Pietro Verri

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Pietro Verri
Pietro Verri
Conte
In carica 1782 –
1797
Predecessore Gabriele Verri
Trattamento Sua Eccellenza
Heraldic Crown of Spanish Count.svg
Nascita Milano, 12 dicembre 1728
Morte Ornago, 28 giugno 1797
Dinastia Verri
Padre Gabriele Verri
Madre Barbara Dati della Somaglia
Consorte Marietta Castiglioni
Vincenza Melzi d'Eril
Figli Teresa, Alessandro (da Marietta Castiglioni)
Religione cattolicesimo

Il conte Pietro Verri (Milano, 12 dicembre 1728Milano, 28 giugno 1797) è stato un filosofo, economista, storico e scrittore italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

Nasce a Milano il 12 dicembre 1728 dal conte Gabriele, magistrato e politico conservatore, e da Barbara Dati della Somaglia, membro della nobiltà milanese. Ha tre fratelli: Alessandro, Carlo e Giovanni. Avviati gli studi nel Collegio gesuita, frequenta negli anni '50 l'Accademia dei Trasformati, dove conosce tra gli altri Giuseppe Parini. Fra il 1759 e il 1760 si arruola nell'esercito imperiale e prende parte brevemente alla Guerra dei Sette Anni (1756-1763).

Fermatosi a Vienna, intraprende la redazione delle Considerazioni sul commercio nello Stato di Milano, pubblicate poi nel 1763, che gli varranno il primo incarico di funzionario governativo; lo stesso anno pubblica anche le Meditazioni sulla felicità.

Rientrato frattanto a Milano, nel 1761 vi fonda, insieme al fratello Alessandro Verri e agli amici Cesare Beccaria, Alfonso Longo, Pietro Secchi, Giambattista Biffi e Luigi Lambertenghi, la cosiddetta Accademia dei Pugni, iniziale nucleo redazionale del foglio periodico Il Caffè, destinato a diventare il punto di riferimento del riformismo illuministico italiano. Il Caffè inizia le sue pubblicazioni nel giugno 1764 ed esce ogni dieci giorni, fino al maggio 1766, quando viene raccolto in due volumi. Tra gli articoli più importanti di Pietro Verri per Il Caffè vanno ricordati almeno gli Elementi del commercio (volume I, foglio 3), La commedia (I, 4-5), La medicina (I, 18), Su i parolai (II, 6). Gli illuministi milanesi, e tra loro Verri, hanno rapporti epistolari anche con gli enciclopedisti francesi, tra cui Diderot, Voltaire e d'Holbach, mentre d'Alembert verrà anche a Milano per incontrare il circolo del Caffè.[1] Parallelamente all'impresa editoriale, Verri intraprende, con alcuni dei suoi sodali, la scalata politico-amministrativa del governo viennese di Milano, allo scopo di mettere in opera le riforme propugnate nella rivista. Nel gennaio 1764 è fatto membro della Giunta per la revisione della "ferma" (appalto delle imposte ai privati) e nel 1765 del Supremo Consiglio dell'Economia. Quest'ultimo, presieduto da Gian Rinaldo Carli, altro collaboratore del Caffè, assegna a Cesare Beccaria la cattedra di Economia pubblica e ad Alfonso Longo quella di Diritto pubblico ecclesiastico nelle Scuole Palatine. Nel 1778 Verri, Beccaria, Frisi e Secchi danno luogo alla Società patriottica milanese.

Risalgono a questi anni le Meditazioni sull'economia politica (1771), il Discorso sull'indole del piacere e del dolore (1773), che affronta temi che avranno grande importanza per Giacomo Leopardi, i Ricordi a mia figlia e le Osservazioni sulla tortura (1777). Il suo è uno stile asciutto e libero, pieno di trattenuto vigore.

Il monumento a Pietro Verri a Milano

Con la successione di Giuseppe II al trono d'Austria (1780), gli spazi per i riformisti milanesi si riducono, e a partire dal 1786 Verri lascia ogni incarico pubblico, assumendo un atteggiamento sempre più critico nei confronti del figlio di Maria Teresa. Pubblica frattanto la Storia di Milano (1783).

All'arrivo di Napoleone (1796), Verri sessantottenne prende parte, con i compagni di gioventù Alfonso Longo (1738-1804) e Luigi Lambertenghi (1739-1813), alla fondazione della Repubblica Cisalpina (1797), culla del tricolore italiano. Muore il 28 giugno del 1797 durante una seduta notturna della Municipalità milanese, della quale era membro assieme a personalità come Giuseppe Parini. Le sue spoglie sono conservate nella cappella di famiglia, visibile al pubblico, che si trova a latere del Santuario della Beata Vergine del Lazzaretto, nel comune di Ornago (MB).

Il fratello minore Giovanni sarebbe il padre naturale di Alessandro Manzoni, figlio di Giulia Beccaria e nipote di Cesare.

Meriti e pensiero filosofico ed economico di Pietro Verri[modifica | modifica sorgente]

Medaglione col ritratto di Pietro Verri sulla casa di Cesare Beccaria a Milano.

Grazie alla sua opera come autore e come organizzatore Milano divenne il più importante centro dell'Illuminismo italiano. L'ipotesi di civiltà che scaturiva dalla figura intellettuale di Pietro Verri era forse troppo avanzata per poter essere adeguatamente raccolta dalla nostra cultura; e comunque lo colloca a pieno titolo tra le espressioni più alte dell'Illuminismo italiano.

Il grande merito storico di Pietro Verri consiste nel fatto di aver creato in Lombardia un grande centro di aggregazione illuminista, la rivista Il Caffè. Ciò che desta curiosità rimane il titolo con cui Pietro Verri scelse di intitolare la sua testata, dovuta al rilevante fenomeno della diffusione di caffè (bar), come luoghi dove poter intraprendere un libero e attuale dibattito culturale, politico e sociale.[2] Con i suoi scritti sul dolore e il piacere, Verri sottoscrisse le teorie di Helvétius, nonché il sensismo di Condillac, fondando sulla ricerca della felicità e del piacere l'attività dell'uomo. L'uomo, per Verri, tendeva a sé stesso, al piacere, quindi secondo Verri l'uomo è pervaso dall'idea del dolore, e il suo piacere non è altro che una momentanea interruzione di questo dolore (questa tesi è riscontrabile anche in Schopenhauer e in Leopardi); quest'ultimo potrebbe averla derivata da quella del Verri, essendo ispirato spesso dalla filosofia sensistica settecentesca. Per Verri quindi, la vera felicità dell'uomo non è quella personale, ma è quella a cui partecipa il collettivo, quasi fosse eutimia o atarassia. Anche Kant apprezzerà questa tesi.

Antonio Perego, L'Accademia dei Pugni. Da sinistra a destra: Alfonso Longo (di spalle), Alessandro Verri, Giambattista Biffi, Cesare Beccaria, Luigi Lambertenghi, Pietro Verri, Giuseppe Visconti di Saliceto

Per quanto riguarda la politica e l'economia, il pensiero di Pietro Verri è controverso. Per quanto riguarda l'ambito economico, negli Elementi del Commercio (1769) e nella sua più grande opera economica Meditazioni sull'economia politica (1771), enunciò (anche, per primo, in forma matematica) le leggi di domanda e offerta, spiegò il ruolo della moneta come "merce universale", appoggiò il libero scambio e sostenne che l'equilibrio nella bilancia dei pagamenti è assicurato da aggiustamenti del prodotto interno lordo (quantità) e non del tasso di cambio (prezzo). Di conseguenza, può essere visto come precursore di Adam Smith, del marginalismo e persino di John Maynard Keynes; altri però notano come assuma atteggiamenti di difesa del concetto di proprietà privata e del mercantilismo. Egli ritiene che solo la libera concorrenza tra eguali possa distribuire la proprietà privata: tuttavia pare favorevole principalmente alla piccola proprietà, per evitare il risorgere delle disuguaglianze.

Osservazioni sulla tortura[modifica | modifica sorgente]

Pietro Verri con le Osservazioni sulla tortura esprime la sua contrarietà all'uso della tortura, definendo ingiusto e antistorico un modello così efferato di giurisprudenza e auspicando l'abolizione di questi metodi. Verri cominciò la stesura dell'opuscolo già nel 1760, ma non lo pubblicò per non inimicarsi, con le pesanti critiche alla magistratura in esso contenute, il senato di Milano (tribunale) presso cui si stava decidendo dell'eredità del padre. La grande opera del collega Beccaria Dei delitti e delle pene, terminata nel 1764, prende in gran parte le mosse proprio dalle bozze delle Osservazioni sulla tortura, oltre che dagli articoli de Il Caffè. Sarà proprio a causa di questo furto di idee che i due scrittori e amici arriveranno al più acceso scontro. Nella versione definitiva e aggiornata delle Osservazioni (1777), che sono in conclusione un invito ai magistrati a seguire le idee illuministe invece di irrigidirsi sulle posizioni conservatrici, la dialettica di Verri è cruda e basilare: la tortura è una crudeltà, perché se la vittima è innocente, subisce sofferenze non necessarie, mentre se colpisce un colpevole presumibile rischia di martoriare il corpo di un possibile innocente. Inoltre gli accusati rinunciano nella tortura alla loro difesa naturale istintiva, e ciò viola la legge di natura. Verri apre la sua opera con la ricostruzione del processo agli "untori" del 1630, presentandolo sia come documento dell'ignoranza di un secolo non guidato dai "Lumi", sia come emblema del modo in cui leggi sbagliate portano a evidenti ingiustizie. Questa ricostruzione fornirà la base per la Storia della colonna infame di Alessandro Manzoni, che però la presenterà come testimonianza di ciò che accade quando uomini ingiusti detengono un grande potere, come all'epoca era quello del senato milanese. L'opera di Verri non arriverà mai ad avere il successo che invece ebbe Dei delitti e delle pene, vuoi perché la maggior parte delle osservazioni in essa sviluppate erano già contenute nell'opera di Beccaria, vuoi per via dello stile di Verri, dotto e di difficile comprensione, che rendeva di per sé ardua la diffusione del testo, che pure conteneva molti ulteriori spunti rispetto all'opera del collega.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

  • Pietro Verri, Alessandro Verri, Carteggio di Pietro e di Alessandro Verri, a cura di F. Novati, A. Giulini, E. Greppi, G. Seregni, vol. 12, Milano, L. F. Cogliati, Milesi & figli, Giuffrè, 1910-1942.
  • Pietro Verri, Alessandro Verri, Viaggio a Parigi e Londra (1766-1767) - Carteggio di Pietro ed Alessandro Verri, a cura di Gianmarco Gaspari, Milano, Adelphi, 1980.
  • Pietro Verri, Appunti di diritto bellico, a cura di Paolo Benvenuti, riedizione aggiornata, Roma, 1990.
  • Arnaldo Di Benedetto, Pietro Verri repubblicano: gli ultimi articoli in Tra Sette e Ottocento. Poesia, letteratura e politica, Alessandria, Edizioni dell'Orso, 1991, pp. 75-95.
  • Adriano Cavanna, Da Maria Teresa a Bonaparte: il lungo viaggio di Pietro Verri, 1999.
  • Carlo Capra, I progressi della ragione: vita di Pietro Verri, Bologna, Il Mulino, 2002.
  • Pietro Verri, Alessandro Verri, Carteggio di Pietro e Alessandro Verri. 19 maggio 1792 - 8 luglio 1797, a cura di Sara Rosini, Edizione Nazionale di Pietro Verri, 2008, xxx-1429. ISBN 978-88-6372-094-5.
  • Pietro Verri, Meditazioni sulla felicità, Pavia-Como, Ibis.
  • Pietro Verri in Gianfranco Spada (a cura di), Discorso sull'indole del piacere e del dolore, Londra, Traettiana, 2010.
  • Pietro Verri, Diario Militar, Milano, M&B Publishing, 1996.

Citazioni[modifica | modifica sorgente]

Meglio essere un uomo felice che un grand'uomo.

Note[modifica | modifica sorgente]

  1. ^ Carteggio di Pietro e Alessandro Verri
  2. ^ Pietro Verri, "Il Caffè", Introduzione, I, 1

Voci correlate[modifica | modifica sorgente]

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Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

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