Giuseppe Baretti

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
« Costa meno fatica lo stare a detta, che non il giudicare d'ogni cosa col proprio giudizio. (da la Frusta letteraria, 1830 »
Giuseppe Baretti.
Ritratto di Sir Joshua Reynolds, 1773, olio su tela

Giuseppe Marco Antonio Baretti, noto comunemente come Giuseppe Baretti (Torino, 24 aprile 1719Londra, 5 maggio 1789), è stato un critico letterario, traduttore, poeta, scrittore, drammaturgo e linguista italiano.

Biografia[modifica | modifica sorgente]

A sedici anni lavora già come impiegato in un'azienda commerciale. La sua carriera letteraria comincia con la traduzione delle opere di Pierre Corneille. Poi viaggia a lungo, prima a Londra (ove è poeta dell'Opera Italiana e compone due intermezzi: il Don Chisciotte in Venezia e La Filippa trionfante) e dopo in Portogallo, Francia e Spagna. Di questo peregrinare scrive ampi e vivaci resoconti, in forma di lettere ai tre fratelli.

Fra i primi lavori di Baretti è da citare The Italian Library (1757), un catalogo delle biografie e delle opere di diversi autori italiani. In quest'opera compare per la prima volta la citazione della frase "E pur si muove" attribuita a Galileo ma non registrata in alcun documento precedente.

Tornato in Italia, avvia nel 1763 la pubblicazione, con lo pseudonimo "Aristarco Scannabue", della rivista Frusta letteraria, destinata ad essere proibita dal governo veneziano dopo appena due anni, per i roventi attacchi a Padre Appiano Buonafede.

Ritornato a Londra, vi rimase sino al 1789, anno della sua morte. Qui ottenne un posto come segretario della Royal Academy of Arts, stringendo amicizia con personalità come Samuel Johnson, Sir Joshua Reynolds, Oliver Goldsmith, Edmund Burke e David Garrick.

Fu anche frequentatore del salotto di Hester Thrale e il suo nome ricorre frequentemente nei diari di James Boswell. Nel 1769 Baretti fu processato per omicidio, avendo accidentalmente colpito a morte con uno stiletto un malvivente che lo aveva assalito per strada. Johnson, Reynolds e altre importanti personaggi resero testimonianza in suo favore e il processo si concluse con la completa assoluzione di Baretti.

Spirito irriverente e ribelle, Baretti fa della sua Frusta letteraria un'efficace ed estrosa arma polemica contro la stucchevole poesia bucolica, l'erudizione accademica, il bigottismo religioso. Nonostante questa sua veemente vena polemica anticonformista, non riesce a entrare in sintonia con lo spirito dei nuovi tempi, che sono i tempi dell'Illuminismo.

Resta lontano da personaggi quali Pietro Verri e Cesare Beccaria, e si lancia in feroci critiche contro Carlo Goldoni, cui contrappone Molière, Carlo Gozzi e Pietro Metastasio (il suo modello insuperabile di poeta raffinato, aristocratico e moralmente edificante).

Baretti resta vincolato a una cultura classica e razionalista e a una lingua non contaminata dal rispecchiamento della realtà sociale. Non a caso riscopre e ripropone alla lettura la Vita di Benvenuto Cellini, di cui loda la scrittura viva e pittoresca.

L'estraneità alle correnti più innovatrici della sua epoca non impedisce di riconoscere nel Baretti uno straordinario polemista, uno scrittore di vaglia, un grande narratore di viaggi e, soprattutto, un testimone straordinario dei suoi tempi.
E sono i motivi per cui Piero Gobetti chiamerà Il Baretti la sua rivista di critica letteraria, fondata nel 1924.

Tra le altre opere del Baretti si ricordano il Dictionary of English and Italian Languages, nel quale egli compie un robusto lavoro di aggiornamento e correzione di un vocabolario preesistente, e l’acuto Discours sur Shakespeare et sur Monsieur de Voltaire. In questo saggio, scritto in francese e poi tradotto, il critico difende Shakespeare dalle accuse scandalizzate di Voltaire e dei classicisti francesi, ed esalta in lui l’“irregolarità” e la forza drammatica delle passioni, segni, a suo giudizio, di quel “genio inventivo” che si manifesta spontaneo nei veri artisti e che non ha bisogno di sostegni culturali. È interessante notare come la posizione del Baretti anticipi le teorie romantiche sull’“artista genio”.

Opere[modifica | modifica sorgente]

  • Opere, 6 voll., a cura di Luigi Piccioni, Laterza, Bari, 1932-1936.
  • Lettere familiari ai suoi tre fratelli Filippo, Giovanni e Amedeo, a cura di L. Piccioni, Torino, Società Subalpina Editrice, 1941.
  • Opere; a cura di Franco Fido, (Classici Rizzoli), Rizzoli, Milano, Rizzoli, 1967.
  • La frusta letteraria, a cura di F. Giannessi, (Le riviste dell'Italia moderna e contemporanea, 2), Treviso, Canova, 1974.
  • Scritti a cura di Ettore Bonora, Torino, Einaudi, 1976.
  • Dei modi e costumi d'Italia, trad. it. e commento a cura di M. Ubezio, Torino, Aragno, 2003.

Bibliografia[modifica | modifica sorgente]

Altri progetti[modifica | modifica sorgente]

Collegamenti esterni[modifica | modifica sorgente]

Controllo di autorità VIAF: 41876672 LCCN: n50021143 SBN: IT\ICCU\RAVV\050515