Clelio Darida

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Clelio Darida
Clelio Darida.jpg

Ministro delle Partecipazioni Statali
Durata mandato 4 agosto 1983 –
28 luglio 1987
Presidente Bettino Craxi
Amintore Fanfani
Predecessore Gianni De Michelis
Successore Luigi Granelli

Ministro della Giustizia
Durata mandato 23 maggio 1981 –
4 agosto 1983
Presidente Arnaldo Forlani
Giovanni Spadolini
Amintore Fanfani
Predecessore Adolfo Sarti
Successore Mino Martinazzoli

Ministro delle Poste e delle Telecomunicazioni
Durata mandato 4 aprile 1980 –
18 ottobre 1980
Presidente Francesco Cossiga
Predecessore Vittorino Colombo
Successore Michele Di Giesi

Sindaco di Roma
Durata mandato 30 luglio 1969 –
6 maggio 1976
Predecessore Rinaldo Santini
Successore Giulio Carlo Argan

Dati generali
Partito politico Democrazia Cristiana
on. Clelio Darida
Bandiera italiana
Parlamento italiano
Camera dei deputati
Luogo nascita Roma
Data nascita 3 maggio 1927
Titolo di studio laurea in giurisprudenza
Professione impiegato
Partito DC
Legislatura IV, V, VII, VIII, IX, X
Gruppo Democrazia Cristiana
Circoscrizione Lazio
Collegio Roma
Incarichi parlamentari
  • Componente della II COMMISSIONE (INTERNI) (VII, VIII legislatura)
  • Sottosegretario di Stato all'Interno (VII, VIII legislatura)
  • Componente della XIII COMMISSIONE (LAVORO E PREVIDENZA SOCIALE) (VIII legislatura)
  • Componente della IV COMMISSIONE (GIUSTIZIA) (IX legislatura)
  • Componente della V COMMISSIONE (BILANCIO E TESORO) (IX legislatura)
Pagina istituzionale

Clelio Darida (Roma, 3 maggio 1927) è un politico italiano. È stato Sindaco di Roma dal 1969 al 1976 e Ministro della Repubblica dal 1980 al 1987.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Sindaco di Roma[modifica | modifica wikitesto]

Consigliere comunale di Roma per la Democrazia Cristiana a partire dal giugno 1960, è l'espressione della corrente fanfaniana e forlaniana nella Capitale.

Nel luglio 1969, Rinaldo Santini si dimette da sindaco di Roma, a seguito di forti critiche dell'assessore Mauro Bubbico e delle contemporanee dimissioni di altri tre assessori democristiani. Clelio Darida è eletto sindaco il 30 luglio successivo con soli 36 voti su 80 e costituisce una Giunta di centro-sinistra[1]. Personaggio portato alla mediazione, si trova a gestire la macchina comunale in un momento di grande difficoltà, soprattutto a causa dell'aggravarsi del problema della casa e della mancanza di aule scolastiche.

L'atto più importante della sua prima Giunta è la nomina dei 240 consiglieri circoscrizionali (settembre 1969), che avviano il decentramento comunale[2]; si finisce inoltre di acquisire la storica Villa Doria Pamphilj, che diviene così il più grande parco pubblico di Roma[3]. Nel 1970 si dà inizio ai lavori della "strada panoramica" sulle pendici di Monte Mario[4]. Nell'estate dello stesso anno, i lavori del costruendo tratto di metropolitana "Termini-Anagnina" provocano lesioni a numerosi edifici della Via Appia Nuova, con conseguenti disagi alla popolazione e l'interruzione dei lavori stessi[5]. Potranno essere ripresi solo una volta riprogettato lo scavo in galleria a foro cieco, da realizzarsi mediante un apposito macchinario (la cosiddetta "talpa").

Il 13 giugno 1971 si tengono le elezioni amministrative, che segnano una forte avanzata della destra; il 7 agosto Darida è confermato Sindaco dal Consiglio comunale e vara una Giunta monocolore DC che ha breve vita (poco più di sei mesi). Dimessosi nuovamente il 15 febbraio 1972, Darida è rieletto il 17 marzo 1972 e rimane in carica sino al termine della consiliatura 1971-76. Nel 1974 costituisce una giunta monocolore Dc, che si avvale del sostegno dei consiglieri comunali del Partito Comunista Italiano.

Gli anni di mandato 1971-76 sono contrassegnati dal prosieguo degli interventi di edilizia economica e popolare (L. 167/62), per un totale di 35.000 stanze/abitanti realizzate[6]; dall'adozione di una seconda variante generale al Piano regolatore adottato nel 1962[7] (delibera del consiglio comunale n. 2632 dell'8 agosto 1974) e dalla localizzazione e progettazione della rete e degli impianti di depurazione delle acque (Depuratori Roma-Nord, Roma-Sud, Roma-Est e Roma-Ostia, cosiddetto "Piano Acea"). Nel 1976 si procede all'adozione delle prime "varianti circoscrizionali" al piano regolatore (delibere n. 2194 e 2201 del 3-4-5 maggio 1976)[8] e del Piano delle zone industriali (delibere n. 1114 del 26 marzo 1976)[9], nonché alla prima perimetrazione delle borgate abusive sorte dopo il 1962 (delibera n. 1663 del 20 aprile 1976), che segnerà l'avvio di un processo che si concluderà nel 1980 con l'adozione di una variante al piano regolatore messa a punto sotto l'amministrazione di sinistra. Nel 1972 è approvata la seconda parte del tracciato della linea A della metropolitana (Termini-Ottaviano), su un percorso diverso da quello previsto inizialmente[10], e sono appaltati i lavori alla soc. Metroroma[11]. Nel 1976 è approvato il tracciato della linea B della metropolitana, con la scelta della direttrice Rebibbia in luogo di quella verso Montesacro, e il progetto per il prolungamento della costruenda Linea A fino alla circonvallazione Cornelia (delibere n. 2132 e 2133 del 26 aprile 1976).

Il 6 marzo 1976, Darida si dimette da sindaco per partecipare alle elezioni politiche anticipate fissate il 20 giugno di quell'anno. Contemporaneamente, le nuove elezioni amministrative portano in Campidoglio una maggioranza di sinistra e la DC perde per la prima volta la guida del Comune di Roma.

Deputato e ministro[modifica | modifica wikitesto]

Alle politiche nel 1963, Darida è eletto per la prima volta alla Camera, viene poi rieletto nel 1968, ma il suo mandato è cessato per incompatibilità. Nel 1976, nel 1979, nel 1983 e nel 1987 ritorna alla Camera. È stato anche Sottosegretario agli Interni dal 1976 al 1980, Ministro dei Rapporti con il Parlamento, delle Poste, della Funzione pubblica, della Giustizia e delle Partecipazioni statali dal 1980 al 1987. Alle elezioni politiche del 1992, invece, non è stato rieletto.

Inchieste giudiziarie[modifica | modifica wikitesto]

Viene prosciolto, nell'ambito della più ampia indagine denominata Mani Pulite, dalle accuse rivoltegli nell'inchiesta Intermetro (dal nome di nove società che realizzarono l'ampliamento della Metropolitana di Roma), che vide coinvolto anche il manager FIAT Cesare Romiti.[12]

La ripresa delle attività della Democrazia Cristiana[modifica | modifica wikitesto]

Nei primi mesi del 2012 Darida convoca il Consiglio Nazionale della Democrazia Cristiana, dopo che la Corte di Cassazione ha riconosciuto che la Democrazia Cristiana non era mai stata sciolta in quanto il Consiglio Nazionale che nel 1994 sancì la nascita del Partito Popolare Italiano non aveva il potere di deliberare tale scioglimento. Darida, dopo avere invano chiesto a Rosa Russo Jervolino (che nel 1994 ricopriva la carica di Presidente del Consiglio Nazionale della DC) di riconvocare il Consiglio Nazionale medesimo, procede, insieme ad altri 48 esponenti della DC che nel 1994 facevano parte del Consiglio Nazionale, all'autoconvocazione del parlamentino della DC che si riunisce il 30 marzo 2012, eleggendo la nuova Direzione nazionale e il nuovo Segretario politico del partito nella persona di Gianni Fontana, mentre alla presidenza del Consiglio Nazionale viene eletto Silvio Lega. Clelio Darida viene nominato Presidente onorario del partito. Ai nuovi organismi di partito viene dato mandato di riaprire il tesseramento e di riavviare l'attività politica della Democrazia Cristiana.

Onorificenze[modifica | modifica wikitesto]

Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana - nastrino per uniforme ordinaria Cavaliere di gran croce dell'Ordine al merito della Repubblica italiana
— Roma, 8 dicembre 1971[13]

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Gianfranco Berardi, Storia del malgoverno democristiano a Roma, in: L'Unità, aprile 1976
  2. ^ Gianfranco Berardi, cit.
  3. ^ Italo Insolera, Roma moderna, Einaudi, Torino, 1971, pag. 285
  4. ^ Italo Insolera, in: Roma moderna,cit., pag. 302, la definisce: "una delle peggiori opere cioccettiane che erano rimaste". La rampa da piazzale Clodio fino a via Trionfale a servizio dell'hotel Hilton, infatti, è inclusa nelle previsioni di una variante urbanistica adottata dalla giunta Cioccetti il 30 settembre 1959. Ma l'approvazione del progetto relativo ai primo e al secondo lotto della "Panoramica" avviene soltanto dieci anni più tardi, con le delibere del Consiglio comunale n. 3047 e 3043 del 7 novembre 1967, sotto l'amministrazione Petrucci. Con delibera della Giunta comunale n. 8357 del 20 dicembre 1973, sotto la giunta monocolore Darida, è approvato il terzo lotto, che tuttavia non sarà mai realizzato a seguito della revoca statuita con delibera della Giunta n. 10708 del 24 novembre 1976, sotto l'amministrazione di sinistra guidata da Giulio Carlo Argan
  5. ^ Italo Insolera, Roma moderna, cit., pag. 295
  6. ^ Campidoglio, sfilata di ex dc per l'omaggio a Clelio Darida
  7. ^ Variante 1974 al piano regolatore generale di Roma
  8. ^ Il cui esito sarà tuttavia pressoché nullo a seguito della mancata approvazione da parte Regione Lazio
  9. ^ Piano successivamente annullato dal Tar
  10. ^ Italo Insolera, Roma moderna, cit., pag. 293. La linea invece di percorrere Via Cola di Rienzo e attestarsi a Piazza del Risorgimento, nei pressi della Basilica di San Pietro, fu spostata lungo Viale Giulio Cesare, su pressione dei commercianti sostenuti dal quotidiano "Il Messaggero".
  11. ^ L'altro tratto della stessa linea (Termini-Anagnina) era in corso di realizzazione da parte della Soc. SACOP; Cfr. Italo Insolera, Roma moderna, cit.
  12. ^ Travaglio, Barbacetto, Gomez, Mani Pulite la vera storia, editori Riuniti 2002, pp. 185-186
  13. ^ Sito web del Quirinale: dettaglio decorato.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • AA.VV., Interpretazioni di Roma. Contraddizioni urbanistiche e sociali nella “capitale del capitale”, anno I, n. 3, maggio/giugno 1978
  • Alberto Caracciolo, I Sindaci di Roma, Roma, Donzelli, 1993.
  • Clelio Darida, 60 dì... 60 dì..., Roma, Pagine, 2002.
  • Italo Insolera, Roma moderna: un secolo di storia urbanistica, Torino, Einaudi, 1983.
  • Grazia Pagnotta, All'ombra del Campidoglio: Sindaci e giunte di Roma dal dopoguerra al 1993, Roma, Il Manifesto, 1993.
  • Grazia Pagnotta, Sindaci a Roma: il governo della capitale dal dopoguerra a oggi, Roma, Donzelli, 2006.

Voci correlate[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]


Predecessore Sindaco di Roma Successore Roma-Stemma.png
Rinaldo Santini 1969 - 1976 Giulio Carlo Argan
Predecessore Ministro dei Rapporti col Parlamento Successore Emblem of Italy.svg
Adolfo Sarti 14 gennaio 1980 - 4 aprile 1980 Remo Gaspari
Predecessore Ministro delle Poste e Telecomunicazioni Successore Emblem of Italy.svg
Vittorino Colombo 4 aprile 1980 - 18 ottobre 1980 Michele Di Giesi
Predecessore Ministro della Funzione Pubblica Successore Emblem of Italy.svg
Massimo Severo Giannini 21 ottobre 1980 - 28 giugno 1981 Dante Schietroma
Predecessore Ministro di Grazia e Giustizia Successore Emblem of Italy.svg
Adolfo Sarti 23 maggio 1981 - 4 agosto 1983 Fermo Mino Martinazzoli
Predecessore Ministro delle Partecipazioni Statali Successore Emblem of Italy.svg
Gianni De Michelis 4 agosto 1983 - 28 luglio 1987 Luigi Granelli

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