Ferdinando Galiani

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Ritratto dell'abate Galiani

Ferdinando Galiani, detto l'abate Galiani (Chieti, 2 dicembre 1728Napoli, 30 ottobre 1787), è stato un economista italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Giambattista Vico
Giovanni Antonio Rizzi Zannoni

Nacque a Chieti nel 1728, da una famiglia originaria di Lucera: la sua formazione avvenne a Napoli, dove ebbe modo di conoscere l'opera di Giambattista Vico e fu allievo di Antonio Genovesi.

Nel 1751 pubblicò il trattato Della Moneta, un'opera in cinque libri in cui, anticipando alcune tesi dell'utilitarismo, enunciò una teoria sul valore economico dei beni individuando una stretta relazione tra quantità e qualità del lavoro, tempi di produzione, utilità e rarità del prodotto.

Madame d'Épinay

Tra il 1759 e il 1769 soggiornò a Parigi, dove era stato inviato come segretario d’ambasciata. In Francia iniziò a frequentare i salotti letterari, stringendo rapporti con madame d'Épinay e Denis Diderot e si avvicinò alle teorie fisiocratiche: tuttavia se ne staccò presto e nel 1770 pubblicò Dialoghi sul commercio dei grani in cui, contro un indiscriminato liberismo, sostenne il carattere relativo delle istituzioni economiche e la necessità di considerare le particolarità storiche, sociali e ambientali dei diversi paesi. Il suo spirito impressionò i parigini a tal punto, che Mme. de Choiseul ebbe a dire: "Noi francesi non abbiamo che gli spiccioli dell'esprit, a Napoli hanno i lingotti". Si dice che, tornando in Italia, vide a Pisa il sepolcro dell'Algarotti, su cui era scritto un oraziano "Algarottus, sed non omnis"; disse che gli sembrava un epitaffio più da evirato cantore che da erudito.

Molto importanti sono stati i contatti col cartografo Giovanni Antonio Rizzi Zannoni. Galiani aveva trovato un gruppo di pergamene, riguardanti il Regno di Napoli e di Sicilia, fatte disegnare da Alfonso I a metà del Quattrocento e poi trasferite in Francia da Carlo VIII verso la fine di quello stesso secolo, ricavate verosimilmente da rilevazioni censuarie. Queste pergamene, copiate di nascosto dal Galiani, permisero a Rizzi Zanoni di comporre la "Carta Geografica della Sicilia prima o sia Regno di Napoli", in quattro fogli (1769).[1][2]

Di ritorno a Napoli si dedicò anche agli studi di linguistica (pubblicò nel 1779 un trattato sul dialetto napoletano e un vocabolario del dialetto napoletano, uscito postumo) e scrisse il libretto per l'opera Socrate immaginario, musicato da Giovanni Paisiello. Sono di questo periodo le sue lettere a Mme d'Épinay, che in Francia (ma, chiaramente, non in Italia) si ristampano in continuazione come il miglior esempio di verve e di lepore epistolare.

Scrisse anche vari opuscoli umoristici, che firmò col nome di Onofrio Galeota, un personaggio molto noto nella Napoli di quegli anni; almeno uno di questi gli è stato attribuito con certezza: Spaventosissima descrizione dello spaventoso spavento che ci spaventò tutti coll'eruzione del Vesuvio.

Gli è stato dedicato un asteroide, 11958 Galiani.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Giovanni Antonio Rizzi Zannoni, Atlante geografico del Regno di Napoli, a cura di Ilario Principe, con la collaborazione dell'Istituto Geografico Militare Italiano di Firenze, della Biblioteca Nazionale di Cosenza e del Laboratorio di Cartografia Storica dell'Università della Calabria, Soveria Mannelli: Rubbettino Editore, 1993
  2. ^ Vladimiro Valerio, Società, uomini e istituzioni cartografiche nel Mezzogiorno d'Italia, Firenze, Istituto Geografico Militare 1993.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Silvio De Majo, «GALIANI, Ferdinando», in Dizionario Biografico degli Italiani, Volume 51, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1998.

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