Sandro Penna

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« Penna è il solo poeta del Novecento il quale abbia tranquillamente rifiutato, senza dare in escandescenze, la realtà ideologica, morale, politica, sociale, intellettuale del mondo in cui viviamo.[1] »
(Cesare Garboli)
Sandro Penna

Sandro Penna (Perugia, 12 giugno 1906Roma, 21 gennaio 1977) è stato un poeta italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Nato in una famiglia borghese, da Armando, umbro, e Angela Antonione Satta, laziale, ha due fratelli minori, Beniamino e Elda. Nell'infanzia soffre spesso di bronchiti e allergie. Quando il padre torna dalla guerra malato di sifilide, la madre decide di lasciarlo e si trasferisce a Pesaro con la figlia, lasciando i due maschi col padre. Nel 1922 la madre si trasferisce a Roma, dove raramente riesce a raggiungerla. Nel 1925 si diploma in ragioneria, ma legge molta letteratura, soprattutto Leopardi, D'Annunzio, Hölderlin, Wilde, Rimbaud, Baudelaire e Crevel.

Un giovane Sandro Penna

La scelta di scrivere poesia viene intorno al 1928, quando la propria sensibilità cerca un territorio per diventare espressione. Ora legge Alvaro, Cardarelli, Govoni, Gide, Ungaretti, Saba e Montale. Frequenta con regolarità l'amico Acruto Vitali, anch'egli poeta. L'estate, a Porto San Giorgio sperimenta altri primi difficili innamoramenti, sempre omosessuali. Tra questi, in particolare lo colpisce un ragazzo di Trastevere, Ernesto, per il quale decide di trasferirsi a Roma, anche perché i rapporti con il padre peggiorano, la città umbra gli sembra chiusa e cerca di riavvicinarsi alla madre.

Lavora tra Perugia e Roma in modo saltuario, facendo diversi mestieri: il contabile (presso una zia materna e poi in un'azienda edile che chiude nel 1932), l'allibratore di corse ippiche, il commesso di libreria, poi il correttore di bozze e il mercante d'arte, e volentieri rimane anonimo in lunghe passeggiate tra la gente, soprattutto di sera. Ha modo di entrare in contatto con il mondo dei letterati in seguito alla conoscenza di Umberto Saba nel 1929 (al quale manda un fascio di versi con lo pseudonimo Bino Satta)[2] e all'incontro con gli artisti fiorentini che frequentano il "Caffè Le Giubbe Rosse" di Firenze.

Intanto a Roma, frequenta Carlo Emilio Gadda, Gabriele Baldini, Alfonso Gatto, Enrico Falqui e Alfredo Gargiulo. Dal 1937 per due anni vive a Milano lavorando come correttore di bozze presso Valentino Bompiani, e come commesso alla Hoepli. Qui frequenta Sergio Solmi, Leonardo Sinisgalli, Giovanni Titta Rosa e altri.

Nel 1939, grazie all'interessamento di Giansiro Ferrata e Sergio Solmi, pubblica la prima raccolta di versi[3] il cui successo lo fece entrare, come collaboratore, in alcune importanti riviste dell'epoca, come "Corrente", "Letteratura", "Frontespizio", "il Mondo" su cui apparvero negli anni '40 alcune prose che saranno più tardi (1973) raccolte nel volume Un po' di febbre.

Mentre si reca a Catania per cercare di intraprendere un'attività di commercio in libri rari, sente la dichiarazione di guerra alla radio. Nel 1943 muore il padre (ora viveva anch'egli a Roma, ma non si incontravano quasi mai). Per aiutarlo Roberto Bazlen gli commissiona una traduzione di Paul Claudel, Cesare Pavese e Carlo Muscetta una di quattro novelle di Prosper Mérimée, diversi amici pittori[4] gli regalano (o vendono a basso prezzo) delle opere che lui cerca di piazzare a collezionisti e gallerie.

Nel 1950 venne pubblicato il suo secondo libro[5] di versi uscito nelle edizioni della Meridiana con il titolo di Appunti. Nel 1955 pubblicò il racconto Arrivo al mare[6] e nei due anni seguenti due opere importanti che definiranno meglio la sua personalità e lo stile della sua poesia: Una strana gioia di vivere, edito da Scheiwiller nel 1956 (che trova Pasolini entusiasta) e la raccolta completa delle sue Poesie (su interessamento dello stesso) edita da Garzanti che gli fa ottenere, nel 1957, sia pure con qualche scandalo[7], il Premio Viareggio.

Il libro ottiene molte recensioni, ne scrivono Pietro Citati, Giorgio Caproni, Elémire Zolla, Alfredo Giuliani e altri. Nel 1958 pubblicò Croce e delizia[8] con la casa editrice Longanesi e solamente nel 1970 apparve presso l'editore Garzanti il suo libro Tutte le poesie[9] che comprendeva le poesie precedenti e molti inediti. In quello stesso anno fu assegnato a Penna il Premio Fiuggi. Le sue poesie vengono anche tradotte e inserite in diverse antologie all'estero.

Intanto nel 1964 muore la madre, e il poeta, che ha sempre vissuto in semi-povertà, va a vivere a casa di lei. Ora gira in automobile e con un cane lupo nelle borgate e per Ostia. Accetta che vengano raccolte alcune prose e appunti di viaggio in un nuovo libro presso Garzanti, Un po' di febbre[10]. Vive una vecchiaia precoce. Perde i denti per una piorrea, ma rifiuta di indossare protesi, per dormire usa molti sonniferi, esce poco e quasi mai di giorno.

Nel 1976 viene pubblicato sull'"Almanacco dello Specchio" una scelta di sue poesie e, alla fine di quell'anno, il volume Stranezze[11] per il quale, nel gennaio del 1977, pochi giorni prima della morte, gli viene assegnato il Premio Bagutta, ma le condizioni di salute non gli permettono di ritirare il premio. Dopo la morte escono diversi inediti, e la sua pudica omosessualità non è più considerata scandalosa. A Perugia, sua città natale, gli è stata intitolata la Biblioteca Sandro Penna.

Poetica[modifica | modifica wikitesto]

Solitamente Penna viene annoverato tra i tre principali poeti (con Attilio Bertolucci e Giorgio Caproni) della cosiddetta "linea antinovecentesca" o "linea sabiana", denominazione che fu coniata da Pasolini (che nel suo estro polivalente fu anche un notevole critico letterario). Il termine è giustificato dal fatto che la loro produzione più significativa si colloca negli anni trenta, in pieno clima ermetico.

Penna in un'immagine del 1974

Essi, infatti, si distaccano dal linguaggio allora in voga, volutamente difficile, elitario, caratterizzato da uno spirito analogico-simbolico; il loro è un linguaggio che risponde essenzialmente a tre elementi costitutivi:

  1. stretto rapporto con la tradizione;
  2. uso di un linguaggio chiaro, immediato, di facile comprensione;
  3. rappresentazione della realtà attraverso una accentuata descrittività e narratività.

Sarà facile, quindi, capire come i loro principali modelli di riferimento siano Pascoli e i Crepuscolari, ma, in particolar modo, Saba. Dalle analogie con quest’ultimo, non a caso, deriva la seconda definizione sotto cui vengono annoverati Penna, Bertolucci e Caproni. Ritornando al caso specifico di Penna, all’interno della sua produzione, si notano due caratteristiche: il monolinguismo e il monotematismo. Il tema ricorrente nella poetica di Penna è il desiderio omoerotico, un fatto a cui il poeta probabilmente allude nella raccolta Stranezze (quando arriva a definirsi «poeta esclusivo d’amore») e che pare confermare con la lirica Sempre fanciulli nelle mie poesie!:

« Sempre fanciulli nelle mie poesie!

Ma io non so parlare d’altre cose.

Le altre cose son tutte noiose.

Io non posso cantarvi Opere Pie. »

Questo testo – che assume il valore di una dichiarazione di poetica – evidenzia la concezione che Penna ha della poesia, vissuta quale equivalente del desiderio e del principio di piacere (rappresentato dai "fanciulli" del v.1, unica cosa non noiosa e, quindi, piacevole, in antitesi rispetto alla morale, rappresentata in maniera esemplare dalle "Opere Pie" del v.4), cioè come equivalente della natura.

E d’altra parte la poesia è vissuta anche come modo in cui tale valore naturale diviene accessibile sul piano sociale (grazie alla sublimazione della forma), come luogo in cui il principio di piacere può incontrarsi col principio di realtà senza rinunciare a esprimersi, mirando a una superiore armonia. La poesia ha, perciò, un valore di trasgressione lecita, che, tuttavia, non basta a Penna al colmare l’insoddisfazione per un mondo che lo ha relegato ai margini: la differenza tra le prime e la ultime liriche è infatti la scomparsa di quella "strana gioia di vivere", di quella "felice e pagana istintività gioiosa" che lo aveva sempre animato.

Sandro Penna con Pier Paolo Pasolini

Il monolinguismo penniano (basato su un vocabolario ridottissimo e su un estremo controllo formale) è giustificato dal fatto che

« la natura totalmente trasgressiva della tematica di Penna postula assolutamente un linguaggio non trasgressivo »
(Pier Vincenzo Mengaldo, Poeti italiani del Novecento)

Appare, quindi, chiaro come questo sia legato evidentemente alla scelta tematica fatta dal nostro autore.

La poesia di Sandro Penna, legata al tema dell'amore omosessuale, si realizza in forme apparentemente semplici e cantabili. Secondo alcuni, rappresenta il vero e proprio contraltare poetico di Eugenio Montale. Il timbro dei suoi versi è di classica e assoluta purezza, le sue strofe sono brevi e i suoi versi, di una dolce cantabilità, lontani da ogni esperienza contemporanea. La lirica di Penna si caratterizza per la forma impressionistica dei suoi tratti e per la mancanza, così insolita e quasi "anarchica", di suggestioni colte dalla letteratura del Novecento.

Proprio la posizione appartata, e anche indifferente, di Sandro Penna nel panorama della poesia del Novecento, ha reso non sempre facile un pieno riconoscimento del suo autentico valore e la sua fortuna critica è stata sempre inferiore ai suoi meriti. Tra i sostenitori della sua poesia ci fu Pier Paolo Pasolini, che a Penna dedicò nel 1960 due capitoli del suo volume di saggi Passione e ideologia e una recensione di Un po' di febbre (Scritti corsari).

Tra altri critici che apprezzarono la sua poesia ci furono Sergio Solmi in Tesoretto 1941, Luciano Anceschi in Saggi di poetica e poesia 1943, Piero Bigongiari in Il senso della lirica e altri studi 1952, Giuseppe De Robertis in Altro Novecento 1962, Alfredo Giuliani in Immagini e maniere 1965. Dopo la pubblicazione di Tutte le poesie nel 1970, i consensi della critica intorno alla sua opera sono aumentati e, accanto alle numerose recensioni che accompagnano i suoi libri, si distingue il saggio di Giovanni Raboni (dapprima pubblicato in "Paragone" e in seguito nel suo libro Poesia degli anni sessanta) e la recensione di Giacomo De Benedetti in Poesia italiana del Novecento apparsa nel 1974 e la postfazione di Cesare Garboli a Stranezze.

Curiosità[modifica | modifica wikitesto]

La canzone di Roberto Vecchioni "Blu(e) notte" (dall'album Samarcanda (1977) parla, pur senza nominarlo, di Sandro Penna, e ne cita due versi (evidenziati in corsivo):

« ... però da vecchio pesa il respiro:

lo vedevo giocare, lo guardavano tutti. Quante
volte ho pensato: "Basta, sto male", quante
volte ho detto: "Basta, camminami avanti..."
Ma il fanciullo che avanti a te cammina
e non lo chiami, non sarà più quello. »

(Blu(e) notte - Roberto Vecchioni)

Opere[modifica | modifica wikitesto]

  • Poesie, Firenze, Parenti, 1939.
  • Traduzione di Paul Claudel, Presenza e profezia, Milano, Ed. di Comunità, 1947.
  • Appunti, Milano, Edizioni della meridiana, 1950.
  • Arrivo al mare, Roma, De Luca, 1955.
  • Una strana gioia di vivere, Milano, All'insegna del pesce d'oro, 1956.
  • Poesie, Milano, Garzanti, 1957.
  • Croce e delizia, Milano, Longanesi, 1958.
  • Tutte le poesie, Milano, Garzanti, 1970. (dal 1989 edito come Poesie con prefazione di Cesare Garboli)
  • Prosa in Acruto Vitali, Il tempo scorre altrove. Poesie 1919-1963, Milano, All'insegna del pesce d'oro, 1972.
  • Un po' di febbre, Milano, Garzanti, 1973.
  • L'ombra e la luce. Sette poesie, Milano, Vanni Scheiwiller, 1975. (con sette acqueforti di Cristiana Isoleri)
  • Stranezze (1957-1976), Milano, Garzanti, 1976.
  • Segreti, svelati da Enzo Giannelli, Roma, Don Chisciotte, 1977.
  • Il viaggiatore insonne, a cura di Natalia Ginzburg e Giovanni Raboni, Genova, San Marco dei Giustiniani, 1977.
  • Traduzione di Prosper Mérimée, Carmen e altri racconti, Torino, Einaudi, 1977.
  • Il rombo immenso, Milano, Scheiwiller, 1978.
  • Confuso sogno, a cura di Elio Pecora, Milano, Garzanti, 1980.
  • Peccato di gola. Poesie al fermo posta, Milano, Libri Scheiwiller, 1989. ISBN 88-7644-135-2.
  • Appunti di vita, Perugia, Electa, 1990. ISBN 88-435-3322-3. (da una mostra a cura di Elio Pecora)
  • Lettere e minute, 1932-1938, con Eugenio Montale, introduzione di Elio Pecora, a cura di Roberto Deidier, Milano, Archinto, 1995. ISBN 88-7768-160-8.
  • Umberto Saba, Lettere a Sandro Penna, 1929-1940, a cura di Roberto Deidier, Milano, Archinto, 1997. ISBN 88-7768-210-8.
  • Una felicità possibile. Appunti di diario, a cura di Elio Pecora, Genova, San Marco dei Giustiniani, 2000.
  • Cose comuni e straordinarie, a cura di Elio Pecora, Genova, San Marco dei Giustiniani, 2002. ISBN 88-7494-111-0.
  • Autobiografia al magnetofono, a cura di Elio Pecora, Genova, San Marco dei Giustiniani, 2006. ISBN 88-7494-195-1.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Cesare Garboli, Penna papers, Garzanti, Milano, 1984.
  2. ^ È Edoardo Weiss che lo mette in contatto con il poeta triestino, il quale oltre a pubblicare due sue poesie su "L'Italia letteraria" gli offre i soldi per un viaggio a Firenze dove conoscerà Aldo Palazzeschi, Marino Moretti e altri (dal libro di Elio Pecora in bibliografia).
  3. ^ In 350 esemplari presso Parenti di Firenze. La raccolta contiene 57 poesie.
  4. ^ Tra questi, Filippo de Pisis, Mario Mafai, Renato Guttuso, Orfeo Tamburi, Mino Maccari e altri.
  5. ^ Uscita in 750 esemplari con un ritratto di Orfeo Tamburi in quarta pagina.
  6. ^ In 750 esemplari con cinque acqueforti di Renzo Vespignani.
  7. ^ Gli argomenti delle sue poesie portavano qualcuno, nonostante l'amicizia, a cercare di persuaderlo a non pubblicare tutto, tra questi anche Elsa Morante e Alberto Moravia, mentre Giacomo Debenedetti lo incoraggiava alla massima apertura.
  8. ^ Sono 43 poesie, di cui parlarono per esempio Giorgio Bàrberi Squarotti e Cesare Garboli.
  9. ^ Nella prima ed. con un risvolto di copertina di Enzo Siciliano.
  10. ^ Uscito con una nota in risvolto di Giovanni Raboni nel 1973.
  11. ^ nuova raccolta di 119 poesie con prefazione di Cesare Garboli.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Luciano Anceschi, Saggi di poetica e poesia, Firenze 1943;
  • Piero Bigongiari, Il senso della lirica italiana e altri studi, Firenze 1952;
  • Giorgio Caproni, in «La Fiera Letteraria», 8 settembre 1957;
  • Giacinto Spagnoletti, Poesia italiana contemporanea, Modena 1959;
  • Pier Paolo Pasolini, Passione e ideologia, Milano 1960;
  • Giorgio Bàrberi Squarotti, Poesia e narrativa del secondo Novecento, Milano 1961;
  • Giuseppe De Robertis, Altro Novecento, Firenze 1962;
  • Alfredo Giuliani, Immagini e maniere, Milano 1965;
  • Giovanni Pozzi, La poesia italiana del Novecento, Torino 1965;
  • G. Mariani, Letteratura italiana - I contemporanei, III, Milano 1969;
  • G. Leone, Sandro Penna, un caso nella poesia del Novecento, in "Ricorditi di me..." su Lecco 2000, Dicembre 1997, Lecco.
  • Amelia Rosselli, Sandro Penna, in «l'Unità», primo luglio 1970;
  • Carlo Bo, Sandro Penna, in «Corriere della Sera», 18 giugno 1970;
  • Dario Bellezza, in «L'Espresso», 7 marzo 1971;
  • E. De Filippis, L'Invariante profonda, in «Nuovi Argomenti», dicembre 1971;
  • G. De Benedetti, in Poesia italiana dei novecento, Milano 1975;
  • Giovanni Raboni, in Poesia italiana degli anni sessanta, Roma 1976;
  • Giuseppe Giacalone, La poesia di Sandro Penna, appendice bio-bibliografica a cura di Antonio Carlo Ponti, Perugia: Umbria, 1979;
  • Giulio Di Fonzo, Sandro Penna: la luce e il silenzio, Roma: Ed. dell'Ateneo, 1981;
  • Fabrizio Frigerio, "La figura del fanciullo nell'opera di Sandro Penna", Cenobio, Lugano, 1981, n. 1, pp. 20-24;
  • Gualtiero De Santis, Sandro Penna, Firenze: La Nuova Italia ("Il Castoro" n. 183), 1982 (con bibliografia);
  • Antonio Iacopetta, Sandro Penna: il fanciullo con lo specchio, Roma: Bonacci, 1983
  • Enzo Giannelli, L'uomo che sognava i cavalli, Roma, Quetzal, 1984;
  • Elio Pecora, Sandro Penna. Una cheta follia, Milano: Frassinelli, 1984 (n. ed. 1990 con il titolo Sandro Penna: una biografia);
  • Cesare Garboli, Penna papers, Milano: Garzanti, 1984 (n. ed. 1996)
  • Maria Grazia Boccolini, Sandro Penna: il cosmo, il fanciullo, il kouros e il coinema dell'eros, Roma: Il ventaglio, 1985;
  • Giorgio Luti, Sandro Penna e della felicità contraddetta, in «La Rassegna della letteratura italiana», VIII, 1-2, 1991;
  • Dal 24 al 26 settembre 1990 si è svolto a Perugia un importante "Convegno nazionale di studi su Sandro Penna", i cui Atti sono usciti con il suggestivo titolo L'epifania del desiderio, a cura di Roberto Abbondanza e Maurizio Terzetti, editi dalla Provincia di Perugia nel 1992. All'interno del volume:
    Giorgio Luti, L'ombra e la luce: Penna e il Novecento, pp. 17-27
    Gualtiero De Santi, Penna e le immagini della poesia europea, pp. 29-46
    Giuseppe Nava, La lingua di Penna, pp. 48-60
    Oreste Macrì, Poetica e poesia di Sandro Penna, pp. 62-83
    Michela Vermicelli, La vicenda testuale di Penna tra rivista e raccolta, pp. 86-105
    Antonio M. Girardi, Il gioco delle varianti nella poesia di Sandro Penna, pp. 108-21
    Piero Bigongiari, Il "cerchio dei frammenti" di Sandro Penna, pp. 124-33
    Alfredo Giuliani, Rileggere Penna, pp. 136-40
    Nico Naldini, Pifferaio incantatore, pp. 141-45
    Elio Pecora, Gli anni perugini di Sandro Penna, pp. 148-53
    Enzo Siciliano, Penna e Pasolini, pp. 156-59
    Dario Bellezza, Il Lager di Sandro Penna, pp. 164-68
    Giuseppe Leonelli, Ritmi e metri penniani. Qualche esercizio di interpretazione, pp. 170-73
    Elio Pecora, Manoscritti e altri materiali lasciati da Sandro Penna, pp. 176-78
    Luigi Tassoni, Eros e tempo nel canzoniere di Penna, pp. 180-97
    Pasquale Tuscano, L'esordio poetico di Sandro Penna, pp. 200-15
    Enrico Cerquiglini e Maurizio Terzetti, Smarrimenti penniani. Scansione giornaliera dei silenzi poetici e delle voci meteorologiche, pp. 218-27
    Bruno Corà, Penna, i pittori, l'arte, pp. 230-35
    Philippe Di Meo, Le prose di Sandro Penna, pp. 238-40
    William Rivière, La presenza di Penna negli ambienti di lingua anglo-americana, pp. 242-46
    Brunella Bruschi - per il «Merendacolo», Leggendo insieme Sandro Penna: l'esperienza critica di alcuni poeti perugini, pp. 250-56
    Giuseppe Giacalone, L'ironia lirica di Penna, pp. 258-67
    Carlo Guerrini, Un po' di febbre: la parabola dei sensi e il senso del ritorno, pp. 270-74
    Enzo Giannelli, L'uomo che sognava i cavalli. La leggenda di Sandro Penna, Milano: Curcio, 2007.
    Antonio Carlo Ponti, L'origine e la memoria. Di alcuni poeti umbri e loro affinità con la poesia di Sandro Penna (appunti di lavoro), pp. 276-83
    Ursula Vogt, La presenza di Sandro Penna nei paesi di lingua tedesca, pp. 286-96
    Cesare Garboli, Penna postumo, pp. 298-303
    Un'ampia bibliografia, a cura di Roberto Deidier, chiude il libro, ed è aggiornata sino al 1989 compreso.
  • Anna Vaglio, Invito alla lettura di Sandro Penna, Milano: Mursia (n. 102 della collana), 1993;
  • Silvano De Marchi, La poesia di Sandro Penna, «Il Cristallo», XL, 1, 1993, pp. 85-90.
  • Sergio Blazina (a cura di), "Sandro Penna", in Carlo Ossola e Cesare Segre (a cura di), Antologia della poesia italiana, vol. III. Novecento, Torino: Einaudi-Gallimard, 1999, pp. 1148-61;
  • Pina Basile (a cura di), Sandro Penna: il poeta dell'azzurra malinconia, ed. fuori commercio senza indicazioni di luogo e stampa, 1997;
  • Gianmarino De Riccardis, Sandro Penna: un poeta oltre, Lecce: Milella, 1997;
  • Francesca Bernardini Napoletano (a cura di), Sandro Penna: una diversa modernità, Roma: Fahrenheit 451, 2000 (atti di un convegno tenuto a Roma nel 1997);
  • Giulio Savelli, "Felice chi è diverso". Una nota su Sandro Penna e la ricerca della diversità, in Identità e diversità nella lingua e nella letteratura italiana. Atti del XVIII congresso dell'A.I.S.L.L.I. - Lovanio, Louvain La Neuve, Anversa, Bruxelles 16/19 luglio 2003, a c. di M.Bastiansen, M. Caniato, W. Geerts, G.P. Giudicetti, S. Gola, I. Lanslots, C. Maeder, S. Marzo, G. Mavolo, I. Melis, F. Musarra, B. Van den Bossche, Firenze, Cesati, 2007, vol. III, pp. 99-110; in rete a http://www.giuliosavelli.eu/#Penna
  • Elio Pecora, "Sandro Penna" in Walter Pedullà e Nino Borsellino (a cura di), Storia generale della letteratura italiana, vol. XIII, 2004, pp. 352-74;
  • Luigi Tassoni, L'angelo e il suo doppio: sulla poesia di Sandro Penna, Bologna, Gedit, 2004;
  • L'inquietudine del vivere: Sandro Penna, la sua «fortuna» all'estero e la poesia del XX secolo, a cura di Pierfranco Bruni e Neria De Giovanni, Cosenza: Pellegrini, 2007;
  • Solo uno sguardo io vidi...: annotazioni sulla poesia di Sandro Penna nella storia della letteratura, a cura di Pierfranco Bruni, Cosenza: Pellegrini, 2007;
  • Daniela Marcheschi, Sandro Penna: corpo, tempo e narratività, Roma: Avagliano, 2007;
  • Un documentario-ritratto, Ma come il vento muove il mare: un ritratto del poeta Sandro Penna, durata 83 minuti, regia di Francesca Bartolini, pubblicato in DVD, Roma: Casini, 2008;
  • Pierfranco Bruni, La poetica e il linguaggio di Sandro Penna tra sogno, grecità ed eros, Cosenza: Pellegrini, 2008;
  • Roberto Deidier, Le parole nascoste: le carte ritrovate di Sandro Penna, Palermo: Sellerio, 2008;
  • Elena Gurrieri, "Quel che resta del sogno. Sandro Penna, dieci studi (1989-2009)", Firenze: Pagliai-Polistampa, 2010;
  • Anna Maria Guidi, La carità erotica nell'edonismo geoestetico della poesia di Sandro Penna: un approccio psico-critico, prefazione di Lia Bronzi, Foggia: Bastogi, 2010.
  • Gandolfo Cascio, La cognizione dello spazio e del tempo nell’opera poetica di Sandro Penna, in «Il filo rosso», XXII, 43, luglio-dicembre 2007, pp. 8-14, ora in Id., Variazioni romane. Studi su Penna, Morante, Wilcock e Pecora, Amstelveen: Uitgave Volksuniversiteit Amstelland, 2011.

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