Lotta Continua
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Lotta Continua, forma breve LC, fu una delle maggiori formazioni della sinistra extraparlamentare italiana, di orientamento comunista[1] rivoluzionario, tra la fine degli anni sessanta e la prima metà degli anni settanta.
Nacque nell'autunno del 1969 in seguito a una scissione in seno al Movimento operai-studenti di Torino che aveva infiammato l'estate delle lotte all'università e alla Fiat (l'altra parte si costituì in Potere operaio, con base nel nord-est).
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[modifica] Storia del movimento
[modifica] Origini: lo "spontaneismo"
Lotta Continua venne fondata nel 1969, in contiguità ideologica e territoriale con "Il potere operaio pisano". Il primo numero del quotidiano omonimo, organo ufficiale di stampa del movimento politico, uscì nel novembre di quell'anno.
Dalla nascita all'inizio del 1972 LC ebbe forte connotazione spontaneistica, trovando in Adriano Sofri un leader carismatico.
La sua dirigenza si compose nei vertici anche di Giorgio Pietrostefani, Mauro Rostagno, Guido Viale, Cesare Moreno, Paolo Brogi, Carla Melazzini e Marco Boato.
[modifica] La dottrina dello "scontro generale" e la svolta accentratrice
Il 2 marzo 1972 Maurizio Pedrazzini, militante del movimento, si trovava sotto l'abitazione dell'onorevole del Movimento Sociale Italiano Franco Servello, in possesso di una pistola. Un colpo sfuggitogli allarmò i vicini di Servello, e Pedrazzini fu subito arrestato.[2] (morirà nel 1988 a Innsbruck in un conflitto a fuoco con la polizia austriaca).
Ad aprile di quell'anno, dal 1 al 3 si svolse a Rimini il Terzo Convegno Nazionale del movimento, al termine del quale si approvò la linea detta dello scontro generale con la borghesia e lo Stato.
Di fatto da allora al 1974 vi fu un notevole accentramento dell'organizzazione; questo fu detto motivato dalla necessità di dotare il movimento di mezzi che concorressero a sostenere l'aumento di intensità nello scontro che proprio il convegno aveva propugnato.
Il 29 ottobre dello stesso anno Luca Mantini e Giuseppe Romeo, due ex membri di LC passati all'organizzazione armata di estrema sinistra Nuclei Armati Proletari (NAP), morirono nel corso di una rapina a Firenze.
Tuttavia a partire proprio da quell'anno Lotta Continua vide una apertura verso i nuovi movimenti emergenti.
[modifica] Uscita dall'area extraparlamentare e scioglimento
Dal 7 al 12 gennaio del 1975 LC effettuò a Roma il Primo Congresso Nazionale. Con votazione per la prima volta a scrutinio segreto fu eletto un Comitato nazionale.
Cominciò l'era detta della discussione collettiva e fu presa la decisione di votare alle regionali per il Partito Comunista Italiano.
Il 20 giugno 1976 Lotta Continua si presentò per la prima volta alle elezioni politiche, facendo liste comuni con il PdUP, Avanguardia Operaia e Movimento Lavoratori per il Socialismo. Il risultato non fu elevato: 556.000 voti, 1,51%, 6 eletti di cui solo uno Mimmo Pinto appartenente a LC. Significativa fu comunque la scelta della partecipazione ad una competizione elettorale.
Tra il 31 ottobre e il 5 novembre 1976 Lotta Continua effettuò a Rimini il Secondo Congresso Nazionale che vide uno scontro tra il gruppo dirigente e la componente femminile del movimento.
Le svolte verso il parlamentarismo, e l'allontanarsi dall'area extraparlamentare non salvarono però l'organizzazione che si dissolse proprio dopo quel congresso senza alcuna dichiarazione ufficiale, sebbene il quotidiano, per la direzione di Enrico Deaglio, continuò a uscire fino al 1982.
Molti reduci del movimento e fuorisciti di Potere Operaio fondarono nel 1976 Prima Linea, il cui nome derivò dal fatto che i membri del servizio d'ordine di Lotta continua si trovavano appunto in "prima linea" durante le manifestazioni
[modifica] La "lobby di Lotta Continua"
I molti che non aderirono a Prima Linea restarono di fatto orfani del proprio movimento politico di riferimento.
Alcuni resteranno in politica. Marco Boato e Mimmo Pinto entreranno nel Partito Radicale; Luigi Manconi aderìrà prima ai Verdi e poi ai DS; altri diventeranno simpatizzanti del Partito Socialista Italiano ed in particolare sostenitori delle posizioni di Bettino Craxi al tempo del suo segretariato.
Molti ex esponenti del "quotidiano del partito" resteranno nel mondo dell'informazione, in cui occupano oggi di fatto ruoli strategici, chi lavorando in televisione (Rai, Fininvest e La7) chi su varie testate giornalistiche. Tra i più noti Gad Lerner e Paolo Liguori.
La permanenza di membri dell'associazione in ruoli di potenziale influenza sull'opinione pubblica ha fatto sì che si parli spesso [3] di lobby di Lotta Continua.
Il termine fu particolarmente utilizzato quando molti ex esponenti, come ad esempio lo stesso Lerner, fecero discussioni relative alla necessità di una grazia per Adriano Sofri, che di fatto ufficialmente mai la richiese, ritenendo la cosa incompatibile con il fatto di ritenersi innocente per il reato per cui è stato condannato.
[modifica] Persone che aderirono a Lotta Continua
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Vi furono altri che furono vicini al movimento senza mai esservi affiliati ufficialmente.
Alcuni prestarono le esigenze di legge come direttori responsabili del quotidiano del movimento. Tra questi il giornalista Giampiero Mughini e Pio Baldelli.
[modifica] Il caso Calabresi
| Per approfondire, vedi la voce Omicidio Calabresi. |
Dopo la morte di Giuseppe Pinelli, il giornale del movimento condusse una violenta campagna contro il commissario Luigi Calabresi, additato come responsabile della sua morte. La campagna venne sostenuta anche da molti giornali e riviste.
Quando Calabresi morì assassinato in un agguato il 17 maggio 1972 il giornale titolò: Ucciso Calabresi, il maggior responsabile dell'assassinio Pinelli.
Dopo l'assassinio del Commissario Calabresi le indagini furono assai lente. Ci furono molti depistaggi e il caso rimase a lungo uno dei misteri d'Italia.
Nel 1988, sedici anni dopo i fatti, Leonardo Marino, nel 1972 militante di LC, confessò davanti ai giudici di essere stato uno dei due membri del commando che aveva ucciso il commissario. Disse di aver guidato l'auto usata per l'omicidio, e accusò Ovidio Bompressi di aver esploso i colpi che uccisero Calabresi; aggiunse che ricevettero l'ordine di compiere l'omicidio da Adriano Sofri e Giorgio Pietrostefani, allora leader del movimento.
Marino descrisse i particolari dell'attentato. Il delitto fu accuratamente preparato, le armi furono prelevate da un deposito il giorno 14 maggio, la macchina fu rubata nella notte del 15 maggio, il delitto fu eseguito il 17 maggio.
Vi furono riscontri alle sue parole anche nelle intercettazioni telefoniche allegate agli atti del processo.
Dopo una lunga vicenda giudiziaria, la magistratura ritenne attendibile la testimonianza di Marino (di fatto la prova principale) e condannò come esecutori Leonardo Marino e Ovidio Bompressi, Giorgio Pietrostefani e Adriano Sofri come mandanti.
A Bompressi, Sofri e Pietrostefani fu comminata la pena di 22 anni di carcere con sentenza definitiva. Marino fu inizialmente condannato ad una pena ridotta di 11 anni in quanto collaboratore di giustizia. Questa riduzione di pena gli garantirà nel 1995 la prescrizione del reato, come da sentenza della corte d'Assise d'Appello.
La confessione di Marino e l'attendibilità che gli fu attribuita furono oggetto di critiche da parte della difesa dei tre chiamati in correità e da un movimento di opinione.
Tra i suoi esponenti si trovarono tra gli altri giornalisti come Giuliano Ferrara, ex appartenti a Lotta Continua come Gad Lerner, ex collaboratore del giornale, ex esponenti del Soccorso Rosso Militante come Dario Fo e alcuni tra gli autori della campagna di stampa contro Calabresi che ne precedette l'assassinio.
Il pentito, afferma la loro tesi innocentista, sarebbe caduto in contraddizioni durante il processo, che lo avrebbero portato a correggere diverse volte la propria testimonianza nelle parti che riguardavano la partecipazione come mandanti di Adriano Sofri e Giorgio Pietrostefani.
L'11 settembre 2008, in un articolo su Il Foglio Adriano Sofri, per la prima volta, ha ammesso implicitamente di conoscere gli autori del delitto: «L’omicidio di Calabresi ... fu l’azione di qualcuno che, disperando della giustizia pubblica e confidando sul sentimento proprio, volle vendicare le vittime di una violenza torbida e cieca. »
[modifica] L'omicidio di Alceste Campanile
| Per approfondire, vedi la voce Omicidio di Alceste Campanile. |
Alceste Campanile, militante di Lotta Continua, venne assassinato in circostanze misteriose il 12 giugno 1975 nei dintorni di Reggio Emilia.
Sia il padre che il giornale Lotta Continua avanzarono ripetutamente ipotesi di connessioni tra l'omicidio e il mondo dell'estrema sinistra, principalmente legate al caso del rapimento di Carlo Saronio.
Anni dopo l'omicidio fu confessato da Paolo Bellini, vecchio conoscente di Campanile e militante di estrema destra.
[modifica] Voci correlate
[modifica] Bibliografia
- Luigi Bobbio, Lotta Continua - Storia di un'organizzazione rivoluzionaria, Savelli,1979
- Leonardo Marino, La verità di piombo. Io, Sofri e gli altri, Ares,1992. ISBN 8881551810
- Claudio Rinaldi, "Sette anni di guai", L'Espresso, 5 settembre 1996 (lungo articolo che riepiloga la storia di Lotta Continua)
- Aldo Cazzullo, I ragazzi che volevano fare la rivoluzione. 1968-1978: storia di Lotta continua, Mondadori, 1998. ISBN 9788820042080
- Bruno Babando, Non sei tu l'Angelo Azzurro. Una tragedia del Settantasette torinese, Marcovalerio, 2008. ISBN 978-88-7547-120-0
- Stefano Borselli (a cura di), Ex comunisti. Addio a Lotta Continua, Rubbettino, 2008. ISBN 978-88-498-2147-5
- Andrea Casalegno, L'attentato, Chiarelettere, 2008. ISBN 978-88-6190-052-3
- Giampiero Mughini, Gli anni della peggio gioventù. L'omicidio Calabresi e la tragedia di una generazione, Mondadori, 2008. ISBN 978-88-0459-211-2
[modifica] Note
- ^ Per il comunismo è il titolo dell'editoriale di Lotta Continua (ancora settimanale) Anno II, numero 14, luglio 1970
- ^ Leonardo Marino : La verità di piombo, Ares, 1992
- ^ come fonte non sospetta si veda: Enrico Deaglio, Caso Sofri Show, Diario, 25 luglio 2003

