Carlo Emilio Gadda

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« Il dirmi che una scarica di mitra è realtà mi va bene, certo; ma io chiedo al romanzo che dietro questi due ettogrammi di piombo ci sia una tensione tragica, una consecuzione operante, un mistero, forse le ragioni o le irragioni del fatto »
(I viaggi, la morte, 1958)
Gadda in un'immagine giovanile degli anni venti

Carlo Emilio Gadda (Milano, 14 novembre 1893Roma, 21 maggio 1973) è stato uno scrittore, poeta e ingegnere italiano, che ha segnato la narrativa del Novecento attraverso un impasto originalissimo di linguaggi diversi (dialetti, termini gergali e tecnici, neologismi) e un incessante stravolgimento delle strutture tradizionali del romanzo.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

I primi anni e gli studi[modifica | modifica sorgente]

Figlio primogenito delle seconde nozze di Francesco Ippolito, rimasto vedovo quasi trent'anni prima e risposatosi nel 1893 con l'ungherese Adele Lehr, Carlo Emilio Gadda nacque a Milano il 14 novembre 1893. Il padre, industriale tessile, e la madre, insegnante di lettere e poi direttrice in alcune scuole lombarde, assicurarono alla famiglia notevoli agi, non immuni da alcuni vezzi esteriori della media borghesia lombarda, come l'oneroso acquisto di una villa a Longone, in Brianza, contro la quale si indirizzarono subito l'odio e il sarcasmo di Gadda, che in essa vide l'origine di tutte le disgrazie familiari: infatti le spese sostenute in questa circostanza, nonché alcuni azzardati investimenti paterni nell'allevamento dei bachi da seta, uniti alla concorrenza dell'industria tessile giapponese, e, da ultimo, alla morte stessa del padre, che avvenne nel 1909, segnarono il passaggio, traumatico per il giovane, a una difficile condizione economica, a cui solo il lavoro e i sacrifici materni riuscirono a far fronte. Conseguita la maturità al Liceo Classico Giuseppe Parini (1912), contro la propria volontà e in obbedienza alle aspirazioni materne, Gadda si iscrisse, come il fratello Enrico, alla facoltà di Ingegneria del Politecnico di Milano: la rinuncia alle proprie inclinazioni letterarie fu la nota costante e dolente del ritratto che il Gadda maturo diede di sé.

Volontario nella prima guerra mondiale[modifica | modifica sorgente]

Da convinto interventista qual era, allo scoppio della prima guerra mondiale partì come volontario nei reparti territoriali delle truppe alpine, venendo dislocato nelle zone arretrate del fronte sull'Adamello e sulle alture vicentine. Fu fatto prigioniero e deportato a Celle (Hannover, Germania), dove strinse amicizia con Bonaventura Tecchi, Camillo Corsanego e Ugo Betti.

Dall'esperienza della guerra e della prigionia, dopo la rotta di Caporetto, uscirà il Giornale di guerra e di prigionia, pubblicato solamente nel 1955, con aggiunte nel 1965. Scritto come un diario e senza un preciso impianto letterario, l'opera è una denuncia forte e amara dell'incompetenza con cui era stata condotta la guerra e del degrado della vita dei prigionieri. L'opera gaddiana riporta in differenti occasioni alcuni dei temi che diventeranno il fondamento delle maggiori: il disordine oggettivo del reale, l'affetto dell'autore nei confronti del fratello, l'orrore della guerra, il disprezzo delle gerarchie.

Al rientro in Italia, a Milano, i primi giorni di gennaio del 1919, è funestato dalla notizia della morte in un incidente di guerra, nell'aprile del 1918, dell'amato fratello Enrico, aviatore, "la parte migliore e più cara di me stesso", come annota nel Giornale.

Ingegnere e collaboratore a Solaria[modifica | modifica sorgente]

Tornato a Milano, nel 1920 ottenne la laurea in ingegneria elettrotecnica. Come ingegnere lavorò in Sardegna, in Lombardia, in Belgio ed in Argentina. Nel 1921 si iscrisse al Partito Nazionale Fascista. Nel 1924 decise di iscriversi alla facoltà di Filosofia e dedicarsi alla passione a lungo rimandata: la letteratura. Superò tutti gli esami, ma non discusse mai la tesi. Nel 1926 iniziò la sua collaborazione alla rivista fiorentina Solaria, esordendo nel 1927 sulle pagine di critica con il saggio dal titolo Apologia manzoniana.

I primi scritti[modifica | modifica sorgente]

Nel 1928-1929 abbozzò un trattato filosofico, la Meditazione milanese (di cui stese una prima versione e iniziò, senza concluderla, una seconda versione), che trattava di una gnoseologia, e nel quale si manifestava il suo interesse per Leibniz, ma anche per Kant e per Spinoza. Nello stesso anno si dedicò al romanzo La meccanica, che tuttavia, rimasto incompiuto, vedrà la luce solamente nel 1970.

Nel 1931 iniziò la sua collaborazione al quotidiano milanese L'ambrosiano, e pubblicò presso le Edizioni di Solaria una raccolta di racconti e prose varie intitolata La Madonna dei filosofi. Con Il castello di Udine, sua seconda raccolta di racconti, che verrà pubblicata tre anni dopo, lo scrittore otterrà il premio Bagutta.

Nel 1936 morì la madre, con la quale Gadda intratteneva un rapporto conflittuale. Fu anche per la morte di Adele Lehr, e in relazione alla scelta di vendere la casa paterna in Brianza, in cui la madre aveva vissuto, che lo scrittore cominciò a stendere i primi abbozzi del romanzo La cognizione del dolore, pubblicato successivamente tra il 1938 e il 1941 sulla rivista Letteratura.

L'abbandono della professione e l'attività letteraria[modifica | modifica sorgente]

Nel 1940 lo scrittore, abbandonata ormai definitivamente la professione di ingegnere, si trasferì a Firenze dove visse fino al 1950. Nel 1944 pubblicò L'Adalgisa, una raccolta di racconti di ambiente milanese, un quadro storico-satirico della borghesia milanese nel primo trentennio del Novecento, affiancato da note che danno un rimando saggistico all'opera.

Il lavoro in RAI e la produzione letteraria matura[modifica | modifica sorgente]

Nel 1950 Gadda si trasferì a Roma dove lavorò presso la RAI per i servizi di cultura del Terzo programma radiofonico fino al 1955. Sarà di questi anni la produzione letteraria più matura dello scrittore che lo imporranno come una delle grandi personalità letterarie del Novecento. Nel 1952 pubblicò Il primo libro delle favole e nel 1953 Novelle del ducato in fiamme, un'ironica rappresentazione dell'ultimo periodo del fascismo, con il quale ottenne nel 1953 il premio Viareggio.

Nel 1957 venne pubblicato Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, uno sperimentale romanzo giallo ambientato nei primi anni del fascismo che era già apparso in una prima versione nel 1946-1947 sulla rivista Letteratura. Da quest'opera nel 1959 fu tratto il film Un maledetto imbroglio del regista Pietro Germi.

Nel 1963 venne dato alle stampe La cognizione del dolore. L'opera, già apparsa in parte tra il 1938 e 1941 sempre su Letteratura, ottenne il Prix International de la Littérature ed uscì successivamente ai saggi e alle note autobiografiche raccolte nel 1958 con il titolo I viaggi la morte. Sempre nel 1963 uscirono Le meraviglie d'Italia nella loro stesura definitiva, con modifiche sostanziali rispetto alla pubblicazione del 1938. Il Gadda di questa fase matura è quello maggiormente ricordato come rappresentante della Linea Lombarda.

Gli ultimi anni[modifica | modifica sorgente]

Tra le ultime opere, il romanzo-saggio del 1967 Eros e Priapo: da furore a cenere, un violento e grottesco pamphlet sui miti del ventennio fascista che dimostra ancora una volta il rapporto di sostanziale ostilità di Gadda col fascismo; proprio Eros e Priapo è un divertente benché amarissimo scritto contro il regime e Benito Mussolini. Al riguardo Sergio Luzzatto ricordò che comunque Gadda era stato iscritto al Partito Fascista fin dal 1921 e che le sue invettive erano il frutto di un innamorato deluso[1].

Vennero poi pubblicati il primo romanzo di Gadda, La meccanica, nel 1970, e altri scritti inediti che risalgono ai suoi primi anni di attività letteraria, come Novella seconda del 1971.

Gadda morì il 21 maggio 1973 a Roma. È sepolto nel cimitero acattolico di Roma. Dopo la sua morte vennero pubblicati Meditazione milanese 1974 e Racconto italiano di ignoto del novecento (1983).

Analisi[modifica | modifica sorgente]

Nella quinta delle Lezioni Americane[2][3] Italo Calvino analizza l'opera di Gadda come esempio moderno di «romanzo contemporaneo come enciclopedia» (p. 103); secondo Calvino, Gadda «cercò per tutta la vita di rappresentare il mondo come un garbuglio, o groviglio, o gomitolo, di rappresentarlo senza attenuarne affatto l'inestricabile complessità, o per meglio dire la presenza simultanea degli elementi più eterogenei che concorrono a determinare ogni evento» (pp. 103–4). Il critico letterario Guido Almansi ha sostenuto che questa definizione potrebbe applicarsi tanto a Gadda quanto a Thomas Pynchon[4].

Alberto Arbasino ha analizzato la scrittura del Gadda nel saggio Genius Loci (1977)[5]:

« la derisoria violenza della sua scrittura esplodeva esasperata, contestando insieme il linguaggio e la parodia, tra il ron-ron rondesco-neoclassico-fascistello e il pio-pio crepuscolare-ermetico-pretino, in schegge di incandescente (espressionistica) espressività… Proprio come per Rabelais e per Joyce che gli sarebbero poi stati accostati, «a braccio» e «a orecchio», i suoi messaggi fanno a pezzi ogni codice, spiritate e irritate, le sue invenzioni verbali dileggiano significati e significanti; devastano ogni funzione o finalità comunicativa; rappresentano innanzitutto se stesse, e i propri fantasmi, in un foisonnement inaudito e implacabile di spettacolari idioletti.
[...]
La complessa ricchezza linguistica e tematica dell'opera gaddiana, così visceralmente composta e tramata, e sardanapalesca, e pantagruelica, continua a sollecitare una pluralità di letture, a diversi livelli, lungo differenti parametri, secondo i più svariati presupposti e pregiudizi: a costo di razionalizzare fin troppo lucidamente attraverso nitidi procedimenti di schede e di referti quel suo atrabiliare viluppo di fantasticate irrisioni e di furie compossibili.
[...]
Non per nulla, gl'interessi enciclopedici dell'Ingegnere coincidono (fino al delirio di riversare tutta la Funzione nell'Espressione) coi manifesti tracciati due secoli fa dagli impeccabili fratelli Verri e da Cesare Beccaria, risoluti a insultare programmaticamente la Crusca in nome di Galileo e di Newton, cioè a sviluppare una cultura extraletteraria cosmopolita e un pensiero intellettuale «assolutamente moderno» a dispetto della grammatica arcaica dei Pedanti, trasgredendo al purismo imbecille che caldeggia l'impiego di qualsiasi grulleria del Piovano Arlotto per definire prodotti e nozioni del nostro tempo »
(Alberto Arbasino, Genius Loci)

Opere[modifica | modifica sorgente]

La tomba di Carlo Emilio Gadda nel Cimitero acattolico di Roma.
I, Romanzi e racconti. 1, Milano, Garzanti, 1988. ISBN 88-11-58640-2.
II, Romanzi e racconti. 2, Milano, Garzanti, 1989. ISBN 88-11-58641-0.
III, Saggi, giornali, favole e altri scritti. 1, Milano, Garzanti, 1991. ISBN 88-11-58642-9.
IV, Saggi, giornali, favole e altri scritti. 2, Milano, Garzanti, 1992. ISBN 88-11-58643-7.
V.1, Scritti vari e postumi, Milano, Garzanti, 1993. ISBN 88-11-58644-5.
V.2, Bibliografia e indici, Milano, Garzanti, 1993. ISBN 88-11-58644-5.
  • Gadda al microfono. L'ingegnere e la Rai 1950-1955, a cura di G. Ungarelli, Torino, Nuova ERI, 1993. ISBN 88-397-0793-X.
  • Disegni milanesi, a cura di D. Isella , P. Italia e G. Pinotti, Pistoia, Can bianco, 1995. [Contiene: San Giorgio in casa Brocchi, L'incendio di via Keplero, Un fulmine sul 220]
  • Romanzi, a cura di G. Bàrberi Squarotti, Torino, UTET, 1997. ISBN 88-02-05210-7.
  • Carissimo Gianfranco. Lettere ritrovate, 1943-63, a cura di G. Ungarelli, Milano, Archinto, 1998. ISBN 88-7768-218-3.
  • Un fulmine sul 220, a cura di D.Isella, Milano, Garzanti, 2000. ISBN 88-11-66164-1.
  • Villa in Brianza, a cura di G. Pinotti, Milano, Adelphi, 2007. ISBN 978-88-459-2217-6.
  • Carteggio 1934-1963, con Gianfranco Contini, a cura di D. Isella, G. Contini, G. Ungarelli, Milano, Garzanti, 2009. ISBN 978-88-11-74085-8.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Giano Accame, La morte dei fascisti, Edizioni Mursia, 2010, p. 24
  2. ^ Italo Calvino, Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio, pp. 99-117. Garzanti, Milano, 1988. ISBN 88-11-59815-X [1]
  3. ^ Italo Calvino, Six memos for the next millennium, Harvard University Press, Cambridge, Mass. 1988 ISBN 0-674-81040-6 [2]
  4. ^ Guido Almansi, prefazione all'edizione italiana del romanzo V., p.5 (Thomas Pynchon, V., Rizzoli, Milano, novembre 1992, ISBN 88-17-67687-X)
  5. ^ Alberto Arbasino, Genius Loci in The Edinburgh Journal of Gadda Studies (EJGS) 1977 ISSN: 1476-9859, già in Certi romanzi, Einaudi, Torino, 1977, pp. 339-71 cfr., poi in L'ingegnere in blu(2008).

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Alberto Arbasino, I nipotini dell'ingegnere, «Il Verri», n. 1, 1960, pp. 185–210, poi in Sessanta posizioni, Milano, Feltrinelli, 1971.
  • Alberto Arbasino, L'ingegnere e i poeti: colloquio con C. E. Gadda, in «Il Verri», n. 13, Milano, Feltrinelli, 1963.
  • Giulio Cattaneo, Il gran lombardo, Milano: Garzanti, 1973; Torino: Einaudi, 1991, ISBN 88-06-12504-4
  • Giorgio Patrizi (a cura di), La critica e Gadda, Bologna, Cappelli, 1975.
  • Giuditta Podestà, Tre lettere inedite di Carlo Emilio Gadda alla cugina Luisa, "Lettere Italiane", XXX, 1978, PP. 207–12.
  • Giuditta Podestà, La realtà del corpo e del corporeo nella "Meditazione milanese" di Carlo Emilio Gadda , in "Le chiavi dello scrigno", Ceislo, Olginate (Lecco) 1990, pp. 61–79.
  • Giuditta Podestà, Lo scrittore Carlo Emilio Gadda moralista lombardo: dall'ambiente familiare d'origine alla fortuna della sua opera in Europa, Edizioni del CE.I.S.LO., Lecco 1994, pp. 165–80.
  • Antonio Carrannante, Appunti su C.E.Gadda scrittore e critico (con tre scritti gaddiani poco noti), in Studi novecenteschi, dicembre 1984, pp. 153–196.
  • Gian Carlo Roscioni, La disarmonia prestabilita: studio su Gadda, Torino, Einaudi, 1969 (3ª ed. 1995).
  • Gianfranco Contini, Quarant'anni d'amicizia. Scritti su Gadda 1934-88, Torino, Einaudi, 1989.
  • Emilio Manzotti, «La cognizione del dolore di Carlo Emilio Gadda», in Alberto Asor Rosa (a cura di), Letteratura Italiana. Le Opere, vol. 4: Il novecento, tomo 2: La ricerca letteraria, Torino: Einaudi, 1996, pp. 201–337.
  • Francesco Ferri, Linguaggio, passione e ideologia. Pier Paolo Pasolini tra Gramsci, Gadda e Contini, presentazione di Tullio De Mauro, Roma, Progetti Museali, 1996.
  • Gian Carlo Roscioni, Il duca di Sant'Aquila: infanzia e giovinezza di Gadda, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1997.
  • Walter Pedullà, Carlo Emilio Gadda. Il narratore come delinquente, Milano, Rizzoli, 1997.
  • Aldo Pecoraro, Gadda, Roma-Bari, Laterza, 1998.
  • Robert S. Dombroski, Gadda e il barocco (tr. di Angelo Dicuonzo, tit. originale Creative Entanglements, 1999), Torino, Bollati Boringhieri, 2002.
  • Michele Mari, L'altro. Carlo Emilio Gadda come personaggio di un altro narratore, in «Il Caffè illustrato», n. 4, gennaio-febbraio 2002, pp. 22–24.
  • Emanuele Narducci, La gallina Cicerone. Carlo Emilio Gadda e gli scrittori antichi, Firenze, Olschki, 2003 ISBN 978-88-222-5198-5
  • Cesare Garboli, «Due furti uguali e distinti: Carlo Emilio Gadda, «Quer pasticciaccio brutto de via Merulana» (1957)», in Franco Moretti (a cura di), Il romanzo, vol. 5: Lezioni, Torino, Einaudi, 2003, pp. 539-570.
  • Walter Pedullà, «Carlo Emilio Gadda», in Nino Borsellino e Walter Pedullà, Storia generale della letteratura italiana, Milano, Federico Motta, 2004, vol. 14, pp. 893–966 (con appendice bibliografica a cura di Graziella Pulce, pp. 967–969 e un articolo di Maurizio Dardano, «Le lingue di Gadda», pp. 958–961)
  • Caterina Verbaro, La cognizione della pluralità. Letteratura e conoscenza in Carlo Emilio Gadda, Firenze, Le Lettere, 2005.
  • Roberto Zambonini e Giuseppe Leone, Le rive del "Gadda": Viaggio poetico-musicale fra nuovi "signori" e antichi difetti, in "Sulle rive del Tempo", vol. XXXIII, Collana Natura e Storia, edizioni Comunità Montana del Lario Orientale, Sala al Barro (Lecco) 2007.
  • Federica G. Pedriali, Altre carceri d'invenzione. Studi gaddiani, Ravenna, Longo, 2007.
  • Alberto Arbasino, L'ingegnere in blu, Milano, Adelphi, 2008.
  • Realino Marra, La cognizione del delitto. Reato e «macchina della giustizia» nel «Pasticciaccio» di Gadda, in «Materiali per una storia della cultura giuridica», XL-1, 2010, pp. 157–83.
  • Realino Marra, Tra due guerre. Considerazioni sul pensiero politico di Gadda, in «Giornale di storia costituzionale», 23, 2012, pp. 265–76.
  • Realino Marra, a cura di, Diritto e castigo. Immagini della giustizia penale: Goethe, Manzoni, Fontane, Gadda, il Mulino, Bologna, 2013.
  • Daniela Carmosino, Come combattenti in duello. Gadda critico letterario, Roma, Giulio Perrone editore, 2012.
  • Roberto Zambonini e Giuseppe Leone, "Gadda e il... Mahler di vivere - Viaggio poetico-musicale fra nevrosi coatte e ascesi poetiche",in "Sulle rive del tempo", VIII Edizione, "Comunità Montana Lario Orientale - Valle San Martino", Sala al Barro (Lecco), 2012.

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