Melchiorre Gioia

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Melchiorre Gioja

Melchiorre Gioja o Gioia (Piacenza, 20 settembre[1] 1767Milano, 2 gennaio 1829) è stato un economista, politico e intellettuale italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Jeremy Bentham: filosofo e giurista inglese

Studi[modifica | modifica sorgente]

Dopo gli studi nel Collegio Alberoni veste l'abito talare, mantenendo tuttavia un orientamento di pensiero tutt'altro che ortodosso tanto in filosofia, per l'influenza dell'utilitarismo di Jeremy Bentham, dell'empirismo di John Locke e del sensismo di Étienne Bonnot de Condillac, quanto in teologia per l'influenza del pensiero di Giansenio.

Il suo interesse si rivolge ben presto anche alle questioni politiche: nel 1796 vince il concorso bandito dalla Società di Pubblica Istruzione di Milano sul tema "Quale dei governi liberi meglio convenga alla felicità d’Italia", con una dissertazione in cui sostiene la tesi di un'Italia libera, repubblicana, retta da istituzioni democratiche, indivisibile per i suoi vincoli geografici, linguistici, storici e culturali[2].

Ugo Foscolo in un ritratto di Fabre

La notizia del premio ricevuto gli giunge però in carcere: nel frattempo Gioja è stato infatti arrestato per aver celebrato a scopo di lucro più di una messa al giorno, anche se sono in realtà le sue idee politiche giacobine a renderlo inviso all’autorità[2]. Gioja viene scarcerato nello stesso anno 1797 grazie, forse, alle pressioni di Napoleone Bonaparte[2], e ripara a Milano. Il Trattato di Campoformio, con la cessione di Venezia all’Austria da parte della Francia in cambio del riconoscimento austriaco della Repubblica Cisalpina, lo spinge però ben presto a diventare oppositore della Francia stessa[3].

Attività: giornalista, storiografo ed economista[modifica | modifica sorgente]

Dopo aver rinunciato al sacerdozio, si impegna nella professione giornalistica fondando diverse testate[2], ("Il Monitore Italiano" con Ugo Foscolo, "Il Censore", "La Gazzetta nazionale della Cisalpina", "Il Giornale filosofico politico"), stroncate una dopo l’altra dalla rigida censura austriaca per le posizioni sempre più apertamente patriottiche che Gioja stesso ed i suoi collaboratori vi sostengono. È dalle colonne del "Giornale Filosofico Politico" che nel 1799 scrive una lettera aperta al duca Ferdinando d'Asburgo-Este, in cui denuncia i danni patiti in carcere nel 1796; nello stesso anno però Napoleone Bonaparte viene sconfitto dalle truppe austriache nella Battaglia di Novi Ligure e Melchiorre Gioja viene arrestato nuovamente dagli austriaci, per essere scarcerato quattordici mesi dopo, in seguito alla vittoria francese nella Battaglia di Marengo[2].

Carlo Felice Biscarra, Museo Civico di Saluzzo: Arresto di Maroncelli e Pellico

Nel 1801 Gioja viene nominato storiografo della Repubblica Cisalpina: l'anno successivo pubblica il trattato "Sul commercio de' commestibili e caro prezzo del vitto" , ispirato dai tumulti per il rincaro del pane, e "Il Nuovo Galateo"[2]. Nel 1803 viene rimosso dalla carica per le polemiche seguite alla pubblicazione e alla difesa del suo trattato "Teoria civile e penale del divorzio, ossia necessità, cause, nuova maniera d'organizzarla".

Gli studi di Statistica applicata all'Economia[modifica | modifica sorgente]

L’apprezzamento per i suoi solidi e realistici studi di economia e di statistica, ai quali sono prevalentemente rivolti il suo interesse e la sua attività, gli valgono però la nomina nel 1807 alla direzione del nascente Ufficio di Statistica[2]: in questa veste inizia una febbrile attività fatta di studi corredati da tabelle, quadri sinottici, raffronti demografici, causa di nuove ed accese polemiche e della rimozione dall’incarico. Tale attività rese Gioja uno dei primi studiosi ad applicare i concetti di Statistica alla gestione economica dei conti pubblici (ad esempio per le tasse, gabelle, e così via).

Il "Nuovo Galateo"[modifica | modifica sorgente]

Testo fondamentale nella storia dei Galatei, il "Nuovo Galateo" di Gioja fu scritto per contribuire alla civilizzazione del popolo della Repubblica Cisalpina. Il testo conosce ben tre edizioni. La prima del 1802 si sofferma in particolar modo sulla definizione laica di "pulitezza" intesa come ramo della civilizzazione, arte di modellare la persona e le azioni, i sentimenti, i discorsi in modo da rendere gli altri contenti di noi e di loro stessi. È divisa in tre parti: "Pulitezza dell'uomo privato", "Pulitezza dell'uomo cittadino", "Pulitezza dell'uomo di mondo".

Nella seconda edizione del 1820, Gioja ridimensiona il concetto di "pulitezza" come l'arte di modellare la persona, le azioni, i sentimenti, i discorsi in modo da procurarsi l'altrui stima ed affezione. La vecchia ripartizione è sostituita da: "Pulitezza Generale", "Pulitezza Particolare", "Pulitezza Speciale".

La terza edizione risale al 1822 dove Gioja, a differenza dell'edizioni precedenti, enfatizza l'importanza del concetto di "ragione sociale", considerato dall'autore il fondamento etico del galateo che avrebbe portato felicità e pace sociale mediante le buone maniere.

Gli ultimi anni dopo il crollo della Repubblica Cisalpina[modifica | modifica sorgente]

Crollato il dominio napoleonico nel 1814, negli anni della Restaurazione Gioja produce le sue opere maggiori: il "Nuovo prospetto delle scienze economiche" (1815 - 1819), il trattato "Del Merito e delle Ricompense" (1818 - 1819), "Sulle manifatture nazionali" (1819), "L’ideologia" (1822): gli ultimi tre libri vengono messi all’Indice e il suo fecondo lavoro è interrotto da un nuovo arresto, dal 19 dicembre 1820 al 10 luglio 1821[2], con Pietro Maroncelli e Silvio Pellico, per aver cospirato contro l’Austria partecipando alla setta carbonara dei "Federati".

Dopo quest’ultima peripezia, nonostante i sospetti da parte del governo austriaco, Gioja ha finalmente davanti a sé qualche anno di serenità e compone la sua ultima opera, "La filosofia della statistica" (1826). Muore a Milano nel 1829, trovando sepoltura nel Cimitero della Mojazza, fuori Porta Comasina: nel 1855 lo scrittore Ignazio Cantù, nel suo "Milano, nei tempi antico, di mezzo e moderno: Studiato nelle sue vie; passeggiate storiche" ne poteva ancora vedere la tomba e scriveva:[4]

« Nel cimitero vicino (il cimitero della Mojazza) fra tante ossa ignorate dormono senza fasto di mausoleo le ceneri di Melchiorre Gioia, di Gianbattista De-Cristoforis, di Luigi Sabatelli, di Giacomo Albertolli, e d'altri uomini insigni (...) »
Antonio Rosmini in un dipinto di Hayez

Le critiche di Antonio Rosmini[modifica | modifica sorgente]

La pretesa di Melchiorre Gioja di proporre un nuovo codice morale, fondato su principi palesemente opportunistici, e la disinvoltura con cui Gioja richiedeva, abitualmente, sussidi e regali dai titolari del potere politico per elogiarne, nelle proprie pubblicazioni periodiche, le benemerenze, indussero il più severo censore dei costumi italiani del suo tempo, l'autorevole abate Antonio Rosmini, a dichiararlo pubblicamente un "ciarlatano".[5]

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Francesca Sofia nel Dizionario Biografico degli Italiani, riferimenti in Bibliografia, indica la data del "19 gennaio" 1767. Ettore Rota nella Enciclopedia Italiana, edizione 1933, riporta "20 settembre" dello stesso anno.
  2. ^ a b c d e f g h Fonte: Francesca Sofia, Dizionario Biografico degli Italiani, riferimenti in Bibliografia.
  3. ^ Fonte: Treccani.it L'Enciclopedia Italiana, riferimenti in Collegamenti esterni.
  4. ^ Ignazio Cantù, Milano, nei tempi antico, di mezzo e moderno: Studiato nelle sue vie; passeggiate storiche, 1855, p. 39. URL consultato il 24 giugno 2014.
  5. ^ Antonio Saltini, Maria Teresa Salomoni, Stefano Rossi, Via Emilia. Percorsi inusuali fra i comuni dell'antica strada consolare , Il Sole 24 ore - Edagricole, Bologna 2003, pag. 224

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Piero Barucci, Il pensiero economico di Melchiorre Gioia, Milano, Giuffre, 1965 (Biblioteca della rivista Economia e storia; 15).
  • Manlio Paganella, Alle origini dell'unità d'Italia: il progetto politico-costituzionale di Melchiorre Gioia, Milano, Ares, 1999 (Faretra; 25).
  • Francesca Sofia, «GIOIA (Gioja), Melchiorre», in Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 55, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2001.
  • Luisa Tasca, Galatei. Buone maniere e cultura borghese nell'Italia dell'Ottocento, Firenze, Le Lettere, 2004.

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

  • Giòia, Melchiorre la voce nella Treccani.it L'Enciclopedia Italiana. URL visitato il 1º gennaio 2013.
  • Melchiorre Gioia biografia di Nicola Pionetti, dal sito Piacenza Project Science.

Controllo di autorità VIAF: 17378031 LCCN: n86135538 SBN: IT\ICCU\CFIV\028579