Anna Banti

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Anna Banti

Anna Banti, pseudonimo di Lucia Lopresti (Firenze, 27 giugno 1895Ronchi di Massa, 2 settembre 1985), è stata una scrittrice e traduttrice italiana.

Anna Banti è uno pseudonimo scelto da Lucia Lopresti, come spiegò in un'intervista a Sandra Petrignani nel 1983: "Mi sarebbe piaciuto usare il cognome di mio marito (Roberto Longhi). Ma lui l'aveva già reso grande e non mi sembrava giusto fregiarmene. Il mio vero nome, Lucia Lopresti, non mi piaceva. Non è abbastanza musicale. Anna Banti era una parente della famiglia di mia madre. Una nobildonna molto elegante, molto misteriosa. Da bambina mi aveva incuriosito parecchio. Così divenni Anna Banti. Del resto il nome ce lo facciamo noi. Non è detto che siamo tutta la vita il nome della nostra nascita".

Uno dei tratti caratteristici della sua scrittura fu quello di porsi come narratrice in una posizione anomala di fronte alle storie, capace sì di assecondarle, ma anche di rifiutarne le suggestioni per rimanere più libera non solo di fantasticare, ma di creare nuovi rapporti con i suoi personaggi.

Fu anche un'abile traduttrice dalla lingua inglese. A lei si devono le seguenti traduzioni: quella disponibile oggi per Newton Compton - pubblicata originariamente nel 1948 per Longanesi- de La fiera delle vanità di William Makepeace Thackeray[1]; il romanzo di Virginia Woolf La stanza di Jacob; L'amico dei pittori di Francis Carco; i 2 volumi della Storia dell'arte italiana di André Chastel; Il grande Meaulnes di Alain-Fournier, presente col titolo Il grande amico negli Oscar Mondadori; La vagabonda di Colette; L'abbazia di Northanger di Jane Austen e Zanna Bianca di Jack London per Giunti-Marzocco. Ha inoltre curato il volume delle Opere di Daniel Defoe per la collana dei Meridiani Mondadori.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nata a Firenze nel 1895 da una famiglia d'origine siciliana spostatasi in Calabria fu incoraggiata fin dall'inizio dal padre Luigi Vincenzo, avvocato, a intraprendere gli studi umanistici.

I lavori letterari degli esordi furono imperniati sulla memoria e su ricordi giovanili. Un cambiamento avvenne dopo il matrimonio, nel 1924, con il critico e storico dell'arte Roberto Longhi, incontrato nel 1914 come professore al Liceo Tasso di Roma, uomo di profonda cultura, sia letteraria che artistica. Assieme, collaborarono alla nascita della rivista Paragone, della cui sezione letteraria la Banti tenne la direzione fino alla morte del marito. In questo periodo la sua prosa divenne più elaborata e raffinata, portando alla luce, con storie complesse a sfondo principalmente psicologico, la condizione delle donne nella società del tempo, analizzando, attraverso la convergenza di punti di vista diversi, personaggi femminili colti con grande acutezza nei loro momenti di crisi morale ed esistenziale.

Primo, grande successo di critica è il romanzo Artemisia (1947), il più famoso e sofferto - dovette riscriverlo due volte, avendo perduto la prima stesura in un bombardamento del 1944 a Firenze - che rievoca la vita della pittrice seicentesca Artemisia Gentileschi, "donna eccezionale, né sposa né fanciulla", narrando una vocazione artistica di donna in lotta con i pregiudizi del suo tempo, "una delle prime donne che sostennero colle parole e colle opere il diritto al lavoro congeniale e a una parità di spirito fra i due sessi". Una vita in cerca dell'affermazione di sé e del riconoscimento della propria abilità al di là dell'esser donna. Dal romanzo la Banti trasse l'opera teatrale La Corte Savella(1960).

Poi, Le Donne Muoiono (1951), dove il racconto serve da pretesto per un'indagine a fondo, sull'amicizia e sui segreti da mantenere; i racconti raccolti in Campi Elisi (1963), dove ritroviamo il grande tema che interessa principalmente la Banti, la solitudine della donna alla ricerca di una dignità nel mondo degli uomini, in una vicenda di proteste, umiliazioni, ribellioni, dolori.

Considerato assieme ad Artemisia il suo capolavoro, è il romanzo storico Noi credevamo, anche se la Banti precisava che i suoi romanzi andavano piuttosto annoverati come romanzi di "interpretazione storica" . Qui, un patriota "democratico", anno 1883, giunto al termine della propria vita, chiuso nella sua casa torinese, mette a fuoco e giudica la propria ideologia e le proprie azioni, accingendosi a scrivere, in prima persona, un promemoria sulla prigionia e le sofferenze subite da detenuto politico nelle carceri borboniche. Il protagonista è il gentiluomo calabrese Don Domenico Lopresti, incrollabile credo repubblicano, mazziniano e garibaldino, ricalcato sul vero nonno paterno della Banti. Prima corriere settario, poi galeotto a Procida e Montefusco insieme con Carlo Poerio e Castromediano, finisce, dopo l'impresa dei Mille vissuta a fianco di Garibaldi, per sistemarsi come impiegato doganale del nuovo Regno d'Italia. Ma si ritirerà in seguito all'ultimo bruciante disinganno di Aspromonte. Vivendo nello sfibrante e continuo ricordo delle fratture che hanno segnato il proprio passato, l'anziano Don Domenico cerca di darsi spiegazione; amaramente deve prendere atto del crollo dei suoi ideali risorgimentali di patriota, mentre scrive con rabbia, di nascosto, quasi vergognandosene, abbandonandosi ai momenti di una vita raminga fatta di amicizie, tradimenti, speranze e delusioni. Tale visione disincantata del Risorgimento italiano è espressa appunto nel sia nel titolo che nel finale: "Ma io non conto, eravamo tanti, eravamo insieme, il carcere non bastava; la lotta dovevamo cominciarla quando ne uscimmo. Noi, dolce parola. Noi credevamo...". Prendendo spunto dal romanzo Noi credevamo, è stata tratta la sceneggiatura dell'omonimo film (2010) diretto da Mario Martone, restituendo meritatamente notorietà, dopo decenni di oblio, all'opera e alla Banti. Tuttavia, il film ricava dal libro solo due episodi: la prigionia a Montefusco e l'Aspromonte.

Nel 1973 pubblicò La camicia bruciata, nel quale ritorna il tema dell'insistenza di una donna a raggiungere la propria libertà personale.

Uscì nel 1981 il suo ultimo romanzo, Un grido lacerante, da molti definito come una trasposta autobiografia. Dove il tema - fondamentale nella produzione bantiana- della condizione femminile viene indagato con un pathos che, contenendosi, si converte di continuo in durezza anche sbrigativa, per una necessità di allontanare da sé l'oggetto investigato, in una sorta di impressionismo introspettivo.

Da ricordare le monografie specialistiche di artisti: Lorenzo Lotto, Fra Angelico, Diego Velazquez, Claude Monet, Giovanni da San Giovanni.

Opere principali[modifica | modifica sorgente]

Narrativa[modifica | modifica sorgente]

  • Itinerario di Paolina, Augustea, Roma, 1937;
  • Il Coraggio delle Donne, Le Monnier, Firenze, 1940;
  • Sette Lune, Bompiani, Milano, I° ed. 12 luglio 1941;
  • Le monache cantano, Roma, 1942;
  • Artemisia, Sansoni, Firenze, 1947; poi Collana Grandi Narratori Italiani, n.8, Mondadori, Milano, 1953; poi nella Collana Il Bosco, n. 158, Mondadori, 1965; apparso insieme a Noi credevamo, col titolo Due Storie, Mondadori, 1969; negli Oscar Mondadori, con introduzione di Attilio Bertolucci, 1974; presso Rizzoli, Collana La Scala, 1989; per la Collana Grandi Tascabili Bompiani, Introduzione di Giuseppe Leonelli, 1994-2001-2005, ISBN 88-452-5099-7; con prefazione di Margherita Ghilardi, UTET-Fondazione Goffredo e Maria Bellonci, Torino-Roma 2007 (Collezione Premio Strega. I 100 capolavori)
  • Le Donne Muoiono, Collana La Medusa degli italiani n. LXIII, Mondadori, Milano, 1951; riedito nel 1998 da Giunti, con prefazione di Enza Biagini;
  • Il Bastardo, Collana Biblioteca di Paragone, Sansoni, Firenze, 1953; col titolo La casa piccola, Collana Narratori italiani/ Opere di Anna Banti volume II, Mondadori, Milano 1961
  • Allarme sul Lago, Collana Grandi Narratori Italiani vol. XX, Milano, 1954;
  • La Monaca di Sciangai, Collana Grandi Narratori Italiani, Mondadori, Milano, 1957; poi nella Collana Narratori Italiani n. 45/ Opere di Anna Banti volume V, Mondadori, Milano, 1963];
  • Corte Savella, Collana Narratori Italiani n.72/ Opere di Anna Banti volume I, Mondadori, Milano, 1960
  • La casa piccola , Collana Opere di Anna Banti volume II, Mondadori, Milano, 1961;
  • Le mosche d'oro, Collana Narratori Italiani n. 96, Opere di Anna Banti, vol. III, Mondadori, Milano, 1962; di prossima ripubblicazione presso l'Editore Hacca, ISBN 88-89920-89-0
  • Campi Elisi, Collana Narratori Italiani/ IV volume delle Opere di Anna Banti, Milano, 1963;
  • Noi credevamo, Collana Narratori Italiani n.155/ VI volume delle Opere di Anna Banti, Mondadori, Milano, 1967; poi in Oscar Mondadori, con introduzione di Giulio Cattaneo, 1978; disponibile oggi negli Oscar Scrittori Moderni, con postfazione di Enzo Siciliano, Mondadori 2010 ISBN 978-88-04-60384-9.
  • Je Vous écris d'un pays lointain, Collana Scrittori Italiani e Stranieri, Mondadori, Milano, 1971;
  • La Camicia bruciata, Collana Scrittori Italiani e Stranieri, Mondadori, Milano, 1973; poi con un'introduzione di Attilio Bertolucci, Oscar Mondadori, Milano, 1979; Collana Evergreen. Grande Biblioteca dei ragazzi, Mondadori/De Agostini, 1987;
  • Da un paese vicino, Collana Scrittori Italiani e Stranieri, Mondadori, Milano, 1975;
  • Un Grido Lacerante, Prefazione di Cesare Garboli, Collana La Scala, Rizzoli, Milano, 1981 (Finalista al Premio Campiello) ISBN 88-17-45079-0;
  • Lavinia fuggita, Collana Piccoli Tascabili, La Tartaruga, 1996 ISBN 88-7738-211-2
  • Romanzi e Racconti,(contiene Itinerario di Paolina, Conosco una famiglia..., Felicina, Vocazioni distinte, Artemisia, I porci, Lavinia fuggita, La libertà di Giacinta, Il bastardo, Arabella e affini, Un lungo rancore, Campi Elisi, Noi credevamo, Je vous ècris d'un pays lontain, La camicia bruciata, Tela e cenere, La signorina, Un grido lacerante), a cura e con un saggio introduttivo di Fausta Garavini con la collaborazione di Laura Desideri, Collana I Meridiani Mondadori, Mondadori, Milano, prima edizione settembre 2013 ISBN 978-88-04-62710-4

Saggistica[modifica | modifica sorgente]

Traduzioni[modifica | modifica sorgente]

  • William Makepeace Thackeray, La fiera delle vanità, Longanesi, Milano 1948; Curcio, Roma, 1982; Newton & Compton, Roma 2005
  • Virginia Woolf, La camera di Giacobbe, Mondadori, 1950; La camera di Jacob, con postfazione di Anna Banti, Mondadori, Milano 1980
  • Francis Carco, L'amico dei pittori, Martello, Milano 1955
  • André Chastel, L'arte italiana, Sansoni, Firenze 1957-1958, 2 voll; Storia dell'arte Italiana, Laterza, Roma 1987
  • Alain-Fournier, Il grande amico, Mondadori, Milano 1971 (Classici di ieri e di oggi per la gioventù); edizione integrale con prefazione di Anna Banti: Il gran Meaulnes, 1974 (I capolavori della Medusa. Serie 2)
  • Colette, La vagabonda, Mondadori, Milano 1977 (con prefazione Les moralités di Colette); ES, Milano 1994
  • Jane Austen, Caterina, con nota su Caterina, pp.245-247, Giunti-Marzocco, Firenze 1978 (Gemini); L'abbazia di Northanger, Giunti, Firenze 1994
  • Jack London, Zanna Bianca, Giunti-Marzocco, Firenze 1981 (Gemini); Giunti, Firenze 2007 (Giunti Junior)

Curatele[modifica | modifica sorgente]

  • Bernardo Bizoni, Europa Milleseicentosei. Diario di viaggio, con prefazione, pp. 9-25, Rizzoli, Milano-Roma 1942 (Il sofà delle Muse: collezione diretta da Leo Longanesi, 19); con il titolo Europa Milleseicentosei
  • Daniel Defoe, Opere, a cura di Anna Banti e Giuseppe Caetano Castorina, Introduzione di Anna Banti,Collana I Meridiani Mondadori, Milano 1980; introduzione Diario dell'anno della peste, Mondadori, Milano 2000
  • Vincenzo Giustiniani, Discorsi sulle arti e sui mestieri, con prefazione, pp. 5-12, Sansoni, Firenze 1981.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • L'Opera di Anna Banti. Atti del Convegno di Studi (Firenze, 8-9 maggio 1992), a cura di E. Biagini, Collana Cultura e Memoria, Olschki, Firenze, 1997 ISBN 978-88-2224491-8
  • M. Luisa Di Blasi, L'altro silenzio. Per leggere "Un Grido Lacerante" di Anna Banti nel segno di una trascendenza femminile, Collana La Nuova Meridiana, Le Lettere, 2001

Onorificenze[modifica | modifica sorgente]

Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
«Di iniziativa del Presidente della Repubblica»
— 2 giugno 1974[2]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ William Makepeace Thackeray, La fiera delle vanità, traduzione di Anna Banti, collana Biblioteca Economica Newton, Newton Compton, 2005, pp. 665, ISBN 88-541-0276-8.
  2. ^ http://www.quirinale.it/elementi/DettaglioOnorificenze.aspx?decorato=35062

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 66479430 LCCN: n82134315 SBN: IT\ICCU\CFIV\005425