Antonio Genovesi

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

Antonio Genovesi (Castiglione del Genovesi, 1º novembre 1713Napoli, 22 settembre 1769) è stato uno scrittore, filosofo, economista e sacerdote italiano.

Biografia[modifica | modifica wikitesto]

Figlio di Salvatore Genovese, calzolaio, e di Adriana Alfinito di San Mango, nacque a Castiglione, Salerno (da distinguersi dalla omonima Castiglione di Ravello, sempre provincia salernitana) nel 1713.

Il padre lo indirizzò in tenera età verso gli studi. A quattordici anni fu affidato agli insegnamenti di Niccolò Genovese, un congiunto, giovane medico tornato da Napoli, il quale lo istruì in filosofia peripatetica per due anni e in quella cartesiana per un anno. A diciotto anni, nel corso degli studi teologici, Genovesi si innamorò di una ragazza di Castiglione, Angela Dragone. Questo amore non trovò l'approvazione del severissimo genitore il quale condusse immediatamente il figlio a Buccino, dove abitavano alcuni parenti, presso il convento dei Padri Agostiniani dove seguì gli insegnamenti teologici e filosofici del prete Giovanni Abbamonte e appassionandosi al latino e al greco.

Ricevette l'ordinazione a diacono dopo aver superato l'esame di teologia dogmatica alla presenza dell'arcivescovo di Salerno Fabrizio di Capua il 22 dicembre 1736, presso la Cattedrale di Salerno. A ventiquattro anni fu nominato maestro di retorica presso il seminario di Salerno dove incontrò il vice rettore, Antonio Doti, dal quale ricevette insegnamenti di lingua francese e lezioni di perfezionamento nel latino e nell'italiano.

Nel 1738, a venticinque anni, venne ordinato sacerdote e, dopo pochi mesi, si trasferì a Napoli. A Napoli fu in stretto contatto con Giambattista Vico e nell'Università di Napoli, nel 1741, ottenne la cattedra di metafisica, cui fu successivamente aggiunta quella di etica. Nel medesimo prestigioso ente accademico ottenne nel 1755 la cattedra di economia, la prima istituita in Italia (originariamente denominata di "commercio e meccanica"), per dedicarsi poi alla pubblicazione delle "Lezioni di commercio" nel quale si proclamava favorevole ad una più incisiva politica liberista[1].

Fu un conoscitore delle letterature classiche e cultore di scienze metafisiche e teologia.

Nell'età matura, però, cominciò a disdegnare la vecchia cultura teorica sostituendola, gradualmente, con lo studio delle discipline pratiche. Seguace delle idee del Vico e più ancora di quelle di Locke limitatamente alla filosofia, Genovesi dovette servirsi dell'intervento del vescovo di Taranto, Galiani, e dello stesso pontefice Benedetto XIV per conservare l'abito talare.

Morì a Napoli il 22 settembre 1769. La salma fu sepolta nella chiesa del convento di Sant'Eramo Nuovo (o Sant'Eusebio) a cura del suo amico Raimondo di Sangro, Principe di San Severo.

Panorama culturale[modifica | modifica wikitesto]

Si diffondevano in quel tempo i primi accenni di rivolta allo spirito e al costume della Controriforma: gli spunti di polemica antigesuitica e anticlericale, la ripresa della lotta in difesa dell'autonomia dello Stato laico contro ogni interferenza della Chiesa, i primi elementi di una teoria delle monarchie illuminate e del regime paternalistico, nonché, sul piano letterario, l'avvento di una poetica e di una critica più aperte e coraggiose. In pratica, fu l'inizio della vera rivoluzione culturale che si attuò nella seconda metà del Settecento sotto il segno dell'Illuminismo caratterizzata dalla necessità di trasformare integralmente i cardini della vecchia civiltà in tutte le sue manifestazioni.

La svolta[modifica | modifica wikitesto]

Antonio Genovesi recepì l'influenza del nuovo panorama culturale italiano, con la voglia di cercare con studi ed esperimenti il concetto della pubblica felicità, consistente nel far uscire l'uomo dallo stato di "oscurità" (Illuminismo, che in Francia era già in atto: Les Lumières). Egli prese coscienza della decadenza culturale, materiale e spirituale dopo il periodo d'oro del Napoletano e, quindi, si rese conto della necessità di intervenire per riportare le arti, il commercio e l'agricoltura a nuovi splendori. Per tale motivo, abbandonò l'etica e la filosofia e si dedicò allo studio dell'economia affermando tra le altre cose, che essa doveva servire ai governi per alimentare la ricchezza e la potenza delle nazioni. Dal 1754 fu docente di economia politica, occupando una cattedra istituita appositamente per lui presso l'Ateneo napoletano da Bartolomeo Intieri. Soggiornò più volte nel palazzo proprio di Bartolomeo Intieri a Massaquano per lunghi periodi dove si rifugiava per trovare "la musa ispiratrice" e lì infatti scrisse alcune sue opere.

Tenne sempre le sue lezioni in lingua italiana grazie alla sua passione per il civile: viene ricordato per essere stato il primo docente a non esprimersi in latino durante i suoi corsi e per essere stato tra i primi a scrivere trattati di metafisica e di logica in italiano. Così anche e soprattutto diffondere lo studio dell'Economia e delle scienze nel popolo è un mezzo di incivilimento (in questo atteggiamento Genovesi è ancora una volta in piena continuità con gli umanisti civili).

Opere[modifica | modifica wikitesto]

Tra le sue opere filosofiche, le principali sono:

  • Meditazioni filosofiche del 1754;
  • Lettere filosofiche del 1759;
  • Lettere Accademiche del 1764;
  • Elementi di Metafisica (in quattro parti) dal 1743 al 1752;
  • Delle Scienze Metafisiche;
  • La logica;
  • Logica e Metafisica;
  • Diceosina (o sia della Filosofia del Giusto e dell'Onesto) del 1767;
  • Memorie Autobiografiche.
  • Lezioni di commercio 1765

In esse Genovesi persegue un compromesso tra idealismo ed empirismo, cercando ad ogni costo di salvare gli essenziali valori religiosi della filosofia cristiana.

Il suo pensiero economico è espresso nel volume Lezioni di commercio o sia di economia civile pubblicato nel 1765 e considerate una delle prime opere scientifiche in materia economica.

Il Genovesi cercò, così, di indicare la via per alcune riforme fondamentali: dell'istruzione, dell'agricoltura, della proprietà fondiaria, del protezionismo governativo su commerci ed industrie.

Altre opere da ricordare sono La logica per i giovanetti e Lettere familiari, che testimoniano l'intensa corrispondenza epistolare tra l'abate ed il letterato dell'epoca Ferrante de Gemmis, uno dei pochi testimoni dell'illuminismo pugliese.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ De Majo S (1996) Breve storia del Regno di Napoli, Roma, Newton & Compton, p. 30. ISBN 88-8183-550-9

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • Maria Luisa Perna, «GENOVESI, Antonio», in Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 53, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2000.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Controllo di autorità VIAF: 85061848 LCCN: n/82/37166