherese, Adele Leher, in una famiglia medio-borghese a Milano, città dove compì tutti gli studi fino alla laurea. Inizialmente orientato alle facoltà umanistiche (letteratura), a seguito della morte del padre, che avvenne nel 1909 lasciando la famiglia in precarie condizioni economiche, fu costretto a seguire i consigli della madre e a iscriversi alla facoltà di Ingegneria del Politecnico di Milano rinunciando così agli studi letterari verso i quali era portato.

[modifica] Volontario nella prima guerra mondiale

Da convinto interventista qual era, allo scoppio della prima guerra mondiale partecipò come volontario nella divisione degli alpini, prendendo parte ad alcune azioni sull'Adamello e sulle alture vicentine. Venne fatto prigioniero e deportato a Celle (Hannover, Germania), dove strinse amicizia con Bonaventura Tecchi e Ugo Betti. Al rientro in Italia, nel 1919, apprese della morte del fratello Enrico in guerra.

Dall'esperienza della guerra, della sconfitta e della prigionia uscirà il Giornale di guerra e di prigionia, pubblicato solamente nel 1955. Scritto come un diario e senza un preciso impianto letterario, l'opera riporta in differenti occasioni alcuni dei temi che diventeranno il fondamento delle opere maggiori di Gadda: il disordine oggettivo del reale, l'affetto dell'autore nei confronti del fratello, l'orrore della guerra, il disprezzo delle gerarchie.

[modifica] Ingegnere e collaboratore a Solaria

Tornato a Milano, nel 1920 ottenne la laurea in ingegneria elettrotecnica. Come ingegnere lavorò in Sardegna, in Lombardia, in Belgio ed in Argentina. Nel 1924 decise di iscriversi alla facoltà di Filosofia e dedicarsi alla passione a lungo rimandata: la letteratura. Superò tutti gli esami, ma non discusse mai la tesi. Nel 1926 iniziò la sua collaborazione alla rivista fiorentina Solaria, esordendo nel 1927 sulle pagine di critica con il saggio dal titolo Apologia manzoniana.

[modifica] I primi scritti

Nel 1928-1929 abbozzò un trattato filosofico, la Meditazione milanese (di cui stese una prima versione e iniziò, senza concluderla, una seconda versione), che trattava di una gnoseologia, e nel quale si manifestava il suo interesse per Leibniz, ma anche per Kant e per Spinoza. Nello stesso anno si dedicò al romanzo La meccanica, che tuttavia, rimasto incompiuto, vedrà la luce solamente nel 1970.

Nel 1931 iniziò la sua collaborazione al quotidiano milanese L'ambrosiano, e pubblicò presso le Edizioni di Solaria una raccolta di racconti e prose varie intitolata La Madonna dei filosofi. Con Il castello di Udine, sua seconda raccolta di racconti, che verrà pubblicata tre anni dopo, lo scrittore otterrà il premio Bagutta.

Nel 1936 morì la madre, con la quale Gadda intratteneva un rapporto conflittuale. Fu anche per la morte di Adele Lehr, e in relazione alla scelta di vendere la casa paterna in Brianza, in cui la madre aveva vissuto, che lo scrittore cominciò a stendere i primi abbozzi del romanzo La cognizione del dolore, pubblicato successivamente tra il 1938 e il 1941 sulla rivista Letteratura.

[modifica] L'abbandono della professione e l'attività letteraria

Nel 1940 lo scrittore, abbandonata ormai definitivamente la professione di ingegnere, si trasferì a Firenze dove visse fino al 1950. Nel 1944 pubblicò l'Adalgisa, una raccolta di racconti di ambiente milanese e nel 1944 Disegni milanesi, un quadro storico-satirico della borghesia milanese nel primo trentennio del Novecento, affiancato da note che danno un rimando saggistico all'opera.

[modifica] Il lavoro in RAI e la produzione letteraria matura

Nel 1950 Gadda si trasferì a Roma dove lavorò presso la RAI per i servizi di cultura del Terzo programma radiofonico fino al 1955. Sarà di questi anni la produzione letteraria più matura dello scrittore che lo imporranno come una delle grandi personalità letterarie del Novecento. Nel 1952 pubblicò Il primo libro delle favole e nel 1953 Novelle del ducato in fiamme, un'ironica rappresentazione dell'ultimo periodo del fascismo, con il quale ottenne nel 1953 il premio Viareggio.

Nel 1957 venne pubblicato Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, uno sperimentale romanzo giallo ambientato nei primi anni del fascismo che era già apparso in una prima versione nel 1946-1947 sulla rivista Letteratura. Da quest'opera nel 1959 fu tratto il film Un maledetto imbroglio del regista Pietro Germi.

Nel 1963 venne dato alle stampe La cognizione del dolore. L'opera, già apparsa in parte tra il 1938 e 1941 sempre su Letteratura, ottenne il Prix International de la Littérature ed uscì successivamente ai saggi e alle note autobiografiche raccolte nel 1958 con il titolo I viaggi la morte. Sempre nel 1963 uscirono Le meraviglie d'Italia nella loro stesura definitiva, con modifiche sostanziali rispetto alla pubblicazione del 1938.

[modifica] Gli ultimi anni

Tra le ultime opere, il romanzo-saggio del 1967 Eros e Priapo: da furore a cenere, un violento e grottesco pamphlet sui miti del ventennio fascista che dimostra ancora una volta il rapporto di sostanziale ostilità di Gadda col fascismo; proprio Eros e Priapo è un divertente benché amarissimo scritto contro il regime e Benito Mussolini.

Vennero poi pubblicati il primo romanzo di Gadda, La meccanica, nel 1970, e altri scritti inediti che risalgono ai suoi primi anni di attività letteraria, come Novella seconda del 1971.

Gadda morì il 21 maggio 1973 a Roma. Dopo la sua morte vennero pubblicati Meditazione milanese 1974 e Romanzo italiano di ignoto del Novecento (1983).

[modifica] Analisi

Nella quinta delle Lezioni Americane[1] [2] Italo Calvino analizza Gadda come esempio moderno di «romanzo contemporaneo come enciclopedia» (p.103); secondo Calvino, Gadda «cercò per tutta la vita di rappresentare il mondo come un garbuglio, o groviglio, o gomitolo, di rappresentarlo senza attenuarne affatto l'inestricabile complessità, o per meglio dire la presenza simultanea degli elementi più eterogenei che concorrono a determinare ogni evento» (pp.103-4). Il critico letterario Guido Almansi ha sostenuto che questa definizione potrebbe applicarsi tanto a Gadda quanto a Thomas Pynchon[3].

Alberto Arbasino ha analizzato la scrittura del Gadda nel saggio Genius Loci (1977):

« la derisoria violenza della sua scrittura esplodeva esasperata, contestando insieme il linguaggio e la parodia, tra il ron-ron rondesco-neoclassico-fascistello e il pio-pio crepuscolare-ermetico-pretino, in schegge di incandescente (espressionistica) espressività… Proprio come per Rabelais e per Joyce che gli sarebbero poi stati accostati, «a braccio» e «a orecchio», i suoi messaggi fanno a pezzi ogni codice, spiritate e irritate, le sue invenzioni verbali dileggiano significati e significanti; devastano ogni funzione o finalità comunicativa; rappresentano innanzitutto se stesse, e i propri fantasmi, in un foisonnement inaudito e implacabile di spettacolari idioletti.

[...]
La complessa ricchezza linguistica e tematica dell’opera gaddiana, così visceralmente composta e tramata, e sardanapalesca, e pantagruelica, continua a sollecitare una pluralità di letture, a diversi livelli, lungo differenti parametri, secondo i più svariati presupposti e pregiudizi: a costo di razionalizzare fin troppo lucidamente attraverso nitidi procedimenti di schede e di referti quel suo atrabiliare viluppo di fantasticate irrisioni e di furie compossibili.
[...]

Non per nulla, gl’interessi enciclopedici dell’Ingegnere coincidono (fino al delirio di riversare tutta la Funzione nell’Espressione) coi manifesti tracciati due secoli fa dagli impeccabili fratelli Verri e da Cesare Beccaria, risoluti a insultare programmaticamente la Crusca in nome di Galileo e di Newton, cioè a sviluppare una cultura extraletteraria cosmopolita e un pensiero intellettuale «assolutamente moderno» a dispetto della grammatica arcaica dei Pedanti, trasgredendo al purismo imbecille che caldeggia l’impiego di qualsiasi grulleria del Piovano Arlotto per definire prodotti e nozioni del nostro tempo »
(Alberto Arbasino, Genius Loci[4])

[modifica] Bibliografia

[modifica] Bibliografia su Gadda

  • Antonio Carrannante, Appunti su C.E.Gadda scrittore e critico (con tre scritti gaddiani poco noti), in Studi novecenteschi, dicembre 1984, pp.153-196.
  • Gian Carlo Roscioni, La disarmonia prestabilita: studio su Gadda, Torino, Einaudi, 1969 (3ª ed. 1995).
  • Gian Carlo Roscioni, Il duca di Sant'Aquila: infanzia e giovinezza di Gadda, Milano, Mondadori, 1997.
  • Caterina Verbaro, "La cognizione della pluralità. Letteratura e conoscenza in Carlo Emilio Gadda", Firenze, Le Lettere, 2005.

[modifica] Opere di Alberto Arbasino su Gadda

  • I nipotini dell'ingegnere 1960: anche in Sessanta posizioni, Milano, Feltrinelli, 1971. - (Il Verri; 1, pp. 185-210).
  • L'ingegnere e i poeti: Colloquio con C. E. Gadda, Milano, Feltrinelli, 1963. - (Il Verri; 13).
  • L'ingegnere in blu, Milano, Adelphi edizioni, 2008, 186 pp.

[modifica] Note

  1. ^ Italo Calvino, Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio, pp. 99-117. Garzanti, Milano, 1988. ISBN 88-11-59815-X [1]
  2. ^ Italo Calvino, Six memos for the next millennium, Harvard University Press, Cambridge, Mass. 1988 ISBN 0674810406 [2]
  3. ^ Guido Almansi, prefazione all'edizione italiana del romanzo V., p.5 (Thomas Pynchon, V., Rizzoli, Milano, novembre 1992, ISBN 88-17-67687-X)
  4. ^ Alberto Arbasino, Genius Loci in The Edinburgh Journal of Gadda Studies 1977 (EJGS) ISSN: 1476-9859. Pubblicato anche in Certi romanzi, Einaudi, Torino, 1977, 339-71. artwork 2000-2004 by G. & F. Pedriali. [3]

[modifica] Altri progetti

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