I promessi sposi
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| I promessi sposi | |
| La copertina dell'edizione del 1840 del romanzo. | |
| Autore: | Alessandro Manzoni |
| Anno (1ª pubblicazione): |
1823 poi 1827 poi 1840 e 1842 |
| Genere: | romanzo |
| Sottogenere: | storico |
| Ambientazione: | Nord Italia |
| Anno di ambientazione: | 1628 - 1631 |
| Protagonista: | Renzo Tramaglino e Lucia Mondella |
| Antagonista: | Don Rodrigo. Conte Attilio, Conte Zio |
| Personaggi secondari: | Don Abbondio, Innominato, Padre Cristoforo, Padre Provinciale |
| Progetto Letteratura | |
I promessi sposi è un romanzo storico, scritto dal massimo esponente del panorama letterario milanese ottocentesco, Alessandro Manzoni, pubblicato fra il 1840 e il 1842, nel pieno Risorgimento italiano. Questo era un periodo in cui la letteratura veniva usata come uno strumento, attraverso il quale si diffondevano i valori culturali della società italiana:
- Senso dello Stato
- Senso della Società
- Senso della Religione
È considerato l'opera più rappresentativa del Risorgimento e del romanticismo italiani e una delle massime opere della letteratura italiana. Dal punto di vista strutturale è il primo romanzo moderno nella storia di tutta la letteratura italiana. L'opera ebbe anche un'enorme influenza nella definizione di una lingua nazionale italiana.
Indice |
[modifica] L'opera
La prima idea del romanzo risale al 24 aprile 1821, quando Manzoni cominciò la stesura del Fermo e Lucia, compose circa in un mese e mezzo, i primi due capitoli e la prima stesura dell'Introduzione; interruppe però il lavoro per dedicarsi al compimento dell'Adelchi e al progetto , poi accantonato, di un'altra tragedia, Spartaco. Dall'aprile del 1822 il Fermo fu ripreso con maggiore lena e portato a termine il 17 settembre 1823 (sarebbe stato pubblicato nel 1915 da Giuseppe Lesca col titolo "Gli sposi promessi"). In questa prima edizione è presente, in nuce, la trama del romanzo e tuttavia, Il Fermo e Lucia non va considerato come laboratorio di scrittura utile a preparare il terreno al futuro romanzo, ma come opera autonoma, dotata di una struttura interna coesa e del tutto indipendente dalle successive elaborazioni dell'autore. Rimasto per molti anni inedito, il Fermo e Lucia viene oggi guardato con grande interesse. Seppure la tessitura dell'opera è meno elaborata di quella de I Promessi Sposi, nei quattro tomi del Fermo e Lucia si ravvisa un romanzo irrequieto a causa delle scelte linguistiche dell'autore che, ancora lontano dalle preoccupazioni che preludono alla terza ed ultima scrittura dell'opera, crea un tessuto verbale ricco, dove s'intrecciano e si alternano tracce di lingua letteraria, elementi dialettali, latinismi e prestiti di lingue straniere. Anche i personaggi appaiono meno edulcorati e forse più pittoreschi di quella che sarà la versione definitiva. Sullo sfondo la Lombardia del XVII secolo è dipinta come scenario non pacificato, il cui potere politico coincide con l'arbitrio del più forte, la cui ragione (come insegna La Fontaine) è sempre la migliore. Di fronte alle storture del potere spagnolo, l'autore stende la luminosa esperienza della Repubblica di Venezia, cui Fermo, e successivamente Renzo, giunge dopo la fallimentare esperienza della rivolta del pane.
Una seconda edizione dell'opera (la cosiddetta Ventisettana) fu pubblicata da Manzoni nel 1827, con il titolo I promessi sposi, storia milanese del sec. XVII, scoperta e rifatta da Alessandro Manzoni, e riscosse notevole successo.
Manzoni non era, tuttavia, soddisfatto del risultato ottenuto, poiché ancora il linguaggio dell'opera era troppo legato alle sue origini lombarde. Nello stesso 1827 egli si recò, perciò, a Firenze, per risciacquare - come disse - i panni in Arno, e sottoporre il suo romanzo ad un'ulteriore e più accurata revisione linguistica, ispirata al dialetto fiorentino considerato lingua unificatrice.
Tra il 1840 e il 1842, Manzoni pubblicò quindi la terza ed ultima edizione de I promessi sposi, la cosiddetta Quarantana, cui oggi si fa normalmente riferimento.
L'opera comprende una introduzione in cui compare l'inizio della trascrizione di un presunto manoscritto del'600 contenente il resoconto della storia di Renzo e Lucia, infine, in appendice c'è la Storia della Colonna infame; si tratta di un processo agli untori durante la peste del 1630.
[modifica] Trama
[modifica] In breve
I due protagonisti sono Renzo e Lucia, due giovani col desiderio di sposarsi ma a causa di una scommessa tra il potente don Rodrigo e il cugino don Attilio, tutto va all'aria. Don Abbondio, il curato che deve celebrare il matrimonio, è minacciato dai bravi, gli sgherri di don Rodrigo, e per paura si sottrae al suo impegno.
Per un caso fortunato, Lucia sfugge ad un rapimento ordinato da don Rodrigo e con l'aiuto di Fra Cristoforo si rifugia a Monza, in un convento. Qui la potente suor Gertrude, alla cui protezione è affidata, la inganna, e permette che venga rapita dagli uomini di un criminale, l'Innominato, a cui si è rivolto don Rodrigo. Portata al castello dell'Innominato, Lucia riesce a commuovere l'animo di quell'uomo indurito da tante crudeltà, ma anche tormentato dai rimorsi. L'Innominato si pente e si converte alla fede davanti al cardinale Federigo Borromeo. Lucia è libera e, più avanti, viene ospitata nella casa di don Ferrante a Milano.
Nel corso di questi avvenimenti Renzo, che ha raggiunto Milano, viene coinvolto in una protesta contro la mancanza di pane e sta per essere arrestato, ma la folla lo aiuta a fuggire. Riesce poi ad arrivare a Bergamo e a trovare ospitalità e lavoro presso un cugino. Intanto agli orrori della guerra si aggiungono quelli della peste: i Lanzichenecchi, le truppe mercenarie dell'esercito imperiale (calate in Lombardia dalla Germania per dare man forte alla Spagna contro il Ducato di Savoia e la Francia), diffondono il contagio.
A causa della peste Milano perde la maggior parte dei suoi abitanti. Anche Renzo e Lucia si ammalano ma riescono a guarire. Finalmente dopo tante tragiche vicende, i due promessi sposi si incontrano nel Lazzaretto di Milano, il luogo dove vengono portati i malati di peste e dove Renzo, disperato, è andato a cercare Lucia. Con l'aiuto di frate Cristoforo riescono a superare gli ostacoli che ancora si frappongono al loro matrimonio e si sposano. Si stabiliscono in un paese del Bergamasco e la loro vita diviene "da quel punto in poi, una delle vite più tranquille, delle più felici e delle più invidiabili". Renzo acquista con il cugino una piccola azienda tessile e Lucia, aiutata dalla madre, si occupa dei figli.
[modifica] "Questo matrimonio non s'ha da fare..."
La vicenda è ambientata in Lombardia tra il 1628 e il 1630, al tempo della dominazione spagnola.I due protagonisti principali sono Renzo e Lucia,due giovani che vivono in un non identificato paesino nei pressi del Lago di Como, allo sbocco del fiume Adda (forse Pescarenico, forse Olate, forse Acquate, oggi sobborghi di Lecco). Ogni cosa è pronta per il loro matrimonio quando un signorotto del luogo, il potente Don Rodrigo, scommette con il cugino che riuscirà ad impossessarsi di Lucia Mondella. Perciò il curato del paese, don Abbondio, durante la sua solita passeggiata serale, viene minacciato da due bravi di don Rodrigo, affinché non celebri il matrimonio tra lei e Renzo Tramaglino. Spaventatissimo, don Abbondio cede subito. Il giorno dopo imbastisce delle scuse a Renzo per prendere tempo e rinviare il matrimonio, approfittando della sua ignoranza.
Renzo però, parlando con Perpetua, donna che si prende cura di don Abbondio, capisce che qualcosa non quadra e costringe il curato a rivelare la verità. Si consulta così con Lucia e con la madre di lei, Agnese, e insieme decidono di chiedere consiglio a un avvocato, tale Azzecca-garbugli, che però si rivela essere in malafede. Così si rivolgono a padre Cristoforo, loro "padre spirituale", cappuccino di un convento poco distante. Fra Cristoforo decide di affrontare don Rodrigo, e si reca al suo palazzo, ma è un insuccesso: il signorotto accoglie con malumore il frate, intuendo il motivo della visita; il frate tenta di farlo recedere dal suo proposito, ma viene cacciato via in malo modo.
[modifica] La notte degl'imbrogli e de' sotterfugi
Intanto Agnese propone ai due promessi un matrimonio a sorpresa, pronunciando davanti al curato le frasi rituali alla presenza di due testimoni. Con molte riserve da parte di Lucia, il piano viene accettato, quando fra Cristoforo annuncia il fallimento del suo tentativo di convincere Don Rodrigo. Intanto don Rodrigo medita il rapimento di Lucia, e una sera dei bravi irrompono in casa sua, che però trovano deserta: Lucia, Agnese e Renzo sono a casa di don Abbondio per tentare di sorprenderlo, ma falliscono, e devono riparare al convento di fra Cristoforo, perché frattanto vengono a sapere del tentato rapimento.
[modifica] La fuga
I promessi giungono al convento di padre Cristoforo, il quale espone loro i suoi progetti. Infatti ha già deciso di far fuggire Renzo e Lucia, rispettivamente a Milano e a Monza e ha già scritto due lettere, una al padre Bonaventura del convento dei cappuccini di Milano e l'altra alla monaca di Monza per fare in modo che questi ospitino i due fuggitivi. Quindi, dopo aver pregato anche per don Rodrigo, i due si incamminano per poi separarsi il giorno dopo.
[modifica] L'Addio ai monti
Secondo quanto padre Cristoforo ha preordinato, Renzo, Lucia e Agnese scendono alle rive dell'Adda e salgono su una piccola barca. Qua i pensieri di Lucia sono trascritti dal Manzoni in pochi paragrafi, tuttavia riassumono perfettamente lo stato d'animo dei personaggi. Si ha un climax di sentimenti, la malinconia si fa sentire molto forte e suscita nel lettore un moto di compassione verso i personaggi.
[modifica] I tumulti di Milano
Renzo, a Milano, non potendo ricoverarsi nel convento indicatogli dal padre Cristoforo, dato che padre Bonaventura è in quel momento assente, rimane coinvolto nei tumulti scoppiati in quel giorno per il rincaro del pane. Renzo si fa trascinare dalla folla e pronuncia un discorso dove critica la giustizia, che stava sempre dalla parte dei potenti. È tra i suoi ascoltatori un birro in borghese, che cerca di condurlo in carcere ma Renzo, stanco, si ferma in un'osteria, dove il birro viene a conoscenza, con uno stratagemma, del suo nome. Andato via costui, Renzo si ubriaca e fa nuovi appelli alla giustizia con gli altri avventori. L'oste lo mette a letto e corre a denunciarlo. Il mattino dopo Renzo viene arrestato ma riesce a fuggire e ripara a Bergamo, nella Repubblica di Venezia, da suo cugino Bortolo, che lo ospita e gli procura un lavoro. Intanto la sua casa viene perquisita e viene fatto credere che sia uno dei capi della rivolta. Nel frattempo il conte Attilio, cugino di don Rodrigo, chiede a suo zio, membro del Consiglio Segreto, di far allontanare fra Cristoforo, cosa che il conte ottiene dal padre provinciale dei cappuccini.
[modifica] L'Innominato
Don Rodrigo chiede aiuto all'Innominato, potentissimo e sanguinario signore, che però da qualche tempo sta maturando una crisi di coscienza. Costui fa rapire Lucia da Egidio, con la complicità di Gertrude, sua amante, e Lucia viene portata al castello dell'Innominato. Lucia, terrorizzata, prega e supplica l'Innominato di lasciarla andare via e lo esorta a lasciarla libera e a redimersi dicendo che "Dio perdona molte cose per un atto di misericordia". La notte che segue è per Lucia e per l'Innominato molto intensa. La prima fa un voto di castità alla Madonna perché la salvi e quindi rinuncia al suo amore per Renzo. Il secondo trascorre una notte orribile, piena di rimorsi, e sta per uccidersi quando scopre, quasi per volere divino (le campane suonano a festa per la cittadina), che il cardinale Federigo Borromeo è in paese. Così la mattina si presenta in Chiesa per parlare con il cardinale. Il colloquio sconvolge l'Innominato, che si impegna a cambiare vita e per prima cosa libera Lucia, che viene ospitata da signori milanesi amici del Borromeo. Intanto il cardinale rimprovera duramente don Abbondio per non aver celebrato il matrimonio. Poco dopo scendono in Italia i lanzichenecchi, mercenari tedeschi che combattono nella guerra di successione al Ducato di Mantova, che mettono a sacco il paese di Renzo e Lucia e diffondono il morbo della Peste. Molti, tra cui don Abbondio, Perpetua e Agnese, trovano rifugio nel castello dell'Innominato, che si è fatto fervido campione di carità.
[modifica] La peste
Con i lanzichenecchi entra in Italia la peste: se ne ammalano Renzo, che guarisce, e don Rodrigo, che viene tradito e derubato dal Griso, il capo dei suoi bravi - che non godrà dei frutti del suo tradimento, contagiato anch'egli dalla peste. Renzo, guarito, torna al paese per cercare Lucia, preoccupato dagli accenni fatti da lei per lettera a un suo voto di castità fatto quando era dall'Innominato, ma non la trova, e viene indirizzato a Milano, dove apprende che si trova nel lazzaretto, il luogo in cui venivano isolati gli appestati. Qui trova anche padre Cristoforo, che scioglie il voto di Lucia e invita Renzo a perdonare don Rodrigo, ormai morente.
La peste, una della maggiori piaghe dell'umanità, viene descritta in maniera scrupolosa e nei minimi particolari nelle sue prime manifestazioni, nelle reazioni suscitate, negli interventi positivi e negativi degli uomini chiamati ad occuparsene (dai medici, ai politici, alla chiesa). Agli errori delle autorità, alla voluta disinformazione si somma l'ignoranza superstiziosa della popolazione. Ne deriva uno sconvolgimento drammatico della città intera, attraversata da Renzo, ormai guarito, come un luogo infernale pieno di pericoli e di insidie mortali. La parte più drammatica di questa descrizione avviene nel capitolo 34, con una delle più celebri frasi della letteratura italiana:
| « Come il fiore già rigoglioso sullo stelo cade insieme col fiorellino ancora in boccio, al passar della falce che pareggia tutte l'erbe del prato. » |
In tale capitolo si parla anche di Cecilia, "di forse nov'anni", che, ormai morta, è posta sul carro dei monatti dalla madre, che li implora di non toccare il piccolo corpo composto con tanto amore, e chiede poi di tornare dopo a riprendere lei "e non lei sola". Da notare il fatto che questo breve passo, dedicato alla madre di Cecilia, è pura lirica. Nel romanzo infatti non è una novità, essendo un genere letterario che può contenere altri generi, quali la lirica, la commedia o la tragedia.
[modifica] Conclusione
Infine i due promessi tornano al paese, si sposano e si trasferiscono nel Bergamasco, Renzo acquista con il cugino una piccola azienda tessile e Lucia, aiutata dalla madre, si occupa dei figli. Hanno una figlia che chiamano Maria, come segno di gratitudine alla Madonna.
[modifica] Personaggi
- Tipo/ruolo: personaggio principale, per codardia si trasforma in aiutante dell'antagonista (simboleggia chi, pur investito di responsabilità istituzionali, si piega al più forte)
- Caratteristiche socio-economiche: curato del paese, vocazione non spirituale ma di convenienza, umile e povero.
- Psicologia: pavido, egoista, pauroso e codardo, "scansare tutti i contrasti e cedere a quelli che non può scansare"
- Comportamento: Don Abbondio è succube del suo tempo, della sua epoca e delle ingiustizie presenti in essa; non riuscendo ad affrontarle tenta di scansarle, anche se inevitabilmente rimane travolto dalla vicenda
- Tipo/ruolo: personaggio minore (simboleggia la sincerità, la genuinità)
- Caratteristiche socio-economiche: domestica di don Abbondio
- Psicologia: pragmatica
- Comportamento: sa ubbidire e comandare, tollerare e imporre, non sa mantenere i segreti, poiché ha un animo abbastanza semplice, e "rozzo".
- Tipo/ruolo: protagonista (simboleggia gli ingenui volenterosi)
- Caratteristiche socio-economiche: operaio tessile e contadino, condizioni economiche medie, orfano, fidanzato di Lucia
- Psicologia: animo buono, dai valori morali semplici e onesti; ma anche ingenuo e impulsivo, e per questo capace di cacciarsi nei guai, come accade a Milano.
- Tipo/ruolo: protagonista, vittima (simboleggia l'innocenza, i valori puri del cattolicesimo)
- Caratteristiche socio-economiche: tessitrice, orfana di padre vive con la madre Agnese, fidanzata di Renzo
- Psicologia: timorata di dio, dotata di una morale solida, ma anche capace di sottili astuzie; come quando dà a fra Galdino una gran quantità di noci perché concluda prima la questua e torni presto al convento a chiamare Fra Cristoforo; o come quando, vedendo che l'Innominato comincia a commuoversi, esplode in accenti ancora più accorati, che lo inducono a capitolare.
- Comportamento: umile, riservato, pudico, ingenuo. Lucia appare più equilibrata e coerente di Renzo e di Agnese, anche se talvolta cede alle loro pressioni e si lascia convincere ad agire contro i propri principi, come quando accetta di partecipare al matrimonio a sorpresa.
- Tipo/ruolo: aiutante dei protagonisti (simboleggia i valori pragmatici e materni)
- Caratteristiche socio-economiche: tessitrice, madre di Lucia
- Psicologia: pragmatica, sicura di sé, dotata di furbizia "di paese"
- Comportamento: materno, protettivo, impulsivo
- Tipo/ruolo: aiutante dell’antagonista (simboleggia la manipolazione della legge a difesa dei privilegi)
- Caratteristiche socio-economiche: avvocato trasandato
- Psicologia: meschino
- Comportamento: al servizio dei potenti, comicità di gesti e smorfie
- Padre Cristoforo (Lodovico)
- Tipo/ruolo: aiutante dei protagonisti, personaggio storico (simboleggia un cristianesimo coraggioso, capace di prendere posizione in difesa dei più deboli)
- Caratteristiche socio-economiche: padre cappuccino, di benestante famiglia di mercanti
- Psicologia: irrequietezza interiore, disciplina d’umiltà, somma spiritualità religiosa
- Comportamento: costante astinenza, autocontrollo, senso della giustizia, determinazione e coraggio
- Tipo/ruolo: antagonista, incapricciato di Lucia (simboleggia i prepotenti)
- Caratteristiche socio-economiche: nobiluomo
- Psicologia: orgoglioso, maligno
- Comportamento: prepotente, capriccioso, offensivo, sarcastico, violento
- Tipo/ruolo: aiutante dell'antagonista (simboleggia la violenza gratuita)
- Caratteristiche socio-economiche: capo dei bravi
- Psicologia: opportunista
- Comportamento: prepotente, violento
- Monaca di Monza (Gertrude)("la Signora")
- Tipo/ruolo: aiutante della protagonista, poi dell'antagonista, personaggio storico (suor Maria Virginia de Leyva) (attraverso il racconto delle sue vicende, Manzoni denuncia la monacazione forzata)
- Caratteristiche socio-economiche: figlia di un potente signore di Milano, secondo Manzoni è sempre stata indirizzata alla vita in convento, anche se ciò andava contro la sua natura
- Psicologia: frustrata, rancorosa, debole, indecisa, ambigua
- Comportamento: autoritario, capriccioso, enigmatico
- Tipo/ruolo: aiutante dell'antagonista (simboleggia la classe dei potenti e corrotti)
- Caratteristiche socio-economiche: potente rappresentante della famiglia, membro del Consiglio Segreto, zio del conte Attilio (cugino aiutante dell'antagonista don Rodrigo, cinico e amorale)
- Psicologia: risoluto
- Comportamento: serio, paternalistico, consapevole del suo potere
- Tipo/ruolo: aiutante dell'antagonista, poi dei protagonisti, personaggio storico (simboleggia il pentimento, la conversione, la redenzione, valori base del cristianesimo)
- Caratteristiche socio-economiche: nobile, potente fuorilegge
- Psicologia: crudele, risoluto, inquieto, introspettivo, sensibile
- Comportamento: dapprima violento, "aspro, dominante e ostile" (v. valle); poi, a seguito del pentimento, umile e desideroso di espiazione
- Oste
- Tipo/ruolo: aiutante dell'antagonista (simboleggia mentalità cittadina)
- Caratteristiche socio-economiche: oste
- Psicologia: opportunista, prudente, egoista
- Comportamento: teso al proprio interesse e alla propria sicurezza
- Tipo/ruolo: aiutante del protagonista (simboleggia valori familiari)
- Caratteristiche socio-economiche: tessitore, cugino di Renzo
- Psicologia: altruista
- Comportamento: disponibile, pragmatico
- Tipo/ruolo: aiutante dei protagonisti, personaggio storico (simboleggia un cristianesimo puro e ispirato)
- Caratteristiche socio-economiche: da facoltosa famiglia lombarda, arcivescovo di Milano
- Psicologia: autentica e profonda spiritualità cristiana
- Comportamento: puro, umile, caritatevole, altruista, disponibile, pacato
- Sarto
- Tipo/ruolo: aiutante della protagonista (simboleggia l'uomo umile, il buon cristiano)
- Caratteristiche socio-economiche: sarto
- Psicologia: altruista
- Comportamento: disponibile, goffo e imbarazzato
- Tipo/ruolo: aiutante ambigua della protagonista (simboleggia il bigottismo)
- Caratteristiche socio-economiche: nobildonna milanese, moglie di don Ferrante
- Psicologia: benefattrice bigotta, dalla carità e dalla morale malintesa, pregiudizi arroganti e autoritari
- Comportamento: disponibile ma intrigante, autoritario, malizioso
- Tipo/ruolo: aiutante della protagonista (simboleggia l’ottusa cultura erudita e accademica)
- Caratteristiche socio-economiche: uomo di cultura, marito di donna Prassede
- Psicologia: vuota erudizione
- Comportamento: non comanda né ubbidisce, studia tutto il giorno con rabbia e compiacenza della moglie, professore di cavalleria, quotato consigliere su questioni d'onore
- Tipo/ruolo: aiutante di Don Rodrigo, di cui è il cugino
- Caratteristiche socio-economiche: nobile proveniente da Milano, sembra più importante di Don Rodrigo
- Psicologia: dal carattere molto semplice
- Comportamento: sa trasformare il suo comportamento, scherzoso con Don Rodrigo, serioso e truffaldino con il conte Zio
- Tonio
- Tipo/ruolo: aiutante di Renzo
- Caratterstiche socio-economiche:Compaesano di Renzo, lo aiutera nel tentativo di matrimonio per sorpresa venendo a far da testimone (ovviamente sotto compenso)
- Psicologia: Furbo e acuto, si dimostra molto affettuoso nei confronti del fratello Gervaso, che definisce "un sempliciotto", mentre in realtà egli é un disabile mentale.
[modifica] Citazioni
I Promessi Sposi ha dato origine a diverse frasi ed espressioni che in Italia sono entrate nell'uso comune. Alcuni esempi: Da "Questo matrimonio non s'ha da fare" a "Perpetua", che ora identifica per antonomasia le collaboratrici dei parroci; da "latinorum" a "Carneade", per definire un illustre sconosciuto, e ancora ad "Azzecca-garbugli" per definire un avvocato di scarsa etica professionale.
Sono spesso citati inoltre interi brani del romanzo che vengono tuttora imparati a memoria e recitati, come "Addio monti sorgenti dall'acque..." e "Quel ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno...", tutti riferimenti al paesaggio dei dintorni lecchesi.
Dino Buzzati, autore del '900, ha scritto, sulla base del capitolo manzoniano sulla malattia di don Rodrigo, il racconto La peste motoria, vivace trasposizione in cui la malattia aggredisce non più gli uomini ma le autovetture, e i monatti sono dipendenti degli sfasciacarrozze.
[modifica] Opera lirica
Versioni operistiche:
- I promessi sposi di Amilcare Ponchielli (1856 - seconda versione 1872)
- I promessi sposi di Errico Petrella (1869)
[modifica] Cinema
Versioni cinematografiche:
- I promessi sposi (1909)
- I promessi sposi (1913)
- I promessi sposi (1923)
- I promessi sposi (1941)
- I promessi sposi (1964)
- Renzo e Lucia (2003)
[modifica] Sceneggiati
Versioni televisive:
- I promessi sposi regia di Sandro Bolchi (1967) principali interpreti: Massimo Girotti, Paola Pitagora, Nino Castelnuovo, Tino Carraro, Luigi Vannucchi, Salvo Randone.
- I promessi sposi regia di Salvatore Nocita (1989) principali interpreti : Alberto Sordi, Danny Quinn, Burt Lancaster, Franco Nero, Helmut Berger.
- I promessi sposi regia di Massimo Lopez, Anna Marchesini e Tullio Solenghi (1990) (parodia)
- Renzo e Lucia regia di Francesca Archibugi (2004) principali interpreti: Stefano Scandaletti, Michela Macalli, Paolo Villaggio, Laura Morante, Carlo Cecchi, Stefano Dionisi, Gigio Alberti, Stefania Sandrelli
[modifica] Voci correlate
- Alessandro Manzoni
- Romanzo storico
- Renzo Tramaglino
- Lucia Mondella
- Don Rodrigo
- Innominato
- Gorgonzola (MI)
[modifica] Altri progetti
Wikibooks contiene un testo di commento ai I promessi sposi
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[modifica] Collegamenti esterni
- Testo in e-book (HTML, TXT, RTF, PDF) Disponibili anche altre opere di Manzoni
- Testo in e-book (Microsoft LIT) Edizione 1842
- Concordanze dei Promessi Sposi condotte sull'edizione definitiva
- La recensione de "I Promessi Sposi" scritta da E.A. Poe nel 1835 e pubblicata in "The Southern Literary Messenger"
- Audiolibro - Lettura integrale MP3 Creative Commons - a cura di Liber Liber, progetto Libro parlato. Voce di Silvia Cecchini
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