Massimo Severo Giannini

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Massimo Severo Giannini (Roma, 8 marzo 1915Milano, 24 gennaio 2000) è stato un giurista e politico italiano.

Era figlio del giurista Amedeo Giannini.

Carriera accademica[modifica | modifica wikitesto]

Allievo di Santi Romano e Guido Zanobini, diventa professore ordinario di diritto amministrativo a 24 anni, nel 1939. Ha insegnato nelle università di Sassari, Perugia, Pisa e università di Roma La Sapienza. Fu anche avvocato.

Professore emerito dal 1990, è morto nel 2000 a seguito di una crisi cardiaca.

Fu direttore della Rivista trimestrale di diritto pubblico ed autore di centinaia di pubblicazioni in materia di diritto costituzionale, amministrativo ed economico.

Movendo dalla teoria istituzionalistica di Santi Romano, fu il primo sostenitore dello studio del diritto pubblico fondato su un approccio interdisciplinare e realistico, osservando come lo studio di un sistema giuridico non potesse limitarsi allo studio delle norme che lo componevano, dovendo abbracciare anche l'economia, la sociologia, la scienza politica etc.

Carriera politica[modifica | modifica wikitesto]

Capo di gabinetto del ministro per la Costituente Pietro Nenni dal 12 agosto 1945 al 2 agosto 1946.[1] Dal luglio 1946 ai primi mesi del 1948 è capo dell'ufficio legislativo del ministero dell'Industria, nominato da Rodolfo Morandi. Iscritto al Partito Socialista Italiano, se ne allontana nel 1953. Rientrerà nel Psi qualche anno più tardi, e fino al 1991 farà anche parte dell'Assemblea generale istituita da Bettino Craxi nel 1984.[2]

Giannini ha fatto parte di numerose commissioni ministeriali, in particolare la commissione creata dal ministro dell'Industria e commercio Emilio Colombo e presieduta da Francesco Santoro Passarelli per la riforma del diritto societario (1959), e le commissioni istituite tra il 1962 e il 1966 dai successivi ministri dei Lavori pubblici Fiorentino Sullo, Giovanni Pieraccini e Giacomo Mancini per l'elaborazione di una riforma della legge urbanistica. Nel 1976 presiede la commissione ministeriale che redigerà i decreti del Presidente della Repubblica che trasferiscono le funzioni alle Regioni.[3] Come tecnico di area socialista è ministro per la Funzione pubblica nel governo Cossiga I (4 aprile 1979 - 4 agosto 1980) e nel Cossiga II (4 agosto 1980 - 18 ottobre 1980). Durante questo periodo dà alle stampe un rapporto per la riforma della pubblica amministrazione in Italia.

All’inizio degli anni ’90 si schiera a favore di un sistema elettorale maggioritario, aderendo al comitato promotore presieduto da Mario Segni. Fonda il CORID (Comitato per la Riforma Democratica)[4] che promuove i quesiti referendari per l’abolizione del Ministero delle Partecipazioni Statali, la riforma dell’intervento straordinario nel Mezzogiorno, il sistema delle nomine bancarie, e aderısce al referendum sul finanziamento pubblico dei partiti promosso dai radicali (i referendum si tennero tutti insieme il 18 aprile 1993).

In disaccordo con Mario Segni, fonda la lista Sì Referendum, con l’obiettivo di difendere in Parlamento le riforme referendarie. Vi aderiscono, tra gli altri, Ernesto Galli della Loggia, Federico Zeri, Nicola Matteucci e Marcello Pera. Alle elezioni politiche del 5 aprile 1992 la lista avrà pochissimi voti e non riuscirà a conquistare alcun seggio.

È stato membro dell’Accademia dei Lincei e vice presidente del Consiglio superiore dei Beni Culturali.

Nel 1988 è stato insignito del premio Aldo Sandulli.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Governo Italiano - Il Governo Informa
  2. ^ Carniti E Gattai Tra I Nuovi Eletti Dell' Assemblea - Repubblica.It » Ricerca
  3. ^ GEOPOLITICA.info - Approfondimento sugli assetti geopolitici mondiali - sviluppo e globalizzazione
  4. ^ Si veda pagina 8 di questo documento
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