Sinistra Cristiana

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Franco Rodano e Laura Garroni

Il Movimento dei Cattolici Comunisti, poi denominato (Partito della) Sinistra Cristiana, venne fondato da Franco Rodano e Adriano Ossicini durante la Resistenza e nel dicembre 1945 confluì nel PCI. Rodano fu un ascoltato consigliere di Enrico Berlinguer ed è passato alla storia come uno degli ideologi della strategia del compromesso storico.

Processo di formazione del Movimento[modifica | modifica sorgente]

I cattolici filo-marxisti, inizialmente, si organizzarono in un gruppo composto, oltre che da Rodano, anche da Ossicini, Marisa Cinciari, le sorelle Laura e Silvia Garroni, Romualdo Chiesa, Mario Leporatti e Tonino Tatò[1]. Nella primavera del 1941, Franco Rodano, don Paolo Pecoraro e Adriano Ossicini elaborarono il “Manifesto del Movimento cooperativista”, in cui si sostenne la necessità di un immediato impegno dei cattolici contro il fascismo, tentando di conciliare i concetti di proprietà e di libertà con quelli di un socialismo umanitario[2]. Dopo di ciò, il gruppo si costituì in Partito Cooperativista Sinarchico (PCS) e cominciò a collaborare clandestinamente e dall'esterno con il Partito Comunista Italiano. Nel 1942, il PCS divenne Partito Cristiano Comunista: aderirono al movimento Felice Balbo e Fedele D'Amico; Ossicini, insieme a Lucio Lombardo Radice (PCI) e Amedeo Coccia, fondò il giornale clandestino “Pugno chiuso”[3].

Attività antifascista dei cattolici comunisti[modifica | modifica sorgente]

Il 5 maggio 1941, all’università, gli studenti del PCC organizzarono un lancio di “stelle filanti” recanti scritte antifasciste[4]; furono arrestati Mario Leporatti, Giorgio Castaldo, Tullio Migliori e Romualdo Chiesa; quest'ultimo, pur essendo trattato con durezza, non fece alcun nome[5] e venne scarcerato.

Il 18 maggio 1943, a seguito di una retata furono arrestati e incarcerati Rodano, Ossicini e la Cinciari[6]. Pur essendo violentemente malmenato per alcuni giorni, Ossicini ammise soltanto di aver espresso critiche alla legislazione razziale del fascismo in un colloquio avuto alcuni giorni prima con monsignor Domenico Tardini, in quanto contrastante - a suo parere - con la dottrina cristiana. [7]. Non essendo emersi elementi probanti del suo coinvolgimento nella lotta antifascista e grazie all'intercessione del Vaticano, Ossicini fu rilasciato il 23 luglio successivo, in attesa di essere condannato al confino politico[8]. La caduta del fascismo vanificò anche tale evenienza ma fu ammonito da Papa Pio XII a non commettere ulteriori errori per il futuro.

I cattolici comunisti e la Resistenza[modifica | modifica sorgente]

Romualdo Chiesa, martire alle Fosse Ardeatine

Il 10 settembre 1943, con i tedeschi alle porte, due gruppi di volontari, aderenti al movimento, si dettero appuntamento in Via Galvani, per armarsi e combattere in difesa di Roma. Il primo gruppo, formato da studenti, era comandato da Romualdo Chiesa; il secondo, di operai di Monte Mario, era comandato da Adriano Ossicini e da Armando Bertuccioli[9]. Il movimento ebbe il battesimo del fuoco a porta San Paolo e, immediatamente dopo la resa di Roma, prese il nome di Movimento dei Cattolici Comunisti[10].

Il 30 settembre Giulio Andreotti con lettera agli esponenti del movimento espresse "a nome del Papa" la contrarietà a una collaborazione sic et simpliciter tra cattolici e Partito Comunista[11]. Contemporaneamente De Gasperi e Spataro formularono a Ossicini e Rodano la richiesta di far confluire il movimento nella Democrazia Cristiana; Ossicini rifiutò e Rodano prospettò addirittura un ingresso del movimento nel PCI; ciò creò la prima frattura tra i due[12].

Il nuovo soggetto politico chiese di aderire al Comitato di Liberazione Nazionale ma non venne ammesso per l'opposizione della Democrazia Cristiana; gli si consentì, peraltro, di essere rappresentato, in seno al comitato, dal Partito Democratico del Lavoro di Meuccio Ruini[13]. Il movimento si dotò anche di un giornale clandestino, "Voce Operaia", pubblicato a cura di Amedeo Coccia.

Nella sagrestia della chiesa di Santa Maria in Cappella fu ricavato un deposito di armi del MCC. Ossicini svolse anche alcune azioni nel viterbese, nelle Marche e ai Castelli romani; il 1º febbraio 1944 fu arrestato in una retata in Via del Corso. Condotto in questura, riuscì a evadere sotto al naso della polizia fascista, riacquistando la libertà[14].

Romualdo Chiesa, dopo essere sfuggito tre volte alla cattura, fu arrestato dai tedeschi il 15 febbraio 1944[15], a seguito di una denuncia da parte di una spia delle SS. Condotto nel carcere di via Tasso, venne torturato per giorni, fino quasi a perdere la vista. Il 24 marzo venne portato nelle cave di pozzolana lungo la via Ardeatina dove venne fucilato nell'Eccidio delle Fosse Ardeatine, conseguenza dell'azione partigiana in via Rasella.

Nascita e dissoluzione di Sinistra Cristiana[modifica | modifica sorgente]

Adriano Ossicini all'epoca della sua elezione al Senato

Dopo la liberazione di Roma, gli spazi politici del movimento si restrinsero per il rafforzarsi della DC come unica rappresentanza dei cattolici italiani; tale linea era condivisa dallo stesso Togliatti[16].

Il 9 settembre 1944, il MCC divenne Partito della Sinistra Cristiana, con la confluenza del movimento cristiano-sociale di Gabriele De Rosa ma, tra il gennaio e il maggio del 1945, l'Osservatore Romano riaffermò che solo la DC aveva titolo di rappresentare i cristiani in politica[16].

Il 7 dicembre 1945, un congresso straordinario decretò lo scioglimento definitivo della Sinistra cristiana; Rodano, Balbo, De Rosa, Tonino Tatò, Marisa Cinciari, Giglia Tedesco e Luciano Barca entrarono nel PCI; essi costituirono una corrente minoritaria ma fondamentale del partito, evolutasi anche, dopo lo scioglimento del PCI, nei partiti che da esso sono scaturiti. Ossicini abbandonò temporaneamente la politica poi, dal 1968 al 1992, fu eletto al Senato come indipendente di Sinistra, nelle liste del PCI.

La confluenza nel partito di Togliatti segnò la rottura dei cattolici comunisti con un altro gruppo politico della sinistra cristiana, il Partito Cristiano Sociale di Gerardo Bruni, che mantenne una posizione di autonomia a sinistra.

I membri della Sinistra Cristiana furono spesso definiti cattocomunisti.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Adriano Ossicini, Un’isola sul Tevere, Editori Riuniti, Roma, 1999, pag. 143
  2. ^ Adriano Ossicini, cit., pag. 142-143
  3. ^ Adriano Ossicini, cit., pag. 151-152
  4. ^ Adriano Ossicini, cit., pag. 144
  5. ^ Adriano Ossicini, cit., pag. 144-146
  6. ^ Adriano Ossicini, cit., pag. 152 e succ.ve
  7. ^ Adriano Ossicini, cit., pag. 176
  8. ^ Adriano Ossicini, cit., pag. 181 e succ.ve
  9. ^ Adriano Ossicini, cit., pag. 196-197
  10. ^ Adriano Ossicini, cit., pag. 199
  11. ^ Adriano Ossicini, cit., pag. 186-187
  12. ^ Adriano Ossicini, cit., pag. 187
  13. ^ Adriano Ossicini, cit., pag. 201
  14. ^ Adriano Ossicini, cit., pag. 214
  15. ^ CHIESA Romualdo (1922-1944). URL consultato il 10-11-2013.
  16. ^ a b Adriano Ossicini, cit., pag. 244

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Carlo Felice Casula, Cattolici comunisti e sinistra cristiana 1938-1945, Il Mulino, Bologna 1976
  • Francesco Malgeri, La sinistra cristiana (1937-1945), Morcelliana, Brescia 1982
  • Augusto Del Noce, Il cattolico comunista, Rusconi, Milano 1981
  • Rosanna M. Giammanco, The Catholic-Communist Dialogue in Italy: 1944 to the Present, Praeger, New York 1989
  • David Kertzer, Comrades and Christians: Religion and Political Struggle in Communist Italy, Cambridge University Press, New York 1980

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]