Maiolica

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Spagna, Malaga, grande recipiente con nave che salpa, 1425-1450, Victoria and Albert Museum
Maiolica di Orvieto, brocca, 1275-1375, National Gallery of Victoria
Urbino, Francesco Xanto Avelli, piatto con inondazione del Tevere, 1531, Castello Sforzesco

La maiolica è un tipo di vasellame caratterizzato da un corpo ceramico poroso, rivestito prevalentemente, per immersione, di uno smalto stannifero (o tutt'al più piombico). Il nome deriva da quello dell'isola di Maiorca uno dei centri più attivi in tale smercio nel medioevo. All'estero invece è nota spesso come "faïence", dalla città di Faenza che per secoli ne fu tra i maggiori produttori europei.

In senso stretto e specialistico la "maiolica" è solo quella smalto stannifero. In senso lato, anche sui dizionari, viene considerata maiolica tutta la terracotta smaltata, più propriamente è da intendersi maiolica qualsiasi oggetto in biscotto rivestito di smalto bianco, decorato e ricotto con o senza velature di cristallina.

Storia[modifica | modifica sorgente]

Fin dalla preistoria, in tutte le culture, l'uomo si servì di argilla impastata con acqua e fatta seccare al sole per fabbricare recipienti, utili soprattutto a contenere, trasportare e conservare la preziosissima acqua. L'uso della cottura a fuoco permise un miglioramento tecnico, con la scoperta della cosiddetta terracotta, più resistente. Tale materiale aveva però l'inconveniente di essere poroso e di lasciar trasudare i liquidi, per questo, sin dai tempi più remoti, l'uomo cercò di trovare il modo di rivestire la terracotta rendendola impermeabile, grazie a coperture argilloso-alcaline. Gli egizi furono i primi a scoprire la tecnica altamente efficace dell'invetriatura, tutt'oggi in uso, trasmettendola agli altri popoli del Mediterraneo e poi a tutto il mondo. Nel mondo greco nacque il termine "ceramica" (da κέραμος, kéramos, che significa "argilla", "terra da vasaio") e si diffuse un tipo di produzione molto raffinato, diverso però dall'invetriatura a smalto siliceo degli egizi[1].

Tale tecnica sopravvisse e si sviluppò però in Oriente, e a metà del Medioevo i paesi islamici potevano sicuramente vantare la migliore produzione ceramica reperibile in Europa, smaltata, decorata a colori e, dal X-XI secolo, dotata di lustro metallico. Tali prodotti, caratterizzati da un forte contenuto di silice sia nella pasta che nel rivestimento, possono già essere chiamati "maiolica". La pellicola metallica di colore cangiante veniva ottenuta con riduzione da ossido o da solfuro e con un pigmento, forse scoperto in Egitto, ottenuto dallo zolfo combinato con ossido di argento, oro o platino (agente colorante) e con ossido di rame (lustrante)[2].

Nel XIII anche in Italia si avviò la produzione di un tipo di maiolica, diversa da quella islamica e più simile alla moderna terraglia, chiamata oggi maiolica arcaica, probabilmente arrivata in Occidenta da Alessandria d'Egitto. Si trattava di vasellame vario ricoperto da una semplice vernice bianca e opaca con ossido di stagno, l'ingubbiatura (all'inizio solo su alcune porzioni del vaso), su cui veniva scalfito un disegno decorativo e venivano tracciati alcuni segni coi pochi colori disponibili, per lo più verde pallido, bruno e giallo. La brillante copertura vitrea era ottenuta con vernice piombifera[3].

Nei secoli successivi, con il culmine nel XV secolo, dominò in tutta Europa la produzione ispano-moresca. Nei centri di Valencia (Manises), Granada, Barcellona e, in misura minore, in altre località dell'Andalusia e della Castiglia era stata messa a punto la tecnica dell'invetriatura con riflessi metallici, importata da Damasco e da Il Cairo. La ceramica islamica era ampiamente diffusa nelle classi sociali più elevate dell'Italia dei secoli XII e XIII, e uno dei porti più attivi in tale traffico commerciale, quello di Maiorca, diede il nome a questi prodotti. L'elevato costo di tali manufatti stimolò la nascita di produzioni locali che, ispirandosi ai prodotti orientali, si orientarono essenzialmente verso due tecniche: quella a vernice piombifera e quella a smalto stannifero. Quest'ultima è considerata la "maiolica" vera e propria, mentre la prima è denominata terracotta invetriata[3].

La maiolica fiorì fino a tutto il XVII secolo; nel secolo successivo fu surclassata dalla porcellana, restando un produzione di nicchia, praticata ancora oggi con fini per lo più decorativi.

Famiglie[modifica | modifica sorgente]

Inizi-XV secolo[modifica | modifica sorgente]

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Maiolica arcaica.

XVI secolo[modifica | modifica sorgente]

Il Cinquecento è il secolo d'oro della maiolica italiana. Richiesta dai signori, le stoviglie istoriate, ormai di svariate forme, facevano bella mostra nei saloni ed erano spesso affiancate da stoffe pregiate, suppellettili in oro e argento, a dimostrare la potenza economica del padrone di casa. La produzione ceramica fa in questo periodo un salto di qualità, arrivando a dialogare strettamente con la pittura coeva, con la nascita di botteghe di pittori specializzate in questo tipo di decorazioni[4].

XVII-XVIII secolo[modifica | modifica sorgente]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Falchi, cit., p. 3.
  2. ^ Falchi, cit., p. 6.
  3. ^ a b Falchi, cit., p. 8.
  4. ^ Falchi, cit., p. 18.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Rodolfo Falchi, La maiolica italiana, Edicart, Legnano (MI) 1994. ISBN 88-7774-493-6
  • Amedeo Benedetti, Vetro, terracotta e ceramica, in Bibliografia Artigianato. La manualistica artigiana del Novecento: pubblicazioni su arti e mestieri in Italia dall'Unità ad oggi, Genova, Erga, 2004, pp. 350-367. ISBN 88-8163-358-2

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]