Rcs MediaGroup

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RCS MediaGroup
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Tipologia Società per azioni
Borse valori
Fondazione 1997 a Milano, Italia

Fondata da

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Chiusa

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Sede principale

Via San Marco, 21 - 20121 Milano

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Filiali

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Persone chiave

Piergaetano Marchetti, presidente
Gabriele Galateri di Genola, Vice Presidente
Antonello Perricone, amministratore delegato

Settore

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Prodotti

quotidiani, libri, periodici

Fatturato

2,38 mld euro (2006)

Margine d'intermed.

Risultato operativo

Utile netto

Dipendenti 5.179 (2006)
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Note {{{note}}}
Sito web www.rcsmediagroup.it

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Progetto Economia

Rcs MediaGroup è il primo gruppo editoriale italiano, è impegnato nei quotidiani, nei libri, nei periodici, nelle radio, sul web, nella televisione e nella raccolta pubblicitaria.

È quotato alla Borsa di Milano.

Indice

[modifica] Storia

[modifica] Dalla fondazione agli Anni Settanta

Angelo Rizzoli, figlio di un ciabattino analfabeta, imparò il mestiere di tipografo in orfanotrofio. Nel 1927 si mise in proprio aprendo la tipografia “A. Rizzoli & C.” in piazza Carlo Erba. La sua carriera di imprenditore nel campo dell'editoria iniziò con l'acquisto, dalla Mondadori, del quindicinale Novella, sul quale, al tempo, venivano pubblicati racconti di Gabriele D'Annunzio e Luigi Pirandello. Nel 1930 Novella divenne un periodico femminile, raggiungendo ben presto la tiratura di 130.000 copie.
A Novella seguirono Annabella, Bertoldo, Candido, Omnibus, Oggi e L'Europeo. Dopo i periodici, Rizzoli iniziò nel 1949 a pubblicare anche libri.
Nel 1952 l'azienda assunse il nome di Rizzoli Editore.
Nel 1960 si trasferì nella sede di Cimiano in via Civitavecchia (oggi via Rizzoli), alla periferia nordest di Milano.

[modifica] Dai Rizzoli alla P2

Il 12 luglio 1974 il gruppo Rizzoli, primo gruppo editoriale italiano, acquisì la proprietà della società editrice del Corriere della Sera, il primo quotidiano italiano. L'Editoriale Corriere della Sera pubblica anche i settimanali Amica, La Domenica del Corriere, Corriere dei Piccoli ed altri. La società venne rinominata Rizzoli-Corriere della Sera (RCS). Angelo Rizzoli jr, detto Angelone, nipote del fondatore Angelo Rizzoli e guida dell'omonimo gruppo editoriale, commise l'errore di non accontentarsi del pacchetto di controllo, ma di volere per sé il 100% della società editrice e comprò anche le quote di Angelo Moratti e Gianni Agnelli. Acquisendo il Corriere Rizzoli jr. realizzò il suo sogno di imprenditore, ma dovette anche fare i conti con un enorme indebitamento.
Il 10 ottobre 1975 Angelo Rizzoli comunicò ai sindacati che il deficit patrimoniale era di 20 miliardi di lire. Sui 3.500 dipendenti, 500 erano in esubero. L'editore però rassicurò i sindacati: il gruppo intendeva espandersi e consolidarsi. Infatti nel 1976 la RCS mise a segno due colpi: l'acquisto della rete tv Telemalta e del maggiore quotidiano del sud, Il Mattino. Nel 1977 altre tappe dell'espansione furono l'acquisizione della Gazzetta dello Sport, il primo quotidiano sportivo italiano, e il controllo azionario di due giornali locali, Alto Adige e Il Piccolo di Trieste.

In pochi anni il peso dei debiti divenne un macigno, da cui la casa editrice non riuscì più a risollevarsi. Cercando finanziamenti in tutte le direzioni, finì per accettare l'offerta di Roberto Calvi (presidente del Banco Ambrosiano) e Licio Gelli, che diventarono i veri padroni della casa editrice. Nel luglio 1977 il Banco procedette ad una prima iniezione di denaro fresco: 20 miliardi. Rizzoli coprì il nome dei suoi occulti finanziatori. Con il nuovo assetto finanziario salì alla cabina di comando Bruno Tassan Din, che diventò il braccio destro di Angelo Rizzoli nella gestione del gruppo. La solidità della RCS dipese ora dalle buone relazioni con i partiti politici, "intrecci" che il padre di Angelo aveva sempre accuratamente evitato.
Nel 1979 Rizzoli e Tassan Din lanciarono una nuova iniziativa che doveva portare buoni frutti: il quotidiano popolare L'Occhio. Diretto da Maurizio Costanzo, noto giornalista televisivo, e venduto a 200 lire (cento in meno degli altri quotidiani), il nuovo giornale si rivelò in poco tempo un fiasco. La RCS perse così altri miliardi. Nel 1980 il deficit del gruppo raggiunse l'enorme cifra di 150 miliardi. Rizzoli si salvò dal crac solo cedendo l'intera casa editrice alla banca presieduta da Roberto Calvi.
Quando una nuova ricapitalizzazione divenne inevitabile, Roberto Calvi, volle annunciare pubblicamente il suo soccorso alla casa editrice. Calvi, però disse soltanto metà della verità: nei 150 miliardi, oltre al Banco, c'era anche un conferimento, nascosto, dello IOR, la banca della Città del Vaticano.
Nel 1981 sia Angelo Rizzoli jr sia l'amministratore delegato del gruppo, Bruno Tassan Din furono coinvolti nello scandalo del dissesto del Banco Ambrosiano e della P2.

[modifica] Salvataggio e ripresa

Nell'ottobre 1982, dopo la morte di Roberto Calvi, la RCS riesce ad evitare il fallimento ottenendo dal Tribunale di Milano l'amministrazione controllata. Si procede ad un drastico ridimensionamento: vengono chiusi L'Occhio, il Corriere d'Informazione, i supplementi settimanali e la rete televisiva. Vengono venduti Il Piccolo (al gruppo Monti), l'Alto Adige e Il Lavoro. L'amministrazione controllata dura due anni e porta ad una sensibile riduzione del deficit.
Nel 1984 il gruppo, risanato, è pronto per cercarsi un nuovo acquirente: vince la gara una cordata in cui entrano nomi importanti dell'industria e della finanza nazionali. La notizia viene diffusa il 4 ottobre: la finanziaria Gemina (holding posseduta dalla famiglia Agnelli insieme a Mediobanca) ha fatto l'offerta vincente (la cui entità non viene resa nota). Fra i soci di Gemina vi sono anche il gigante della chimica Montedison e la finanziaria bresciana Mittel[1].

Nel 1986 il gruppo prende il nome di Rcs Editori, capogruppo di tutte le altre società (Rcs Quotidiani, Rcs Periodici, Rcs Pubblicità ed altre). Sotto il controllo del nuovo gruppo entrano anche i marchi Bompiani, Fabbri Editori, Sonzogno e Sansoni. I giornali del gruppo vendono bene ed anche la pubblicità è aumentata, così la RCS alla fine dell'anno vede passare gli utili da 29 a 55 miliardi di lire[2].

Nel 1997 nasce HdP - Holding di Partecipazioni Industriali dalla scissione di Gemina delle attività industriali: il 100% del gruppo editoriale RCS, la maggioranza del gruppo di moda abbigliamento GFT NET, e dell'azienda di abbigliamento e calzature sportive Fila. Dopo una prima fase di gestione come holding diversificata, HdP ha concentrato le proprie risorse nei soli settori dell'editoria e della comunicazione. Dismesse le società GFT NET e Fila, HdP ha posto in essere, con effetto dal 1 gennaio 2003, un piano di integrazione delle proprie attività con quelle di RCS.

[modifica] Da HdP a RCS MediaGroup

Il 1 maggio 2003 HdP cambia il nome in RCS MediaGroup.
Nell'estate del 2005 l'immobiliarista Stefano Ricucci si è reso protagonista di un tentativo di scalata alla maggioranza del gruppo arrivando a possedere circa il 20 per cento delle azioni. La scalata è fallita in seguito alle indagini giudiziarie dell'inchiesta soprannominata bancopoli.

Oggi Rcs è il primo gruppo editoriale per fatturato se si calcolano tutti i suoi interessi (quotidiani, periodici, libri, TV, radio, pubblicità, Internet etc) ma il confronto con i concorrenti è reso complesso dal fatto che questi ultimi non coprono la totalità dei settori a cui è interessata Rcs (Mondadori ad esempio non ha quotidiani e il Gruppo editoriale L'Espresso non edita libri).

Dal 2006 l'amministratore delegato è Antonello Perricone, succeduto al dimissionario Vittorio Colao.

Nel Gennaio 2008 la RCS ha affrettatamente terminato le edizioni di Newton senza fornire spiegazioni ai lettori, aggiungendo agli abbonati una nota in cui si ventila lo spostamento delle quote di abbonamento residuo ad altra rivista del gruppo.

[modifica] Sedi e divisioni operative

La Rizzoli era presente, fino a pochi anni fa, sul territorio nazionale con varie librerie, oggi acquisite dal gruppo Feltrinelli. Resta aperta solamente la storica libreria Rizzoli nella Galleria Vittorio Emanuele II a due passi dal Duomo di Milano; libreria che resta ancora oggi uno storico punto di ritrovo dell'ambiente culturale meneghino. Oggi le sedi principali del gruppo sono quelle di via Rizzoli 2 (periodici), di via Solferino 28 (quotidiani) e di via Mecenate 91 (libri e pubblicità), tutte a Milano. Presto tuttavia la sede storica di via Rizzoli (fatta costruire sulle rive del Lambro da Angelo Rizzoli detto "il cumenda") dovrebbe essere demolita e i periodici dovrebbero passare in via Mecenate.

[modifica] Attività all'estero

All'estero Rcs controlla tra l'altro il quotidiano spagnolo El Mundo e il gruppo editoriale francese Flammarion. Negli Stati Uniti controlla la Rizzoli Publications e la Universe Publishing. Ad inizio 2007 RCS acquisisce il controllo di Recoletos per 1,1 miliardi di euro, uno dei più importanti editori spagnoli.

[modifica] Azionariato: il patto di sindacato

Al 26 gennaio 2008, il 63,527% del capitale ordinario di Rcs MediaGroup era controllato da un patto di sindacato di blocco e consultazione siglato tra i suoi maggiori azionisti[3].

Al 15 maggio 2008, l' azionariato di RCS MediaGroup S.p.A., aggiornato secondo le comunicazioni pervenute alla Consob, è così composto :


Il 18 gennaio 2008 il gruppo Unicredit è uscito dal patto cedendo all'interno del patto stesso il 2,02% posseduto da Capitalia Partecipazioni Spa.

Tra gli altri azionisti rilevanti (con quote maggiori del 2%), aggiornati al 15/5/2008:

  • Gruppo Benetton - 5.001%; tramite Edizione Holding
  • Gruppo UBS - 5.951%; tramite Ubs Fiduciaria Spa
  • Banco Popolare - 5.951%
  • Si.To. Financiere S.A. - 5.140%; tramite Partecipazioni Editoriali Srl
  • Giuseppe Rotelli - 3.949%; tramite Pandette Finanziaria Srl. Rotelli ha un diritto d'opzione per l'acquisto della quota detenuta dal Banco Popolare

[modifica] Fonti

Alberto Mazzuca, La erre verde: ascesa e declino dell'impero Rizzoli, Milano, Longanesi, 1991.

[modifica] Voci correlate

[modifica] Collegamenti esterni

[modifica] Bibliografia

  • La Erre verde, Alberto Mazzuca. Milano: Longanesi, 1991.
  • La stampa italiana nell'età della tv, Valerio Castronovo e Nicola Tranfaglia. Roma-Bari: Laterza, 1994.

[modifica] Note

  1. ^ La stampa italiana nell'età della tv,a cura di Valerio Castronovo e Nicola Tranfaglia, Laterza, Roma-Bari, 1994, pag. 32.
  2. ^ La stampa italiana nell'età della tv,a cura di Valerio Castronovo e Nicola Tranfaglia, Laterza, Roma-Bari, 1994, pag. 35.
  3. ^ Fonte: annuncio pubblicato il 26-01-2008 su Il Corriere della Sera a cura di Rcs Mediagroup


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